Letteratura italiana: struttura e influenze
Unità didattica e prove di esame
15 febbraio 2012
Unità didattica A: letture testuali, B e C: sul Decameron e Gerusalemme liberata.
Scritto: prova scritta preliminare, 3 occasioni corrispondenti alle tre sessioni: maggio, settembre e gennaio. Due parti, 1 e 2. No domande aperte, non generali, prova mirata a questioni fondamentali, alle basi, domanda a risposta multipla. Domande di metrica, retorica, gli elementi. Studio è specifico, mirato. Letture in parte ad acquisire una metodologia di lettura, in parte per dare una preparazione. Scritto: A e B (domanda specifica, una giornata, su una novella o su un elemento). Orale: C.
Origini della letteratura italiana
La storia della letteratura ha una data di nascita ed è un caso unico nel panorama europeo, inizio riconoscibile, non ha origini mitiche (come la letteratura greca), nasce a propri, nasce come un progetto ben definito, fa sì che ci siano degli elementi fissati molto chiari e che avranno un influsso decisivo su tutto il resto della letteratura italiana, nello stesso modo in cui noi ci esprimiamo e parliamo.
L’origine della letteratura italiana va cercata nella Scuola Siciliana, in Sicilia, Sud Italia in generale, in cui c’è la figura Federico II di Svevia, tedesco, dinastia normanna era fortemente intrisa di elementi locali, Federico II di Svevia si incrociano elementi tedeschi, francesi e antichi. La Sicilia è stata la terra che più ha ricevuto l’influsso arabo e ebraico (cultura fortemente intrisa di elementi tragici) le due culture si abbracciavano e queste due sono stati i grandi veicoli che hanno comunicato la grande tradizione filosofica greca.
Federico II e la Scuola Siciliana
Federico II imperatore di Sicilia avvia un progetto di “politica culturale” strumento di propaganda e di penetrazione presso i ceti dominanti di tutta l’Italia. Per attuare ciò Federico II ha bisogno di una scuola di poesia, crea una vera linea poetica chiamata Scuola Siciliana che recupera modelli culturali dai provenzali. La grande poesia provenzale è stata la prima grande tradizione poetica neolatina in Europa. La poesia moderna nasce in Provenza. Federico II recuperano questi modelli dalla scuola Provenzale però li modernizza, li attualizzano.
Differenza: la Provenza non è uno stato unitario, il Sud francese è diviso da signorie. Invece Federico ha uno stato unito e con aspirazioni universali. In Provenza la poesia è poesia d’amore che riflette i rapporti feudali, cioè la relazione tra il poeta e la donna amata riproduce i rapporti feudali tra il vassallo e il signore. La donna amata in realtà è la signora. (donna deriva da domina cioè padrona, signora) produce una distanza sociale la parola donna.
Se il poeta è il vassallo e la donna amata la duchessa, contessa, la donna è irraggiungibile e l’amore destinato a non consumarsi. Questo rapporto di distanza viene recuperato da Federico, ma questa dimensione non c’è più, ogni singolo poeta abbia la sua signora a cui rivolgersi, questa dimensione di distanza, di separazione viene interiorizzata, interiore, psicologico, accentua l’irraggiungibilità della donna, inconfutezza dell’amore. Riflesso sulla psicologia del poeta.
Caratteristiche della poesia siciliana
Nella Scuola Siciliana, in Sicilia, un ambiente di forte cultura araba ed ebraica, veicoli attraverso i quali arriva la filosofia greca, la poesia italiana nasce con un elemento di intellettualizzazione derivata dalla filosofia molto più forte di quanto fosse in Provenza. La nostra poesia d’amore è molto intellettuale, molto desensualizzata, una delle grandi questioni è la domanda su che cosa sia l’amore. I poeti della scuola siciliana cominciano con “le tenzoni”. Poesia agli altri chiedendo cosa sia l’amore, rispondono dal punto di vista filosofico. Approccio intellettuale all’amore.
Problema della lingua: i poeti della Scuola Siciliana non sono siciliani, Federico II scrive poesie, ci sono poeti di tutta Italia. La lingua non può essere il latino perché Federico II poiché sta cercando una versione universale non può utilizzare il latino perché è la lingua della chiesa, occorre il poetare, cioè noi in realtà non leggiamo i veri testi, il potere degli Svevi crolla, e subentrano i francesi facendo un genocidio culturale, cancellano la memoria della cultura precedente perché legata a un potere, in Sicilia la poesia della Scuola Siciliana scompare, quando i poeti del centro e del nord hanno ricevuto i testi Siciliani li hanno trovati difficili perché in realtà i testi siciliani sono di difficile lettura così li hanno adattati, rendendoli più leggibili. Li hanno trasformati, una generazione dopo e nel nord e centro Italia si era persa questa consapevolezza, non si ricordava che questi testi siciliani erano in siciliano.
