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Letteratura Italiana (M-Z)

Appunti delle lezioni tenute nel secondo semestre dell'anno 2018.
Moduli A e B + poco C. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Barucci, dell'università degli Studi di Milano - Unimi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura italiana docente Prof. G. Barucci

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Dante lo incontra tra i lussuriosi ma non una lussuria della persona, ma legata all’idea di amore.

Dante nel purgatorio sta mettendo in pratica ciò che è implicito nella canzone, la condanna di dio

perché lui ha amato una cosa terrendo al posto di dio. Sotto questo aspetto si capisce perché dante

fa si che Francesca da rimini, quando racconta la meccanica del suo innamoramento inizia con

citando questa canzone. Dante individua le implicazioni del testo che è laico perché guarda all’amore

dal punto di vista politico, filosofico e concentrato sull’individuo che si sente parte di un cosmo.

Altro testo di Guinizzelli “io voglio del ver la mia donna laudare” sonetto: usa similitudine per donna.

Io voglio del ver la mia donna laudare

ed asembrarli la rosa e lo giglio:

più che stella diana splende e pare,

e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.

5 Verde river’a lei rasembro e l’âre,

tutti color di fior’, giano e vermiglio,

oro ed azzurro e ricche gioi per dare:

medesmo Amor per lei rafina meglio.

Passa per via adorna, e sì gentile

10 ch’abassa orgoglio a cui dona salute,

e fa ’l de nostra fé se non la crede;

e no·lle pò apressare om che sia vile;

ancor ve dirò c’ha maggior vertute:

null’om pò mal pensar fin che la vede.

Io voglio in verità lodare la mia donna e assimilarle la rosa e il giglio, la mia donna splende e si

manifesta (pare), agli uomini più che venere e io assimilo a lei tutto ciò che è bello su nel cielo.

A lei io assimilo un prato verde e l’aria, e tutti i colori dei fiori, giallo e vermiglio, oro e azzurro e

ricche gioie.

Ciò che provo per la donna di raffina meglio.

Due quartine che giocano sulla similitudine “Plazer”, elemento provenzale, piacere, cose belle.

Importanza somiglianza, rosa e giglio sono attributi mariani. La terzina è diversa, segno che non

siamo arrivati ai vertici, segno che si è ancora alle origini. Qui sta descrivendo un incontro per strada,

episodio che avrà fortuna enorme nella poesia italiana.

Passa per la via ed è così nobile che abbassa l’orgoglio alle persone a cui dona il suo saluto e fa

convertire gli uomini se non hanno fede, non le si può avvicinare un uomo che sia vile, e vi dirò

ancora che la mia donna ha una virtù ancora superiore nessun uomo può pensare il male fino a che

la vede.

Le terzine si concentrano su una passeggiata in cui la donna è nobile e saluta, e produce con il suo

saluto un miglioramento interiore morale dell’uomo.

I suoi contemporanei si accorsero che era rivoluzionario. Bonagiunta Orbicciani è un poeta della

scuola precedente, è un conservatore con esso Dante arriva a definire il suo modo di fare poesia. Egli

manda un sonetto a Guinizzelli e gli dice voi che avete cambiato il modo in cui si fa la poesia

dell’amore, lo ha individuato e gli rimprovera che non si capisce niente, fate il filosofico, non si può

trovare chi sa spiegare il vostro modo di parlare. Individua la matrice filosofica bolognese, canzone in

cui si riverse filosofia e teologia di Bologna.

Aspetto del “dolce” stil novo, dante identifica in Guini il padre per la filosofia e per la dolcezza.

La lingua è dolce perché i concetti filosofici sono veicolati da similitudini, è la similitudine naturale

che facilita la lettura, non cerca le asprezze ne le difficoltà.

GUIDO CAVALCANTI

poeta sfortunato, tecnica e complessità. Ha 6 anni più di Dante, viene cancellato da lui.

Siamo a Firenze, Dante lo chiama “amico” e Cavalcanti sarà il dedicatario della prima opera di Dante:

legame stretto.

Succede qualcosa tra i due, si allontanano, c’è n implicazione politica, perché i Cavalcanti sono una

famiglia nobilissima di Firenze, Dante è di aristocrazia minima, fa debiti, suo padre fa l’usurario e

infatti non ne parla mai. Dante entra in politica in posizione popolare e plebee, c’è distacco, che

porterà alla morte di Cavalcanti, che forse muore in esilio di malaria da Dante che è priore della città.

È un elemento che Dante elaborerà. Il problema principale è in chiave filosofica perché cavalcanti è il

primo poeta filosofo della poesia italiana, porta allo estremo Guinizzelli, perché appartiene a una

scuola filosofica particolare, l’averroismo o aristotelismo radicale, Aristotele è la base del pensiero

occidentale, ma è anche la base dell’ortodossia cristiana perché essa è basato su san Tommaso

d’acquino, commentatore arabo, l’aristotelismo radicale è un’interpretazione atea e pessimista, ciò

che per il cristianesimo è un dio personale nell’averroismo c’è un intelligenza superiore che non è

personale ma astratta, ma c’è un idea che non c’è l’anima individuale, nell’ortodossia cristiana

invece dio crea ogni anima, nell’averroismo, la nostra identità è data da una sovrapposizione di

funzioni biologiche.

L’immagine di cavalcanti avrà fortuna nella cultura medievale, Boccaccio scriverà una novella su di

lui in cui viene descritto che si aggira per un cimitero e la gente rozza di Firenze dice che va cercando

la dimostrazione filosofica della non esistenza di Dio.

Filosofo distratto, gioca a scacchi e non si accorge che un ragazzino gli inchioda un mantello alla

panca. Nella cultura poetica fiorentina, concezione dell’anima destinata a morire, idea di anima

materiale, esito di funzioni fisiologiche. Per cavalcanti l’amore non ha effetti positivi, ha effetto

distruttivo perché interrompe il meccanismo fisiologico, impedisce il passaggio dalle sensazioni

all’anima razionale. Qualcosa di diverso. Poesia alta nobile e tragica.

PARAFRASI “voi che per gli occhi”

Voi che per li occhi mi passaste ’l core

e destaste la mente che dormia,

guardate a l’angosciosa vita mia,

che sospirando la distrugge Amore.

5 E’ vèn tagliando di sì gran valore,

che’ deboletti spiriti van via:

riman figura sol en segnoria

e voce alquanta, che parla dolore.

Questa vertù d’amor che m’ha disfatto

10 da’ vostr’occhi gentil’ presta si mosse:

un dardo mi gittò dentro dal fianco.

