L'Europa e l'Italia tra restaurazione e rivoluzioni
Dopo la tempesta della rivoluzione e delle guerre napoleoniche, l'Europa sembra tornare agli equilibri e alle strutture sociali dell'Antico Regime. Le potenze vincitrici che definiscono il nuovo assetto europeo nel Congresso di Vienna (1815) sembrano voler spazzare via tutte le conquiste della Rivoluzione francese, rimettendo sul trono quasi tutti coloro che ne erano stati sbalzati, riaffermando il valore dell'autorità, l'uso della religione come sostegno del potere, la funzione dell'aristocrazia come guida della società; è quella che gli storici sono soliti chiamare età della Restaurazione.
La borghesia ha acquisito una nuova coscienza di sé, come protagonista economico e sociale; ha scoperto i valori nazionali e sente il bisogno di forme più aperte di espressione politica e di nuovi spazi nella società. Una potente accelerazione sociale e un intenso sviluppo della produzione economica sono accompagnate dall'apertura di nuovi spazi imprenditoriali e dalle prime forme della rivoluzione industriale che si estendono dall'Inghilterra ad altri paesi europei.
Il processo di industrializzazione
Negli anni '50 del XIX secolo, in alcune zone d'Europa e negli Stati Uniti inizia un processo di industrializzazione, che trova un potente incentivo nell'utilizzo, ad amplissimo raggio, del vapore, con l'invenzione delle navi a vapore e della ferrovia; l'estrazione del ferro e del carbone, la siderurgia e la meccanica mutano i rapporti umani e agiscono sull'ambiente. Le iniziative industriali promuovono più rapidi mezzi di comunicazione, facilitano i rapporti e gli scambi e incrementano la circolazione dei prodotti industriali sul mercato mondiale, con una sistematica creazione di economie subalterne, controllate in modo da favorire lo sviluppo dei paesi dominatori.
Gli enormi profitti e il rapido sviluppo sono resi possibili da una disponibilità di forza-lavoro a basso costo, spesso contadini immiseriti dalle nuove forme di sfruttamento dell'agricoltura, che si ammassa in sobborghi in continua crescita; le città borghesi conoscono così la presenza nuova del proletariato industriale. Si impongono nettamente il capitalismo e il modo di produzione capitalistico. Essenziale diviene la funzione finanziaria delle banche, con l'emergere della figura del finanziere. Matura contemporaneamente però anche una nuova coscienza nel soggetto passivo del capitalismo, si elaborano i primi programmi del socialismo e del comunismo; trovano un nuovo ruolo politico e sociale i ceti medi, costituiti da funzionari e impiegati statali.
Trasformazioni sociali e culturali
Si giunge a un vero e proprio dominio dell'economia e del denaro su tutte le sfere della vita pubblica e privata, con lo sviluppo di una disciplina già sorta nel XVIII secolo (A. Genovesi, F. Galiani), l'economia politica. I valori degli oggetti mutano e si rinnovano continuamente, seguendo le nuove leggi della Moda, che cambia anche il ruolo delle donne conferendo loro, negli ambienti borghesi e nelle grandi città, nuovi spazi di autonomia; un nuovo valore viene loro riconosciuto nell'esperienza dell'amore romantico; si diffonde una nuova cura per l'educazione femminile, ma il suo compito primario è ormai quello 'economico' di custodire lo spazio della casa e della famiglia, di offrire al borghese un rifugio sereno in mezzo alla frenetica lotta economica.
Molti strati sociali avvertono un senso di instabilità e insicurezza, ma in generale vi è una diminuzione del tasso di mortalità e un aumento della popolazione, pur rimanendo situazioni di estrema miseria e altissime percentuali di mortalità infantile. Le città e i nuovi centri industriali vivono trasformazioni incessanti. In Italia, troviamo il frazionamento in vari Stati, sottoposti all'Austria, e l'arretratezza di molte regioni (il Meridione, gran parte dello Stato Pontificio, del Veneto, ecc.); il Congresso di Vienna aveva imposto un ritorno alla situazione del 1796.
