Letteratura italiana moderna e contemporanea
Carlo Emilio Gadda
Nasce a Milano nel 1893 ed è uno scrittore che avrà una grande importanza nella seconda metà del ’900. È il primogenito di tre fratelli, nato dalle seconde nozze del padre Ippolito, rimasto vedovo della prima moglie. Ippolito appartiene ad una delle famiglie nobili di Milano, muore quando Gadda ha 15 anni, lasciando la famiglia in gravi condizioni economiche.
Gadda frequenta uno dei più importanti licei milanesi il “Parini”, diplomandosi a pieni voti. Avrebbe voluto iscriversi a lettere e filosofia, ma su consiglio della madre si iscrive ad ingegneria al Politecnico. Durante il secondo anno aveva già sostenuto a pieni voti alcuni esami, ma scoppia la Guerra Mondiale. Egli decide di arruolarsi volontario, aderisce alla tesi interventista e dopo un periodo di addestramento si arruola nel Quinto Regimento degli Alpini nel quale gli viene affidato il ruolo di sottotenente grazie alle sue conoscenze matematiche che lo rendono competente.
Fino al 1917 sarà impiegato sul fronte della guerra, successivamente con la rotta di Caporetto il suo reparto partecipa alla ritirata, ma mentre scendevano il reparto viene rapito dagli austriaci e Gadda si ritrova prigioniero. Vengono trasportati in un campo di concentramento in Austria dove trascorreranno l’ultimo anno della guerra e usciranno dopo la firma di pace tra Italia e Austria.
Gadda torna così a Milano, ma subisce un trauma perché scopre che il fratello Enrico era morto in Guerra a causa di un incidente di volo. Enrico rappresentava per Gadda un modello di vita perfetto, la morte del fratello provocherà in lui un dolore che non sarà mai elaborato. In tutti i suoi spostamenti egli porta con sé il baule del fratello, che veniva dato in guerra per conservare vestiti, libri ecc.
Diario di guerra e prigionia
Il periodo della guerra è fondamentale per la vita di Gadda, soprattutto per la scrittura, perché proprio durante quel periodo scopre la sua vocazione per la scrittura, ne abbiamo testimonianza in un diario, un giornale che egli compila tra il 1915 e il 1919. In questo diario raccoglie le proprie esperienze e studia sé stesso, è un vero e proprio esercizio di scrittura. Questo materiale rimane nascosto in quanto egli non aveva intenzione di pubblicarlo, considerandolo qualcosa di personale.
Si tratta di sei quaderni chiamati dall’autore “Giornale”, successivamente prenderà il nome di “Giornale di guerra e prigionia” quando si farà convincere dall’autore Garzanti a pubblicarlo nel 1955, 40 anni dopo la scrittura del testo. Gadda è uno scrittore molto lento, ritorna sempre sulle sue cose e aveva firmato molti contratti con degli editori che egli stesso non rispettava. Tante volte gli editori anticipavano i compensi e quindi pretendevano di avere qualcosa da pubblicare (Garzanti).
Pubblica il Giornale togliendo la parte di Caporetto ritenendola impubblicabile, la quale sarà pubblicata soltanto dopo la sua morte. Ogni pagina del Giornale è firmata con due pseudonimi: Gaddus e Duca di Sant’Aquila.
- Gaddus: è una latinizzazione del cognome, come se egli volesse istituire una continuità tra la guerra del 15-18 con una concezione mitico-erotica della storia antica romana che rappresenta le radici nobili dell’Italia.
- Duca di Sant’Aquila: per capire il nome bisogna ricostruire la sua infanzia. Il termine “il duca di sant’Aquila” fa riferimento a un gioco inventato con i suoi fratelli, non a Milano, ma in una casa vacanze nel paese di Laudone. Vicino la casa c’era un frutteto e Gadda ci costruisce intorno un mondo di fantasia nel quale egli era il Duca di Sant’Aquila.
Per quanto riguarda la guerra, Gadda ha una visione estetica di essa, vista come manifestazione di coraggio, forza dell’individuo che supera il proprio egoismo, raggiungendo un’immagine collettiva. Lo stile di Gadda non è colloquiale ma molto sostenuto. In uno dei suoi testi esprime il fatto che non gli manca la cultura per compiere il ruolo che gli è stato assegnato in guerra, ma la capacità di comando che si indentifica con l’autoadorazione.
