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Letteratura inglese - le origini del romanticismo

Appunti di Letteratura inglese per l'esame della professoressa Mariaconcetta Costantini sui seguenti argomenti: le origini del romanticismo, il periodo anglosassone, il quadro storico, la società, la letteratura,la poesia, Caedmon, Cynewulf, la prosa, Venerabile Beda, middle ages, Wyclif,Geoffrey... Vedi di più

Esame di Lingua e letteratura inglese docente Prof. M. Costantini

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innamorati in un giardino, di notte, mentre si scambiano voti d’amore: uccidono Horatio,

appendendone il cadavere a un albero e rapiscono la ragazza. Il vecchio maresciallo, benché

sconvolto dalla vista del figlio ucciso, domina il dolore e decide di fingersi pazzo per poter

accalappiare gli assassini. Intanto Bellimperia è stata costretta a fidanzarsi con Balthasar, e

fervono i preparativi per le nozze. Il programma dei festeggiamenti prevede una

rappresentazione teatrale, e Hieronimo, il quale nel frattempo è stato informato da Bellimperia

dell’identità degli assassini, propone ed ottiene che siano gli stessi convitati a recitare un

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dramma da lui stesso scritto e si serve del dramma fittizio per far succedere un reale macello :

sulla scena però la realtà subentra alla finzione, e mentre Lorenzo e Balthasar finiscono davvero

uccisi come voleva la parte, Bellimperia si trafigge con un pugnale e anche Hieronimo, dopo

aver mostrato agli spettatori il cadavere del figlio infine vendicato ed aver tentato di impiccarsi,

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si mozza la lingua con i denti per non essere obbligato a rivelare il nome dei suoi complici.

Minacciato di tortura, chiede un coltello per appuntire la penna con cui scrivere e si uccide

accoltellandosi.

Le innovazioni introdotte da Kyd possono così essere riassunte:

1. al posto di un argomento tolto dalla mitologia o dalla storia leggendaria inglese, ne dà uno

d’attualità, avente per sfondo la Spagna;

2. personaggi con qualcosa di sinistro o di eccentrico, quali piacevano al pubblico;

3. al posto della narrazione dei casi tragici, loro rappresentazione sulla scena: otto tra assassini

e suicidi, un’impiccagione, l’atroce atto del protagonista che si recide la lingua, il dramma

dentro il dramma; ecc.

Si può fare un parallelo tra The Spanish Tragedy e l’Amleto shakespeariano; sebbene molti

motivi vengono interiorizzati, vi si può tuttavia riscontrare una traccia comune. L’assassinio di

Horatio per mano dei sicari del suo rivale, il desiderio di vendetta del padre di Horatrio

(Hieronimo), la sua continua procrastinazione, i lunghi monologhi, il dramma all’interno della

tragedia ed il finale che travolge sia i colpevoli che innocenti in un’unica strage, sono tutti

motivi che ritroveremo nel teatro del maggior drammaturgo inglese.

4.9. Christopher Marlowe (1564-93).

Le opere di Marlowe, drammaturgo, poeta e university wit, precedono in ordine di tempo quelle

di Shakespeare. Nato da famiglia benestante, studia e si laurea a Cambridge, dove, traducendo

Ovidio e Lucano, apprende quell’abilità metrica che lo renderà maestro nel blank verse (verso

libero). Nel 1587 si trasferisce a Londra, dove conduce una vita dissipata e sembra viva del suo

lavoro di scrittore. Accusato di ateismo e di opinioni blasfeme e sediziose, viene interrogato da

un comitato governativo (Privy Council) e si scopre che ha partecipato a non ben precisate

missioni di spionaggio all’estero. Nel 1593 è ucciso a coltellate in una taverna a soli 29 anni. La

parte più importante della sua opera è rappresentata da quattro tragedie, composte fra il 1587 e

il 1593: Tamburlaine the Great; Dr. Faustus; The Jew of Malta e Edward II.

 Tamburlaine the Great (Tamerlano il Grande) è la prima tragedia, scritta tra il 1587 e il

1588, e tratta in due parti di 5 atti ciascuna la leggenda di Tamerlano, pastore scita e capo di

un’orda tartara del quattordicesimo secolo, di natura crudele e di smisurata ambizione, che

ottenendo un successo dopo l’altro riesce a diventare l’uomo più potente del mondo. Nella

prima parte dell’opera Marlowe pone in rilievo l’ascesa del suo eroe, mentre nella seconda

parte si ha un quadro della sua decadenza e della morte, che però viene vista come un fatto

staccato e disadorno, in cui non si rinviene niente di trascendente (quale potrebbe essere una

punizione divina per la smisurata presunzione dell’eroe), ma piuttosto una constatazione

immanentistica dell’evolversi dei fatti.

7 In Amleto poi questo dramma nel dramma servirà come mezzo di prova del delitto.

8 come lo stoico Zenone che per non rivelare il segreto di una congiura si mozzò la lingua coi denti e la

sputò in faccia al tiranno Nearco. 33

Nessun avversario riesce ad atterrarlo, se non la Morte, lo stesso nemico che Everyman

aveva dovuto affrontare. La differenza tra Marlowe e l’autore di quella morality lumeggia il

contrasto tra la concezione medioevale e quella rinascimentale. L’autore di Everyman

considerava la vita nel mondo come un viaggio spirituale, in cui l’unica speranza di riuscita

sta in una devota adesione alla volontà di Dio. Marlowe, sebbene sappia che la Morte è in

agguato nell’ombra, sfida la potenza divina, ritenendo che la gioia estatica procurata dalla

gloria terrena rechi in se stessa la propria ricompensa, capiti quel che capiti.

La concezione di un simile personaggio, descritto con tanta nobiltà e audacia, non aveva

precedenti nel teatro inglese e per di più Marlowe mostrava di padroneggiare pienamente il

blank verse facendone un potente strumento atto ad esprimere degnamente azioni e gesti

magnifici. In Tamburlaine, il perseguimento della gloria materiale non è intralciato dai valori

antitetici di un mondo cristiano. Chiaramente l’ambizione titanica è il tema principale

dell’opera, e Marlowe sembra seguire la storia mostrando una certa ammirazione per il

carattere demagogico del suo eroe. Non è però possibile stabilire fino a che punto lo scrittore

sia sincero con se stesso e con il suo pubblico, poiché è più semplice capire ciò che Marlowe

condanna piuttosto che ciò che approva.

 The Tragical History of Doctor Faustus (La tragedia del dottor Faustus, 1588), tragedia in

versi e prosa. È con ogni probabilità la sua opera più conosciuta, ove Marlowe, riprendendo

e sviluppando la leggenda tedesca del mago che in cambio di un sapere universale vende

l’anima al diavolo, pone l’accento sulla sete di conoscenza, sul desiderio dell’intelletto di

rompere le leggi che governano la natura per oltrepassare i limiti posti alla ragione umana.

Il teologo e negromante Faust, grazie alle sue arti magiche, stipula col sangue un patto con

Mefistofele per cui, in cambio di 24 anni di sicura vita e assoluto potere, darà, alla sua morte,

l’anima al demonio. Quando lo scadere del termine fatale s’avvicina, nella coscienza di

Faust comincia a sorgere il rimorso: Faust si rende conto che la persistenza nel peccato

permette alla sua anima di pentirsi ma non la libera dalla disperazione e dal dubbio, che

fatalmente l’allontanano dalla Grazia Divina. Inutilmente si rivolge a Dio implorando

perdono: la sua anima è ormai dannata, Faust muore alla mezzanotte torturato dai diavoli.

È importante rilevare il conflitto tra la volontà umana e l’umano destino che domina l’intera

opera. Il conflitto interiore di Faust tra religione e razionalismo, timore della dannazione ed

intima ribellione, riassorbe praticamente la dicotomia Medioevo - Rinascimento.

La diversità tra la concezione cattolica e quella protestante è qui evidente: il pentimento non

basta per sollevare Faust dalla dannazione eterna. Quando egli infatti sottoscriveva il patto

con Mefistofele obbediva inconsciamente ad una volontà soprannaturale: la forza del male

domina la volontà dell’uomo, il piacere lo assopisce e quando l’anima si risveglia è oppressa

dalla disperazione.

