Letteratura italiana - Appunti de Martino Rosa Pia
Camillo Sbarbaro (1888-1967)
Camillo Sbarbaro è stato uno scrittore, poeta e aforista italiano, nonché uno dei maggiori lichenologi della prima metà del Novecento. La sua vita trascorre solitaria e schiva. Il suo passatempo, cui si dà con profondo zelo scientifico, è costituito da varie collezioni di licheni di specie rara: su quest'argomento scrisse numerosi e qualificati opuscoli scientifici. Nel '54 ripubblica Pianissimo in veste lievemente modificata. Camillo Sbarbaro morì a Savona nel 1967.
Pianissimo
Pianissimo è uno dei testi capitali della poesia del primo Novecento. Il libro contiene alcune poesie note e antologizzate, ma solo l'intero poemetto può dar conto della forza e dell'incisività con cui Camillo Sbarbaro interpreta la crisi storica di quel primo scorcio di secolo, conferendole un significato che la oltrepassa, per mettere a nudo una condizione dell'uomo propria del nostro tempo. Vi si canta, «sottovoce», lo stato di quasi morte dell'anima, di svuotamento dei sentimenti, dell'interiorità. La misura di tale alienazione è data dalla percezione di qualcosa di profondo, di una verità o vita altre, del senso profondo dell'essere. La trama delle illusioni si rompe e lascia scorgere l'abisso oppure appelli da una vita anteriore destano, ma per un attimo, la vita del sonnambulo, il cui cammino, per le strade della città moderna, si compie come su un discrimine, sull'orlo di un equilibrio sempre minacciato.
All’inizio il poeta si descrive come un uomo inerme alla sua “rassegnazione disperata”, data dall’amara consapevolezza di vivere in isolamento, nulla sembra poterlo sollevare e consolare in quanto questo male appare radicato nell’anima che lo porta a sentirsi come un cadavere privato della propria vita, come se l’anima lo avesse già abbandonato. Allora, trova una possibile speranza nel contatto umano, ma anche in questo caso non vive il rapporto con l’esterno in maniera entusiastica, la città per lui diventa infatti troppo affollata di persone, ma in questa gremita collettività lui sente ancora questa solitudine lancinante. Allora, l’autore trova tre direzioni verso cui potenzialmente dirigersi per salvarsi:
- Familiari, anche se lui perse la madre da piccolo e il padre in quel periodo era torturato da una malattia mortale
- Uomini della città, e non il centro, bensì i quartieri spesso ignorati, quelli che diventavano teatri di drammi e miserie ogni giorno
- Natura, ritornando quasi alle origini dell’uomo
Ogni tentativo risulta però comunque vano perché ognuna di queste soluzioni rappresentava solo un benessere momentaneo e definitivo.
Commenti professore
L’io poetico è posto davanti al manifestarsi noumenico dell’esterno, in alcuni luoghi di Pianissimo, la cui intuizione è sfocata e parziale: gli oggetti, i contorni, i colori, si danno al soggetto in una luce incerta, maculata da zone d’ombra, grumi, ellittiche epifanie. Nei testi scarni, negli endecasillabi piani e disadorni della raccolta del 1914, un ristretto catalogo