Letteratura italiana - Modulo D (Giulia Ravera)
Metrica
Metrica = misura della versificazione
- Versificazione ≠ poesia
- Versificazione = testo che segue delle regole
- Poesia = concetto estetico che non si riferisce necessariamente ad un testo in versi
La metrica dà la forma al testo
- Cambia a seconda delle epoche e delle mode
- La metrica veicola significati → dà il ritmo al testo
- Un tempo la poesia era scritta per la declamazione
- La poesia si ascoltava, non si leggeva
- Mise en page
Anche la mise en page è importante
La poesia del '900 si svincola da queste regole
- La metrica è libera → ma non casuale!
Linea temporale della metrica
- Poesia del 200 → forme metriche abbastanza libere
- Siamo agli inizi e non sono ancora state definite regole precise
- Dante → riordino delle forme della tradizione
- Denomina le regole
- Seleziona quelle corrette ed elimina quelle inaccettabili
- Petrarca → selezione molto rigida
- Sa bene cosa gli piace e cosa accantonare
- Poesia del 400 → periodo di passaggio
- La produzione del periodo è ancora a metà strada tra Dante e Petrarca
- Dal 500 in poi → tutti imitano Petrarca
- Le regole diventano ferree
- Perché proprio nel 500? → Pietro Bembo, lingua (1525)
- Modello di poesia → Petrarca
- Modello di prosa → Boccaccio
- Fino a metà '800 → permangono le regole petrarchesche
- Carducci → dalla seconda metà dell'800
- C. recupera la metrica latina
Metrica ≠ sintassi
- La metrica si impone sulla sintassi
- Ma comunque le frasi non sono mai spezzate a caso ed incomprensibili
- Versi e strofe sono ben definiti e delimitati
- Con delle eccezioni
- Rare per la strofa, frequenti per il verso → vedi l'enjambement
Forme metriche
- Verso → unità minima di base
- Organizzato in modo preciso, rispetto a:
- Sillabe
- Accento
- Organizzato in modo preciso, rispetto a:
- Strofa → struttura intermedia
- Si colloca tra verso e testo completo
- Non è indispensabile, ma frequente
- Criteri di individualizzazione:
- Successione di rime
- Successione di versi specifici
- Regolarità nel testo complessivo
- (Spesso) la strofa ha rapporto con la sintassi
Prosodia = tutto ciò che riguarda il piano fonico
- Sillabe → importanti numero e disposizione
- Accenti → importante il rapporto tra sillabe toniche e sillabe atone
- L'accento non dipende, come in greco e latino, dalla quantità
Genere letterario
- Classificazione del testo in base a:
- Argomento
- Stile
- Obiettivo
- Genere e metrica sono connessi
- Ogni genere letterario ha le proprie forme metriche e viceversa
- Macro-distinzione:
- Generi lirici
- Forte presenza dell'io dell'autore
- Generi di occasione
- Generi discorsivi
- Generi lirici
Verso e sillabe
- Verso → unità base della versificazione
- Sillaba → unità base del verso
- È un'unità ritmica
- Isosincronismo sillabico = non importa di quante lettere siano composte due (o più) sillabe, sembrano sempre lunghe uguali
- La lunghezza del verso si stabilisce
- In base alla posizione dell'ultima tonica, a prescindere da quante atone seguano
- È quindi data dal numero di sillabe fino all'ultima tonica (compresa) + 1
- Esistono perciò versi:
- Piani
- Tronchi
- Sdruccioli
Contare le sillabe - complicazioni
- Dieresi (iato)
- Due vocali vicine all'interno di parola vengono suddivise in 2 sillabe
- Sineresi
- Due vocali vicine all'interno di parola vengono contate in 1 sillaba
- Dialefe (iato)
- Due vocali vicine all'esterno di due parole vengono suddivise in 2 sillabe
- Sinalefe
- Due vocali vicine all'esterno di due parole vengono contate in 1 sillaba
Dieresi e sineresi - come scegliere?
- Gli autori di solito non sbagliano → quindi bisogna far tornare i conti delle sillabe
- Regola etimologica
- La parola può derivare dal latino o dal francese → etimologicamente:
- Poteva esserci una tonica + atona
- Una consonante
- La parola può derivare dal latino o dal francese → etimologicamente:
- Clausola di verso
- Se la parola è in chiusura di verso, tendenzialmente si hanno 2 sillabe
- I e U → atone e semiconsonanti
- Tendono a dare sineresi
- Presenza di una tonica e sua posizione rispetto ad un'atona
Dialefe e sinalefe - come scegliere?
