Letteratura italiana II - Lezioni 1 e 2
Informazioni corso
Lezioni di università in aula: 19 ottobre, 3 novembre, 16 e 30. I nostri secoli sono il secolo 5, 6, 7. È prevista una domanda principe: "Mi parli della grande metafora del fiume". Nota bene: testi del manuale, solo in generale questi testi. Sono previsti dei seminari in gruppo nel secondo semestre e chi lo frequenta può organizzare il colloquio anche con i collaboratori del seminario.
Il principe di Macchiavelli
Parliamo del Principe di Macchiavelli: per molti inaugura la politica come disciplina a sé stante. Trattato di scrittura politica. La prosa non è scientifica, da trattatistica, ma ha uno stile inconfondibile, modo di procedere della scrittura speciale tanto da poter esser definita prosa letteraria. Vedremo come Macchiavelli scriva anche da letterato.
Partiamo dalla dedicatoria dell’opera che assumiamo come provocazione: è indirizzata a Lorenzo De Medici, che è il dedicatario del trattato, nipote di Lorenzo Il Magnifico. All'interno di essa, Macchiavelli rivendica la natura politica. L'importanza del testo dovrebbe arrivare solo dalla varietà della materia e dalla gravità di essa. La tensione letteraria è implicita, è più istintivo e spontaneo di Dante. Inoltre, siamo in sede proemiale, quindi usa gli espedienti della retorica per catturare l’attenzione, presentando il testo umilmente. Oltre a ciò, egli sottolinea la distinzione rispetto agli altri, sta facendo una prima dichiarazione di volontà innovativa, vuole distinguersi dalla tradizione che l’ha preceduto.
Capitolo 15 del Principe
Passiamo alla lettura di uno dei passaggi fondamentali del Principe. Siamo all'inizio del capitolo 15 dell’opera, più o meno a metà testo e dal punto di vista redazionale siamo in un momento decisivo, secondo alcuni studiosi questo inizio del 15esimo può essere considerato un vero inizio del trattato (probabilmente aveva interrotto a fine 14esimo):
Verbo iniziale “resto ora a vedere” si nota una ripresa. Da questo pezzo di nota il fatto che sia un insieme di caratteristiche che il principe deve avere. Sa bene che sta scrivendo qualcosa di già scritto, quindi può peccare di presunzione. A questa accusa risponde con un unico ragionamento, un unico periodo che fino a un certo punto rispetta le regole della logica. Segue più che altro motivazioni sentimentali, emotive, che si riferiscono a una certa visione dell’uomo. Inoltre sottolinea come scopo:
- Utilità
- Adesione al reale
- Applicabilità
N.B lessico della necessità, conveniente = opportuno, necessario. Pare spinto da una forza necessaria che lo porta ad esprimere queste verità, è la realtà che lo induce ad affermare tali parole. Un conto è la realtà, un conto il pensiero di queste cose (l'immaginazione che è la teoria rispetto alla pratica). Quanti prima di lui hanno scritto e affrontato il piano politico si sono tenuti al pensiero astratto, non alla realtà. Molti si sono immaginati Repubblica e principati (es Aristotele, Platone), ma queste sono esistite solo nell’immaginazione, non nel vero. È vero? Attraverso la forza letteraria camuffa come sillogismo, come verità quella che è un’opinione. Per lui è grande la distanza tra il come si vive e il come di dovrebbe vivere —> distinzione tra politica e morale. Essendoci così tanta differenza, colui che segue la morale sperimenta suo malgrado la rovina piuttosto che il suo successo. Si nota qui il pessimismo antropologico di Macchiavelli (scrive che la maggior parte delle persone sono cattive, ma cerca di esprimerlo in un modo più sfumato, infatti al posto di cattivi scrive non buoni e al posto di maggior parte scrive tanti —> pessimismo vicino a quello di Hobbes, infatti i due appartengono alla stessa tradizione che va verso la costruzione politica di stati dello stesso regime, chiamata ragion di stato). Molti verbi della volontà, scissione tra l’essere e l’apparire. Per questo il principe deve imparare a poter essere non buono (molte forme cautelative) e usare ciò secondo la necessità —> è la realtà che determina e comanda la volontà dell’uomo. Qui viene dichiarata al fine dell’idealismo, nasce il realismo come principio di giustificazione dell’agire politico. Prima di partire dal generale e da ciò deduceva il particolare ora è il contrario. I dittatori del nostro secolo si sono ispirati al Macchiavelli, estratto dal contesto storico il Principe diviene il manuale del tiranno assolutista. Questo testo obbliga alla contestualizzazione!
