La varietà della letteratura italiana
Tra le letterature europee e del mondo, quella italiana ha una varietà di culture, lingue e voci difficilmente rintracciabili nelle altre letterature. Infatti, i suoi classici sono anche i classici della cultura mondiale, anche perché è una letteratura che si è sviluppata in un contesto particolare, in quanto l’Italia è stata per molti secoli un sistema di stati regionali diversi tra loro per condizioni socio-economiche, ma anche linguistiche, pluricentrica e policulturale, alla ricerca di una propria unità, e che ha saputo esprimere la forte identità degli italiani, con la narrazione delle loro storie, passioni, intrighi ed avventure.
Medioevo
Dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente, Romolo Augustolo, da parte di Odoacre re dei barbari eruli, nel 476 d.C., prosegue il processo di dissoluzione di quell’unità che era stata faticosamente costruita con l’impero romano. In questo contesto riemergono numerosi elementi antropologico-linguistici antecedenti alla romanizzazione (sostrato) e, soprattutto, dall’unità linguistica del latino si passa alla pluralità di lingue romanze o neolatine (Francia, Italia, penisola iberica e Romania, dove la popolazione latina resta in maggioranza), mentre altrove (Germania e Inghilterra) prevalgono le nuove lingue germaniche.
Successivamente, nel IV sec., inizia ad affermarsi una nuova religione, il cristianesimo, riconosciuta ed adottata anche dall’imperatore Costantino (313). Vengono tradotti in greco i Vangeli (buona novella) che narrano la vita di Cristo (il Consacrato) e, sebbene Roma non sia più la capitale in quanto Milano è la capitale d’Occidente e Bisanzio, ribattezzata Costantinopoli, quella d’Oriente, Roma diventa luogo di culto e di incontro dei fedeli della nuova religione. Infatti, lì vengono a morire Pietro e Paolo, primi discepoli di Cristo, e sulle loro tombe, a partire da Costantino stesso, vengono erette delle grandiose basiliche. In questo contesto, il Vescovo di Roma diventa successore di Pietro e successivamente vicario di Cristo, papa, acquistando un nuovo potere politico.
Successivamente, la prima esperienza paragonabile ad un’unità politica e culturale della penisola si ha con Teodorico re degli Ostrogoti, siamo tra la fine del V e l’inizio del VI sec.; la capitale ora è Ravenna, attivo porto e punto strategico per gli scambi commerciali con l’Oriente. Furono costruiti splendidi edifici religiosi, in quanto Teodorico fu uomo giusto e tollerante sebbene seguisse il cristianesimo ariano (secondo cui Gesù era una sorta di guerriero germanico che combatteva per estirpare il seme del maligno, visione religiosa distorta, dilagata soprattutto col nazismo ed Hitler). Infine, Teodorico cercò di proseguire con il suo progetto di incontro e collaborazione fra le due culture (italiana e barbara), tramite la collaborazione con due grandi intellettuali dell’epoca, Boezio e Cassiodoro. Progetto che non fu portato a termine a causa dell’incarcerazione e morte di Boezio a causa di accuse di tradimento (lettere che Boezio avrebbe scritto per restaurare la libertà di Roma, probabilmente false). In questo periodo egli scrive la sua opera più importante, il "De Consolatione Philosophiae", mentre Cassiodoro riuscì a rifugiarsi in una comunità monastica da lui fondata in Calabria, dove trascrisse e conservò molte opere letterarie e filosofiche. L’opera di Boezio, unita al lavoro di trascrizione di Cassiodoro e alle "Etymologiae" (sorta di enciclopedia) scritte da Isidoro da Siviglia, diedero vita alle arti liberali fondate sull’insegnamento del Trivio (grammatica, retorica, e dialettica) e del Quadrivio (matematica, astronomia, musica e geometria) basato sulla perfezione numerica del numero 7.