Il Risorgimento italiano
Le lunghe lotte del Risorgimento conducono al nuovo assetto politico della penisola; i moti del 1820-1821 e del 1859 e la spedizione dei Mille del 1831, le rivoluzioni e le guerre del 1848-1849, la vittoriosa guerra del 1860, approdano nel 1861 alla proclamazione del Regno d'Italia, seppur tra contraddizioni profonde. La spinta del nuovo sviluppo internazionale si sente soprattutto nell'Italia settentrionale, in Piemonte, in Lombardia, in Emilia e in Toscana. La lotta per l'indipendenza si svolse con il concorso delle classi alte e medie, il suo esito fu pienamente controllato dalla borghesia più ricca e dall'aristocrazia fondiaria settentrionale, che vi trovarono la condizione necessaria per la creazione di un mercato nazionale e per uno sviluppo economico corrispondente a quello dei grandi paesi europei.
Crisi delle istituzioni culturali tradizionali
In questo periodo giunge al culmine la crisi delle istituzioni culturali tradizionali e dell'antico rapporto fra intellettuali e potere; dalla Rivoluzione francese è emersa la figura dell'intellettuale come voce della coscienza pubblica, e il tentativo napoleonico di inserire gli intellettuali nelle strutture statali, mirando quasi a trasformarli in dipendenti pubblici. In Italia, la diffusa crisi spinge gli intellettuali a rifiutare la collaborazione con i nuovi regimi e a cercare forme di rapporto e di iniziativa indipendenti; numerosi sono gli scrittori di origine aristocratica o provenienti dalla ricca borghesia fondiaria, numerosi sono anche quelli di origine piccolo-borghese.
Una nuova figura è l'intellettuale italiano che vive fuori dall'Italia, non più artista o letterato al servizio delle corti ma esule politico che cerca di mantenersi con l'insegnamento, i lavori pubblicistici, l'appoggio di ricchi sostenitori, e si impegna in attività di propaganda, nell'attesa di poter tornare in patria. La parola dello scrittore si rivolge alla nazione intera, alla sua opinione pubblica; la stampa si pone come strumento migliore per agire sull'opinione pubblica, per creare un dibattito pubblico, per definire linee e prospettive. La circolazione di libri e riviste è legata a un forte intento pedagogico, che domina la cultura di questi anni, propugnando un'educazione nazionale e sollecitando la coscienza pubblica verso i valori unitari, un'educazione popolare rivolta ai contadini e al nuovo proletariato urbano.
Sviluppo dell'istruzione
C'è un considerevole sviluppo dell'istruzione scolastica elementare; l'educazione nelle classi elevate si svolge presso collegi privati, religiosi o laici, e si diffonde l'uso dell'educandato femminile; l'analfabetismo subisce un parziale arretramento al nord e in Toscana, ma resta altissimo nel Meridione; le università risentono dei benefici delle riforme napoleoniche, accordando maggiore spazio alla cultura scientifica e tecnica.
In alcuni paesi europei il mercato librario assume proporzioni eccezionali, il successo di uno scrittore si riconosce nella sua capacità di vendere in grande quantità; l'editoria si avvia a divenire un'importante industria. Riguardo all'editoria italiana, il suo centro propulsore è Milano. Un'importante conquista degli anni rivoluzionari era stato il riconoscimento del diritto di proprietà letteraria, principio che imponeva il pagamento di un autore per il suo lavoro e impediva che la sua opera potesse essere utilizzata da altri senza il suo consenso. Gli editori sono in genere librai che dalla vendita dei libri passano alla produzione, alcuni di grande intelligenza e cultura, come Fortunato Stella e Francesco Lampato; dopo il 1840 il centro della produzione si sposta da Milano (dove la censura austriaca diventava sempre più ossessiva) a Firenze e a Torino.
Sostegno fondamentale delle case editrici furono le collane di classici, i libri destinati alla scuola, le collane dedicate a tematiche o discipline particolari, gli almanacchi popolari o i libri-strenne; tra i generi letterari contemporanei, il solo ad avere un mercato di notevole ampiezza e successo economico fu il romanzo storico, mentre solo negli anni '50 cominciò a svilupparsi anche in Italia il romanzo d'appendice.
Il Romanticismo
Il Romanticismo genera una vera rivoluzione che induce a considerare tutto l'Ottocento come 'secolo romantico'; il romanticismo è visto in genere in primo luogo come reazione all'illuminismo, riscoperta del sentimento in opposizione alla ragione, ma in realtà conserva con esso elementi di intreccio. Si origina da una nuova sensibilità, dalla nuova esperienza dell'io (spesso in opposizione al contesto sociale), dalla nuova attenzione al negativo. Si rifiutano molte prospettive dell'illuminismo ma spesso i presupposti di questo rifiuto già sono presenti in aspetti e tendenze dell'illuminismo stesso.