Il Principe nasce intorno al 1513, dobbiamo avere in mente lo scenario storico di questo periodo a Firenze: Lorenzo il Magnifico aveva favorito una situazione in Italia di grande equilibrio attraverso la lega. Tale equilibrio sancito da pace di Lodi viene meno nel 94 con l’irruzione dello straniero ovvero i francesi di Carlo 8 che per andare in guerra santa invadono l'Italia. A Firenze muore il Magnifico in quegli anni, e ciò aveva facilitato la cacciata dei Medici e quindi la costituzione della Repubblica che aveva assunto i toni di dittatura spirituale con Girolamo Savonarola che voleva ricondurre la vita fiorentina in maggiore vigore e severità. Viene scomunicato e arso vivo. In quei mesi Macchiavelli entra nelle strutture fiorentine. Qui Firenze anche per motivi economici si mantiene filofrancese. Fino al 12/13 Macchiavelli e gli altri pensatori politici avevano osservato con grande meraviglia ciò che stava accadendo perché le strutture di pensiero che usavano per leggere la politica non funzionavano più. Macchiavelli riesce a sopravvivere dopo essere stato incarcerato come funzionario della Repubblica, torturato e mandato in esilio. La sua intenzione è leggere la situazione attuale per risolverla. Negli anni 12/13 vede questa “mirabile congiuntura” ovvero la possibilità di mettere nelle mani di un principe dei Medici un potere abbastanza forte da andare contro lo straniero. Nel 13 un Medici diventa papa (Pala Leone X Giovanni De Medici). 16 si aggiunge il ducato di Urbino con Lorenzo, che subentra a Giuliano come dedicatario. Macchiavelli è quindi spinto da questa urgenza emotiva.
Letteratura italiana lezione 3 (06/10/2020)
M. introduce il criterio del realismo come criterio di giustificazione dell’agire politico. Il Principe ha 26 capitoletti, scritti in modo veloce, immediato, dato da un’urgenza che vede intorno a sé. In pochi mesi i Medici riescono ad avere un potere tale da andare contro “lo straniero”. In questo modo si può apprezzare la natura retorica della scrittura del Principe; non è una natura referenziale, fredda, scientifica da trattato teorico, ma è una scrittura che tramite parole, immagini modifica la realtà per raggiungere l’obiettivo. Il Principe è un testo che per questo si rappresenta nella sua struttura letteraria.
Capitolo 26 del Principe
Qui il Principe viene interpellato come un redentore che deve salvare una persona, ovvero l’Italia (prosopopea dell’Italia). Abbiamo qui questa grande esortazione. Macchiavelli individua una concorrenza di tante cose in beneficio di un principe nuovo, ma in nessun tempo fu più adatto di questo per dare occasione a un principe prudente e virtuoso (aveva in mente la figura dei Medici). Virtù = prudenza, sono quasi sinonimi.
Machiavelli costruisce il suo pensiero in modo biblico. Introduce dei paragoni con gli antichi, il principe nuovo è chiamato a essere superiore di Mosè, Ciro, Teseo, principi che hanno liberato le loro rispettive nazioni. Per liberarle loro hanno raggiunto il loro massimo grado di schiavitù, è necessario che dopo aver toccato il fondo inizi la risalita (visione ciclica), per cui ora l’Italia è in una condizione peggiore delle nazioni di questi principi (parallelismi). Italia rappresentata come una malata (queste metafore es stato = corpo sono molto amate da M. e praticate dalla scrittura politica), questo principe nuovo può salvarla dalle sue ferite. Macchiavelli spinge verso uno stile della concretezza nel finale della frase, per cui le espressioni più crude che servono per dare un finale ad effetto sono alla fine. L’Italia viene rappresentata anche come una fedele che aspetta un redentore che la redimi (sfera religiosa che poi si piega a un registro basso, quasi in modo offensivo nei confronti della fede, es Italia = si concede a chiunque la prenda —> mobilità scrittura M.). Questo redentore sarà accolto con grande amore, fede ostinata, pietà, lacrime (sintassi fatta di ripetizioni, svariate anafore). Serie di domande retoriche che sfruttano la retorica del contrario, domande retoriche che vogliono dire il contrario di ciò che esprimono, inoltre costituiscono un climax che improvvisamente si scarica in questo finale plebeo, in questa parola quasi scurrile “A ognuno puzza questo barbaro dominio” (espressione poi diventata proverbiale) semantico con tessuto espressioni basse, quasi espressionismo (epifonema), poi finale affidato a Petrarca, stile qui più sostenuto, latinismo iustum, che rimanda ai grandi latini + parallelismi. I quattro versi di Petrarca sono della canzone “All’Italia” n. 128, dove Petrarca aveva già espresso la debolezza dell’Italia contro gli stranieri, riprendendo un topos dantesco.
