La formazione della lingua letteraria in volgare: il Medioevo
Il termine medioevo, per quanto riguarda la storia letteraria, indica il periodo della storia della civiltà occidentale che va dalla disgregazione del mondo antico al configurarsi di una società urbana. Per la storia della letteratura questo periodo è caratterizzato da due dati fondamentali: la presenza di un'ampia unità culturale, l'Europa occidentale, che si regge su una cultura latina omogenea nei paesi dell'Occidente cristiano e lo sviluppo delle diverse lingue volgari che porteranno poi alla nascita delle letterature nazionali.
La Francia
La letteratura volgare in Francia inizia a formarsi tra l'XI e XII secolo. Nel Nord, nasce una nuova epica in lingua d’oil che si sviluppa nelle Chanson de geste. La più famosa è la Chanson de Roland nella quale sono presenti i caratteri tipici dell'epica romanza:
- La distanza dal passato
- L’immediatezza dell'azione
- Il rispetto delle gerarchie
- La chiusura verso ogni valore estraneo alla fine
- Il dominio del destino
- Il confronto con il pericolo
La Chanson de Roland è un modello di valori eroici, dove Orlando rappresenta l'eroe che difende l'Occidente contro la minaccia dell'islamismo. Le Chanson de geste nascono come celebrazione del valore militare della classe feudale e cavalleresca. Il cavaliere fa parte dell'aristocrazia, possiede un'armatura e un cavallo per il combattimento, ed è un vassallo che in cambio di un feudo presta servizio militare per un signore.
Durante l'XI secolo, con l’intervento della chiesa, la condizione del cavaliere muta: riceve un'investitura, uno status istituzionale che lo obbliga a seguire un codice d'onore e regole di comportamento come la protezione dei deboli e la difesa della religione. All'epoca della grande espansione normanna, gli antichi guerrieri franchi e i paladini di Carlo Magno sono rappresentati come modelli supremi di eroismo che lottano contro la minaccia portata dagli infedeli saraceni.
Oltre al ciclo che cantava le gesta dei paladini di Carlo Magno si formarono anche altri cicli narrativi: quello conosciuto come Gesta dei baroni ribelli che narra le feroci lotte interne della feudalità carolingia, quello che gravita attorno alla figura del nobile cavaliere Guillame d’Orange e quello delle Gesta delle Crociate.
Il romanzo
Il termine romanzo ha origine dalla sua appartenenza all'ambito delle lingue romanze, quindi volgari: deriva dal francese antico romans, forma sostantivata dell’aggettivo romanz. È il genere che maggiormente caratterizza la letteratura d’oil, infatti nella produzione letteraria in lingua d’oil le narrazioni in versi di argomento cavalleresco furono chiamate così perché rappresentavano la forma della nuova lingua romanza.
La differenza dall'epica consiste nella narrazione riferita ad avventure di singoli individui o di piccoli gruppi di cavalieri, non a imprese militari collettive. Vicende sia storiche che meravigliose e in generale le imprese più nobili si compiono per amore di una donna. Con lo sviluppo dei romanzi in prosa di materia varia, il termine romanzo passò poi a indicare ogni narrazione di ampia misura.
Il pubblico cerca nei romanzi modelli di comportamento cortese e vede nei cavalieri figure di fedeltà al proprio destino, un'esistenza fatta di avventure lontane completamente al di fuori dalla mediocrità quotidiana.
Il termine corte designa i territori adiacenti a un castello di proprietà di un signore nel quale lavorano i servi della gleba, il sistema economico è quello curtense ed è caratterizzato da scarsi scambi con l'esterno. A questa etimologia si sovrappone l'influenza della parola latina curia che indicava in origine il patriziato romano e che poi designò il luogo di raduno dei cittadini più degni, la reggia del sovrano e l'ambiente che si raccoglieva intorno a lui.
Il termine provenzale cort fonde questi due significati facendo prevalere quella che indica l'ambiente che sta intorno al signore. L'aggettivo francese cortois (cortese in italiano) si riferiva a chi si comportava secondo i valori della nobiltà. L'aggettivo cortese resta in uso per definire i valori elaborati nelle corti medievali, o nelle corti che in epoche successive volevano far rinascere ideali cavallereschi. Nel Quattrocento si utilizzò poi l'aggettivo cortigiano che però può assumere anche un senso negativo.
