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Letteratura italiana Barucci 18-19 – Orlando furioso

Scuola siciliana 1230-50

La corte di Federico II di Svevia era accentrata e promuoveva la cultura, ingaggiando una lotta culturale per l'egemonia sul papato. Si cercava di distanziarsi dalla cultura ecclesiastica scritta in latino, dando alla letteratura una funzione ideologica e quindi volgare. Vi fu l'assorbimento di due lingue e due generi letterari francesi: la lingua d’oil (nord, ciclo bretone e carolingio) e la lingua d’oc (sud, poesia occitana-provenzale, poesia per intrattenimento con musica, trovatore).

La poesia provenzale era divisa in piccole corti ma insieme formava un corpo unitario e coerente. Il tema centrale era l'amore per la donna castellana (irraggiungibile, amore frustrato e idealizzazione della donna). Si usava il sehnal per celare l'identità della donna amata, mentre i trovatori cantavano di questi amori. Alla corte di Federico II sparisce la musica, lasciando solo il testo poetico. Nell’amore per la donna, lo stacco sociale che rende impossibile l’amore nella poesia provenzale diventa un distacco interiorizzato e ideale, eliminata la dimensione militare (guerra tra le varie corti in Provenza). La lingua era codificata da varie influenze, creando una forma primordiale di volgare italiano.

Dopo la morte di Federico II, la poesia siciliana decade e arriva a noi tramite riadattamenti e trascrizioni fiorentine del centro-nord, creando un allontanamento dal testo originale e un'inconsapevolezza di chi lo legge. Tutto è frutto di misunderstanding e interpretazioni sbagliate.

Nel sonetto di Jacopo da Lentini, "Io m'aggio posto in core a Dio servire", la donna è sacralizzata come ambasciatrice di Dio in terra, portando una dimensione religiosa e paradisiaca. Si enuncia la bellezza della donna per godere di un alto sentimento in terra e felicità ultraterrena, senza intenzioni fisiche o peccaminose. Il comportamento è di gioia, felicità, serenità e consolazione nel vedere la donna, che è paragonata a una Madonna, portando sentimenti cristiani. L'amore è visto come nobilitazione (1230-50).

Guittone d'Arezzo

Alla fine del 1200, non vi sono più corti e nella poesia si introduce la dimensione filosofica e scientifica, con un contrasto tra nobiltà e borghesia, e l'idea di nobiltà di sangue contro nobiltà d’animo, cambiando tutto un sistema di valori.

Stilnovo

La canzone manifesto dello Stilnovo, "Al cor gentil rempaira sempre amore", paragona la donna a un angelo, introducendo riferimenti cosmologici, teologici e filosofico-scientifici. Si rifondano le basi dell’idea di amore, che non è più materiale come nella poesia cortese, ma diventa un'esperienza interiore e contemplativa, mai corrisposta. L'amore è per chi è nobile d’animo e nobilita, con la donna smaterializzata da quanto è idealizzata. Ordine e compostezza caratterizzano il dolce stil novo, definito da Dante (1235-1276).

Guinizzelli

Nella Bologna già città universitaria, Guinizzelli precede Cavalcanti e Dante. La canzone manifesto "Al cor gentil rempaira sempre amore" (1263-74) illustra la dottrina stilnovistica, con la donna che assume un ruolo provvidenziale sul piano morale, e include componenti filosofiche, teologiche e scientifiche. Le metafore utilizzano elementi naturali, corrispondenze e analogie (dimensione pseudo-scientifica). L’idea di cuore nobile a cui arriva l’amore, perché attratto, è il suo luogo naturale. L’amore per la donna nobilita il cuore già nobile, con un’azione purificatrice indipendentemente dal ricambio sentimentale. Progressivamente le metafore e le similitudini si fanno più alte, e il paragone con la donna è sempre meglio. La nobiltà d’animo è superiore alla nobiltà di sangue. Esiste una dimensione cosmologica con Dio e intelligenze angeliche, uomo e donna. Guinizzelli si giustifica con Dio dicendo che la donna sembrava un angelo, non sbagliando ad amarla. La canzone è composta da 6 stanze, 10 versi ciascuna.

