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Letteratura italiana: Il dominio romanzo

Romanzo, aggettivo, "delle lingue neolatine, delle lingue e dei dialetti derivati dal latino volgare", deriva dal francese romanz (che si opponeva al latino), che a sua volta deriva da romanice loqui, parlare alla maniera dei romani. Si tratta dunque delle lingue neolatine parlate nel territorio dell’ex impero romano (sebbene in alcuni territori non vi siano lingue romanze).

Nel duecento, la lingua italiana comincia ad avere uno status di lingua scritta documentato da alcuni documenti come l’indovinello veronese (VIII) o l’iscrizione di San Clemente (XI-XII sec). In quest’ultimo in particolare troviamo la lingua latina, la lingua di Dio, sacra e dunque fissa grammaticalmente, che si oppone alla lingua volgare, priva di grammatica e di stabilità.

Nella prima metà del duecento il volgare dunque emerge nella letteratura con i primi documenti letterari. Per questi secoli non è possibile parlare di una letteratura nazionale: gli autori lavorano in un ambiente plurilinguistico (es. poeti siciliani) e per esempio abbiamo documenti in dialetto siciliano oppure in provenzale. Uno dei primi esempi di testo letterario scritto in volgare è senza dubbio il Cantico di frate sole o Cantico delle creature (1224-25). In effetti, il diffondersi dell’istruzione portò anche ad una trasformazione sul piano linguistico.

La scuola siciliana (1220-50 ca)

Questo movimento coincide con il periodo del regno di Federico II, figura chiave del periodo, un personaggio con luci ed ombre, in particolare data la sua contrapposizione con la Chiesa. Il suo regno verrà poi seguito da quello di Manfredi, re illegittimo che verrà poi sconfitto nel 1266 nella battaglia di Benevento da Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia e sostenuto dal papa.

I poeti siciliani sono un gruppo di letterati e poeti che emergono presso la corte di Federico II, in particolare in quella di Palermo. In realtà, si tratta di una corte itinerante che segue Federico nei suoi spostamenti anche durante le campagne militari. Essa è composta da funzionari, nobili, esperti di diritto, cavalieri, dictatores (esperti di retorica), filosofi e persino animali, che sottolineano il suo potere; si tratta di esponenti provenienti da tutto il mondo chiamati da Federico per mantenere una sorta di controllo culturale sul suo regno. Abbiamo così italiani, normanni, germanici, provenzali, arabi, ebrei, greci, bizantini e latini.

La scuola siciliana è dunque un gruppo coeso di poeti, un progetto linguistico letterario di Federico II per creare una sorta di tradizione letteraria in lingua volgare; si tratta di un progetto politico unitario, portando la poesia della sua corte ad essere modello in tutta Italia, dove Federico voleva estendere il proprio territorio. La nuova lingua italiana nasce così già adulta, senza approssimazioni e l’apporto della scuola siciliana è così importante per l’originalità dei temi, anche se su modello provenzale.

Nelle regioni meridionali della Francia si sviluppò, grazie ai trovatori (da trobar, poetare), una poesia d'amore incentrata sull’amore cortese. Nella Francia settentrionale si affermò invece una letteratura incentrata sulle canzoni di gesta e sui romanzi cortesi. Per quanto riguarda la Francia si distinguono due diversi dialetti: la lingua d’oïl a nord e la lingua d’oc a sud. In Italia troveremo invece la lingua del sì.

È importante distinguere tra poetica e poesia lirica: la prima è la visione letteraria di un autore (dal greco “le cose da farsi”); la seconda invece è la poesia che riguarda le esperienze dell’autore, che parla in prima persona, e dunque troviamo l’espressione di un io poetico e una poesia fortemente soggettiva.

Il progetto dei siciliani è quello di fare poesia d’amore in italiano volgare, usando topoi tipici della lirica provenzale. Per quanto riguarda le differenze, nel caso della lirica provenzale, si tratta di una poesia musicata con una tematica spesso guerresca e politica, composta da cavalieri, militari, giullari nelle piccole corti o trovatori. La poesia siciliana, composta da funzionari, giudici, notai, retori, non ha una tematica politica ma una tematica amorosa, importando un’ideologia connessa all’amore. A questa è connessa una metafora feudale in cui il poeta si raffigura come servitore di una donna, definita madonna, e dunque come un vassallo ai servizi di una donna e dell'amore.