Vari sono i temi del romanzo medievale, ma sempre presente è il rimando all'antichità classica. I romanzi mitologici si ispirano alle storie dell'antichità ma le adattano alla realtà del mondo feudale; gli eroi e le eroine antiche utilizzano il medesimo linguaggio dei cavalieri e delle dame medievali. Un ciclo romanzesco che si rifà all'antichità è il Roman d’Alexandre che ruota attorno alla figura di Alessandro Magno.
Il ciclo bretone si basa sulla materia di Bretagna, sulle antiche leggende celtiche che hanno come protagonisti re Artù e i cavalieri della tavola rotonda. Alla materia bretone appartiene anche la storia di Tristano e Isotta. Il maggior esponente di questo ciclo bretone è il troviere Chrétien de Troyes.
In questo mondo laico e feudale, grazie anche alla lirica provenzale, si afferma una nuova immagine della femminilità. L'amore cortese è la comunicazione con la donna a cui si attribuisce un valore che va al di là del possesso fisico. Si rivolge a donne legate ad un altro uomo e viene così vissuto in situazioni proibite. Un amore che basta a se stesso, che rinuncia ad ogni riconoscimento sociale, l'intensità di questo sentimento accompagna e dà forza al cavaliere ed è al di fuori della normalità quotidiana. Il modello dell'amore cortese caratterizzerà poi tutte quelle concezioni di amore romantico che connettono amore e morte.
Il De Amore di Andrea Cappellano: trattato del XII secolo riprende temi trattati nell'arte di amare di Ovidio, diffonde la concezione dell'amore come unione di una natura superiore estranea al matrimonio.
Storia delle mie disgrazie di Pietro Abelardo: testo in latino nel quale viene narrata la tormentata storia del filosofo Pietro Abelardo e della sua allieva Eloisa che si ritirò a vita monacale. È un'autobiografia del filosofo alla quale si uniscono le lettere che i due amanti si scrissero dopo il 1134. L’amore è qui inteso come rapporto intellettuale di alto livello dove alla donna spetta un ruolo attivo.
La lirica provenzale
Nelle corti di Provenza e della Francia meridionale nasce una poesia lirica in volgare, le cui prime attestazioni scritte appartengono alla seconda metà dell'XI secolo fino all'inizio del XIII secolo. Questo tipo di poesia è prodotta dai Trovatori: termine che deriva dall'antico provenzale, definiva il fare poesia mentre il verbo trobar significava inventare e comporre.
Il vocabolo trobar ha anche una matrice musicale infatti ai provenzali il poetare si presentava come un comporre musica. In italiano con la parola trovatore si identificano quindi i poeti provenzali.
Troviere: Il termine francese antico corrispondente a trovatore è trover, in italiano, e indica i poeti lirici in lingua d’oil del XIII e XIV secolo.
I trovatori sono di varia estrazione sociale: principi e grandi signori feudali, esponenti della piccola nobiltà, cavalieri senza feudo, borghesi al servizio di colti, giullari di grande cultura. Essi creano il primo grande codice della poesia d'amore, trattando in modo innovativo la passione dei personaggi e gli effetti del desiderio sull'individuo.
Il primo trovatore, Guglielmo IX di Aquitania, inizia la sua attività poetica sul finire dell'XI secolo. L'ultimo trovatore, Guiraut Riquier, scrive la sua ultima poesia nel 1292, data che simboleggia il termine della produzione dei trovatori, poiché la produzione successiva assume un carattere accademico e ripetitivo.
I trovatori vivevano nell'ambiente delle corti feudali del sud della Francia, ma anche in Spagna e in Italia del Nord grazie al mecenatismo dei signori. La corte quindi rappresentava il loro pubblico. Componevano i loro testi per iscritto e li musicavano, ma la circolazione delle loro poesie aveva una modalità orale attraverso l'esecuzione dei giullari.
Il giullare, oltre ad avere un suo repertorio, era spesso legato a un trovatore, diversamente dal giullare dell'epica e di altri generi, che è un autore-esecutore e riutilizzava un repertorio anonimo. Il giullare dei trovatori al sud e dei trovieri al nord aveva il ruolo di esecutore di testi d'autore.
In seguito compaiono anche dei canzonieri che raccolgono componimenti di autori diversi, vengono scritti anche delle Vidas le vite dei singoli autori e delle Razos le spiegazioni dei singoli componimenti.