La concezione marlowiana del dramma è al polo opposto della tragedia quale si concepiva

nel Medioevo. Mentre nel Medioevo il protagonista è Everyman diviso tra il mondo terreno e

il celeste, in Marlowe troviamo l’ “uomo singolare”, l’individuo per il quale il vero conflitto

è tra la virtù e la fortuna.

Goethe riprende la legenda del Faust agli inizi dell’800 e ne fa una delle sue migliori

tragedie. Nelle mani di Goethe, Faust diventa il prototipo dello “Sturm und Drang”,

dell’aspirazione romantica che, contro la tradizione scientifica dell’Illuminismo, esalta le

libere attività del genio soggettivo.

 The Jew of Malta (L’ebreo di Malta,1589) narra la vicenda di Barabba, che privato delle sue

immense ricchezze dal governatore di Malta per pagare il tributo ai Turchi, inizia una lunga

vendetta che coinvolgerà non soltanto il governatore in prima persona ma si estenderà ai

Cristiani ed ai Musulmani in generale. Un intero convento di suore viene avvelenato, gli

amanti delle sue due figlie, posti l’uno contro l’altro, si uccidono a vicenda ed infine viene

pianificato il massacro dei Turchi invasori in un monastero; ma sarà Barabba stesso vittima

della trama tesa ai nemici e morrà cadendo nel calderone di olio bollente. 34

Come si può notare dallo schematico intreccio, Marlowe cede alla tentazione della

rappresentazione cruenta, riprendendo il motivo senechiano del bagno di sangue. L’opera

non raggiunge l’altezza poetica delle opere precedenti, né rivela la stessa nobiltà

d’ispirazione nella concezione dei personaggi. Il tono di quest’opera si abbassa fino al

melodramma ed appare così stravagante che potrebbe anche darsi che Marlowe abbia voluto

in questo modo fare la satira dei suoi stessi drammi. L’ebreo Barabba, trattato ingiustamente

dai Cristiani, per vendicarsi adotta nei confronti della umanità un atteggiamento

machiavellico, che Marlowe interpreta come l’attuazione di una serie di delitti così selvaggi

e incredibili che è difficile pensare che anche un pubblico elisabettiano, così appassionato di

queste delizie, potesse prenderli sul serio.

 Edward II (Edoardo II,1592), mette in scena un re dominato dai favoriti e rovinato dalla

mancanza di volontà. Da un punto di vista strettamente tecnico l’opera ha una costruzione

più armoniosa e più equilibrata delle altre e vi è una più variata gamma di personaggi, ma

l‘analisi caratterologica appare più debole e psicologicamente meno valida.

 The Massacre of Paris (Il massacro di Parigi, 1593), l’ultima tragedia incompiuta, che narra

del massacro dei protestanti avvenuto nella notte di San Bartolomeo nel 1572.

Stile ed eredità.

Nel teatro di Marlowe i personaggi (Faust, Tamerlano, Barabba) non sono più personificazioni

di vizi e virtù, come nel medioevo, ma persone vive, ricche di passioni umane e tensioni

esistenziali. Si dà alla tragedia una particolare concezione del personaggio, e, in maniera più

generale, una intuizione delle proprie illimitate possibilità. La loro appassionata eloquenza

echeggerà a lungo nel teatro elisabettiano.

Marlowe, nei suoi drammi, dà un forte contributo al miglioramento della forma e dello stile del

teatro inglese. Nella sua opera egli riunisce gli elementi fondamentali della nuova epoca e si fa

portavoce del Rinascimento. L’ideologia mistica medioevale che poneva l’accento sulle

limitazioni della ragione è ormai scomparsa e la nuova fede nella libertà umana e nella capacità

intellettuale trionfa nelle sue tragedie.

Egli mostra pure come la tragedia fondasse le proprie radici non tanto in elementi esteriori,

quali spargimenti di sangue e scene cruente e terrificanti, quanto nei conflitti interiori degli

individui e nelle conseguenti relazioni con il mondo esterno e circostante. Disprezzando le

immagini barocche proprie dell’eufuismo, Marlowe, che usa un linguaggio vigoroso, ricco,

talvolta iperbolico, ritrova nel blank verse (verso sciolto) il miglior mezzo per la trattazione di

temi elevati e così lo introduce e se ne serve nel suo teatro. Meno imponente fu il suo contributo

al problema di come elaborare e costruire una trama, e di come dare all’azione uno svolgimento

genuinamente drammatico. Kyd, sebbene come poeta non possa paragonarsi a Marlowe, aveva

dimostrato nell’impostare la struttura di un dramma un’abilità tecnica che Marlowe non aveva.

La sete di illimitato sapere e il possesso della suprema bellezza, che culminano inevitabilmente

nella sconfitta dell’uomo, anticipano la ricerca dell’impossibile, espressa nei tormentati e

appassionati personaggi romantici. Faust, l’eroe dell’eccellenza umana spinta fino ai suoi

estremi confini di conoscenza e di godimento, riapparirà nella letteratura europea due secoli più

tardi nell’opera di Goethe.

4.10. William Shakespeare.

Se il dramma può considerarsi il coronamento dell’epoca elisabettiana, nell’opera di

Shakespeare si riassumono le problematiche e le potenzialità creative dell’intero Rinascimento.

La vita del massimo drammaturgo e poeta inglese è scarsamente documentata. Nato a Stratford-

on-Avon, figlio di un artigiano che ricoprì anche cariche pubbliche a livello locale, frequentò il

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liceo (Grammar School) del paese, dove ricevette una buona istruzione di base, imparò quel

“poco di latino e di greco” che il suo dotto contemporaneo Ben Jonson gli rimproverò in un

noto poema dedicato alla sua memoria. La sua istruzione scolastica fu quindi piuttosto

incompleta, ma la sua capacità d’osservazione e curiosità intellettuale aprirono nella sua opera

gli orizzonti di un processo conoscitivo creativo proprio solo di un grande artista. Nel 1582, a

diciotto anni, sposò Anne Hathaway, più anziana di lui di otto anni, dalla quale ha dei figli, però

il matrimonio, stando alle allusioni che trapelano dai suoi drammi, non pare sia stato dei più

felici Lo ritroviamo quindi a Londra nel 1592, attore e scrittore.

Non è noto quando o perché Shakespeare si recasse a Londra e intraprendesse la carriera

teatrale. La prima testimonianza di quest’ultima è fornita da un accenno dell’opuscolo polemico

(pubblicato postumo) da drammaturgo e poligrafo Robert Greene: Greene’ Groatsworth of Wit

Bought with a Million of Repentance (Un soldo di spirito acquistato con un milione di

pentimenti, 1592); vi si parla di Shakespeare come un villano rifatto che si fa bello delle penne

altrui, che presume di essere, l’unico “scuotiscena” (shakescene) del Paese. A quest’epoca

dunque Shakespeare aveva già compiuto opere drammatiche. Tuttavia la prima opera a stampa

dello Shakespeare non è un dramma, bensì il poemetto erotico - mitologico Venus and Adonis,

pubblicato nel 1593 (anno in cui i teatri erano stati chiusi a causa di un’epidemia di peste). A

esso fece seguito un altro poemetto di carattere affine, The Rape of Lucrece (Lucrezia violenta,

11594). Con questi due componimenti sembra che Shakespeare abbia inteso sia assicurarsi la

protezione di un personaggio influente (sono entrambe dedicate al conte di Southampton), sia

dimostrare le sue qualità di letterato “colto”, cimentandosi in un genere allora in voga.

Probabilmente a quest’epoca egli aveva già intrapreso la composizione di quei Sonetti che

furono pubblicati nel 1609. Ma a parte pochi altri componimenti in versi occasionali, dal 1594

in poi la produzione shakespeariana è di carattere drammatico.

Riapertisi in quell’anno i teatri dopo la peste, le compagnie si riorganizzarono e Shakespeare

entrò a far parte, come attore, fornitore di copioni, e sharer (cioè compartecipe alle spese e agli

utili) del complesso Chamberlain’s Men (servi del lord Ciambellano). Dapprima i

Chamberlain’s Men si esibivano nel teatro che per antonomasia era appunto chiamato Theatre,

ma nel 1599 si fecero erigere un edificio apposito, il Globe, che rimase la loro sede permanente

per gli spettacoli pubblici fino a che non fu distrutto da un incendio nel 1613 durante una

rappresentazione dello Enrico VIII di Shakespeare con il prosperare della compagnia anche le

condizioni economiche di Shakespeare migliorarono, ed egli investì in proprietà terriere e case

nella nativa Stratford (è del 1597 l’acquisto del New Place, la casa ove si ritirò e morì).