Nella canzone "Io voglio del ver la mia donna laudare", ci sono analogie naturali, la dimensione è abbassata per accuse, ma entra in gioco la dimensione erotica pur mantenendo quella salvifica del saluto. Il sonetto (1263-74) esplora l'idea di apparizione, dimensione religiosa e manifestazione di qualcosa di straordinario. I fiori hanno un’accezione erotica. Le quartine riguardano la bellezza, le terzine la funzione salvifica.

Cavalcanti

Toscano, Cavalcanti presenta per primo l’idea di amore come amore-dolore ed è conosciuto come filosofo eretico, associato all'averroismo e all'aristotelismo radicale. Amore per la donna passa attraverso gli occhi e si deposita nella parte più bassa dell’anima, disturbando interazioni e processi interni dell’uomo. L’impressione e l’effetto di morte sono causati dall’amore per la donna, con una concezione dolorosa, negativa e fallimentare dell’amore. Oscurità e tormento della passione dominano, con un tema negativo di sbigottimento e angoscia di fronte alla superiore perfezione della donna. È un momento introspettivo per gestire i sentimenti creati dalla donna (in interiore homine), rappresentato in modo astratto e reale, come condizione universale di dolore e frustrazione.

Il sonetto "Voi che per li occhi mi passaste il core" (1280-1300) parla di dolore comune e universale (sospiri), assopimento dell’anima, malfunzionamento per amore, svuotamento interiore, angoscia e dolore, e riscossione dopo l'attacco, per l'impressione di morte. Usa un linguaggio bellico, come accusa, come dimensione di battaglia con la donna amata o con i sentimenti che lei crea. Amore è forza distruttiva, con solo effetti negativi.

Nel sonetto "Chi è questa che ven" (1280-1300), mostra qualcosa di eccezionale in senso positivo, con reminescenze erotiche e sensuali, e l'idea di persistente svuotamento delle funzioni fisiologiche dell’uomo. Riprende Guinizzelli ma in termini negativi. La dimensione è universale, salvezza e dolore. La conoscenza diventa un dramma conoscitivo nella propria incapacità di conoscere appieno l’oggetto del proprio amore. Sentimento di inferiorità e frustrazione non derivano dall’amore non ricambiato, ma dalla natura della donna di andare oltre umana comprensione, appartenendo a una dimensione a cui l’uomo non può arrivare con il proprio intelletto (dimensione divina, ultraterrena). L’umiltà della donna ha una funzione positiva sull’uomo, con qualità assoluta e indipendente dall’amore del poeta, portando saluto e salute, contrapposta alla superbia con umiltà e benevolenza.

Dante

Nel 1274, Dante incontra Beatrice. I suoi maestri furono individuati in Brunetto Latini e Cavalcanti. Fu un guelfo bianco ed esiliato nel 1302, in seguito a un colpo di stato dei neri, opponendosi a Bonifacio VIII e rimanendo fiducioso nell’imperatore Arrigo VII.

"Vita Nova" è un'opera pensata in questa forma da Dante, strutturata tra il 1292-93 e composta tra il 1283-93. La prima edizione completa è stata stampata nel 1576. È un prosimetro (parti di prosa con funzione di commento alla poesia, auto-interpretazione e per 'riempire buchi' narrativi, scritta a posteriori) e di poesia. La disposizione cronologica di testi antecedenti è dedicata a Beatrice, per dare simbolicamente una struttura al suo amore per lei. È il primo macrotesto organizzato in cui ogni parte ha significato e valenza autonoma, assumendo un’altra se considerata nell’insieme. Ha una concezione moderna e originale.

Il modello per "Vita Nova" deriva da "vitas" (vite autori provenzali) e "razos" (ragione, autocommento). Quindi "vita nova" è vita giovanile e vita rinnovata dall’amore di Beatrice, un romanzo di formazione, non più concezione individualistica dell’amore. Tutto è giocato su memoria e interpretazione personale, rapporto scritto-vissuto. La dimensione è teologica e cosmologica-filosofica (Aristotele). Nel capitolo 29, Beatrice muore.

