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Letteratura Italiana - Il verbo del mare

Appunti di Letteratura Italiana - Il verbo del mare. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Il mito di Ulisse, Il mito degli Argonauti, Il mito delle Elettridi, Diomede, L’esilio dell’albatro, Metamorfosi del delfino, Le sponde di Antenore,... Vedi di più

Esame di Letteratura Italiana docente Prof. N. D'Antuono

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Essendo formate da banchi di deposito alluvionale nell’area deltizia del Po, queste isole a seconda delle piene e delle

stagioni si sono continuamente trasformate, scomparendo addirittura sommerse dalle acque riemergendo con mutate

forme. Un altro mito legato alle isole Elettridi è quello di Fetonte e la tragica metamorfosi delle sue sorelle Eliadi. Fetonte

figlio di Elio dio del sole, per dimostrare all’amico Epafo le proprie origini sovraumane, chiese al padre di guidare il suo

cocchio, ma non riuscì a governare i quattro cavalli che lo trainavano e produsse tante catastrofi tra cielo e terra: prima

salirono troppo in alto, bruciando un tratto del cielo che divenne la Via Lattea, quindi scesero troppo vicino alla terra,

devastando la Libia che divenne un deserto, allora Zeus fu costretto a lanciargli una saetta che lo fulminò all’istante,

facendolo precipitare in un fiume. Le sue sorelle Le sue sorelle, le Eliadi, spaventate, piansero abbondanti lacrime per

quattro mesi finché non vennero trasformate dagli dèi in pioppi biancheggianti che ornano le sponde del fiume. Ma

anche in quella mutata condizione continuarono a piangere e le loro lacrime divennero ambra. Cicno, parente e amico di

Fetonte, che piangeva con le fanciulle, fu trasformato da Zeus in un cigno che, secondo la leggenda, canta soavemente

quando sta per morire. Diomede

Diomede fu uno dei principali eroi della guerra di Troia. Oltre all'importanza come guerriero, Diomede assume un ruolo

rilevante come diffusore della civiltà, specie nell'Adriatico. Come viene raccontato nell’Illiade da Omero Diomede era

come un torrente in piena che tutto travolge, talmente audace da non temere di ferire un’immortale la dea Afrodite

accorsa in aiuto di suo figlio di Enea. Afrodite tornò sull'Olimpo, ma chiamò Ares a difendere Enea. Diomede ferì anche lui,

costringendolo alla fuga. Ares chiamò a sua volta Apollo, che salvò Enea apostrofando poi Diomede con queste parole:

“Tu, mortale, non tentare il confronto con gli dei!”. Diomede ascoltò Apollo e placò la propria irruenza. Assecondò spesso

Ulisse con cui commise il furto di Palladio(simulacro, statua che secondo le credenze dell'antichità era capace di difendere

un'intera città), la statua da cui dipendevano le sorti di troia. Questo episodio è cruciale in quanto la vendetta della dea lo

colpirà più di una volta e irreparabilmente. Tornato ad Argo i sentimenti della sposa di Diomene un tempo innamorata e

fedele vengono fatalmente mutati in quelli di un’adultera e i suoi sudditi non ricordano più nulla di lui, afrodite aveva

cancellato le loro memorie. Diomede decise di abbandonare la città e di partire per riconquistare l’Etolia, ma una

tempesta lo fece approdare in Italia dove si fermò in più porti insegnando alle popolazioni locali la navigazione e

l'allevamento del cavallo. La diffusione della navigazione forse aveva l'intento di ottenere il perdono dalla dea nata dalla

spuma del mare e considerata divinità della buona navigazione (Afrodite). Qui sposò Evippe figlia del re Dauno di cui era

diventato alleato. Nell’Italia meridionale fondò molte città tra cui Vasto, San Severo, Brindisi, Benevento e Agrippa zona

che delimitò con le pietre delle mura di Troia. Una spiaggia delle Isole Tremiti, l'isola di San Nicola, fu il luogo della sua

sepoltura, e i suoi compagni vennero trasformati da Afrodite in grandi uccelli marini, le diomedee, allo scopo di bagnare

sempre la tomba dell'eroe. Un’altra versione invece vuole che l’eroe greco si alleasse con il re Dauno per ottenere parte

della Puglia, ma Dauno dopo averglielo promesso non avrebbe mantenuto l’impegno e l’avrebbe ucciso a tradimento. I

suoi compagni allora che non sopportavano il dolore della perdita furono trasformati in uccelli. Dauno avrebbe fatto

rimuovere le pietre con cui Diomede aveva marcato il suo territorio e le avrebbe fatte gettare in mare, ma queste

miracolosamente riemergevano e si ricollocavano al loro posto. L’ambiente adriatico si trasforma per effetto di una

metamorfosi che fa risorgere le mura distrutte nelle limpide acque antistanti il Gargano.