Sulle qualità di Shakespeare attore non si hanno testimonianze precise: le parti di protagonista

nei suoi drammi erano in genere sostenute da Richard Burbage, mentre allo scrittore erano

apparentemente riservati i ruoli di persone autorevoli dal fraseggiare solenne e ben tornito,

come sovrani e simili. Nel 1594 compariva per la prima volta a stampa, ma anonimo, un

dramma di Shakespeare, il Titus Andronicus (Tito Andronico). Da tale data in poi furono

pubblicate diverse altre sue opere, eppure alla morte dell’autore neppure metà dei suoi drammi

erano apparsi in forma di libro, e di nessuno di essi egli aveva curato personalmente la stampa.

In tali condizioni è impossibile stabilire con certezza l’ordine di composizione dei drammi,

tanto più che anche la documentazione relativa alle rappresentazioni è lacunosa. Si ha certezza

soltanto per quel che riguarda un gruppo di drammi composti prima del 1598, ossia nel periodo

giovanile dell’attività shakespeariana, poiché in quell’anno essi furono elencati nell’opera

Palladis Tamia di Francis Meres. Essi sono: The Two Gentlemen of Verona (I due gentiluomini

di Verona), The Comedy of Errors (La commedia degli errori), Love’s Labour’s Lost (Pene

d’amor perdute), un misterioso Love’s Labour’s Won (perduto, a meno che, come vogliono

alcuni, sia da identificare con The Taming of the Shrew (La bisbetica domata), o con All’s Well

That Ends Well (Tutto è bene quel che finisce bene), The Merchant of Venice (Il mercante di

Venezia), A Midsummer night’s Dream (Il sogno di una mezza estate), Richard II (Riccardo II),

Richard III (Riccardo III), Henry IV (Enrico IV), King John (Re Giovanni), Titus Andronicus

(Tito Andronico), Romeo and Juliet (Romeo e Giulietta). L’elenco testimonia la straordinaria

versatilità del giovane Shakespeare, che si era già cimentato in tutti i generi drammatici che

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godevano a suo tempo d qualche popolarità: dal dramma di orrori di tipo cosiddetto senechiano

(Titus Andronicus) alla tragedia romantica (Romeo and Juliet), dalla <<cronaca>> storica (King

John) alla più approfondita indagine del personaggio che la storia ha tramandato (Richard II),

dalla commedia plautica (The C. of Errors) a quella avventurosa sentimentale (The Two

Gentlemen), dall’arcadico - eufuistica (Love’s Labour’s Lost) alla fiabesca (A Midsummer

Night’s), fino alla tragicommedia del The Merchant of Venice. Tale varietà, se da un lato rivela

i fini sperimentali e commerciali dell’autore, che fornisce alla sua compagnia ogni <<genere>>

di spettacolo che possa interessare il suo pubblico, dall’altro è indicativa della natura del suo

genio, in grado di attingere a ogni fonte, trasformando i modelli cui si spira e al tempo stesso

serbando le distinzioni stilistiche. La ricerca di fonti e di influenze formative diventa, nel suo

caso, affatto inoperante: dal mito classico alla novellistica rinascimentale, dalla storia

d’Inghilterra alla leggenda nordica, tutto diviene <<fonte>> di espressione teatrale. Non v’è

alcun tentativo di rispetto storico: v’è semmai l’istintiva intenzione di un certo gusto o tono

dell’originale. Sul piano stilistico non mancano gli echi di contemporanei e predecessori: è

anche vero che il teatro popolare elisabettiano era spesso opera di collaborazione e non v’è

ragione di negare che a diversi dei drammi che vanno sotto il nome di S. avessero collaborato

altri scrittori. Anche se affiori qua e là la sonorità e sensualità del verso di Marlowe, o

l’eleganza concettistica degli University wit, il gusto per la rappresentazione degli orrori di un

Kyd, o la volgarità farsesca degli scrittori di intrattenimenti popolari, v’è una vitalità

drammatica costante e sostenuta, una singolare sapienza nel porre sulle labbra del personaggio

la battuta significativa e illuminante. Shakespeare rivela pure in alcune di queste opere un

singolare genio per la contaminazione dei generi, che arricchisce il loro significato umano, e

che porta a risultati di assoluta originalità. È il caso, per esempio, del A Midsummer Night’s

Dream (Sogno di una notte di mezz’estate), in cui elementi liberamente derivati dal folklore

magico si innestano su una trama elegante, tipica della commedia di corte, cui si aggiunge a sua

volta un gusto per la farsa popolaresca. E in altri di questi primi drammi si incontrano

personaggi di una consistenza umana che va bene al di là di quella dei pur giganteschi

protagonisti delle tragedie di un Marlowe: se Richard III è ancor troppo legato al tipo

convenzionale del malvagio mostruoso, se Romeo and Juliet rientrano ancora nella

convenzione della novellistica amorosa, la prorompente vitalità di Falstaff, nelle due parti

dell’Henry IV, e la sottile problematica psicologica, nella figura del protagonista del Richard II,

sono raggiungimenti nuovi per l’arte drammatica.

Dopo il 1598 Shakespeare va sempre più approfondendo la complessità umana e morale dei

suoi personaggi. Lo testimonia, per esempio, il Julius Caesar, in cui l’autore, come farà poi in

seguito in quasi in tutti gli altri suoi drammi, propone una complessa problematica che, se da un

lato dimostra la sua profonda intuizione del predicamento umano, dall’altro prova anche la sua

determinazione di non impancarsi a giudice delle azioni degli uomini. Pur seguitando a fornire

negli anni successivi commedie romantiche e poetiche, egli le viene soffondendo di una vena di

malinconia, e i loro stessi titoli (Come vi piace, Quel che volete), sembrano indicare quanto

poco queste trame interessino ormai il poeta, volto piuttosto a esplorare ben più cupi recessi

dell’animo umano: è la stagione dell’Hamlet, seguito da quelli che si sogliono definire dagli

Inglesi i <<drammi problematici>> o <<commedie nere>> (Troilo e Cressida, Tutto è bene

quel che finisce bene, Misura per misura), in cui il lieto fine lascia un sapore amaro, e la

comicità diviene l’ironia crudele di un Tersite: studi di deformazioni dello spirito umano, di una

sorta di corruzione dei sentimenti. Si è voluto attribuire questo atteggiamento malinconico e poi

decisamente pessimista di S. a un qualche evento personale o a una malattia, o a ragioni

politiche (su richiesta del conte di Essex, nel 1601, la compagnia di S. aveva rappresentato il

Riccardo II, per eccitare gli animi in preparazione della ribellione che l’Essex aveva

organizzato, e che finì con l’esecuzione capitale dell’Essex stesso). Ma è più logico pensare

invece che lo Shakespeare, con la sensibilità propria dell’artista, non facesse che raccogliere e

riflettere quel più generale turbamento di coscienza proprio dei primi anni del Seicento, allorché

ci si rese più chiaramente conto del crollo di tutti i valori tradizionali tramandati dal Medioevo,

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della necessità di riscoprire l’uomo e la natura, non essendo più sufficienti le rassicuranti

spiegazioni fornite dalla religione o dai credi filosofici dell’Umanesimo.

L’amarezza dell’ironia viene poi riscattata dalla luce della tragedia: Othello, Macbeth, King

Lear (scritti presumibilmente fra il 1604 e il 1606) non sono più tragedie del caso (come Romeo

and Juliet), o di vendetta (come in Titus Andronicus e in certa misura Hamlet): sono piuttosto

esplorazioni delle colpe originarie alla natura umana, e delle esperienze che tali colpe possono

riscattare. Che un fondo di amarezza rimanesse nell’animo dell’autore è dimostrato dalla

misantropia di quel Timon of Athens (Timone di Atene) che Shakespeare lasciò forse

incompiuto proprio perché l’atteggiamento ivi rispecchiato era troppo esclusivamente negativo.

