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Letteratura di viaggio mod.1 (parte specifica)

Il viaggio nell'antichità e nell'età moderna

Il viaggiatore dell’antichità interpreta il viaggio come una punizione o un sacrificio ed è un viaggio voluto dal destino o fato. Nell’età moderna, al contrario, il viaggio è visto come espressione della libertà dell’individuo che lo intraprende, ed è un mezzo per ottenere piacere. A volte il viaggio è fonte di cambiamento e porta alla scoperta di qualcosa di nuovo o al cambiamento dell’ordine del mondo conosciuto.

La letteratura di viaggio canonica

La letteratura di viaggio canonica inizia a fine '700 con il Gran Tour, ma è preceduta dai testi più antichi che interpretano il viaggio come tema.

Il resoconto di Wenamon

Il più antico resoconto di viaggio pervenuto dall’Antico Egitto è il resoconto di Wenamon; esso è stato conservato in un rotolo di papiro e risale al 1130 a.C. L’autore era un funzionario addetto al tempio di Amon a Tebe ed è egli stesso il protagonista dell’opera. Motivo del suo viaggio: il sommo sacerdote incaricò il funzionario di recarsi in Libano per acquistare un carico di legno di cedro; durante il viaggio in mare viene assalito dai pirati e derubato del suo carico; così decide di rivolgersi alle autorità e, dopo una serie di contrattazioni, riesce a riconquistare il legno rubato. È un testo di viaggio.

La saga di Gilgamesh

Il più antico poema epico occidentale dell’area Mesopotamica è la saga di Gilgamesh. Risale al III millennio a.C. e anticipa tutti i temi dell’epica.

Trama

Il protagonista è Gilgamesh, un semidio e re di Uruk. Egli all’inizio opprime i concittadini e così gli dei decidono di bloccare il suo operato mandando nella città un uomo opposto e complementare al protagonista chiamato Enkidu. L’uomo doveva annientare Gilgamesh ma il piano non riesce perché i due, conoscendosi, diventano amici e vanno a formare una coppia imbattibile che compie molte imprese, come la conquista della foresta dei cedri. Gli dei decidono così di far morire Enkidu che improvvisamente si ammala e muore, gettando Gilgamesh nella disperazione. Egli decide di riportare in vita l’amico e va da un suo antenato, unico sopravvissuto al Diluvio Universale, a chiedere aiuto ma invano. Alla fine del poema Gilgamesh è cambiato grazie a questa amicizia e diventa un re consapevole e benevolo nei confronti dei suoi sudditi (acquista saggezza).

Fasi di redazione e trasmissione

Il poema nasce con i Sumeri, mentre verrà scritto come poema unitario dai Babilonesi. Quindi nasce come testo orale nel III Millennio a.C. ed era costituito da una serie di racconti separati delle imprese del protagonista. Intorno al 1800 a.C. viene costituito come poema unitario e la versione finale è quella del 7° secolo. Sono state ritrovate delle tavolette che riproducono il testo, le quali sono anonime (senza autore); le tavolette sono separate tra loro, ma collegate grazie alla ripetizione dell’ultima frase su ogni tavoletta (ogni tavoletta finisce con una frase, la quale viene ripresa dalla tavoletta successiva). Il titolo originale è la prima frase della tavoletta 1.

Temi

In questo poema troviamo i temi tipici dell’epica come: il viaggio terreno, viaggio nell’aldilà (nei Sumeri è concepito come un mondo di negazione, assenza e tristezza; tutte le anime sono uguali e non c’è gerarchia in base al peccato compiuto), l’amicizia e la guerra come sfida o avventura. Il tema centrale rimane il viaggio che viene inteso come bildungs, cioè un viaggio di formazione che porta l’eroe ad acquistare saggezza.

