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Riassunto esame Letteratura Italiana Contemporanea, prof. Pacca, libro consigliato Come Leggere gli Ossi di Seppia, Villoresi

Riassunto per l'esame di Letteratura Italiana, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Pacca: Come Leggere gli Ossi di Seppia, Villoresi.
Gli argomenti trattati sono i seguenti:
- L’autore del suo tempo
- La Struttura dell'opera
- La Lingua e lo stile
- Temi principali

Esame di Letteratura italiana contemporanea docente Prof. V. Pacca

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dall’amore per una natura scabra, ma anche domestica, come sono per l’appunto le piante dei limoni. Il

colore intenso di questi agrumi è il primo miracolo del libro. La sequenza più compatta è quella dei

Sarcofaghi. Queste liriche sono legate al periodo di più feconda frequentazione dello scultore Francesco

Messina, a cui non a caso sono dedicate nella prima edizione degli Ossi. Nel primo componimento della

serie, Dove se ne vanno le ricciute donzelle, la bellezza è colta nella fissità di una scena di sapore arcadico di

cui si fregia un bassorilievo funebre. L’immobilità per montale coincide spesso con quel minimo di benessere

spirituale consentito nel segno di una marmorea indifferenza, mentre in altre poesie degli Ossi l’immobilità è

un tormento.

Ossi Brevi: In questa sezione troviamo liriche di estensione limitata, ecco perchè vengono chiamati anche

Ossi Brevi: la poesia più lunga è “Non rifugiarti nell’ombra” con 20 versi. Nella sezione troviamo gran parte

delle grandi tematiche presenti in tutto il libro: dopo aver constatato i limiti della parola poetica quale

strumento di conoscenza e di analisi della verità, l’autore inizia a provare angoscia e male di vivere, e si

giunge alla formazione di un pensiero negativo che smaschera il vuoto su cui è proiettata la vita. Montale

inoltre, inizia a sperimentare la poetica degli oggetti, che sarà il tratto poetico maggiormente presente nelle

successive raccolte. Importante, oltre alla poetica degli oggetti, è la presenza del simbolo: il girasole, la

statua nel sonnolento meriggio, sono simboli razionali, cioè non rappresentano ma sono il male di vivere

stesso, l’indifferenza. Inoltre, già in questa sezione, è presente la traccia di quell’inequivocabile limite che

decreta la fine dell’infanzia: finita la stagione di serenità, la florida età dell’oro in cui il mondo ha un

significato, subentra la consapevolezza della perdita di contatto con la natura, un senso di distacco dalla

“antiche radici”. Solo la vita della fanciullezza può crescere felice e spensierata; oltre quel confine, la vita

prende il suo aspetto senza significato, descritto in buona parte dalle poesie della sezione. Anche se in buona

parte la serie è composta dal male di vivere, in alcune liriche Montale compie un estremo tentativo di

ravvivare quella “brace” a cui aveva già accennato nell’ultima lirica dei Sarcofaghi. Alla fine della sezione

quindi, ci troviamo di fronte ad un mondo opaco, che non lascia filtrare il bagliore della fiamma vitale;

tuttavia, come già detto, non mancano le liriche in cui balena una speranzosa certezza. In queste poesie si fa

più vivo l’impressionismo pittorico di Montale, secondo il quale la vita è pronta a svanire, la speranza di

salvezza trova il suo emblema splendente nel girasole, che ci appare come l’epigrafe più appropriata e

suggestiva per definire la serie dei girasoli i Van Gogh. Anche stavolta, come in “Movimenti”, la sezione si

apre con una poesia di carattere programmatico, “non chiederci la parola che squadri da ogni lato”, che, pur

con qualche forzatura, è stata interpretata come il manifesto di una nuova consapevolezza non solo letteraria,

ma anche morale e storica. Se con “I Limoni”, Montale prendeva le distanze dalle raffinatezze del

Decadentismo dannunziano, nei versi del primo osso breve, dichiara lo scacco della poesia stessa, incapace

di ritrarre con esattezza l’animo umano. Il poeta può tentare di avviare un processo cognitivo solo attraverso

le negazioni.