Per quanto riguarda le innovazioni tematiche, abbiamo così la fenomenologia e l’ontologia dell’amore, una riflessione su cosa sia l’amore, come esso si manifesta e gli effetti sull’amante (approccio filosofico all’amore). Le innovazioni metriche riguardano invece l’invenzione del sonetto insieme all’utilizzo della canzone, tuttavia non più accompagnata da musica.

Prima dei siciliani non esiste una tradizione letteraria italiana che abbia questo livello di consapevolezza. Negli anni 20/30 compare questa scuola che arriva a superare per certi aspetti la tradizione provenzale, con una lingua totalmente nuova. Questo progetto linguistico, letterario e politico (affermazione della centralità culturale della corte federiciana), porta una poesia nuova.

I poeti inventano una lingua, non un dialetto siciliano, ma una lingua del tutto nuova, un italiano aulico che si pone al di sopra dei dialetti italiani, per forgiarsi in modo tale da poter essere usata a livello letterario.

Gli autori: Giacomo da Lentini (principale), Guido delle colonne, Tommaso di Sasso, Stefano Protonotaro, Mazzeo di Ricco, Rialzo d’Aquino, Pier della Vigna.

Troviamo in alcuni testi una toscanizzazione, dovuta al bisogno di diffondere questi testi in altre regioni italiane, per esempio delle rime, dovuta dal fatto che nel latino classico abbiamo vocali lunghe che si semplificano e che troviamo in maniera differente nei dialetti siciliani e toscani. In generale abbiamo un esito vocalico differente che determina il fatto che ci troviamo di fronte a vocali differenti da quelle che troviamo nella lingua italiana.

Giacomo da Lentini: Meravigliosa-mente

È una canzone, un organismo metrico composto da stanze isometriche e dotate dallo stesso schema di rime (rima si indicano con lettera maiuscola, settenari però minuscola): ABCABCDDC. Il verso si misura tenendo conto della posizione dell'ultimo accento tonico ossia accentata (es primo verso è un settenario, ultimo accento tonico sulla sesta sillaba, non necessariamente deve avere sette sillabe, mentre endecasillabo ha l’ultimo accento tonico sulla decima sillaba). Giacomo da Lentini è un notaio di corte (il Notaro).

Parafrasi:

  • In modo meraviglioso un amore mi lega e mi tiene fermo costantemente come colui che guarda un modello, dipinge una pittura simile, allo stesso modo faccio io, o bella, che porto la tua figura dentro il mio cuore. Troviamo una riflessione sul momento in cui l’amore nasce e cresce. Qui abbiamo un paragone col pittore, con colui che fissa la sua attenzione su un modello perché l’autore porta l’immagine della donna nel suo cuore. La donna è bella perché l'amore è messo in moto da un oggetto bello (importanza della bellezza). La mente e il cuore: la figura sta nel cuore perché la memoria era collocata in una dimensione che col cuore ha a che fare. Per gli uomini medievali (ripresa concezione aristotelica), il cuore è il centro dell'anima sensitiva che ha come facoltà più elevata la memoria, fa parte dell’anima mortale, l'uomo ha un'anima con tre livelli.
  • È chiaro che io vi porto nel cuore dipinta come apparite nella realtà ma ciò al di fuori non può vedersi. O buon dio, come mi sembra doloroso, non si se lo sapete, quanto io vi amo di buon cuore, (cuore che tiene immagine bella della donna), io sono così vergognoso che vi guardo di nascosto e non vi mostro il mio amore. Una parte in cui parla dello sviluppo dell’amore e poi un aspetto dell’amore sociale, che non può manifestarsi nell’ambiente della corte. Un tema preso dai provenzali: del celar, del nascondere. L’amore in un contesto come quello della corte deve essere nascosto, perché in una dimensione sociale rischia di mettere in difficoltà l'amata, per non essere oggetto delle malelingue.
  • Avendo grande desiderio di voi, io ho dipinto una pittura bella e che a voi somiglia e quando non vi vedo, guardo in quella figura e mi sembra di avervi davanti. Si introduce un tema che ritroviamo poi nella Vita Nova. Come colui che crede di salvarsi per la sua fede anche se non vede dinanzi a sé l’oggetto della sua fede. Abbiamo una sorta di analogia con la dimensione sacra, fa come colui che crede di salvarsi per la sua fede anche se non vede l’oggetto, adora immagini sacre.
  • Nel cuore mi arde una fiamma dolorosa, come accade a colui che tiene un oggetto incandescente chiuso nel suo ventre, dentro di sé, e quando questo fuoco si apriva, ardeva ancora di più e non può starci dentro, allo stesso modo io ardo quando passo da parte a voi, viso amoroso.
  • Io quando passo non mi giro a guardarvi, o bella, e andando ho un sospiro e io mi angoscio, non mi riconosco tanto bella mi parete. Effetti dell’ardore del fuoco d’amore, ma effetti della fenomenologia d’amore, sospiri e lacrime, mezzi che indicano le passioni e per sfogare queste passioni, un rimedio medico all’amore.
  • Assai vi ho lodato, mia signora, in tutte le parti e tutte le bellezze che voi avete, non so se vi è detto dai mal parlanti che io lo faccio in maniera artificiosa, che non sono innamorato, ma riconoscetelo per i segni (i sospiri, l’angoscia e il pallore), sappiate per segni quello che non vi dico per parole.
  • O canzonetta nuova, vi canto cose nuove, levati al mattino davanti alla cosa più bella, fiore di tutte le altre donne che ispirano amore, il vostro amore di cui la canzone parla donatelo al Notaro che viene da Lentini. CONGEDO: ultima stanza, che può avere sistema metodo diverso, nella quale il poeta si rivolge al lettore o alla canzone per indirizzare la canzone per indicare una chiave di lettura specifica del testo.

