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fusione delle varie culture in una cultura universale con il contributo dell'espansione mondiale

dell'industria e dei sistemi di controllo tecnologico:l'Illuminismo avverte i primi sintomi della

Rivoluzione Industriale, sostiene la tecnica come portatrice di migliori condizioni di vita, e conquista

una decisa affermazione di tolleranza religiosa e politica, di libertà, di democrazia, di rispetto per le

opinioni altrui. Molti illuministi appartenenti ala nobiltà o al clero giungono a collaborare con alcuni

sovrani propensi alla riforma nei loro stati, e pertanto 'illuminati'; l'alternativa a questa

collaborazione sono le organizzazioni segrete, come la massoneria, in cui si elaborano critiche a

quello stesso potere a cui si presta formalmente ossequio. Dal punto di vista religioso si va da una

religiosità 'naturale', disposta ad accettare un cristianesimo evangelico e razionale, al deismo

Inglese dell'inizio del secolo, al vero e proprio ateismo meccanicistico.

Nella dimensione letteraria, si mantiene una sostanziale fiducia nella tradizione classica e nella

utile dulci

poetica oraziana dell' .

Si parla di un secolo in cui avvengono grandi mutamenti sociali;il primo e più travolgente è la

rivoluzione industriale, origine dei modi e dei rapporti di produzione del moderno capitalismo, in cui

il lavoro dell'uomo non è più legato alla mera sussistenza,ma rientra in logiche di produzione su

larga scala, destinate a un mercato senza confini;si aggiunge la presenza di un nuovo proletariato

urbano, che offre la propria forza-lavoro e vive esistenze miserabili in balia delle fluttuazioni e delle

crisi del mercato stesso. L'attività imprenditoriale genera arricchimenti e quindi anche la possibilità

di investimenti. Migliorano le condizioni di vita, diminuisce la mortalità, con un aumento

demografico e dell'alfabetizzazione, accanto all'espansione e allo sviluppo della classe borghese.

La II metà del secolo in Italia è un periodo di eccezionale pace(grazie anche alla pace di

Aquisgrana tra i Borbone e gli Asburgo(1748), con importanti riforme da parte dell'assolutismo

illuminato, soprattutto negli stati governati dall'Austria;nonostante le iniziative riformistiche avviate

dal Regno di Napoli, si va accentuando la frattura tra Nord e Sud; mentre nelle regioni

settentrionali i primi sviluppi dell'industria manifatturiera e l'abolizione delle strutture feudali

generano un nuovo capitalismo agricolo con un alto tasso di produttività, nel sud ci sono

trasformazioni di proprietà che stanno all'origine del nuovo ceto dei galantuomini, proprietari

agricoli borghesi. Il potere del clero è intaccato sol parzialmente, e c'è ancora poco spazio per una

borghesia libera e spregiudicata, intraprendente e priva di vincoli tradizionali come quella Francese

e Inglese. Dall'attività autonoma degli intellettuali si incontra con lo spirito d'intraprendenza

Encyclopèdie

dell'industria libraria, con la nascita dell' 'di Diderot e D'Alembert (il primo volume

esce nel 1751,si conclude nel 1772).

Le finalità di ricerca e di libera discussione spingono alla formazione di associazioni autonome

svincolate dalle istituzioni ufficiali;la risposta dell'assolutismo illuminato è la creazione di istituzioni

centralizzate tese a ottenere la massima utilità dalla ricerca scientifica, come la Società Patriottica

fondata nel 1776 a Milano.

L'aumento di alfabetizzazione crea un pubblico a cui è diretta una letteratura di consumo, che

incoraggia fortemente l'espansione del mercato librario, per quanto esso non consenta ancora agli

intellettuali di poter vivere semplicemente con la vendita dei loro scritti.

In Italia è fortissima la presenza dell'illuminismo francese(Montesquieu, Voltaire, Diderot,

Rousseau..), ma è un elemento ancora più importante la diffusa collaborazione degli intellettuali

con il potere, grazie alle attività riformistiche promosse dai governi degli Stati Italiani all'interno del

nuovo equilibrio politico.

Pare un Illuminismo disposto al compromesso e tendente alla cautela, privo di audacia teorica e

speculativa, forse anche perchè per lo più risalente alla nobiltà e al clero, di cui raramente rifiuta i

privilegi e le regole sociali fino in fondo. La mancanza di una solida borghesia capace di sostenere

le riforme, la frantumazione politica del paese e il suo estremo particolarismo ne segnano la

debolezza e la limitata incidenza sui successivi sviluppi della letteratura.

Una nuova figura di grande rilievo è quella dell'intellettuale cosmopolita che tramite rapporti,

incontri e viaggi si mantiene in contatto con le realtà europee più diverse, spinto non dalla volontà

di elaborare un'originale coscienza critica ma per evidenziare e diffondere i caratteri più

riconoscibili e risonanti della cultura internazionale. Tre sono le figure esemplari di questa

mediazione tra attenzione alla cultura europea e fedeltà ai tratti più costanti e tradizionali del

letterato italiano:

Il veneziano FRANCESCO ALGAROTTI, instancabile viaggiatore, ebbe un successo

Newtonianismo per le dam

internazionale con il suo ' e'(1737), divulgazione scientifica rivolta ai

salotti nobiliari in cui le 'dame' dominano;il suo illuminismo di prospettiva nobiliare predilige la

Opere Varie

forma del saggio breve(per lo più nella raccolta ' ' del 1557) ma la sua opera più

Viaggi in Russia

importante è la vivace e curiosa cronaca ' ', composta da lettere scritte nel 1739 e

nel 1750-1751.

Il gesuita mantovano SAVERIO BETTINELLI, docente in collegi europei, sfoga la sua aggressività

ettere Virgilian

critica attaccando la tradizione poetica italiana nelle 'L e', 1757, pubblicate anonime

come premessa di un'altra opera;è un atto d'accusa nell'ottica di un classicismo moderno che

rifiuta ogni pedissequa imitazione e riconosce nei poeti greci e latini i soli modelli di equilibrio e di

naturalezza, che ben pochi momenti della letteratura italiana riescono vagamente ad avvicinare.

Ricerca una razionalità superiore, rifiutando i vincoli delle regole aristoteliche e insistendo sulla

Dell'entusiasmo delle belle

forza della natura, sul ruolo del sentimento e dell'entusiasmo (trattato '

arti

, 1769).

Il torinese GIUSEPPE BARETTI è segnato da un'esigenza di vivace scambio tra l'esperienza

Lettere

letteraria e concretezza quasi biologica dell'esistenza;dei suoi viaggi ci raccontano le '

familiari a' suoi tre fratelli' ;durante il soggiorno a Venezia redige e pubblica i 25 numeri del

La Frusta Letteraria

periodico ' ' con lo pseudonimo Aristarco Scannabue, affrontando la

contemporanea produzione letteraria tra scatti furenti di umore, con un linguaggio corposo e

deformante, teso a sottolineare il ridicolo e a l'assurdo, libero da remore e cautele diplomatiche; la

censura veneta costrinse il periodico alla chiusura. Con Aristarco Scannabue entra nella nostra

letteratura la figura del critico militante;scatta contro tutto ciò che è convenzionale,artificioso e

pedantesco(aggettivo che attribuisce anche all'illuminismo). Dopo il ritorno a Londra il frutto più

Discours sur Shakespeare et Monsieur de Voltaire

significativo della sua produzione è il ' '(1776),

scritto in francese in difesa del grande poeta inglese contro le critiche razionalistiche di Voltaire.

