Estratto del documento

Prefazione

La poesia italiana nasce e si sviluppa secondo una doppia vocazione. Da un lato la lirica d'amore, tragica, aulica, preziosamente monolinguistica, dall'altro una voce plebea, popolare, realistica, espressivamente portata al plurilinguismo. Entrambe le anime poetiche conviveranno nei secoli, una che sempre vestirà gli abiti della ufficialità, l'altra condannata alla sua derisione, al suo rovesciamento ideologico ed estetico, e spesso affidata alla sola oralità e alla memoria.

Per quanto riguarda la poesia comico-realistica: vi sono autori che lo hanno praticato come esercizio di tecnica e di stile; altri nei quali le diverse specie poetiche conviveranno nelle loro coscienze artistiche; altri ancora che hanno fatto della poesia del riso una scelta di campo esclusiva. L'elemento di maggiore importanza è dato dalla necessità di ripensare alla poesia comico-realistica non come area stilistica "minore", praticata da talenti deboli, ma come repertorio che si alimenta secondo un processo oppositivo, negativo e differenziale del modello positivo della cultura "alta".

Si è trattato di reimpostare il problema della manifestazione artistica del riso per evidenziare l'alto tasso di erudizione e di conoscenza culturale che presiede alla formulazione di un vero e proprio repertorio del comico. Il riso, infatti, ha sempre dimostrato la sua matrice colta, anche quando il ricorso alle risorse stilistiche del realismo descrittivo sembrava tradire una dimensione ispirativa popolare.

L’obiettivo, infatti, non era quello di tentare una ardua indagine verticale nelle regioni del riso ma procedere a una ricostruzione di una morfologia della poesia comica. Un intento descrittivo alla ricerca di quei loci comunes, che fondano i tratti distintivi del genere: l’avarizia della donna, la misoginia del poeta, il rifugio nell’omosessualità, il sesso e il cibo, la satira antiecclesiastica, le tenzoni poetiche.

Dalle origini al Quattrocento

La poesia d'amore e il suo rovescio

I vituperia e le tenzoni poetiche. La poesia in volgare latino del Medioevo nasce bipolare. Da un lato la poesia aulica, tragica, nobile, dall'altro quella variamente definita comica, realistica, burlesca, giocosa, popolareggiante. L'ideale e il suo doppio contestatore e sovversivo.

Se si ponessero sui due piatti d'una bilancia la poesia aulica e quella comico-realistica lo squilibrio sarebbe tutto a favore della poesia aulica. Dislivello quantitativo e non qualitativo, perché in effetti corposi e prestigiosi codici che ci hanno trasmesso la poesia aulica l'hanno pacificamente amalgamata al controcanto comico.

Così come non è stato del tutto risolto l'enigma se l'esemplare poesia di Guittone sia o no una rivalutazione disinibita del De Amore di Andrea Cappellano, e presenti perciò ampi blocchi di sonetti (quelli del codice laurenziano).

Tragico e comico, spirituale e carnale nella letteratura medievale convivono tranquillamente alternati (basti pensare a Dante, Guinizzelli, Cavalcanti, Guittone, Boccaccio), pur propagandosi il comico, almeno nel Duecento, come forma disprezzata e spesso rimossa.

Dante è un esemplare paradigma di un'instancabile sperimentazione poetica che deve essere plurilinguistica: si passa infatti dalla Commedia, al De vulgari eloquentia, dall'Epistola a Cangrande, nei quali aveva tenuto rigidamente distinti sermo sublimis e sermo humilis, tragico e comico, alla Tenzone con Forese Donati e il Fiore: testo giocato sull'equivoco sessuale. Il più grande poeta della tradizione aulica ha sperimentato anche la commedia.

Dante non sopportava i senesi, considerati vani, leggeri. La storia parla di dodici giovani ricchissimi chiamati "Brigata spendereccia" che decidono di immobilizzare per due anni il loro patrimonio per divertirsi e si parla di circa 15 milioni di euro spesi organizzando feste, cavalcate e tornei; esemplari esperimenti "comici". Del resto anche la Commedia è programmaticamente miscelazione di stili tragico e comico.

Il comico per Dante e compagni, non è il diverso rispetto all'alto-tragico, ma il suo antonimo, la più materica negazione d'ogni trascendenza: comico non è solo ciò che fa ridere, ma è la percezione di una realtà degradata.