Sì giunse ritto ’l colpo al primo tratto,

che l’anima tremando si riscosse

veggendo morto ’l cor nel lato manco.

Metafora della guerra: l’amore “menando i fendenti”: trasposizione nella figura d’amore della scena

della passeggiata per strada (ripreso da Guinizzelli)

Bollenti spiriti: concetto filosofico e medico, filosofia vuol dire riflessione sull’amore. Sono impulsi

neurologici, l’amore interrompe la catena di funzione fisiologiche.

Cavalcanti che è davvero nobile si rifiuta di iscriversi a un’arte a differenza di Dante.

In signoria (in potere dell’uomo) resta solo la figura, e un po’ di voce che parla dolore (esprime

dolore). Il dolore diventa oggetto, il dolore dell’amore.

Le due terzine sono una ripetizione rimarcando la matrice militare.

Tema del gentile.

Secondo sonetto: terzine sulla scena della passeggiata

Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira,

che fa tremar di chiaritate l’âre

e mena seco Amor, sì che parlare

null’omo pote, ma ciascun sospira?

5 O Deo, che sembra quando li occhi gira,

dical’Amor, ch’i’ nol savria contare:

cotanto d’umiltà donna mi pare,

ch’ogn’altra ver’ di lei i’ la chiam’ira.

Non si poria contar la sua piagenza,

10 ch’a le’ s’inchin’ ogni gentil vertute,

e la beltate per sua dea la mostra.

Non fu sì alta già la mente nostra

e non si pose ’n noi tanta salute,

che propiamente n’aviàn canoscenza.

Chi è questa donna che arriva e tutti la guardano con meraviglia, che fa tremare l’aria di luminosità e

porta con sé amore

Cosi che nessun uomo può parlare ma ciascuno sospira.

Non si potrebbe raccontare la sua bellezza poiché ogni gentil virtù si inchina a lei e la bellezza la

mostra come sua divinità. La nostra mente non fu così alta (potente – profonda), e non fu posta in

noi tanta salvezza che si possa averne una piena conoscenza.

La donna che passava per strada in Guinizzelli però produce effetti positivi (abbassa orgoglio alle

persone che saluta, non le si può accostare un uomo e nessuno può avere pensieri negativi su di lei),

anche quella di cavalcanti produce effetti ma non sono positivi, salutiferi, al contrario sono negativi,

non possibilità su cui si basa il sonetto.

Nel sonetto prima rimane solo involucro esterno e voce e qui nessun uomo può parlare quando la

vede, e questo non s’intensifica nella due terzine perché entrambe iniziano con “non”, il secondo

verso della seconda terzina anche inizia con “non”, questo elemento si chiama Anafora.

- Non si può raccontare la sua bellezza

- La nostra mente non è stata cosi profonda e non è stata posta in noi tanta salvezza che si

possa averne conoscenza (non possibilità intellettuale della donna).

L’innamoramento fa si che l’uomo veda disgregata la sua natura biologica e razionale.

“vertute” e “salute” erano quello che da origine al tema del cammino. Un poeta non usa le parole in

rima a caso, quando ci sono già usate è perché egli sta dialogando con il suo predecessore, non è un

caso.

L’uomo medievale ha una memoria fortissima, noi non abbiamo idea di cosa egli riuscisse a

ricordare, un codice era un prodotto di lusso costosissimo, venivano letti una volta quindi li

sapevano a memoria (la tecnologia distrugge la memoria, oggi noi non ricordiamo).

- Idea della salvezza: la donna che saluta. Idea di umanità condannata, questa doppia

semantica saluto e salvezza, in Dante verranno ripresi entrambi e sovrapposti, perché

Beatrice saluta e dona salvezza, quindi è un saluto salvifico, perché è creatura inviata dal

cielo.

Altro elemento di differenza di Guini e Cavalcanti: cavalcanti aveva un amante, Giovanna, in un

punto della vita nova, dice che ha incontrato Giovanna, cioè la prima vera, verrà prima, che ho

incontrato dopo la mia Beatrice.

DANTE

Testo giovanile è vita nova, tecnicamente è un prosimetro= prosa + metro (modo in cui i latini

chiamano il verso), prosa + versi.

È un prosimetro perché recupera 31 testi scritti prima e su questi costruisce un racconto, il racconto

del suo amore per Beatrice. La composizione del prosimetro tendenzialmente è collocabile tra 1293

e 95, però i 31 testi scritti da Dante vanno dal 1283 al 1893. Nel 1283 ha 18 anni, essendo nato nel

1265. Lo dice lui che raccoglie 31 testi, nulla ci dice che non abbia riciclato testi scritti per altre

donne, nessuno ci dice che alcuni testi non li abbia composti ex novo per il prosimetro. Il costruire

una storia raccogliendo testi è un atto rivoluzionario perché prima di lui non c’è niente di simile.

Forse ci sono alcuni casi come Guittone (che odia) ma non siamo certi.

La prosa = serve a contestualizzare il testo poetico (composto in questa situa); serve a integrare gli

spazi vuoti tra un testo e l’altro; spiega i propri testi, ne da interpretazione. Sotto questo punto di v

dante recupera due elementi provenzali, le vidas (vite dei poeti che venivano scritte

successivamente partendo dai testi, cosa che però non va mai fatta, però è un modello biografico);

razos (ragione, spiego in che situa è stata composta una poesia), è chiaro che la vita nova prende

dalle vidas e dalle razos ma anche dalla agiografia (vite dei santi, santa Beatrice), figura cristologica

mandata da dio, con alcuni elementi della vita dei santi. È giovane, da la salvezza, muore giovane e

bella (tradizione culturale).

Tradimento da parte di Dante che si fa confortare dalla donna gentile, una donna che di fronte al suo

dolore prova pietà e lo conforta. Beatrice torna e la vita nova si conclude con la visione di beatrice

nella gloria del paradiso che ci riporta a Da Lentini che vede la sua donna star in gloria.

Infine la sospensione della vita nova con Dante che dice che non parlerà più di lei, solo per dire cose

che non sono mai state dette a un'altra donna, preannuncio Divina Commedia (molti dubbio).

Vita Nova: dante gioca su ambiguità, novus in latino vuol dire anche giovanile, vita giovanile. Novus è

anche nuovo, quindi vita rinnovata, ma rinnovata dall’amore ma questo è un lessico tipico del

battesimo cristiano “esser rinnovati in cristo”.