Contributo di Dante e deformazione della poesia siciliana
Dante era convinto che i siciliani poetassero così. Deformazione che ha portato a un momento importante. I poeti siciliani utilizzassero una certa sovra lingua nazionale, alta, nobile che sceglieva gli elementi più puri da tutti i dialetti d’Italia, evidente che ciò ha avuto un influsso enorme. La concezione di letteratura è una concezione di una letteratura pura, alta, senza elementi popolari e locali. Questa concezione ha avuto inevitabilmente la conseguenza che i dialetti non sono più stati strumenti di letteratura, o di letteratura bassa. La letteratura dev’essere astratta.
La Scuola Siciliana nasce nei primi anni 30 del XII secolo, 1230-1240 nasce la poesia siciliana. Federico II muore nel 1250 e il potere Svevo crolla definitivamente nel 1266. Dante nasce nel 1265, il potere Svevo crolla l’anno successivo, crinale decisivo. La Scuola Siciliana ha un elemento eccezionale, il fondatore è Jacopo Da Lentini, Lentini è una cittadina tra Siracusa e Catania, costa orientale, una mente eccezionale perché era un vero e proprio fondatore. Pone le basi concettuali della poesia siciliana, ma anche un grande creatore di forme metriche. Sostanzialmente Da Lentini crea il patrimonio metrico della nostra poesia e della poesia Europea. È poco leggendario, poco mitologico, era un notaio, funzionario dell’imperatore, dei documenti burocratici e giuridici fatti da lui.
La metrica e il contributo di Jacopo Da Lentini
Metrica è un sistema insieme rigido ma anche duttile, perché le forme metriche sono qualcosa di particolare. Ogni testo è adagiato su una sorta di schema. Anche i testi del 900, quelli come qualcosa di libero in realtà ha uno schema, è più nascosto.
Gli schemi sono più rigidi, gli schemi sono estremamente limitati di numero, i principali fanno probabilmente la maggior parte dei testi prodotti. I massimi poeti della letteratura italiana, Dante e Petrarca, determinarono così pochi schemi, sono gli schemi che loro hanno adottato. Dante nella De Vulgari Eloquentia teorizza soltanto questi testi, li descrive. Petrarca nel Canzoniere utilizza solo questi schemi. La nostra tradizione è centralista, quindi tutto ciò che non è utilizzato da Dante e Petrarca va ai margini
4 schemi, Canzone. Genere nobile per eccellenza della nostra letteratura. Dante lo dice, la canzone è lo schema nobile. La canzone è lunga, lunghezza può dire tante cose: poter affrontare temi complessi, svilupparli oppure può voler dire la stessa cosa ma con effetti diversi, dirlo in maniera diversa. Ogni poeta decide come adattare il proprio schema. Gli schemi erano evidenti, scegliere uno schema o l’altro non era la stessa cosa, rispondono a effetti estetici, non tutti gli schemi sono uguali, producono lo stesso effetto.
La scelta degli schemi metrici
Quando un poeta sceglie uno schema sta facendo riferimento a tutti i testi della tradizione precedente che hanno usato quello schema. Il poeta scegliendo uno schema si pone in una tradizione letteraria, sta dicendo qual è il suo modello. Lo schema è una sorta di topos, di paradigma. Scegliere uno schema indica il modello. Due tipi di versi, endecasillabi e settenari. Da Dante in poi ci sono soltanto due versi. Dante teorizza che vanno bene solo gli endecasillabi o settenari.
Eliminati i parisillabi, solo con sillabi pari. Sono prevedibili, ripetitivi e non permettono al poeta di cambiare i versi. I versi imparisillabi proprio perché sfuggono alla regola binaria, permettono la varietà.
Le regole della metrica italiana
Sinalefe: due sillabe ma fanno una posizione sillabica. Dove cade l’ultimo accento. Piane = accento cade penultima sillaba. Tronche = ultima sillaba. Sdrucciolo = terzultima sillaba. Ultimo accento sempre sulla decima sillaba, le altre sono in eccesso. In francese tutte le parole sono tronchi, l’accento cade sull’ultima parola. Il verso nobile decasillabo in francese, l’accento cade sull’ultima vocale in francese è perfetta corrispondenza. In italiano però è diverso, le parole tronche o sdrucciole sono in minoranza, maggior parte piana, quindi il verso piano, perché l’ultima sarà piano. Tendenzialmente ci sarà un’ultima sillaba. Vale per tutti i versi, il settenario (7 posizioni sillabiche, l’accento sulla sesta).