Mediterraneo: si presenta come la sezione più compatta degli ossi, un poemetto che ha una sua autonomia

espressa e contenutistica, nonché un suo preciso sviluppo narrativo. Anche se del mare si parlava già negli

ossi brevi, è in questa sezione che esso diventa davvero il protagonista assoluto. Già appellato “divino” in

Falsetto, qui Montale si rivolge al mare con quel rispetto che i poeti antichi avevano per le divinità, come

testimoniano anche i vocativi; un rispetto non di certo intaccato dall’uso successivo del tu, che risulta essere,

al contrario, pregnante e confidenziale. La vasta distesa d’acqua ora diventa una presenza costante, in

particolar modo il mare della Liguria e della sua infanzia sulla riviera, a Monterosso. Il mare si lega ad

un’esperienza personale di fondamentale importanza conoscitiva rivissuta e documentata attraverso la poesia

stessa. Mediterraneo rappresenta una sorta di resoconto del rapporto del poeta con il mare, così come si è

sviluppato da un “allora” appartenente agli anni mitici della sua fanciullezza, fino all’”oggi” in cui il

“fanciullo invecchiato” si è trovato a dover constatare la sua impotenza e il suo fallimento, sia come uomo

che come poeta. In mezzo a questi periodi ce sicuramente stato un momento in cui quel rapporto si è prima

incrinato e poi definitivamente rotto, che possiamo individuare nella “fine dell’infanzia”, titolo, non a caso,

della poesia che apre la sezione successiva. Con le liriche di mediterraneo siamo in realtà definitivamente

fuori dal nanismo di Alcyone: così come una definitiva presa di coscienza del definitivo distacco dell’io dalla

natura, Montale supera anche il soggettivismo lirico della poesia ottocentesca e canta la vita come “secco

pendio in lento franamento”. Il mare qui, ha una doppia funzione: è voce, ossia exemplum lirico inarrivabile,

ed è padre, e quindi guida di carattere spirituale e naturale. Il tentativo di accordo con il mare significa per il

poeta la conquista di riuscire a tirarsi fuori, anche per un attimo, dall’incessante divenire del flusso della vita.

ma come detto, questa unione panica è esclusa non solo per la consapevolezza della propria inadeguatezza,

ma anche dalla necessità di guardare razionalmente alla vita, provando disperatamente a sottrarsi da una

ormai inconcludente immobilità: finito il tempo in cui una conciliazione con la vita era possibile, è giunta

ormai l’ora del dubbi, che coincide con il raggiungimento dell’età adulta. Il rapporto con il mare è ora un

rapporto di odio-amore, che si esplica nei versi conclusivi del quinto e del settimo componimento di

mediterraneo. La legge universale del mare-padre era forse troppo severa, rischiosa e fuori dalle possibilità

umane: il mare è stato maestro di vita e di canto, ma la lezione morale e musicale ricevuta tempo fa, è ormai

inutile sia per l’uomo che per il poeta. occorre a questo punto porsi una domanda: quale era l’insegnamento

del mare che seduceva l’uomo e il poeta Montale? La risposta è l’aspirazione ad una conoscenza senza

chiaroscuri. Nelle liriche centrali della sezione i contenuti della legge rischiosa del mare divengono chiari,

come sono chiari i benefici perduti della mancata applicazione di quella legge. Come figlio Montale avrebbe

voluto possedere levigatezza morale e una costante fermezza filosofica, come poeta avrebbe voluto

impossessarsi delle voce del mare, chiudere nei suoi versi malinconici il canto della divinità. Ma tutto ciò

non è stato possibile né per l’uomo confinato ad una immobilità senza requie, né per il poeta costretto a fare i

conti con l’usura delle parole, con una voce poetica resa ormai fioca, prossima all’assoluto silenzio. Nelle

nove poesie che compongono la serie, Montale si applica in un breve ma intenso studio lirico-musicale, la

cui ricerca parte dal tentativo, fallito, di intonare il proprio registro su quello universale del mare.

