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Letteratura italiana

Medioevo

Il medioevo è l’età di mezzo rispetto all'età antica, quella dei greci e dei romani, e rispetto all'umanesimo e al Rinascimento. La parola medioevo è stata coniata per la prima volta nell'età dell'umanesimo e del Rinascimento. Gli intellettuali dell'epoca, in piena rinascita culturale, consideravano tutto ciò che era accaduto in questo periodo una lunga e inutile parentesi. Quindi il medioevo è un'epoca di passaggio, oscura in cui nulla avviene. Esso si divide in:

Alto medioevo

Esso è più lontano nel tempo e va dal quinto al decimo secolo, detti “secoli bui”. È caratterizzato dall’abbandono delle grandi città e dalle continue invasioni di Arabi, Slavi e Normanni. L’unico collante era il cristianesimo, a cui si convertirono le popolazioni germaniche. La società era divisa in tre ordini:

  • Oratores: coloro che pregano, il clero
  • Bellatores: i guerrieri
  • Laboratores: addetti ai lavori manuali, contadini

Il V, VI, VII secolo sono segnati da una grandissima crisi economica e culturale, perché le città si spopolano, le vie di comunicazione si interrompono, le scuole vengono abbandonate, la lingua unitaria, il latino, fu sostituita dai singoli volgari e il denaro fu sostituito dal baratto. Con l'ascesa dei Pipini o Carolingi c'è una lenta ripresa. Carlo Magno diventa imperatore nell’Ottocento. Tenta di realizzare la rinascita dell'impero e della civiltà di Roma. L'asse politico e culturale della cristianità si sposta verso il centro e verso il nord dell’Europa e verso i popoli Franco-germanici questo perché abbiamo l'espansione dell'islam avvenuta nell’Ottocento; infatti, gli arabi dominano quasi tutta la Spagna, Sicilia, Africa settentrionale e controllano Il Mediterraneo rendendo difficili gli scambi commerciali.

Il latino nell’alto medioevo

Nell'alto medioevo, la lingua della comunicazione culturale nella penisola italiana era il latino che si era imposto, a partire dall'ottavo secolo a.C., grazie alle conquiste dell’Impero Romano, in molte regioni europee. Nel tempo il latino aveva raggiunto un'identità linguistica precisa. Tuttavia, nelle diverse regioni abbiamo diverse parlate che presentavano alcuni elementi del sostrato, che talvolta sono percepibili ancora oggi nei dialetti o nelle parlate regionali italiane. Varietà colloquiali o dialettali simili alle nostre già esistevano fin dal suo periodo classico nella società romana.

Augusto stesso, secondo Svetonio, parlando indulgeva ai volgarissimi, perfino Cicerone si chiedeva all'interno di una lettera se nel suo stile epistolare non indulgere troppo alla lingua del popolo. Questa e varietà colloquiali rimasero frenate, disciplinate e le differenze fra la lingua letteraria e l’uso parlato rimasero contenute entro l'ambito stilistico. Quando la società romana repubblicana, fondata sul potere senatoriale, venne posta in crisi dalla pressione dei ceti subalterni, gli Humiliores, le cose cambiarono:

  • Alla crisi del potere dirigente politico si applicò quella del potere dirigente linguistico.
  • Nella chiesa le differenze all'interno del latino, che esistevano sin dall'inizio delle sue fasi più antiche, erano ormai arrivate a creare un’incomunicabilità equiparabile a tutto ciò che i missionari cristiani avevano dovuto affrontare nell'evangelizzazione di popoli non latini o talmente incolti da non comprendere neppure il latino cosiddetto volgare.

Il latino mantenne a lungo il suo primato culturale attraverso la chiesa, il mondo della cultura e le università. Solo dal IX – X secolo, In Europa cominciano le testimonianze scritte dell'uso dei volgari romanzi. Abbiamo la presenza del latino volgare. Esso era una varietà della lingua Latina usata dal volgo, dal popolo. Con il passare del tempo, questa varietà popolare si è evoluta e ha dato origine alle lingue romanze, ossia ai volgari usati nelle aree che un tempo appartenevano all'impero chiamate Romania.

  • Penisola iberica
  • Francia
  • Belgio
  • Italia

La cultura è legata a forme di trasmissione orale che registrano la presenza di molte tradizioni e usa il volgare.

