Le letterature romanze
La nascita delle prime letterature nazionali
Tra il XI e il XII secolo alcune lingue romanze producono una letteratura ricca mentre la letteratura italiana in volgare è solo agli inizi. La nascita della letteratura mette fine al dominio del latino, allargando il pubblico e creando generi prima sconosciuti come il romanzo e la lirica d'amore.
Questa nuova letteratura si diffonde soprattutto in Francia dove abbiamo una differenziazione di lingue e di tematiche:
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Al nord abbiamo la langue d’oil che produce una letteratura Oitanica e si producono due serie di romanzi:
- Ciclo carolingio (epica): dedicato ai cavalieri di Carlo Magno (Chansons de geste): Le Chansons de geste e, in particolare, La Chanson de Roland (il cui episodio più famoso è la morte di Roland a Roncisvalle) nacquero come esaltazione del valore militare, della classe feudale e cavalleresca e hanno avuto un ruolo fondamentale nella letteratura europea.
- Ciclo bretone – arturiano: riguarda le storie di Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda dove gli elementi caratterizzanti sono l'amore e la magia (Tristan et Iseut, Arthur e Geniévre).
- Al sud abbiamo la langue d’oc che produce una letteratura Occitanica/Provenzale che produce poesie d'amore (poesia cortese che si addice al clima raffinato delle corti). In questo caso il poeta è una figura che possiede una competenza tecnica nella produzione di testi che scrive anche una musica su cui cantare questi testi e la esegue. Il tema principale è l'amore del poeta per la castellana contrassegnato da una distanza sociale tra i due. I poeti adottano inoltre l'utilizzo del senhal: nome falso con cui chiamare l'amata per non rivelarne la vera identità. Si tratta di una poesia prodotta dai trobadours (trovatori) = dal verbo latino trobar (inventare/comporre) e significa comporre poesia.
La civiltà comunale (fino al 1300)
La scuola siciliana
La poesia delle origini in italiano volgare nasce in Sicilia intorno alla figura dell'imperatore Federico II di Svevia: viene da una regione della Germania; tedesco per parte di padre (figlio e nipote di imperatori tedeschi: nipote di Federico I di Barbarossa); normanno per parte di madre: normanni insediati in Sicilia e nel Regno di Napoli e di lingua francese. Federico II di Svevia associa quindi la cultura tedesca e quella francese normanna.
Nasce a Jesi nelle Marche il 26 dicembre 1194. Intorno a lui nascono due schieramenti:
- Coloro che vedono in lui l'Anticristo per il fatto che sia nato in un posto il cui nome ricorda Iesus il giorno dopo la nascita di Cristo.
- Coloro che lo considerano un Cristo reincarnato.
Federico II di Svevia è il re di Sicilia e del Regno di Napoli ed è una figura profondamente italiana e potente nel Sud Italia e raccoglie varie tradizioni culturali: siamo nell'epoca del conflitto tra il potere imperiale e religioso del papato (conflitto che risale a Costantino e raggiunge il suo apice in questo periodo e la sua massima evidenza durante l'epoca di Dante). Federico II nasce come pupillo della chiesa, tuttavia, si emancipa fino a diventare il contro potere di essa. È una figura eccezionale che basa il suo potere e la sua lotta sulla cultura (fino a quel momento la cultura era di matrice ecclesiastica e in lingua latina) e decide di elaborare una cultura di riferimento che sia laica e in volgare.
Attorno a lui nasce così la Scuola Siciliana, 1230-1250 (morte di Federico II): ventennio della scuola siciliana. La poesia siciliana ha una funzione sociale: affronta la tematica amorosa dal punto di vista "feudale" mettendo al centro la donna come signora del feudo che deve essere servita con dedizione.
Il sonetto: Il personaggio di riferimento della Scuola Siciliana è Jacopo da Lentini detto "Il notaro", considerato anche l’ideatore del sonetto. Non si tratta tuttavia di un'invenzione casuale: il poeta infatti si ispira alla poesia provenzale. Il sonetto canonico è una composizione di 14 versi endecasillabi e mescola il massimo della struttura garantendo margini di libertà. Si divide sempre a metà tra le prime due quartine e le seconde due terzine; la rima è la parte che comincia con l’ultimo accento forte. Le rime vengono indicate con delle lettere maiuscole, il caso più frequente è ABAB ABAB ma non è l’unico.
Quartine:
- Ci possono essere solo due rime: A e B.