Nel capitolo 19, Beatrice toglie il saluto, e la poesia della lode (lodare la donna come entità teologica) si rivolge a donne che comprendono. "Avete intelletto d’amore" è una canzone con endecasillabi, poesia alta, convenientia (corrispondenze tema-stile), mutamento della concezione dell’amore e stile di conseguenza. La canzone è composta da endecasillabi, con 5 stanze, 14 endecasillabi ciascuna, con struttura interna di sonetto. Lode di Beatrice per ragionare con donne che conoscono amore; solo con loro può fare questo discorso.

"Tanto gentile e tanto onesta pare io voglio del ver la mia donna laudare" e "Chi è questa che ven" sono sonetti che affrontano l'idea stilnovista di passeggiata e saluto, gentilezza d’animo, umiltà. Il termine "appare" indica una dimensione miracolosa, figura teologica ed eccezionale. Descrive effetti causati dalla donna, senza la negatività di Cavalcanti.

La "Rime" è un'opera postuma, raccolta di poesie tra il 1283-1308. Comprende sperimentalismo e varietà, con "trobar leu e trobar clutz", rime petrose, stilnoviste, comico realistiche, cortesi, ecc. Le rime petrose sono 4 testi, trobar clutz, dedicati a una donna che non lo ricambia, e includono "Così nel mio parlar voglio", che esprime convenientia, amore erotico e sensuale, stile aspro. L'essere aspro è in corrispondenza con la donna, lo stile, il linguaggio e le immagini utilizzate. È una canzone di ossessione amorosa, frustrazione e dimensione molto materiale e fisica. Il modello è Arnaut Daniel (trobar clus), con l'idea di amore passionale e doloroso. La canzone ha stanze da 13 versi, endecasillabi e settenari, congedo di 6 versi con schema identico alla sirma. È una dichiarazione poetica di donna assassina e malvagia.

Nel sonetto "Guido i vorrei che tu Lapo ed io", il linguaggio è semplice e il tema leggero. Si parla di Guido Cavalcanti e Lapo Gianni. È un sonetto giovanile. Il testo parla di incantatore ed incantamento, amore e magia, con riferimento al plazer provenzale. Il sonetto segue lo schema ABBA ABBA CDE EDC.

Dopo l'esilio

  • De vulgari eloquentia: Portare il volgare al livello del latino agli occhi degli intellettuali, scritto in latino. L'idea è che il latino sia stato elaborato prendendo il meglio da ogni lingua per creare una lingua comune, un modello applicabile anche al volgare, lingua unitaria italiana che deve essere aulica, illustre, cardinale e curiale (1303-1305).
  • Convivio: Pensato come prosimetro, poesie e auto-commento. Scritto in volgare perché tutti potessero partecipare al banchetto del sapere. Tratta temi di natura intellettuale e morale. Alla fine, riscrittura finale di "Vita Nova" con rebound dopo che Beatrice muore (1290) (1304-1307).
  • De monarchia: Scritto in latino, affronta ideologicamente il rapporto tra papa e imperatore. Si rivolge a tutti gli intellettuali d’Europa. L'imperatore deve essere indipendente dal papa perché deve vegliare sulla felicità terrena attraverso la filosofia, mentre il papa controlla la teologia che porta alla felicità ultraterrena.

Commedia

La "Commedia" è sacra, una forma cristiana del poema latino. Due modelli del poema chi visita l'inferno sono San Paolo e Enea. L'inferno è diviso in 3 sezioni (incontinenza, frode e violenza), il purgatorio in 7 vizi capitali e 3 sezioni (amore per l’oggetto sbagliato, troppo poco amore, troppo amore) e il paradiso secondo il sistema tolemaico che deriva da Aristotele. Le terzine incatenate forniscono un metro di continuità narrativa. Nel purgatorio, canto 30, vv 19-75, c'è l'apparizione di Beatrice, la scomparsa di Virgilio e il rimprovero di Beatrice. Sono terzine endecasillabi, terzine incatenate.

