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Letteratura italiana: 2017/18

Unità A e B: storia della letteratura

Ariel: antologia dei testi, sezione 17/18 prova scritta di 40 domande a risposta chiusa. (Date, successione delle opere, autore, metrica, prosodia e retorica, cultura) + testo di dire autore, opera, genere metrico, schema rime e parafrasi + breve analisi stilistica. Sufficiente a 35 punti di cui 5 nell’analisi del testo. (Compendio di storia della letteratura italiana del Ferroni, manuale)

Unità C: Promessi Sposi

Orale con tematiche, caratteristiche e problematiche.

Modulo: scuola siciliana

Abbiamo la continuità letteraria più lunga, tratti fondamentali della nostra società. Nasce in un luogo marginale geograficamente, la Sicilia del 1200 ha il tessuto culturale di un patrimonio comune del medioevo. Quando nasce la nostra poesia, nella prima metà del secolo, in Sicilia dominano gli Svevi, dinastia tedesca con storia complicata, al centro c’è Federico II di Svevia, l’imperatore. Figura eccezionale da essere chiamato, lo stupore del mondo, per altri era un anticristo.

Sovrapposizioni culturali sul tessuto originario, latino e greco, una sedimentazione ebraica e una araba e uno strato normanno. Con diversi matrimoni, l’imperatore con sede in Sicilia c’è Federico II madre normanna e padre tedesco, di cultura italiana. Essendo imperatore, è al centro del contrasto con il papato, un contrasto politico che è già antico all’arrivo di Federico, che però elabora un progetto culturale come strumento politico, elaborare una letteratura che possa veicolare i valori della sua corte ed essere punto di riferimento per la società italiana del nord Italia.

La chiesa è portatrice di una cultura altissima, filosofica e il latino. Questo strumento alternativo dovrà essere all’opposto della filosofia poetico e volgare, allora alla corte di Federico, tra 1230 e 1250, nasce la scuola poetica siciliana, perché è in Sicilia e perché la maggior parte dei suoi poeti sono siciliani, ma non tutti (nella sua corte ci sono persone da tutta Italia) ed è significativo perché la corte ha un grande modello poetico, la poesia provenzale, molto più antica di quella siciliana.

In Francia ci sono due aree linguistiche: a nord c’è la lingua d'oïl, al sud c’è la lingua d'oc, sono due modi per dire sì, sono lingue diverse che esprimono letteratura diversa, la prima al nord diventerà il francese, esprime soprattutto romanzi che possono essere di due cicli, uno ciclo carolingio dedicato a Carlo Magno, l’altro è il ciclo arturiano o bretone che dedicato a Re Artù e la Tavola Rotonda.

Federico II quando cerca un modello per la sua scuola, guarda alla poesia provenzale, recuperando temi, forme e modelli. La tipologia tipica della poesia provenzale è la poesia d’amore, però la poesia provenzale nasce in contesti precisi, nelle corti del sud della Francia ha la propria cerchia di poeti. In questa cerchia è attivo il poeta che è professionista, la dama, l’amata è la signora, la castellana. Infatti noi diciamo donna “Domina”, madonna vuol dire mia signora, se troviamo donna mia, dietro c’è quest’uso di chiamare la donna signora perché nella società è più in alto, quindi l’amore per la signora è destinato a rimanere insoddisfatto, la differenza sociale implica un’irraggiungibilità dell’amore. È un modello culturale che ha una storia antica. L’altra cosa che avrà destino importante è quello che proprio perché la donna è la castellana non si deve fare il suo nome ma se ne sceglie uno inventato che è Senhal (Segnal), un segnale. Amore di un uomo per una donna irraggiungibile espresso attraverso un Senhal, l’identità è celata.

Federico assimila questa tradizione con una particolarità, lui è imperatore quindi non ci sono tante corti ma una corte, quindi la poesia siciliana è solo di amore perché i provenzali facendo parte di una società guerriera di corti, avevano anche la poesia militare-politica. Lui non ne ha bisogno, perché la politica la fa lui a livello universale, farà una cultura diversa contro quella religiosa. La lirica italiana all’origine nasce amorosa e sarà così per lungo tempo, inoltre salta quel rapporto sociale poeta-castellana, rapporto di classi perché nel sistema imperiale non c’è più quel sistema di corti. Svolta: quello che nella poesia provenzale era un rapporto sociale irraggiungibile diventa una superiorità della donna sul piano interiore, diventa irraggiungibile non per il distacco sociale, ma per una differenza di qualità del poeta rispetto alla donna, irraggiungibilità ancora più profonda, ontologica, è l’essenza della donna. A distanza, la Beatrice del Dante, creatura inviata dal paradiso per salvare gli uomini. La problematicità d’amore è più interiore.

