25/02/2019
La diffusione del sapere è influenzata dal sistema socio-culturale orientato. Per utilizzare la
metodologia adatta a studiare un testo è necessario prendere in considerazione l’idea,
teorizzata nel ‘900,che la nostra tradizione ha operato una cancellazione di alcune opere
causata dal sistema di trasmissione. Inizia così, tra gli anni ’80-’90, la crisi del sistema
interpretativo, ma la società è ancora lenta nell’accettare tale cambiamento antropologico,
basato sul tentativo di decostruzione dei criteri culturali. Tutte le forme espressive e di
elaborazione culturale si avvalgono di stereotipi molto forti, ma non sempre essi sono
percepiti. Tutta la cultura occidentale, compresa quella italiana, è influenzata da
tali pregiudizi, che non si dissolvono nemmeno in ambito accademico. L’obiettivo degli studi di
genere non è aggiungere qualche nome di donna al canone letterario, né limitarsi allo studio
della scrittura femminile, ma leggere in modo più profondo e attento le scritture di donne e
uomini.
È necessario innanzitutto distinguere sesso e genere. Il sesso è biologico, mentre il
genere è un prodotto culturale in quanto coincide con ciò che una determinata società, con le
sue caratteristiche sociali-culturali-economiche, vi associa, ossia ruoli e aspettative. L’identità
è un insieme di saperi e conoscenze individuali, ma che derivano anche dall’appartenenza ad
una specifica area geografica caratterizzata da una sua storia/lingua/cultura. È dunque più
le l’identità,
opportuno dire identità, più che perché esse si legano ad un’appartenenza
spaziale. Uno degli errori che si tende a fare posizionandosi su tale punto di vista è
considerare queste forme di scrittura studiabili indipendentemente, avulse dal contesto e
dalla tradizione che le ha circondate. In realtà la letteratura italiana è ancorata alla
tradizione, dunque qualunque scrittrice, in qualsiasi periodo hanno uno sguardo che vede ciò
che c’è intorno. Si costruiscono così tradizioni narrative specifiche, che guardano alla
letteratura cercando qualcosa di differente. Questa specifica tipologia di tradizioni
sono chiamate dalla critica femminista genealogie(?). Rispetto al canone dei
classici si sceglie punti di riferimento più interessanti. Il canone è lo strumento per
eccellenza della trasmissione, poiché vista l’impossibilità di tramandare tutto bisogna
scegliere i materiali principali. In tutta la cultura occidentale si attua una
contrapposizione e una gerarchizzazione tra le opere. Nel sistema prevalente occidentale
tutto ciò che è femminile, natura e corpo viene accantonato, fin dall’epoca classica (si noti
che non sono tramandate autrici latine, poiché le donne a malapena erano incluse nelle classi
sociali). I nomi che casualmente si leggono depositati nei passaggi conservati del primo
(Il sublime,
canone occidentale trattato di retorica trasmesso dai filologi alessandrini), ovvero
civil conversazione,
Saffo e ??. Nel Rinascimento si ripropone il modello latino di in cui
donna di palazzo cortigiane,
troviamo la figura della (le in realtà prostitute). Critici come De
Santis propugnano l’idea che per scrivere bisognasse essere anziani uomini. Il lavoro di scavo
delle critiche femministe degli anni ’80-’90 ha portato alla luce numerosi testi di donne, non
appartenenti ai generi principali.
La trasmissione avviene quando si riconosce un valore a ciò che si veicola, per questo
tantissimi testi antichi non copiati sono andati perduti. Il canone ha operato non facendo
trasmettere i testi che non corrispondevano ai criteri individuati. Gli usi e i riusi nella scrittura
sono sempre esistiti, in particolare in quella femminile, che si ritrova di continuo a dialogare
con quella maschile per affermare la propria esistenza e appartenenza al sistema letterario,
formato da un pensiero dominante e da uno non dominante. Dopo il 1861 e l’Unità d’Italia c’è
un processo complessivo di accorpamento, in cui tutta l’intellettualità italiana progetta il
regno unito e ragiona sui valori da attribuirgli, anche a livello culturale per definire letteratura
e lingua nazionale. Un esempio su tutti è quello di Manzoni, cresciuto nell’illuminismo
francese (differente da quello italiano, meno filosofico e più concentrato su problemi socio-
Dei delitti e delle pene
culturali, si legga di Beccaria).
