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Letteratura italiana II

Arcadia

L'Arcadia è un'accademia che sorge nel 1690 nella villa della principessa Cristina di Svezia. Tra il 1400 e il 1500, le accademie hanno avuto uno sviluppo autonomo molto forte e hanno dato un impulso alla cultura, alla scienza e alla ricerca (Umanesimo). Esse riscoprono la centralità dell'uomo, lì si studiano le umane litterae e le si distingue dalle divine litterae. La storia ci riconduce alla fabula, costruzioni letterarie degli intellettuali. C'entrano con l'Arcadia perché Gravina, uno degli animatori dell'Arcadia, era talmente attento e interessato agli esordi della letteratura italiana da proporre una via alternativa rispetto a un modello arcaico originale.

Cos'è l'Arcadia? Antica regione della Grecia, mitologicamente si rappresentava la presenza quasi esclusiva di pastori. Si riteneva fosse una regione sospesa nel tempo, a sé stante e nel 1690 Gianbeni danno avvio all'Arcadia, insieme a Ludovico Vincenzo Gravina e Giovanni Mario Crescimbeni. Antonio Muratori vuole essere un ricongiungimento con quella aura di schiettezza letteraria e culturale di cui questi intellettuali sentivano il bisogno.

Il gusto letterario si era ormai eccessivamente piegato al gusto dell'arguzia, dell'acutezza, della difficoltà che diventava un simbolo di potenza poetica, ma che in realtà rappresentava il deterioramento di quello che un tempo era stato il gusto Barocco (ridondanza, pleonasmo, tensione eccessivamente stirata sulla ricercatezza della creazione retorica, che a sua volta era una reazione al classicismo cinquecentesco, che diveniva un elemento deteriore, di gusto e di estetica che voleva essere modificato).

Nel 1494, c'è l'ingresso della tradizione latina della poetica di Aristotele a cura di Valla (non Lorenzo), una ripartizione di generi di tipo tradizionale che non aveva ancora assimilato la divisione aristotelica su ditirambica, epica e così via.

La letteratura italiana segue una curva sinusoidale, l'Arcadia tenta di stabilire un gusto il più lineare possibile, rispecchiava l'estetica letteraria del tempo, seguendo il razionalismo scientifico. Nella forma interiore l'Arcadia auspicava la semplicità arcaica dell'antica regione greca, e Marino era tra gli strali principali perché già aveva compreso quanto il petrarchismo e la codificazione (Bembo, Prose della volgar lingua) fossero un elemento deteriore: imbrigliavano la tradizione letteraria in schemi stilistici preordinati (Boccaccio prosa e Petrarca poesia). L'Arcadia aveva un bagaglio letterario da svecchiare: non poteva fare lo stesso procedimento barocco (estenuare le tecniche fino ad implodere o spacchettare stilemi e fonemi es. La navicella d'avorio sul mar biondo, ripresa del crine di Laura di Petrarca attraverso la metafora).

L'Accademia nasce dalla conoscenza profonda di ciò che è venuto prima: il Barocco. Ogni autore non è figlio del proprio tempo, ma della generazione letteraria precedente. L'Arcadia è un'opera di Sanazzaro, che propone un viaggio poetico nella Napoli sotterranea fatto da pastori travestiti da personalità note della Napoli aragonese.

Gravina

L'Arcadia non propone solo la favola pastorale: Gravina è meno tradizionalista di Crescimbeni. Discussione sulla poetica: Arcadia come processo di rinnovamento del Barocco. Nel 1711 si scinde e Gravina dà luogo all'Accademia dei Quirini e nel 1718 i Quirini riconfluiranno nell'Arcadia. Gravina è un'anima inquieta e critica all'interno dell'Accademia.

Ragione poetica di Gian Vincenzo Gravina, Primo Libro: Gravina si occupa di immaginare per chi e a quale fine un intellettuale debba creare, inventare un'opera poetica. Gravina distingue a fronte dell'intellettuale due tipologie di menti umane: quelle pure e quelle volgari. Si interroga sulla funzione civilizzatrice della letteratura e per fare questo recupera due figure mitologiche dell'antichità: Orfeo e Anfione, due cantori che attraverso la forza delle loro parole sono riusciti a persuadere persone, cose e animali.