Capitolo 1: tipo premessa, giocata sull’identità personale, l’autobiografia, e sul concetto di libro, vita

come racconto. Insistenza metaforica. Nel libro della mia memoria prima di nuovi ricordi si trova una

rubrica che dice incipit Vita Nova ovvero comincia la vita nuova. Per un uomo medievale

quest’immagine è forte perché non aveva il libro ma il rotolo, un manoscritto conteneva tanti testi,

quindi il copista per indicare inizio di un nuovo testo scrive “incipit” e titolo detto rubrica, perché il

termine ruber=rosso, titolo scritto in rosso.

Il racconto inizia con “9 fiate”, avevo 9 anni, primo incontro con Beatrice.

Dopo indica età di beatrice “il cielo era ruotato verso oriente di 1/12 di grado, lei ha 8 anni” fa

ricorso alla precessione degli equinozi, di cui se ne accorge con la matematica. Mentre viveva

beatrice la precessione era di 1/12 di grado, aveva 8 anni. Proiettata nell’intellettuale cosmico.

La chiama “donna della mia mente”, la signora della mia ragione, beatrice vista sempre nel segno di

un amore intellettuale e razionale, non passionale né sensuale.

Dante non dice “e si chiamava Beatrice”, dice “la quale fu chiamata da molti Beatrice, i quali non

sapevano come si chiamasse, io la chiamo Beatrice”, cioè, questa donna in realtà è ontologicamente

beatrice, perché beatrice vuol dire colei che dà la beatitudine, colei che salva. I nomi sono identità

nella concezione medievale.

Prima parola del testo: nove a cui associa beatrice, la incontra la 2 volta dopo altri 9 anni, muore il 9

giorno del 9 mese e la parola nove, compare 9 volte nel testo. Rimanda al mondo simbolico del

medioevo.

Il 9 è il cubo di 3, numero sacro della trinità, quindi se 9 è 3 alla seconda, Beatrice è un’emanazione

della trinità, una sua proiezione. Tanto che dante dice, beatrice era un 9. Nome e numero si

richiama, importante anche la numerologia nel mondo medievale.

Poesia della lode che è uno sviluppo rispetto a Guinizzelli in cui la lode è laica. La lode spetta Dio o la

madonna quindi lodare ha una connotazione religiosa che Guinizzelli abbandona.

Donna ch’avete (Dante) nel capitolo XIX della Vita Nova

Ha una matrice religiosa, idea di Beatrice come figura salvifica, come inviata da Dio, per la salvezza

dell’uomo. Dante dice di comporre questa poesia anche se da lei non può avere nulla, nemmeno il

saluto o lo sguardo, la compone per “ciò che non gli può esser tolto”, cioè che non gli può essere

tolto l’atto di lodare Beatrice) citazione evangelica.

Per l’uomo medievale la lingua che si muove da sé stessa, si muove cosi perché è dio che la fa

parlare, è una dimensione profetica, ha una chiara valenza, è un testo ispirato da Dio e si proietta

verso la Commedia, di cui Dante dice che è Dio che guida, che scrive.

Donne ch’avete intelletto d’amore,

i’ vo’ con voi de la mia donna dire,

non perch’io creda sua laude finire,

ma ragionar per isfogar la mente.

5 Io dico che pensando il suo valore,

Amor sì dolce mi si fa sentire,

che s’io allora non perdessi ardire,

farei parlando innamorar la gente.

E io non vo’ parlar sì altamente,

10 ch’io divenisse per temenza vile;

ma tratterò del suo stato gentile

a respetto di lei leggeramente,

donne e donzelle amorose, con vui,

ché non è cosa da parlarne altrui.

15 Angelo clama in divino intelletto

e dice: «Sire, nel mondo si vede

maraviglia ne l’atto che procede

d’un’anima che ’nfin qua su risplende».

Lo cielo, che non have altro difetto

20 che d’aver lei, al suo segnor la chiede,

e ciascun santo ne grida merzede.

Sola Pietà nostra parte difende,

che parla Dio, che di madonna intende:

«Diletti miei, or sofferite in pace

25 che vostra spene sia quanto me piace

là ’v’è alcun che perder lei s’attende,

e che dirà ne lo inferno: O mal nati,

io vidi la speranza de’ beati».

PARAFRASI:

Donne, testo rivolto a colore che sono gentili e non sono pure femmine, connotazione ontologica,

morale forte che distingue donna da femmina. Conoscenza intellettuale di amore. Mettere nello

stesso verso donne e intelletto non è scontato. Non c’è un destinatario generico, ma preciso:

“Donne che avete intelletto di amore”. Amore sempre intellettuale, non sentimentale.

“Io voglio parlare con voi della mia donna,

non perché io credo di portare al suo completamento (fine), la mia lode

ma ragionare per sfogare (liberare) la mente”. Tema di finire la lode, ricorda Cavalcanti che nel suo

sonetto, insiste sulla impossibilità del dire. La finitezza umana difronte all’infinito divino di Beatrice.

“Io dico che pensando al suo valore,

l’amore mi si fa sentire in maniera cosi dolce,

che se io non perdessi coraggio,

saprei far innamorare di Beatrice la gente con la mia poesia”.

“e io non voglio parlare in maniera così alta,

che io divenissi per paura (temenza virile), ma io tratterò della sua gentilezza (nobiltà)

in maniera superficiale rispetto a come lei è veramente.”

“Donne e donzelle amorose, tratterò con voi perché non è cosi da parlare con altra persona”.

Un angelo grida, proclama difronte all’intelletto divino (dimensione cosmica di Guinizzelli ma in

opposizione qui Dio è il divino intelletto)

e dice “signore (dio), nel mondo si vede un miracolo (maraviglia) incarnato che si manifesta in

un’anima (Beatrice) che nella sua lucentezza risplende fino a qua,

ma da quest’anima procede un atto (termine filosofico di Aristotele)

le nostre difese le prende soltanto la pietà, che deriva da Dio, gli uomini hanno bisogno di Dio, quindi

ancora un po può restare.

Sopportate in pace che la vostra speranza stia (che Beatrice resti) per tutto il tempo che vorrò io, la

(sulla terra), dove c’è qualcuno che si spetta che un giorno la perderà, sarà morta e che dirà

nell’inferno “o dannati io ho visto (Beatrice) la speranza dei beati”.

Beatrice è stata mandata da dio per salvare gli uomini e che non coglie la sua parola andrà

all’inferno. L’uomo che ci va, ha visto la speranza nei beati ma non ha saputo coglierla, elemento

cristologico.