Le altre tragedie romane, composte in quegli anni (Antony and Cleopatra e Coriolano) limitano

l’ampiezza dei temi trattati: l’una è un’indagine dell’amore, l’altra del concetto di nobiltà.

Nel 1608 una nuova epidemia di peste provocò ancora una volta la chiusura dei teatri, che si

protrasse anche per parte dell’anno successivo. Quando essi si riaprirono, la compagnia dei

King’s Men, di cui S. era azionista, occupò, oltre al glorioso Globe, di carattere popolare e

all’aperto, un altro teatro, cosiddetto privato, e cioè al chiuso, destinato a un pubblico più

sofisticato e aristocratico. Le ultime opere di S., composte dopo il 1608 (Pericles, Cymbeline,

The Winter’s Tale e The Tempest), presentano caratteristiche assai diverse dalle precedenti:

hanno incredibili trame avventurose e romanzesche, impiegano modi espressivi più eleganti e

sofisticati, non si curano di nascondere l’artificio letterario, fanno più ampio uso di trucchi

scenici (nei teatri all’aperto i trucchi, in piena luce diurna, non potevano essere che rozzi e

elementari), e prevedono infine più complessi accompagnamenti musicali. Ma vi sono in esse

differenze anche più profonde e interne rispetto ai drammi precedenti: v’è un costante tema:

quello del ritrovamento di una persona amata (una figlia, una sposa) dopo anni di separazione

dovuta in genere a colpa o leggerezza da parte del protagonista; e come la perdita della persona

amata avviene in genere in scene di tempesta, così il ritrovamento è accompagnato da musica,

apparizioni, interventi divini, e sembra acquistare un valore rituale. Alla colpa segue la

redenzione, personificata nelle figure di fanciulle, giovani donne, innocenti coppie di amanti, da

cui nascerà una nuova vita. Dopo The Tempest smise anche di scrivere drammi, limitandosi a

collaborare a opere altrui. S. morì il 23 aprile 1616 ed è sepolto nella chiesa parrocchiale di

Stratford-on-Avon.

S. non curò di persona la pubblicazione di nessuna delle sue opere. Prima del 1616, anno della

sua morte, ne uscirono a stampa 16, separatamente e in diverse redazioni, in piccoli volumi in-

quarto (cioè un foglio da stampa, piegato 4 volte, così da ottenere 16 facciate); molti, se non

tutti i volumi, erano stati pubblicati senza il consenso dell’autore, trascritte clandestinamente in

teatro durante le recite. Nel 1623, due attori della compagnia cui aveva appartenuto S., John

Heminge ed Henry Condell, raccolsero tutti i drammi di S. a loro noti, editi e inediti, e li

pubblicarono in un volume in- folio (cioè su un foglio di stampa piegato in 2: si hanno così 4

facciate, solitamente scritte su due colonne). Questo primo in-folio conteneva 36 lavori. L’in-

folio comprende 16 dei 17 drammi pubblicati negli in-quarto (manca il Pericle) e altri 20 fino

allora inediti: La tempesta, I due gentiluomini di Verona, Misura per misura, La commedia

degli errori, Come vi piace, La bisbetica domata, Tutto è bene quel che finisce bene, La

dodicesima notte, Il racconto d’inverno, Re Giovanni, le tre parti dell’Enrico VI, Enrico VIII,

Coriolano, Timone d’Atene, Giulio Cesare, Macbeth, Antonio e Cleopatra, Cimbelino.

Heminge e Condell sostengono di essersi basati per la loro edizione sui manoscritti dell’autore;

ma la loro affermazione è manifestamente falsa: in molti casi essi non fanno che riprodurre i

testi già pubblicati in-quarto, altrove si giovano di copioni di scena. La stessa stampa dell’in-

folio dovette subire varie interruzioni, e la revisione ne fu assai poco curata: vi sono passi

ovviamente corrotti, ripetizioni di frasi, refusi tipografici, errate didascalie; taluni drammi sono

suddivisi in scene e altri no, alcun hanno abbondanza di didascalie mentre altri ne sono quasi

del tutto privi, e la stessa punteggiatura e le peculiarità ortografiche variano molto

sensibilmente di dramma in dramma. È impossibile stabilire con certezza l’ordine di

composizione dei drammi, tanto più che anche la documentazione relativa alle rappresentazioni

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è estremamente lacunosa. Tuttavia è ben vero che, nell’assoluta mancanza di manoscritti, l’in-

folio del 1623 è il testo più autorevole che ci sia pervenuto delle opere shakespeariane.

I drammi di S. possono essere divisi, in parte per l’argomento, in parte per la cronologia, in 4

periodi:

1° periodo (1590-95) che comprende anche i drammi storici Henry VI, Richard III;

2° periodo (1596-99); “ “ “ “ “ Richard II, Henry IV, Henry V;

3° periodo (1600-08) che comprende le tragedie e i drammi romani;

4° periodo (1608-11) “ “ gli ultimi drammi.

Drammi storici.

Shakespeare esordisce in teatro con tre drammi storici: a parte King John (Re Giovanni), opera

certamente giovanile, ed Henry VIII (Enrico VIII), che è probabilmente l’ultimo dramma cui

abbia posto mano Shakespeare in età matura, forse con un collaboratore, i drammi storici

possono essere raggruppati in due tetralogie:

1. La prima in ordine di composizione comprende le tre parti dell’Henry VI (Enrico VI) e il

Richard III (Riccardo III), e tratta perciò del periodo agitato della lotta fra le case di York e

di Lancaster (guerra delle due rose) dal 1455 al 1485. Appartengono al primo periodo.

2. La seconda tetralogia comprende il Richard II (Riccardo II), le due parti dell’Henry IV

(Enrico IV) e l’Henry V (Enrico V), e copre gli anni 1398-1420, la deposizione di Riccardo

II, le lotte interne che ne seguirono, e la fortunata guerra contro la Francia che si risolve con

la vittoria di Azincourt e l’alleanza matrimoniale fra i sovrani d’Inghilterra e di Francia. Le

tre opere appartengono al secondo periodo. Sostanzialmente la fonte di tutti i drammi storici

è rappresentata dalle Chronicles of England, Scotland and Ireland di R. Holinshed (1577),

ma l’interpretazione dei fatti stessi è personale. Attraverso questi drammi egli espresse

costantemente l’idea che lo Stato poteva sopravvivere solo grazie alla lealtà e fedeltà dei

sudditi e che questa virtù doveva essere in grado supremo l’attributo del sovrano stesso.

 The life and Death of King John (Re Giovanni): l’argomento riguarda gli avvenimenti storici

del regno di Giovanni (1199-1215), benché non parli del principale, la concessione della

Magna Carta; sostanzialmente, in termini di esaltazione nazionalistica, il dramma si impernia

sulla lotta fra Giovanni e la Chiesa di Roma. Il personaggio più vivo è quello del bastardo

Faullconbridge, per il suo rozzo gusto dell’intrigo, mentre per efficacia drammatica spicca la

scena cupamente patetica dell’uccisione del giovane principe Arturo.

 Henry VI (Enrico VI): la stesura dei drammi dovrebbe risalire agli anni 1590-91, e

probabilmente la seconda e terza parte precedettero la prima. Certamente S. non è il solo

autore. L’Enrico conserva molto della schematicità delle primitive rappresentazioni storiche

popolari, benché la sequenza degli eventi abbia una sua efficacia, e alcuni soliloqui una

dignità e una profondità di pensiero poco comuni in simili spettacoli.

 Richard III (Riccardo III): pubblicato nel 1597, deve risalire a qualche anno prima di tale

data. Tutto il dramma si accentra intorno alla figura del protagonista, gigantesca e deforme,

incarnazione tipica del machiavellico, prefigurato nei drammi di Marlowe. L’influenza di

quest’ultimo scrittore è manifesta anche nello stile, nei luoghi soliloqui in versi sonori e

vigorosamente ritmati, nel gusto del macabro portato a proporzioni erotiche. Il dramma narra

le macchinazioni di Riccardo per impadronirsi del potere, icasticamente raffigurante in scene

e effetto, quali il corteggiamento da parte di Riccardo della vedova del principe di Galles da

lui ucciso, le visioni notturne di Clarence, fratello maggiore di Riccardo, poco prima che

questi gli dia la morte, l’uccisione dei figli fanciulli del re Edoardo IV.