Già dal 1600, agli albori dell’età moderna, le donne iniziano a scrivere su loro stesse, sul loro
ruolo e la loro dignità, rivendicando il loro ruolo nel dibattito. Tra ‘800 e ‘900 la riflessione si
focalizza sul rapporto donna-scrittura, sul materno. Quest’ultimo non è solo
legato al fatto che il genere in questo caso si identifica con una funzione materna, ma
anche al fatto che la letteratura stessa si è declinata come una funzione materna. Le
figurazioni legate alla produzione letteraria come parto materno e prodotto intellettuale
di filiazione sono antichissime. I gender studies, legati come i cultural studies
(incentrati sullo studio di uno spazio storico-geografico) al necessario aspetto
materiale e corporeo della cultura e della letteratura, hanno concepito il prodotto culturale
come ancorato in modo imprescindibile ai soggetti. C’è un corpo che ha una identità storica e
di genere e si muove in uno spazio.
26/02/2019 Si è parlato a lungo di inesistenza o invisibilità della scrittura delle donne e la
critica femminista dagli anni ’80 ha rintracciato alcuni punti che spiegano questa
cancellazione. Il principale pregiudizio da smontare fu quello che negava l’esistenza di una
scrittura femminile, sebbene i testi che emergevano dalla ricerca fossero piuttosto numerosi.
sapere alternativo
Se oggi si parla di alla cultura dominante è proprio grazie a questo lavoro di
studio, che ha portato alla luce, tra gli altri, i testi delle streghe. Ci sono due donne emblema
di tale azione di recupero: Guglielma e Maifreda, studiate dalla filosofa Luisa Muraro, che ne
ha rintracciato gli atti processuali scritti per dimostrare la negatività delle loro figure, del loro
percorso e del loro sapere. Da questi atti processuali emergeva come dono diabolico la
scrittura, usato come strumento di trasmissione del pensiero: i loro testi sono andati perduti,
ma alcuni passaggi sono allegati agli atti come prove. Non è dunque vero che le donne non
hanno scritto, semplicemente si occupate di testi diversi, che spesso hanno avuto poco
seguito. Ma è possibile anche il contrario, in quanto ci sono autrici del ‘900, autrici di
grandi best sellers, oggi pressoché dimenticate. In questo caso è stato necessario ricostruire,
oltre al testo, anche le sue vicissitudini editoriali (componenti materiali del fare letterario),
sebbene esse siano considerate secondarie rispetto alla critica e all’interpretazione degli
scritti. Se non si trasmette un testo, tuttavia, esso si perde.
Il primo problema è quello del canone, ovvero l’elenco degli autori letterari ritenuti più
importanti o l’insieme delle opere letterarie al quale riconosciamo il ruolo di capolavoro
(eccellenza, perfezione della letterarietà) e che vorremmo far studiare ai posteri in quanto
testimonianza del meglio che una data cultura ha prodotto, e dunque contenente il meglio di
quella cultura. Il “canone” era originariamente un oggetto usato per la misurazione e anche
quello letterario serve a misurare e confrontare le opere. Il canone non solo opera una
selezione segnalando ciò che ritiene perfetto, ma prevede anche che tale selezione sia
strumento di confronto per stabilire se ciò che si raffronta con tale perfezione sia perfetto o
difettoso rispetto alla letterarietà. Quello che viene reputato imperfetto solitamente è gettato
via, dunque è fondamentale riflettere sugli elementi che costituiscono la perfezione universale
delle opere canonizzate. All’origine della cultura occidentale e della letteratura italiana in
Il sublime.
volgare si pone un testo alessandrino basilare: Esso è un frammento di un trattato
più ampio che riguardava le forme retoriche del discorso (racconto, esortazione, lamento
funebre), teorizzandone di ciascuna le caratteristiche più corrette. Il trattato
completo era composto dalle 5 parti della retorica tradizionale, ovvero dell’oratoria legale:
inventio, dispositio, elocutio, memoria, actio (sebbene nelle arringhe entrassero in gioco solo
L’inventio
le prime 3 parti). ha lo scopo di cercare tutti i concetti e le motivazioni atti a
dispositio elocutio
convincere; la riguarda l’ordine logico in cui tali ragioni vanno elencate; l’ si
memoria
concentra sullo stile e sulle scelte lessicali e sintattiche del discorso; la proponeva
l’actio
tecniche per ricordare il discorso; analizzava gestualità e movenze atte a persuadere.