Amor è un desio che ven da core

È un testo che introduce altri concetti importanti, l’ultimo testo di una tenzone. L’invenzione del sonetto porta all'invenzione di una tenzone, serie di sonetti dove avviene un dibattito tra poeti. In questo caso, Mostacci si rivolge a de la Vigna, ha un dubbio, l’amore costringe i cuori ad amore, nasce dal piacere che nasce dalla vista di qualcosa di bello e non trova altre qualità. De la Vigna risponde che l’amore si comporta con l'amante signorevolmente, come un padrone, privi della nostra volontà. Da Lentini chiude l'argomento.

L’amore è un desiderio che viene dal cuore a causa della sovrabbondanza di un grande piacere (dalla vista di un oggetto bello), gli occhi per primi generano l’amore e poi il cuore gli dà nutrimento. Può ben capitare qualche volta che vi sia un amore senza vedere l'oggetto del suo amore ma quell’amore specifico che stringe con furore e rende folli nasce dalla vista degli occhi (amor hereos, implica il fissarsi morboso della mente su un oggetto). Perché gli occhi danno al cuore una rappresentazione veritiera di ogni qualità a buona o cattiva di ogni cosa, come fatta in natura. E il cuore, che accoglie ciò, immagina (fantasia, la capacità di utilizzare i dati che i sensi hanno portato all'interno e di riportare o creare immagini dai dati sensitivi, anche senza immagine esterna) e quel desiderio piace: e dunque questo è l’amore che regna fra gli uomini.

Il sonetto si compone di 14 versi e da due parti principali: un fronte o ottetto (ABABABAB) e una sirma o sestetto (CDECDE). L’amore ha bisogno, per nascere, della sensibilità fisica, in particolare visiva: ci si innamora di un oggetto perché esso ha colpito i nostri occhi per la sua attraente bellezza e solo in un secondo momento avviene il passaggio dagli occhi al cuore. La poesia cerca dunque di trattare l’amore in maniera teorica e analitica, cercando di spiegarne le origini e lo svolgersi.

Rimatori siculo-toscani o tosco-emiliani

La generazione successiva ai poeti siciliani è quella dei poeti siculo-toscani, implica una sorta di movimento temporale siciliano che indica i modelli siciliani e il punto di arrivo, la Toscana, che fanno qualcosa di nuovo con questi modelli, mentre la definizione tosco-emiliani ci da un'indicazione geografica.

La poesia ha i temi e i modi della poesia della scuola siciliana a partire dalla lingua, simile ma fortemente toscana su modello siciliano ma con l'inserimento di termini tipici del comune in cui i poeti vivono e di provenzalismi (piena di gallicismi). I centri principali sono Pisa, Lucca, Arezzo, Firenze, Siena.