Si vedano alcuni versi dell'Inferno tratti dai canti di Malebolge:

Quindi sentimmo gente che si nicchia
ne l'altra bolgia e che col muso scuffa,
e sé medesma con le palme picchia.
Le ripe eran grommate d'una muffa,
per l'alito di giù che vi s'appasta,
che con li occhi e col naso facea zuffa. (...)

Quivi venimmo; e quindi giù nel fosso
vidi gente attuffata in uno sterco
che da li uman privadi parea mosso.
E mentre ch'io là giù con l'occhio cerco,
vidi un col capo sì di merda lordo,
che non pareva s'era laico o cherco.

Quei mi sgridò: "Perché se' tu sì gordo
di riguardar più me che li altri brutti?".
E io a lui: "Perché, se ben ricordo,
già t'ho veduto coi capelli asciutti,
e se' Alessio Interminei da Lucca:
però t'adocchio più che li altri tutti". (...)

Appresso ciò lo duca "Fa che pinghe",
mi disse, "il viso un poco più avante,
sì che la faccia ben con l'occhio attinghe 129
di quella sozza e scapigliata fante
che là si graffia con l'unghie merdose,
e or s'accoscia e ora è in piedi stante. 132
Taide è, la puttana che rispuose
al drudo suo quando disse "Ho io grazie
grandi apo te?": "Anzi maravigliose!". 135
E quinci sian le nostre viste sazie".

Abbiamo uno choccante assaggio del comico medievale, ch'è, insieme cruda degradazione tematica e lessicale, triviale e plebea e esasperante esito cacofonico. Il comico, almeno in poeti del calibro di Dante, presenta subito la sua bifronte e ambigua faccia.

La satira non solo di Dante ma anche di altri poeti comici, fa certo anche ridere, ma più che altro vuole cambiare una realtà insopportabile. Si ha l'impressione che Dante abbia alle spalle una radicata esperienza di comico.

Il vituperium nella sua valenza biografica e letteraria, caratterizza lo stile comico fin dai modelli classici e poi medievali. Chiara la nozione di comico che il vituperium ingloba: di sovversione o rovesciamento iperbolico di un modello, quello che possiamo anche chiamare descriptio feminae. La vecchia laida è la perfetta antitesi comica della donna angelicata, categoricamente giovane e oggetto del desiderio astratto e platonico nella poesia aulica e cortese.

Il vituperium è chiaro esempio di che cosa significasse il comico per la mentalità medievale: è l'ideale utopico che si ribalta e mondanizza nell'ipermateriale e sensibile; è il popolare che irride l'aristocratico; coincide con il "realismo grottesco" di Bachtin. Ma il concetto di "realismo grottesco" nella letteratura italiana intende per lo più poeti per niente o solo in parte popolari: si tratta, come ha intuito Croce, di una popolarità tematica.

Il mondo medievale si presenta alternativamente nel suo volto ufficiale e nel suo volto non-ufficiale e anticonformista. Quando si parla di realismo nella poesia antica: è indubbiamente associato al comico, ma ha ben poco a che vedere con la riproduzione occasionale o mimetica della realtà colta in prima persona; sta a indicare invece prima di tutto una preliminare scelta stilistica.

Spesso si ha l'impressione che il personaggio protagonista della poesia comica sia inizialmente davvero "realistico". L'ideale dantesco è traguardato in Beatrice, quello di Cecco Angiolieri in Becchina. Il vituperium tende alla medesima trascendenza della laus.

La tenzone che Dante ingaggiò con Forese Donati è un esempio supremo di comico medievale, sono dei manoscritti databili all'inizi del '400. Di Forese non conosciamo altre opere quindi nascono dei dubbi di attribuzione delle risposte. In questa tenzone i due personaggi parlano di cose intime. La tenzone toccava molto spesso l'ambito sessuale.

Chi udisse tossir la mal fatata
moglie di Bicci vocato Forese,
potrebbe dir ch'ell'ha forse vernata
ove si fa 'l cristallo 'n quel paese.
Di mezzo agosto la truovi infreddata;
or sappi che de' far d'ogni altro mese!
E no·lle val perché dorma calzata,
merzé del copertoio c'ha cortonese.
La tosse, 'l freddo e l'altra mala vogliano·ll'avien per omor' ch'abbia vecchi,
ma per difetto ch'ella sente al nido.
Piange la madre, c'ha più d'una doglia,
dicendo: «Lassa, che per fichi secchi
messa l'avre' in casa il conte Guido!».