Area italiana

Bisogna aspettare il tredicesimo secolo per avere una produzione letteraria in volgare rilevante. Prima abbiamo soltanto i documenti non letterari. L'atto di nascita delle lingue romanze viene fissato nel 813 quando, Il Concilio di Tours, promosso da Carlo Magno, nella diciassettesima deliberazione dichiara che i vescovi devono “tradurre le prediche in modo comprensibile, nella lingua romana rustica o nella tedesca, affinché tutti possano comprendere più facilmente ciò che viene detto”. Tra i primi testi in volgare troviamo:

  • Il giuramento di Strasburgo dell'anno 842 scritto in lingua germanica e romanza. Esso è un documento che attesta la reciproca promessa di alleanza strategica tra Carlo il Calvo, sovrano dell'impero occidentale di Carlo Magno, e Ludovico il Germanico, sovrano dell'impero orientale di Carlo Magno, contro il loro fratello l'imperatore Lotario I. Esso fu pronunciato in lingua volgare davanti ai propri eserciti, il testo è la più antica testimonianza delle lingue francese e tedesca e consente di individuare, nel corpo dell'impero carolingio, l'emergere di due gruppi nazionali già individuati.
  • L'indovinello veronese risale alla fine dell'ottavo o al principio del nono secolo. È stato scritto da un copista, persona addetta a scrivere manoscritti di mestiere. “Se pareba boves, alba pratalia araba Albo versorio teneba et negro semen seminaba Gratis tibi agimus omnipotens sempiterne Deus” La soluzione dell'indovinello è il copista stesso. È lui che spinge i buoi ovvero le dita sulla carta, sui prati bianchi, tenendo in mano l'aratro, la penna e spargendo il nero seme ovvero l'inchiostro. L'ultima riga dell'indovinello veronese, in corsivo, è ancora scritta in latino; si tratta di una formula di ringraziamento a Dio, il testo del vero e proprio indovinello, quindi, è rappresentato dai primi versi. Ciò appare significativo perché il copista torna immediatamente a scegliere il latino nel momento in cui l'argomento si fa ufficiale, il ringraziamento a Dio appunto, confinando l'uso del volgare a un momento giocoso, leggero. Dal punto di vista linguistico, vanno già decisamente in direzione del volgare sia la caduta delle consonanti finali delle terze persone dei verbi sia l'uso dell'accusativo dell'aggettivo negro (a rigore nigrum).
  • Il Placito di Capua è un atto giudiziario, un documento ufficiale del 960 d.C. Ritrovato nei pressi di Roma, primo scritto ufficiale in lingua italiana. Il documento è quasi interamente scritto in latino. Nel 960 d.C. a Capua un giudice deve decidere su una causa, intentata dall'abate del monastero di Montecassino a un tale accusato di avere occupato indebitamente terre di proprietà dell'abbazia. La parte che riporta la testimonianza orale a favore degli abitanti è trascritta dal giudice di Capua, Arechisi, in volgare quasi a voler sottolineare la necessità di comprendere questo importante passaggio. Questo è un atto in cui si riporta la dichiarazione di un contadino davanti ad un giudice. Voi il contadino parla l'italiano delle origini, il volgare. Durante la disputa il contadino interviene e dice: Sao ke kelle terre Per kelle fini ki contène Trenta anni le possette Parte sancta benedicti.

La lingua del volgo raggiunge un pubblico più ampio e contribuisce alla diffusione di opere come:

  • Istorietta Troiana che narra la guerra tra achei e troiani
  • Fatti di Cesare legende su eroi romani
  • Meliadus legende sul padre di Tristano, cavaliere della tavola rotonda
  • Libro dei Sette Savi, una raccolta di novelle

Tutte queste opere traducono o si ispirano a opere francesi. Il punto di partenza della nostra Probiletteratura è l’Appendix un elenco di parole latine affiancate dalle versioni popolari scritte in modo errato.

  • SPECULUM – SPECLUM
  • VETULUS – VECLUS

È una testimonianza dell’evoluzione della lingua. I risultati si trovano nelle prime opere letterarie pensate in volgare, e non per fini pratici ma per l’intrattenimento che avveniva all’interno delle corti e che nascono dalla creatività dei giullari. Sono poesie popolari, sviluppate a partire dalla tradizione orale e rielaborate attraverso la scrittura. Si comincia a fare attenzione al ritmo, alla metrica e alla fonetica. Generalmente si tratta di testi dissacratori che spesso usano un linguaggio licenzioso e osceno. Lo schema più diffuso è quello del “contrasto”, ovvero un’alternanza di battute motivate da liti inventate.