Meriggi e Ombre: Leggibile come un vero e proprio micro romanzo, Meriggi e Ombre, sezione

contrassegnata da liriche di considerevole lunghezza, consegna al lettore numerose novità. Qui trovano

spazio quattro delle sei poesia aggiunte nella seconda edizione, che rappresentano, come una cerniera, la

vicinanza della prima alla successiva raccolta. Tra queste poesie troviamo Arsenio, autoritratto spirituale del

poeta trentenne, che si trova isolata tra la prima e la terza parte. Ci troviamo più frequentemente di fronte al

personaggio- poeta ormai adulto, proiettato oltre il confine della fanciullezza. La lirica ricorda molte pagine

della “La farfalla di Dinard”. “Fine dell’infanzia” è innegabilmente un testo narrativo e illustra un percorso

cronologico irreversibile vero l’età in cui l’inganno della vita è palese. E’ un testo narrativo soprattutto per

l’accurata fisionomia dei personaggi, per la migliore e più approfondita definizione dei temi e per un uso più

dinamico del fattore tempo, in una piena alternanza tra passato e presente. Insomma, abbiamo un

protagonista che ormai ha un suo profilo ben preciso, per giunta accompagnato da un personaggio femminile

anonimo, ma che non possiamo semplicemente considerare un abbozzo di carattere: Montale, sempre più

orientato verso una poetica della memoria, comincia a presentarci questa “preda” e la funzione che essa avrà

nella sua poesia. Si tratta di una tipologia di “fantasma” femminile che troverà sempre più spazio nelle

successive raccolte. la speranza del miracolo che apre finalmente un varco verso la libertà, unita al “gesto

etico” del poeta che si immola alla felicità della donna, trova alcune conferme in altre poesie (Crisalide), e

prende una sfumatura quasi religiosa. L’idea della vita come prigione, si lega alla riflessione sul tempo: i due

concetti trovano nelle liriche aggiunte nella seconda edizione una fisionomia definitiva: quando il tempo si

arresta e improvvisamente affiora il ricordo, quest’ultimo restituisce colore alla vita che per un attimo può

tracimare dal suo corso monotono. La sola presenza intermittente della donna assente, allocata di mistero di

silenzio, può aiutare il poeta ad affrontare la quotidianità: la donna senza nome è una risorsa, è conforto e

sostegno, benefica apparizione che veglia sulla nuova stagione della sua poesia e della sua vita. Se per la

donna può esserci una possibilità di fuga, al poeta può essere concesso di vivere senza compromessi,

secondo il concetto della decenza quotidiana. Le liriche della prima sezione hanno un forte legame con le

tematiche di Mediterraneo: Fine dell’infanzia che ci offre come simbolo del dubbio nascente, un’alba livida

sul mare, il distacco doloroso dal mare-padre, già annunciato in alcuni brani di Mediterraneo, viene sancito

dal nuovo simbolo in cui si identifica i poeta, l’agave sullo scoglio. Simbolo di resistenza all’urto della vita,

l’agave montaliana che si sottrae al mare è in realtà un rifugio nell’immobilità tormentosa.

La Lingue e Lo Stile

Lingua, stile e tradizione letteraria negli Ossi di Seppia: Il raffronto tra la lingua degli Ossi e quella della

poesia del primo novecento mostra subito il carattere di indipendenza delle scelte operate dallo scrittore

ligure. La lingua degli Ossi si presenta solidamente unitaria e dotata di un’impronta inconfondibile,

nonostante le evidenti riprese di tendenze espressive della lirica contemporanea. A questo si aggiungono

un’accorta riproposizione di movenze neoclassiche e i recuperi, sempre pregnanti, di lezioni stilnoviste,

dantesche e petrarchesche. Si tratta di un Montale ormai poeticamente maturo, conscio che lo sforzo

linguistico e stilistico, di cui dava prova nel suo primo libro, aveva una mira ben precisa: creare una poesia

che con virile compostezza riuscisse a diffondersi sulle contraddizioni e sulla crisi dell’uomo moderno. Negli