Nel Regno di Napoli le spinte riformistiche si rivolgono a problemi sociali ed economici ma si

scontrano con sistemi e mentalità di tipo feudale inattaccabili. Caposcuola dell'Illuminismo

napoletano l'abate ANTONIO GENOVESI, con le sue proposte e analisi tese a un rinnovamento

Lezioni di commercio

dell'economia meridionale in prospettiva liberistica(' ', 1757-1758).Da

Vita di Antonio Genovesi

ricordare la breve ' ',scritta prima del 1760. Spregiudicato e brillante,

ambiguo dissacratore dell'ottimismo e del progressismo illuministici, con un fondo di scettico

ella moneta

realismo conservatore, è l'abate FERDINANDO GALIANI, che con il suo trattato 'D ', nel

1751 delinea le basi per lo sviluppo della moderna teoria monetaria. A cura di Diderot è la sua

Dialoghi sul commercio dei grani

pubblicazione dei ' ' del 1770, scritti a Parigi, in francese.

Tolta la posizione conservatrice del Galiani, la cultura meridionale del secondo '700 appare

dominata dall'opera buffa e da esperienze illuministiche che prendono l'avvio dagli insegnamenti di

Genovesi, da una parte un illuminismo moderato e disposto a tentare la collaborazione con il

potere, dall'altra un deciso radicalismo che si interroga sulle origini storiche del presente,

riscoprendo in chiave democratica Vico, sempre più in scontro con il dispotismo borbonico, che si

concluderà con l'esperienza giacobina del 1799. Morte prematura sottrasse a questo evento

La scienza della legislazione

GAETANO FILANGIERI, autore di una monumentale ' ',1780;Morte sul

aggi Politic

patibolo toccò invece a FRANCESCO MARIA PAGANO, autore dei 'S i', editi tra il 1783

e il 1785, che si rifanno a Vico, analizzano le origini storiche dell'oppressione e una vigorosa

affermazione del principio di uguaglianza tra gli uomini.

CARLO GOLDONI E LA CULTURA VENEZIANA

La società veneziana settecentesca è quella di una Venezia città-spettacolo, in cui la decadenza si

collega a conflitti e tensioni tutt'altro che trascurabili e a una circolazione di cultura difficilmente

riscontrabile in altri centri europei. Venezia si mantiene un attivo centro editoriale, con una grande

diffusione dei libri illuministici, ma nonostante questo non riesce a svilupparsi una riflessione

riformatrice che affronti concretamente i problemi della Repubblica.

Continua la tradizione della poesia dialettale, con il libertino GIORGIO BAFFO, mentre il gusto del

pubblico si rivolge sempre più al romanzo contemporaneo, specialmente inglese;oltre a numerose

traduzioni compaiono i primi tentativi mal riusciti di romanzi in italiano, come quelli dell'abate

bresciano PIETRO CHIARI o quelli di ANTONIO PIAZZA.

Ma è soprattutto attraverso il mondo dello spettacolo che si diffondono modelli culturali;la stagione

teatrale si apre in ottobre e si conclude con il carnevale, e può contare su sette teatri pubblici, con

la concorrenza e le rivalità che ne conseguono.

CARLO GOLDONI nasce a Venezia nel 1707 da famiglia borghese;segnato dall'irrequietezza del

padre, vive l'infanzia con la madre, e viene mandato a Rimini a studiare filosofia dai domenicani,

dove però incontra una compagnia di comici con i quali fugge a Chioggia, dove vive la madre e

dove poi si stabilirà anche il padre. Viene ammesso agli studi di giurisprudenza presso il collegio

Ghislieri di Pavia, dal quale viene espulso per uno scritto satirico contro le donne della città, e

riprenderà gli studi a Modena. Lavora a Chioggia come coadiutore della cancelleria criminale, e poi

Il

a Feltre con lo stesso incarico, dove scrive per una compagnia di commedianti gli intermezzi '

buon padre La cantatrice

' e ' '. Alla morte del padre nel 1731 deve tornare Venezia per farsi carico

della famiglia, conclude gli studi a Padova e inizia l'attività di avvocato. Nel 1734 incontra il

capocomico Giuseppe Imer e ottiene l'incarico di scrivere testi per il teatro San Samuele, di

proprietà del nobile Michele Grimani; in questa fase compone soprattutto tragicommedie in

Belisario Don Giovanni Tenorio o sia il dissoluto

versi(' ',' '), intermezzi e melodrammi, sposa

Nicoletta Conio, e tra il 1737 e il 1754 dirige il teatro lirico Grimani di San Giovanni Grisostomo,

continuando a produrre libretti per musica e tragicommedie.

Nel 1738 dà la sua prima commedia, il 'Momolo Cortesan', un copione a soggetto in cui però la

Momolo sulla Brenta

parte del protagonista è interamente scritta; continua sulla stessa strada col ' '

Il mercante fallito

e con ' '. Ottiene l'incarico di console della Repubblica di Genova a Venezia ma

senza guadagnare nulla, e anzi, arrivando ad essere costretto alla fuga dai debiti, dopo aver steso

a donna di garbo'

la sua prima commedia integralmente scritta, 'L (1742-1743). Cura gli spettacoli di

Rimini occupata dagli Austriaci, esercita la professione di avvocato a Pisa, dove entra nella locale

colonia arcadica con il nome di Polisseno Fegejo. Dopo aver scritto per il 'pantalone' Darbes le

Tonin bellagrazia I gemelli venezian l servitore di

commedie ' ' e ' i' e per l'arlecchino Antonio Sacchi 'I

due padroni'

, sottoscrive un contratto stabile con il capocomico Girolamo Medebac, la cui

compagnia recitava al Teatro Sant'Angelo di Venezia;nel 1748 abbandona l'attività legale e torna a

'uomo prudente La vedova scaltr La putta onorata

Venezia. Nella stessa stagione scrive 'L ', ' a', ' ';

l cavaliere e la dama a buona moglie a famiglia

nella stagione 1749-'50 compone 'I ', 'L ', 'L

dell'antiquario

'. Cominciano ad emergere le polemiche sul teatro Goldoniano e la rivalità con

L'erede fortunata

l'abate Pietro Chiari; dopo l'insuccesso de ' ' Goldoni lancia al pubblico e a sé

stesso la sfida di comporre per la stagione successiva ben 16 commedie contro le 8 richieste dal

Il teatro comico', 'La bottega del caffè', 'Il

contratto. Realizza la promessa, tra queste ci sono '

bugiardo', 'La Pamela', ' Il giocatore', 'La dama prudente', 'L'avventuriero onorato', 'I pettegolezzi

delle donne' Il Moliere', 'L'amante militare', 'Il feudatario',

. L'attività per il Medebac continua poi con '

'La serva amorosa' La locandiera Le donne curiose

, fino a ' '(1753) e ' '. Si rompe il contratto con

Medebac e dal 1753-'54 Goldoni è al teatro San Luca, di proprietà di Antonio Vendramin;scrive in

questa frase tragicommedie e commedie per lo più in versi, nella necessità di adattare il suo lavoro

a un teatro e a un palco più grandi di quello a cui era abituato,con attori meno disciplinabili e meno

Trilogia persiana'('La sposa persiana', Ircana

familiarizzati con il suo stile: tra le tragicommedie la '

in Iulfa','Ircana in Ispaan') La cameriera brillante', 'Il filosofo inglese', 'Ternzio',

; Tra le commedie '

'Torquato Tasso', 'Le massere', 'I malcontenti', 'La villeggiatura', 'Il medico olandese', 'Le

morbinose', 'I morbinosi' Il campiello

, e il capolavoro del 1756 ' '. Gl'innamorati',

Nella stagione 1759-'60 raggiunge alcuni tra i suoi massimi risultati con ' in lingua e

La commedia dei salvadeghi o sia i rustegh

in prosa, ' i' in dialetto e prosa.