Le stanze successive descrivono gli effetti di Beatrice:

- Verso 31: immagine della passeggiata per strada associata agli effetti benefici prodotti

sull’uomo (riprende Guinizzelli e Cavalcanti).

Tutto il resto sono esemplificazione di questi poteri benefici.

Tanto gentile tanto onesta pare (Capitolo XXVI)

Tanto gentile e tanto onesta pare

la donna mia quand’ella altrui saluta,

ch’ogne lingua deven tremando muta,

e li occhi no l’ardiscon di guardare.

5 Ella si va, sentendosi laudare,

benignamente d’umiltà vestuta;

e par che sia una cosa venuta

da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,

10 che dà per li occhi una dolcezza al core,

che ’ntender no la può chi no la prova:

e par che de la sua labbia si mova

un spirito soave pien d’amore,

che va dicendo a l’anima: Sospira.

Donna è la signora, la padrona, donna della mente, del controllo intellettuale che domina la mente e

la guida sulla strada della ragione.

La donna mia pare (si manifesta, si rivela) tanto nobile (connotazione gentile) e tanto onesta

(rimanda al mondo latino, in questo caso è ricco di virtù), quando dona il suo saluto (tema della

passeggiata, ma non saluta, dona salvezza), diviene muta tremando

Lei procede per strada sentendosi lodare, vestita benignamente di umiltà (rimanda a idea dell’abito,

la nostra parola abito viene da una latina, habitus che vuol dire cosa avuta, l’habitus è un

comportamento che si assume) e si manifesta come una cosa venuta dal cielo in terra a mostrare

(mostrare è monstrare, monstrum il mostro che è il prodigio divino), il miracolo (miracolo è collegato

a meraviglia).

Si mostra così bella (piacente), a chi la ammira (guardare qualcosa di superiore), che da attraverso gli

occhi una dolcezza al cuore che non la può intendere (intelligenza intellettuale) chi non la prova

(Doppio non, negazione radicale, in questo caso chi ha avuto il dono può capire).

E sembra che dalla sua bocca si muove un soave spirito (spiro, spirito santo e spirito della vita) pieno

d’amore.

Lo compone pensando all’amore, all’esperienza poetica nel segno di Beatrice, un’esperienza che

nell’epoca della vita nova, viene riletto in chiave teologica più forte. In realtà scrive altri testi che

nella vita nova non entrano.

Questi testi fanno le rime, che non è un titolo, sono i critici moderni che hanno raccolto le altre

poesia e hanno dato questo titolo collettivo.

All’interno ci sono poesie morali, canzoni morali, poesie amorose e poesie d’amore di vario tipo.

Guido, i’vorrei che tu e Lapo ed io

fossimo presi per incantamento,

e messi in un vasel ch’ad ogni vento

per mare andasse al voler vostro e mio,

5 sì che fortuna od altro tempo rio

non ci potesse dare impedimento,

anzi, vivendo sempre in un talento,

di stare insieme crescesse ’l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi

10 con quella ch’è sul numer de le trenta

con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,

e ciascuna di lor fosse contenta,

sì come i’ credo che saremmo noi.

Fossimo presi come per magia, incanto e messi in una barchetta (vasell), se ne andasse per mare

seguendo il voler vostro e il mio, così che fortuna (fortunale, la tempesta) o altro brutto tempo

(teporio), non ci può ostacolare, anzi vivendo sempre accomunati da un unico desiderio, di stare

insieme noi tre.

E vorrei che il buon mago Merlino mettesse insieme a noi monna Vanna (Giovanna, tipa di Guini) e

monna Lagia (lapo) e poi la mia, quella che è sul numero delle trenta (numera le donne più belle di

Firenze) e qui parlare sempre d’amore e ognuna di loro fosse contenta cosi come siamo noi.

Questo sonetto non è entrato nella vita nova perché Beatrice aveva il numero 9, quindi non poteva

usarla o sembrerebbe un’altra.

In questo sonetto c’è qualcosa che non c’è in tutta la produzione poetica di Dante ovvero il mago (il

buon intenditore) – il vascello incantato è tipico del mago, rimanda al mondo celtico bretone.

Sonetto con perfezione formale: su terne (guido, lapo e io) + (monna vanna, ligia e il trenta)

Contrappone noi a io;

Rime petrose : ciclo di rime di 4, composto tra il 96 e 97, dopo la vita nova, sono per la figura

femminile chiamata Petra, compare sempre e in rima, rimanda a pietra, la valenza simbolica di pietra

è la durezza.

Sperimenta un altro tipo di poesia, nell’Incipit:

Così nel mio parlar voglio esser aspro

com’è ne li atti questa bella petra,

- C’è un principio medioevale della convenientia, a un certo tema deve corrispondere un certo

stile.

- Io voglio essere aspro nella mia poesia come aspra è nei suoi comportamenti questa bella

donna pietra (amore duro= poesia dura).

- Sceglie un modello poetico nuovo, poeta provenzale Arnaut Daniel essendo il poeta che

introduce le rime difficili, ed è il più grande di tutti. Il tipo d’amore di Arnaut è erotico e

sensuale, duro, crudele. Usa delle rime aspre= forte connotazione con petrose, si

contrappone a novo stil novo, che è dolce mentre le rime petrose sono aspre, dure.

Dante teorizza questa contrapposizione in un trattato “ De vulgari Eloquentia”: primo aspetto,

quanto può un suono è duro, più consonanti ha nella rima.

STANZA 1

Così nel mio parlar voglio esser aspro

com’è ne li atti questa bella petra,

la quale ognora impetra

maggior durezza e più natura cruda,

5 e veste sua persona d’un diaspro

tal che per lui, o perch’ella s’arretra,

non esce di faretra

saetta che già mai la colga ignuda;

ed ella ancide, e non val ch’om si chiuda

10 né si dilunghi da’ colpi mortali,

che, com’avesser ali,

giungono altrui e spezzan ciascun’arme:

sì ch’io non so da lei né posso atarme.

La donna assume durezze e crudeltà e riveste la sua persona di un diaspro tale che per lui nessuna

freccia esce dalla faretra che possa farla innamorare.

PARAFRASI STANZA V

Così vedess’io lui fender per mezzo

lo core a la crudele che ’l mio squatra;

55 poi non mi sarebb’atra

la morte, ov’io per sua bellezza corro:

ché tanto dà nel sol quanto nel rezzo

questa scherana micidiale e latra.