Un decasillabo l’accento sulla nona e via dicendo... In Italia nel 900 inoltrato gli accenti non possono cadere dove vuole il poeta. Gli accenti hanno delle posizioni fisse, all’interno di un verso non si possono coordinare veramente perché cada sulla decima, ci sono posizioni fisse. All’interno di un endecasillabo vi può essere un settenario, quindi può essere costruito nonostante non ci sia l’accento forte sulla decima, se c’è sulla sesta.
Combinazioni di accenti
Due possibilità di combinazioni di accenti in un endecasillabo:
- Accento forte in sesta e accenti secondari.
- Accento in quarta e in settima o in ottava.
All’interno di una canzone ci sono dei blocchi tutti uguali tra di loro, principio primo della canzone, si chiamano stanze che devono essere tutte uguali tra di loro, rispettare lo stesso schema metrico. Come si può capire qual è lo schema? Che cosa dà lo schema? Due elementi:
- La rima, l’elemento caratteristico di tutte le poesie neolatine, moderne. Bisogna guardare la rima per primo. In che modo si indicano le rime, vocali. Ogni nuova rima è una vocale.
- Lunghezza del verso, endecasillabi e settenari. Se endecasillabo si scrive in maiuscolo (A) invece per il settenario è minuscola (a).
Struttura della canzone
Fronte e sirma. Il primo elemento si divide in due elementi simmetrici chiamati piedi. La libertà del poeta sui piedi è assoluta. Principio → ci deve essere rispondenza rimica tra primo e secondo piede. Sirma è indivisa, in alcuni casi può essere divisa in due. Elemento fondamentale non ci sono versi della fronte nella sirma. La chiave ci può essere, viene introdotta da Dante, collegamento tra l’ultimo verso della Fronte e il primo Sirma. In Francia erano musicati, i poeti erano musicisti. In Italia si perde, e quindi si perde in musicalità. Si rimedia, aumentando la corrispondenza tra le rime. Dante lo introduce per creare un legame musicale. Gli ultimi due versi sono baciati, servono per aumentare la musicalità e per dare un segnale di chiusura. Schema della canzone.
Congedo
17 febbraio 2012
Congedo, alla fine della Canzone, momento il cui il poeta si rivolge alla sua canzone e la invia per il mondo ai lettori, è anche il punto in cui il genere si raccolgo i momenti più critici, più poetici, riflessioni su quella poesia. In che modo interpretare la poesia. Congedo non c’entra nulla con la stanza, con la struttura della stanza. 3 versi che riproducono la struttura degli ultimi 3 versi della stanza. Per il congedo si prendono le ultime lettere dell’alfabeto, anche le lettere straniere (x e y).
C’è una “rima irrelata” non ha un verso con cui rimare, nella poesia delle origini è raro, ma di solito si trova nel congedo, ma molto raro... Il congedo copia parte della canzone, o tutta la sirma o una parte della sirma. Metrica importante, fondamentale, forma comunicativa, un codice. Per Dante dice che endecasillabi e settenari non sono la stessa cosa, endecasillabo è più nobile per cui la canzone è più nobile delle altre forme, perché è più lunga, il verso più lungo permette di dire più cose, più libertà, di giocare di più sulle disposizioni delle parole e di temi diversi anche. Il testo è meno musicale con gli endecasillabi, perché le rime non si sentono subito, la riduzione delle rime toglie musicalità e quindi facilità, quindi alto.
Elementi poetici e la loro funzione
Cosa guardare? Inizio, prima parola, importante. Poliptoto: parola coniugata in vari modi. Bisticcio (o Paronomasia): Due parole somiglianti ma che non hanno niente in comune. Tricolon: successione di 3 elementi.
Influenza della poesia siciliana in Italia
La poesia siciliana attecchisce nel nord Italia, soprattutto a Bologna, famosa per la sua università, capitale culturale intellettuale dell’Europa continentale. Essendo ciò è anche il luogo in cui tutte le scienze e la filosofia vengono dibattute. Città ideale per percepire questa poesia così filosofica e città ideale per renderla ancor più filosofico. Grande poeta bolognese: Guido Guinizzelli, famoso per aver composto quello che viene considerato il Manifesto del Dolce Stil Novo. Al cor gentil rempaira sempre amore, citata nell’inferno di Dante da Francesca. Testo importantissimo. Guinizzelli non è uno stil novista, ma un pre. È una sorta di maestro per Dante, un modello, difatti Dante lo definisce “Padre mio”. Testo celebre perché mescola nella maniera più pura filosofia e poesia. Trasforma i concetti filosofici in una sequenza di immagini poetiche.