- Si devono incrociare (ABBA ABBA oppure AAAA BBBB); ci deve essere almeno un legame tra loro (non possiamo avere AAAB BBBB: ci devono essere 4 A e 4 B con almeno un incrocio). I due schemi principali di rime sono ABAB ABAB (rima alternata: schema dominante nelle origini) e ABBA ABBA (rima abbracciata: diventa dominante in seguito).
Terzine:
- Possiamo avere due o tre rime: se abbiamo due rime le indichiamo con C e D, se ne abbiamo tre le indichiamo con CDE (il nono verso ha sempre la rima C).
- Le due terzine hanno sempre un legame (=quartine); tuttavia, la disposizione può variare: possiamo avere infatti CDC DCD (legame: la rima del secondo verso della prima terzina ritorna nel primo verso della terzina seguente).
Il sonetto influenza tutta l’Europa. Con la scuola siciliana il testo e la musica si separano facendo sì che il testo perda la sua componente armonica, che viene recuperata nella struttura rigida del sonetto (la musica persa viene recuperata dalla struttura delle rime che dà musicalità: ciò che identifica un sonetto non è la struttura data all’impaginazione ma sono le rime; vedi parte prosodia negli appunti + dispensa).
Con la morte di Federico II, il figlio Manfredi sale al potere; viene ucciso e si impongono gli angioini che distruggono tutto ciò che riguarda la poesia siciliana. Il testo di Jacopo da Lentini fu scritto originariamente in lingua siciliana ma, proprio perché tutti i manoscritti siciliani vennero distrutti, a noi la sua poesia è arrivata tramite dei manoscritti che adattarono il testo originale alla loro lingua (questo fece credere a Dante che i siciliani non scrivessero nella loro lingua ma che utilizzassero un registro superiore che eliminasse tutti gli altri registri. Dei temi nobili si parla con una lingua alta, degli altri invece, si parla con la lingua dialettale).
Guido Guinizzelli
Guido Guinizzelli, precursore dello "stil novo"
Guido Guinizzelli nasce a Bologna, comune che si caratterizza per essere un'importante città universitaria (profondamente filosofica e medica) e che combatte contro la figura imperiale. Guinizzelli è un borghese di alto livello che guida i bolognesi nella lotta contro gli aristocratici. Nelle sue opere principali, Guinizzelli mette in evidenza il valore della donna e lo stupore per il suo manifestarsi. L'apparizione della donna ha una forza benefica in grado di eliminare ogni cattivo pensiero.
Guido Cavalcanti
Guido Cavalcanti: l'amore che distrugge
Cavalcanti nasce da una delle famiglie più ricche della nobiltà guelfa fiorentina. La critica ha individuato la filosofia seguita da Cavalcanti: aristotelismo radicale o averroismo. Averroismo = da Averroe, filosofo musulmano (nel limbo di Dante che lo definisce come "colui che fece il grande commento" ad Aristotele); anima mortale e non esiste un dio individuale: Dio è l'insieme dell'intelligenza cosmica e, quando si muore, l'anima si ricongiunge a questa intelligenza cosmica. Ciò che il cristiano chiama anima, per Averroe (e quindi da Cavalcanti) non è altro che una funzione fisiologica e, una volta morta, perde la sua individualità e la persona muore del tutto.
Il centro di questo pensiero è l'anima: non abbiamo un'interpretazione cristiana ma medico-fisiologica; nel pensiero medioevale abbiamo tre anime diverse: anima vegetativa, animale e razionale (nel cristianesimo abbiamo un'anima con queste tre funzioni) unite da delle connessioni fisiologiche (scambi neuronali tra le tre anime: chiamati spiritelli dal pensiero medioevale). Per l'Aristotelismo radicale, gli eidos (idola = immagini che si depositano in noi) interrompono i collegamenti tra le anime: l'amore quindi non è un'esperienza positiva per Cavalcanti in quanto provoca uno svuotamento al punto che può portare alla morte. Il tema della canzone è l'effetto dell'amore sulle diverse facoltà dell'anima: dalla visione della donna e della sua bellezza la mente ricava un'immagine astratta che agisce sull'anima e ha effetti tragici portando così l'uomo alla perdita delle sue facoltà fisiche controllate dall'anima razionale.
La crisi del mondo comunale (1300-1380)
Dante Alighieri
La prima attività poetica
La produzione di Dante inizia con una serie di rime e che manifesta una disposizione sperimentale. Le Rime sono una raccolta di tutti i testi sparsi da Dante (testi contemporanei all'epoca della Vita Nova e altri successivi).