Nonostante la varietà delle sue espressioni, è possibile individuarne dei caratteri generali:
- L'Individualismo, già diffuso nella cultura settecentesca, diviene esaltazione del valore e della libertà assoluti dell'individuo, che riconosce la sua esperienza privilegiata nell'arte e nella poesia, intese dai romantici come manifestazioni del genio, esperienze assolute e vitali in cui si concentra il significato dell'esistenza del singolo e della società; e il genio è tanto più alto quanto più riassume in sé tutto il valore e lo spirito di un popolo, di una comunità e di un tempo da cui egli trae i suoi elementi vitali.
- L'ideale illuministico dell'universalità viene soppiantato da una rivendicazione del valore dei caratteri originali di ogni nazione, con un'esaltazione delle tradizioni e delle superstizioni popolari capaci di creare saldi legami di vita collettiva.
- Questo interesse si risolve in una passione per il mondo medievale, per i suoi miti e le sue credenze, in una rivendicazione del valore della religione, capace di dare un senso non effimero alla vita; queste immagini di collettività assumono comunque sfumature diverse, si parla di popolo immerso nel passato, primitivo, fiabesco e ingenuo, o di popolo 'cristiano', o ancora di popolo come borghesia nazionale piuttosto che aristocrazia legittimistica.
- Essenziale è il rapporto dei romantici con la natura, come organismo vivente, di cui l'uomo è pienamente parte; è specchio dei sentimenti e delle passioni che agitano l'uomo perché anch'essa è animata da sentimenti e passioni, perché in essa circola un flusso vitale, una profonda forza indistinta che ha caratteri divini, in una visione meccanicistica di un sistema di forze estraneo all'uomo.
- Strumento essenziale per comunicare magicamente con il flusso indistinto della natura è per i romantici proprio la poesia, che per svolgere tale funzione ha bisogno del simbolo, che condensa liberamente fasci di immagini e significati profondi e segreti, e dell'analogia.
- Il Romanticismo introduce un'illimitata libertà del soggetto, una esasperata tensione e partecipazione creativa dell'io; e all'esaltazione si alterna spesso l'ironia, modo di svelare la presenza, nell'opera, della soggettività, dell'individualità dell'autore.
- La nozione romantica dell'organicità della natura si collega a un senso molto vivo del suo divenire, della sua storicità; e proprio da questa storicità della natura l'uomo è indotto a ricercare il passato e ad anelare il futuro.
La nuova attenzione all'io dell'individuo si traduce in forme sottili di analisi della sensibilità interiore, in esasperante esibizione del sentimento, della passione, in un'attenzione esclusiva al cuore, ai suoi palpiti e ai suoi languori. La sensibilità allo stato più puro trova la sua espressione nella musica, poiché consente di tessere associazioni segrete di suoni, di dar voce all'inesprimibile, di suscitare e seguire il movimento delle passioni. L'amore è l'esperienza in cui si esprime la forza di un'assoluta totalità, la piena partecipazione dell'uomo al flusso vitale della natura; ma la forza divina dell'amore trova sul suo cammino ostacoli minacciosi, riesce ad affermarsi fino in fondo con la morte e la distruzione, secondo schemi che fanno rinascere i modelli estremi dell'amor cortese.
Il Romanticismo ama tutto ciò che è oscuro, la notte, i paesaggi lunari e tempestosi, i fantasmi del sogno, le tracce di ciò che non riesce a rivelarsi alla coscienza; tenta la rappresentazione della follia, della rovina, di ciò che distrugge l'anima, il corpo, le cose; predilige eroi segnati da qualcosa di inspiegabile che sorge dal loro stesso io, votati al fallimento; ama evocare tempi lontani e passati, tradizioni misteriose, riti sontuosi e teatrali, usi e comportamenti istintivi, crudeli, barbarici, mondi esotici e avventurosi, ma suscita anche una nuova attenzione ai caratteri concreti, agli aspetti visivi della stessa realtà contemporanea, alle condizioni e ai particolari della vita quotidiana.
L'età romantica
L'età romantica ha inizio in date diverse nei vari paesi, in Italia solo nel 1815, e si esaurisce intorno alla metà del secolo; sopravvive però nella vita sociale, come fenomeno di costume, e in una letteratura di consumo. Appare come una risposta al disorientamento causato dalla rivoluzione politica e industriale, fonte di sgomento, di una miscela di paura, curiosità, speranza, che conferisce all'arte diverse funzioni, di consenso sociale, di rottura, di estraniamento o opposizione.
