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Letteratura italiana

Generi: lirico, epico e drammatico

Poesia epica: diegetica, narrativa

Poesia drammatica: mimetica, dialogata

Poesia lirica: centralità dell’io

  • Roman Jacobson: nella poesia lirica domina la 1° persona singolare del presente, in quella epica la 3° persona singolare del passato remoto
  • Genere principale della nostra tradizione poetica
  • Genere epico illustre fin dalle origini

Metrica

Il 900 ha visto una rivoluzione del metro libero basata sui modelli simbolisti francesi come Mallarmé.

  • Poesia, rivista diretta da Marinetti nel 1905-1906, inaugura il dibattito sul verso libero, a cui partecipa anche Pascoli
  • Esperienza di poeti eccentrici come Palazzeschi e poi Ungaretti
  • La metrica tradizionale/chiusa (Saba, sonetti dei crepuscolari) non è abbandonata, ma non è più obbligatoria
  • La metrica chiusa non si identifica con la poesia, ma con la poetica. È una scelta, es. Saba la usa per riallacciarsi al “filo d’oro della poesia italiana”
  • Fino all’ottocento era obbligatorio usare un repertorio di soluzioni metriche già disponibili per fare poesia

Metrica chiusa (prima del 900)

  • Determinante misure di verso (endecasillabo, settenario)
  • Divisione strofica: isostrofismo, cioè strofe di medesima lunghezza, come nella canzone (isometria)
  • Rima (NB canzone libera leopardiana), nel '900 usata con maggiore libertà, prima aveva valore strutturante (es. schema delle rime nel sonetto)
  • Ritmo di un verso accenti

Endecasillabo

Esempi di endecasillabo:

  • Nel mezzo del cammin di nostra vita - 11 sillabe
  • Se tosco sei, ben sai omai chi fu (Inf. XXXII, 66) - 10 sillabe
  • Parlando andava per non parer fievole (Inf. XXIV, 64) - 12 sillabe

L'ultimo accento cade sulla decima sillaba, verso di decima posizione. Si prende come riferimento dell'uscita piana (maggioritaria nella lingua italiana). Accenti obbligatori in quarta o sesta sede in corrispondenza di essi si crea una pausa logico-sintattica nel verso (= cesura), che idealmente incide il verso e lo suddivide in due emistichi:

  • Emistichio di sesta: a maiore
  • Emistichio di quarta: a minore

La necessità di rendere obbligatorio uno di questi due accenti è teorizzata da Bembo, nelle Prose della volgar lingua (1525), appoggiandosi a Petrarca. Se ad esempio l'accento è sulla 5°, diventa prosa. A lui si deve anche la codifica del genere lirico, fondata su Petrarca e sulla grammatica petrarchista. Norma che diventa ancora più sistematica nella poesia toscana, nello Stilnovo e in Petrarca, e i petrarchisti del '500.

Infrazioni dell’endecasillabo canonico sono precise scelte del poeta. Rapporto metrica-poetica: metrica usata per produrre determinati effetti di senso. Es. Commedia: endecasillabi per la maggior parte canonici, ma ci sono alcune eccezioni:

  • Parea che di quel bulicame (fiume ribollente) uscisse (Inf. XII, 117) accento di 5°. Contesto di grande violenza, immagini estreme, così la dissonanza del verso partecipa di questa atmosfera (espressionismo), ritmo distorto
  • Con tre gole caninamente latra (Inf. VI) accento di 3°. Deformità di Cerbero evocata dal ritmo deformato

Con Petrarca è frequente l'accento di 8°. Accenti che battono in sede pari (2° - 4° - 6°- 8° - 10°). Endecasillabo giambico (piede del giambo: corta + lunga accentata), non sono usati tutti di fila perché rendono il ritmo noioso. Ha determinati effetti stilistici: forte rallentamento perché molto scandito, effetto di gravitas.

Es. di me medesimo meco mi vergogno (Petrarca) endecasillabo giambico che sottolinea il tema del sonetto proemiale e di tutta l'opera, cioè la mutatio animi, il pentimento e la vergogna.

Es. la bocca mi basciò tutto tremante (Inf. V) accento di 6° e di 7° che creano un picco ritmico al centro del verso. Culmine della passione tra i due cognati adulteri, picco drammatico sottolineato dall'apice ritmico (accento ribattuto o contraccento), registro tragico.

