Lezione 2: Neoavanguardia
Gli anni Sessanta e Settanta coincidono con la nascita della neoavanguardia; è un periodo non molto conosciuto, non molto trattato dai manuali. Si tratta di un gruppo; i poeti che ne fanno parte sono poco conosciuti. Vogliono superare la poesia ermetica, che considerano poco impegnata, che vive fin troppo dell'analogia. Questi poeti cercano di superare la tradizione: tutto deve ripartire da un grado zero della letteratura (termine che troviamo in molti scritti dell'epoca: uno scritto di Pagliarani aveva addirittura "Grado Zero" come titolo). Vogliono ripensare il contenuto e la forma: contenuti che fossero radicati nel proprio presente, rifiutando quindi il passato; una forma che si adatti a questi nuovi contenuti.
Poeti della neoavanguardia
- Edoardo Sanguineti. È il caposcuola della neoavanguardia, quello che tiene insieme il gruppo e che ne dà anche i presupposti ideologici.
- Alfredo Giuliani.
- Elio Pagliarani.
- Antonio Porta.
- Nanni Balestrini. L'unico ancora vivente è Balestrini.
Si passa al rifiuto della letteratura, perché la letteratura non riesce a cambiare le cose. Il rifiuto si ripercuote anche a livello linguistico, in cui la forma diventa caotica e difficilmente comprensibile, quasi con volontà di provocazione; ad esempio nella poesia di Porta raramente si intravvede una narrazione. È una poesia fortemente frammentata, spezzata, che riesce proprio per questo a rimanere impressa anche se non si capisce bene di che cosa parli.
Nanni Balestrini, Tape Mark I
Internet: «La testa premuta sulla spalla, trenta volte più luminoso del sole, io contemplo il loro ritorno finché non mosse le dita lentamente e, mentre la moltitudine delle cose accade, alla sommità della nuvola esse tornano tutte, alla loro radice, e assumono la ben nota forma di fungo cercando di afferrare. I capelli tra le labbra, esse tornano tutte alla loro radice, nell'accecante globo di fuoco io contemplo il loro ritorno, finché non muove le dita lentamente, e malgrado che le cose fioriscano assume la ben nota forma di fungo, cercando di afferrare mentre la moltitudine delle cose accade. Nell'accecante globo di fuoco io contemplo il loro ritorno quando raggiunge la stratosfera mentre la moltitudine delle cose accade, la testa premuta sulla spalla: trenta volte più luminosi del sole esse tornano tutte alla loro radice, i capelli tra le labbra assumono la ben nota forma di fungo. Giacquero immobili senza parlare, trenta volte più luminosi del sole essi tornano tutti alla loro radice, la testa premuta sulla spalla assumono la ben nota forma di fungo cercando di afferrare, e malgrado che le cose fioriscano si espandono rapidamente, i capelli tra le labbra. Mentre la moltitudine delle cose accade nell'accecante globo di fuoco, esse tornano tutte alla loro radice, si espandono rapidamente, finché non mosse le dita lentamente quando raggiunse la stratosfera e giacque immobile senza parlare, trenta volte più luminoso del sole, cercando di afferrare. Io contemplo il loro ritorno, finché non mosse le dita lentamente nell'accecante globo di fuoco: esse tornano tutte alla loro radice, i capelli tra le labbra e trenta volte più luminosi del sole giacquero immobili senza parlare, si espandono rapidamente cercando di afferrare la sommità.»
Balestrini crea Tape Mark I, primo esempio di poesia combinatoria realizzata al computer. Classico testo della poesia italiana del secondo Novecento, l’esperimento Tape Mark I di Nanni Balestrini, è di uno dei primissimi testi (il primo in Italia senz'altro) di scrittura poetica realizzata attraverso computer. I frammenti da cui il computer partiva erano Il libro del Tao di Lao Tse (cinese), Il Mistero dell'ascensore di Paul Goldwin, e Il Diario di Hiroshima di Michihito Hachiya (giapponese).