Inventio dispositio l’elocutio
e possono essere le stesse, ma muta in base alla tipologia del
genere letterario.
Sublime, elocutio,
Il trattato del in realtà, descrive solo un tipo di ossia quella dei testi atti a
spronare il lettore a compiere azioni eroiche. Ne consegue che, se si considerano solo le opere
che mirano a modificare l’atteggiamento del lettore e a spingerlo a pensare o a fare qualcosa,
la letteratura può avere solo funzione didattico-didascalica. Questa spinta all’azione si
produce attraverso un linguaggio che eccita le passioni, ottenuto con un fortissimo uso
di figure retoriche (similitudine, metafora, ossimoro, chiasma, endiadi). Nel corso del tempo il
linguaggio retorico si modifica, prediligendo figure su altre (predominano metafore e
allegorie). A differenza del Medioevo, in cui ci si sentiva in continuità con la antichità
immediatamente precedente, dall’Illuminismo in poi si inizia a percepire una differenza. La
funzione didascalica della letteratura non è negata, ma la componente estetica e di piacere
diviene via via più influente. L’Umanesimo inizia a riflettere sulle caratteristiche del
dulci elocutio
latino, ovvero la capacità di elaborazione linguistica dell’ che attraverso il
piacere insegna. Inizia la stesura di dizionari che contengano le parole latine utilizzabili in
quanto accreditate dai grandi poeti dell’età augustea, i quali erano segnati dai due principi,
grazia armonia.
teorizzati da Castiglione, di e Lo stile deve essere percepito come musicale, la
rima torna ad essere un elemento fondamentale della costruzione, la successione di parole
con accentazioni specifiche rende armonico e scorrevole il verso. Questo comporta tutta una
scelta di figurazioni, in genere metafore che non hanno a che vedere con il corpo (deiezioni,
sangue, cibo erano concessi solo nel genere comico). Quel canone, che tende a definire
l’universale letterario per eccellenza, esclude una serie di scritture, soprattutto quella
femminile.
Il Rinascimento inizia a riconoscere alcuni autori –imitatori della lingua classica-come
perfezione del loro ideale e Bembo teorizzerà i modelli in Boccaccio per la prosa e Petrarca
per la poesia, autori entrambi legati ad un periodare alla latina ricco di subordinate e
coordinate. Dante è un’eccezione perché usa una varietà di registri linguistici e stili
varìetas,
difficilmente sistematizzabile. La ovvero la singolarità degli elementi, non è Orlando
perfezione, poiché essa risiede nell’unicità: si pensi a Tasso che ravvisa il difetto dell’
furioso nella eccessiva varietà e confusione e nell’assenza di una storia centrale che organizzi
il testo. La prima edizione del vocabolario della Crusca (1622) identifica la lingua perfetta in
termini lessicali e sintattici con quella di Petrarca e Boccaccio e iniziano a diffondersi dizionari
dei termini da loro impiegati. Fino al 1800, con Padre Cesari, si continua a considerare la
lingua di tutti i trecentisti come la migliore, quindi per secoli tutte le opere
contenute nel canone si attengono a questa istanza di perfezione formale. Per questo
motivo le petrarchiste, pur essendo donne, sono presenti sebbene costrette ad aderire al
canone per non esserne escluse o addirittura inserite “a forza” dai critici. Isabella di Morra, ad
esempio, pur essendo considerata da Croce una petrarchista, scrive di religione (non di
amore) e inoltre, vivendo al Sud, non è legata alla corte veneziana, luogo fondamentale
perché sede di stamperie che facilitavano la diffusione delle opere. Alcune petrarchiste lo
sono diventate a causa delle edizioni dei loro testi: quelli di Gaspara Stampa, ad esempio,
Canzoniere
furono curati dalla sorella dopo la sua morte in modo da imitare il percorso del di
Petrarca. Con la diffusione della poesia petrarchista gli editori, riuniti per ragioni commerciali,
pubblicano grandi antologie di autori petrarcheschi e contemporaneamente
compaiono anche antologie di autrici come Gaspara Stampa, Veronica Franco, Vittoria
Colonna, ritenute attraenti per un pubblico curioso, ma comunque scelte in virtù della
loro aderenza al modello (è possibile che i componimenti scelti fossero un’eccezione nella
produzione di quelle poetesse, ma non c’è certezza in quanto gli altri testi sono andati
perduti).