Pluristilismo della commedia

Mescolanza di alto e basso a tutti i livelli

  • Es. Ed elli avea del cùl /fatto trombetta apice ritmico che diventa mimesi del suono basso corporeo che si manifesta improvvisamente
  • Per ottenere un endecasillabo applico una regola: incontro di due vocali (el [li a] vea), che così occupano un’unica sede = SINALEFE (syn + aleipho)
  • La sinalefe dà un effetto di legare il verso
  • Opposta alla sinalefe è la DIALEFE, quando l’incontro intervocalico non ammette la sinalefe

E caddi come corpo morto cade. L’amor che move il sole e l’altre stelle. Endecasillabi giambici al chiudere del canto. RITMO dato dalla distribuzione degli accenti: alternarsi regolato di sillabe atone (non accentate) e sillabe toniche (accentate).

Emile Benveniste: saggio di linguistica sul ritmo (da rythmòs, parola che indica il movimento degli atomi). Per primo Platone usa rythmòs per indicare i movimenti del corpo nella danza.

Accento deriva da ad + cantus in greco pros + odè, da cui prosodia, che etimologicamente equivale al termine “accento”.

Figure metriche

Dialefe

Es. ma pur si aspre viene sì selvagge (Petrarca). Tra "si aspre" non c'è sinalefe, ma dialefe. Un verso con molte dialefe genera un effetto percussivo e martellante. Guido Cavalcanti

Es. quiete due sillabe sul vocabolario. In poesia diventa trisillabo l’incontro vocalico individua due diverse sillabe = DIERESI. La sillabazione risente del latino qui-e-tem. Il segno diacritico non è d’autore, uno dei primi a usarlo consapevolmente è proprio Foscolo. La dieresi si sente nella lettura: rallentamento, quindi gravitas.

Opposto della dieresi è la SINERESI. Es. gioia due sillabe sul vocabolario. In poesia lirica è monosillabo. Il vocabolario della lirica è fortemente influenzato dalla lirica provenzale. Gioia indica il massimo compimento dell’amore, che deriva da joi (parola monosillabica provenzale). La sineresi è la figura metrica più rara.

Contraccento. Es. De’ reni facémm(o) àli al folle volo: dialefe nella sinalefe, perché attraverso la sinalefe abbiamo due vocali accentate a contatto (fenomeno studiato da Isella in Parini).

Origine della metrica

Origine gallo-romanza (area francese) romanza = lingua d’oil (provenzale = lingua d’oc)

  • Precocità dei movimenti letterari in area francese Chanson de Roland (II metà dell’XI secolo)
  • Nella Francia del sud nasce la lirica trovadorica (fine XI secolo) con Guglielmo IX d’Aquitania, anche se di solito i trovatori appartengono ad un ceto sociale medio-basso
  • L’epica che nasce dalla Chanson de Roland predilige un verso di decima posizione

Es. Carles li réis / nostre emperere magnes verso décasyllabe: l’ultimo accento è sulla decima, si chiama così perché la maggior parte delle parole francesi sono tronche. L’endecasillabo italiano viene dal décasyllabe provenzale dei trovatori del sud della Francia.

Es. tan mabellis l’amoros pessamens (mi rallegra tanto il pensiero d’amore), da Folchetto di Marsiglia

Es. mi ritrovai per una selva oscura

Poesia provenzale: manuale antologico di Costanzo di Girolamo “I trovatori”

Poesia siciliana: manuale di Furio di Brugnolo “storia della letteratura italiana” ed. Salerno e Gianfranco Folena “storia della letteratura italiana” ed. Garzanti

  • 3 volumi dei Meridiani della scuola siciliana (Giacomo da Lentini, poeti della magna curia, poeti toscani minori)

Legame tra decasyllabe provenzale ed endecasillabo italiano

Decasyllabe: struttura più rigida (4+6). Endecasillabo più elastico e vario ritmicamente. Octosyllabe: più utilizzato dai trovatori (= novenario verdetto espulsivo esercitato da Dante nel De vulgari eloquentia). Endecasillabo: diventa subito il metro più utilizzato.

De vulgari eloquentia (1302 – 1305/06)

  • Scritto subito dopo l’esilio e prima di iniziare la Commedia
  • Ricerca del volgare illustre e letterario in grado di competere con il latino

I libro: censimento dei diversi dialetti italo-romanzi; nessuno di essi corrisponde al volgare illustre e aulico.

II libro: quali sono le forme idonee al volgare illustre in poesia. La forma per eccellenza a cui deve essere adibito è la canzone (registra una prassi già in atto). Nella canzone il verso più illustre è l’endecasillabo.

