Storia della letteratura italiana
Periodi storici
- 1200: Poesia provenzale - Federico II
- 1300: L'amor cortese - Dante Divina Commedia, Petrarca Canzoniere, Boccaccio Decameron
- 1400/1500: Umanesimo e Rinascimento - Macchiavelli Il principe, Ariosto L'Orlando Furioso, Tasso La Gerusalemme Liberata
- 1600: Barocco
- 1700: Illuminismo
- 1800: Neoclassicismo/Romanticismo - Leopardi, Manzoni I promessi sposi
Autori principali
- Dante (1265-1321) → Divina Commedia (1306-1315) → Vita Nova (1293) → Convivio (1304) → Opere latine
- Petrarca (1304-1374) → Canzoniere (1342) → Triumphs (1352) → Opere latine
- Boccaccio (1313-1374) → Decameron (1349-1351) → Opere giovanili/maturità → Opere latine
- Macchiavelli (1469-1527) → Il principe (1532) → Teatro: Clizia (1525), La Mandragola (1518)
- Ariosto (1474-1533) → L'Orlando Furioso (1516+1521+1532) → Le satire
- Tasso (1544-1596) → Gerusalemme liberata (1559) → Prose e poesie
- Leopardi (1798-1837) → Operette morali (1824) → I canti → Poesia satirica
- Manzoni (1785-1873) → I promessi sposi (1823+1827) → Teatro
Le origini: il Medioevo (476-1300)
L’inizio della letteratura italiana si fa coincidere con il ritrovamento dei primi testi scritti in lingua volgare. Il più antico è l'indovinello veronese, nella biblioteca capitolare di Verona, in una lingua intermedia tra latino e volgare. La letteratura italiana fino al Cinquecento è considerata letteratura plurilinguistica: al latino si affiancano antico francese, provenzale, greco, ebraico e arabo. Nel 1100 (XII sec) l’Europa vede una grande rinascita culturale: nascono le scuole di San Vittore a Parigi e di Chartres in Spagna, dove si sviluppa la poesia epica. Ne è un testo esemplare 'Cantar de mio Cid' del 1140. In Germania la saga dei Nibelunghi, leggende fondative dei popoli germanici.
Nella Francia del Nord si sviluppa la cultura cortese nelle corti feudali e principesche. La lingua parlata è la Lingue d’oil, lingua francese antica e l'Amore cortese viene codificato da Andrea Cappellano in dodici comandamenti nel “De Amore”. I poemi sono detti Chanson de Geste (canti delle gesta). La più nota tra tutte è la “Chanson de Roland” nel 1080, che farà da riferimento per gli altri poemi del ciclo carolingio. Dopo la stagione dei poemi epici si passa alla forma del romanzo. Si fa più attenzione all’interiorità del personaggio, le storie sono prese da leggende e dalle guerre del mondo antico, come “Roman de Troie” dalla guerra di Troia, e il ciclo bretone legato alle figure di re Artù e i cavalieri della tavola rotonda.
La molteplicità di personaggi e complessità dell’intreccio porta a passare dalla trasmissione orale alla trascrizione scritta delle storie: “Lancelot”, lancillotto e ginevra, “Perceval”, un cavaliere che cerca il Santo Graal. Amore, avventura e ricerca sono gli elementi predominanti, cavalieri esclusi da privilegi e ricchezze in perenne movimento. La cortesia che distingue l'eroe si contrappone alla villaneria delle classi mercantili. L’amore è un elemento di nobilitazione dell’anima, il desiderio di una forma sensibile, l’amante si dispone come un servitore, in un rapporto simile a quello del vassallaggio. Infine si afferma l’Amore Libero, piuttosto che sottoposto a vincoli sociali e religiosi. Si ha una rivalutazione della funzione della donna, non più una Santa, ma Domina, Signora.
Nella Francia del Sud si scrivono testi in provenzale, Langue d’oc. I poeti vengono detti Trovatori e gravitano intorno alle corti assumendo diversi ruoli, dal menestrello al giullare. Le poesie vengono spesso accompagnate dalla musica e viene creata la forma metrica della canzone, suddivisa in strofe. Gli argomenti sono gli stessi dell’amore cortese ma svincolati dalla struttura narrativa, sono momenti di storia individuale accompagnati dalla costante ricerca del fin’ amor, la forma perfetta dell’amore. Ci sono elementi letterari ricorrenti, come il locus amenous, il posto di grande calma e serenità nella natura dove poter filosofare. L’alba è il momento triste della separazione degli amanti, il pianto è il compianto in morte. Il nome della donna si nasconde dietro segni enigmatici, i senhals.