“Tape Mark I è un esperimento poetico realizzato sfruttando le possibilità combinatorie di un calcolatore elettronico IBM. Una serie di spezzoni di frasi venivano montate in successione, fino a formare sequenze di versi, seguendo semplici regole trasformate in un algoritmo che guidava il lavoro della macchina. Il numero dei risultati possibili era grandissimo, e una piccola serie di varianti, sufficiente a mostrare il senso dell'operazione, venne pubblicata sull'Almanacco Bompiani 1962” (Balestrini), con una nota esplicativa che spiegava cosa fosse.
Negli anni Sessanta, dopo il primo esempio di Balestrini, la moda della letteratura combinatoria entra a far parte della cultura; ne è un esempio Italo Calvino, con ad esempio Il castello dei destini incrociati. Gli stessi versi continuano a tornare identici, ma combinati in modo diverso. L'idea è quella di poter produrre della poesia attraverso l'assemblamento di frammenti. I versi sono gli stessi, ma il significato è diverso poiché sono assemblati in modo diverso.
È evidente che questa composizione tende al caos, perché le possibilità sono praticamente infinite. Esiste un complicato algoritmo che espone al computer come assemblare i versi; questo algoritmo produce 1200 istruzioni macchina. Questa poesia è evidentemente interessante in sé, non è godibile per il testo; è più che altro un oggetto artistico.
Antonio Porta, Aprire
1 ferita dal chiodo, il sangue sulla parete, dietro la porta nulla, dietro la tenda, la seta del fazzoletto agita una mano. L'impronta impressa sulla parete, sotto, l'auto, la finestra, si ferma, dietro la tenda, 2 un vento che la scuote, sul soffitto nero. Le calze infila, nere, e sfila, con i denti, una macchia più scura, impronta della mano, la spaccata, il doppio salto, in un istante, la calza alzandosi si è appoggiato, nulla, premendo, maglia, un fazzoletto di seta, il lampadario oscilla, all'indietro, capriola, poi la spaccata, i seni un nodo, la luce, macchia d'inchiostro, premono il pavimento, dietro i capelli, dietro la sul pavimento, sopra la tenda, la paglietta che porta, raschia, non c'è, c'è il salto all'indietro, le cuciture, sul pavimento gocce di sudore, alzandosi, l'impronta della mano, all'indietro, sul soffitto, la macchia non scompare, dietro la tenda, la ruota, delle gambe e delle braccia, di fianco, la seta nera del fazzoletto, luccica sul soffitto, dei seni, gli occhi, bianchi, contro il soffitto, la mano si appoggia, il fuoco della mano, dietro la porta, calze di seta appese, la capriola. Sulla poltrona un nodo di seta, luccica, 3 5 Perché la tenda scuote, si è alzato, Ruota delle gambe, la tela sbatte nel vento, il vento, nello spiraglio la luce, il buio, quell'uomo, le gambe aderiscono alla corsa, dietro la tenda c'è, la notte, il giorno, la corda si flette, verso il molo, sulla sabbia, nei canali le barche, in gruppo, inquieti canali, sopra le reti, asciugano, le scarpe di tela, navigano, cariche di sabbia, sotto i ponti, il molo di cemento, battono la corsa, è mattina, il ferro dei passi, remi e motori, non c'è il mare, sempre più oscuro, il cemento, i passi sulla sabbia, il vento sulla sabbia, nella tenda, sfilava le calze coi denti, le tende sollevano i lembi, perché è notte, la punta, ha premuto un istante, a lungo, giorno di vento, di pioggia sul mare, le calze distese sull'acqua, sul ventre. Dietro la porta il mare, la tenda si riempie di sabbia, 6 di calze, di pioggia, appese, sporche di sangue. Di là, stringe la maniglia, verso, non c'è, né certezza, né uscita, sulla parete, 4 l'orecchio, poi aprire, un'incerta, non si apre, La punta, la finestra alta, c'era vento, risposta, le chiavi tra le dita, il ventre aperto, si è alzato adagio, stride, in un