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Letteratura italiana

La letteratura di viaggio

La letteratura di viaggio nasce nel '700 con l'usanza del Grand Tour, abitudine dei giovani nobili di viaggiare dopo la fine del percorso di studi toccando le maggiori capitali europee, esperienza di vita che in un certo senso completava il percorso di studi stesso. Molti stranieri venivano in Italia, scoprendo l'arte e la cultura classica. Un italiano fu ad esempio Alfieri.

Riguardo la "letteratura di viaggio" esiste una differenza tra:

  • Travel literature: opere in cui il viaggio è il tema centrale, l’oggetto del racconto (es. Don Chisciotte).
  • Travel writing: racconto della rielaborazione dell’esperienza di un viaggio in chiave narrativa e non si tratta di un viaggio immaginario, ma si tratta di un viaggio vissuto realmente (es. "Viaggio in Italia" di Montaigne).

Chatwin (autore inglese) parla di una contraddizione implicita nel definire la letteratura di viaggio. È stato accusato di inventare il racconto, non essendo quindi uno scrittore di letteratura di viaggio. Thompson parla della letteratura di viaggio come una costellazione di testi e scritture. Quindi non esiste una letteratura di viaggio canonica, ma è un insieme variegato, non vi è omogeneità.

Luigi Marfè ("Oltre la fine dei viaggi, i resoconti dell’altrove nella letteratura contemporanea") sostiene che oggi non esiste più la letteratura di viaggio e si occupa delle opere del '900 in poi cercando di dare una categorizzazione ai vari filoni che la letteratura di viaggio ha intrapreso. Lui, al contrario di altri critici, considera la letteratura di viaggio un genere letterario e distingue 4 categorie del viaggio:

Categorie del viaggio secondo Luigi Marfè

Collezionismo erudito

Gli scrittori che compiono un viaggio cercano nei luoghi dei riferimenti culturali. È come se lo scrittore visitasse attraverso le citazioni letterarie. L'intento di questi scrittori è quello morale, cioè attraverso l’attenzione ai particolari, si vuole in qualche modo recuperare la bellezza perduta dei luoghi, in altre parole si vuole andare a vedere in quel luogo qualcosa che è stato coperto dalle incrostazioni della storia. Un autore fu Ceronetti ('900). Scrisse satire ed è un autore particolare: studiò la cultura ebraica ed islamica compiendo una formazione biblica.

Nella sua opera "Un viaggio in Italia" raccoglie una serie di scritti che stende negli anni dei suoi viaggi in Italia. Lui afferma che l'Italia è in una situazione di degrado e di profonda degenerazione che ha fatto scomparire quella bellezza che caratterizzava la penisola e che veniva contemplata dai viaggiatori del Grand Tour. Il suo scopo era quindi quello di visitare dei posti per ricercare questa bellezza ormai divenuta invisibile. Ad esempio, lui compie una gita alle foci del fiume Po e descrive questo paesaggio che era deturpato da un mostro, che era uno stabilimento di una centrale elettrica. Ceronetti nota come la costruzione di nuovi edifici abbia cambiato l'ottica di vedere gli antichi monumenti. Negli anni '60 ci fu un boom economico che ha portato ad un arricchimento incontrollato e alla diffusione di un atteggiamento immorale e di cattivo gusto. Ritrae quindi in maniera pesante un paese in totale crisi.

Lui ha un atteggiamento classicista, è uno che ama l'arte antica e nel viaggio compie dei ritratti di pochi individui che per lui appaiono come una possibile salvezza, persone che conservano l'umiltà e che ancora non sono stati "contaminati" (ad esempio descrive una costa siciliana piena di raffinerie e si sofferma su un contadino che stava lavorando i campi con l’aratro).

Descrive dei turisti che visitano il teatro antico di Siracusa e riprende il concetto della catarsi affermando che per questi turisti questa purificazione è solo materiale, cioè si liberano di ciò che mangiano e soprattutto rovinano l’atmosfera del luogo con il loro chiasso. Infine, lui non ha attenzione e intenzione di creare un'opera di ampia divulgazione, quindi si tratta di un testo elitario.

Metaviaggio

Cioè un viaggio in cui si vuole percorrere un tragitto diverso rispetto a quello canonico del turista. Si tratta di compiere un viaggio d’esistenza, un viaggio simbolico in cui si cerca il senso della propria vita. Il simbolo di questo viaggio è il nomade, cioè viaggiare per immergersi nei luoghi e percorrendo questo tragitto si attribuisce un nuovo significato di tali luoghi.