I giullari

Essi sono probabilmente anche autori del:

  • Ritmo Laurenziano: è una lode indirizzata ad alti prelati con cui il giullare spera di ottenere benefici;
  • Ritmo Cassinese: è il dialogo tra due monaci, uno occidentale e un altro orientale che contrappongono i piaceri terreni a quelli dello spirito;
  • Ritmo di Sant’Alessio: narra la storia della vita del santo.

Area germanica

L’area germanica è molto attiva dal punto di vista letterario, soprattutto tra il XII e il XIII secolo. Al 1200 risale il Poema dei Nibelunghi che raccoglie e sistema la materia leggendaria nazionale germanica.

Area francese

Siamo tra il XI e il XII secolo, epoca di guerre sanguinose e di crociate. I protagonisti sono i Bellatores, cavalieri, che appartengono all’ordine dei dalla parola latina BELLUM che significa “guerra”. Sono quindi coloro che hanno il compito di combattere, fanno parte dell’aristocrazia guerriera, feudale; hanno un’armatura ed un cavallo da combattimento. Secondo il sistema feudale sono dei vassalli, prestano servizio militare per un feudo, un terreno. Nel XI secolo i cavalieri si trasformano in una sorta di ordine, per farvi parte era necessario passare alcune cerimonie come la vestizione e osservare il codice d’onore, fatto di ideali e regole di comportamento. Ed in questo periodo si sviluppa l’ideale cavalleresco. I valori che fanno parte di questi ideali sono:

  • Prodezza
  • Coraggio
  • Sete di gloria
  • Senso dell’onore
  • Lealtà
  • Fedeltà al signore o al sovrano

Tutti questi valori permettono all’uomo di raggiungere la nobiltà. Non stiamo parlando di un titolo nobiliare ereditato dalla nascita, ma di una nobiltà d’animo. L’ideale cavalleresco è ben espresso dalle chanson de geste, le canzoni di gesta, che narrano le prodezze militari e morali dei cavalieri con l’aggiunta di riferimenti storici e religiosi. Essi non sono scritti nella nostra lingua, ma hanno una grande influenza su molte opere della nostra letteratura. Le chanson de geste (canzoni di gesta) sono lunghi poemi epici che si diffondono nella Francia del nord nella seconda metà dell’XI secolo. La lingua parlata in quel periodo nella Francia del Nord era la lingua d’Oil che corrisponde al francese antico, mentre nella Francia del sud si parlava la lingua d’Oc e Oil sono due particelle affermative che corrispondono al nostro sì italiano.

Questi poemi si incentrano su imprese eroiche, tratte da nuclei storici ben precisi. Il ciclo narrativo più famoso è quello carolingio che racconta le imprese di Carlo Magno e dei suoi conti palatini, meglio conosciuti come paladini. Queste vicende realmente accadute tra l’VIII e il IX secolo vengono rimaneggiate e adattate al tempo; infatti, lo scopo delle chanson de geste era quello di:

  • Trasmettere lo spirito delle crociate
  • Esaltare la casta guerriera attraverso la luce eroica che proveniva da queste imprese
  • Diffondere gli ideali e i valori cavallereschi

Cicli narrativi

Le chanson de geste tendono quindi a raggrupparsi in cicli narrativi. Oltre a quello carolingio, ricordiamo anche il Guillame d’Orange, un cavaliere nobile e puro di cuore che è il protagonista della Chanson de Guillame. L’altro ciclo narrativo è quello che racconta le gesta dei baroni ribelli. Si incentra su lotte intestine che si verificano nel sistema feudale sempre intorno alla figura di Carlo Magno. L’altro ciclo narrativo è incentrato sulle crociate che si sviluppa e si diffonde dopo la fine della prima crociata conclusasi nel 1099 con la presa di Gerusalemme.

Struttura

Sono dunque dei poemi epici, scritti in versi. La lunghezza è variabile ed è compresa tra i 1000 e i 20.000 versi decasillabi, ovvero composti in 11 sillabe. Questi versi sono articolati in lasse, ovvero in strofe. E le strofe sono costruite inizialmente in base ad assonanze e successivamente, con il passare del tempo, si sceglie invece uno schema ritmico ben preciso. La struttura è aperta, si potevano togliere o aggiungere episodi senza che l’intreccio venisse sconvolto particolarmente. Le chanson de geste vengono composte per essere cantate e accompagnate dalla musica, sono destinate, dunque, alla diffusione orale. Per questo motivo sono frequenti ripetizioni, formule stereotipate, che aiutavano il cantante a ricordare il poema, e i riferimenti al pubblico, che in questo modo poteva sentirsi più coinvolto. Gli autori delle chanson de geste sono anonimi e non dobbiamo stupirci, perché nel medioevo l’idea di autorialità non era così affermata. La diffusione era affidata ai giullari che cantavano questi poemi nelle piazze e nelle corti.