Altro elemento importante è che chi scrive si forma su un canone a cui è portato ad aderire se
vuole avere successo e per questo è scorretto tenere fuori la scrittura femminile dalla
letteratura di mainstream, in quanto le autrici studiano lo stesso canone degli autori. Oggi i
canoni si costruiscono a partire da ciò che è insegnato a scuola, ma sono arricchiti da
esperienze individuali: molte scrittrici sono entrate in contatto con il femminismo e il loro
canone, acquisendo maggiore consapevolezza (Aleramo, de Cespedes, Banti, Cialente e più
recentemente Vinci e Mazzucco). Grazie alla conservazione che i movimenti femministi hanno
attuato dei loro documenti (opere letterarie, giornali, volantini) negli anni ’80-’90 ne è stato
Dialogo della divina provvidenza
possibile il recupero e la diffusione. Il di Santa Caterina, ad
esempio, è un trattato rimasto a lungo inedito, nonostante dal punto di vista formale potesse
assimilarsi ad opere di alta letteratura. Il confessore, poi, la costrinse a dichiarare che la
scrittura fosse un dono divino, quando lei, essendo figlia di mercanti, l’aveva appresa in casa
(ma se lo avesse detto le sarebbe stato detto che era stato il demonio ad istruirla).
Più in generale si può dire che attualmente più un’opera segue un modello standard meno
valore gli si attribuisce, la si considera “letteratura di genere” in quanto i meccanismi
che la fanno muovere sono riconoscibili e conosciuti a priori, come nel giallo o nel
romanzo rosa. Il concetto di straniamento è reputato più importante di quello di familiarità,
tanto che si assiste al mutamento di alcuni generi, come il giallo, che ingloba anche inedite
riflessioni sulla società e questo ha aperto la strada a molti studi teorici inediti.
Tuttavia il canone si era modificato per la prima volta con il Romanticismo, ma come
affermato da Madame de Stael, gli italiani erano troppo ancorati alla cultura classica e al suo
canone per essere romantici e aperti alle innovazioni. In precedenza il canone aveva
poggiato prettamente sul piano formale, tanto che coloro che non vi aderivano, specialmente
le donne, erano tacciati di incapacità di scrivere. Nel momento in cui si è riconosciuta la
presenza di soggetti che producono una scrittura di cui si può ricostruire la storia nel corso dei
secoli -grazie all’identificazione con la stessa condizione socio-culturale (ad es. l’esclusione)-
si deve riconoscere che il soggetto è nato in un sapere, ma nel momento in cui è escluso,
altro.
poiché non soddisfa il canone, è perché il suo sapere è La maggioranza di questo sapere
marginale è costituita dalla scrittura delle donne, che si configurano dunque come un
soggetto politico. Questo sapere altro non può non incidere sulla condizione sociale e
culturale, se ad esso è concesso spazio. Ciò comporta che qualunque atto prodotto all’interno
di un sapere altro per affermare l’esistenza di un soggetto è un’azione politica, così come lo è
la trasmissione del sapere, in quanto trasmette i valori di una società, forma le identità future
e crea consenso.
cultura delle corti
Si pensi alla del ‘500, le quali per autoconservarsi necessitano di consenso
e dunque ricorrono alla persuasione letteraria, affidata al teatro (la messa in scena, spesso in
spazi esterni alla corte, è anche propaganda, autorappresentazione e autocelebrazione per le
famiglie che aspirano a diventare dinastie) e al poema epico (invenzione di una favola mitica
da raccontare al popolo). La letteratura ha un forte potere politico, quando Machiavelli scrive
Il principe intende produrre un’opera che fonda la dottrina politica.
Dal momento in cui si assume consapevolezza che si può scrivere anche appartenendo al
genere femminile, esso comprende di poter produrre la propria rappresentazione del mondo e
costruire un sapere politico altro. Molte scrittrici, tuttavia, pur producendo un atto sociale e
politico legato alla scrittura (come la Serao, fondatrice di molti giornali, o la Deledda, che
rappresenta la vita delle donne sarde, Neera) non lo riconoscono come tale e rifiutano di
femministe.
definirsi Via via che la consapevolezza cresce non si può più ignorare il fatto che
si crei un sapere altro, il quale produce figurazione e cartografia. Una figurazione è
un’immagine letteraria che non dice solo qualcosa legato alla narrazione/lirica, ma che
contiene una riflessione, anche velata, sui rapporti di potere fra i generi nella società che
produce il
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