Si viene a creare un sistema di generi: Sirventese affronta tematiche politiche contemporanee, la poesia dialogante affronta il contrasto, e la pastorella è l'incontro del poeta con una pastorella con finalità erotiche. La poesia provenzale finì in modo improvviso e tragico quando la crociata indetta da Innocenzo III portò alla fine delle fiorenti corti feudali.
Il 1200: Scuola Siciliana
Dal 1166 al 1266 si crea a Palermo intorno alla corte di Federico II Re di Sicilia, la Scuola Siciliana, una corrente filosofica e di pensiero di ispirazione provenzale. I poeti si ispirarono ad essi per le poesia d'amore in cui raccontavano del loro innamoramento per la donna e la sottomissione a essa, come in un rapporto tra vassallo e servitore. Non venivano toccati argomenti di guerra poiché Federico garantiva uno stato di pace e tranquillità nel suo Regno. Federico II era un uomo molto colto che sapeva varie lingue, tra cui il tedesco, il francese, il greco, il latino e il volgare siciliano. Fu letterato egli stesso e fu incoronato imperatore a Roma e la sua corte rappresentava un luogo di fusione e incontro per molte culture e attirava Trovatori da tutta Italia.
Volle creare una nuova idea di poesia, che fosse laica, in contrapposizione al controllo della Chiesa operato in tutto il resto del territorio italiano. Esponenti della Scuola Siciliana furono Giacomo da Lentini, a cui è attribuita l'invenzione del sonetto, Pier della Vigna, Odo delle Colonne. La Scuola Siciliana si distacca dal Provenzale nella forma e nello stile, presentando anticipazioni stilnovistiche, e vennero separati i versi dall'accompagnamento musicale. La poesia siciliana si allontana sia dal fin amor cortese che dall'esperienza cristiana, giungendo ad interrogarsi sulla natura stessa dell'amore, come si può vedere in testi come “L'amore è un desio” di G. da Lentini.
La lingua in cui si scrive è il Siciliano Illustre, nobilitato dal confronto fra latino e provenzale, arricchito da francesismi, provenzalismi e latinismi. La Scuola Siciliana inizia il suo tramonto alla morte di Federico II dopo una congiura ordita contro di lui, forse a cura di Pier delle Vigne. L'influsso della poesia siciliana fu notevole, alcuni tratti linguistici vennero conservati per secoli e diede a Dante l'ispirazione per molti suoi trattati. La poesia lirica Siciliana contiene un linguaggio sovraregionale, ricco, data anche la sua capacità di inventare parole nuove, unione di più dialetti. La corte diede la possibilità al volgare di diventare lingua degna della poesia.
Il 1300: Il Dolce Stil Novo
Dopo la caduta della Scuola Siciliana, l'attenzione passa in Toscana, dove nasce la lirica d'amore toscana, simile a quella dei poeti siciliani adattata alla realtà delle società comunali e al nuovo volgare: temi politici e morali si aggiungono a quello amoroso. Guittone d'Arezzo ne è tra i poeti più esponenti.
Si sviluppa tra la fine del 1280 e il 1310 a Firenze il Dolce Stil Novo o Stilnovo, movimento poetico che degna l'inizio del secolo successivo e influenzerà parte della poesia italiana fino a Francesco Petrarca: guida di una profonda ricerca verso un'espressione raffinata e "nobile" dei propri pensieri, stacca la lingua dal volgare, e porta la tradizione letteraria italiana verso l'ideale di un poetare ricercato e aulico. Nascono le rime nuove, una poesia che non ha più al centro la sofferenza dell'amante, ma le celebrazioni delle doti spirituali dell'amata. La donna nel Dolce Stil Novo è la musa che ispira il poeta nelle poesie, non è vista come un essere umano o terrestre ma nelle sue caratteristiche divine, paragonata ad un Angelo che apre la porta verso Dio. Al cor gentil rempaira sempre amore di Guido Guinizzelli è considerata l'opera che ne detiene tutti i tratti principali perciò emblematica.
Viene indicato il saluto come massimo gesto di riconoscenza della donna verso un uomo, capace di donare la salvezza. Attraverso il saluto l'uomo diventa suo subordinato come in un rapporto tra vassallo e vassallore. Ma non tutti sono degni del saluto della donna, i vili vengono allontanati e solo i più coraggiosi vengono premiati. Guido Cavalcanti invece mette in risalto gli aspetti negativi dell'Amore, il segno è in un freccia che parte dagli occhi dell'amata e lascia il poeta ferito. La superiorità della donna fa sentire l'uomo impotente scatenando un sentimento di forte angoscia.
In Dante viene ripreso il concetto di donna, in un significato più nobile e spirituale: la donna è il mezzo di collegamento con Dio, i suoi occhi mettono in diretta comunicazione con esso, è un essere puro e bellissimo, scelta come guida nella cantica del Paradiso nella Divina Commedia. Viene celebrata così come non lo era mai stata prima, relegata ad un ruolo di minore importanza e privata della sua libertà. Le figure retoriche più usate sono la personificazione, le allegorie, uso di simboli e segnali, l'alliterazione.