Un curioso accidente', 'La donna di maneggio', 'La casa

Nella stagione 1760-'61 è la volta di '

nova', 'La buona madre'

, parallelamente agli attacchi e alle polemiche di Carlo Gozzi;arriva l'invito

a recarsi a Parigi a dirigere la Comèdie Italienne, ma la sua partenza è preceduta da una vitale

Trilogia della villeggiatura'('Le smanie per la villeggiatura',

stagione al San Luca, che produsse la '

'Le avventure della villeggiatura', 'Il ritorno dalla villeggiatura'), 'Sior Todero Brontolon', 'Le baruffe

chiozziotte'

. Giunge a Parigi nel 1762, e si trova dinanzi un pubblico abituato ad identificare la

Comèdie Italienne con quella commedia dell'arte da cui lui si era tanto allontanato, e deve così

riprendere la sua battaglia di riforma; è una produzione dalla sperimentazione manierata, con testi

Trilogia di Zelinda e Lindoro',

sia per le scene parigine che per quelle veneziane. Da ricordare la '

che associa schemi della Commedia dell'Arte e modelli del teatro patetico-sentimentale

Gli amanti timidi o sia l'imbroglio dei due ritratti', 'Il ventaglio

settecentesco, ' ', l'ultima commedia in

Chi la fa l'aspetta o sia i chiassetti del carneva

dialetto ' l', e le due commedie in francese che si

Il burbero di buon cuore' L'avaro fastoso

rifanno a Molière, tradotte con i titoli ' e ' '. Tra il 1784 e l'87

Mèmoires

scrive la sua autobiografia, i ' ' pubblicati in tre tomi e dedicati a Luigi XVI. Muore in

miseria nel 1793.

Dal momento che il passaggio dai copioni originari ai volumi stampati e destinati alla circolazione

spesso modificava i testi, la prima stesura dei copioni non è quasi mai recuperabile

Tra il 1750 e il 1795 vengono realizzate differenti edizioni e raccolte delle opere goldoniane, ad

opera degli editori Bettinelli, Paperini, Pitteri, Pasquali, e infine Zatta.

L'intera opera goldoniana si regge su personaggi che vivono, si incontrano nel ritmo di un continuo

dialogo, di una conversazione tutta intrisa di elementi concreti, quotidiani, con un linguaggio

indifferente alle tradizionali prospettive letterarie e formali.

Il dialetto veneziano non è per lui uno strumento di gioco e deformazione espressionistica,

secondo gli schemi della tradizione comica dialettale italiana, ma un linguaggio concreto e

autonomo, distinto in diversi livelli che corrispondo ai diversi strati sociali dei personaggi che ne

fanno uso, dal tono più basso delle classi popolari a quello medio dei bottegai e della piccola

borghesia, a quello più elevato e 'pulito' delle ricche famiglie mercantili.

Si può distinguere:

Una prima fase fino al 1748, anno della definitiva accettazione della 'professione' teatrale,

 di ricerca e sperimentazione, di confronto con i modelli teatrali tradizionali e in particolare

con la commedia dell'arte.

Il periodo al teatro Sant'Angelo(1748-'53) porta alla definizione e all'affermazione della

 riforma goldoniana, i cui termini sono indicati nella prefazione all'edizione Bettinelli e nella

commedia' Il teatro comico', in cui rivendica la dignità e l'onore dei comici e critica

dall'interno gli schemi della commedia dell'arte, la banalità delle sue convenzioni, la sua

comicità volgare e plebea.

Elemento determinante è il richiamo alla natura, che impone un continuo confronto con la realtà

quotidiana e con un pubblico preciso e individuabile. Nella prefazione vengono indicati di due libri

principali su cui si è formato Goldoni:quello del mondo, che gli ha mostrato i caratteri degli uomini,

gli atteggiamenti, le passioni, i costumi, nella loro concretezza sociale e nei loro aspetti positivi e

negativi, e quello del teatro, che gli ha insegnato la tecnica della scena e del comico e i modi per

tradurla in comunicazione pubblica.

Il terzo periodo è quello passato al Teatro San Luca dal 1753 al 1759 in cui mondo e teatro

 sembrano andare per conto proprio.

La quarta fase è quella delle grandi stagioni del San Luca, dal 1759 al 1762, che prende in

 analisi le contraddizioni tra i due termini, sul confronto tra la formula della riforma e un

sotterraneo malessere individuale e sociale,da cui scaturisce un'eccezionale vena di

comicità.

Un'ultima fase corrisponde infine all'esperienza francese.

All'attività inerente alla riforma se ne affianca una che non si discosta dai principi della commedia

dell'arte, dall'uso iniziale delle maschere, la ricerca di effetti piuttosto facili e schematici, alcune

caricature e deformazioni di comicità puramente meccanica, un teatro popolato da una serie di

figurine minori,ecc. Ci sono inoltre i generi teatrali svincolati dai principi della riforma, come le 18

tragicommedie in cui hanno spazio l'esotico e il fantastico, i numerosissimi libretti melodrammatici,

L'Arcadia in Brenta, 'Il mondo della luna', 'Il mondo alla

15 intermessi e 55 drammi giocosi, tra cui '

roversa', 'La buona figliola ' che, musicata da Niccolò Piccinni fu uno dei più grandi successi

La bella verità'

dell'opera buffa:' .

L'ideologia di Goldoni è stata interpretata come una sorta di illuminismo popolare, presenta aspetti

borghesi privi però di qualsiasi punta rivoluzionaria;in Goldoni vi è sempre l'accettazione delle

gerarchie sociali, la distinzione tra i diversi ruoli della nobiltà, della borghesia, del popolo.

Ritiene legittimo che l'individuo possa affermarsi indipendentemente dalla classe sociale a cui

appartiene, attraverso l'onore e la reputazione che sa conquistarsi di fronte all'opinione pubblica,

Memoires

una <<democrazia della reputazione>>.L'autore da nei ' ' un'immagine di sé a lungo

tramandata, di cordialità e ottimismo, con una trionfale affermazione della missione teatrale, di un

sicuro proposito di riforma sostenuto da una tranquilla cordialità, di ingenua disposizione al sorriso

e alla gioia. Ma dietro a tale immagine si cela una profonda inquietudine che sembra mostrare una

sorta di estraneità dell'io alle vicende narrate.

Goldoni non è nato nell'ambiente teatrale, ma vi è giunto da un diverso contesto, anche per questo

tenta di riformarlo e non lo accetta così com'è, per fondare un nuovo teatro onorato accettabile

anche alla luce di quei valori sociali e a quell'onorabilità da cui lui, scegliendo la vita della

scena,non si è immediatamente adeguato.

IL teatro di Goldoni, riprendendo riferimenti, spunti e allusioni direttamente dalla vita quotidiana,

assume la qualità di uno spontaneo, modernissimo realismo.

Nella convivenza di tante classi, quella borghese assume il ruolo centrale; i nobili appaiono privi di

valori, chiusi in un avita parassitaria, tra ridicole manie, puntigli senza fondamento,debiti senza

fine, anche se non mancano le eccezioni positive. I servi mantengono la schematicità della

commedia dell'arte, la gratuita intelligenza, la giocosa provocazione, l'aggressività verso i

La famiglia dell'antiquario

padroni;esemplare in questo senso è ' '.

Ma la positività degli eroi borghesi viene in seguito a incrinarsi, fino a tradursi in una condizione di

crisi, in un orizzonte privo di prospettive, in una sorda difesa di antichi miti sociali. Nuovo spazio

assumono i servi, nella critica alla ragione borghese dei padroni, e il mondo popolare e plebeo,

che con la sua vita corale rivela una purezza e una vitalità ormai inattingibili dai borghesi.

L'amore è una componente fondamentale, ma viene sempre subordinato a regole sociali e

familiari, a esigenze di reputazione e di onore.

La socievolezza delle scene goldoniane non ha nulla di tranquillo e cordiale ma vede affiorare

continuamente quelle che l'autore stesso definisce tempeste in mezzo alla calma, quasi la

sensazione di un'insanabile irrequietezza a fior di pelle. Il lieto fine tradizionale anziché risolvere

questo malessere, sospende i conflitti più appariscenti. I rapporti sono in realtà esteriori e guidati

dal principio della reputazione e da rigidi schemi economici. Il comico goldoniano nasce quindi da

un mondo che riesce a sostenersi solo accanendosi attorno a nulla, dalla sproporzione di un

dialogo ininterrotto e dalla sorda ostilità che lo sorregge, nel vuoto in cui si svolge lo scambio

sociale, nella sostanziale ma sempre controllata crudeltà della vita di relazione.