Dante ammette anche il settenario. Endecasillabo e settenario sono i due versi più utilizzati nella lirica italiana.

In realtà Dante codifica una prassi che già di fatto era operante (si faceva già così), a partire dai siciliani. Esaminazione dei rapporti genealogici con i decasyllabes provenzali (II libro, cap. V): l’endecasillabo deve essere privilegiato per quanto è capace di contenere il fatto di pensiero, costruzione e vocaboli. Essendo più lungo è in grado di contenere una maggiore densità concettuale.

Dante esemplifica con due decasyllabe francesi e un endecasillabo da Guinizzelli, al cor gentil.

Nella Commedia sono inseriti dei decasyllabe, perfettamente fusi con la colata di endecasillabi delle terzine. Purgatorio, poeti d’amore ethos cortese da cui Dante aveva già preso congedo (responsabilità etica della poesia d’amore).

Conformazione dell’endecasillabo a maiore (più illustre) termina con un settenario. Anche la canzone libera leopardiana mantiene questi due versi.

Bembo afferma il primato dell’endecasillabo tanto che definisce gli altri versi “versi rotti”.

Per Pascoli il verso libero è l’endecasillabo sciolto (non in rima), mentre Carducci condanna l’endecasillabo sciolto.

Ungaretti, poeta d’avanguardia, torna all’endecasillabo nella raccolta Sentimento del tempo, che tuttavia è strettamente intrecciato all’Allegria. Scrive su un quotidiano un articolo “difesa dell’endecasillabo”.

Metrica chiusa

  • Utilizzo di misure regolari (endecasillabo e settenario)
  • Isometria
  • Rima

Rima

  • Identità di suoni a chiusura del verso a partire dall’ultima vocale tonica
  • Funzione demarcativa: determina la fine del verso
  • Funzione strutturante: identifica determinate strutture metriche
  • Funzione ritmica: la configurazione rimica impone anche un determinato ritmo
  • Funzione associativa: è un marcatore semantico: può associare parole “pesanti”, che il poeta vuole mettere in relazione
  • Nel momento in cui saltano le gabbie rimiche tradizionali, la rima perde tutte le funzioni tranne quella associativa, che viene amplificata

Canzone

  • Più illustre delle forme metriche
  • Viene utilizzata sistematicamente anche dai siciliani, insieme al sonetto (invenzione indigena); successivamente, con lo Stilnovo, esordirà anche la ballata nella poesia d’amore
  • Nei provenzali la forma è la canso fisionomia più semplice rispetto alla canzone della scuola siciliana, perché veniva eseguita dai provenzali e quindi doveva essere immediatamente compresa dal pubblico (solo fruizione orale)
  • Nei siciliani, se la fruizione orale è presente, certamente non è il canale privilegiato; mentre il sonetto è fruito solo attraverso la mediazione della forma scritta
  • Canzone tutta di settenari = CANZONETTA, dal provenzale chansoneta (chiamata nel De vulgari “cantilena”)
  • Canzone tutta di endecasillabi: canzone tanto più illustre quanto più composta da endecasillabi
  • Testi che mescolano entrambi i versi
  • Canzone = metro lirico (inizialmente destinato all’accompagnamento musicale) e strofico
  • Si compone di 5-7 strofe
  • Le STANZE (= strofe della canzone) devono avere tutte la stessa lunghezza e devono avere lo stesso tipo di versi nello stesso ordine
  • Il lessico della canzone è stato codificato da Dante nel De vulgari
  • Le stanze devono avere lo stesso schema di rime: canzone a COBLAS SINGULARS (termine provenzale)
  • Nella canso provenzale le stanze condividono lo schema delle rime e anche gli stessi suoni in rima: COBLAS UNISSONANS incremento di complessità nella tradizione italiana