Il sonetto e la sua diffusione
20 febbraio 2012
Sonetto forma imperitura. Genere diffuso in tutte le letterature occidentali. Con il crollo del potere svevo la memoria della poesia siciliana viene cancellata, prosegue nel centro-nord. Nel centro-nord si perde la consapevolezza che originariamente i testi sono scritti in siciliano colto, alto, formale, ricco di termini latini, francesi, un dialetto siciliano. Passaggio da Sicilia a nord vengono riscritti con una patina locale, riscrittura che fa si che si perda la consapevolezza della natura linguistica di questi versi. L’idea che i siciliani scrivevano in una lingua pan italiana, una lingua poetica nazionale, dalle parte nobili di tutti i dialetti locali, fraintendimento enorme. Principale poeta che illumina questa stagione post-siciliana è Guido Guinizzelli.
Guido Guinizzelli e la poesia bolognese
A Bologna, nella poesia siciliana c’è un tasso di filosofia molto forte, per gli influssi arabi ed ebraici della Sicilia. Determinante è l’approccio, non si limita a descrivere un amore nobile, ma il fulcro della scuola è la domanda “Che cos’è l’amore?” il fulcro diventa l’interiorità del poeta. Bologna è la capitale culturale e intellettuale italiana ed europea. Forse allo stesso livello Parigi ed Oxford. Bologna centro di riflessione filosofica. Questa poesia siciliana a Bologna si rafforza ed elabora una dimensione filosofica.
Poesia e politica nel centro Italia
Il centro Italia è un territorio dei comuni, tipico dell’Italia, associazioni politiche di persone con una dimensione urbana, cittadina e borghese. Dato dall’associazione di borghesi che si raccolgono e fanno istituzioni, a chi? Alle grandi aristocrazie di origine germanica si rifanno che hanno dominato il centro Europa, grandi fulcri di potere, hanno dimensione non urbana ma fuori dai grandi centri urbani, visibile a Firenze (guerre tra centro urbano e grandi famiglie che dominano con i castelli tutti i colli intorno a Firenze) a Bologna stessa cosa. La poesia nel centro diventa anche politica pur restando poesia d’amore.
Concezioni di nobiltà e amore
Tema della gentilezza, della nobiltà. Gentilezza termine tecnico per indicare la nobiltà perché entrano in conflitto due grandi concezioni di nobiltà:
- Concezione aristocratica, fatto dal sangue.
- Concezione interiore, individuale.
Il tema amoroso diventa politico perché la nobiltà diventa qualcosa di caratteristica interiore, nobiltà d’animo, colui che è nobile è colui che si innamora, l’amore è l’elemento che rivela la nobiltà, solo chi è nobile interiormente si innamora nobilmente. Questa idea si lega alla grande impostazione dell’amore, la domanda “cos’è l’amore?”. Il primo verso è fondamentale, l’ultima parola dà il tema.
La nobiltà è fuori dal cuore, non è coraggio, e si eredita. Il cuore gentile è il luogo natio dell’amore, riferimento alla fisica di Aristotele. Ci sono 4 elementi: Aria, Acqua, Fuoco e Terra, sono stratigrafi in base al peso. Il mondo resta unito perché ogni elemento tende ad andare nel luogo più naturale. Il cuore nobile è la vera sede dell’amore come la pietra va verso la terra, non per gravità, ma perché vuole tornare alla sede naturale. Innamoramento funzione naturale, l’amore è la legge che regola, che fa funzionare l’intero cosmo.
Elementi retorici e poetici
Iperbato = costruzione non naturale della frase, volontà di rendere più evidente la sua costruzione, di sottolineare alcuni elementi. Anafora = quando due versi iniziano allo stesso modo. Dipende dal contesto, dipende dal modo in cui gli schemi, i temi, e le parole si combinano che funziona. Chiasmo = struttura a X, scambio di posto nei due versi delle parole.
Sono stati creati insieme amore e cuore nobile, dimensione fortissima, la consustanzialità, riferita alla divinità (le tre figure della divinità sono tutte insieme, non sono una dopo l’altra) la coppia amore-cuore gentile assume una fisionomia religiosa. Legame caf inidas: elemento tipico poesia provenzale, continuità di verbo. Il cuore eletto dalla natura nobile, la donna lo fa innamorare come fa una stella (importante le stelle per il medioevo, Dio centro dell’universo, e attorno ci sono le intelligenze angeliche, sono gli ingranaggi, veicolano il movimento e i funzionamenti di t
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.