LA BOTTEGA DEL CAFFÈ

' ', 1750:si distingue per la perfetta organizzazione dello spazio

 scenico, nel vivace movimento di continue entrate e uscite che animano la piazzetta

veneziana con la bottega e altri locali, con il caffettiere Rodolfo, onorato che mira a portare

le vicende a un esito onesto e positivo, e don Marzio, che invece tede a far precipitare tutto

nel caos e nella confusione;la finale vittoria è di Rodolfo, ma la vivacità comica si deve tutta

al personaggio 'negativo' di don Marzio.

A LOCANDIERA

'L ', 1752:Tutto ruota intorno alla figura della protagonista, Mirandolina, al

 suo intravedere la finzione teatrale per poi alla fine abbandonarla, e ritornare a quei valori

tradizionali che che rifiuta di trasgredire, nonostante abbia condotto un gioco rischioso in

cui afferma la volontà di farlo.

IL CAMPIELLO

' ', 1756:commedia corale sui momenti della vita quotidiana del popolo in

 una piazzetta veneziana con i rapporti che vi si intrecciano;il dialetto dell'opera acquista

singolare freschezza grazie all'uso di endecasillabi e settenari, secondo gli schemi dei

recitativi melodrammatici.

GL'INNAMORAT

' I', 1759:nei dialoghi di particolare violenza e personaggi sembrano agitati

 da una forza che li spinge a gridare e a uscire dalla scorza di buon senso, misura sociale e

grazia a stento ricomposti nel finale.

LA TRILOGIA DELLA VILLEGGIATURA

' ', 1761: contiene una frizzante derisione dell

 amoda della villeggiatura e della gara di apparenza sociale a cui essa da luogo.

I RUSTEGHI'

' , 1760:è l'immagine borghese successiva alla 'crisi', attaccata a valori antichi

 contrapposti a quelli giovanili.

LA CASA NOVA

' ', 1760:questa volontà proprio un vecchio zio rustego portatore di antichi

 valori di laboriosità e solidità economica è alla base della risoluzione della vicenda.

SIOR TODERO BRONTOLON'

' , 1762: conflitto, sostenuto da una carica comica

 deformante fino ai limiti del grottesco, tra il tirannico protagonista rustego fino all'eccesso e

la testarda nuora Marcolina.

LE BARUFFE CHIOZZOTTE

' ', 1762:presenta la vita dei pescatori di Chioggia, i loro amori

 e le loro disavventure quotidiane, utilizzando il loro dialetto;nell'inserire la figura

autobiografica del coadiutore alla cancelleria che risolve le questioni vi è il distacco tra la

razionalità dell'autore che regge le fila della vicenda e la spontanea vitalità del mondo

popolare. Rusteghi

Dando notizia della prima rappresentazione dei ' ', il 5° numero della Gazzetta Veneta

esaltava la capacità di Goldoni di illuminare mille minute circostanze in movimento; autore

dell'articolo è il conte GASPARO GOZZI, segnato da un'apertura al presente che appare però

frenata da riserve e cautele, da segnali di chiusura e diffidenza, che lo portano ad assumere anche

alcune nette posizioni conservatrici. I maggiori risultati del suo lavoro si rivelano nei due periodici

Gazzetta Venet L'osservatore Veneto

' a' e ' ', che propongono un giornalismo che pone attenzione

alle circostanze della vita quotidiana, teso a instaurare una pacata e varia conversazione con il

lettore, ricca di risvolti morali e di notazioni <<di costume>>, di spunti paradossali.

Esplicita ostilità alle prospettive illuministiche anche più caute e moderate, su posizioni di

legittimismo ultra reazionario, sono invece mostrate dal fratello CARLO GOZZI;egli si impegna alla

fine degli anni '50 in una violenta polemica contro il successo pubblico del teatro del Goldoni e del

L'amore delle tre melaranc

Chiari, usando le armi della parodia e della satira;con la fiaba ' e'(1761),

piena di allusioni ai due autori, ottiene un travolgente successo, dopo il quale preso da una vera e

Il corvo', 'Il re

propria febbre di scrittura teatrale che porta alla composizione delle Fiabe teatrali '

Cervo', 'Turandot', 'La donna serpente', 'La Zobeide','I pitocchi fortunati', 'Il mostro

turchino','L'augellino belverde', 'Zenim re dei geni'. In esse è determinante la sovrapposizione tra

gli schemi della commedia dell'arte e il gusto per il meraviglioso, proprio della fiaba infantile, e

proprio l'immaginario infantile sembra invadere lo spazio teatrale. Gozzi oppone la fantasia al

mondo settecentesco e compie un'operazione estremamente moderna, ed essenziale per il

Romanticismo europeo, quella di riscoprire il piacere della regressione infantile. Meno interessante

La Marfisa bizzarr Memorie inutili

è il poema eroicomico ' a', mentre suggestive sono le ' ', opera

autobiografica.

LA CULTURA LOMBARDA E GIUSEPPE PARINI

Alla metà del '700 il centro più attivo della cultura lombarda è la vecchia Accademia dei trasformati,

riorganizzata a partire dal 1743 dal conte Giuseppe Maria Imbonati, che proponeva una letteratura

ispirata al classicismo rinascimentale, e al diretto insegnamento degli antichi, cercando di superare

in un'ottica moderata e conservatrice l'angustia del modello pastorale arcadico e aprendosi ai temi

della vita contemporanea. Attorno all'Accademia, i maggiori rappresentanti della letteratura

lombarda, dal Parini ai poeti dialettali DOMENICO BALESTRIERI e CARL'ANTONIO TANZI,

l Cicerone

all'autore dell'ampio poema didascalico 'I ', GIAN CARLO PASSERONI. L'esigenza di un

più vivo contatto con l'illuminismo, di uscire da una cultura formalistica e di un intervento più attivo

nella realtà politica, portano nel 1761 alla fondazione della nuova Accademia dei Pugni e alla

nascita del vero movimento illuministico milanese. Gli anni '60 sono i più vivaci, con la

pubblicazione de 'Il caffè', dal 1764 e il 1766, e de 'Il mattino ' e 'Il mezzogiorno' di Parini. Questa

spinta finisce per incontrarsi con il rilancio della politica riformatrice di Maria Teresa, la maggior

parte degli illuministi milanesi entra nell'amministrazione statale, iniziando una politica di

collaborazione con il potere asburgico.

Il conte PIETRO VERRI fu l'animatore dell'Accademia dei Pugni(il nome viene dalla diceria scondo

cui le discussioni finivano irrimediabilmente a botte), alle cui riunioni partecipavano anche il fratello

Dei delitti e delle pene

Alessandro Verri, Cesare Beccaria(' ',1764, l'abate Alfonzo Longo e lo

scienziato Paolo Frisi. Dall'Accademia nacque 'Il Caffè', fogli di quattro pagine rilegati in un volume

alla fine dell'anno(si arriva a due anante), presentate come frutto di discussioni effettuate presso la

bottega di un caffettiere greco, Demetrio. Vi è una sorta di entusiasmo giovanile all'idea di una vita

più felice (<<Massima felicità divisa in maggior numero>>), ben consapevole dei limiti dell'azione

intellettuale, che prevede un'accettazione dei principi del sensismo, che individuano nelle

sensazioni le radici della stessa attività razionale. Nel contesto dell'assolutismo austriaco e del

Ducato di Milano, essi non possono certo prendere posizioni rivoluzionarie; tuttavia mirano a una

modificazione dei rapporti tra le classi sociali, a una più dinamica circolazione della ricchezza,

all'eliminazione dei parassitismi, dei falsi valori, delle istituzioni decrepite. Si ricerca anche un

linguaggio razionale e appassionato, che non si limiti a riprodurre passivamente la realtà ma

Rinunzia avanti

sappia attraversarla e spiegarla, <<cose, non parole>>(Alessandro Verri, articolo '

notaio degli autori del presente foglio periodico al Vocabolario della Crusca '). Si può considerare P.