Omè, perché non latra

60 per me, com’io per lei, nel caldo borro?

ché tosto griderei: «Io vi soccorro»;

e fare’l volentier, sì come quelli

che ne’ biondi capelli

ch’Amor per consumarmi increspa e dora

65 metterei mano, e piacere’le allora

Cosi vedessi quell’amore spaccare a metà il cuore alla crudele che squarta il mio (squartare,

condanna a morte tipica a cui il condannato veniva attaccato da corde a un cavallo in movimento e

tirati gli arti)

Perché lei uccide sia il sole e colpisce l’ombra, questa assassina

Perché non ulula come un cane come faccio io con lei nel caldo borro.

>>spiegazione canzone

composta da piede, sirma e congedo.

il congedo = corrisponde alla sirma (seconda parte della stanza) = le rime del congedo si danno dal fondo,

l’ultima rima del congedo è Z e poi si risale. Quindi abbiamo prima Y e poi X . Possono esserci dei casi in cui il

congedo corrisponde a una parte finale della sirma (non tutta la sirma ma solo un pezzo finale), questo avviene

nelle canzoni basse con piedi piccoli (pochi versi).

In alcune canzoni più arcaiche non c’è il congedo.

>>sonetto di Jacopo da Lentini

rime terzine CDCDCD = tutto a coppie, anche le quartine

Trattati di Dante

Dante scrive tre trattati: due di questi sono incompleti.

-Convivio (1304-1307)

-De vulgari eloquentia (1304-1307)

-De monarchia (1312-1313)

Nessun intellettuale dell’epoca può prescindere da questi testi. Pongono le basi per il futuro.

Il De monarchia verrà bruciato in piazza, diventa un testo clandestino.

Dante è geniale perché riesce a tenere insieme l’intero arco temporale del medioevo.

Tutti questi tre testi sono una rilettura personale della propria esperienza di poeta, intellettuale e di

uomo = testi scientifici ma con dimensione autobiografica.

1. Il convivio

E’ un testo gigantesco incompleto. Originariamente lui vuole scrivere 15 trattati (libri del Convivio),

ne fa solo 4.

*Il primo è introduttivo e spiega come strutturerà il Convivio, il fine del Convivio e la lingua.

Perché si chiama così? Convivio vuol dire banchetto, banchetto del sapere. E’ un testo divulgativo.

Dante parte dal presupposto che non tutti possono andare all’università, o per la lontananza o per

impegni di lavoro e di famiglia. Dante dice che ogni uomo naturalmente desidera conoscere: il

bisogno di conoscenza è un bisogno innato dell’uomo = proprio come mangiare o riprodursi, con una

differenza: queste due cose è di tutti gli esseri umani, mentre il desiderio di conoscere è solo

dell’uomo e quindi è il suo elemento caratterizzante. Vuole permettere a tutti di saziare il desiderio

di conoscenza.

Dante dice “distribuirò le briciole che ho raccolto dal tavolo di coloro che davvero hanno mangiato il

pane degli angeli”.

Lingua = è in volgare > è rivoluzionario perché la lingua del sapere (fino al ‘700) è il latino.

Dante dice che il volgare è più nobile del latino. Lui non pensa che l’italiano, il francese, lo spagnolo..

derivino dal latino = fa un ragionamento completamente diverso: l’italiano e le altre lingue sono

simili tra di loro perché hanno una lingua comune all’origine ma non è il latino. Il latino è una sorta di

esperanto, è una lingua creata artificialmente a tavolino dai dotti per poter comunicare tra di loro;

dice che infatti è per questo che il latino ha una grammatica (infatti nel medioevo il latino si

chiamava “grammatica”).

Il latino viene dotato di una grammatica a tavolino perché ci siano delle leggi fisse e immobili che

permettono al latino di non cambiare mai. Dante dice che il francese, l’italiano ecc non hanno una

grammatica perché sono lingue naturali che cambiano nel tempo e nello spazio.

(Ciò lo dice nel de vulgari eloquentia). Dante dice che bastano 50 anni per far cambiare il vocabolario

in una lingua: in effetti è vero, è la cosa che cambia più spesso di una lingua.

Dice che però il volgare ha delle potenzialità enormi, dice: “io sto creando la prosa scientifica

italiana, il mio convivio sarà sole nuovo e luce nuova per coloro che verranno”.

*Gli altri trattati sono commenti alle sue canzoni. Attraverso il commento lui vuole creare una sorta

di enciclopedia: sull’amore e sulle virtù

Le canzoni che commenta non sono quelle della Vita nova ma delle Rime.

>Quelle del secondo e terzo trattato sono canzoni d’amore. Dante nel commento dice che quelle

canzoni sono le canzoni che lui aveva composto per la donna gentile della Vita nova (nb dopo la

morte di Beatrice Dante si fa consolare da una donna pietosa o donna gentile, questo amore lo

definirà “vile”).

A differenza della Vita nova, qui dice: “non era un amore vile ma un amore nobilissimo” > dice che

non era vile perché lui non stava parlando di una donna vera ma stava parlando della Filosofia.

>Il quarto trattato è dedicato alla nobiltà. Uno lo voleva dedicare alla Giustizia.

Quindi il primo trattato dedicato alle virtù, è dedicato alla nobiltà.

Scrive un trattato politico dove dice che è assurdo dire che la nobiltà si possa ereditare; la nobiltà è

un dono di Dio, è un seme di felicità: è la predisposizione a conoscere.

2.De vulgari eloquentia

E’ un trattato in lode del volgare. Il titolo è in latino perché la lingua è in latino. Scrive in latino

perché si rivolge proprio ai dotti, a coloro che dicono che si scrive in latino = lui gli dimostra che il

volgare può essere nobile.

E’ diviso in due libri, Dante lo abbandona a metà del secondo libro, a metà di una frase.

Avrebbe dovuto avere 4/5 libri.

*Primo libro = trattato di linguistica, affronta il volgare. Spiega che cos’è la lingua, come cambia nel

tempo e nello spazio, perché cambia. Dante dice: “in poesia bisogna cercare il volgare illustre, cioè

quello adatto alla poesia” > qual è il volgare illustre? Passa in rassegna tutti i volgari e li esclude,

parte dal siciliano e lo esclude perché pure i siciliani non usano il volgare siciliano (perché in realtà lui

legge le poesie siciliane toscanizzate); poi esclude anche il fiorentino; poi esclude il milanese ecc..

per ogni volgare mette delle frasi campione per far capire perché le esclude, fa una cosa divertente.

Conclusione: non esiste un volgare illustre, Dante dice “è come una pantera” che tu senti l’odore

della bestia ma non la vedi.