 Richard II (Riccardo II): composta quasi certamente nel 1595, si impernia anch’essa sulla

figura del protagonista, che però è tratteggiata con assai maggior sottigliezza che non quella

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di Riccardo III. Il re appare debole e frivolo, e al tempo stesso pensoso e tormentato, e la sua

figura ha qualche analogia con l’Edoardo II del Marlowe. Il personaggio matura nel corso

del dramma: la leggerezza quasi estetizzante iniziale si trasforma in senso di colpa, e insieme

di impotenza, fino a culminare nella scena della deposizione del sovrano, in cui egli presenta

tutta la sua dolente umanità, non tanto preoccupato per la sorte della sua persona, quanto per

quella del principio della sovranità che egli incarna. Si è voluto vedere nelle incertezze, nei

dubbi, nel senso di impotenza di questa figura, una prefigurazione di Amleto. Il linguaggio

rimane quello elegante e concettoso, ricco di ogni artificio retorico, che caratterizzava lo stile

eufuistico. E tuttavia è egualmente pregnante per la ricchezza delle immagini che spesso

acquistano il valore di figurazioni simboliche della condizione umana.

 Henry IV (Enrico IV): composto quasi certamente nel 1597-98; storia del re dalla rivolta

degli scozzesi alla morte. Le vicende storiche passano in secondo piano a causa dello spicco

che assume una figura secondaria, quella di sir John Oldcastle (ribattezzato poi sir John

Falstaff per rispetto ai discendenti della onorata famiglia Oldcastle), pavido e vantatore,

compagno di dissipatezze del giovane principe Hal, il futuro Enrico V. Concepito, insieme ai

suoi amici Pistol, Poins, Bardolph, madame Quickly e Dolly Tearsheet, come personaggio

comico e ridicolo, Falstaff, pur nella sua furfanteria, si assicura le simpatie del pubblico

come rappresentante di talune debolezze umane, e diviene estremamente patetico nelle scene

finali in cui il principe Enrico, salendo al trono e ritrovando il senso della responsabilità del

sovrano, lo respinge da sé. Nella prima parte dell’Enrico IV ha spicco pure la figura

dell’impetuoso Percy Hotspur, il tipo del giovane rozzo, franco e bellicoso, morto poi in

battaglia, mentre nella seconda parte è rappresentato con una certa sottigliezza il passaggio

del principe Enrico dalla irresponsabilità giovanile al senso quasi sacro della sua missione di

sovrano.

 Henry V (Enrico V): che celebra le vittorie di questo sovrano, “specchio di tutti i re

cristiani”, sui francesi. Allusioni contenute nel dramma permettono di fissare la data di

composizione al 1599. Concepito come ovvia continuazione dell’Enrico IV (viene fra l’altro

descritta la morte di Falstaff dai suoi vecchi compagni di avventure), ha un tono di spiccata

esaltazione nazionalistica. Le fortunate imprese del sovrano in terra di Francia, la sua

sollecitudine per i sudditi e per la patria, sono celebrate con accenti di nobile e sonora

retorica; le parti comiche sono assai ridotte, mentre viene inserita la grazia ironica delle

scene del corteggiamento della figlia del re di Francia da parte del sovrano inglese.

 Henry VIII (Enrico VIII): è l’unico dramma storico shakespeariano composto dopo il 1600.

È opinione diffusa che S. si sia limitato a collaborare con alcune scene a questo dramma, che

sarebbe opera di John Fletcher; va notato tuttavia che da un punto di vista linguistico,

metrico e sintattico esso è vicinissimo alle ultime commedie di S. l’argomento anche in

questo caso eminentemente celebrativo in senso nazionalistico, riguarda soprattutto il

divorzio di Enrico con Caterina d’Aragona, le nozze con Anna Bolena, i contrasti con il duca

di Buckingham, il cardinale Wolsey e l’arcivescovo Crammer, e finalmente la nascita della

futura regina Elisabetta, così che l’opera si chiude con la profezia della grandezza

dell’Inghilterra sotto il regno della grande sovrana.

-Primo periodo (1590-1595).

Durante il primo periodo, S. sembra soprattutto teso al raggiungimento di una perfezione

artistica; il suo scopo principale è la completa maestria dello strumento. Le varie forme ormai

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consacrate dalla pubblica approvazione vengono esplorate e variamente sperimentate mentre lo

stile è in continuo miglioramento. Se nella tragedia prevale la retorica marlowiana, nella

commedia egli si rifà all’eufuismo ed alle convenzioni di corte e tanto ricalca i passi altrui che

le sue prime opere furono a volte considerate come rifacimenti di opere di altri autori.

A questo periodo appartengono:

Henry VI (1590-92)

Richard III (1592-93)

The Comedy of Errors (1592-93), basato sulle commedie di Plutarco.

Titus Andronicus (1593-94), tragedia influenzato da Seneca e Marlowe.

The Taming of the Shrew (1593-94)

The Two Gentlemen of Verona (1594-95)

Romeo and Juliet (1594-95)

Love’s Labour’s Lost (1594-95).

The Two Gentlemen of Verona e Love’s Labour’s Lost sono commedie e seguono per un certo

verso, la traduzione delle commedie di corte di Lyly.

 The Comedy of Errors (La commedia degli errori): risale probabilmente al 15492-93 e si ha

notizia di una sua rappresentazione nel 1594. La trama si fonda sui Menaechmi di Plauto,

con qualche scena ispirata all’Amphitruo, ed è tutta giocata sugli equivoci provocati da

continui scambi di persona cui danno luogo i due gemelli Antifolo di Efeso e Antifolo di

Siracusa, e i loro due servitori, anch’essi “simillimi”. Quasi tutta in versi, la commedia, nella

precisione del suo svolgimento in cui la comicità nasce proprio dalla prevedibilità di ciascun

equivoco, ha una sua misura ed eleganza classica.

 Titus Andronicus (Tito Andronico): tragedia di orrori di ignota fonte. Datazione molto

incerta, ma precedente al 1594. Secondo lo schema consueto, la tragedia è un susseguirsi di

atroci vendette: la regina dei Goti Tamora, fatta prigioniera dai Romani, seduce e sposa

l’imperatore romano Saturnino e approfitta del suo ascendente per vendicarsi, con l’aiuto del

suo amante negro Aaron e dei suoi figli, del generale romano Tito Andronico: la figlia di

quest’ultimo, Lavinia, viene stuprate e le vengono mozzate le mani e la lingua, i figli di Tito

vengono variamente assassinati, e lui stesso ha una mano mozza. Alla fine però Tito si

vendica a sua volta, uccidendo i figli di Tamora e facendo sì che la madre inconsapevole si

cibi delle loro carni. La tragedia termina con una strage generale. L’autore ha attinto a varie

storie di orrori, comprese quelle di Medea e di Filomena e Tereo, fondendole insieme

nell’improbabile scenario della decadenza dell’impero romano (non è mai esistito alcun

imperatore Saturnino); i nomi Andronico e Tamora suggeriscono che l’autore possa aver

avute presenti le cronache bizantine relative all’imperatore Andronico Commeno e alla

regina di Georgia, Thamar. Nonostante la mancanza di fonti precise, l’opera non è affatto

originale, con il suo meccanico succedersi di atrocità, consacrate dalla tradizione teatrale

senechiana.

 The Taming of the Shrew (La bisbetica domata): è l’unico dramma di questo periodo che non

sia elencato dal Meres: ciò ha fatto pensare che si tratti dell’opera perduta che il Meres

chiama Love’s Labour’s Won, ma un documento rinvenuto recentemente dimostra che

edizioni sia della Bisbetica domata, sia del dramma indicato dal Meres esistevano all’inizio

del ‘700, il che esclude che i due fossero un’unica opera. Il problema è complicato

dall’esistenza di una commedia pubblicata nel 1594 con il titolo The Taming of a Shrew,

adespota, con trama e <<cornice>> analoga a quella di Shakespeare, ma con diversa

ambientazione e nomi dei personaggi, e completamente in versi, senza dubbio

shakespeariani. Se questa commedia è la fonte di quella di Shakespeare, la Bisbetica deve

essere stata composta nel 1594 o più tardi; ma lo stile piuttosto rozzo farebbe pensare a una

data precedente. Essa presenta comunque una singolare applicazione della tecnica del

<<teatro nel teatro>>: la commedia, in versi e prosa, è preceduta da un prologo in cui uno

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stagnino, Christopher Sly, viene trovato addormentato e completamente ubriaco davanti a

un’osteria di campagna da un signore che con il suo seguito torna da una battuta di caccia.