La funzione civilizzatrice delle lettere era già in Poliziano. Orfeo è colui che riesce a persuadere gli dei a scendere negli Inferi per rivedere Euridice a patto che non si giri a guardarla prima di essere venuto fuori nuovamente. La loro storia non è solo d'amore, ma di poetica (storia intellettuale). Fa l'esempio di Orfeo perché le menti volgari saranno avvinte da un livello più basso di attenzione a questa fabula, saranno colpite dall'esteriorità della vicenda, mentre quelle pure avranno inventato questa vicenda (verbo latino Inventio, “reperimento dei materiali” primo degli elementi della composizione retorica insieme a Dispositio ed Elocutio, oltre a Memoria e Actio), sono quelle creatrici. Le menti pure sono quelle dei Sapienti, ad esse fanno da contraltare le menti volgari. Della creazione delle Fabule le menti volgari hanno più bisogno perché sono quello strumento che serve alle menti pure, che raggiungono la verità attraverso il raziocinio per spiegare alle menti umili quella stessa verità (colta direttamente tramite la Ragione, le quali elaborano una fabula e rielaborano una verità per fornirla alle menti volgari).

Le Fabule sono utili alle menti pure affinché le menti volgari possano recepire delle verità che contengono delle virtù (onestà, legata alla fede religiosa). La realtà è un ente percepito dalla mente pura, ma per essere spiegata ha bisogno di un abito più semplice. Quando la favola sarà costruita in modo tale che all'interno del vaso ci sia una verità allora verrà resa disponibile alle menti volgari attraverso i cinque sensi (il sesto senso non è appannaggio delle menti volgari). Citati i Lumi della Ragione “cerca testo ma per ridurci al nostro principio la poesia è una maga salutare”.

Gravina discute dell'utilità della poesia, ha due livelli: il primo livello ci riconduce alla necessità che i poeti creino delle immagini fantastiche che possano essere facilmente comprese da coloro che poeti non sono. L'anfora contiene la fabula, la storia, il contenuto. C'è gente che può capire solo ciò che vede e altre, per la strada dell'intelletto, cose che non si vedono. Cavalcanti sosteneva che se manca la vista manca il contenuto. Le favole contengono una morale, ma quel contenuto della storia è percepibile dalle menti volgari attraverso gli occhi (più sensoriale) e dalle pure attraverso l'intelletto. I poeti hanno individuato l'elemento materialistico per insinuare nelle menti rozze attraverso l'artificio (Ars “Arte”, altro termine che indica uno sforzo dell'intelletto, una pratica razionale, non materiale). Dante ad esempio esprime 3 vizi con le forme visibili del leone, della lupa e della lonza (e anche lui voleva descrivere l'eterno attraverso la Divina Commedia, quindi anch'essa è una fabula).

Illuminismo

In Francia, l'Illuminismo si sviluppa grazie ai Filosofe, coloro che cercano la sofia “saggezza”, che non è altro che un obiettivo condiviso da intellettuali del 18 secolo i quali hanno mutata consapevolezza rispetto al Barocco per riuscire a raggiungere la verità attraverso la Ragione.

Vico

Vico, con La Scienza Nuova, assume una posizione alternativa rispetto al passato, non è un autore esclusivamente lontano dal passato, riprende Galilei, il quale attraverso la prepotenza del metodo scientifico aveva iniziato a contrastare quel dominio che si era andato a sedimentare nella mentalità degli intellettuali che era stato proposto e imposto dalla Chiesa e dalla Riforma Cattolica, che aveva nel Concilio di Trento del 1549 la sua forza propulsiva. Inizia a lavorare dal 1720 al trattato. È composto da più parti: tra il 1720 e il 1722 pubblica il “Diritto Universale”, i Principi della Scienza Nuova che poi vengono nel 1730 riargomentati e rivisti nella Scienza Nuova del 1730. Lo zoccolo duro della teoresi sta nei 5 libri della Scienza Nuova, riassunto della filosofia di Vico.

Solo i titoli indicano una straordinaria ampiezza di interessi: dal diritto, alla scienza, alla filosofia, alla religione e letteratura. Il principio è quello del Verum Factum “Vero Fatto”. All'altezza della prima metà del 1700 gli intellettuali europei sentivano la necessità di dover riformulare i principi soprattutto dell'indagine storica, realtà che intendono creare su una base scientifica razionalistica, del rapporto tra Storia e Verità. Per arrivare a questa definizione Vico elabora una Storia Ideale Eterna ed è un principio che era già stato esposto da Macchiavelli nel Principe (natura umana immodificabile, ciò che cambia sono gli accidenti).