Lui dice che il volgare è aulico e cortese = fa riferimento all’aula dell’imperatore, cortese e alla reggia

= qual è la lingua che può essere parlata nella reggia? In Italia non c’è una reggia dell’Imperatore.

Dice che l’Italia è frammentata e che quindi la lingua della poesia è l’elemento che sostituisce

l’assenza di un potere politico centrale e unitario; dice che noi (italiani) siamo uniti nella poetica e

nella cultura.

*Secondo libro = trattato tecnico: come si fa la canzone (forma più nobile della poesia)

Porta come esempio “Donne ch’avete intelletto d’amore”

De monarchia

Non si può tradurre “sulla monarchia” ma “sul potere universale”.

1312-1313: anni di conflitto tra papato e impero che aspirano al potere universale. Dante si schiera a

favore dell’Impero. Da una parte questo trattato è scritto nel momento caldo per giocare sul

contrasto ideologico; dall’altra parte è eccezionale perché ragiona in astratto sui meccanismi del

potere e ragiona filosoficamente sul potere.

E’ un trattato in 3 libri, è in latino perché sono discussioni intellettuali.

Dice due cose fondamentali:

-l’impero è necessario e provvidenziale = lo vuole Dio per la salvezza degli uomini > l’impero, a cui

pensa Dante, è una nuova forma dell’impero romano, è la continuazione.

-Dante dice “l’uomo ha due fini: una felicità terrena e una felicità celeste” (è un pensiero moderno).

Dice che l’uomo ha diritto a queste due felicità, ha il diritto di essere felice già in terra. La felicità in

terra è data dalla realizzazione della propria conoscenza. Quindi la condizione primaria per il sapere

è la pace universale: se c’è la guerra non c’è tempo per studiare, non c’è la possibilità.

La pace universale la può garantire solo l’imperatore che governa secondo la Filosofia; mentre il

Papa lavora per la felicità celeste. > sono due poteri diversi, con due fini diversi e quindi devono

rimanere diversi e divisi.

Proprio per questo, questo libro è stato messo all’indice e bruciato in piazza.

Francesco Petrarca

Petrarca non nasce a Firenze perché il padre viene esiliato insieme a Dante da Firenze.

Petrarca dice di aver conosciuto Dante da bambino.

Passa una generazione tra Dante e Petrarca = è cambiato tutto

Petrarca è un uomo della nuova Europa.

La città in cui è vissuto più a lungo è Milano, anche se non è la città a cui si collega il suo nome, come

Firenze o Avignone.

Di Petrarca sappiamo quasi tutto, ed è raro. Di Dante non sappiamo cosa avesse letto, di Petrarca ci

sono arrivati i suoi libri. Petrarca produce subito un enorme culto e Petrarca costruisce fin dall’inizio

la propria figura poetica: è lui il centro della propria poesia, Petrarca è il primo vero uomo moderno,

è un uomo in una dimensione intimistica, analizza sé stesso nel tempo.

Petrarca scrive tantissimi trattati, “cos’è il tempo?”, “cosa sono i vizi umani?”.. = servono tutti

all’analisi di sé.

Secretum (De secretum conflictu curarum mearum)

Del conflitto segreto dei miei affanni = è stato scritto a uso personale, pubblicato solo dopo la morte.

E’ un autoanalisi (diario) in latino = perché in latino se è personale? Perché la vera lingua di Petrarca

è il latino. Di Petrarca ci arrivano le bozze, i suoi tentativi, vediamo come trasforma un testo di poco

a poco.

Fa annotazioni per se stesso e le scrive in latino = usa il latino.

(Dante diceva che il latino non cambia invece non è così: il latino cambia, ma nel Medioevo non c’è la

consapevolezza di queste trasformazioni, loro sono convinti di usare lo stesso latino di Cicerone e di

Virgilio) = Petrarca si rende conto che il latino cambia, c’è la consapevolezza che c’è uno scarto tra

Medioevo e romani, Petrarca sa che il latino che si usa ai suoi tempi non è il latino degli antichi.

Petrarca studia il latino e cerca di scrivere in latino come gli antichi e ci riesce, è uno scrittore

limpido.

Qui introduce una frattura: riporta indietro il latino e non lo fa più essere lingua d’uso, lo blocca e lo

cristallizza = fa “morire” il latino > Petrarca ha la piena consapevolezza del tempo, che il tempo

scorre, fugge, devasta e distrugge = sentimento del tempo che fugge: la malinconia.

Analizziamo il Secretum: è un dialogo, non è esteso come quelli di Dante. Il dialogo permette di

inscenare un dialogo interno tra due parti minori. I personaggi del dialogo sono: Francesco e

Agostino.

Perché Agostino? È stato un grandissimo teologo, filosofo cristiano e fu il primo grande teorizzatore

del problema del tempo; scrive l’opera “confessioni” che è il primo grande atto di lettura

introspettiva del sé nella cultura occidentale.

Inizia con Agostino che dice “Che fai pover’uomo? Che sogni? Che aspetti? Ti sei proprio dimenticato

delle tue miserie? O forse non ti ricordi che dovevi morire?

Secondo libro = costruito su modello delle “Confessioni” = le confessioni religiose in realtà, che si

svolgono esaminando vizio capitale per vizio capitale: hai peccato di superbia? Hai peccato di gola?

Ecc..

Francesco è colpevole di tutto, però la colpa più grave è la lussuria.

I vizi capitali nascono in un ambiente monastico: dati da monaci per altri monaci. Quando i vizi

capitali escono dal monastero e devono essere applicati agli uomini “normali” si creano problemi. Il

problema più grande è l’accidia: all’origine è l’insofferenza della cella monastica, per un monaco

vivere in convento vuol dire lo stesso luogo e le stesse facce per tutta la vita, quindi si produce un

desiderio di fuga e di noia.

In genere quando noi parliamo di accidia in epoca contemporanea usiamo la parola “depressione”,

impressione che niente possa cambiare, vuoi che il mondo cambi ma non hai il coraggio di

cambiarlo.

Per Petrarca è proprio l’accidia la grande colpa.

Nel terzo libro sembra che ha ottenuto quello che voleva,

dice: “sparsi frammenti della mia anima” = moltiplicazione del sé. Dice che si dedica alla riflessione

su sé stesso e alla morte ma dopo dice “ho altre cose da fare” = trionfo dell’accidia, lui si sofferma

sull’accidia (forma di depressione).