Ossi c’è un uso molto fantasioso del lessico ricco e vario. Nella prima raccolta troviamo voci desuete,

dialettismi, termini dotti e letterari, linguaggio tecnico e settoriale. Lo scrittore palesa un gusto per il

vocabolo che precisa con esattezza l’oggetto, e mostra un interesse di ascendenza pascoliana per i termini

faunistici e floreali. Non è raro nella poesia degli Ossi trovare parole preziose e letterarie. Può sembrare

strano il fatto che Montale abbia fatto ricorso ai materiali linguistici di D’annunzio visto che erano distanti

dal punto di vista poetico. D’Annunzio è presente in tutti perché ha sperimentato o sfiorato tutte quelle

possibilità linguistiche e prosodiche di quel tempo. In questo senso non aver appreso nulla da lui sarebbe

stato un pessimo segno. Non era possibile non fare i conti con l’Alcyone, testo di cui gli Ossi sono per certi

aspetti il rovescio. L’ora più tipicamente monta liana, il meriggio immerso in un’infuocata immobilità, aveva

già trovato in D’Annunzio un cantore (es. mettere a confronto la seconda strofa di Casa sul Mare e la prima

di Meriggio: identico punto di vista dei due poeti, uno dalla riviera ligure, l’altro dalla costa versiliese, in un

giorno di bonaccia vedono apparire aerei profili d’isole). Si parla però di attraversamento per quel che

riguarda i rapporti di Montale con l’opera di D’Annunzio. Anche laddove l’imitazione era più marcata, il

discorso poetico montaliano sembrava sempre rivolgersi altrove, evitando sia la competizione che la parodia

di matrice crepuscolare. Per Pascoli vale lo stesso discorso. Anche se poeticamente meno redditizio, fu forte

anche l’interesse di Montale per la poesia di Govoni. Lo scrittore ligure si serve di Govoni in molte delle

poesie rifiutate, specie la serie di Accordi, che tiene contro degli analoghi tentativi govoniani di

espressionismo musicale, della parola che si diluisce in musica. La frequentazione poetica più interessante di

Montale fu quella con Sbarbaro. Tra gli autori classici Dante è senz’altro quello che ha esercitato l’influsso

più evidente e duraturo sulla poesia di Montale. Le riprese dantesche consentono ai passi montaliani

movenze di austera classicità. Tra gli autori dell’Ottocento un posto a parte spetta a Leopardi, la cui opera, al

pari di quella dantesca, sembra sempre sottesa alla poetica di Montale, nonostante i giudizi non sempre

favorevoli sul poeta di Recanati espressi in gioventù nel Quaderno Genovese e in Stile e Tradizione. Per

Leopardi occorre prospettare una reinterpretazione più intima, un’utilizzazione più discreta, sia di carattere

musicale che filosofico, come dimostrano le liriche di Mediterraneo, così vicine nella loro dolorosa austerità,

nel loro classicismo in cui dominano endecasillabi e settenari, al tradizionale dettato dello scrittore

recanatese.

Un Lessico Vario, Preciso, Metaforico: La poesia montaliana propone soluzioni linguistiche disarticolate,

infatti accoglie sia le dissonanze della lingua parlata, e anche il vocabolo estraneo alla lingua comune.; così

oltre al livello letterario, di ascendenza colta, nella lingua di Montale è facile individuare un livello

dialettale-gergale. Gli ossi sono per certi versi il poema del mare e Montale, che amava avventurarsi lungo le

coste nei pressi di Monterosso, dimostra la sua dottrina marinaresca con l’uso di verbi tecnici come