Per fargli uno scherzo il signore ordina di trasportarlo al castello dove, al suo risveglio, tutti

lo dovranno trattare con riguardo, fingendo di crederlo un gentiluomo che per 15 anni è stato

malato di mente. Per aiutarlo a ristabilirsi, una compagnia di attori vaganti recita davanti a

lui una commedia che è appunto La bisbetica domata. Mentre nella commedia adespota Sly

ricompariva alla fine della dramma, in quella di Shakespeare, il tentativo di cornice

drammatica viene abbandonato dopo la prima scena: Sly e gli altri personaggi del prologo

infatti faranno ancora una breve comparsa nel primo atto per poi scomparire. Nella

commedia rappresentata per lo stagnino si distinguono due trame abilmente intrecciate fra

loro. Nella prima, il nobile veronese Petruchio (pron. Petruccio) decide di sposare la

<<bisbetica>> Caterina, figlia maggiore di Battista, un ricco signore di Padova; egli

corteggia la ragazza senza lasciarsi turbare dal suo caratteraccio e delle sue scenate, e finge

anzi di trovarla mite e arrendevole. Giunto al giorno delle nozze, Petruchio comincia a

<<domarla>> sottoponendola a ogni sorta di umiliazioni e maltrattamenti: si presenta

all’altare in ritardo e vestito di stracci, rifiuta di partecipare alla festa nuziale e trascina via la

moglie su un ronzino. Arrivati a casa, le impedisce di mangiare, di dormire, di vestirsi,

sostenendo che nulla è degno di lei, la estenua fino a farle accettare qualsiasi assurdità, come

per esempio che la luna è il sole, o che il mattino è pomeriggio. Infine la riconduce a casa del

padre, completamente sottomessa. La trama parallela non è stata derivata dalla commedia

adespota, ma è chiaramente basata su The Supposes, un adattamento inglese in prosa dei

Suppositi (1509) di Ludovico Ariosto, ad opera di Gascoigne (c. 1530-1577). La vicenda è

assai macchinosa ma molto meno vivace del resto della commedia, tanto che qualcuno vi ha

visto la mano di un ignoto collaboratore di Shakespeare. Assistiamo al corteggiamento di

Bianca, sorella di Caterina, da parte di Gremio, Ortensio e Lucenzio. Questi ultimi due si

travestono da maestri e riescono a farsi ammettere nella casa di Battista. Dopo ulteriori

travestimenti ed equivoci farseschi, Bianca accetta di sposare Lucenzio, mentre Ortensio,

respinto, sposerà una vedova. La commedia si chiude con un banchetto in cui Petruchio

vince una scommessa su quale delle moglie sia la più docile, e Caterina pronuncia un

discorso sull’obbedienza che le mogli devono ai mariti.

 The Two Gentlemen of Verona: l’unica indicazione utile per la datazione è la menzione del

Meres, ma affinità verbali e stilistiche con la The Comedy of Errors e Romeo and Juliet

suggeriscono una data vicina al 1593-95. La trama non si basa su un’unica fonte

identificabile: la più probabile è un episodio della Diana del Montemayor, o piuttosto una

commedia inglese su di essa basata, di cui si ha notizia ma il cui testo è andato perduto. È

una tipica commedia di intrigo, di fattura ineguale, tanto da far pensare alla mano di un

collaboratore: Valentino, innamorato corrisposto di Silvia, figlia del duca di Milano, progetta

di rapirla. L’amico Proteo, fidanzato di Giulia, invaghitosi a sua volta di Silvia, rivela il

complotto al duca che bandisce Valentino dal suo Stato. Intanto Giulia, travestita da paggio,

entra al servizio di Proteo. Silvia, per sottrarsi alle aborrite nozze con lo sciocco Thurio,

impostegli dal padre, fugge, ma viene catturata nella foresta da una banda di masnadieri,

proteo la libera, e accorre anche Valentino, capo dei masnadieri; egli, commosso dal sincero

pentimento di Proteo, starebbe per cedergli l’amore di Silvia, quando Giulia rivela il suo

vero essere e riconquista Proteo. Nella vicenda romanzesco - sentimentale si inserisce la

comicità francamente popolare del servo Launce.

 Romeo and Juliet (Romeo e Giulietta): stampata nel 1597, è databile a qualche anno prima.

La vicenda dell’amore contrastato tra due giovani appartenenti a famiglie nemiche, è tratta

direttamente da una narrazione in versi di Arthur Brooke, La tragica storia di Romeo e

Giulietta (1562) derivata dalla novella di Matteo Bandello (che a sua volta aveva precedenti

in Luigi da Porto e Masuccio Salernitano). È la tragedia del caso: le parti più efficaci sono

quelle che celebrano con accenti lirici raffinati e appassionati a un tempo il giovane amore

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dei protagonisti. Romeo, durante una festa in casa dei Capuleti a cui partecipa travestito,

vedendo Giulietta se ne innamora; dopo al festa Romeo, stando sotto la finestra di Giulietta,

la ode confessare alla notte il suo amore per lui, le si rivela e ottiene il suo consenso a un

matrimonio segreto, che viene celebrato il giorno seguente con l’aiuto di frate Lorenzo. Ma

durante una lite, che invano Romeo cerca di scongiurare, Tebaldo Capuleti uccide un amico

di Romeo, Mercuzio; per vendicarlo Romeo interviene e uccide Tebaldo, ed è qui

condannato la bando, a Mantova. Giulietta intanto viene costretta dal padre ad acconsentire

al matrimonio con il conte Paride, ma la sera prima delle nozze per consiglio di frate

Lorenzo beve un narcotico che dovrà farla sembrare morta per quaranta ore; il frate avvertirà

Romeo, la libererà al suo risveglio dal sepolcro e la porterà a Mantova. Ma il messo inviato

dal frate a Romeo non compie la sua missione a causa di un sospetto di peste, e Romeo viene

soltanto a sapere che Giulietta è morta; si precipita allora a Verona, penetra nel sepolcro

dove è sepolta Giulietta, vi trova Paride e lo uccide in duello, poi beve un potente veleno che

av3va portato con sé. Giulietta, svegliatasi, trova accanto a sé Romeo morto, si uccide con il

pugnale di lui: di fronte alla tragica scena causata dalla loro inimicizia i capi dei Capuleti e

dei Montecchi si riconciliano. Lo stile eufuistico, raffinato ed elaborato, raggiunge toni

altamente appassionati dove è messo in scena l’amore dei due giovani; qua e là la

sentimentalità, del tema è equilibrata dall’intrusione di vivaci battute, allusioni, spesso

grossolane e volgari che danno spessore e consistenza reale ai personaggi. Tra questi

spiccano, per la loro naturalezza ed efficacia espressiva, la nutrice di Giulietta e Marunzio, lo

scettico e ironico amico di Romeo, due creature vive e terrene che coloriscono e inverano

tutta la vicenda.