Testi analizzati dell’Epopea di Gilgamesh

  • Prologo: Prima di introdurre la storia, nel Prologo dell’opera si descrive la figura di Gilgamesh (aspetto fisico e carattere) e si narrano le sue imprese che lo hanno portato ad acquisire saggezza.
  • Tavola 4: Si narra l’avventura dei due amici (Gilgamesh e Enkidu) che vanno a conquistare la foresta di cedri, cioè il bosco sacro agli dei. Il viaggio è costellato da segni premonitori che si manifestano con un sogno a Gilgamesh. Nell’impresa i due eroi sono ostacolati da una parte di dei, ma aiutati da un'altra parte di loro. L’impresa si conclude positivamente per i 2 eroi, con l’aiuto del dio Sole che crea una nebbia per confondere il mostro custode della foresta.
  • Tavole 9 a 11: Queste tavole narrano l’incontro tra Gilgamesh e il saggio antenato Utanapishtim sopravvissuto al Diluvio Universale. Infatti, Gilgamesh, disperato per la morte di Enkidu, decide di incontrare il saggio. Quando parla al saggio riepiloga tutte le sue imprese e il viaggio che ha affrontato, prima ancora di fare la sua richiesta. Il saggio, invece, lo rimprovera per aver affrontato il viaggio senza consapevolezza e gli dice che il destino di ogni uomo, così come quello del suo amico, è di morire e ciò che viene fatto in vita è effimero. Infine il saggio descrive il Diluvio e come è riuscito a sopravvivere.
  • Tavola 12: Qui si narra il viaggio di Enkidu negli Inferi fatto per recuperare degli oggetti di Gilgamesh, ma facendo questo viaggio Enkidu rimane intrappolato negli Inferi. L’amico Gilgamesh chiede quindi l’aiuto divino e quando Enkidu torna sulla terra sotto forma di spirito racconta il suo viaggio.

Il viaggio nella Bibbia

La Bibbia è il testo sacro per i cristiani ed è divisa in Antico Testamento (sacro per ebrei e cristiani) e Nuovo Testamento (sacro solo per i cristiani). Il tema del viaggio nella Bibbia si riscontra in 2 episodi principali:

  • La cacciata dall’Eden di Adamo ed Eva (libro della Genesi 3). Dio caccia Adamo ed Eva dall’Eden come punizione per aver aspirato ad essere uguali a Dio stesso (mangiarono la mela per acquisire la stessa conoscenza di Dio). Qui il viaggio dall’Eden alla Terra è: a) viaggio come espressione della volontà di Dio; b) viaggio come punizione; c) viaggio come purificazione/espiazione dei propri peccati. Altro esempio di viaggio con lo stesso significato è Dio che caccia Caino da dopo l’assassinio di Abele (Genesi 4).
  • Il viaggio degli ebrei dall’Egitto alla Terra Promessa da Dio (Canaan). Nel libro dell’Esodo si narra il viaggio degli Ebrei guidati da Mosè (a sua volta guidato da Dio) verso la Terra Promessa. Tale viaggio ha portato alla fondazione di Israele. Gli Ebrei incontrano una serie di ostacoli durante il viaggio come: l’opposizione del faraone alla loro partenza, le difficoltà nel deserto a causa della mancanza di cibo e acqua (verranno aiutati da Dio) e la guerra all’arrivo nella Terra promessa. Dio aiuta gli Ebrei ad affrontare il cammino da lui stesso voluto, che sarà pieno di tentazioni e di prove: ogni difficoltà porterà il popolo ad acquisire forza e unione, passando dall’essere un gruppo di schiavi a un popolo plasmato da Dio. Infatti, questo è un viaggio di crescita interiore in quanto la sofferenza fortifica il popolo. Alla fine al popolo di Israele viene dato come monito quello di non dimenticare il viaggio affinché la schiavitù non venga dimenticata.