In questa teoresi un ruolo essenziale viene riconosciuto alla poesia (come Gravina), alla sensibilità, all'immaginazione, sottoposti a un rapporto più serrato con l'uso della Ragione, che tutti gli uomini colti dovrebbero utilizzare. Non ebbe successo, fu scoperto successivamente da Foscolo, Manzoni, Croce. Egli si pone su una base scientifica del tutto alternativa al razionalismo cartesiano (forma di affermazione quasi aristotelica, dogmatica, delle verità scientifiche) e si pone in forte alternativa rispetto al mondo della scienza del secolo precedente.

Ritiene che si possa perseguire una conoscenza profonda e vera solo di ciò che è stato fatto e vissuto direttamente. Il campo attorno a quale Vico applica questa idea è la sua biografia. La storiografia viene ora declinata come scienza razionale che vuole indagare scientificamente quello che è stato fatto dall'uomo. La caratteristica di Vico è quella di aver coniugato la natura umana partendo dal principio religioso (l'assioma che la natura è opera di Dio e di conseguenza è un concetto e ha una regola che è insondabile nel profondo per l'uomo). Ribalta l'espressione cartesiana del Cogito Ergo Sum: non è più necessario il solo pensiero.

Provvidenzialisticamente Vico suddivide la storia in tre differenti momenti, chiamati Età: degli dei, degli eroi, degli uomini. Giusnaturalismo specie umana suddivisa in 3 età.

  • Età degli dei: gli uomini vivevano affidando la conoscenza agli istinti, ai propri sensi (il sensismo è una delle correnti filosofiche contenute nell'Illuminismo), alla propria fantasia. Gli uomini antichi, non potendo indagare razionalmente i fenomeni naturali che non potevano conoscere scientificamente, gli attribuivano forze non misurabili e quindi diventano le forze della divinità (che possono essere anche punitive). Gli dei comunicavano attraverso gli oracoli, che usavano un linguaggio criptico (non esplicito) e questa età dà luogo ai miti religiosi (teogenesi).
  • Età degli eroi: individua la creazione di nuclei sociali più grandi, meglio organizzati, in cui un gruppo sociale può imporsi su altri gruppi sociali e questi gruppi che raggiungono una supremazia su altri arrogano a sé virtù che nell'età precedente erano stati attribuiti dagli dei (temperanza, pietà, coraggio, forza). È l'età in cui si devono formare governi oligarchici di ascendenza aristocratica. Letterariamente attribuisce a questo periodo la nascita della poesia epica, nella quale era contenuta la glorificazione dei primi eroi (poemi omerici).
  • Età degli uomini: non è una fase di contrasto, semplicemente tutte le credenze popolari, tutti i miti del passato. Vengono date delle spiegazioni. Sicuramente uno degli elementi principali di questa età (problema politico contemporaneo) è l'uguaglianza degli uomini di fronte alla legge.

La Rivoluzione francese del 1777-1789 e i moti carbonari in Italia del 1822 portarono avanti questo principio di uguaglianza, spingendo verso una forma di repubblica di ascendenza razionale che contrastava la monarchia. L'immissione di razionalismo nella storia comporta la revisione del vivere civile. All'età degli uomini attribuisce alcune forme di razionalità specifica: logica, economia, diritto, questi tre elementi in Italia saranno sviluppati dagli illuministi (economia illuminista meridionale Antonio Genovesi).

Conato = aspirazione, tentativo, tensione virtuale alla conoscenza. La perfetta conoscenza non è appannaggio dell'uomo ma di Dio. L'obiettivo di questa impostazione storiografica e scientifica è quello di riuscire a consigliare l'uomo nel superamento di certi impulsi primitivi che hanno caratterizzato e limitato quelli che erano considerati bestioni insensati in età primitiva, così detti perché affidavano la loro vita, esistenza, capacità razionali agli istinti ferini e che non potevano garantire la costituzione, seppure in forma nucleare, della società. Dal concetto filosofico Vico dipana una considerazione dall'alto verso il basso (da Dio alla determinazione delle Nazioni).

Da fine 1600 fino alla metà del 1700 si afferma a livello storico la dissoluzione dell'Ancien Regime e la preposizione da parte dei Filosofe di un modello persino politico che cercava di temperare l'Assolutismo attraverso l'uso della Ragione.