Un altro scarto rispetto a quella provenzale, i poeti provenzali erano professionisti che scrivevano poesie con funzione mirata alla corte, quei testi erano fatti per l’ascolto accompagnato da musica. Il trovatore, è una sorta di cantautore, produce il testo e la musica e li esegue, perché la poesia ha funzione di fruizione sociale. In Sicilia questa sita non c’è più perché i nuovi poeti sono Federico e il figlio, scrivono poesie in volgare e gli altri sono suoi funzionari come Da Lentini (notaro). Nella poesia siciliana c’è distacco tra musica e poesia, il poeta scrive poesia (non vuol dire che i testi non siano musicati). Questo contribuisce all’interiorizzazione del testo, che diventa per la lettura che per l’ascolto. Ulteriore implicazione, se io perdo la musica dell’accompagnamento perdo la musicalità, ma questa io la devo recuperare da qualche parte, la prendo attraverso le rime, le parole in rima. Sonetto, testo inventato a tavolino, abbiamo il nome dell’elaboratore, Da Lentini principale poeta della scuola siciliana.

Il sonetto ha una caratteristica che lo stacca dalle forme provenzali, ha una quantità di rime vicine più alta, nei testi provenzali le rime sono più distanti perché c’era la base musicale. Senza la musica tutto è demandato ai suoni delle rime. La poesia non è sentimento ma sono forme, un testo non è mai completamente libero. Un testo poetico è un sistema di elementi, tutti questi cooperano alla creazione del testo, l’elemento base è il verso, il verso moderno è diverso dal verso latino.

I versi latini e greci sono quantitativi, perché ogni sillaba e vocale ha una lunghezza propria, una quantità, le lingue moderne hanno perso questa lunghezza. Il verso moderno è sillabico accentuativo, basato su sillabe e accenti. Il verso nobile, più diffuso, è quello dei sonetti, l’endecasillabo, si parla di posizioni sillabiche, perché un endecasillabo può avere 18 sillabe. Tre tipi di parole:

  • Tronche: però, perché, tu, accento su ultima sillaba.
  • Piane: in cui accento cade su penultima sillaba, piano, gatto, concerto.
  • Sdrucciole: l’accento cade sulla terzultima sillaba come sdrucciolo, macchina.
  • Bisdrucciole: accento su quartultima.
  • Trisdrucciole: accento su quint’ultima.

In francese la maggior parte delle parole hanno l’accento sull’ultima sillaba, sono tronche. Qual è il verso nobile francese? Il decasillabo, un verso fatto da 10 sillabe ma se ha 10 sillabe ed è in francese e l’accento è sull’ultima sillaba, l’accento cade sulla decima sillaba. La poesia italiana guarda la poesia francese, imita i versi francesi, il primo elemento è che il decasillabo viene importato, nasce un verso che lo imita, l’endecasillabo. Es. endecasillabo che finisce con parola tronca. La sinalefe si ha quando infine di parola c’è vocale e all’inizio parola dopo c’è una vocale. L’ultimo accento forte cade in decima posizione sillabica, ma si chiama endecasillabo, anche se ha 10 sillabe. È un verso uguale al decasillabo francese. In italiano sono poche le parole tronche. Gli endecasillabi tronchi in italiano sono pochi. La maggior parte delle parole italiane sono piane. Caso sdrucciolo: l’accento sulla terzultima sillaba – in posizione 10. Tutti questi sono apparenza, bisogna vedere la struttura, dice che sono uguali dato che l’accento cade sempre sulla 10 posizione sillabica, la stessa cosa vale per ogni verso, come il settenario. Settenario tronco, accento su in 6 posizione, perché il settenario italiano è sul senario francese. È sempre apparenza, l’accento cade sempre sulla 6.