N.B il valore degli antichi nel cuore degli italiani non è ancora morto! dinamica passionale —> Elementi primi che costruiscono edificio Principe:
- Fastidio (puzza) di M. nei confronti degli italiani
- Speranza
- Fiducia negli italiani
M. elabora la sua visione dell’uomo e del mondo e il destino dal contesto in cui lavora e vive ideologia di M —> Com’è l’uomo per M.? Si capisce dai capitolo che vanno dal 15 al 23.
Struttura dell'opera
- Cap. 1-12: Diversi tipi di principato
- Cap. 12-14: Micro-trattato di arte militare introduzione armi da fuoco, cambia visione uomo d’armi, virtù guerresca, l’onore
- Cap. 15-23: Il principe
- Cap 24-26: L’Italia (in particolare tema fortuna)
Lezione 4 e 5 (12/10/1999)
Riprendiamo a leggere il Macchiavelli: Abbiamo visto l’incipit del 15esimo e la sua contestualizzazione. Stile che attiva la funzione poetica, adopera strumenti della scrittura quali metafore, simboli ecc. Avevamo anche parlato della suddivisione in capitoli. Dal 15 al 23 parte più originaria dell’opera (parla del principe), dal 24 al 26 conclusione accesa di retorica, Macchiavelli deve esortare con energia l’avvento dell’uomo. La verità per M. coincide con la realtà effettuale, in campo politico è quella che si ricava dalla lettura dell’esperienza. Alla luce di ciò si può capire la visione del mondo, dell’uomo per M ideologia —> secondo cui la virtù che deve guidare il principe è la prudenza. Da essa dipendono le sue azioni, la rovina o il successo. “Imparare a poter essere non buono…” = espressione di prudenza. Essa non significa cautela! Proviene da cultura classica, la providentia ovvero la capacità di prevedere, appartiene a virtù dianoetiche, ovvero finalizzate a conoscenza del vero. È virtù della ragione e della conoscenza.
Capitolo IV del Principe
In questo capitolo parla dei principati nuovi che si acquisiscono con le armi proprie. Vengono anticipati Mosè, Ciro ecc che avevamo visto nella conclusione come modelli da seguire. Ci pone qui l’esempio dell’arciere. Fare come gli arcieri —> sono prudenti nel senso di previdenti + sanno che puntando la freccia il alto sanno che non arriverà così in alto, ma avendo tale obiettivo la freccia si eleverà comunque abbastanza. M. infatti sa che la sua proposta farcita di esempi provenienti dalla storia poteva mettere in soggezione il principe, ponendo modelli quasi inarrivabili. Propone tali esempi per esprimere il concetto di limitazione. Non si potrà mai raggiungere del tutto quel modello essendo grandissimo, ma deve comunque seguire le vie battute dai grandi “se la sua virtù non vi arriva, almeno ne renda qualche odore”: l’argomentazione inizia in maniera logica, ma mano a mano che M. manifesta la sua natura passionale la scrittura logica lascia il posto alla scrittura emotiva escono metafore, parola figurata ecc (odore sta alla fine! Metafora che M. preleva da alcuni autori come Dante nel De Vulgari Eloquentia) si attiene alla teoria dell’imitazione del Rinascimento, imitare —> ciò per il rinascimento significa riprendere un modello e rinnovarlo.
Prudenza si divide in momento di carattere valutativo (parere) + momento conoscitivo + momento dispositivo + operativo. M. sa di possedere la capacità conoscitiva (suppellettile) per aiutare il principe grazie ai suoi studi ed esperienza politica.