I padri della chiesa hanno alle spalle il pensiero greco, la scuola di Aristotele ha anche un versante

lirico, perché la medicina è collegata alla filosofia. La medicina dice che ci sono 4 liquidi presenti nel

corpo umano, il flegma, il sangue, la bile gialla e nera, quando sono in equilibrio l’organismo è sano,

se uno prevale, l’organismo si ammala e sviluppa malattie a seconda dell’umore prevalente. Questa

scuola medica greca (sarà ufficiale fino al 500), dice anche che quando un umore prevarica cambia

anche la personalità. La medicina diventa psicologia, il carattere cambia a seconda dell’umore

prevalente.

C’è un aspetto, già lui diceva che coloro che sono malati di bile nera, sono quelli con più sensibilità,

quelli che sognano di più e gli artisti, sono malinconici. La malinconia nasce in Grecia.

Nel mondo cristiano questo elemento greco, medico e psicologico della malinconia viene recuperato

sovrapposto all’accidia, per gli elementi comuni.

Quando Petrarca nelle confessioni dice di essere accidioso dice anche di essere malinconico.

Incapacità di raccogliersi in sè stesso, rinviare sempre, non riuscirsi a staccare (accidia).

Lettura passo 22

Tema del tempo.

Collegamenti: Petrarca è consapevole che tra il latino contemporaneo e degli antichi non c’è legame,

c’è la percezione di una frattura nel tempo. La necessità di ricreare un latino come quello degli

antichi, restaurazione filologica nel segno della malinconia, un mondo perfetto che si è perduto.

Petrarca da un apporto fondamentale perché è il primo grande filologo del mondo moderno, cerca

di ricostruire come erano veramente i latini, si mette in cerca dei manoscritti per le biblioteche, li

confronta e non trovo legame.

Tutto ciò si ripercuote sulla figura della donna amata, che non è una figura del paradiso inviata sulla

terra, Laura è una figura umana e destinata a invecchiare, deperire. È un essere condannato al

deperimento umano. Alla fine muore per non farla invecchiare troppo.

CANZONIERE, non è il titolo originale, è una nostra forma scorretta perché il titolo originale è Rerum

Vulgarium Fragmenta cioè frammenti di cose volgari.

Petrarca usa un altro titolo, definizione sempre latina, Nugae, cioè sciocchezza, esattamente la cosa

che diceva sant’Agostino che ci sono dei vecchi che si occupano di puerilità.

Egli considera il suo canzoniere un’opera minore, era convinto di passare alla storia per le sue opere

latine, inizia un grande poema in latino “Africa”.

Titolo significativo: richiama un passo “frammenti dell’anima”, ogni testo è un frammento di anima.

Differenza con Dante: Petrarca guarda alla vita nova per il tema dell’amore ma cambia l’impianto

perché in primo luogo nella vita nova c’è la prosa, nel canzoniere non c’è prosa ma solo poesia.

Questo aspetto si lega a un altro: tutti e due i testi sono ripartiti in vita e morte (entrambe muoiono),

però la vita nova racconta una storia, è progressivo dall’incontro alla morte, il tempo del cristiano e

un tempo progressivo, la mea ultima è il ritorno a Dio, i testi sono disposti a ricostruire

cronologicamente una storia; nel canzoniere abbiamo 366 testi, 365 giorni, anno più un testo

proemio introduttivo, quindi non c’è una progressione lineare ma la concezione ciclica del tempo, un

continuo ritornare.

Questo ci riporta all’idea del tempo e dell’anima di Petrarca, perché segnata dall’accidia non si

prosegue e perché il tempo fugge, il canzoniere ricrea un cosmo.

Ci sono 9 forme del canzoniere, forma: cioè noi possiamo dire in quell’anno era fatto così.

Riconosciamo 9 passaggi del testo, il primo è del 1342, l’ultimo 1370-71, va avanti tutta la vita.

Questo ci dice l’importanza che ha per lui, ci lavora tutta la vita, e importante sotto il piano del

tentativo di dare una forma alla propria vita e ogni testo dialoga con tutti gli altri, non si possono

staccare tra loro, perché sono tutti insieme che vanno a ricostruire e dare unità all’intera esistenza

umana. I pezzi sono riuniti in una ciclicità che dà forma.

I testi creati quando ha 70 anni sono stati messi nella parte in vita non in morte, così alcuni testi che

pensiamo composti quando laura è viva, vengono messi in morte.

La collocazione dei testi non dipende da un dato biografico ma da una scelta formale, testo viene

scritto rispondendo a principi formali, staccato dalla dimensione biografico, il testo ha un suo senso.

Petrarca è il primo vero grande stilista della lett. Italiana, il testo ha senso per la sua forma.

Laura: nasce il 6 aprile del 1327, muore il 6 aprile del 1348 (anno della peste nera). Il numero 6

associato a Venere. La polisemia di Laura, il nome ha dei riecheggi: laura è aureum (oro) idea

preziosità, laura è anche l’aura (vento) qualcosa che fugge e non si può prendere, inarrestabile che

rimanda al tempo che fugge e l’idea dell’amore insoddisfatto.

Laurum cioè alloro, dal mito greco di Apollo e Dafne (apollo innamorato di dafne, insegue la ninfa

che lo rifugge, quando sta per essere raggiunta, implora gli dei di sottrarla all’amore di apollo e viene

accontentata trasformandola in alloro, così apollo dio della poesia, prende le foglie dell’allora se ne

fa la corona e così diventa il simbolo della poesia).

Perché apollo si fa una corona d’alloro, con la nuova forma di Dafne, perché diventa simbolo

dell’amore insoddisfatto; L’aura come vento che non si può afferrare, la poesia è la forma sostitutiva

di una frustrazione, sconfitta, risarcimento del fallimento della vita.

La poesia è l’unica azione accidioso, dell’uomo malinconico che non a caso è poeta.

In realtà laura non è presente nel canzoniere, è l’innesco per una serie di sensazioni, pensieri, la cosa

importante è l’interiorità de poeta che viene ricostruita con i suoi testi. Ecco perché è il primo vero

autore di poesia lirica contemporanea come soggettività, cosa che non era in Dante c’era sempre

oggettività.

Ci sono 5 forme metriche nel canzoniere: sonetto, canzoni, ballata e il madrigale (hanno fortuna fino

a Petrarca), sestina (difficilissima).

Aspetto stilistico in contrapposizione a Dante (pluristilismo): Petrarca (monostilismo).

Dante: va dai vertici della poesia altissima con invenzioni linguistiche, parole create da lui,

filosofiche, teologiche. Nella commedia usa spesso forma linguistiche di tutta Italia, crea dei

combinati, linguaggi tecnici.