Nell'antichità gli intellettuali reggevano lo strascico ai soldati, nel 1700 gli intellettuali portano il Lume davanti ai sovrani e ne illuminano la strada: filosoficamente è un'immagine riscontrabile in tutta la letteratura settecentesca, nel teatro, nella storiografia. L'intellettuale è unico detentore di un strumento che deve rendere dotti i sovrani riguardo la vita. La vita dei sovrani ha una ricaduta assai forte sui sudditi.

Della scoperta del vero Omero (Scienza Nuova, edizione 1744)

Nelle civiltà antiche poesia e mito coincidevano (creazione letteraria poetica e mito esitavano nello stesso prodotto letterario). Poesia: da Poiein “Fare”, il poeta è un fabbro, colui che lavora un materiale. Non è una ricerca sterile e fine a sé stessa (la suddivisione delle Età), perché per capire il futuro è necessario indagare il passato. Le civiltà sono utili a comprendere lo sviluppo della Nazioni (come gli uomini hanno fasi evolutive o involutive, così anche le Nazioni). Gli uomini primitivi erano definiti da Vico poeti teologi perché riuscivano a interpretare e restituire a chi non era poeta teologo il volere divino, il fine era comprendere e spiegare elementi naturali.

Su Omero all'epoca di Vico non vi erano buone recensioni poiché era ritenuto detentore di una sublime sapienza riposta solo nella mente di Omero (già Platone aveva tentato di dare un'interpretazione più realistica della figura di Omero). Vico diceva che Omero poteva essere analizzato come il riassunto di una favola allegorica: proponeva delle immagini che non erano esattamente quelle proposte, ma che rimandavano a concetti altri, più profondi e superiori.

Il principio dell'Illuminismo era garantire all'uomo una scientifica e universale emancipazione dalla tradizione e dal mito. Nel 1784 Kant sosterrà la necessità di far uscire l'uomo dalla minorità (stato d'inferiorità rispetto al vero, alla verità dei fatti): l'uomo non deve essere legato solo al fatto che percepisce con i sensi e deve cercare di dominare scientificamente e razionalmente ciò che accade attorno a sé.

Il sensismo è ciò che Gravina tentava di mettere da parte, invece nell'Illuminismo il sensismo (Locke, Parini, l'Abate d'Aubignac) riconosce un ruolo essenziale alla percezione dei sensi non nel soddisfacimento di un piacere primitivo, ma i sensi rappresentano uno degli strumenti idonei alla conoscenza (in questo è diverso dalla categorizzazione fatta da Gravina).

“Perciò i poeti dovevano essere i primi storici della Nazione”. Gentilesche = aristocratiche, fa distinzione tra storia del popolo e aristocratica (che erano al comando). Terminologia del sensismo. Metafisico (sinonimo di filosofo) Metafisica (filosofia). Nella conoscenza ci entra solo la facoltà poetica. Industria (laboriosità). Vi è una capacità che però non serve solo l'industria e la laboriosità, ma l'unione tra i due elementi (Genio + Applicazione).

Omero non è quel poeta grande ritenuto fino a quel momento, è sottoposto a un vaglio, c'è bisogno dell'applicazione di questo studio. Orazio aveva esaltato le capacità descrittive fatte da Omero. Maraviglia (termine Barocco): nel caso Omero filosofo e poeta sono due categorie inconciliabili. Le indoli degli eroi sono quasi come quelle dei fanciulli perché Omero aveva la necessità di commisurare la crosta poetica con la mente e le capacità di coloro che dovevano leggerle e interpretarle. Non è il vero, ciò che persegue il filosofo, forse il poeta primitivo può descrivere la ferinità e limitarsi solo al factum (esteriorità).

Pietro Metastasio

Pietro Metastasio (grecizzazione arcadica del cognome Ravassi) è un autore di melodrammi, ai quali riconosce dignità di opera seria e prima di altri ristabilisce un equilibrio all'interno dei melodrammi tra la parte cantata e la musica, tra i recitativi e le aree. Nel frangente seicentesco le aree si erano ampliate sino quasi ad escludere la parte recitata (prevalenza del melos sul drama). Allievo di Gravina e attento alle questioni dell'Arcadia, scrive un famosissimo sonetto “Sogni e favole io fingo”. È un testo che può tranquillamente essere letto come un emblema, un riassunto del gusto della sensibilità metastasiana, ma di tutto il secolo. In questo sonetto affronta il rapporto tra la finzione poetica e la realtà dei fatti e il significato e l'utilità che questa operazione contiene.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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