La disgraziata moglie di Forese Donati, detto, Bicci, si congela in quel paese dove il ghiaccio si fa cristallo. È sempre infreddata perché per quanto si rimbocchi bene le coperte, la coperta di cui ha più bisogno le viene fornita sempre troppo corta, del tutto insufficiente allo scopo. La tosse, il freddo e gli altri acciacchi sono dovuti a mancanza di sesso (nido è la metafora della vagina). La madre piange perché l'avrebbe potuta piazzare come moglie a uno dei Guidi, ricca e potente famiglia del Casentino.

Ed ecco la risposta di Forese:

L'altra notte mi venn' una gran tosse,
perch'i' non avea che tener a dosso;
ma incontanente dì [ed i'] fui mosso
per gir a guadagnar ove che fosse.
Udite la fortuna ove m'adusse:
ch'i' credetti trovar perle in un bosso
e be' fiorin' coniati d'oro rosso,
ed i' trovai Alaghier tra le fosse
legato a nodo ch'i' non saccio 'l nome,
se fu di Salamon o d'altro saggio.
Allora mi segna' verso 'l levante:
e que' mi disse: «Per amor di Dante,
scio'mi»; ed i' non potti veder come:
tornai a dietro, e compie' mi' viaggio.

La risposta di Forese è più violenta, infama lo stesso padre di Dante: andai al cimitero e trovai Alighiero, tuo padre, che si aggirava tra le tombe legato col "nodo di Salomone". Il "nodo di Salomone", metafora criptica su cui molto si è dibattuto, significava un nodo indissolubile nel quale non si distinguevano i due capi e, qui, con risvolti probabilmente osceni, è icastica immagine di un indissolubile amplesso sodomitico.

La Tenzone assegnata agli anni giovanili di Dante (del resto Forese muore nel 1296), qui sembra parodizzata la stessa Commedia. Negli altri sonetti Dante e Bicci si scambiano accuse d'ogni genere, spesso accennando a fatti particolari. Bicci è spiantato, ingordo, con madre di facili costumi; Dante, figlio d'incerto padre, vigliacco.

La tenzone sonettistica torna in auge agli inizi del Quattrocento, per merito di Burchiello, che ingaggia tenzoni con vari poeti più o meno celebri (con Leon Battista Alberti, Rossello Rosselli); e poi, in pieno Quattrocento, per merito di Luigi Pulci.

La tenzone tra Burchiello e Leon Battista Alberti, giocosa più che aggressiva, ma raffinatissima nell'arte dell'equivoco. L'Alberti propone a quella "barchetta sgangherata" di Burchiello una serie di quesiti-indovinelli. L'abilità in questo tipo di sonetti sta tutta nell'escogitare le più spericolate e inedite metafore infamanti e/o oscene.

La donna nella poesia comico-realistica

Gran parte della poesia medievale gravita attorno a un tema privilegiato: la donna, contemplata nelle due versioni ontologiche antitetiche, della sua essenza idealizzata nello splendore della giovinezza e più incontaminata virtù e della repellente degradazione senile. In mezzo tra le due, tra madonna e la vecchia, sta la Becchina di Cecco Angiolieri, la donna non-angelicata, sensuale e furba, attenta al proprio tornaconto. Se la donna stilnovistica è la depositaria e la destinataria della morale cortese, la "femmina" della poesia comica (Becchina) è l'antimodello etico.

Lode e vituperio contrassegnato sempre più due stili, quello tragico e quello comico. Dante stesso, prima della Commedia e della sublimazione di Beatrice, fu forse anche il diffusore della pragmatica antimorale della "vecchia", in uno dei più raffinati capolavori del comico medievale, il Fiore.

Il Fiore è una sorta di poemetto in 232 sonetti, evidente imitazione del celebre Roman de la Rose francese, datato (da Contini) intorno al 1285-1290. Interprete e prosecutore della seconda parte, scritta da Jean de Mean; parte in cui predomina una concezione assai materialistica, mondana e utilitaristica dell'amore. La storia del Fiore, ricca di avventurose digressioni, narra in sostanza l'impresa di Amante, che alla fine riuscirà a cogliere il tanto bramato fiore (metafora scontata del possesso carnale della donna amata). Amante dovrà affrontare più antagonisti, anch'essi astratti personificati; grazie a vari adiuvanti. Amante riuscirà, grazie anche all'intervento conclusivo di Venere, a perpetrare la tanto sospirata deflorazione. All’argomento, decisamente comico, corrisponde anche una lingua ibridata.