In questo periodo, si diffuse la parola classico (appartenente ad una classe superiore ed egna di essere trasmessa ai posteri), principalmente riferito a:
- Virgilio (70 a.C., poeta romano che passò molto tempo a Napoli, colto in lettere greche, latine, matematica, medicina, eloquenza e oratoria, attivo nella vita politica del tempo, vissuto durante le guerre civili tra Cesare e Pompeo, successivamente l’assassinio di Cesare e la battaglia dei Filippi, battaglia tra i cesaricidi e Antonio-Ottaviano Augusto-Lepido) soprattutto per le sue "Bucoliche" (raccolta di 10 ecloghe, o dialogiche pastorali, in esametro, formato da sei piedi dattilici di cui l'ultimo manca di una sillaba (catalettico) risultando quindi di due sillabe (indisyllabum)), le "Georgiche" (poema didascalico, che ha lo scopo di insegnare qualcosa come la D.C., in 4 libri sul lavoro dei campi) e l’"Eneide" (poema epico, che narra le gesta, in 12 libri sull’origine e la natura divina del potere imperiale), opere che furono fondamentali alla codifica dei tre stili: Umile o elegiaco (lirico o canto di lamento amoroso), Medio o comico, Sublime o tragico. Inoltre, importante è la IV ecloga in cui profetizza la nascita di un Puer identificato con Cristo;
- Ovidio (43 a.C., poeta elegiaco, poeta romano ufficiale, mondano e salottiero) soprattutto per la "Metamorfosi" (15 libri in esametri, costituito da più di 250 miti di trasformazioni, tutta la storia mitica del mondo ordinati da Ovidio in ordine cronologico, in cui si nota il racconto nel racconto, in cui i personaggi da narrati diventano narranti) e l’"Ars Amandi" (poesia erotica in 3 libri, in cui Ovidio dà un’idea della società del suo tempo, in cui si ricerca il sesso anche fuori dal matrimonio);
- Lucano (39 a.C., poeta e questore romano, grazie all’amicizia con l’imperatore Nerone) con il suo "Bellum Civile" (o "Pharsalia", poema epico-storico in 10 libri, atipico per la letteratura latina del tempo in quanto mancano gli interventi divini, canta un avvenimento che egli stesso condanna e non vi è regolarità narrativa, paragonabile ad un lamento funebre per la morte del mondo romano);
- Stazio (40 a.C., poeta e attore romano, che visse della sua professione) con la sua "Tebaide" (poema epico in 12 libri, narra la storia della successione al trono di Tebe da parte di Edipo, con vari richiamo mitici);
- Orazio (65 a.C., poeta ironico romano, amante dei piaceri della vita, combatté come tribuno militare nella battaglia dei Filippi a favore di Bruto, amico di Virgilio) con le "Satire" (18 satire in 2 libri in esametri, divise in narrative-reali e dialogiche-verosimili) e l’"Ars Poetica" (o epistola ai Pisoni, saggio sulla poetica aristotelica-della mimesi o natura del bello, immanenza universale o evoluzione della forma e della materia, conoscenza o corrispondenza tra intelletto e realtà percepita dai sensi a appresa mediante l’intuizione, metafisica o scienza delle cause universalmente possibili ma non propriamente provabili, l’etica o studio del comportamento del singolo nel sociale, e catarsi o purificazione- che vede la poesia come organismo vivente che ha un suo stile, un suo ordine ed un suo linguaggio, come spiegato in questa epistola);
- Terenzio (185 a.C., commediografo romano, che inserì il concetto di humanitas basata sull’ideale di umanità positiva, promossa dal Circolo degli Scipioni –gruppo di nobili romani che cercarono di promuovere Roma e la cultura in generale- sensibile ai valori ed ai sentimenti, con l’affermazione dell’autonomia della persona riconosciuta come singolo diversamente dal collettivisto romano –come poi ripreso dal Coluccio durante l’Umanesimo che da esso prende il nome-) di cui si leggevano le commedie per i contenuti morali;
- Cicerone (106 a.C., primo a scrivere opere filosofiche in latino, avvocato e console romano, infatti si schierò contro Antonio successivamente all’assassinio di Cesare, come denotano le sue orazioni dette Filippiche, in favore di Ottaviano, il quale dopo l’alleanza con Antonio punì lo stesso Cicerone per le sue precedenti affermazioni; fu inoltre considerato prototipo della letteratura classica romana per la sua vastissima produzione letteraria e filosofica, che contribuì in modo fondamentale a trovare termini latini corrispondenti a quelli filosofici greci, soggiornò anche a Napoli dopo la morte dell’amata figlia Tullia) per il quale si conoscevano soprattutto i dialoghi filosofici e le opere retoriche (basata sull’accademia di Platone –sulla retorica e dialettica, intitolata all’eroe mitologico Academo che svelò ai fratelli il luogo dove era stata nascosta la sorella di 6 anni, Elena *o donna più bella del mondo nella mitologia secondo cui nascevano dispute per la sua conquista, cheinfine per sua scelta sposa Menelao re di Sparta, successivamente si innamorò, a causa di una promessa di Afrodite, o Venere, fatta, per la conquista del pomo d’oro o pomo della discordia lanciato da Eris, dea della discordia, durante il matrimonio dei genitori di Achille, Peleo e Teti, a Paride principe di Troia, facendo scaturire la guerra di Troia narrata nell’Illiade* da Teseo, re unificatore di Atene che uccise il Minotauro, che simboleggia la parte violenta degli uomini come in D.C., nel suo labirinto e riuscì ad uscirne grazie al filo di Arianna, figlia di Minasse- sui confini tra bene e male, sulla visone fiduciosa delle profezie, sulla casualità degli eventi, sull’essenza degli dei, sui doveri onesti e utili, sulle leggi, sulla repubblica, sull’amicizia, sull’arte del saper parlar bene o oratoria);
- Seneca (4 a.C., drammaturgo, poeta e politico romano, tutore di Nerone) conosciuto per i Dialoghi e le epistole a Lucilium (124 lettere in 20 libri, sulla coscienza individuale, integrate con lettere fittizie, che vogliono essere da insegnamento per la crescita morale).