Petrarca (1304-1374)

Intellettuale europeo d'origine borghese, il primo grande umanista che concepì il mondo moderno e il tempo come caos, con una grande consapevolezza (Dante ha ancora una concezione medievale) e un’idea di perdita rispetto alla classicità. Filologia della lingua latina, contro la concezione del latino come lingua stabile e perfetta. Guadagnò fama immediata e la laurea poetica. Fu amico di Boccaccio e si stabilì presso i Visconti a Milano. La letteratura divenne la sua professione esclusiva.

Il suo autobiografismo restituisce al lettore un profilo ideale di sé stesso con l’illusione che sia veritiero. Questo porta a consapevolezza e frustrazione esistenziale, con un’autoanalisi costante, in una dimensione e umore malinconici.

"Secretum" ("Il segreto conflitto dei miei affanni", 1347-1353) è una prosa latina su modello delle "Confessioni" di Sant’Agostino. È un dialogo in 3 libri tra lui e Agostino sorvegliati dalla Verità. L’autobiografismo analizza i suoi conflitti interni. Agostino rappresenta la norma razionale, il super io, mentre Petrarca rappresenta l’es e le pulsioni. L'accidia è il bisogno di sfuggire, ma c'è l’incapacità/mancanza di forza di volontà di trasformare la tensione spirituale in azione per cambiare la propria situazione, oltre alla lussuria, cioè il desiderio per Laura. Non c'è serenità, c'è autoriflessione, che porta a frustrazione e insoddisfazione personale. "Sparsi frammenti della mia anima". In chiusura, c'è più consapevolezza ma comunque inquietudine.

"Rerum vulgarium fragmenta" (Canzoniere) applica le idee del "Secretum". È modellato su "Vita Nova" ma senza prosa (non ha struttura e scansione cronologica). Si compone di 365 testi più un testo proemiale. La morte di Laura nel 1348 divide il testo in poesie prima e dopo la morte. Laura è una figura ambigua, forse metaforica (aria, oro, irraggiungibilità, laurea poetica, preziosità, alloro). Sempre ci sono giochi di parole e significati con sehnal, amore sensuale e carnale. La lingua e lo stile sono monolinguismo e monostilismo, espressione dell’interiorità, non pluri-come Dante che tira in mezzo cielo e terra. Le forme metriche includono ballata, canzone, sonetto, madrigale e sestine.

"Voi che ascoltate in rime sparse il suono" è un sonetto proemiale che introduce ed enuncia le intenzioni. L'elaborazione estetica del sé porta ad autocommiserazione, una lettura a posteriori della propria vita e delle proprie esperienze. Il concetto di evoluzione del sé è moderno, con contrapposizione tra passato e presente. L'autoanalisi è il tema definitivo del sonetto. C'è un richiamo a "Donne che avete intelletto d’amore". Laura è vista come un errore giovanile, vanità della speranza e del dolore, vergogna. Il sonetto segue lo schema ABBA ABBA CDE CDE.

"Erano i capei d’oro a l’aura sparsi" è un sonetto che paragona la donna ad un angelo nel contesto del passare del tempo. Ci sono antitesi e coppie, tutto giocato su contrasti e contraddizioni. La soggettività della percezione è centrale. La piaga d’amore non si sana quando l'arco viene allentato. Il sonetto segue lo schema ABBA ABBA CDE DCE.

"I’ vo piangendo i miei passati tempi" è l’ultimo testo che chiude il canzoniere. Esprime frustrazione e sconfitta personale. Le prove intellettuali e il desiderio di spiccare il volo per raggiungere mete spirituali sono stati ostacolati dall’errore giovanile. L’accidia riaffiora, cercando giustificazioni. Il sonetto è composto in forma di preghiera, seguendo lo schema ABBA ABBA CDC DCD.

Boccaccio (1313-1375)

Con maestri ideali come Dante e Petrarca, Boccaccio ha esplorato la lingua volgare, la cultura umanistica, lo sperimentalismo, il gusto dei classici e l'erudizione. Fin dal periodo di formazione è stato a contatto con le corti, e verso la fine della sua vita si dedicò al sacerdozio. Nella fase giovanile, le sue opere riflettono sperimentalismo e filogenia.