Verri come uno dei maggiori prosatori del secolo, dallo stile asciutto e libero, pieno di trattenuto

Meditazioni sull'economia politica', La storia di Milano

vigore; oltre alle ' vanno ricordati ' ',1783, e il

Discorso sull'indole del piacere e del dolore

' ', 1773, di grande importanza per Leopardi. Tra gli

Osservazioni sulla tortur

inediti ' a', sui processi agli untori della peste del 1630, fonte

icordi a mia figlia

importantissima per il lavoro manzoniano, e i 'R ',1777, consigli per l'educazione

della figlia Teresa, nata quell'anno. Si rintraccia infine in lui un'ipotesi di civiltà che incarna una

delle espressioni più alte dell'Illuminismo.

Sempre nell'ambito dell'Accademia dei Pugni, si deve alla figura di CESARE BECCARIA l'apporto

di una forte lucidità teorica e un rigoroso spirito geometrico. Dalle animate discussioni sostenute

Dei delitti e delle pene

con l'amico Pietro nacque il trattato ' ', 1764, in 42 brevi capitoletti, che

ottenne critiche e consensi, in particolare dagli illuministi francesi che ne sollecitano una

traduzione;parte così per Parigi insieme ad Alessandro Verri, ma incapace di sopportare la

lontananza da casa lo pianta in asso e fa ritorno a Milano, determinando l'origine della rottura con i

Ricerche intorno alla natura dello stile

due fratelli. Nel 1770 pubblica le ' ', con temi già affrontati ne

l Caffè

'I ', e l'anno successivo intraprende la carriera amministrativa, fino alla morte.

Nella sua opera più celebre sviluppa una polemica contro un sistema giudiziario irrazionale,

governato dalle più tenebrose passioni individuali e sociali, da residui magici e mitici, da ottusi

interessi corporativi e barbariche forme di violenza;una battaglia contro la pena di morte e contro la

tortura, una proposta di pene dolci e socialmente utili;una ricerca delle motivazioni concrete dei

delitti, che porta ad affermare il dovere dello Stato di rimuoverne le cause. Ha uno stile assoluto e

sicuro, condensato in affermazioni definitive che hanno l'evidenza della parola scolpita.<<Non vi è

libertà ogni qual volta le leggi permettono che in alcuni aventi l'uomo cessi di essere persona, e

diventi cosa>>.

GIUSEPPE PARINI nasce nel 1729 a Bosisio e nel 1754 è ordinato sacerdote. Nel 1752 pubblica

Alcune poesie di Ripano Eupilino

una raccolta di 94 componimenti di vario genere, ' ', e nel 1753 è

ammesso all'Accademia dei Trasformati, alla cui attività collaborò con componimenti sui temi da

Dialogo sopra la nobiltà Discorso sopra la poesia

essa proposti, come il ' ',1757, e il ' ', 1761 e alcuni

scritti polemici.

Dal 1763 al 1768 è precettore del figlio di Giuseppe Maria Imbonati, il giovane Carlo, per il quale

'educazione Il Mattino Il

nel 1764 scrive l'ode 'L '. Nel frattempo nel 1763 esce ' ', nel 1765 '

mezzogiorn o'. Nel 1768 ottiene la nomina a poeta del Regio Teatro Ducale, per il quale riadatta

Alceste side salvata Ascanio in

l'opera di Calzabigi ' '. Scrive poi i testi per due feste teatrali, 'I ' e '

Alba

', 1771, quest'ultima per celebrare le nozze di Ferdinando, figlio di Maria Teresa, e Beatrice

Gazzetta di

d'Este, musicata dal quindicenne Mozart. Nel 1769 arriva l'incarico di dirigere la '

Milano

' e viene nominato professore di belle lettere nelle Scuole Palatine. Dopo le brusche attività

La tempesta'

riformatrici Giuseppe II, che gli ispirano l'ode ' , nel 1791 è sovrintendente delle scuole

di Brera e nello stesso anno esce la raccolta delle 'Odi' mentre resta incompiuta la stesura finale

Giorno

del ' '. Muore nel 1799. La sua cultura si basa su una fedeltà alla tradizione classica greca e

latina e all'uso che di essa aveva fatto la letteratura del '500; è un classicismo integrale, aperto alla

realtà, che-fedele all'insegnamento Oraziano- intreccia strettamente la cura per la forma e

l'equilibrio espressivo con una animosa tensione morale. Il classicismo oraziano fondato

sull'identificazione tra ragione e natura, si incontra nel Parini con la problematica dell'illuminismo;

facendo convergere le due cose, Parini si pone come Poeta Civile, impegnato a diffondere una

moderata razionalità in tutta la vita sociale, a rimuovere i pregiudizi e le prepotenze che deformano

i reali rapporti tra gli uomini, a far sviluppare le conoscenze pratiche capaci di renderli più felici. La

sua condizione di povero sacerdote, di precettore, e di letterato subalterno fa sorgere in lui un

groviglio di desideri, di frustrazioni e di risentimenti che rendono molto ambiguo il suo giudizio sulla

nobiltà, e gli danno un'amara coscienza dei dislivelli sociali, a cui egli oppone una spontanea

esigenza di eguaglianza naturale tra gli uomini. Non sono posizioni rivoluzionarie, Parini oppone a

questa nobiltà parassitaria, oziosa e prepotente gli antichi modelli classici di severità, laboriosità e

autentico eroismo;suggerisce un ruolo sociale positivo per la nobiltà che sappia rigenerarsi

dedicandosi alla razionale ricerca del bene comune. Nel suo <<classicismo illuminato>> vi è una

proposta di educazione della nobiltà, insieme a una risentita ostilità nei confronti della stessa. La

sua poetica è quindi quella di poter <<l'utile unir al vanto\di lusinghevol canto>>, con l'idea di una

funzione mediatrice della poesia e del poeta.

La storia della sua opera più importante è quanto mai complicata;in vita egli pubblicò soltanto,

Il mattino l mezzogiorno La

anonimi, i due poemetti ' ' e 'I '; pensava di farli seguire dal poemetto '

sera l giorno

' ma poi progetta un unico poema in endecasillabi sciolti in titolato 'I ' e articolato in 4

Il mattino;'Il meriggio';'Il vespro';'La notte

parti: ' ', il cui volume è pubblicato nel 1801 a cura di un

l mattino l mezzogiorno

allievo del Parini, Francesco Reina. Ne 'I ' e ne 'I ' Parini tenta una scrittura

Dialogo sopra la nobiltà

satirica con intenti moralistici in linea con il ' ' e l'attività presso l'Accademia.

Mattino lla Moda

Il ' ' è preceduto da una dedica in prosa, 'A ', e la vita alla moda di un giovin signore

Il giorno

nobile costituisce la materia e l'obbiettivo di tutto ' '. Fingendo di essere un precettore, con

l'arma dell'ironia, viene suggerito al giovin signore come organizzare la sua giornata,

descrivendone i momenti e le occupazioni quotidiane, e sottolineandone velatamente il vuoto e

l'assurdità della frivola vita nobiliare, anche attraverso il continuo confronto tra quel presunto

l giorno

mondo sublime e altri modi di esistenza. 'I ' appare quindi come un libello pieno di

risentimento morale, rivolto contro la degenerazione della nobiltà contemporanea e sorretto da un

intento 'rieducativo'. Dietro la sua ironia c'è risentimento e insieme una sorta di nostalgica

partecipazione; vi si riconosce la compresenza di due componenti, quella sensistica e quella

Mattino

rococò, che portano ad un'evidenza esauriente, sensuosa ed elegante degli oggetti. Nel ' ' è

in piena evidenza un pullulare di oggetti vani e preziosi, il protagonista non ha nome e non dice in

l giorno

tutto 'I ' nemmeno una parola, si muove come una marionetta, in un tempo sintetico che non

scorre, immobile e compresso, e addirittura troppo lungo per quell'insieme di azioni vane. Nel