Dante Alighieri
Dante nasce a Firenze nel 1265. Allievo di Brunetto Latini viene introdotto agli studi grammaticali e retorici e ai fatti della politica e civile. Sposa Gemma Donati ma nel 1283 incontra Beatrice, la donna che sarà l'ispiratrice di varie opere e di cui resterà innamorato tutta la vita. Partecipa allo scontro tra guelfi e ghibellini, affidandosi alla parte bianca dei primi, nel 1300 fu fatto priore, e fu esiliato pochi anni dopo in seguito alla vittoria della parte nera. Durante gli anni dell'esilio vagabonda per l'Italia e avvia alcune delle sue opere più importanti, la Divina Commedia, il Convivio in volgare e il De Vulgari Eloquentia in latino. Trascorre a Ravenna l’ultimo periodo della sua vita e conduce a compimento la Commedia. Muore nel 1321 a Ravenna.
- Fattore politico – amore divino ma non corrisposto: donna veicolo dell'amore sacro
- Rime: Raccolte di liriche non contenute nel Convivio e nella Vita Nova riunite secondo determinati nuclei tematici: le ‘liriche giovanili’ il cui modello è Guittone d’Arezzo, quelle ‘stilnoviste’ il cui modello è rappresentato da Guinizelli e Cavalcanti, le ‘rime nove’ con un allontanamento dal modello stilnovistico, le liriche della tenzone con Forese che si richiamano alla poesia comico-realistica, le canzoni dottrinali e le rime ‘petrose’ caratterizzate dall’asprezza dello stile e dedicate alla crudele donna Pietra.
- Vita Nova: Tra il 1294 e il 1296 la Vita nova è un prosimetro composto da 42 capitoli a cui si alternano 31 liriche. È di soggetto autobiografico e ruota attorno alla figura di Beatrice e all’amore che Dante ha nutrito nei suoi confronti, dal primo incontro alla mirabile visione che convincerà il poeta a parlare della donna amata come mai è stato fatto da alcun uomo.
- Convivio: Scritto tra il 1304 e il 1307-8, dei 15 previsti dall’autore, il Convivio si compone di soli quattro trattati: il primo introduttivo e i restanti scritti in forma di prosimetro. Vero e proprio trattato di filosofia, il Convivio viene da Dante scritto in volgare affinché di esso ne possano usufruire tutti coloro che, pur essendo desiderosi di sapere, non possono avvicinarsi alla cultura dei dotti. I temi di cui trattano i commenti alle canzoni sono l’amore per la Filosofia, la felicità che questa dona agli uomini e la natura della nobiltà.
- De Vulgari Eloquentia: Rivolta a un ristretto gruppo di intellettuali, questa opera esalta, come lingua comune, l’uso del volgare illustre, viene scritta in latino. Il De vulgari eloquentia è stato scritto tra il 1303 e il 1305 e è un’opera incompiuta in quanto si ferma a metà del secondo dei quattro di cui era formato.
- De Monarchia: Scritta in latino è il trattato con cui Dante espone la sua dottrina politica relativamente alla necessità di un potere temporale a uso dell’Impero e non del potere ecclesiastico. Non è sicura la data di composizione, sembra tra il 1313 e 1318 o tra il 1320 e il 1321.
- Epistole: Innumerevoli epistole scritte da Dante, tredici sono giunte fino a noi. Tra queste, la più importante è l’epistola XIII con la quale Dante dedica la terza Cantica della Commedia a Cangrande della Scala e che illustra il soggetto del poema (l’anima dell’uomo dell’aldilà) ed il suo scopo (indicare al genere umano la via dell’eterna felicità).
- Egloghe: Corrispondenza poetica che Dante ha intrattenuto con Giovanni del Virgilio. Con la prima egloga Dante risponde che egli non avrebbe rinunciato alla natura del suo fare poesia e con la seconda prende congedo dal del Virgilio che lo invitava nella sua dimora. Dubbi sull'autenticità di alcune.
La Divina Commedia
Scritto in versi endecasillabi, diviso in 3 cantiche composte da 33 canti ciascuna più 1 di introduzione all'Inferno, risulta di 100 canti, simbolo di perfezione, nella terzina inventata dall'autore ABABCBCDC, narra del viaggio di Dante nei 3 regni dell'oltretomba: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Iniziato negli anni dell'esilio e finito nel 1321. L'attributo Divina fu aggiunto da Boccaccio. Importante la numerologia, nel numero 3 (la Trinità, le cantiche, i canti, la terzina), il numero 7 (le virtù e i peccati capitali), il numero 9 (i cieli celesti e le gerarchie angeliche).