A differenza dei Colchi i quali scelgono liberamente d’insediarsi nel litorale adriatico, Diomede e i suoi uomini sono costretti

dall’ira degli dei, la loro triste sorte e il mutamento del glorioso destino dell’eroe sono da attribuire ad una volontà superiore

che persegue il castigo della superbia di aver sfidati gli dei. Virgilio nell’Eneide vediamo bene il cambiamento radicale

dell’indole di Diomede il quale si abbandona ad una tristezza contemplativa. Il guerriero ha perso ogni vigore, è affranto

dalla nostalgia della patria e ossessionato dai ricordi. Una sorte beffarda e paradossale è riservata ai vincitori di ieri i quali

diventano vinti domani. Dopo aver lasciato troia Diomede ed i suoi compagni sono perseguitati da tempeste, dispersi e

gettati su spiagge sconosciute costretti infine a cercarsi un’altra patria. Nell’immaginazione virgiliana Diomede è un povero

essere tormentato dagli incubi di un passato pieno di sangue, di sacrilegi, dalla memoria dei compagni perduti, trasformati

in uccelli da Venere, domati dalle sventure, dal tradimento, dall’ira implacabile degli dei. È un uomo spezzato e impaurito,

ma più moderno, più vicino alla nostra sensibilità. L’esilio dell’albatro

Gli albatri sono grandi volatili marini della famiglia delle Diomedee diffusi in tutto l’emisfero meridionale che hanno avuto la

loro prima dimora nelle Isole Tremiti. Questi uccelli emettono dei versi simili a lamenti. Secondo la leggenda essi piangono

la morte del loro condottiero o scontano una pena . Il mito metamorfico dell’albatro può essere riscontrato anche nel

capolavoro del poeta romantico inglese Coledrige The Rime of the Ancient mariner. In particolare in un episodio reale

che il poeta aveva appreso dal diario di bordo del capitano della marina inglese in cui si legge che uno sconsolato

albatro nero ci accompagnò per vari giorni, volteggiando su di noi come si fosse perduto, finché un incauto marinaio in un

improvviso accesso di malinconia lo colpì uccidendolo. Nella prima parte viene descritta la partenza della nave e la fase

iniziale del viaggio propiziato da venti favorevoli, quando una violenta tempesta lo sospinge verso il polo sud, nella terra

dei ghiacci appare l’albatro: esso presentandosi in forma di anima cristiana viene accolto con gioia dall’equipaggio. Esso

familiarizza con gli uomini. Ma l’atto assassino del marinaio spezza quest’armonia: è l’insensatezza del gesto e l’immotivata

ribellione al divino ordine ad escludere l’uomo dal creato: l’uccisione dell’albatro non avviene per crudeltà, ma per

accidia, indifferenza. Il male, il vero male prima ancora che la violenza, la collera, l’odio è l’indifferenza melanconica,

l’accidia, la vita apatica e la mancanza di passioni. La punizione per questo gesto è la bonaccia che costringe la nave

all’immobilità e prefigura la stasi della morte. Spiriti invisibili aleggiano nell’aria, compare un vascello fantasma, tutti i

marinai muoiono, eccetto uno, l’autore del sacrilegio che resta solo nell’immensità del mare. Ma dal mare verrà la

speranza di rigenerazione, quando di fronte alle sue creature il marinaio si commuove e si scopre come pura cosa fra le

cose, elemento fra gli elementi. Parte stessa della natura. Il mare sondo scenografico di un processo di metamorfosi

interiore. La figura dell’albatro ricopre un valore simbolico che affrontando in poesia il problema filosofico del male,

anticipa miticamente il dramma dell’uomo moderno che si pone fuori dall’ordine della natura e del creato.

Alcuni decenni dopo (metà 1800) nell’opera di Charles Baudelaire riappare la figura dell’albatros che in questo caso sta a

simboleggiare il paradigma del conflitto che investe il letterato ottocentesco, l’inguaribile solitudine dell’artista esiliato

dalla propria patria, intrappolato nella fisicità e soggiogato dal desiderio d’infinito, creatura sempre in bilico tra elevazione


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AUTORE

Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Letteratura Italiana - Il verbo del mare. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Il mito di Ulisse, Il mito degli Argonauti, Il mito delle Elettridi, Diomede, L’esilio dell’albatro, Metamorfosi del delfino, Le sponde di Antenore, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in mediazione linguistica e comunicazione interculturale
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura Italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof D'Antuono Nicola.

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