Depaysament

È il viaggio di chi emigra, di chi è costretto ad abbandonare forzatamente i propri luoghi. Questi scrittori narrano la propria esperienza, ma soprattutto il passaggio dal loro paese d'origine all'Italia. In parte la nostra penisola la conoscevano attraverso la TV e i notiziari, ma l’Italia veniva descritta in maniera idealizzata, come un paese dove tutto è facile. Quindi in questi scritti emerge la loro delusione dopo l’arrivo.

Antiturismo politico

Viaggio di alcuni intellettuali che desiderano contrapporsi a quello che è l'itinerario turistico allontanandosi dalle immagini stereotipate. Si cerca di vivere il posto e immergersi nella realtà del luogo. Come esempio abbiamo Pasolini e Moravia che vanno fatto un viaggio insieme in India nel 1961. L’occasione è legata ad un invitato dell’anniversario della morte del grande poeta indiano Tagore. Ciascuno compie un reportage del viaggio pubblicandoli prima sui giornali e poi in volume: "Un'idea dell'India" di Moravia (approccio intellettuale) e "L'odore dell'India" di Pasolini (approccio sensoriale).

Diversità che emergono dai racconti

Moravia Pasolini
Carattere saggistico Attenzione alla percezione sensoriale
“Accetta senza identificarsi” “Si identifica senza accettare”
Va in India per affermare la superiorità dell’intelligenza sulla materia Va in India autobiograficamente per ritrovarsi

Moravia prima di viaggiare studia e si documenta, quindi ha un approccio di conoscenza. In lui accettare senza identificarsi significa documentarsi e osservare l’India, ma pensare comunque l’India come un luogo estraneo che non gli appartiene. Mentre Pasolini cerca di immergersi in realtà diverse per ritrovare una purezza originaria che secondo lui nell’Occidente è perduta. Così si reca in India con lo scopo di esprimere questa sua ricerca (identificazione autobiografica).

Lui proprio perché vuole un approccio sensoriale, non si documenta mai così da non avere alcun pregiudizio e condizionamento. Addirittura in lui troviamo dei giudizi ironici su Moravia che invece ha organizzato tutto: dove dormire, dove andare, ecc. Pasolini cerca di trarre dei giudizi generali abbastanza discutibili, ad esempio attraverso l'osservazione, nota che le persone indiane per dire di no fanno un cenno con il capo, traendo come conclusione che gli indiani siano delle persone docili e sottomesse. In realtà Pasolini va ad incanalarsi a giudizi abbastanza stereotipati. Lui si rivolge ai borghesi colti che secondo lui hanno perso la purezza originaria.

- Moravia. Lui descrive questo senso di delusione che deriva dal fatto che ha letto e visto delle immagini di un'India esotica che in realtà non ritrova. Descrive il paesaggio della vegetazione e degli umani, secondo lui la parte più importante: mercanti, contadini e una parte di strada che viene allagata dal fiume perché mancano i ponti.

Riguardo la "letteratura di viaggio": genere misto

Jam Borm propone di utilizzare la definizione di (espressione del critico Jauss). Luca Clerici, un autore italiano, dice che l’opera e il viaggio costituiscono due insiemi uguali e sovrapposti e afferma che il genere della letteratura del viaggio ha qualcosa in comune con il romanzo (non per forza esperienza diretta) e l’autobiografia (non per forza un racconto di un viaggio).

In particolare considera la letteratura di viaggio come un campo di forze interattive con varie spinte (non vi è omogeneità) e gli aspetti fondamentali sono:

  • Realtà preferenziale, ovvero la realtà oggettiva (es. meta, mezzi di trasporto, cibo, ecc).
  • Soggettività del viaggiatore, ad esempio la sua classe sociale, la sua formazione culturale, le motivazioni del viaggio.
  • Convenzioni espressive del genere, cioè le regole a livello stilistico. Su tutto deve prevalere la comunicabilità, ciò che è importante nella letteratura di viaggio è che il racconto arrivi al lettore, quindi non è un genere molto prescrittivo e rigido.
  • Rapporto autore - lettore, vi è una parità assiologica, cioè autore e lettore stanno sullo stesso piano a livello di importanza. Ciò fa sì che l'autore interpelli il lettore nel testo, oppure possa inserire delle riflessioni meta testuali, cioè lui riflette sul suo scrivere il viaggio (es. “sto scrivendo, ma ho poco tempo”).