La poesia trobadorica è caratterizzata dal modello dell'amore cortese: il trovatore esalta la donna che spesso coincide con la principessa o con la signora feudale, l’amante è nella posizione del vassallo e ha il compito di servire in modo assoluto e disinteressato. Il trovatore cerca di colmare la distanza causata dalla bellezza della donna, in questa irraggiungibilità si manifesta la potenza dell'amore che mescola astrazione e erotismo. I maldicenti possono minacciare il poeta poiché non riconoscono il fine amore, cioè l'amore perfetto, e lo possono danneggiare. Tutti questi effetti contraddittori della passione sono analizzati nella poesia che allo stesso tempo è godimento e sofferenza.
Nella poesia provenzale ci sono però anche altri temi trattati come la discrezione realistica dell'amore libertino, la comicità quando narra gli amori con donne di bassa condizione sociale, oppure tematiche non amorose che hanno per oggetto motivi morali e politici o riflessioni sulla condizione sociale del poeta.
La crociata contro gli Albigesi
Nel 1208-09, la crociata travolge il sistema feudale delle corti del Sud, molti poeti emigrano verso l'Italia settentrionale e la Spagna. La lirica moderna nasce dalla letteratura provenzale, una poesia d'arte laica in lingua volgare e nella produzione dei trovatori provenzali si incontrano anche i primi esempi di versi regolari. La rima è l'elemento più caratterizzante della poesia dei trovatori, non furono loro a inventarla poiché la rima era già nota alla poesia mediolatina e araba, ma resero l'uso della rima sistematico. La sestina fu inventata da Arnaut Daniel e trasmessa grazie a Dante e a Petrarca. La canzone è il genere centrale della lirica dei trovatori, secondo Dante è il genere più elevato. Il sirventese è il genere dell'impegno politico, della satira, della disputa letteraria e della critica.
Dante e i trovatori
Dante prediligeva tre trovatori: Arnaut Daniel, un grande sperimentatore di forme, Bertran de Born, maestro del sirventese politico, e Guirauth de Bornhelh, che scrisse poesie amorose e morali. Dante lo designò cantore della moralità.
Poesia didattica e poesia comica
In Francia si sviluppa anche una letteratura didattica e morale in volgare. Ha come fine il raggiungimento di un pubblico aristocratico ma anche borghese popolare e raffigura il comportamento umano in termini realistici e concreti.
I bestiari: nel comportamento degli animali viene simboleggiato il comportamento umano.
Roman de la Rose: è un esempio peculiare di poesia didattica del Duecento, scritto da Guillame de Lorris e poi continuato da Jean de Meung. È un vasto poema nel quale si narra un sogno allegorico che Guillame de Lorris racconta in prima persona. S'incontrano diversi personaggi, simbolo di vizi e virtù, in un giardino meraviglioso dove una rosa rappresenta l'oggetto del desiderio amoroso dell'autore. Nella continuazione di Jean de Meung, il poeta esamina gli aspetti della morale contemporanea e dopo varie peripezie riesce a cogliere la rosa. Il poema è un modello didattico laico, un cammino simbolico.
Nella letteratura comica si incontrano invece generi diversi, un ampio ciclo di narrativa comica in versi è il Roman de Renart: opera di giullari e poeti, l'opera raccoglie molteplici avventure, i protagonisti sono animali che parlano e agiscono come uomini in un mondo governato dall'astuzia e dall'inganno. È una parodia delle avventure epiche e cavalleresche e ha come fine morale la salvaguardia dei vizi.
Un altro esempio di letteratura comica sono i Fabliaux: racconti in versi brevi e pungenti che si basano su burle, equivoci, situazioni paradossali, il corpo in tutta la sua fisicità è rappresentato con vivace realismo.
Letteratura latina medievale in Italia
Tra il VI e il XII secolo la letteratura latina in Italia presenta un numero di testi e di autori originali inferiore a quello degli altri paesi occidentali. Il medioevo è però un'epoca di viaggiatori e il carattere universalistico della cultura latina medievale non consente di legare scrittori e opere ad aree geografiche delimitate.
Paolo Diacono, il longobardo, dopo aver vissuto nel palazzo longobardo di Pavia, trascorre alcuni anni alla corte di Carlo Magno, infine si ritira nel monastero di Montecassino. Nella sua opera Storia dei Longobardi (787) attua una piena integrazione tra il mondo latino e mondo longobardo.
Liutprando, nel X secolo vescovo di Cremona, sviluppa una cultura molto composita grazie ai suoi viaggi a Costantinopoli e in Germania. La sua opera più celebre è l’Antapodosis, una violenta polemica in prosa e versi contro il re Berengario.