Gadda afferma che nulla può essere affermato con certezza, ma la componente privilegiata della vita è il dubbio. L’analisi che egli fa di sé stesso incide sui soldati che sono sotto il suo comando, c’è una incapacità di dialogo con essi alla quale egli non trova soluzione se non quella di abbassarsi al loro livello. Nel Giornale parla anche dei “fifoni” che sono coloro che lamentano dolori, fame ecc. per paura di agire. Gadda non agisce per coraggio, ma per paura di essere giudicato come egli stesso giudica chi non partecipa alla guerra, quindi paradossalmente anche questa è una forma di coraggio in quanto mette da parte la paura.
Per Gadda la guerra non è solo quella contro gli austriaci, ma è una guerra psicologica contro sé stesso. Gadda non sopporta le cose fatte male perché crede siano sintomo di disordine, infatti sul fronte di guerra c’è una dimensione disorganizzata e disordinata, dall’altra parte c’è l’aspirazione di egli all’ordine. Il tema del disordine, del groviglio diventerà il nodo centrale della filosofia e della scrittura di Gadda (romanzo “Quel pasticciaccio”).
C’è un episodio in cui il gruppo di Gadda avrebbe dovuto lanciarsi alla conquista della cima 12 nelle Dolomiti invece ricevono l’ordine di ritirata, ordine che il resto del gruppo accoglie con entusiasmo a differenza di Gadda il quale per questo motivo cade in una vera depressione dovuta al fatto che questo episodio avrebbe potuto dimostrare il suo coraggio. La prigionia diventa il punto massimo della caduta dell’idealismo Gaddiano.
Gadda, quando era prigioniero degli austriaci, entra in contatto con importanti letterati: Bonaventura Tecchi e Ugo Betti che lo indirizzeranno verso l’attività letteraria. Durante il periodo della prigionia scrive un importante racconto che non verrà pubblicato intitolato “Passeggiata autunnale”. Questo racconto parla di quattro amici che si ritrovano in una baita durante un temporale e si ritrovano a dover risolvere un omicidio.
Durante la prigionia Gadda continua a scrivere il suo diario facendo presente dello sconforto e della delusione che provava nell’essere obbligato a rimanere recluso e a non poter dare prova di sé. Ai reduci di guerra la carriera universitaria veniva velocizzata e così Gadda riprese gli studi e li porta al termine brillantemente e trova subito lavoro come ingegnere elettrotecnico. A causa del suo lavoro in una ditta di impianti elettrici verrà mandato in Argentina dove rimarrà fino al 1922.
Nel 1924 inizia la sua vera e propria carriera di scrittore, in quanto l’editore Mondadori aveva istituito un concorso per la stesura di un romanzo per scrittori che non avevano mai pubblicato qualcosa prima d’ora. Il tempo a sua disposizione era di soli 4 mesi e Gadda non riuscirà a portare a termine il progetto che rimarrà nascosto fino al 1983 quando Dante Isella lo riscoprirà.
Racconto italiano di ignoto del Novecento
Gadda dimostrava particolare interesse verso il genere del romanzo, controcorrente rispetto all’idea che negli anni Venti c’era in Italia, in quanto veniva visto come un genere di letteratura bassa. Egli guarda al romanzo dell’800 e si rifà ad Alessandro Manzoni, fondatore del romanzo italiano ottocentesco. “Racconto italiano di ignoto del 900” non è da considerare un vero e proprio romanzo, ma va considerato come un quaderno di preparazione a un possibile romanzo da scrivere, tant’è vero che Gadda li definisce come quaderni di studio.
Nella progettualità del romanzo emerge un aspetto autobiografico, il personaggio principale del romanzo, pur essendo di finzione, è portatore dell’anamnesi autobiografica del suo autore (Dante Isella prefazione). Per Gadda quello che scrive è un ampliamento del concetto morale manzoniano: il male nella storia e nella società deriva dal fatto che gli uomini vengono meno ai loro doveri e quindi provocano il male nella società (Don Abbondio).
Il tema del romanzo di Gadda è tragedia delle anime forti che rimangono impigliate in questa palude della mediocrità, dall’altra parte però queste anime forti possono essere all’origine del male sociale. Il romanzo è equiparato ad una tragedia che rispecchia quella dell’uomo forte che cede al male per il contrasto dell’ambiente in cui si trova, infatti la fine del romanzo era proprio una tragedia del protagonista che aveva commesso un omicidio.