Mezzogiorno

' ' il poeta tende a passare dalla posizione di precettore a quella di cantore, spostando

l'attenzione a un ambiente più vasto, popolato di presenza diverse che si raccolgono attorno ad

una mensa(i desinari illustri). La coppia giovin signore-dama è lo specchio da cui è possibile

guardare tutta la vita di relazione della società nobiliare; in una prospettiva molto più messo

Mattino

rispetto al ' ' si succedono digressioni e variazioni, accurate descrizioni di gruppi corali,

spunti di discussione morale e culturale. Anche i momenti di polemica sociale tendono a

presentarsi come prove di sapienza stilistica e letteraria che sorgono dal rumoroso universo del

convito, in cui si inserisce ad esempio la digressione sulla 'vergine cuccia'. Tutte le immagini di

conflitto tra le classi sociali sembrano sfumare in una specie di contemplazione dall'alto, e sotto

Mezzogiorno

uno sguardo così superiore si svolge il gran finale sinfonico del ' '. Nelle riedizioni delle

due parti verrà privilegiata una maggior nitidezza formale e una nuova agilità nelle descrizioni e

nelle figure, attenuando l'effetto di fatica che poteva ricavarsi dal suo linguaggio classicistico, e

Mezzogiorn

cercando di creare una struttura generale più organica;la parte finale del ' o' viene

Meriggio

eliminata dal ' ', perchè destinata nell'intensione dell'autore a costituire il nucleo centrale

Vespro

del ' ', di cui però ci rimangono solo 350 versi che svolgono soprattutto il tema dell'amicizia. I

Giorno Notte

caratteri più nuovi ed inquietanti del ' ' vanno ritrovati nella ' ', nel materiale di una

ricerca poetica rimasta incompiuta anche per la forza delle contraddizioni che essa mette in gioco.

L'endecasillabo sciolto si snellisce piegandosi in una sintassi meno artificiale, la realtà è descritta

con serie molto regolari di vocaboli spesso collegati per asindeto. Nel poemetto -tutto costruito

sull'opposizione tenebre\luce- la nobiltà oppone al buio naturale della notte l'artificio delle sale

tripudianti di lumi e brulicanti di oggetti e personaggi. SI presenta una 'galleria degli imbecilli'

culminante con quello che ha l'hobby di disfare pazientemente sontuosi arazzi, riducendo in fili

Notte'

minutissimi i loro disegni. Parini ha saputo dare nella ' un ritratto negativo del dissolversi di

quel mondo, ridotto ormai a un balletto di inquietanti fantasmi. Odi'

Composte in momenti diversi, tra la fine degli anni '50 e il 1975, le ' furono in un primo tempo

pubblicate separatamente in manoscritti o in piccoli opuscoli a stampa. La prima ad essere

L'innesto del vaiuolo Odi

stampata è ' ',1765; solo nel 1791 uscirà una raccolta iniziale di 22 ' ',

seguita dall'edizione del 1795 e da quella del 1802, basata sulle carte lasciate dal poeta e curata

da Francesco Reina. Saranno un punto di riferimento essenziale per Foscolo, Manzoni e

Leopardi;Parini interviene sugli schemi dell'ode pindarica e della canzonetta arcadica, rifuggendo

sia dalla magniloquenza eroica sia dal puro ritmo musicale, compone strofe quasi sempre

costituite da versi brevi - soprattutto settenari - in un movimento sintattico composto e spesso

Odi

difficile, volutamente in contrasto con l'agilità della struttura metrica;le ' ' costituiscono

un'immagine nobile del poeta, che vuole indicare i caratteri positivi e i valori negativi della realtà,

individuando la strada giusta, la degna forma di comportamento, le direzioni che gli uomini devono

prendere per il raggiungimento di un bene comune. L'io poetico diviene voce educatrice che

propugna i valori di una nuova, autentica nobiltà riformata, composta e severa, lontana dalla frivola

Giorno

nobiltà rappresentata nel ' '.

Odi

Nella composizione delle ' ' si distinguono tre fasi:

Una prima fase arriva fino alla soglia degli anni '70, dominata da un'attenzione alla più concreta

problematica sociale, in cui l'ottica del poeta si confronta con questioni che riguardano la qualità

La vita rustica', 'La salubrità dell'aria', 'L'impostura', 'L'innesto del

della vita e il benessere sociale['

vaiuolo', 'Il bisogno', 'La musica' o 'L'evirazione', e la più celebre, 'L'educazione' ];

La laurea', 'La recita de' versi', 'La

La seconda fase è caratterizzata dalla dimensione educativa['

caduta', 'La tempesta', 'La magistratura '];

La terza fase può esplicitamente essere definita neoclassica;il culto della nobiltà spirituale e la

coscienza della dignità del poeta danno vita a sottili e animate immagini di classica bellezza, in cui

vibrano emozioni e nostalgie erotiche, coperte da un leggero velo sentimentale, che vengono o

incontro al poeta come qualcosa di sfuggente, come inafferrabili manifestazioni di un mondo che

Le nozze', 'Il brindisi', 'Il pericolo', 'Il

egli ama, ma a cui non riesce a partecipare fino in fondo['

dono', 'Per l'inclita Nice' o 'Il messaggio '];Parini offre qui alcune delle maggiori realizzazioni della

poesia neoclassica italiana, la discretissima ma trasparente autoironia, la commozione e il senso di

esclusione, la misurata compostezza dei complimenti galanti che mettono a confronto la bellezza

femminile con l'impossibile desiderio del vecchio, che si sente ormai prossimo alla morte, sintesi di

tutte le contraddizioni e i desideri deviati che hanno segnato il rapporto tra Parini e il mondo

nobiliare. Nelle due ultime odi, infine, un ritorno alla dimensione educativa, l'affermazione della

A Silvia', 'Alla Musa'

dignità della poesia e la scelta aristocratica del poeta[' ].

UNA NUOVA INQUIETUDINE EUROPEA

Il classicismo illuministico intendeva riattraversare le forme storiche e mitiche, i modelli umani e

morali rappresentati dai classici antichi, ma sapeva anche riconoscerne la lontananza e la

diversità; da questo senso di lontananza e diversità deriva, nella seconda metà del '700, un

atteggiamento che verrà chiamato Neoclassico; non si poggia su una visione unilaterale di un

passato da imitare, né vuole affermare valori assoluti, ma è guidato da uno spirito di ricerca,

partecipando in pieno alla cultura illuministica; ambisce a recuperare una classicità autentica, e

trova diffusione soprattutto nelle arti figurative, parallelamente anche alle scoperte di

Ercolano,1738, e Pompei,1748, che crearono una serie di studi da cui si organizza la sua struttura

della moderna scienza storica, l'archeologia.

L'antichità classica si offre all'artista moderno come oggetto di passione e, insieme, di riflessione

critica; cercare di recuperare la bellezza originaria significa anche affermazione dei valori di

moralità, razionalità e libertà, di portata rivoluzionaria; la bellezza greca e la virtù romana come

modelli di una società libera e perfetta, razionale, costruita sul giusto equilibrio tra individui e gruppi

sociali, tra natura e civiltà. bello bellezza

Ci si interroga sui concetti di e , cercando di mettere in luce le condizioni concrete

della comunicazione artistica e le modalità del piacere estetico(nasce appunto la disciplina

sublime,

dell'Estetica), si aspira al con la coscienza che esso va raggiunto attraverso i sensi e il

sentimento.

Nuovo significato acquistano i viaggi in Italia, patria dell'antica bellezza e virtù, contatto di retto con

le origini del mondo classico ma anche fonte di profonda nostalgia davanti a ciò che è andato

perduto(nuovo gusto per le rovine). A Roma vengono a documentarsi i maggiori studiosi

neoclassici come Mengs, pittore, e Winckelmann, autore della 'Storia dell'Arte Antica', in cui l'arte

classica è sintesi di libertà e moralità, manifestazione di bello ideale in cui la bellezza della natura

si sublimava in un perfetto equilibrio morale.