Nella scuola siciliana viene elaborata una forma metrica originale, che sono esito di storie lunghissime e contributi. Nel caso del sonetto invece sappiamo quando è nato, dove e da chi (da Lentini) detto il notaro. Forma metrica che ha molta fortuna. Noi guardiamo la forma regolare, classica (ci sono molte variazioni), è composta da 14 versi endecasillabi divisi in due quartine e due terzine. Entrambe le parti si articolano in due. In origine vengono scritti su due righe o tutto di fila (per non sprecare i supporti, carta o pergamena) ma la struttura la riconosco perché c’è sempre. Struttura profonda: 4 versi ripetuti e due versi ripetuti, 1 quartina, 2 quartina, terzina. 2 principio, tutti i versi rimano, e i versi dei due quartetti rimano all’interno, i versi dei terzetti rimano all’interno.

Si mette una lettera, uguale corrisponde a rima uguale (ABA es. A=ere si ripete) la minuscola indica il verso più corto (settenario), la maiuscola quello più lungo (endecasillabo). I primi 8 versi avranno sempre 4 volte A e 4 volte B = forma standard del sonetto arcaico. C’è una combinazione che non si trova mai è AAAABBBB perché 4 A + 4 B vuol dire che i quartetti non sono rimati tra loro, ma sono staccati mentre devono dialogare tra loro. È fatta da macrostruttura (A+A B+B), la strutturazione delle rime (2) la lunghezza dei versi (3), ogni forma metrica è complessa e bisogna guardare tutte queste cose, questo per le quartine. Per le terzine è più complicato, essendo più libere (le quartine sono sempre su 2 rime), nelle 2 terzine ci può essere un sistema rimico su 2 rime (CDC) o un sistema su 3 rime (CDE), nel sonetto ci saranno 4 o 5 rime. Strutturazione delle rime: nei terzetti c’è una variabilità maggiore, ogni verso deve rimare con un altro verso, la prima terzina e la seconda devono rimare tra loro. Combinazioni: CDC DCD non sono uguali: slittamento rispetto alle quartine che erano uguali. È uno schema binario. CDC CDC due rime cambiandone la disposizione. CDD DCC Sonetto in cui l’autore fa lo strano, il principio però non cambia, non c’è nessun verso senza rima, ci sono 4 A e 4 B, la quartina e la 2, rimano tra loro comunque perché c’è un verso in entrambe che si lega ad altre e nelle terzine uguale, legame tra C e D. CDE CDE / CDE EDC.

Jacopo da Lentini

Analizziamo: sonetto di Jacopo da Lentini “io m’aggio posto in core a Dio servire” (letto con vago accento siciliano).

Io m’aggio posto in core a Dio servire,
com’io potesse gire in paradiso,
al santo loco, c’aggio audito dire,
o’ si mantien sollazzo, gioco e riso.
Sanza mia donna non vi voria gire,
quella c’à blonda testa e claro viso,
che sanza lei non poteria gaudere,
estando da la mia donna diviso.
Ma no lo dico a tale intendimento,
perch’io pecato ci volesse fare;
se non veder lo suo bel portamento
e lo bel viso e ’l morbido sguardare:
che ’l mi teria in gran consolamento,
veggendo la mia donna in ghiora stare.

Mi sono posto in cuore che devo servire Dio così posso andare in paradiso il luogo santo in cui ho sentito dire che si vive in gioco e riso, senza la mia donna non vorrei andare (vorria = condizionale), la donna che ha i capelli biondi e gli occhi luminosi (viso = sguardo) poiché senza di lei non potrei godere essendo diviso dalla mia donna (ripetizione). Elementi di sonetto arcaico, ogni verso è staccato, manca la fluidità della lingua che passa di verso in verso. Ci sono delle ripetizioni. Ma non lo dico con questa intenzione perché io commento un peccato con lei se non vedere il suo bel portamento (la figura, modo in cui si relaziona con spazio), e i suoi bei occhi e il morbido sguardo, poiché sarebbe per me una grande consolazione (terria = condizionale) vedere la mia donna in gloria.