- Da Petrarca in poi, la tendenza è quella di non usare la dialefe
- La norma è quindi la sinalefe
- Ma in Dante e precedenti si trova
Cesura = pausa all'interno di un verso (lungo)
- Ad esempio, l'endecasillabo viene suddiviso in 2 emistichi
- Esistono vari tipi di cesura:
- Maschile → quando è dopo un verso o una parola tronca
- Femminile o italiana → quando è dopo una parola piana
- Epica
- Lirica → quando la 3° sillaba è tonica e la 4° atona
Anisosillabismo
- La poesia italiana è isosillabica = versi uguali devono essere lunghi uguali
- Ma nella poesia delle origini vi sono casi di anisosillabismo
- Versi ufficialmente considerati uguali, sono di fatto diversi
Accento
- Il verso è fatto da sillabe, ma il sistema sillabico non è sufficiente
- La metrica italiana è sillabico-accentuativa
- Il ritmo è dato dalla successione di toniche e atone
- Ictus = “colpo” che si dà in pronuncia in corrispondenza della sillaba tonica
- Accentazione di frase e accentazione di versi non necessariamente coincidono
- Diastole = spostamento in avanti dell'accento di parola
- Umile → umìle
- Sistole = spostamento indietro dell'accento di parola
- Pietà → pièta
- Schema accentuativo → individuazione degli accenti primari del verso
- Gli accenti secondari non partecipano del conteggio
- Lo schema accentuativo cambia a seconda del tipo di verso:
- Endecasillabo
- L'ultima tonica è in 10° posizione
- Per un endecasillabo canonico, deve esserci anche e/o:
- a minore: Un accento in 4° posizione
- a maiore: Un accento in 6° posizione
- Settenario
- L'ultima tonica è in 6° posizione
- Non ha vincoli particolari → ha un altro accento primario
- Solitamente tra le prime 4 sedi
- Ottonario
- Ha accento in 7° posizione
- Con schema accentuativo molto rigido
- Ha accento primario anche in 3° sede
- Quinario
- Ha accento in 4° posizione
- Ma ne ha un altro subito prima, in 1° o 2° sede
- Endecasillabo
Rima
- Rima = identità di suono tra la parte finale di due o più parole, dalla tonica in poi
- Dal latino ritmus
- La rima dà ritmo al testo
- Schema rimico → ordine di successione delle rime
- La rima si indica con le lettere dell'alfabeto
- MAIUSCOLE → per l'endecasillabo
- Funzioni della rima
- Demarcativa
- Indica la fine del verso
- In relazione o per contrasto con gli altri versi
- Strutturante
- Dà forma alla strofa
- Ritmica e associativa
- Determina effetti ritmici
- Connette versi e parole distinte, anche a distanza
- Evidenzia concetti
- Demarcativa
- Tipo di rima
- Perfetta
- Totale identità di suono dalla tonica in poi
- Imperfetta
- Identità parziale → assonanza
- Culturale
- Rima considerata perfetta per convenzione
- Rima siciliana
- Rime con vocali aperte e chiuse
- Piane, tronche e sdrucciole
- Classificazione con criterio grammaticale
- Interna e al mezzo
- Classificazione con criterio di posizione
- Al mezzo → divide in due esatte metà
- Ipermetra
- Rima “troppo lunga” → differenza di sillabe tra le parole che rimano
- Taci : tacita
- Perfetta
Tipi di rima in base allo disposizione → funzione strutturante
- Baciata → AA, BB, CC
- Tipica di distici e quartine monorime
- Alternata → ABAB
- Tipica di quartine, sestine e ottave
- Incrociata → ABBA, CDDC
- Tipica di quartine (del sonetto)
- Incatenata → ABA, BCB, CDC
- Tipica delle terzine dantesche
- Replicate → CDE, CDE
- Tipiche di terzine (di sonetto); a volte usate per canzoni
- Invertite → CDE, EDC
- Tipiche delle terzine
- Costante → ---X, ---X
- La stessa rima ritorna lungo tutto il testo, qualsiasi siano le rime precedenti
- Tipica della ballata
Rime tecniche
- Tipo di rima in base all’effetto ritmico e fonico che scandisce
- Rima facile
- Si ha ampia scelta di parole tra cui selezionare i rimanti
- Rima difficile
- Rima rara, difficile da comporre
- Maggiore sollecitazione dell'orecchio del lettore (o ascoltatore)
- Rima derivativa
- Rima tra parole etimologicamente legate
- Uno dei rimanti deriva dall'altro → degna: disdegna
- Rima inclusiva
- È una “falsa derivazione”
- Uno dei rimanti include morfologicamente l'altro → membra: rimembra
- Rima ricca
- Da un rimante all'altro, vi è un fonema in più
- Sentero: altero
- Rima equivoca
- I due rimanti sono identici per suono
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