istante, la mano sul ventre, trema sulle foglie, ovale, un foro nella parete, con la mano, di corsa, sulla sabbia, punta della lama, in frantumi, l'ovale del vetro, sulle foglie, il figlio, sotto la scrivania, dorme nella stanza. È notte, mattina, fitta, densa, chiara, di sabbia, di diamante, corre sulla spiaggia, 7 alzato e corso, la mano premuta, a lungo, Il corpo sullo scoglio, l'occhio cieco, il sole, fermo, contro il vetro, la fronte, sul, il muro, dormiva, il capo sul libro, la notte sul il vetro sulla mattina, premette, oscura, mare, la mano affonda, nella terra, nel vetro, nel ventre, dietro la finestra gli uccelli, il sole nella tenda, la fronte di vetro, nubi di sabbia, l'occhio più oscuro, il taglio nel ventre, sotto nella tenda, ventre lacerato, dietro la porta. L'impronta, dietro la tenda, la fine, aprire, nel muro, un foro, ventre disseccato, la porta chiusa, la porta si apre, si chiude, ventre premuto, che apre, muro, notte, porta.
Aprire è una poesia molto lunga. È evidente il lavoro sulla lingua; è evidente che c'è una sorta di stravolgimento della punteggiatura, e che Porta procede per frammenti di immagini che si accostano e che si ripetono: certe immagini (il vetro, il ventre, la porta) continuano a ricorrere. È come se contemporaneamente ci fossero varie immagini sovrapposte che devono dare determinate sensazioni nel lettore.
Porta dice che lo scrivere "è un fatto quasi inevitabile in certi momenti della mia esistenza in cui agisco con il linguaggio, e allo stesso modo interagisco con quello che accade: non solo a me, ma anche con la realtà del nostro tempo". Per Porta scrivere poesia è qualcosa di estremo, di molto profondo; è il meno "leggero" del gruppo. Ha un senso di tragicità nella sua poesia, è un continuo confrontarsi con la vita e la morte: ne è un esempio questa stessa poesia; parla ad esempio di "ventre lacerato" (4) e "ventre aperto" (6): compare anche il delitto e la morte. Allo stesso modo c'è la vita: tutto stagliato sulla società contemporanea.
Quindi per lui la poesia significa che la parola deve essere radicale: in effetti spesso la parola viene anche isolata dalla punteggiatura. Ha una forte avversione per il poeta che dice "io". Lui non parla in prima persona: è uno dei maggiori rappresentanti dell'idea della riduzione dell'io lirico. Il poeta deve sì recepire gli stimoli della realtà e farsene interprete, ma senza mettersi al centro dell'azione poetica: lui è solo colui che riceve e ritrasmette. Dice che ha un'avversione per il poetaio che racconta la sua storia: il poeta non deve mai raccontare la propria storia.
Dal punto di vista della forma, punta a intervenire in modo molto massiccio sul ritmo: un ritmo martellante, ossessiva, dove c'è anche il richiamo delle varie parole; poi la metrica: non è nemmeno una metrica libera, non è un verso libero: il verso libero infatti tende a un certo ordine nella versificazione: non rispetta il verso tradizionale ma conserva un certo ordine; tende anche alla soppressione della congiunzione "e", che difficilmente si trova; c'è una scarnificazione degli aggettivi: ci sono pochi aggettivi che ricorrono continuamente; i tempi verbali tendono a diventare tutti indicativo, spesso al presente (indice della volontà di registrare il proprio presente).
Elio Pagliarani, La ragazza Carla
Pagliarani è un poeta purtroppo dimenticato e trascurato: aneddoto di Gubert in cui cercava una sua opera omnia in una libreria e il libraio le risponde che non c'è perché è un poeta di terza categoria e ce ne sono due milioni in Italia. È il più realistico della neoavanguardia; tanto più che si è tentato spesso di "scacciarlo" dalla classificazione della neoavanguardia, perché è il più eccentrico.