Il viaggio nella letteratura greca

Omero, Erodoto, Pausania

Omero: viaggio nell'Odissea

Per i Greci il viaggio di Ulisse è l’archetipo del viaggio (reale e fantastico) e si tratta di un viaggio di ritorno che Ulisse compie per tornare a casa (Itaca). Attraverso il viaggio di Ulisse riusciamo a capire come i greci interpretavano lo spazio e anche il modo di essere uomo. Lo spazio dell’uomo greco è: uno spazio domestico (in cui l’uomo è un agricoltore che si nutre di ciò che coltiva); uno spazio socializzato (in quanto si crea una comunità sottoposta a delle leggi); uno spazio circoscritto. Ulisse interpreta i diversi modi di essere uomo nello spazio.

Le avventure di Ulisse

Le avventure di Ulisse si dipanano in tre spazi:

  • Lo spazio degli uomini “mangiatori di pane”
  • Lo spazio dei lontani
  • Lo spazio non umano, abitato da mostri e Dei

L’uomo, mortale per definizione, si nutre di pane e degli animali che ha prima offerto in sacrificio. Si colloca in posizione intermedia tra dei e bestie.

Passi dall’Odissea

  • Proemio: è la parte iniziale dell’Odissea che ha il compito di informare il lettore dell'argomento che viene trattato, esponendo le vicende avventurose di Odisseo/Ulisse: le lunghe peripezie dopo la partenza da Troia, la morte dei suoi compagni, la segregazione di Odisseo ad Ogigia da parte della ninfa Calipso, il ritorno ad Itaca ostacolato da Poseidone (padre del ciclope Polifemo). L'Odissea si apre con l'invocazione alla musa Calliope affinché ispirasse il poeta nella composizione dell'opera. Nel Proemio si parla di Ulisse come un “eroe ramingo”, capace di sopportare le sofferenze ed condizionato dal desiderio di tornare a casa. Omero è creatore/organizzatore di uno spazio greco del sapere.
  • Libro I: la dea Atena fa visita a Telemaco assumendo i panni di Mente, vecchio amico della famiglia di Ulisse. Lei è disgustata dalla presenza dei Proci e incita Telemaco a cercare il padre. Lei gli suggerisce di convocare un consiglio per cacciare i Proci che pretendevano di prendere in moglie Penelope e poi gli dice di incontrare il re Nestore a Pilo e il re Menelao di Sparta per fare indagini sulla sorte del padre.
  • Libro IV: Telemaco, figlio di Ulisse, va a Sparta presso Menelao per avere notizie del padre. Egli arriva a Sparta proprio quando si stava celebrando il matrimonio della figlia di Menelao e nel momento in cui arriva egli viene accolto positivamente. C’è la rappresentazione dell’ospitalità dei greci, i quali consideravano l’ospite come sacro perché mandato da Zeus.
  • Libro V: Ulisse si trova da Calipso da 7 anni, nell’isola di Ogigia. Ella offre a Ulisse una vita da semidio, ovvero gli offre la possibilità di rimanere con lei e di non invecchiare (è una tentazione grande per Ulisse). Nel passo c’è il dialogo tra Ulisse e Calipso e la sua decisione finale di tornare a casa: egli, prima di intraprendere il viaggio, chiede a Calipso di non essergli ostile e lei glielo garantisce. Alla fine, Calipso (ricevuto il messaggio da Mercurio) cede, anche se afferma di essere superiore a Penelope; Ulisse risponde che ella era superiore ma che nel suo cuore c’era il desiderio di fare ritorno. Alla fine, lei lo aiuta a partire e gli fornisce delle armi. L’ospitalità di Calipso è una finta ospitalità, che la ninfa architetta seguendo tutti i rituali e le norme, con l’intento di trattenere per sempre l’uomo con lei.
