25.10 ALLA PRIMAVERA O ALLE SUE
FAVOLE ANTICHE - 1822
In questa canzone, Leopardi parla di una natura che non è cattiva; qui viene rappresentata
come una serie di entità viventi che sarebbero in grado di suscitare un abbandono alla vita,
capacità di cui disponevano gli antichi, ma che gli uomini hanno perso.
Nelle stanze che seguono la prima ci sono molteplici domande, “se”. è una canzone costruita
sul dubbio. costituita da domande retoriche.
Leopardi qui ricorda con rimpianto l’età in cui gli uomini avevano un rapporto più
➔ intimo con la natura
lui continuava a sperare che un barlume di questa spontaneità potesse ancora
◆ esistere in un mondo moderno
favole antiche
= antiche illusioni (miti greci)
➔ si individua l’età degli antichi come l’età in cui gli uomini si abbandonano alla natura
➔ e sono più felici
è una canzone petrarchesca
➔ alternanza tra endecasillabi e settenari
◆
nel 1824 viene pubblicato a Bologna
➔ Leopardi qui ricorda con rimpianto l’età in cui gli uomini avevano un rapporto più
➔ intimo con la natura
lui continuava a sperare che un barlume di questa spontaneità potesse ancora
◆ esistere in un mondo moderno
PRIMA STANZA (=strofa)
si apre con due domande retoriche
➔ tutta la prima stanza è composta da questa serie di domande
◆
la prima stanza risulta “sospesa” fino a innanzi tempo
➔ è la stanza più difficile da ricostruire
➔ c’è una forte anastrofe (=rovesciamento)
◆
Forse alle stanche e menti umane seppellite nel dolore potrebbe ritornare la bella età
(=quella degli antichi abbandonati alla vita)? Età che la sciagura e la nera (=nera
come l’inferno) fiaccola della verità (=la ragione) spense?
la risposta “no” a questa domanda retorica è sottintesa
➔
Ottenebrati e spenti Di febo i raggi al misero non sono In sempiterno?
domanda retorica, risposta “sì”
➔ =non è vero che i raggi di sole di Febo (=sole =Apollo) sono spenti per sempre?
➔ noi moderni non possiamo sentire come sentivano gli antichi a causa della ragione
➔ perché pensando a come vivere, non viviamo
ed anco, Primavera odorata, inspiri e tenti Questo gelido cor, questo ch’amara Nel
fior degli anni suoi vecchiezza (=vecchiezza dell’anima) impara?
=tu primavera riesci ancora a far soffiare il tuo respiro fragrante e sedurre questo
➔ cuore gelido a causa delle disillusioni?
domanda retorica, risposta “no”
➔ 1
SECONDA STANZA
Inizia subito con domande più semplici, dirette rispetto a quelle della prima stanza. Il poeta si
rivolge alla natura chiamata santa, sacra e gli chiede se è ancora viva.
Vivi tu
= anastrofe (=è mai possibile che tu sia ancora viva?)
Leopardi vorrebbe essere ascoltato dalla natura, vorrebbe che la natura potesse parlare
➔ agli uomini.
A questo punto le domande terminano. Il pensiero di Leopardi scivola a com’era il
➔ mondo quando gli uomini e la natura vivevano insiemi e felici. ci si immerge in
un’evocazione della natura antica; è esistito un tempo in cui i fiori, corsi d’acqua
erano albergo (=dimora) tranquillo e specchi di candide (=splendide) ninfe
(=personificazione di alcuni aspetti della natura). qui le ninfe riportano al tempo in cui
gli uomini lodavano gli dei.
“Tu riesci ancora a parlare e io essere umano posso ancora ascoltarti.”
◆
Arcane danze D’immortal piede i ruinosi gioghi Scossero e l’ardue selve (oggi
romito Nido de’ venti):
arcano (=misterioso).
➔ giogo (=parete dirupata, pendio).
➔ Leopardi dice che nei luoghi impervi di montagna, boschi fitti, una volta
◆ danzavano gli dèi. dove adesso c’è tristezza, buio e desolazione, una volta
danzavano gli dèi.
e il pastorel ch’all’ombre Meridiane incerte ed al fiorito Margo adducea de’ fiumi
Le sitibonde agnelle, arguto carme Sonar d’agresti Pani Udì lungo le ripe; e tremar
l’onda Vide, e stupì, che non palese al guardo La faretrata Diva Scendea ne’ caldi
flutti, e dall’immonda Polve tergea della sanguigna caccia Il niveo lato e le verginee
braccia.
collegamento tra natura, dèi e uomini.
➔ Leopardi sta dicendo che una volta gli esseri umani erano capaci di vivere insieme
➔ alle altre creature, ma al giorno d’oggi abbiamo perso questa capacità. Noi abbiamo
calpestato il mondo, la natura e così facendo ci siamo condannati ad essere soli.