Alla completa fiducia nella ragione si sostituisce una nuova consapevolezza dei suoi limiti e delle

sue contraddizioni, e quindi la tendenza a distogliere lo sguardo dai problemi del benessere

sociale per concentrare l'analisi dentro gli individui, nei loro desideri e nelle loro lacerazioni, nella

loro personale e assoluta aspirazione alla felicità; l'esperienza artistica perde la sua funzione

sociale e diventa esperienza totale e assoluto in cui può risolversi 'esistenza di un individuo.

Questa nuova inquietudine, in stretto intreccio con gli atteggiamenti illuministici, porta lo sguardo

dell'uomo nelle pieghe più oscure della coscienza individuale; solo dopo l'affermazione della

sovranità assoluta della ragione si può affermare quella del soggetto individuale o dell'esperienza

artistica.

Contemporaneamente al Neoclassicismo, si svolgono tutte quelle esperienze raccolte sotto

l'etichetta di Preromanticismo attraverso le quali la nuova inquietudine europea cerca forme di

comunicazione, generatrici di vere e proprie mode culturali(moda delle visioni e della

comunicazione poetica con l'aldilà, diffusione di una poesia della notte e del sepolcro segnati da

Night Thoughts Elegy

un particolare gusto per il macabro e gli incubi notturni[' ' di Edward Young, '

written in a Country Churchyard ' di Thomas Gray], i romanzi detti gotici, ambientati su sfondi foschi

e crudeli, tra fantasmi e brividi di terrore). Si diffonde una curiosità per la poesia primitiva, per le

antiche leggende germaniche, per il Medioevo come elementare e selvaggia irrazionalità(vedi

anti di Ossian

'C ', James McPherson, 1760). In Europa c'è un nuovo culto per Shakespeare,

Omero, Dante. Vi è poi la radicale critica alle strutture e ai fondamenti della società e

dell'educazione contenuti nelle opere di JEAN-JACQUES ROUSSEAU, accompagnata da nuovi e

inquietanti forme di introspezione dell'io. Sono tutti segni di una nuova sensibilità che trova la sua

espressione più intensa nel gruppo di giovani scrittori tedeschi che nel 1770 si riunì sotto la

dolori del

denominazione di Sturm und Drang, 'tempesta e assalto', il cui primo capolavoro è 'I

giovane Werther

' di WOLFANG GOETHE, 1774, in cui troviamo definita in modo sottile e

appassionato la spinta autodistruttiva contenuta in ogni ricerca di affermazione assoluta dell'io, dei

Ultime lettere di Jacopo Ortis

suoi istinti e del suo stesso 'genio'. Sarà l'esplicito modello delle ' ' del

Foscolo.

Nella letteratura italiana prevalgono figure di mediatori che accostandosi alle nuove forme della

sensibilità europea ne smussano i caratteri più sconvolgenti e ne ricavano oggetti di consumo

culturale da inserire nella continuità della nostra tradizione. Il Neoclassicismo tende a diventare

uno stile ufficiale, modello di razionalità e dignità che si collega a posizioni sensiste molto

moderate.

Viene associato al gusto del notturno e del sepolcrale, alle suggestioni delle tenebre e del mistero

nel caso di ALESSANDRO VERRI,che spostatosi su posizioni sempre più conservatrici realizza un

Le avventure di Saffo poetessa di Mitilene

suo particolare ritmo narrativo nei tre romanzi ' ',

Notti romane al sepolcro degli Scipion a vite di Erostato

1782,' i',1792 e 1804, 'L ',1815.

Non trascurabile è l'opera di AURELIO BERTOLA DE' GIORGI, ed essenziale mediatore tra

modernità e tradizione fu l'abate padovano MELCHIORRE CESAROTTI, dal moderato ma sicuro

atteggiamento illuministico, che si dedica alle traduzioni, convinto della loro importanza per

l'arricchimento della lingua italiana, realizzando un moderno rifacimento dell'Iliade, ma soprattutto

Poesie di Ossian

una traduzione in endecasillabi sciolti delle ' ', 1763, offrendo al pubblico l nuovo

gusto per il mondo eroico medievale, per le passioni primitive e rovinose, per i paesaggi

tempestosi e brumosi, per gli orrori notturni, per i turbamenti improvvisi e la malinconia distruttiva,

suggestioni determinanti per lo sviluppo del linguaggio della poesia romantica e del melodramma

del '800. Scrive vari scritti teorici tra cui il 'Saggio sulla filosofia del gusto' e il 'Saggio sulla filosofia

delle lingue', entrambi del 1785.

VITTORIO ALFIERI

Il conte VITTORIO ALFIERI nasce nel 1749 ad Asti, e risentì di una situazione familiare segnata

dalla prematura morte del padre e dal secondo matrimonio della madre, che insieme alla severa

educazione ricevuta ebbe un peso determinante nella formazione del suo carattere. Nel 1785

entra nella Reale Accademia di Torino, e una volta uscito dall'Accademia intraprende lunghi viaggi

in Italia e in Europa, che non vive come occasione di formazione, guidato com'è da una smania di

spostarsi e di fuggire, da un'irrequietezza che lo rende spesso indifferente ai paesi che attraversa,

Vita

da quella che nella ' ' chiamerà la 'solita malinconia, la noia e l'insofferenza dello stare'.

Entra in contatto con la cultura illuminista, da cui ricava gli ornamenti più esteriori, nichilistici e

libertini, legge Montesquieu, Voltaire, Helvetius, Rousseau; la lingua che usa è il francese. L'unica

strada per affermare la propria voce e la propria persona gli appare la letteratura; nel 1773

Abbozzo del giudizio universale' Journal

compone ' , tra il '74 e il '75 il diario, in francese, ' ', in cui

Antonio e Cleopatra

esprime la sua insoddisfazione e la sua noia, e poi la tragedia ' ',

I poeti

accompagnata dalla farsa satirica ' '. Gli anni tra il 1775 e il 1777 sono fondamentali per

l'elaborazione del suo sistema tragico, per l'ideazione e la scrittura delle prime tragedie, per lo

svolgimento del suo pensiero politico.

Compie ora un deciso rifiuto della vita vana e oziosa fino a quel momento vissuta, della nobiltà

piemontese e anche di gran parte della cultura illuministica di cui coglie l'inadeguatezza:decide di

spiemontizzarsi, si immerge nella lettura dei classici italiani e latini e cerca in Toscana la sua patria

umana e letteraria. A Firenze si lega sentimentalmente alla contessa d'Albany, moglie di Carlo

Edoardo Stuart, che raggiunse a Roma dopo la sua fuga dal marito. A Roma organizza una recita

Antigone Saul

di ' ' e compone il ' ', ma lo scandalo della relazione lo costringe a lasciare la città,

Tragedie

vagando per Italia e Francia mentre a Siena escono i primi due volumi delle sue ' '.

Si stabilisce definitivamente in Alsazia con la contessa, e compone varie opere, dal trattato 'Del

L'Etruria vendicata Rime Vita

principe e delle lettere' al poema ' ', alle ' ', alla ' ', a traduzioni di Virgilio e

ragedie

Terenzio;a Parigi esce la nuova edizione delle 'T '. Spettatore della rivoluzione francese,

Panegirico di Plinio a Traiano

dopo la dedica a Luigi XVI ' ',1787', saluta la presa della Bastiglia con

Parigi sbastigliato

l'ode ' ', divenendo negli anni sempre più critico verso gli avvenimenti francesi.

Fugge poi da Parigi stabilendosi a Firenze dove rimane fino alla morte, nel 1803.