  • Libro VI: Ulisse arriva dai Feaci, che rappresentano il popolo più ospitale; qui c’è un ritorno alla civiltà in quanto essi sono umani (= è un popolo diverso dai greci). Ulisse è naufragato sulla spiaggia e Atena, la dea che lo protegge, proprio quel giorno, suggerì alla principessa Nausica (figlia del re dei Feaci, Alcino) di andare con le serve sulla spiaggia. Ulisse, seminudo e nascosto tra gli arbusti, iniziò a chiedersi se fosse arrivato o meno in una terra ostile e, quando decise di uscire allo scoperto (Omero lo paragona a un leone che va alla ricerca della preda), le fanciulle che stavano giocando a palla si spaventarono ad eccezione di Nausica (per intervento di Minerva). Inseguito Ulisse inizia a parlarle da lontano per chiederle dei vestiti e ospitalità, attraverso una captatio benevolentiae (=un elogio di Nausica).
  • Libro VIII: Ulisse partecipa al banchetto dei Feaci. Alcino fa una festa in onore dell’ospite di cui non conosce l’identità e gli fa anche un dono (pugnale). Alcino fece preparare un bagno ad Ulisse, viene vestito e poi va al banchetto. C’era un cantore al quale viene chiesto di raccontare la storia del cavallo di Troia (questa parte è raccontata nell’Eneide): i greci fanno finta di aver abbandonato l’assedio e lasciano un cavallo di legno dove si nascondono alcuni cavalieri nella sua pancia (tra cui Ulisse). Quando i troiani vedono che non c’era più l’accampamento, alcuni vogliono portare il cavallo all’interno della città. I troiani avevano resistito 10 anni e alla fine Troia viene sconfitta. Mentre Ulisse ascoltava il racconto della sua impresa inizia a piangere e Alcino, essendosi accorto di questo, fece interrompere la storia. Infine chiede ad Ulisse il suo nome e da quale terra arrivi. I Feaci rappresentano l’ospitalità perfetta (quest’ultima è simile a quella greca).
  • Libro IX: l’isola dei ciclopi. Ulisse narra ad Alcino l’incontro con il ciclope Polifemo: qui c’è il capovolgimento dell’ospitalità dei greci con l’incontro di Polifemo, il ciclope che rappresenta un mondo non umano. Ulisse inizia poi a descrivere i ciclopi: sono mostri con un solo occhio e abitano su un’isola concessa loro dagli dei dove pascolavano le capre. Qui la terra produceva spontaneamente senza l’intervento dell’uomo; non è uno spazio socializzato in quanto non vi era una comunità con delle leggi; i ciclopi vivevano ognuno nella sua grotta. Quando Ulisse arriva sull’isola che sembrava deserta, per la sua curiosità, lascia la nave e va a esplorarla insieme a 12 compagni per capire se era o meno una terra ostile. Nell’esperienza sull’isola Ulisse uscirà vincitore, anche se molti suoi compagni vennero uccisi da Polifemo (figlio del dio del mare). Nell’esplorare l’isola Ulisse e i suoi compagni portarono con sé un otre di vino. Poi entrarono nella grotta del ciclope, anche se in quel momento non c’era nessuno. Viene descritto poi lo spazio della grotta: le capre erano divise per età; c’è il formaggio e il latte. I compagni volevano rubare qualcosa da mangiare e andare via ma Ulisse voleva scoprire chi c’era sull’isola. Quando il ciclope arrivò produsse un forte rimbombo nella caverna e con un grande masso chiuse l’ingresso (i compagni e Ulisse erano rimasti imprigionati dato che non erano in grado di sollevare il masso). Inseguito il ciclope, mentre accende il fuoco, vede Ulisse e i suoi compagni: Polifemo gli chiede come mai siano arrivati lì e se erano pirati o commercianti; Ulisse gli rispose che sono greci e che stanno tornando a casa e poi lo prega di dargli un dono ospitale perché gli ospiti sono sacri a Giove. Polifemo disse che i ciclopi non si interessano agli dei e poi chiede a Ulisse dove sia la loro nave (per cercare di distruggerla); Ulisse però capisce l’intento e afferma che la nave è naufragata. Così Polifemo prende due compagni e li mangia. Anziché indire