Per spiegare ciò Gadda fa un esempio che riprende dalla sua esperienza bellica, cioè quella della figura del disertore che è per lui una figura di disprezzo. C’è un rapporto di reciprocità tra il disertore e la società in quanto, secondo l’esempio di Gadda, il disertore rovina l’esercito, ma è anche vero che l’esercito cede al male e in questo egli si rispecchia.
Nel romanzo viene presentato il protagonista che ha degli aspetti autobiografici tra i quali il fatto che anche egli si ritrova in uno stato di povertà non per colpa sua, ma per colpa di un membro della famiglia, inoltre anche egli perde il fratello in guerra, è fiducioso nella patria e nella positività della guerra e poi si ritrova nel disordine della guerra stessa. Finita la guerra si ritrova in uno scontro tra fascisti e socialisti, nel quale viene uccisa una persona e si ritrova accusato di omicidio, quindi si ritrova costretto ad andare in esilio dal quale rientrerà tempo dopo e consumerà la sua storia d’amore con una ragazza che verrà uccisa da egli stesso con successivo suicidio (opposizione tra anima forte e contesto sociale).
Gadda pone da una parte il bene, quindi il concetto di norma, e dall’altra il male come negazione della norma. Secondo egli il male esiste perché esiste il bene, anche le azioni immorali rientrano nella legge universale, la presenza dell’ex legge rende possibile la norma stessa.
Per Gadda nel romanzo italiano è importante l’intreccio che ci fa capire che egli si rifà al romanzo ottocentesco, un altro aspetto molto importante è come si deve condurre il romanzo e Gadda fa una distinzione tra due tecniche narrative: una è la tecnica ab interiore e quella ex interiore. Nella prima la rappresentazione dei fatti viene effettuata attraverso i personaggi, nella seconda la rappresentazione è in mano all’autore, si tratta di due tecniche che possono essere utilizzate in contemporanea. In base a quale tecnica si sceglie si possono avere delle ripercussioni nei confronti del lettore. Lo svantaggio del metodo ad interiore è il fatto che se si dovesse trattare di più personaggio ci potrebbe essere una mutevolezza del punto di vista e una inaffidabilità della visione, Gadda stesso infatti afferma che non tutti i personaggi possono essere degli Amleto perché non tutti possono avere le caratteristiche di un Amleto, cioè un personaggio che al tempo stesso è protagonista di una storia e di un dramma ed è consapevole di quello che sta affrontando e che quindi sappia trarre delle considerazioni universali da quella storia. Non tutti i personaggi sono così dotati o vengono dotati dall’autore. Un’altra caratterista importante di Gadda è quella che egli stesso chiama l’incapacità di scegliere o scartare gli eventi che gli vengono presentati davanti.
Meditazione milanese
Nel 1924, tornato dall’Argentina continua a lavorare come ingegnere, ma decide di seguire quella che era stata la sua aspirazione, si iscrive alla facoltà di filosofia a Milano, in pochi anni da tutti gli esami e inizia a comporre la tesi di laurea che non porterà mai a discussione, quindi non si laureerà in filosofia. La tesi tratta di Leibniz e il titolo sarebbe stato “La teoria della conoscenza dei nuovi saggi di Leibniz”, ciò ci dice molto degli interessi di Gadda. La tesi verrà poi intitolata da Gadda “Meditazione milanese” che viene composta nel maggio e nell’agosto del 1928 e rappresenta il culmine di una fase di importante meditazione gaddiana, viene poi pubblicata postuma nel 1974 a cura di Giancarlo Roscioni.
È un lungo saggio disarticolato, non concluso impostato sul metodo galileiano, è un dialogo tra un filosofo, colui che discute di problemi filosofici e un alterego critico che discute ciò che il filosofo espone. I temi fondamentali discussi da Gadda in questo saggio sono due: la questione gnosologica e dall’altra parte la questione etica, sono due aspetti connessi tra loro. Per Gadda bisogna concepire ogni cosa come un groviglio o somma di rapporti e non nel senso di possibilità, ma nel senso di una realtà attuale e storica.
Per comprendere meglio il senso che Gadda dà al “groviglio” bisogna guardare all’esempio che egli stesso fa in “Meditazione milanese” di una partita a scacchi. Una partita a scacchi è costituita dal susseguirsi di situazioni logiche diverse dovute alle mosse che avvengono sulla scacchiera, ogni mossa deriva da una combinazione logica. Ciascun pezzo degli scacchi risente delle mosse effettuate dagli altri pezzi per questo ogni pezzo porta in sé il seme delle future mosse. Quindi ogni partita è diversa nonostante abbiano gli stessi pezzi e stesse regole, quindi dice Gadda che il pezzo degli scacchi non hanno una consistenza, ma funziona in una catena di rapporto con gli altri pezzi, per questo la realtà può essere paragonata a una partita.