“aggottare”, “amarrare”, “arrembare” ecc. Troviamo poi un nutrito elenco di particolari imbarcazioni come il

“trealberi”, il “burchiello”. Sempre alla cultura marinaresca, sono da notare le precise indicazioni dei nomi

dei venti: “vento forano”, “zefiro”, “aquilone” ecc. Da sottolineare un costante uso metaforico del linguaggio

marinaro: “risacca di memorie”, “l’ondata della vita” ecc. Al mondo marinaresco di associa il culto del

paesaggio costiero: qui, nell’inconfondibile riviera ligure, si trovano gli ulivi, i vigneti e gli orti. La

confidenza con quel paesaggio si riflette ancora una volta nel curassimo vocabolario che designa i luoghi, la

flora, e la fauna propri dell’aspra campagna che si estende a pochi passi dal Tirreno. Montale, pronto a

prendere le distanze dai poeti laureati, dimostra in realtà una precisione quasi maniacale nell’uso della

terminologia botanica: la metafora della fioritura ad esempio, è una delle più presenti nel libro, proposta sia

come augurio di una prossima rinascita, sia come evento ritenuto impossibile. Lo stesso personaggio poeta si

presta alla metamorfosi vegetale, che apre il processo di regressiva identificazione uomo-pianta. Le piante a

più alto contenuto simbolico sono i limoni, il girasole o le margherite. E’ bene ricordare che si tratta di piante

dalla natura selvatica, evocate non per la loro bellezza o per la loro tradizione letteraria. Anche le figure

animali vengono inserite nel testo poetico con diverse valenze: presenze inquietanti o enigmatiche, emblemi

positivi e ancora come termine di paragone. Nella folta presenza animale spiccano gli uccelli, quasi sempre

identificati con il nome della specie, tranne il non specificato “uccello di mare” di Maestrale. Siamo di fronte

ad uno sfoggio di cultura ornitologica che sarà molto presente anche nelle raccolte successive: “martin

pescatore”, “cormorano”, “merli” ecc. L’impressionismo degli Ossi si evince anche dall’uso del colore, che

Montale eredita da D’Annunzio: se l’occhio del poeta è sempre puntato sulla distesa del mare, il colore più

importante degli Ossi non potrà che essere l’azzurro, vero termine chiave del vocabolario Montaliano. Ma

essendo poesia che celebra la luce accecante del meriggio, troviamo anche l’apoteosi del giallo in tutte le sue

sfumature. Anche la passione musicale lascia traccia: in molte liriche troviamo strumenti musicali come la

“buccina” e i “corni”. Per quel che riguarda il linguaggio dialettale, spontaneità e naturalezza sembrano

guidare Montale nella scelta delle parole. L’elenco dei dialettismi puri comunque non è lunghissimo.

L’originalità del lessico di Montale si conferma anche per gli hapax “asserparsi”, “arrossarsi” ,“bioccoso”. la

grande ricchezza del vocabolario Montaliano comunque, non contraddice l’identificazione di un ristretto

dizionario personale, cioè la presenza nella lingua del poeta, di un buon numero di parole chiave che

ricorrono insistentemente nei suoi libri a partire dagli ossi e non di rado formano significative opposizioni:

vita, luce, sole \ morte, buio, ombra.

Una Lingua Scarnificata, Uno Stile Sentenzioso: Il tratto stilistico senza dubbio più tipico della poesia

montaliana è il suo carattere sentenzioso; Gran parte della forze espressiva di Montale consiste nel saper

concentrare un’immagine, un’illuminazione in un breve spazio sintattico che di solito ha la forma di un

endecasillabo. Il tono reciso dei versi di nota soprattutto nelle chiusure memorabili di alcune poesie:

esemplari alcuni ossi brevi composti da due quartine come “Mia vita, a te non chiedo lineamenti” nei quali si

può notare la regolarità pausata della costruzione sintattica, resa evidente anche dal punto fermo,e la

funzione preparatoria che hanno i primi sei versi, completati dall’explicit epigrammatico. Importanti è anche