 Love’s Labour’s Lost (Pene d’amore perdute): Non si conosce una fonte precisa: si sospetta

che S. fosse a conoscenza della visita fatta nel 1578 da Margherita di Valois e dalle sue dame

al marito Enrico IV di Navarra da cui viveva separata. La trama è tipica per la sua

costruzione a parti simmetriche: la vicenda si svolge alla corte di Navarra dove il re

Ferdinando di Navarra e tre suoi gentiluomini istituiscono un’accademia e fanno voto di non

rivolgere per tre anni la parola ad alcuna donna; ma non appena la principessa di Francia

accompagnata dal suo seguito giunge alla corte in missione diplomatica, la promessa si

rivela effimera. Il re e i gentiluomini, infatti, inviano segretamente missive amorose alla

principessa e alle sue dame. Il sotterfugio viene facilmente scoperto e le dame accettano ora

di essere apertamente corteggiate; ma l’annuncio della morte del padre della principessa fa si

che le dame partano chiedendo ai giovani di aspettare un anno e un giorno, dopo di che

accetteranno di diventare le loro mogli. La commedia si chiude dunque su una nota di

raffinata malinconia e, come dice esplicitamente il titolo, le pene e gli affanni d’amore sono

per il momento vani e soltanto l’attesa fedele potrà riscattarli. Accanto ai cortigiani si

muovono i personaggi comici, il ridicolo cavaliere spagnolo, l’astruso pedante, un buon

parroco, una coppia di villici, la cui comicità contrasta con la costante elaborata dell’eloquio

dei protagonisti principali. Si sospetta, inoltre, che nella <<scuola della notte>>, a cui si

accenna nella commedia, Shakespeare avesse voluto satireggiare il gruppo di intellettuali che

si riuniva nel 1594 intorno a Walter Raleigh, È la più elegante delle commedie di S., e rivela

chiaramente l’influenza del Lyly, del suo stile elaborato e artificiale. Tale caratteristica, la

mancanza degli umori più terreni presenti nelle altre commedie e l’inserzione di numerose

liriche che seguono la maniera di corte fanno intuire una destinazione aristocratica e non il

pubblico eterogeneo del teatro elisabettiano. Sotto il profilo strutturale, la commedia è

difettosa e i personaggi sono a volte delineati con superficialità, anche i temi trattati

(genericamente: l’assurdità del concepire l’esistenza umana in modo astratto) ci rivela uno S.

in una fase ancora sperimentale ma già chiaramente alla ricerca di proposte originali.

-Secondo periodo (1596-99).

Verso la fine del secolo i drammi shakespeariani mostrano una maggior varietà ed abilità

artistica, ma risentono di una temporanea deviazione dalla linea principale di sviluppo del

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drammaturgo. Entrambe queste tendenze si possono osservare in una serie di opere di

ispirazione cortigiana, che riflettono una concezione aristocratica del teatro. Appartengono a

questo periodo:

Richard II (1595-90) che rappresenta il passaggio al secondo periodo.

A Midsummer Night’s Dream (1595-96), commedia romantica.

King John (1596-97)

The Merchant of Venice (1596-97)

Henry IV

Much Ado about Nothing (1598-99)

Henry V

Twelfth Night (1596-1600)

As You Like It (1596-1600)

Julius Caesar (1599-1600)

 A Midsummer Night’s Dream (Sogno di una notte di mezz’estate): anche in questo caso S.

non si è attenuto a un’unica fonte, ma ha variamente attinto a leggende popolari per la figura

di Puck, ossia Robin Goodfellow, folletto burlone, alle varie storie di uomini trasformati in

asini (sul modello di Apuleio), alle Metamorfosi di Ovidio per la vicenda di Piramo e Tisbe,

rappresentata comicamente sulla scena da un gruppo di artigiani, alle reminiscenze classiche

per le figure di Teseo e Ippolita, e così via. La commedia trova la sua originalità proprio nel

suo carattere composito, e nella sapienza con cui in essa sono fusi tre mondi: quello delle

fate, quello degli umili artigiani, e quello della tradizione cortese. La vicenda si svolge in una

immaginaria Atene durante i preparativi dei festeggiamenti per le nozze del duca Teseo con

Ippolita, regina delle amazzoni. Ermia, fanciulla nobile, per sottrarsi alle nozze con

Demetrio, pretendente impostele dal padre, fugge nella foresta, presso la città, per

raggiungervi l’amato Lisandro. Elena, innamorata a sua volta di Demetrio, apprendendo il

piano ne informa quest’ultimo, il quale si reca anche lui nella foresta, seguito da Elena

stessa. Qui intanto Oberon, re delle fate, ha bisticciato con la sua sposa Titania, e incarica il

folletto Puck di procurargli un fiore il cui succo, versato sugli occhi di Titania dormiente, la

farà innamorare della prima persona che ella vedrà al risveglio. Vedendo poi che, nel bosco,

Demetrio ha bisticciato con Elena, Oberon impone a Puck di versare il filtro sugli occhi di

Demetrio dormiente affinché si innamori di Elena. Puck per errore versa il filtro sugli occhi

di Lisandro il quale scorgendo Elena, si innamora di lei e abbandona Ermia. Anche Demetrio

riceve il filtro e a sua volta dichiara il suo amore per Elena. I due uomini, ormai rivali, si

inseguono per uccidersi, mentre le due donne litigano fra loro. Nel bosco si è recata anche

una compagnia di rozzi artigiani capeggiata dal tessitore Bottom, per allestire una commedia

da presentare a corte. Puck, maliziosamente, impone a Bottom una testa d’asino, e spreme

poi il suo filtro sugli occhi della regina delle fate, Titania, che scorgendo al suo risveglio il

mostruoso Bottom s’innamora di lui. Giunta così al massimo la fantasiosa confusione,

interviene nuovamente Oberon e scoglie tutti gli incanti, riconciliandosi con Titania. I due

giovani amanti, tornati da Atene, potranno unirsi secondo i loro desideri, mentre gli artigiani

rappresentano dinanzi a Teseo e Ippolita la tragedia di Piramo e Tisbe, trasformata dalla loro

imperizia in una irresistibile farsa. È questa l’opera di S. che rivela una maggiore libertà

fantastica, e anzi, in un famoso discorso posto sulle labbra di Teseo, rivendica al poeta tale

libertà.

 The Merchant of Venice (Il mercante di Venezia): è databile fra il 15494 e il 1596. La

vicenda principale è derivata dalla raccolta di novelle Il Pecorone si Giovanni Fiorentino. Il

motivo degli scrigni è tratto da una versione inglese cinquecentesca delle Gesta Romanorum,

una raccolta di aneddoti scritta in latino e risalente al tardo medievale. Non mancano infine

echi dell’Ebreo di Malta di Marlowe e di un tragico avvenimento del 1594: la condanna a

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morte dell’ebreo portoghese Roderigo Lopez, medico di corte, accusato, forse ingiustamente,

di aver cospirato per avvelenare la regina Elisabetta. La vicenda si svolge a Venezia: il

nobile veneziano Bassanio si rivolge all’amico Antonio (il mercante a cui il titolo si

riferisce) per ottenere un prestito che gli consenta di corteggiare la ricca e bella Porzia.

Antonio, non disponendo dei 30.000 ducati richiestigli, ricorre all’ebreo Shylock da lui

spesso rimproverato per le sue pratiche di usuraio. Shylock offre il prestito con la clausola

che, in caso di mancata restituzione, l’usuraio potrà prelevare una libbra di carne dal suo

petto, nel punto più vicino al cuore. Antonio acconsente perché è in attesa del prossimo

ritorno delle navi in cui ha investito la maggior parte dei suoi beni. Bassanio, ottiene la mano

di Porzia scegliendo lo scrigno che contiene il ritratto di lei fra i tre che gli sono sottoposti

per mettere alla prova la sua perspicacia. Alla scadenza, Antonio non è in grado di pagare la

somma presa in prestito, in quanto le navi sono andate perdute. Shylock esige la libbra di

carne, ma Porzia, travestitasi da avvocato, raggiunge Venezia e si reca immediatamente al

tribunale, in cui, sotto la presidenza del Doge, si sta discutendo il caso del mancato

pagamento: fa osservare ai giudici che l’ebreo sarà condannato a morte se, nel tagliare la

libbra di carne, ne asporterà di più o di meno, o verserà anche una sola goccia di sangue.

Shylock rinuncia, ma viene egualmente condannato alla perdita di tutti i suoi beni, parte dei

quali gli verrà restituita a patto che egli si converta facendosi cristiano e, alla sua morte, li

lasci in eredità alla figlia Gessica, che egli aveva diseredato perché era fuggita con un

cristiano, Lorenzo, amico di Antonio e Bassanio. Shakespeare prende le distanze dagli

stereotipi contemporanei, in particolare dal grottesco e tragico Barabba, l’ebreo di Malta

marlowiano, per delineare un personaggio complesso, dolorosamente consapevole della

diversità a cui è continuamente sottoposto e costretto da discriminazioni da insulti che sente

come profondamente ingiuste.