Il pastorello rappresenta il mondo antico, naturale.
◆ ● Il pastorello portava nelle ombre incerte sul prato fiorito dei fiumi (sta
facendo pascolare il gregge). Sentiva lungo le sponde del fiume
suonare la melodia acuta di divinità boscherecce. il pastorello vede che
le onde tremano ed ha paura, si stupisce dalla paura perché allo
sguardo la diva (dea diana) scendeva nelle acque e puliva dalla polvere
sudicia della caccia violenta. (i soliti miti delle sventure accadute a chi
avesse osato guardare le dee mentre facevano il bagno - athene che
venne vista da tiresia e la dea gli toglie la vista dagli occhi ma poi gli
dà la possibilità di vedere nel futuro)
○ Il dio Pan è il dio pastorale (=si dedica ad inseguire ninfe- non
è attraente- è metà capra- un dio boschereccio, che rappresenta
l’istintività della vita nei boschi- dio lussurioso).
○ la leggenda del dio pan e della ninfa siringa che per sfuggirgli
chiede aiuto agli dèi, loro la aiutano trasformandola in
canape(?) e pan decide che quello sarà lo strumento usato per
pascolare.
arguto carme (=carme acuto).
➔ lato=fianco
➔ 2
TERZA STANZA
una volta, quello che adesso noi consideriamo solo cose paesaggistiche, era vivo,
➔ parlava agli esseri umani in nome degli dei. Questo stato è diffuso a tutti gli elementi.
Non solo gli esseri umani antichi avvertivano il mondo, ma anche il mondo
◆ avvertiva la presenza umana.
Leopardi convoca elementi aerei e luminosi per affermare che questi erano
➔ consapevoli che c’eravamo. Adesso no perchè noi li abbiamo resi muti (=nessuno
parla a nessuno).
Ciprigna luce, alla deserta notte Con gli occhi intenti il viator seguendo
➔ seguendo l’astro di Venere con occhi attenti.
◆
Fur dell’umana gente, allor che ignuda Te per le piagge e i colli, Ciprigna
➔ luce, alla deserta notte Con gli occhi intenti il viator seguendo, Te compagna
alla via, te de’ mortali Pensosa immaginò.
furono consapevoli degli esseri umani (nubi, lampi) nello stesso tempo in cui
◆ il viaggiatore di notte cercava il proprio cammino nelle stelle. Lui immaginò
l’astro di Venere come una sua compagna.
● (=quando il viaggiatore seguendo te oh astro di venere per le pianure e
i colli nella notte deserta ti immaginò come pensosa compagna della
sua strada).
Che se gl’impuri Cittadini consorzi e le fatali Ire fuggendo e l’onte, Gl’ispidi
➔ tronchi al petto altri nell’ime Selve remoto accolse, Viva fiamma agitar
l’esangui vene, Spirar le foglie, e palpitar segreta Nel doloroso amplesso
Dafne o la mesta Filli, o di Climene Pianger credè la sconsolata prole Quel
che sommerse in Eridano il sole.
se qualcuno evitando la città se ne va a stare nelle profondità più oscure dei
◆ boschi e si tiene al petto un albero, sentirà una creatura vivente sotto la
corteccia. Avrebbe sentito sangue vero sotto la corteccia, respirare le foglie,
battere il cuore.
● Avrebbe creduto di sentire a sé Dafne (albero di alloro) (=Apollo era
perdutamente innamorato di lei, ma lei, non volendosi concedere,
chiede aiuto agli dei che per aiutarla la trasformano in alloro), Fillide
(trasformata in mandorlo) (=Acamante, eroe greco, in viaggio a Troia
conobbe la principessa Fillide e si innamorarono. Lui dovette andare a
combattere la guerra a Troia e morì, ma Fillide lo aspettò per 10 anni
e quando fu sicura che lui fosse morto si lasciò consumare dal dolore.
La dea Atene, impietosita, decise di trasformare la donna in
mandorlo).
● Chi avesse abbracciato gli alberi avrebbe creduto di abbracciare la
sconsolata prole di climene
○ (la madre di fetonte. Questo chiede al padre di poter guidare la
guida alata, ma non essendone capace danneggia tutto e giove
per fermarlo dovette colpirlo e questo BOOM crea il fiume Po’.
Le sorelle di fetonte piangevano e il loro corpo si ricopre di
scorza, la madre tenta di liberarle, ma la scorza è la loro pelle e
quindi la madre le lascia e loro si trasformarono in pioppi)
3
QUARTA STANZA- l’aria
rigide bale= le pareti scoscese, alture impervie
➔ luttuosi accenti..= voi montagne non restavate indifferenti al pianto degli uomini
➔ finchè abitò le vostre grotte spaventevoli.
eco= il misero spirito di una ninfa
➔ quando un uomo andava a piangere in montagna e sentiva l’eco delle sue
◆ lacrime/urla lo sentiva non perchè fosse un suono, ma perchè c’era una ninfa
che compativa e provava il suo stesso dolore.