Lirica trobadorica

Origini

  • Francia del sud: assetto feudale in cui i signori erano nominalmente vassalli del re di Francia, il quale però non esercitava alcun potere su di loro. Vivono secondo una ritualità mondana (curtoisie, cortesia)
  • Lo stile di vita si caratterizza per una certa liberalità, che si manifesta nell’occasione della festa (rigorosamente laica): spettacolo: canto, musica, danza. Poesia trobadorica come poesia performativa, che nasce per iscritto ma utilizzata per essere imparata a memoria da chi lo doveva esibire
  • I trovatori sono poeti professionisti che vivono della loro poesia, che scrivono ed eseguono/viene eseguita da altri. Vivono del mecenatismo dei signori delle corti provenzali
  • Esecuzione orale normale in questa fase poetica: stanze brevi e semplici, perché il pubblico potesse capirle
  • 1209: crociata sotto Innocenzo III contro la setta ereticale di Albì (città del sud della Francia) crociata contro gli Albigesi
  • Setta ereticale dei Càtari (puri) dualismo: contrapposizione tra fisico e spirituale, corpo e anima
  • Condanna di tutto ciò che appartiene al mondo fisico: la natura è stata creata da un dio malvagio, il mondo spirituale da uno buono
  • In questo dogma è inconcepibile l’idea di incarnazione (Dio che si fa carne)
  • Crociata che si prolunga fino al 1229 e nel sud francese si installa l’inquisizione: la poesia profana diventa potenzialmente eretica
  • Viene a mancare la presenza di piccoli corti in cui era nata la poesia trobadorica: diaspora trobadorica

Diaspora trobadorica

  • Penisola iberica
  • Italia del nord: marca (terra di confine) trevigiana, corte signorile della famiglia Da Romano, Azelino ed Alberico (appassionato di poesia provenzale)
  • Intorno al 1220 arriva un trovatore, Uc De Saint Circ, che è un grande organizzatore culturale. Porta con sé materiali manoscritti
  • Inizia un lavoro di sistemazione e divulgazione: la poesia provenzale circola attraverso la lettera
  • Uc allestisce per Alberico un codice antologico: Liber Alberici, un canzoniere che raccoglieva testi provenzali
  • Uc scrive le biografie dei trovatori Vidas (in prosa)
  • Uc inventa una forma di commento dei testi Razos
  • Dante nella Vita nova si ispira a questi due generi, perché l’opera è una sorta di biografia della giovinezza stilnovistica del poeta e viene commentata dall’autore
  • Guiraut Riquier (morto nel 1292, quando Dante scrive la Vita Nova) = ultimo trovatore
  • In realtà la lirica trobadorica si estende tra la fine dell’XI secolo con Guglielmo IX fino al primo decennio del 1200

Conoscenza dei provenzali da parte dei siciliani

Aurelio Roncaglia (filologo romanzo): nel 1232 si incontrano Federico II e Ida Romano, dunque Roncaglia ipotizza che ci fosse uno scambio di doni, forse una copia del Liber Alberici innesco della ricezione dei provenzali in ambito siciliano. Tesi verosimile ma non dimostrabile.

I siciliani conoscevano già i provenzali. La poesia delle origini non ha compilazioni monografiche, ma circola in antologie. CODICE VATICANO: codice che trasmette la poesia pre-stilnovistica (biblioteca vaticana) Vat. Lat. 3793. Codice di fine 200 e inizio 300, contiene un migliaio di testi quindi è il più importante. Antologia divisa per autore, i testi sono divisi per metro a partire dalla canzone (più illustre). Codice inaugurato da Giacomo da Lentini, con Madonna dir vo voglio in realtà traduzione di un testo provenzale di Folchetto di Marsiglia.

Scuola siciliana

Lingua

  • I siciliani scrivevano in siciliano illustre, con elementi colti provenienti da lingue più prestigiose (provenzale o latino) varietà di forme
  • I testi arrivano in Toscana quando Federico II era ancora vivo, essendo egli spesso in Toscana (ultimo viaggio nel ’49)
  • I copisti toscani trascrivono l’esemplare siciliano sovrapponendo la patina del loro dialetto alla lingua di partenza: processo di toscanizzazione (a Dante arrivano già toscanizzati)
  • Ipotesi di un epicentro da cui parte questo processo = Pisa
  • Ci sono testimonianze di testi scritti in siciliano illustre; l’unico integrale è una canzone di Stefano Protonotaro "Pir meu cori alligrari" (per rallegrare il mio cuore) arrivato grazie a Giammaria Barbieri, erudito del ‘500, nell’opera “arte del rimare”, dove dice di aver ricavato il testo di Protonotaro da un libro siciliano
  • Rimane il dubbio dell’autenticità del testo siciliano, fino al 1932 quando il testo viene esaminato da Santorre de Benedetti dal momento che la lingua non ha una grammatica codificata, nessun falsario avrebbe potuto elaborare un simile prodotto
  • Antologia “i poeti del 200” coordinata da Contini, ed. Ricciardi
  • I testi non sono tradotti, ma sono fortemente influenzati dalla lirica provenzale
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariachiarabe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Bignamini Mauro.
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