Per Gadda il dato è un sistema di relazioni, dovrà affrontare il problema del sistema complesso delle relazioni fra i dati. Nel Gadda filosofo c’è un altro aspetto molto importante: se il dato ha una sua consistenza e non è una proiezione del soggetto, ma esiste aldilà del soggetto, il dato in sé non è sufficiente, cioè è assimilato in una immagine che egli definisce “bateau ivre” (battello ubriaco). Gadda dice che il dato è come un battello ubriaco su cui ci si può reggere in piedi, ma che serve per spiccare il volo verso un ulteriore momento conoscitivo, quindi il problema gnosologico per Gadda non ha una conclusione, non è importante il punto di arrivo quanto al rinnovarsi continuo dell’indagine perché nessun dato di realtà esaurisce la nostra conoscenza.
Lo scopo di Gadda è quello di conoscere la realtà, infatti egli è uno scrittore realista. Ogni elemento apre una rete relazionare i cui punti a loro volta aprono altre reti. (Su questo elemento si fonderà uno dei romanzi più importanti di Gadda: il “Pasticciaccio”). Una delle metafore che Gadda utilizza nella “Meditazione milanese”, proprio per descrivere la sua idea di realtà è la metafora della rete, quindi nel 1924 Gadda ha una visione della realtà come rete di relazioni, questa idea verrà modificata nella metafora del groviglio, che indica un disordine della realtà e non un sistema ordinato di relazioni.
Un altro concetto importante è quello di deformazione: per Gadda ogni processo di conoscenza si attua attraverso una forma di deformazione del dato di realtà, il momento in cui un soggetto analizza un dato di realtà introduce in questo dato degli elementi estranei quindi lo deforma, ed è l’unico modo per conoscere il dato stesso. Per quanto riguarda la questione etica, prima citata, è importante per le prime opere di Gadda, come in “Racconto italiano di ignoto del 900” dove nelle note critiche Gadda affronta il problema del male e del bene all’interno della realtà.
Però nella “Questione milanese” Gadda affronta proprio il rapporto tra bene e male, vengono studiati in modo parallelo. Per Gadda esistono due tipi di bene: il bene fisiologico e il bene elettivo. Il bene fisiologico è il buon funzionamento di un sistema “N” in base alle sue caratteristiche, come un corpo sano senza malattie. Il bene elettivo è un grado di bene superiore, se il sistema N è un bene fisiologico, il bene elettivo sarà N+1, quindi si aggiunge al bene fisiologico, è qualcosa in più.
Esiste, però, anche il male fisiologico, quindi la malattia e il venir meno dello stato di salute. Il male elettivo si può verificare in due casi: per omissione, per una rinuncia ad accettare una nuova dimensione, o per regressione. Quindi un sistema N+1 può diventare N e successivamente può diventare N-1. L’esempio che fa Gadda è quello del disertore il quale è per egli il massimo grado di regressione nel male perché è un rifiuto del proprio dovere e provoca un danno a un sistema che è globale.
Gadda in “Meditazione milanese” cerca sempre di chiarire i suoi dubbi con delle immagini e degli esempi che vengono estrapolati dalla sua esperienza di vita e in questo caso dalla guerra. La conoscenza non ha limiti per Gadda. Gadda per spiegare la coesistenza di bene e male fa una sorta di favola esopica: ci sono cinque uomini e tre tigri e gli uomini fuggono da queste tigri che li vogliono aggredire. Durante la corsa tre di loro vengono divorati mentre gli altri due si salvano. L’obbiezione che viene fatta dal critico al filosofo nel dialogo di “Meditazione milanese” è il fatto che i due uomini che si sono salvati probabilmente correvano più veloce degli altri tre, ma Gadda a questo risponde che il bene fisiologico dei due che si sono salvati lo devono al fatto che le tre tigri erano impegnate a sbranare gli altri tre uomini. Quindi il loro bene lo devono al male che hanno subito gli altri uomini. Questo esempio si chiama “ipotiposi delle tigri”.
“Meditazione milanese” inaugura un periodo di grande produttività letteraria per Gadda. Egli continua a fare l’ingegnere, si sposta in molt...
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