Anche se la letteratura latina italiana dei secoli XI e XII ha un ruolo minore rispetto alla letteratura latina francese e inglese contemporanea, al suo interno si possono comunque identificare alcune linee generali:
- Una linea ecclesiastica che fa riferimento alla Chiesa di Roma: ha finalità polemiche e di riforma, ma mostra anche attenzione particolare al dato retorico e linguistico.
- Un'attività diversificata si svolge nel Ducato di Benevento grazie alla spinta del monastero di Montecassino dove si produce una poesia religiosa, ma anche una letteratura legata alla corte normanna con funzioni cronistiche e celebrative.
- Una produzione cronistica con finalità pratiche e polemiche si sviluppa nei centri comunali dell'Italia settentrionale.
Arrigo da Settimello
L’Elegia sulla avversità della fortuna di Arrigo da Settimello (1193) è l'opera del XII secolo che ha lasciato più segni nella letteratura successiva: per mezzo di riferimenti classici l’autore analizza la sofferenza personale, confrontando la capacità di resistenza morale dell'individuo e il potere assoluto della Fortuna.
Il ritardo italiano
La situazione storica italiana, a causa delle continue lotte politiche, costringe le classi cittadine a sviluppare principalmente una cultura giuridica e amministrativa. Inoltre, l'Italia subisce maggiormente il peso della cultura ufficiale diffidente verso i generi popolari. La mancanza di una coscienza nazionale non permette ai letterati di accogliere elementi culturali nuovi rispetto a quelli codificati.
La letteratura francese in Italia
Gli stretti rapporti con la Francia e la circolazione dei testi d'oltralpe permettono la diffusione delle letterature romanze in Italia. Nell'XI secolo la conquista normanna nell'Italia meridionale e nella Sicilia permise lo scambio con la cultura francese. Nel XII secolo la lingua d’oil fu usata all'interno della corte normanna e per tutto il XIII secolo numerosi scrittori italiani si cimentarono con la lingua d’oil come Brunetto Latini con il Tresor, esempio di prosa francese, Martin da Canal e Marco Polo.
La grave crisi delle corti occitane del Duecento portò diversi trovatori nell'Italia settentrionale e la diffusione della letteratura provenzale, le corti dei signori dell'Italia settentrionale vollero dare vita a una cultura cortese: i Monferrato, i Malaspina, gli Estensi, i da Romano.
Raimbaut de Vaqueiras fu il primo grande trovatore che soggiornò in Italia, presso i Malaspina a Genova. Il primo esempio di strofe poetiche regolari in volgare italiano fu il suo contrasto Donna, tant vos ai preiada: un dialogo tra un corteggiatore che utilizza strofe in provenzale e una popolana che risponde in dialetto genovese. Questo contrasto rappresenta il primo esempio di uso letterario di un volgare italiano a livello basso e popolare con un’intenzione di parodia linguistica e comicità.
Altri trovatori in Italia furono Peire Vidal e Uc de Saint Circ che scrisse diverse vidas e razos e tentò un assestamento storiografico dell'intera tradizione trobadorica.
Sordello da Goito
Si formò anche una schiera di trovatori italiani che scrivevano in provenzale, il più celebre di questi trovatori italiani è Sordello da Goito, presente anche nel Purgatorio dantesco. Sordello era un piccolo nobile che iniziò la sua attività come giullare, in seguito ebbe rapporti con i vertici della società feudale. Soggiornò in Provenza, poi tornò in Italia presso Carlo d'Angiò. La sua poesia segue i modelli della lirica provenzale ma si contraddistingue per la tensione eroica e il vigore polemico. Ne è esempio il compianto o planh per la morte del signore provenzale Blacatz: il poeta invita i più grandi re e principi contemporanei a cibarsi del cuore del defunto per raccogliere qualche frammento della sua audacia e della sua virtù di cui avrebbero tanto bisogno.
I testi poetici arcaici
Le prime manifestazioni di poesia popolare in volgare in Italia sono precoci e molto anteriori a ogni testimonianza di poesia colta scritta. I versi più antichi in volgare che si sono conservati sono legati alla produzione giullaresca, dalla fine del XII secolo si incontrano i primi testi italiani di carattere non strumentale ma pensati con fini artistici e sono tendenzialmente ispirati a due filoni principali: un filone politico e un filone religioso.
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