Petrarca: ha un lessico ridottissimo, medio, evita il linguaggio altissimo e bassissimo. Lavora per via

del togliere, quindi non ci saranno connotazione regionali o termini tecnici, il linguaggio è finalizzato

all’espressione del sentimento, dell’interiorità. Le screziature dell’anima sono prodotte

dall’accostamento delle parole, dalle parole a cui le affianca.

Sonetto 1: proemio (non da subito)

Testo giovanile, scritto quando Laura non è ancora morta.

Scritto per produrre il dubbio, c’è una contrapposizione tra i tempi: le terzine sono il momento della

presa di coscienza.

“Voi ch’ascoltate”: Petrarca inizia il canzoniere rivolgendosi a un destinatario generico. Idea del

dialogo su una dimensione più umana, poesia come canto del dolore. Cantando il cuore di

alleggerisce per questo si fa poesia. Chiama canti le sue poesie.

Crea due poli nei quartetti.

“in rime sparse il suono”: sparsi frammenti dell’anima.

- Fa rimare “errore” con “amore”: l’amore per Laura è un errore, è lussuria.

- Pietà rimanda alla dimensione umana

- Perdono, matrice religiosa

fra le vane speranze e ’l van dolore

ove sia chi per prova intenda amore: tema emotivo

terzine: il popolo si disprezza è la distanza dell’intellettuale.

Analisi interiorità

XC: erano i capei d’oro a l’aura sparsi

Poesia in cui c’è l’elemento del vento: l’aura, quindi inafferrabile

Madrigale, è la forma metrica più bassa; gli uomini del 500 collegavano la parola madrigale a

mandriale = canto dei mandriani, un canto basso, boschereccio. La metafora del bosco è segno di

poesia bassa. È impostato su terzine e una coppia di endecasillabi baciati alla fine (libera).

ABA BCB CC questo per il madrigale delle origini, ma nel 5 e 600 avrà fortuna ma diventa uno

schema di grande libertà, viene musicato.

Testo nel canzoniere: la parola “ignuda” = testo basso, fa riferimento al mito di Atteone che vede

Diana nuda, è un mito violento, di morte perché lei fa sbranare Atteone dai suoi cani.

Ultimo testo del canzoniere è una preghiera di perdona a Dio, numero 366.

Penultimo testo (CCCLXV): I’vo piangendo i miti passati tempi

L’amore per laura è un amore colpevole, giocato sul passato e presente, rimpianto sul tempo

perduto, sull’invecchiamento, per aver dedicato tempo a una cosa mortale.

Tema dell’accidia, incapacità umana di agire, “avrei avuto le ali, ma non ho volato”, poi c’è la

preghiera a Dio, e la preghiera di adempiere il difetto dell’anima. La parola “alma” = anima.

Si chiude con anima in difetto che ha perso la via.

Era iniziato con il verbo principale “spero di trovare pietà e perdono presso i lettori”, in chiusura

l’ultimo verso “tu sai bene che io non ho speranze”.

BOCCACCIO

Il Decameron non sappiamo quando sia stato composto, steso tra il 1349 e 1351. Queste due date

sono importanti perché seguono uno dei grandi eventi della storia mondiale, la grande peste del

1348, la peste nera. In sostanza la peste parte dalla Crimea per colpa dei mercanti genovesi che

arrivano nei porti del sud Italia e sud Francia, risale verso tutta Europa, Milano venne risparmiata.

Nel resto d’Europa è devastante, provoca la morte di 1/3 della popolazione europea.

Le città si svuotano, i sistemi civili collassano. La peste è il fondale del Decameron, ed è la grande

esperienza da cui sono usciti Boccaccio e i suoi lettori. Boccaccio scrive per persone che hanno perso

qualcuno vicino, i cui rapporti son stati devastati.

In realtà la peste è anche l’occasione del Decameron perché comincia con la descrizione della peste,

e il suo impatto a Firenze, perché il Decameron presenta un percorso ascensionale.

Boccaccio spiega alle donne rievocando ciò che hanno passato, inizio faticoso, ricordo del dolore così

che poi sarà piacevole e il dolore sostituito dall’allegrezza. Le dedicatarie sono le donne, e gli afflitti,

le donne sono le più afflitte perché l’uomo ha il lavoro in cui sfogare dolore, vita sociale e caccia,

mentre la donna non ha nulla, non esce di casa, il suo dolore è più forte.

Descrive i sintomi, i bubboni e il percorso ed è fondamentale perché un autore dell’epoca dice: la

peste è la punizione divina perché voi uomini avete peccato e Dio vi sta punendo.

Boccaccio dice che è una malattia dell’uomo, si concentra sull’umano; un umano che viene reso

animale perché dice che gli animali son di mezzo e c’è scena agghiacciante di un cadavere per strada

che infetta i maiali.

Effetto devastante sulla società: disgregazione della società, disgregazione della famiglia, delle madri

che abbandonano i figli ammalati per paura. Egli descrive il rito comunitario, del funerale in cui ci si

ritrova. Gli uomini invece vengono portati al cimitero senza corteo, senza famiglie anzi messe più

persone in una stessa fossa. Viene usati ogni luogo per seppellire e i morti.

Inizia la violenza, inizia una liberazione deli impulsi= civiltà che si disgrega.

Così inizia il Decameron, nella chiesa di santa novella si trovano 7 fanciulle, come le virtù e 7 giovani

come la trinità rimasti soli e il 10 numero della pienezza. Decidono di uscire dalla città, trasportano i

riti e i comportamenti della società alto borghese, ricreano un mondo perfetto nella villa di una di

loro. Questa è la cornice: difficile da leggere, periodi iniziano ma non finiscono, difficile da leggere

per questo si leggono più le novelle.

- Affresco di Buonamico Buffalmacco: corteggio di nobili che tornano dalla caccia, a sx ci sono

3 bare con 3 uomini a differente livello di decomposizione, società aristocratica che si trova

davanti la morte. C’è una scala che porta verso alto e sopra ci sono i monaci del deserto, gli

uomini di fronte alla morte hanno la possibilità di raggiungere i monaci dandosi a vita

eremetica. A dx ci sono 10 giovani, e sono in un boschetto di aranci, anche nella villa del

Decameron ci sono aranci, suonano e cantano come tra le attività della brigata. Sono

osservati dalla morte con la falce che sta andando da loro. Questo si trova nel camposanto di

Pisa.


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verdena6

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher verdena6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Barucci Guglielmo.

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