L’esaltazione di Beatrice e la Vita Nova
A questo punto si affermano i caratteri più originali dello "stil novo" dantesco che insiste sul legame amore – gentilezza; qui Dante presenta la figura femminile con una nuova ed intensa concentrazione simbolica: la bellezza di Beatrice si riflette nel mondo circostante ed incarna l'annuncio di riscatto e salvezza. In quest'opera compaiono le rime dedicate a Beatrice accompagnate da una prosa che narra delle vicende presentandosi come storia continua di un evento (primo prosimetro in volgare). L'opera si presenta come una narrazione esemplare: il poeta ripercorre la propria esperienza e la reinserisce all'interno di schemi simbolici considerati universali e cerca nella scrittura una sorta di consolazione per la morte di Beatrice. L'opera si compone di 42 capitoli e il titolo allude alla rivelazione di un'esperienza assoluta che dà un nuovo significato alla vita rinnovandola. La narrazione inizia con il primo incontro di Dante con Beatrice quando il poeta aveva 9 anni e l'incontro successivo avverrà dopo 9 anni: momento in cui Dante riceve il suo saluto (importanza numero 3 e dei suoi multipli, vedi dispensa). La parte centrale della Vita Nova si concentra sul tema della "loda" (a cui si aggiungono altri eventi quali la morte del padre della donna e la malattia del poeta accompagnata da una visione che si sente annunciare la propria morte e vede Beatrice chiamata tra gli angeli). Tra diversi annunci e premonizioni giunge la morte di Beatrice, tuttavia Dante non ne parla direttamente: si concentra infatti sul suo smarrimento legato alla perdita della donna amata. L'opera si conclude con l'accenno ad un'altra visione che Dante evita di descrivere ed afferma inoltre il proposito di non scrivere più di Beatrice finché non sarà in grado di parlarne più degnamente.
Le rime petrose
Oltre alle liriche dedicate a Beatrice che troviamo nella Vita Nova, la produzione poetica di Dante prosegue con una vena sperimentale tra cui incontriamo le rime petrose. Con le "rime per la petra" Dante si confronta con le forme più ardue della poesia provenzale e, in particolare, con il trobar clus di Arnaut Daniel: vediamo come gli atteggiamenti scontrosi della donna vengano resi con un linguaggio aspro. L'elemento unificante delle canzoni appartenenti al ciclo è il modello provenzale che queste seguono e che prendono ispirazione dal poeta provenzale Arnaut Daniel (indicato come il più grande poeta d'amore della lett. provenzale nel De vulgari eloquentia, quando invece Dante incontra Guinizzelli nel purgatorio, Guinizzelli indica Arnaut Daniel come il più grande autore della lett. neolatina, sia nella prosa che nella poesia; nella Commedia, Arnaut Daniel, collocato tra i lussuriosi (sconta al purgatorio la dimensione erotica della sua poesia), parla provenzale a differenza di tutti gli altri personaggi che parlano la stessa lingua). Il poeta Arnaut Daniel si trova tra i lussuriosi del purgatorio in quanto la sua poesia risulta essere peccaminosa ed erotica. Anche l'amore per Petra è quindi un amore profondamente erotico, violento ed amaro, esattamente come Dante stesso dice al primo verso aspro (la donna è una pietra aspra e, a sua volta, la poesia deve essere petrosa ed aspra). Un altro punto ispirato ad Arnaut Daniel è l'ambientazione invernale (contrapposizione natura ghiacciata/fuoco dell'amore che devasta il poeta), non vediamo direttamente questo tipo di ambientazione ma lo scenario è lo stesso.
Il Ciclo Petroso è stato scritto tra il 1296 e il 1298 (diversi anni dopo Vita Nova); qui Dante prende possesso di uno stile completamente diverso da quello usato fino ad ora: parliamo di uno stile "aspro" (in forte contrapposizione con lo stile dello stilnovo che Dante stesso definisce "dolce": in Guido i’ vorrei.. abbiamo delle rime che consuonano e rime prive di consonanti andando quindi a creare una musicalità continua. Nello stile dolce si ricerca una linearità musicale): vengono usati termini foneticamente duri (stile aspro quanto più sono le consonanti tra le due vocali della rima). Nella poesia delle origini c'è il principio estetico della convenientia che impone che ad un argomento debba corrispondere uno stile (non si può parlare di cose basse con uno stile alto e non si può parlare di cose alte con uno stile basso: la donna è dura ed aspra e di conseguenza anche lo stile sarà così).