All’epoca la trasmissione del sapere avveniva mediante trascrizione su pergamene o più raramente su rotoli di papiro, i cosiddetti codex, e talvolta la carta era talmente poca che bisognava riscrivere su quella usata, il palinsesto. Mentre le grandi biblioteche cittadine venivano distrutte in incendi, se ne formavano di nuove all’interno dei monasteri, a partire dal precetto dell’"Ora et Labora" di Benedetto Da Norcia, che a Montecassino dedicò un’area apposita, lo scriptorium, dedicata appunto alla copia dei codici.
Dopo la morte di Teodorico, nel V sec. d.C., il regno degli Ostrogoti fu soppiantato a breve dall’impero di Giustiniano, che vide il periodo d’oro della ricostruzione dell’impero romano, sia militarmente che culturalmente, ma soprattutto civilmente con il Corpus Iuris Civilis, tutt’ora alla base del diritto civile, ed anche grazie ad opere architettoniche, periodo che terminò con la peste dilagata durante il suo regno. Successivamente, i Longobardi conquistarono l’Italia ad eccezione di Ravenna e delle fasce costiere campane. È in questo periodo che gli storici determinano l’inizio del Medioevo, periodo di buio e barbarie, eventi considerati come continuità dell’antichità dagli uomini del tempo a partire da Sant’Agostino (354 d.C. filosofo, vescovo e teologo romano), che si interroga sul senso della storia e sul rapporto tra Dio e la civiltà nel "De Civitate Dei" e nelle "Confessioni" (sua più celebre opera relativa all’evoluzione del suo pensiero che gli varrà il titolo di più grande pensatore del secolo) e successivamente dal suo seguace Paolo Orosio (375 d.C. storico e apologeta-difensore, romano) nelle "Historiae Adversus Paganos", opera fondamentale per la futura conoscenza dell’impostazione agostiniana relativa all’accusa della decadenza della chiesa, che si prefiggeva di essere la continuazione del "De Civitate Dei". Quindi il cristianesimo è visto come elemento di continuità; la storia è percepita come un sistema di segni ed allegorie. La lingua principale resta il latino medievale, dei poeti cristiani, in cui si avverte la trasformazione della lingua nel passaggio delle lingue romanze, in cui vengono marcati gli accenti naturali delle parole e la rima.
Primi grandi scrittori nasceranno nell’ambiente clericale a partire da Gregorio Magno (540 d.C., papa pacifico romano, riuscì a far convertire l’Inghilterra con l’aiuto di Agostino da Centerbury detto l’apostolo inglese).
Il cambiamento decisivo avvenne sotto il regno di Carlo Magno (742 d.C., re dei Franchi e dei Longobardi), che forgiò il "denaro" già utilizzato dai suoi predecessori, riformò la cultura, la politica e la religione, in quanto egli credeva nell’errata spiegazione dei testi sacri da parte del personale clericale, costruì scuole, operò miglioramenti nel sistema giudiziario, in quanto ogni uomo veniva giudicato in base alle usanze del suo popolo, da persone specializzate o collegate con i fatti. Successivamente alla sua incoronazione ad imperatore nella mezzanotte di Natale dell’800, da parte di papa Leone III, riuscì ad unificare gran parte dell’Europa centrale sotto il nome di Sacro Romano Impero; pur essendo illetterato, capì la necessità di avere una cultura e organizzò varie scuole a partire da quella palatina, si ricominciarono a copiare i testi classici, si inizia a riconoscere l’uso delle lingue volgari (antichi germanico e francese) per la predicazione e il latino per i testi ufficiali (come scritto nell’813 nel Concilio di Tours, considerato l’atto di nascita delle lingue romanze).