Il Decameron è ambientato nel 1348, durante la peste a Firenze. Racconta di 7 donne e 3 uomini che si rifugiano in campagna. Presenta 3 livelli: narratore, cornice e novelle. Domina la dimensione umana. Ogni giornata nomina un re o una regina che sceglie il tema. Ci sono 4 macrotemi (fortuna, amore, ingegno e virtù) e due giornate con tema libero. Il primo testo include un incipit e un'introduzione da parte del narratore alla situazione, rivolgendosi alle donne. Mira a ricreare un mondo, con un'analisi di Firenze e dei giovani come nuovi creatori, seguendo il mito della genesi. I nomi dei giovani hanno riferimenti letterari.

Nell'introduzione alla quarta giornata, il narratore interrompe la cornice, con un intervento filogino dopo aver subito critiche (per la pubblicazione delle prime tre giornate, e per eventuali critiche future, o la cornice è stata scritta dopo le novelle). La poesia non nasce dalle muse e dalle donne idealizzate, opponendosi alla concezione di donna irraggiungibile. La poesia nasce dal reale, quindi anche dalle donne vere. Riprende l'episodio del "Novellino" ma gli dà struttura e più senso, passando dalla misoginia e religiosità-misticismo alla filogenia e realismo, con la novella delle papere.

Fine 400 - Poliziano, Boiardo, Lorenzo il magnifico

Con l'avvento del Neoplatonismo, la stagione d'oro di Firenze segna una rinascita della letteratura alta in volgare. Viene enfatizzata la contemplazione, armonia, pienezza vitale e bellezza, tutto rimandando a un mondo ideale ma con consapevolezza, quindi una velata malinconia. C'è un avvicinamento estetico e morale a Petrarca oltre all'eclettismo.

Poliziano (1454-1494)

Genio e conoscitore delle lettere classiche, Poliziano è stato accolto alla corte dei Medici nel 1473 (precettore del figlio di Lorenzo e cattedra di lettere classiche). Scrisse poesie in volgare. Dopo la congiura dei Pazzi nel 1478 e la morte di Giuliano (dedicatario delle "Stanze"), Poliziano si rifugiò a Mantova dai Gonzaga. La virtù dell’uomo si esprime al meglio tramite la letteratura, la filosofia, la filologia e la poesia. L’arte ha una funzione civilizzatrice con una tensione stilistica eclettica.

Le "Stanze per la giostra" sono un poemetto di natura encomiastica per Giuliano de' Medici, non pubblicato completamente poiché Giuliano morirà durante la congiura dei Pazzi. Narra del processo di formazione di Giuliano che si apre all’amore di Simonetta (Vespucci), prima solo dedito a caccia e poesia. La dimensione è terrena ed eroica (vittoria durante la giostra, simbolico) ma anche intellettuale, spirituale e ideale (amore, maturità). Renovatio dell’anima attraverso l’amore. Tutto è iscritto in un mondo ideale e metafisico, con riferimento a mondo e magniloquenza classica docta varietas.

Composte dal 75 al 78, due libri secondo non finito, rifacendosi a vari modelli, eclettismo, metafora dell’ape che fa il miele andando di fiore in fiore e poikilia (mescolare elementi letterari presi da vari autori ma nascondendoli). Il secondo libro è ambientato nel mondo di Venere, mondo delle idee di Platone.

Le ottave sono strofe di 8 endecasillabi, forma della narrazione semplice e scorrevole, musicale. Sono pensate per l’ascolto popolare.

Lorenzo il magnifico (1449-1492)

Stilisticamente eterogeneo, Lorenzo il Magnifico fu un attivo statista e protettore delle humanae literae, uomo politico ideale durante l’umanesimo. Le sue "Rime" spaziano dalla fase giovanile alla maturità (65-84), da cui poi trae un commento (in prosa) di 41 testi.

"La Nencia da Barberino" è un'opera in cui egli si immedesima in un contadino che descrive una contadina molto bella. V’è un abbassamento del registro, una dimensione corporea e molto bassa, quasi come esercizio di stile. Le ottave sono la forma di questa narrazione.

Boiardo (1441-1494)

Boiardo è noto per il poema cavalleresco come rievocazione di un mondo cavalleresco e cortese in chiave moderna.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tocle di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Barucci Guglielmo.
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