I trattati
Il Convivio
L'opera, scritta tra 1304 – 1307, è il primo dei tre grandi trattati di Dante, è l’unico in volgare ed è stato concepito come commento in prosa delle proprie canzoni dottrinali (canzoni filosofiche). L'idea originale prevedeva 15 trattati di cui il primo introduttivo e gli altri dedicati al commento di altrettante canzoni, tuttavia Dante si fermò solo al quarto trattato (si ipotizza che non sia stato terminato perché avesse già iniziato la stesura della Commedia). Lo scopo principale dell’opera era quello di illuminare e tradurre in termini razionali i significati allusivi delle canzoni e al centro di questa "razionalizzazione" vi è la figura di Aristotele e il pensiero aristotelico del XIII secolo. L'idea è che, con il suo Convivio (lett. banchetto del sapere), Dante distribuirà il sapere prendendo così il ruolo del divulgatore e rendendo così l’opera una sorta di enciclopedia di tutto il sapere (motivo per cui Dante sceglie di scrivere in volgare permettendo così di raggiungere un pubblico più ampio). Secondo questa concezione aristotelica, il sapere è la manifestazione più alta del bisogno di perfezione che realizza la felicità dell’uomo. Dante esprime il proposito di spiegare prima il significato letterale di ogni canzone e in seguito quello allegorico; ciò che più gli interessa è la possibilità di ricavare dal senso più esteriore del testo un senso più nascosto ed interno. Vediamo un breve discorso sull’immortalità dell’anima seguito da un’ampia digressione sulla struttura dei cieli e delle intelligenze angeliche. In un altro trattato vediamo la definizione di Amore nei suoi diversi gradi di manifestazione nell’universo, delle digressioni sul tempo e sui movimenti celesti e sulla divina bontà che investe tutte le cose.
De vulgari eloquentia
Diversamente dal Convivio, questa opera non ha intenti divulgativi bensì ha lo scopo di arrivare ai più dotti e di convincerli del valore della lingua volgare. Il progetto originario dell’opera prevedeva quattro libri, tuttavia Dante si fermò ad un libro e mezzo. Il Libro I inizia affermando il carattere naturale della lingua volgare (appresa spontaneamente fin dalla nascita) che viene dichiarata più nobile del latino, lingua invece artificiale. Dante inizia quindi presentando la storia delle lingue umane partendo da Adamo al quale venne data da Dio una lingua perfetta ed immutabile: l'ebraico. Questa lingua propria dell’Europa meridionale si distinse poi in tre lingue:
- Greco
- Lingua da cui vengono il francese, il provenzale, spagnolo e le lingue italiane: Dante ci dimostra che queste lingue possiedono parole molto simili tra loro; tutte queste lingue hanno quindi una lingua originaria ormai morta (NON è il latino ma un’altra lingua che ormai si è persa)
- Lingua da cui arrivano tedesco, inglese, ungherese e slavo (vediamo un errore di Dante in quanto sappiamo che lo slavo non deriva dalla stessa lingua dell’inglese e del tedesco e la stessa cosa vale per l’ungherese che non è una lingua europea ed è quindi molto più lontana delle altre lingue)
Dante afferma inoltre che una lingua si trasforma nella storia e nella geografia, la cultura e la filosofia tuttavia hanno bisogno di una lingua stabile che sia sempre la stessa e va alla ricerca quindi di una lingua illustre che sia stata creata a tavolino: il latino (latino lingua artificiale che si è sviluppata e discende dalle lingue neolatine – ribaltamento di posizione–) che presenta delle leggi e una grammatica fissa. Essendo quindi una lingua artificiale, Dante ci dice che possiamo creare un’altra lingua artificiale per la cultura partendo dai volgari italiani: Dante passa infatti in rassegna tutti i dialetti italiani andando alla ricerca di un volgare che sia aulico, curiale e cardinale (lingua attorno alla quale tutte le altre lingue italiane ruotano).
Nel Libro II invece Dante si sofferma sugli argomenti adatti al volgare illustre che può parlare solo degli argomenti più nobili individuando per ognuno di loro i migliori poeti:
- Guerra: poeti provenzali
- Amore: Cino da Pistoia
- Etica e morale: Dante stesso (nel sistema dantesco la morale si lega alla ragione ed è un atto intellettuale mentre l'amore si lega a una dimensione più bassa dell’anima: Dante si considera quindi il più grande poeta di lingua volgare).
De Monarchia
Ultimo dei tre grandi trattati di Dante e l’unico ad essere stato portato a termine. Con questo trattato in latino suddiviso in tre libri, Dante intende...
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