Dopo l’anno 1000, il sistema sociale fu diviso in tre ordini: gli oratores o coloro che pregano, i bellatores o coloro che combattono e i laboratores o coloro che lavorano. Il papato acquisisce una nuova autonomia anche grazie alla gestione delle scuole e delle biblioteche; il mondo feudale inizia a disgregarsi, soprattutto con le crociate. In questo periodo si sviluppano soprattutto le repubbliche marinare (prosperità economica e autonomia politica) come Amalfi, Genova, Pisa, Venezia; nascono i liberi comuni, ed iniziano a dilagare le usanze del mediterraneo attraverso libri filosofici e di medicina; infine nascono le prime università a Salerno e a Bologna.
Letteratura medievale
La letteratura italiana inizia in lingue differenti dall’italiano antico, la più antica attestazione di uso di volgare italiano si ha nell’VIII sec. con l’Indovinello veronese e intorno alla fine del 900 con i Placiti campani (atti di un giudice con testimonianze popolari in volgar). In Europa, la letteratura si sviluppa sotto forma di poemi epici a partire dal 1080 in Francia con la "Chanson de Roland" di Turoldo (in 9 libri, in lingua d’oil, lingua alla base del francese moderno, usato nella Francia settentrionale, sulla battaglia di Roncisvalle tra Carlo Magno e i saraceni); in Spagna nel 1140 con il "Cantar de mio Cid" (in 1 libro che riprende il momento della lotta tra cristianità e islam) in Germania nel 1200 con la "Saga dei Nibelunghi" (poema epico-tragico che riprende le leggende fondative dei popoli germanici).
Nel XII sec. prevalgono i romanzi (narrazioni in prosa, non in versi, basati sull’intreccio di più racconti) che approfondiscono la descrizione del singolo e della sua propria interiorità, basati soprattutto sulle figure storiche divenute mito (tipo Alessandro Magno, 356 a.C., grande conquistatore e stratega greco) o sull’epopea cavalleresca, il ciclo bretone (la saga di Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda) come "Cretien de Troi" (scrittore francese presso la corte di Champagne in Francia che scrisse molto sulla saga di Re Artù, tipo "Lanselo" e "Perseval"). Amore, avventura, sono gli elementi chiave, elementi nuovi che esaltano la nobiltà d’animo e il distacco dai beni terreni. Da qui nasce la cultura cortese (si sviluppa nelle corti da cui prende il nome). Autore principale di questo nuovo genere è Andrea Cappellano (1150, scrittore presso la corte di Champagne), con il suo "De Amore" (ripresa di Ovidio, elenca 12 comandamenti per regolare l’amore libero extraconiugale nei primi due libri, nel 3º libro ritratta tutto forse anche per l’età avanzata e per il fatto che era pur sempre un chierico).
C’è quindi una rivalutazione della donna, che precedentemente era considerata strega se non prendeva i voti o non diventava martire, ed emergono le prime scrittrici donne, come Maria di Francia (1145, presso la quale lavoravano Andrea Cappellano e Cretien de Troi, celebri sono di Maria di Francia o di Champagne, i "Lé", o canti in versi sull’amor cortese).
Successivamente al miglioramento economico, avviene anche un miglioramento intellettuale anche dei villani o contadini, infatti iniziano a vedersi i primi racconti in versi in volgare, i fabliau, sulle tematiche erotiche giocose (in ottosillabo) e poi le favole degli animali ("Roma’n du Rena’" che rispecchiano le vicende umane sotto forma di animali). In seguito, soprattutto nella Francia meridionale, si sviluppò la poesia provenzale, in lingua provenzale o d’oc, a partire da Guglielmo d’Aquitania (1071, iniziatore della poesia provenzale, primo poeta a scrivere in lingua volgare, quindi primo trovatore, conte di "Puatia"), che riprende l’amore cortese con momenti della storia individuale del trovatore, poesie accompagnate dalla musica, destinate alla rappresentazione pubblica. Si sperimentano nuove forme metriche, come la canzone, divisa in strofe, con tematiche prestabilite: iniziando con la descrizione di un luogo piacevole, collegata alla bellezza della donna e la descrizione di "Senhal" che nascondono il nome della donna amata. La poesia provenzale era divisa in più generi:
- L’alba, o momento triste della separazione degli amanti dopo una notte d’amore;
- Il pianto o compianto in morte del signore feudale protettore del trovatore;
- Il sirventese o tematiche politico-guerresche;
- Il contrasto o poesia dialogata che vede un primo rifiuto dell’amore da parte della donna;
- Il piacere e la noia, due generi contrapposti, ma simili basati sulla vita di corte, il primo di tono fiabesco e il secondo sul rovesciamento delle aspettative.
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