I giullari

Sono coloro che manipolano i testi e li interpretano liberamente con parole, con la mimica e con la musica. Erano semplici giocolieri, mimi oppure poeti dotati di una certa cultura e godevano quindi di grande prestigio a Boves in Francia, infatti, c’era una scuola per giullari e ogni giullare otteneva un feudo.

La Chanson de Roland

La chanson de geste più famosa è la Chanson de Roland (la canzone di Orlando) che risale ad un periodo compreso tra la fine dell’XI secolo e l’inizio del XII secolo. La chanson de Roland è un poema di 4002 decasillabi articolati in lasse di varia lunghezza. Le lasse sono collegate tra loro grazie a delle assonanze. Il manoscritto più antico grazie al quale conosciamo la Chanson de Roland è il Manoscritto di Oxford che è stato redatto nella metà del XII secolo in anglo-normanno. Per quanto riguarda l’autore di questo manoscritto, alcuni critici sostengono che non ci sia un unico autore e che la chanson de Roland sia il risultato della fusione di varie leggende. Alla fine del manoscritto di Oxford però troviamo il nome di Turoldo e non si sa se è un autore o soltanto un copista del manoscritto.

I protagonisti

I protagonisti della chanson de Roland sono gli undici paladini del re Carlo Magno che sono impegnati in una guerra contro i musulmani di Spagna. Tra loro spicca Orlando che per un complotto viene scelto come guida per una retroguardia che deve tornare in patria. Arrivati sui Pirenei, a Roncisvalle, i guerrieri ricevono un’imboscata e Orlando muore, suonando l’olifante in punto di morte. (L’olifante è un corno magico e richiama l’esercito di Carlo Magno) Orlando non lo suona prima perché non vuole mettere a repentaglio la vita del proprio sovrano e con il suono invece eseguito in punto di morte vuole annunciare il suo sacrificio. Quando Carlo Magno arriva a Roncisvalle trova Orlando ormai morto; quindi, si vendica sui Saraceni e sul traditore Gano, che aveva organizzato il complotto. Mentre Alda, la sposa di Orlando, muore non appena apprende la notizia. Ricordiamo che la battaglia a Roncisvalle è un fatto storico realmente accaduto nel 778. Orlando è un eroe che passa alla storia, perché è espressione dell’ideale eroico e religioso del medioevo. Dimostra un’indomabile fierezza d’animo e un senso rigido e solenne del dovere verso il suo re, verso Dio e verso la religione cristiana che è pronto a difendere anche al costo della sua vita. Orlando viene nominato per la prima volta nella Vita et Gesta Caroli Magni, una biografia di Carlo Magno scritta da Eginardo, un cronista che abitava proprio nella corte di Carlo Magno. Eginardo nomina Orlando proprio parlando della lotta di Roncisvalle e lo consegna in questo modo alla storia. Dal Ciclo carolingio delle chanson de geste ha origine una vasta fioritura di romanzi e di poemi che completano in modo diverso le vicende dell’eroe Orlando pensiamo ai poemi cavallereschi come l’Orlando innamorato di Boiardo oppure all’Orlando furioso di Ariosto.

Amor cortese

In Francia inizia a nascere l’ideale cortese quando i valori della classe cavalleresca influenzano la vita quotidiana della società feudale. Alle qualità che l’uomo deve dimostrare in guerra si aggiungono infatti:

  • La difesa dei più deboli
  • Disprezzo dei beni materiali
  • Generosità

Si delinea così un modello di comportamento tipico dell’élite che vive nelle corti e per questo motivo prende il nome di “cortese”, ovvero di “buone maniere”. L’ideale cortese ispira numerosi romanzi dedicati a un pubblico che è alla ricerca di modelli di comportamento e vede i cavalieri come un esempio da seguire. In questi romanzi trovano spazio per la prima volta anche...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Odietamo99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Puccetti Valter Leonardo.
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