Tra i generi tradizionali, quello tragico non aveva ancora trovato in Italia esiti soddisfacenti, e

risultava adatto a chi volesse trovare un'espressione originale, a chi come Alfieri voleva farsi

scrittore dal nulla, ricostruendo del tutto la propria educazione letteraria. Per lui lo stile è risultato di

lungo impegno ed elaborazione, e si crea un metodo, articolato in tre momenti: ideare [distribuire il

soggetto in atti e scene, stabilire e fissare il numero dei personaggi e scrivere un riassunto scena

per scena], stendere [la stesura avviene in un secondo momento e prevede dialoghi in prosa] e

verseggiare [i dialoghi sono trasformati in endecasillabi sciolti, metro ormai sperimentato in tentativi

tragici nel '70 e ormai nobile per eccellenza]. Spesso non si accontenta della prima verseggiatura

ed elabora varie redazioni fino al raggiungimento del miglior risultato possibile. Destina il suo teatro

a rappresentazioni private, la stampa è a sue spese ed è per lui più che altro un modo per fissare

definitivamente i proprio testi, non per un rapporto con il pubblico dei compratori. Vi sono scritti che

Risposta dell'autore

illustrano le idee poetiche dell'Alfieri, come la ' ', 1783, destinata a Ranieri De'

Note Parere dell'autore su le

Calzabigi, le ' ' in risposta a una lettera del Cesarotti del 1785, e il '

presenti tragedie

', 1789. In essi Alfieri esprime un'esigenza di un teatro tutto d'azione, teso a

manifestare una violenta forza interiore, che mira a un equilibrio classico ma che rifiuta lo stile

fluido, melodioso, concatenato a favore di uno stile contratto, un verso e una sintassi rotti e

frantumati, con una non comune collocazione delle parole, trasposizioni sintattiche e frequenti

fratture dell'equilibrio metrico. Aspira a uno scontro con il mondo, che si traduce in una scelta di

libertà, di tensione a rompere le costrizioni della società assolutistica, in uno scontro <<tragico>>

Della Tirannide

con il potere e con le sue istituzioni, da cui deriva il breve trattato ' ', 1777, lo scontro

senza quartiere tra l'uomo libero e i poteri assoluti. Nel primo libro definisce la Tirannide e i

sentimenti su cui fa leva, nel secondo libro propone l'esempio di vita civile dell'antica repubblica

Virginia',

romana; in stretto rapporto con il trattato nascono le <<tragedie dei libertà>> ('

'Timoleone', 'La congiura de' Pazzi

') costruite sul diretto scontro politico tra eroi della virtù e potere

tirannico.

Il suo radicalismo intellettuale diviene crescente diffidenza nei confronti del pensiero illuministico e

nella condanna dell'intero secolo dei lumi, giudicato 'niente poetico e tanto ragionatore' e nel

Panegirico di Plinio a Traiano

' ' esprime quel culto che tende verso un'astratta e rarefatta

dimensione retorico-classicistica. Il rapporto tra potere politico e prospettiva letteraria è ben

Del principe e delle lettere

descritto nei tre libri ' ', il cui interesse sta nella decisione con la quale la

virtù della letteratura viene collegata al 'forte sentire', a un invincibile impulso naturale, una

infiammata e risoluta voglia e necessità o di essere primo fra gli ottimi o di non essere nulla. Nega

radicalmente ogni letteratura cortigiana e compromissoria suggerendo il modello dell'intellettuale

sradicato, estraneo a ogni connivenza con poteri e istituzioni, che nella propria solitudine progetta

un mondo diverso da quello che lo circonda, sentito come ostile e nemico. Temi simili nelle odi,

L'America libera

piuttosto mediocri dal punto di vista letterario, per l'indipendenza americana(' ',

Parigi sbastigliato

1781, in numero di cinque) e la presa della Bastiglia (' ', 1789). Nelle ultime opere

i temi politici producono scatti di rabbia, di senile risentimento verso tutto il mondo contemporaneo,

che investono con pari veemenza la critica illuministica. Cercando un linguaggio diverso da quello

Satire

tragico scrive ' ' in terza rima, dal linguaggio realistico toscaneggiante, rivolte a situazioni e

L'educazione', 'La plebe', 'La sesquiplebe', 'Il commercio', 'La

figure del mondo contemporaneo ['

filantropineria', 'L'antireligioneria ];

l Misogallo

un libello antifrancese, 'I ', e sei commedie, apparse postume.

La tragedia alfieriana è un gesto assoluto, tutto concentrato in se stesso, su una scena nuda e

vuota dove hanno campo le parole energiche che vogliono creare azioni e conflitto, che vogliono

imporsi per la loro purezza e irruenza più che per il loro significati particolari. La vocazione tragica

degli eroi alfieriani emerge della loro stessa volontà, da qualcosa di rovinoso e distruttivo che turba

dall'interno la loro sicurezza, la loro energia personale.; il tempo si ripete con fissità scandito dal

succedersi della luce e del buio, dall'alternanza di giorno e notte; il linguaggio rifiuta la fluidità e la

razionalità più esteriore del classicismo settecentesco, e ricerca la spezzatura, la sostenutezza, la

difficoltà. Legami con la nuova sensibilità preromantica vengono dalla sotterranea irrequietezza

che turba l'aspirazione eroica dei personaggi e da un' indistinta e indefinibile malinconia che segna

la loro esistenza.

La situazione base della tragedia alfieriana è lo scontro tra eroi positivi (l'uomo libero) che

incarnano la virtù politica e valori di giustizia, fedeltà e dolcezza, e eroi negativi (il tiranno) che

schiacciano ogni valore umano sotto la tirannica brama del potere; a queste figure si aggiungono

personaggi che complicano i loro rapporti; uomo libero e tiranno necessitano l'uno dell'altro e

nessuno dei due può imporre la propria voce e i propri gesti senza la voce e i gesti dell'altro; a tali

contrasti si sovrappone una catena di rapporti familiari che legano tra loro eroe e antieroe e il loro

sconvolgimento, investiti dal finale di sangue. Filippo

La prima tragedia pienamente riconosciuta è ' ', sull'impossibile amore di Carlo di Spagna

per Isabella, moglie del tirannico padre Filippo II; seguono quattro tragedie greche, sui cicli di

Polinice', 'Antigone', 'Agamennone', 'Oreste'

Edipo e Oreste, con ' . A parte ci sono le 'tragedie di

Rosmunda', 'Maria Stuarda', 'Don Grazia

libertà, oltre a quelle già citate, ' ', e infine le altre due

Ottavia Merope

tragedie incentrate su figure femminili, ' ' e ' '.

Saul

Attinge invece a un tema biblico la tragedia ' ', 1782, sulla figura del re ribelle alla volontà di

Dio, io che rifiuta ogni limite e vuole imporre se stesso a tutto l'universo, ma che è insieme insidiato

da turbamenti interiori e pericoli esterni che lo conducono all'esito tragico. La tragedia si costruisce

tutta sui passaggi di Saul da un affetto al suo opposto; David incarna invece bontà e giustizia,

benedetto dal favore divino, reagisce con inesorabile dolcezza alla sua furia e insieme gli rivela

l'ira di Dio.

Saul si afferma in pieno come scelta di solitudine, si allontana da tutti per risolvere la sua volontà di

potenza e di gloria nel confronto con la morte. gide',

Il lavoro di Alfieri si chiude con le tragedie scritte tra il 1784 e l'88, dai risultati molto diversi ['A

'Sofonisba', 'Bruto primo', 'Bruto secondo Mirra'

'] tra le quali spicca la ' , 1784, la più perfetta delle

tragedie alfieriane, priva di risvolti politici; tenera, dolce e remissiva, senza nulla di eroico o di

violento, Mirra non deve scontrarsi con l'ingiustizia o la prepotenza di un tiranno, ma solo con il

male che sorge dal suo io più interno, profondo e indecifrabile, un amore incestuoso che emerge

quasi come ricerca di una frattura di un equilibrio, come sfida al padre tenero e buono perchè


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Letteratura italiana sull'età della ragione e delle riforme per l'esame della professoressa Tatti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la crisi della coscienza europea e la nuova letteratura, il tempo della critica, il mondo del melodramma, l'illuminismo in Italia, Carlo Goldoni e la Cultura Veneziana, la cultura lombarda e Giseppe Parini, Vittorio Alfieri, il tempo delle rivoluzioni, la letteratura dell'Italia napoleonica, Ugo Foscolo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in letteratura, musica e spettacolo
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Tatti Silvia.

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