l’uso delle forme verbali e l’organizzazione dei membri della frase: Montale preferisce i tempi verbali

dell’indicativo presente o futuro che gli consentono l’improvviso precipitare del verso nel motto o

nell’immagine risolutiva. Anche nelle liriche più razionali, filosofiche, non mancano delle parti emotive, che

però non risultano essere in contraddizione con la generale aridità sentimentale degli ossi: quando il pathos si

concentra sui ricordi di infanzia, nostalgie o speranze, sono presenti molte interiezioni, spesso inserite in

frasi esclamative: “ah l’uomo che se ne va sicuro..”. Importante è anche l’elencazione ellittica, ossia la

“designazione successiva di oggetti del discorso poetico, priva di attribuzione verbale e quindi senza

sviluppo sintattico”. In questo modo Montale da concretezza a quella poetica dell’oggetto puro che non ha

proprietà liriche. L’elencazione ellittica è senz’altro il dato stilistico più interessante ed innovativo che sarà

presente nelle successive opere, a partire dalla “Occasioni”

Figure Retoriche:

- Sinestesia: Nella critica letteraria, l'associazione espressiva tra due parole pertinenti a due diverse

sfere sensoriali (per es. parole calde, silenzio verde ). La sinestesia non è molto frequente nelle opere

Montaliane, e gli ossi, che rappresentano il serbatoio più vasto, ne contiene solo 37 e il numero

diminuisce di libro in libro: Luigi Rosiello dice che le sinestesie diminuiscono sempre di più man

mano che Montale si allontana dal simbolismo, infatti nelle opere giovanili si trovavano più

sinestesie. Ne I Limoni ne troviamo 4 di tipo vista > udito (più chiaro si ascolta il sussurro); In

Riviere ne troviamo di nuovo 4 ma più varie: vista > udito (voci d’oro); udito > vista ( luci parlano) ;

calore > vista (fredde luci) ; udito > olfatto ( sentire profumo di voci). Non è casuale l’uso

sistematico di sinestesie in quelle poesie come Fine dell’infanzia e Egloga in cui la memoria ricorre

all’”età illusa” ancora in grado di provare molteplici sensazioni.

- Metafora : chiaro retaggio dell’esperienza simbolista, è molto più marcata negli ossi rispetto alle

raccolte successive

- Similitudine : molto utilizzate per produrre analogie esplicite

- Ossimoro : Figura retorica consistente nell'accostare, nella medesima locuzione, parole che

esprimono concetti contrari (lucida pazzia). Il più delle volte il ricorso alla coincidenza degli opposti

è funzionale alla descrizione di qualcosa di complesso, come il mare, che ha la caratteristica di

essere vasto e diverso, e contemporaneamente fisso.

- Anafora : Figura retorica che consiste nel riprendere, ripetendola, una parola o un'espressione

all'inizio di frasi o di versi successivi, per sottolineare un'immagine o un concetto. L'effetto è tanto

maggiore quanto più numerose sono le ripetizioni. Proposta con molta insistenza nelle poesie della

prima stagione, poi rifiutate, è usata con molta parsimonia dal Montale degli Ossi; tuttavia l’uso

dell’anafora trova in Fine dell’infanzia il suo culmine d’interesse, come si può notare nella

terz’ultima strofa.

I Temi Principali

La poesia tra fallimento e miracolo: uno dei macro-temi della poesia di Montale, già presente negli Ossi, è

il fallimento dello strumento poetico che non è più in grano di offrire parole illuminanti o di regalare formule

magiche al lettore (Non chiederci la parola). Pur con le dichiarate carenze, la poesia mantiene l’importante

funzione di esercitare una critica radicale del reale: può mostrare le contraddizioni della vita e richiamare,

senza infingimenti, con rigore filosofico ad una virile presa di coscienza delle problematiche umane. Di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in informatica umanistica (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali)
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IIFrancyII di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Pacca Vinicio.

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