● Eco è una ninfa innamorata di narciso che però la disprezzava (come
disprezzava tutti) fino a quando di lei rimase solo la voce.
● Eco è la cassa di risonanza del nostro dolore perché lo capisce; è un
fenomeno di condivisione.
Etra= volta celeste
➔ la fama= i racconti, la tradizione
➔
➔ E lamentar nell’alto Ozio de’ campi, all’aer muto e fosco, Antichi danni e
➔ scellerato scorno, E d’ira e di pietà pallido il giorno.
c’erano due sorelle, Procne (marito Tereo, figlio Iti) e Filomena (sorella
◆ minore, + bella). Tereo vede la sorella e la violenta. Per evitare che Filomena
racconti tutto, le mozza la lingua, ma Filomena ricama la storia e la manda alla
sorella e insieme attuano una vendetta terribile. Fanno a pezzi Iti e lo danno in
pasto a Tereo. Appena tereo sa l’accaduto si precipita sulle due donne che
fuggono e vengono trasformate in rondine ed usignolo e Tereo in upupa
(=uccello oscuro presente nel Sepolcri di Foscolo), Iti in cardellino.
quando gli antichi sentivano cantare la rondine e l’usignolo, sentivano questa
◆ storia.
ULTIMA STROFA- una serie di miti (leopardi si sofferma di quanto
la comunicazione tra noi e la natura sia lacerata)
Ma non cognato al nostro Il gener tuo; quelle tue varie note Dolor non
➔ forma, e te di colpa ignudo, Men caro assai la bruna valle asconde.
Leopardi, rivolgendosi all’ultimo essere vivente, osserva che adesso “la tua
◆ stirpe, usignolo, non è più parente della nostra. Una volta lo eravamo, ma
adesso che noi siamo diventati schiavi della ragione, la nostra stirpe non è più
la tua. Tu usignolo canti, ma non perché hai questo mitico passato che tu versi
nella musica, ma perché è la tua natura in quanto animale. E adesso che tu sei
stato spoetizzato perchè ti è stata tolta la storia, sei anche diventato meno caro.
Noi esseri umani abbiamo spogliato il mondo di significato.
Ahi ahi, poscia che vote Son le stanze d’Olimpo, e cieco il tuono Per l’atre
➔ nubi e le montagne errando, Gl’iniqui petti e gl’innocenti a paro In freddo
orror dissolve;
da quando noi abbiamo dissolto le figure degli dèi. ormai la natura non ha più
◆ un senso
Il suol nativo, e di sua prole ignaro Le meste anime educa;
➔ la terra fa crescere noi, i suoi figli (anime triste, grigie) essendo comunque
◆ ignaro della nostra presenza.
Tu le cure infelici e i fati indegni Tu de’ mortali ascolta, Vaga natura
➔ Leopardi implora la natura di ascoltarci, di non abbandonarci
➔ 4
e la favilla antica Rendi allo spirto mio;
➔ una preghiera personale di Leopardi alla natura.
◆ Se è possibile, o natura, restituisci la scintilla di questa intensità poetica. Se tu
◆ in qualche modo continui ad essere viva e se c’è nel cielo, nella luminosa
terra o nel seno del mare una qualunque realtà che, anche se non è
compassionevole per le sciagure umane, almeno le assista. Se è ancora così,
per favore, restituiscimi un po’ di questo antico modo di pensare, di sognare e
di vivere. 5
DISCORSO DI UN ITALIANO INTORNO
ALLA POESIA ROMANTICA
In questo passaggio si trova espressa, identificata da Leopardi con il mondo pastorale,
➔ l’origine del suo “fare poesia”. Pare che Leopardi avesse nella sua stanza dei quadri
pastorali. Leopardi ricorda quanto lungamente fantasticasse guardando quelle
immagini e dice quello che c’è scritto nel pdf.
Io senza fallo, non credetemi vanitoso, mi crederei il miglior poeta al mondo
◆ se io sapessi scrivere ciò che per me significa immaginare, sentire o sognare.
il passo riportato comincia con una sensazione sonora; Leopardi è un poeta musicale.
➔ Qui dichiara che talvolta la nostra immaginazione è in grado di formare suoni dolci
che la nostra esperienza fisica ci nega. (=Io stesso mi ricordo di avere nella
fanciullezza appreso coll’immaginativa la sensazione d’un suono così dolce che tale
non s’ode in questo mondo;)
poi subentra il ricordo di una fantasia guardando delle immagini. Guardano queste
➔ scene si era immaginato una vita dolce, bella; un paradiso.