In Germania vanno costituendosi esperienze che rifiutano i caratteri distruttivi del Romanticismo più estremo prediligendo un nuovo equilibrio classico, come Wolfgang Goethe e Friedrich Schiller, la cui produzione teatrale è fondamentale per lo sviluppo romantico, insieme al suo saggio 'poesia ingenua e sentimentale', 1795, che distingue due aspetti della poesia: ingenua è quella degli antichi, nata a contatto con la natura, oggettiva e impersonale, dai lineamenti ben definiti; sentimentale è quella dei moderni, basata su una frattura tra l'io e gli oggetti, tra ideale e reale, riflessiva, dai contorni indefiniti che l'avvicinano alla musica. Estremizzando questa distinzione, si arriva a opporre nettamente una letteratura classica a una letteratura romantica, come propugnato dal gruppo di Jena, raccolto intorno ai fratelli Schlegel, il cui organo fu la rivista 'Athenaum', che insisté soprattutto sulla tensione totalizzante, sulla libertà dalle regole, sul ruolo essenziale della fantasia.
Sull'onda della rivoluzione romantica si aprì una grande produzione teorica e filosofica, segnata dalla filosofia dialettica di Hegel, mentre una critica all'idealismo venne condotta dal pensiero irrazionalistico di Schopenhauer; nell'orizzonte romantico si iscrive poi anche la nuova attenzione al carattere irriducibile dell'esperienza, espressa nel pensiero del danese Kierkegaard, alla radice dell'esistenzialismo novecentesco.
In Inghilterra si trovano ad operare vari autori che rifiutano di dare precise etichette alla loro opera, ma approfondiscono un linguaggio e una tematica orientati chiaramente in senso romantico, come William Wordsworth, Samuel Taylor Coleridge, John Keats, Percy Bysshe Shelley, e soprattutto George Gordon Byron; la curiosità per il medioevo già diffusa in Inghilterra, facilita la diffusione di uno dei generi cardine dell'esperienza romantica, il romanzo storico, con l'opera di Walter Scott.
In Francia troviamo il romanticismo antiilluministico, fortemente conservatore, di Francois-René de Chateaubriand, ma di romanticismo si cominciò a parlare in termini espliciti solo dopo l'opera di Madame De Stael nel trattato 'De l'Allemagne'; tra i maggiori poeti romantici francesi, Alfred de Vigny, Alphonse de Lamartine e Victor Hugo, che sperimenta i più vari generi letterari fino al romanzo realistico e popolare 'Les Misérables', 1862. Tematiche, modi di vita, atteggiamenti romantici si trovano anche nei due grandi maestri francesi del realismo narrativo ottocentesco, Stendhal e Balzac.
La letteratura romantica
La letteratura romantica rompe il tradizionale sistema dei generi; per i romantici unica legge è il genio, che sa far risuonare nella propria creatività tutti gli aspetti, anche i più contrastanti, del mondo soggettivo e oggettivo; ai classici si sostituiscono tre grandi poeti dotati di eccezionale densità storica e rappresentativa, di una potenza originaria che sfugge a ogni schema normativo e razionalistico: Omero, Dante e Shakespeare. La poesia non cerca l'equilibrio e la pacata conversazione, ma l'accensione sentimentale o la densità narrativa, e tende in vari modi al racconto; elabora forme metriche nuove; si mira a rompere i confini tra le stesse forme e tecniche artistiche, specialmente quello tra poesia e musica.
Per ciò che riguarda la lirica, entrano in crisi le forme chiuse della tradizione petrarchesca, in una ricca sperimentazione che in Italia si riproduce nelle forme della ballata romantica e della romanza. Per ciò che riguarda la narrativa, il posto centrale è assunto dal romanzo, che si sovrappone ad altri generi, assimilandoli, producendo forme come il romanzo storico, il romanzo di formazione, o anche la novella in versi. Nell'ambito drammatico si assiste a una rivitalizzazione della tragedia storica, ma il tipo di dramma più significativo è quello in cui si intrecciano elementi storici e realistici, in cui la sublimità tragica si incontra con il grottesco e con frammenti di realtà quotidiana, in modi ridondanti ed eccessivi; in Italia le forme della letteratura teatrale europea trovano adattamento nell'opera in musica.
L'Italia della restaurazione e del risorgimento si presenta come un paese per eccellenza romantico, che attrae i romantici stranieri per i suoi paesaggi naturali e i suoi monumenti storici, per il forte contrasto tra una piena solarità e un senso di passato, di rovina, di morte, è una terra dei morti,
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