La caratteristica principale della letteratura di viaggio è il mescolamento tra realtà e finzione. Nel senso che s’incontra questa contraddizione durante il racconto del viaggio, dove viene modificato o aggiunto qualche elemento puramente inventato. L'autore cerca sempre però di creare degli effetti di realtà, inserendo ad esempio delle frasi in cui dice che ciò che sta raccontando è vero, oppure fa riferimento a degli oggetti ben precisi raccolti ad esempio durante il viaggio o cita dei termini locali. Nella letteratura di viaggio chi scrive è sia autore che personaggio, quindi il soggetto svolge un duplice ruolo. Il fatto che il soggetto partecipi al viaggio, questo fa sì che lui legga i luoghi e il viaggio con occhi particolari e proietta sulle cose uno sguardo non neutrale. Ciò ci spiega il perché vi è una mescolanza: il viaggiatore come autore cerca di dare al racconto una certa scientificità, vi è un discorso argomentato con tempi al passato e con l’uso del discorso indiretto; invece il viaggiatore come personaggio dà un'impronta più soggettiva al racconto, vi è uno stile più discorsivo, l’uso dei tempi al presente, del discorso diretto e della forma dialogica. Quindi si parla di letteratura di viaggio quando vi è un viaggio effettivamente svolto da una persona reale che racconta lo svolgimento di questo viaggio avendo appunto un duplice ruolo: autore e personaggio.

Inoltre nei testi della letteratura di viaggio vi è da una parte la tendenza alla narrazione e dall'altra la tendenza alla descrizione.

Letteratura di viaggio come testo stratificato

  • Relativamente al tempo, sia nella realizzazione del viaggio (itinerari, ecc), sia nella scrittura (appunti, rielaborazione, ecc).
  • A livello stilistico fino al '700 prevale la forma epistolare (raccolta di lettere, non sempre pubblicate o spedite). Dopo, nell’800, prevale la forma di reportage, quindi una scrittura documentata (giornalistica).

La letteratura di viaggio, proprio perché privilegia l’esigenza della comunicabilità, viene considerata un genere che diciamo ha rinnovato la letteratura perché ha spesso ospitato degli apporti alla lingua parlata che nei generi alti non venivano ancora ammessi.

Eric Leed

Lui sostiene che il viaggio è un'esperienza famigliare a tutti, proprio per questo è una fonte inesauribile di metafore, cioè noi attingiamo continuamente il parlato comune a metafore specifiche del viaggio (es. una prof: “iniziamo questo viaggio insieme”). Inoltre afferma che il viaggio è anche una grande fonte di trasformazioni sociali e di socializzazione (nasce una comunità nuova che è quella del viaggio; viaggio d’immigrazione comporta un rimescolamento, interazioni sociali nuove con il paese che accoglie).

Il viaggio è legato al processo di territorializzazione, cioè secondo lui, l’uomo quando si sposta e si insedia in un territorio, cerca di legare a sé questo territorio attraverso delle tecniche (ad esempio la sepoltura, racconto di miti, ecc). Però questo processo non è tanto legato a un'idea di permanenza, ma di mobilità, cioè è il viaggio che ci porta in un certo territorio che poi rendiamo nostro, di conseguenza il viaggio ha sempre creato grandi trasformazioni storiche.

Leed concorda con la filosofa Langer. Secondo lei il luogo non è qualcosa di fisico, materiale, fisso, ma deve essere letto come un insieme di più relazioni. Quindi il luogo è più legato alla mobilità, che alla fissità, è il popolo che crea il luogo perché si muove, non perché è radicato e rimane sempre lì. Leed sottolinea l'importanza del viaggio anche nella storia a partire dal 1500. I viaggi di scoperta fanno sì che gli europei incontrino nuovi gruppi etnici comportando delle trasformazioni sociali e anche economici. Importante è anche lo studio del viaggio che ci dà la capacità di liberarci dai pregiudizi, in modo da accedere a un altro punto di vista. Se leggiamo la società dal punto di vista della mobilità riusciamo a vedere il mondo in maniera diversa.