La ragazza Carla, poema in versi (1960), è un poemetto nato in stagione neorealista, era addirittura nato come soggetto (mai realizzato) di un film neorealista. È un racconto in versi che per la prima volta inserisce degli elementi di puro realismo all'interno della poesia.
La protagonista del racconto è la diciassettenne Carla Dondi, che vive in una modesta casa della periferia di Milano con la madre vedova che fa la pantofolaia. Carla, frequenta le scuole serali per diventare segretaria e presto trova un impiego presso una grossa ditta commerciale che traffica su ampio mercato internazionale. Lì trova un datore di lavoro che le fa delle avances, e racconta del suo desiderio di diventare dattilografa, della sua lettura del manuale di dattilografia: una materia narrativa insomma "bassa", che non era mai entrata in poesia, se non come brevi accenni.
La sua vita è divisa nell'opera in tre parti:
- Racconta la sua ricerca dell'impiego, e viene descritta la quotidianità del suo monotono lavoro.
- La seconda parte del poemetto scorre tra i ritmi che il lavoro impone e il corteggiamento del suo datore di lavoro.
- La storia di Carla si conclude tristemente nella terza e ultima parte quando, per non perdere il posto di lavoro, la protagonista deve umiliarsi e chiedere scusa al padrone per aver rifiutato le sue avances. Carla, ormai giovane donna smaliziata e inghiottita dal mondo, imparerà a truccarsi e a mettersi le calze nere e il rossetto per tornare al lavoro.
È una sorta di romanzo di formazione in versi al contrario. Quello che è interessante e sperimentale di Pagliarani in questo poemetto è il collage di diversi elementi linguistici. La lingua ricalca il linguaggio parlato e colloquiale, a un livello basso: rappresenta, tra le opere di Pagliarani, un esemplare dello sperimentalismo che caratterizza la neoavanguardia. In esso il poeta opera la "slirizzazione" della lingua poetica adottando un tono dimesso e privo di tensione emotiva, adottando lo stile della lingua parlata nelle sue forme maggiormente trasandate (sintassi frantumata, giunzioni antigrammaticali, anacoluti) e utilizzando anche il linguaggio pubblicitario e commerciale.
Ci sono vari livelli distinti anche graficamente: usa corsivi o tondi a seconda del tipo di espressione. Inserisce anche ampi stralci di un vero manuale di dattilografia nel poema; paradossalmente invece dà quasi una veste poetica maggiore a questo che alla vita di Carla, spezzandolo in versi e facendolo talvolta rimare.
C'è un profondo senso tragico nella vita di questa ragazza. A volte inserisce una voce esterna, in corsivo, che commenta in chiave moralistica quello che sta accadendo. Altre volte inserisce pezzi di giornale di cronaca dell'epoca, o scritte che Carla legge nel percorso da casa al lavoro (insegne pubblicitarie, targhe, scritte sui muri): in questo senso c'è una forma forte di iper-realismo in Pagliarani.
Lezione 4
Gli anni Sessanta in Italia sono degli anni cruciali per la poesia, quasi uno spartiacque. Negli anni Sessanta il dibattito tra i poeti si gioca sul rapporto tra la parola poetica e l'oggetto che bisogna rappresentare. Da parte della neoavanguardia c'è un tentativo di mettere in atto delle tecniche in grado di imitare il degrado della società, minato da una logica economica. Si vuole un poeta oggettivo, che abbandoni l'io lirico e che quasi si immoli all'oggetto che rappresenta. Nonostante la neoavanguardia sia egemonica negli anni Sessanta (la sua discussione è...
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Monografico Secondo semestre di Letteratura italiana moderna e contemporanea - La letteratura antagonista
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