Sono poeti che compaiono a partire dagli anni cinquanta del duecento (alcuni poeti sono anche precedenti), continuano a poetare fino alla fine del secolo. Hanno diverse novità: non sono più poeti di corte, ma sono poeti che vivono e operano in un mondo comunale dell'Italia centro-settentrionale, vivono dunque in una condizione differente da quella dell'imperatore, c'è una vera e propria libertà e democrazia. Prima di essere poeti, sono notai, giudici, medici, mercanti, l’effetto è che nei testi non vi sono parole vuote ma concetti veri e propri. Questo significa che rispetto ai siciliani, i poeti siculo-toscani hanno delle tematiche nuove: la tematica politica (che troviamo in Guittone d’Arezzo), la tematica morale e lo sperimentalismo verbale (rispetto alla lingua dei siciliani, molto chiara, quella del siculo-toscani è molto più complessa).

Questo tipo di poesia molto complessa, che utilizza anche un lessico difficile che deriva da un contesto municipale, porta ad uno stile che viene definito trobar clus, che si contrappone al trobar leu.

Non abbiamo della lirica antica centinaia di codici, ma abbiamo per la lirica del duecento tre codici principali che sono:

  • P, Palatino 218
  • L, Laurenziano Redi 9
  • V, Vaticano latino 3793
  • Memoriali bolognesi

Guittone d’Arezzo

Guittone d’Arezzo è uno degli esponenti più importanti e che usa la materia politica dei provenzali. Non sono però testi guerreschi, con l’elogio dei massacri, tipici dei provenzali, egli assume una tematica fortemente civile, poesia in cui spesso lamenta la caduta della sua parte politica (guelfa), ma si tratta di una poesia che esprime valori civili e democratici.

Guittone è un guelfo toscano, il primo ad avere un canzoniere, cioè un gruppo di testi bipartito: nel 1265 si converte ed entra in un ordine religioso militare, dei frati gaudenti, su modello dei templari e che aveva un potere economico e politico in Italia. Nella sua raccolta poetica abbiamo un Guittone bipartito: nella prima parte un poeta d’amore che aveva compreso l’inganno dell’amore cortese e che lo svela, in quanto mira ad un amore carnale (diverso nei comuni medievali rispetto alle corti provenzali); nella seconda parte, Guittone abbandona completamente la poesia d'amore per dedicarsi alla poesia morale e spirituale, la poesia di amor spiritus, dove vi è un rifiuto della lirica d’amore e diventa così un modello difficile con cui confrontarsi.

Per quanto riguarda i caratteri principali di Guittone, troviamo uno stile ragionativo, in quanto compie dei ragionamenti complicati con una sintassi difficile; definito poi un artista della parola, attraverso un virtuosismo verbale che costituisce così il suo stile originale; abbiamo così una complicazione del codice linguistico che è più complesso di quello dei siciliani; ornatus, ciò che pesa nella lingua è lo stile di un poeta, in generale sono figure retoriche o di suono; obscuritas, una ricerca di oscurità e di difficoltà. Guittone diventerà un maestro per molti, guittonismo.

Grido accorato di guelfo dopo Montaperti

È una canzone politica, che ha come tema la sconfitta dei guelfi, si duole del fatto che i ghibellini vincitori hanno posto fine ai valori del comune, giustizia e pace. Abbiamo la ragione, il diritto romano, il diritto nella sua forma più alta; i valori traditi sono i valori veri e propri.

La prima stanza è un lamento per la condizione della città, alta Fior, Firenze indicata da una metafora. Firenze è in questa condizione perché nel 1260 è stata sconfitta nella Battaglia di Montaperti da una coalizione di città e di ghibellini.

Ahimè! Ora è arrivato il momento in cui ciascun uomo che ama la ragione (diritto) debba dolersi tanto, si che mi meraviglio di come possa trovare guarigione questa persona tale non l’abbia ucciso (dittologia sinonimica corrotto e pianto) e di come un pianto continuo non l’abbia ucciso nel vedere che l’alta Firenze, che sempre da frutto, e le antiche abitudini romane vengono meno, o destino crudele e forte, se prima che essa muoia non venga salvata! Perché la sua onorata e ricca (potente) grandezza e il suo pregio (prez, onore) che è quasi tutto perduto e il valore e il suo potere si perdono. Oh ahimè! Quale giorno fu mai udito un danno tanto crudele? O dio, come hai tollerato che il diritto sparisca e il torto salga in alto? (Riferimento a ruota della fortuna, implica che la fortuna cambia per tutti)

La canzone è piuttosto lunga, il lamento continua e nelle stanza successive si fa riferimento al fatto che Firenze è sfiorata, una città come una donna violentata, paragonata come il leone (simbolo del comune di Firenze).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bottajess97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Borsa Paolo.
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