Antichità vs modernità

Antichità Modernità
Il viaggio era voluto dal fato o dalla necessità (es. il fato ha deciso che Ulisse doveva tornare a Itaca) Il viaggio è visto come un’espressione della libertà. Compiere ad esempio il Grand Tour era una scelta personale
Era vissuto come una penitenza e una sofferenza È vissuto come mezzo per ottenere piacere
La fine del viaggio porta alla conferma della posizione dell’eroe nel mondo, risulta come una conferma dell’ordine del mondo (es. Ulisse torna a Itaca, nella sua posizione e il cerchio si conclude) È un incontro con l’inatteso e l’originale, cioè può portare ad un cambiamento della visione del mondo, l’ordine presente si rompe

Leed vede il viaggio come un'esperienza di formazione. Chi viaggia compie una prova che porta alla perdita di una parte di sé e vengono acquistati nuovi tratti. In questo senso si parla anche di morte fantastica, cioè muore il vecchio Io e nasce un'identità nuova. E questo viaggio come rinascita è un topos letterario che avrà molta fortuna (chi scrive costruisce la propria identità). Nel medioevo questo processo si ha nei viaggi di pellegrinaggio (punizione e cura) che era inteso come uno strumento di crescita spirituale.

In tedesco il verbo “andare” (fahren) si collega alla parola “esperienza” (erfahrung), quindi Leed, visto questo collegamento, pensa che il viaggio è un qualcosa che accresce la propria esperienza.

Viaggio nella filosofia contemporanea

Alcuni filosofi hanno scritto di recente sul viaggio:

Deleuze sottolinea che il viaggio è importante perché dà una nuova forma alla nostra mente. In particolare il viaggio ci permette di ragionare non tramite le categorie fisse, ma attraverso le categorie della mobilità, dello scorrere del tempo. Secondo lui al viaggiatore il mondo si manifesta come paesaggio, si cerca di assaporare ogni cosa che forse non si vedrà più. Secondo lui il viaggio è un processo in cui si destrutturano e si ristrutturano le categorie con cui leggiamo il mondo.

Levi-Strauss afferma che i veri viaggi sono finiti perché tutto ciò che l'Occidente ha realizzato (monumenti, ecc) ha comportato l'inquinamento e lo sfruttamento delle risorse e dei territori extra europei. Quindi secondo lui viaggiare significa oggi svelare le responsabilità degli europei. Inoltre sostiene che lo sguardo occidentale è uno sguardo che deforma il mondo, che tende a ridurre le differenze e a ridurre ogni cosa all’insignificanza.

Boorstin afferma che da quando è nata la civiltà dell'immagine è cambiato il modo di concepire i viaggi. Spesso i luoghi li vediamo prima di visitarli, quindi l'approccio con il luogo cambia, è come se si cercasse la conferma di ciò che si è già visto. Quindi per un turista il viaggio è uno pseudo evento, non è una vera e propria avventura come avveniva prima. Si vuole vivere qualcosa di diverso dalla propria realtà e si provano delle emozioni condensate in due settimane, tutto è preconfezionato e organizzato. Quindi la parola avventura oggi è insignificante, infatti Boorstin la sostituisce con il termine accanimento, cioè una serie di avvenimenti previsti e stabiliti.

Buzard dice che il viaggio oggi è visto come un'evasione fuori dal quotidiano in cui si vuole un condensato in due settimane che ci faccia fantasticare ed evadere. Si cercano emozioni nuove, ma si desidera nello stesso tempo il rilassamento e ciò va in contrapposizione con il vero e proprio significato del viaggio.

Marfè afferma anche che quando un viaggiatore racconta un viaggio, lui stesso vive un viaggio nella scrittura. Raccontare ci immerge in un mondo sconosciuto, diverso dalla realtà. Quindi si viaggia due volte: in senso fisico nello spazio e poi una seconda volta quando decide di immergersi nel mondo della finzione e della scrittura. Inoltre così come il viaggiatore vede una realtà che deve interpretare (usanza, culture, ecc), anche la scrittura porta a una serie di segni che vanno decifrati. Ciò conferisce alla letteratura di viaggio un tratto meta letterario. (Questo si ritroverà in Montaigne che pone un'analogia tematica tra viaggio e scrittura)

Questo tratto diventa poetico nel '900. Erodoto afferma che gli scrittori sono dei cercatori di ricordi, cioè vanno a ripercorrere qualcosa che è già successo.

Il viaggio come tematica nell’antichità

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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