Dedicatoria del Principe
Torniamo alla dedicatoria: Suppellettile ciò che si possiede di più prezioso, le doti —> Obiettivo azioni e uomini grandi. Ciò si acquisisce o con una lunga esperienza di cose moderne (realtà effettuale) e la continua lezione (studio) degli antichi. M. sa di possedere entrambe (spesso nel lessico inserisce elementi che alludono al continuo studio). Questa conoscenza lunga si contrappone in maniera antitetica si contrappone alla piccola visione del volume termine referenziale, “Il Principe” è davvero un testo breve + modestia + piccolezza che vuole contrastare con il lungo studio necessario alla preparazione. Ritroviamo questo concetto anche in altri esempi della scrittura di M. es lettera a Francesco Vettori (si occupa anche di lettere composte non per essere pubblicate scritture storiche, cronache, memoriali legati a storia contemporanea).
Questa lettera è parte di un dialogo le cui due voci sono separate. Risale al 10/12/1913 che ci dà un punto fermo nella redazione del principe. Inoltre in essa ritroviamo in forma narrativa quel pensiero di importanza delle due fonti per costruire quella formazione per intervenire prudentemente. Vettori era un amico d M. che aveva maturato la stessa esperienza e lo stesso sguardo di M. Qui M. racconta in modo ironico la sua giornata tipo alla tenuta dell’Albergacci dove aveva potuto rifugiarsi:
- Mattina con taglialegna
- Intermezzo bucolico presso fonte
- Cena all’osteria
- Lui che si ritira in camera e studia
L’amico gli scriveva da Roma dove era ambasciatore di Firenze le sue relazioni erano agli antipodi, la curia pontificia, le corti, le biblioteche… M. si diverte a prendere in giro Vettori perché V. era lì ambasciatore dei Medici presso i Medici, officio inutile. Questa inutilità che M prova in qualche modo si riflette nella funzione dell’amico. Non è escluso che questa lettura sia più nobile, utile della pratica quotidiana di V. Registro colloquiale, che imita i modi di dire, le espressioni popolari della realtà di M. Rabbia per aver perso la sua posizione, ma curiosità nell’osservare gli altri uomini. Questa dimensione colloquiale e narrativa esprime la verità effettuale. M è convinto che la prudenza consista anche nella conoscenza della psicologia degli altri. Sintassi accumulativa, no pressione del ragionamento (differenza principe), abbondanza espressioni dell’io, istanza agonistica, scrittura centrata sulla persona. Mancanza di regno paragonata a saccheggio di Prato. Ora subentra l’intermezzo. Dal bosco va alla fonte “uccellare” —> uccelliera, luoghi attrezzati per catturare gli uccellini. Topos della malinconia. Ha un libro Dante, Petrarca o poeti minori latini —> estensione di grado. Qui Dante è il Dante amoroso. Sono autori chiamati in causa per evadere dalla realtà attraverso trastulli amorosi. Passiamo al terzo punto, l’osteria. Dal punto di vista narrativo diviso in due momenti. Per andare all’osteria deve tornare sulla strada, dopo l’evasione (simbolico). Verbi “prendo memoria”. M. scruta con curiosità le sfumature umane. Poi va a cena e in seguito torna all’osteria. Elenca qui le frequentazioni, macellaio, mugnaio ecc (anche prima elenco frequentazioni es boscaioli, tutte persone di basso livello sociale). Climax crescita rabbia, vuole uscirne vittorioso. Maligna deve toccare il fondo per poi risalire, stessa dinamica Principe. Registro comico sempre più espressivo e vicino alla realtà, tanto quasi da toccare l’espressionismo (parola prende la realtà e la trasforma). Figure retoriche come onomatopea, riproduce il suono della realtà. Degradazione del linguaggio, per sfogare malignità sorte. Essa essendo maligna si personifica. Il senso della frase gli attribuisce un’azione.
Lezione 6 (13/10/2020)
Proseguiamo lettura lettera a vettori, importante perché testimonia la redazione del principe 1513 ed è anche una lettera che vale per conoscere lo stile della scrittura di M., oltre ad essere una declinazione di forma narrativa di quel concetto espresso nel principe ovvero quanto sia importante la conoscenza di esempi per attrezzare la prudenza. Visione ciclica per avere la risalita è necessario toccare il fondo. Scrittura con periodi ampi e solenni, registro del latino, forma corrisponde al contenuto. A questo ritorno della scrittura sostenuta e rasserenata corrisponde il dialogo con gli antichi. Sintonia con gli antichi e corrispondenza. Dottrina e sapere come cibo dell’anima. Identificazione
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