Dante fa un parallelismo tra il Tempo Interno dell'Opera e quello Esterno: indica come data di inizio dell'opera la settimana santa del 1300, anno del 1° giubileo, 6 anni dopo l'effettivo inizio dell'opera così da poter scrivere a mo' di predizione alcuni avvenimenti. Nell'Inferno è sempre notte, nel Purgatorio si alternano notte e giorno, e nel Paradiso il tempo si annulla nella visione di Dio. Affronterà il viaggio dei primi due regni, Inferno e Purgatorio, con la guida di Virgilio, segno di ragione umana e di passaggio tra vecchia e nuova letteratura, e verrà sostituito alle soglie del Paradiso da Beatrice, fede divina, segno che non si può accedere a Dio senza l'Illuminazione.
Dante che si ritrova in una selva oscura segno del peccato, nel bel mezzo del cammin della sua vita, a metà della sua vita, che la diritta via era perduta, senza saper più che fare. Appaiono tre fiere, bestie, una lonza, un leone e una lupa, che allegoricamente rappresentano la lussuria, la superbia, e l'avarizia. In suo aiuto appare Virgilio che gli farà da guida durante il viaggio e risulta essere inviato da Beatrice, intermediaria della Vergine Maria. Inizia il viaggio: l'Inferno è un cono rovesciato il cui vertice arriva fino al centro della terra, dove risiede Lucifero. Oltre il primo cerchio costituito dall'Antinferno ce ne sono 9 altri, in cui le anime sono punite dal peccato meno grave al più grave secondo la legge del contrappasso, per analogia o per contrasto rispetto all'azione.
- Prima il Limbo, i Non battezzati, coloro cioè che vennero prima della venuta di Cristo.
- Lussuriosi, Golosi, Avari, Eretici, Violenti, contro gli altri, contro se stessi, contro Dio, Fraudolenti, tra i quali Ulisse.
- Il pozzo dei giganti.
- I Traditori, zona Caina i traditori dei parenti, zona antenora i traditori della patria, zona tolomea i traditori degli ospiti e nella quarta zona, la zona Giudecca, i traditori dei benefattori.
Finisce la cantica dell'Inferno. Dopo un'invocazione alle Muse, Dante si trova in una spiaggia e compare nell'alba il custode del purgatorio: politico dell'età classica, Catone l'Uticense, morto suicida per difendere la libertà. Dopo un rito di purificazione in un fiume inizia il viaggio nel Purgatorio, in cui sono le anime di chi si è pentito in vita. Il Purgatorio è diviso in 7 cornici più l'antipurgatorio, in cima il Paradiso Terrestre. Virgilio lascia il posto come guida a Beatrice.
La struttura del Paradiso è circolare: 10 sono i cieli e ad ognuno corrisponde una precisa disciplina. I primi 7 i cieli dei pianeti, poi il Cielo delle Stelle Fisse, la Metafisica e il Cielo Cristallino, l'etica, è il primo motore che da il movimento a tutti gli altri. Poi è posto immoto il cielo dell'empireo, la Teologia. In ogni cielo è presente un tipo di Angelo, girando insieme compongono una melodia, e all'interno si trova Dio. Con questo viaggio Dante compie una vera e propria purificazione nel corpo e nello spirito, e vuole rendere il messaggio universale, trasportare l'umanità dallo stato di miseria a quello di felicità.
Petrarca
Petrarca nasce nel 1304 ad Arezzo e muore nel 1374 ad Arquà, vicino Padova. Importante fu l'incontro con Laura nel 1327, donna di cui si innamora e a cui dedicherà la sua opera principale, il Canzoniere. Scrive il De viris illustribus nel 1339 ma lasciata incompiuta raccolta di 36 biografie in latino di uomini illustri romani. Africa tra il 1339 e il 1342, un poema epico in versi latini che tratta della seconda guerra punica e in particolare alle gesta di Scipione l'Africano. Il Secretum tra 1347 e 1353, operetta in prosa latina scritta, articolata in 3 libri sotto forma di dialogo con Sant'Agostino al cospetto di una donna muta, la Verità, è una sorta di esame di coscienza del poeta in cui confessa i suoi segreti più intimi ma di cui non si mostra veramente pentito o guarito.
I Trionfi, incominciato nel 1351 e mai portato a termine, poemetto allegorico in volgare toscano e terzine dantesche, diviso in 6 visioni in una dimensione onirica e irreale, ognuno che tratta di un argomento: l'Amore, la Pudicizia, la Morte, la Fama, il Tempo e l'Eternità. La sua opera si articola intorno a temi che riflettono la sua personale ricerca interiore e il rapporto con il divino, influenzando notevolmente la letteratura successiva.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.