Se fosse davvero così, la Terra sarebbe casa non di uomini che hanno perso la
◆ comunicazione con la natura ecc. ma di dèi. è l’immaginazione a farci piacere
le cose, non le cose fisiche. è questa l’unica forma di infinito che noi moderni
possiamo praticare, mentre gli antichi lo facevano spesso, adesso noi
riusciamo a farlo solo da bambini e crescendo si perde questa capacità.
TELESILLA (1816-1819)
un’opera incompiuta.
➔ conferma l’interesse che ha leopardi per il mondo pastorale
➔ avrebbe dovuto essere un dramma, un copione di teatro
➔ si ha abbozzi, appunti di lavoro, note, spunti, idee che Leopardi pensava poi di
◆ sviluppare ampiamente
è la storia di un amore adulterino(?)
➔ lei si chiama Telesilla, lui Danarino, l’amante Girone
➔ è ispirata ad un poeta del periodo rinascimentale (girone cortese)
◆ il problema è che il marito e l’amante sono molto amici. Accade però che
◆ Girone e Telesilla si trovino insieme tornando da una cavalcata, si fa notte e si
rifugiano in una grotta e fanno sesso. Si sono sempre amati in segreto, ma non
hanno mai consumato l’atto per rispetto a Danarino.
in tante scene della Telesilla, noi vediamo muoversi vivacissimi dei pastorelli che
➔ cercano riparo dalla pioggia
questa presenza pastorale fanciullesca (sono bambini, sia pastorelli che
◆ pastorelle):
● determina un accompagnamento narrativo alla scena. I pastorelli sono
le voci narranti di situazioni che non vengono davvero rappresentate.
● rappresentano il mondo innocente in contrasto con il mondo degli
adulti (due scene, in una i bambini pastorelli, nell’altra i due che
tradiscono il rispettivo marito e amante).
6
Dai Canti, XXXVII,
ODI, MELISSO - un dialogo tra pastori
(1828- stagione della creatività Leopardina in cui Leopardi compone i canti
pisano-recanatesi)
genere dialogico, c’è un botta e risposta tra i pastori
➔ un canto tra voci alterne
➔ Leopardi qui recupera la tradizione e mette a confronto due pastori (Alceta e Melisso)
➔ loro parlano di qualcosa che ha a che fare con la luna. Qua leopardi dà voce ad
◆ un suo timore personale (lui ha paura che un giorno essa possa sparire dal
cielo)
“Oh Melisso, voglio raccontarti un sogno che ho fatto stanotte che mi è tornato in mente ora
che sto guardando la luna. io stavo alla finestra che sta sul prato guardando in alto e
all’improvviso mi sembrava che cadesse giù e si staccasse dal cielo. Mentre cadeva
diventava sempre più grande fin quando non si è abbattuta sul prato come fosse un secchio
che butta fuori una nebbia fumante, eppure strideva come quando si immerge un carbone
acceso nell’acqua. E come fosse diventata un pezzo di carbone, si spegne e annerisce a poco
a poco e lascia fumare tutto intorno le erbe”
Nel mondo antico c’era l’idea che la luna potesse staccarsi dal cielo. Si credeva ci
➔ fosse una magia talmente potente da poter staccare la luna dal cielo.
Allor mirando in ciel, vidi rimaso Come un barlume, o un’orma, anzi una
➔ nicchia, Ond’ella fosse svelta; in cotal guisa, Ch’io n’agghiacciava; e ancor
non m’assicuro
Alcete, una volta che la luna è caduta, al cielo ci vede il vuoto. Lui rimase
◆ ghiacciato dalla paura e ancora non si sentiva tranquillo.
MELISSO (ironico)
➔ “Ah, eh, hai proprio ragione ad avere paura. è probabile che succeda, che la
◆ luna cadesse giù sul tuo prato”
ALCETE
➔ “Se cadono le stelle, potrebbe cadere anche la luna”
◆
MELISSO
➔ “Anche se cade una stella non importa; ce ne sono tante e ne resteranno ancora
◆ tante. Ma esiste soltanto questa luna nel cielo che nessuno vide mai cadere se
non in sonno” 7
Operette Morali
le operette morali sono una raccolta di prose di varia struttura
➔ sono per lo più dialogiche, ma ci sono anche racconti e:
➔ Copernico
il che è una vera e propria opera teatrale
◆ ● Un giorno, copernico si sveglia e non vede il sole. Il sole dice che si è
stancato di illuminare ogni giorno la Terra e il compito di copernico è
di far muovere gli esseri umani perché il sole non li sveglierà più
● un’operetta morale che è una raccolta di aforismi
sono composte quasi tutte nel 1824 (periodo in cui comincia a dedicarsi più alla prosa
➔ che alla poesia), poi due nel 1827 e due nel 1832 (sono in tutto
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