La poesia comica è per tradizione apertamente misogina, certo non immune dagli influssi della propaganda cristiana e contro il diabolico cultus delle donne. Una lunga tradizione di declassamento della domina in femina autorizzato dai più antichi testi volgari e dal vangelo dell'amore, il De Amore di Andrea Cappellano conferma e sancisce quell'estremismo bipolare con cui viene concepita la donna, prima in stile sublime e poi in stile umile.

Il comico per il Medioevo convive col suo antonimo, col tragico, è l'altra faccia di una realtà ben altrimenti drammatica: così la polemica antimuliebre nasce, seriamente, come denuncia dei Padri della Chiesa di attività ritenute peccaminose, diaboliche oltre che dannose; ma, poi, la polemica trapassa nel comico: tutto ciò che è demonizzato è insieme tragico e comico.

La donna nella poesia cortese è bella per volontà e fattura della Natura, quella comica, di natura piena di difetti, vuole essere artificialmente bella ricorrendo a devastanti cosmesi: è comica nella misura in cui ricorre a pratiche fisiologicamente e moralmente trasgressive.

Le donne, nella poesia comica, sono oggetto costante della parodia maschile. Il tema della donna Rustico Filippi (poeta fiorentino della zona di Santa Maria Novella) nei suoi 29 sonetti le donne sono brutte, di mal'affare, che puzzano, interessate al denaro più che all'amore.

Nei poeti aulici come Dante la donna, in questo caso Beatrice, è descritta come colei che al solo sguardo dona beneficio, l'amore tra il poeta e lei è a distanza visto che Beatrice è già sposata e Dante non può toccarla. La donna cantata da Cecco Angiolieri, invece, si chiama Becchina ed è descritta come colei che ti uccide con lo sguardo e che reclama denaro.

Di Rustico leggiamo in specifico un sonetto che s'intitola: "Dovunque vai conteco porti il cesso":

Dovunque vai conteco porti il cesso,
oi buggeressa vecchia puzzolente,
che quale-unque persona ti sta presso
si tura il naso e fugge inmantenente.
Li dent’i•le gengìe tue ménar gresso,
ché li taseva l’alito putente;
le selle paion legna d’alcipresso
inver’ lo tuo fragor, tant’è repente.
Ch’è par che s’apran mille monimenta
quand’apri il ceffo: perché non ti spolpe
o ti rinchiude, sì ch’om non ti senta?
Però che tutto ’l mondo ti paventa
in corpo credo figlinti le volpe,
tal’ezzo n’esce fuor, sozza giomenta.

In questo testo si parla di una vecchia puzzolente. Bisogna capire se Rustico Filippi ci trasmette un dato oggettivo e la conoscenza di quella vecchia è diretta o se si tratta di una retorica letterale.

Un altro testo che riporta lo stesso dubbio è quello di Niccolò Machiavelli che sarebbe una delle lettere a Francesco Guicciardini scritta quando non è ancora noto come scrittore, intorno al 1509. Machiavelli si trova a Verona e il termine ripetutamente usato è "fottere".

Guicciardini gli ha raccontato una storia a sfondo sessuale e Machiavelli risponde con un'altra storia, dicendo che se fosse sposato potrebbe trovare vestiti puliti, ma dovrebbe vivere in una casa buia con una vecchia come fa l'amico. Un giorno andato a casa sua Machiavelli incontra questa vecchia che appena parla si sente il puzzo del suo alito e come risposta lo scrittore le vomita addosso.

Anche qui siamo di fronte al solito dilemma, Machiavelli se la inventa questa vicenda o è vera? Forse l'ha davvero incontrata la vecchia, ma è probabile che enfatizzi più di quanto fosse la realtà.

Di Machiavelli possediamo tante opere che ci fanno entrare nella vita intima dello scrittore a differenza degli epistolari degli illuministi (Petrarca) che volevano fossero letti.

Ritorniamo a Rustico Filippi.

Anteprima
Vedrai una selezione di 17 pagine su 78
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 1 Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 2
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 6
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 11
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 16
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 21
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 26
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 31
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 36
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 41
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 46
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 51
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 56
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 61
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 66
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 71
Anteprima di 17 pagg. su 78.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Villoresi, libro consigliato La poesia comico realistica, Orvieto, Brestolini Pag. 76
1 su 78
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher storia92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Villoresi Marco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community