un banchetto per gli ospiti, Polifemo mangia gli ospiti stessi e fa lui un banchetto (rovesciamento dell’ospitalità greca). Polifemo dopo il banchetto si addormenta e nel mentre Ulisse pensa di ucciderlo; egli però si ferma perché senza il ciclope non sarebbero più potuti scappare. Così Ulisse, mentre il ciclope era uscito con le capre, escogita un piano: vedendo un ramo nella grotta ne taglia una parte, la lavora creando una punta e poi mette il ramo a roventarsi sul fuoco. Il piano era accecare il ciclope e per l’impresa estrasse a sorte due compagni. Quando il ciclope tornò nella grotta decise di mangiare altri due compagni; così Ulisse decise di offrirgli del vino dicendo che gliene avrebbe portato altro una volta liberato. Il Ciclope afferma che anche sull’isola c’è il vino ma non come quello di Ulisse che sembrava ambrosia. Inseguito il ciclope ubriaco chiede il nome a Ulisse in cambio di un dono ospitale; Ulisse dice di chiamarsi “nessuno” e il ciclope dice che il suo dono è che lo mangerà per ultimo. Quando poi il ciclope si addormenta viene accecato con il tronco: emise un urlo per il friggerle dell’occhio e per il dolore uscì dalla grotta per chiamare aiuto dicendo che “nessuno lo aveva accecato”. Gli altri ciclopi dissero di pregare suo padre Nettuno. Ulisse dopo aver neutralizzato il ciclope pensò un modo per uscire dalla grotta: il ciclope aprì la caverna pensando che gli uomini sarebbero usciti ma Ulisse lega le capre 3 a 3 e fa nascondere sotto la capra centrale un compagno; Il piano era uscire insieme al gregge. Mentre le capre escono vengono tastate da Polifemo, il quale non si accorge di niente. Ulisse, per ultimo, si mette nel montone più grosso, il preferito di Polifemo: c’è poi un dialogo tra Polifemo e il montone in cui gli chiede come mai sta per ultimo e se va lento perché soffrisse per il padrone. Appena usciti dal recinto i compagni e Ulisse fuggono verso la barca. Alla fine Ulisse, una volta al largo, parla al ciclope dalla barca: il ciclope gettò un masso in acqua per la rabbia che creò un onda che smosse la nave; poi Ulisse gli rivelò il suo nome e gli disse di provenire da Itaca.
  • Libro X: Falsa ospitalità di Circe. Si narra il soggiorno presso Circe, una maga che imprigionò alcuni compagni di Ulisse trasformandoli in maiali attraverso una pozione e una bacchetta: gli uomini vengono trasformati in animali perché dediti ad una vita di piaceri corporali (mantengono però la loro coscienza e anima). Si manifesta così la tentazione di dedicarsi a una vita di piaceri corporali che portano all’oblio e una trasformazione fisica. Ulisse, memore dell’esperienza con il ciclope, manda solo qualche compagno ad esplorare; non tornando allora va anche lui (aiutato dalla divinità e utilizzando un’erba riesce ad essere immune dal potere di Circe). Quando arriva da Circe lei lo accoglie e lo invita nel suo letto; però lui dice che “finché non mi giuri che non userai il tuo potere io non verrò”. Lei dopo aver giurato fece preparare acqua calda e un banchetto. Però Ulisse, temendo nuovi inganni, chiede a Circe di dare forma umana ai suoi compagni, sennò non avrebbe accettato tutti questi piaceri. Così Circe li ritrasformò in uomini ancora più belli di prima e si unirono tutti in un banchetto (Ulisse va a chiamare anche i compagni sulla nave). Infine Ulisse va via.

Quindi: Feaci (ospitalità...)

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ginevra2610 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura di viaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Lorenzetti Sara.
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