Vuole servire Dio ma non è una poesia religiosa, lo capiamo dal postulato (voglio andare in paradiso con la mia donna ma non per commettere peccato), matrice laica (la matrice della scuola siciliana) che recupera la poesia delle corti della Provenza in cui c’è un rapporto di vassallaggio, l’uomo è inferiore rispetto alla donna superiore, questo rapporto viene recuperato, la donna in realtà è superiore, è lei che va in paradiso. Quindi un elemento che nella cultura provenzale è sociale, diventa interiorizzato, qui è gioco come un corteggiamento (Sicilia). Paradiso luogo in cui ci sono sollazzo, gioco e riso, questi termini sono franco – provenzali, gallicismi, la parola sollazzo in realtà viene da una parola provenzale che è il solatz. Il sollazzo è una cosa diversa, è una piacevole, raffinata, mondana conversazione (800 anni fa). Gioco rimanda a un altro provenzalismo, joc, che è l’intrattenimento raffinato di corte. La lirica siciliana recupera i modelli della lirica provenzale. Ci sono continui scambi tra forma culturali. Movimento e sguardo sono elementi sempre presenti (donna). Gaudere non rima con nulla, in realtà sappiamo che è comunque un sonetto perché ere rima con ire, la rima siciliana, è una topica clamorosa che avrà influsso sulla storia culturale, politica e sociale italiana.

- Unico testo intero originale di Stefano Protonotaro. I siciliani scrivevano così e Dante credeva che essi scrivevano così, perché Federico vuole creare una cultura veicolata fuori dal suo stato che diventi punti di riferimento dell’élite intellettuale dei comuni del nord, che devono identificare la cultura che nasce alla sua corte come la cultura di riferimento. Questi testi arrivano al nord, succede che non esisteva il copyright né un concetto di autorialità, quindi vengono toscanizzati, iri diventa ere. Questi testi passano da mano a mano ma chi riceve il testo toscanizzato non sa più com’era l’originale, quindi pensa che quello sia l’originale. Quando arriva Dante, 50 anni dopo, è così il testo. Non lo sapevamo perché gli Svevi vengono sconfitti, uccisi tutti e nel sud Italia si insediano i francesi, gli Angiò, i quali distruggono la scuola siciliana, per creare una cultura alternativa. A noi non è arrivato un testo in siciliano, tutto ciò che sappiamo, lo sappiamo da manoscritti settentrionali perché nel sud è stata cancellata la forma culturale, i testi siciliani scompaiono. Dante quando si mette a teorizzare come deve essere la poesia in volgare, parte dal presupposto che i poeti non devono usare una lingua locale.

Guinizzelli

La poesia si trasferisce al centro nord, in Toscana ed Emilia Romagna, il primo nucleo è Guido Guinizzelli di cui sappiamo poco, solo che era bolognese e muore quando Dante ha 11, generazione prima. Dante lo incontra nel purgatorio e lo chiama padre mio e di tutti gli altri poeti, considerato padre dello stil novo. Stil novo: termine ambiguo, usato anche da Dante, sia nel purgatorio sia quando incontra Bonagiunta. Processo di toscanizzazione e il profilo socio culturale di Guinizelli è diverso, non siamo più nella corte siciliana ma siamo in un comune, tipico dell’Italia centro-settentrionale.

Il modello erotico della poesia provenzale aveva matrice sociale, tutto ciò non ha più senso, si accentua il processo di interiorizzazione partito alla corte di Federico. Principio della nobiltà, in una società aristocratica feudale, il concetto di aristocrazia ha valenza forte. In un comune tutto ciò è problematico. È attivo il principio che l’amore alto è un amore nobile, ma nella società medievale, quell’idea nasce con connotazione politica, sono gli aristocratici che si innamorano non i poveri (essi copulano). Società borghese ancora più problematico, si lega a una lotta politica, perché al borghese, non va più bene l’idea che l’altro è più aristocratico di lui. Inizia una discussione ideologica su cos’è la nobiltà. È evidente la ricaduta politica. Bologna è la sede della città universitaria e uno delle principali università europee che vuol dire filosofia, alta teologia e scienza. Qualsiasi poeta è immerso in un contesto culturale vivace. Anche la poesia amorosa risente di queste discussioni filosofiche. Riflessione filosofica sull’amore. In Guinizzelli c’è una canzone manifesto di questo snodo, egli è importante perché è il punto di riferimento di Dante. Il primo tratto caratterizzante della canzone sono una sequenza di stanze (strofe), tutte uguali con lo stesso schema metrico. Il cuore della canzone è nella stanza 4, che è la terzultima. Introduce un aspetto nuovo, il tema politico (in una canzone d’amore). Ci sono temi naturali su cui è introdotto il tema politico.

Parafrasi Stanza 4

Fere lo sol lo fango tutto ’l giorno: vile reman, né ’l sol perde calore; dis’omo alter: «Gentil per sclatta torno»; lui semblo al fango, al sol gentil valore: ché non dé dar om fé che gentilezza sia fôr di coraggio in d...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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