 Much Ado about Nothing (Molto rumore per nulla): è una commedia con un fondo di

amarezza, basata sulla XXII novella del Bandello, della quale però non esistono versioni

inglesi. Le argute schermaglie dialogiche dei due protagonisti si modellano su quelle del

Cortegiano del Castiglione, tradotto in inglese nel 1561. La scena è posta in Messina:

Benedick, giovane signore padovano al seguito del principe d’Aragona, brillante e misogino,

affetta il suo disprezzo per la spiritosa Beatrice, nipote di Leonato, governatore di Messina.

Ma, nonostante i loro continui scontri verbali, i due vengono fatti innamorare l’uno dell’altra

con uno stratagemma. Meno sofisticato è l’amore di Claudio, amico di Benedick, per Hero,

figlia di Leoanto. Il malvagio Don John, fratello bastardo del principe, fa però credere a

Claudio che Hero lo tradisca, mostrandogli di notte la domestica di lei, rivestita dei panni

della padrona, che fa entrare in casa il suo amante. Durante la cerimonia nuziale perciò

Claudio respinge da sé Hero, e quest’ultima sviene ed è creduta morta. L’infamia di Don

John e svelata; Claudio, per riparare alla sua involontaria crudeltà, accetta di sposare una

fanciulla velata impostagli in moglie di Leonato. Si scopre che la fanciulla è Hero, e anche

Benedick chiede la mano di Beatrice. La commedia è rallegrata dai lazzi di un gruppo di

inefficienti poliziotti capeggiati da Dogberry, tratti di peso dalla vita quotidiana londinese, la

cui rozza comicità mette in risalto il raffinato spirito cortigiano dei dialoghi fra Beatrice e

Benedick.

 Twelfth Night (la dodicesima notte): scritta forse in occasione del ricevimento offerto a corte

dalla regina Elisabetta al duca di Bracciano don Virgilio Orsini (donde Orsino come nome

del protagonisti) la dodicesima notte, ossia la notte dell’Epifania, del 1601. La commedia,

che presenta singolari analogie do tono, atmosfera, linguaggio con As You Like (Come vi

Piace), si basa su un racconto contenuto nel volume di Barnabe Riche, Farewell to Military

Profession (1581), e che è derivato in ultima analisi da fonti italiane, quali le commedie

Gl’Ingannati dell’Accademia degli Intronati di Siena, e Gli Inganni di Nicolò Secchi. Si

svolge nel fantastico paese <<italianato>> di Illiria, e presenta le vicende di Viola,

gentildonna ivi naufragata, che si innamora del duca Orsino e si reca presso di lui a servirlo

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come paggio, sotto il nome di Cesario. Incaricata dal malinconico duca di portare messaggi

amorosi a Olivia, una dama di austeri costumi, Viola-Cesario deve schermirsi dagli

impetuosi approcci di lei, presa da improvviso amore per il falso paggio. Il provvidenziale

arrivo del fratello di Viola, Sebastiano, dopo una serie di complicati equivoci, salva la

situazione: Olivia può riversare il suo amore su di lui, mentre il duca Orsino, rendendosi

conto dell’amore di Viola e di quanto ella abbia fatto per lui, la sposa. La felicità della

commedia consiste soprattutto nella delicata atmosfera musicale creata intorno alla languida

figura di Orsino anche attraverso le bellissime canzoni del giullare Feste, e in gruppi di

personaggi secondari, uno dei quali fu però sempre considerato come l’autentico

protagonista della commedia: è il maggiordomo di Olivia, Malvolio, triste e presuntuoso, al

quale viene fatto credere di essere amato dalla sua padrona: tale scherzo giocatigli da Feste

insieme a sir Tolby con l’allegra Maria e con lo sciocco e pusillanime dir Andrew

Aguecheek, rischia di far perdere completamente il senno a Malvolio, che diviene così, da

personaggio comico e grottesco, figura intensamente patetica.

 As You Like (Come vi piace): la vicenda si svolge in gran parte in una immaginaria foresta

delle Ardenne, nella quale si è rifugiato un duca, scacciato dai suoi domini dal suo malvagio

fratello Frederick. La figlia del duca scacciato, Rosalind, è però rimasta amica di Celia, figlia

di Frederick. Ma anche Rosalind è scacciata, e vaga nella foresta in abito maschile con il

nome di Ganymede, seguita dalla fedele Celia, che fa passare per sua sorella con il nome di

Aliena. Nella foresta incontra il suo amato, Orlando (che non la riconosce), a sua volta

perseguitato da un malvagio fratello, Oliver; quest’ultimo è assalito da una leonessa, e viene

salvato da Orlando; il suo odio si trasforma allora in affetto, e per giunta egli si innamora di

Celia- Aliena. Il malvagio Frederick frattanto incontra un santo eremita che lo fa ravvedere,

così che egli restituisce il maltolto al duca spodestato e si ritira dal mondo. Oliver sposa

Celia, che gli rivela il suo vero essere, come pure fa Rosalind a Orlando. Accanto ai

protagonisti, pallide e idealizzate figure romanzesche nella tradizione arcadica inglese, si

accompagnano figure di pura creazione shakespeariana: il melanconico Jacques, seguace del

duca, con le sue considerazioni sulla transitorietà della vita umana, il cinico e arguto

Touchstone e la usa semplice amante, la contadinella Audrey. La commedia conserva un

tono fiabesco e avventuroso, percorso costantemente da un brivido di amore e da una sottile

melanconia che la distaccano nettamente dalle precedenti di Shakespeare.

 Julius Caesar (Giulio Cesare):basato essenzialmente sulla traduzione inglese di Thomas

North delle Vite Parallele di Plutarco. Più che allo svolgimento degli avvenimenti (congiura

di Bruto e Cassio, uccisione di Cesare, formazione del secondo triumvirato, fine di bruto e

Cassio), Shakespeare sembra interessarsi ai problemi morali che la vicenda sottende: il

concetto di libertà, quello di onestà e di onore, i rapporti umani (esplorati nelle relazioni fra

Bruto e Cesare, Bruto e Cassio e soprattutto fra Bruto e Porzia). Questa indagine conferisce

una singolare profondità e ambiguità alle figure dei protagonisti, e un significato universale

alla vicenda. La presentazione del vario atteggiamento della folla è magistrale, mentre sul

piano dell’indagine psicologica individuale è rivelatore della maturità di Shakespeare il

colloquio iroso, disperato e patetico fra Bruto e Cassio prima della battaglia di Filippi.

-Terzo periodo (1600-1608): A questo periodo appartengono:

Hamlet (1600-1601), tragedia

The Merry Wives of Windsor (1600-01), una commedia dark

Troilus and Cressida(1601-02), commedia dark

All’s Well that Ends Well (1604-05), una commedia dark

Measure for Measure (1604-05)

Othello (1604-05), tragedia 46

King Lear (1604-05), tragedia

Macbeth (1604-05) tragedia

Antonio and Cleopatra (1604-05) tragedia

Coriolanus (1607-08), tragedia.

Timon of Athens (1607-08), tragedia.

 Hamlet (Amleto): l’azione si svolge in Danimarca. Il giovane principe Amleto si sente

profondamente turbato perché dopo nemmeno due mesi dalla morte del padre, la madre

Gertrude sposa Claudio, fratello del re defunto e suo zio. Avvertito dall’amico Orazio che

per due notti consecutive uno spettro, vestito di corazza e rassomigliante al defunto re, è

apparso agli uomini di guardia al castello, Amleto si reca quella stessa notte ad attendere

l’apparizione sugli spalti del castello. Lo spettro dopo avergli detto di essere lo spirito di suo

padre condannato a vagare di notte per un certo numero di anni, ad espiazione dei peccati

commessi in vita, gli chiede vendetta per ciò che sta per rivelargli: egli è stato vittima di un

delitto; è stato ucciso dal fratello Claudio con del veleno versatagli in un orecchio un

pomeriggio mentre dormiva in giardino. Lo spettro ingiunge Amleto di non far nulla contro

la madre. Amleto giura vendetta, ma assalito dal dubbio esita, si rimprovera la propria

vigliaccheria. A ciò dedica tutte le sue energie, rompe ogni legame affettivo anche quello

con Ofelia, da lui amata. Per accertare la colpa di Claudio fa rappresentare dinanzi a lui un

dramma che evoca le circostanze dell’assassinio da lui commesso. La prova ha esito

positivo, ma Amleto non sa risolversi a colpire Claudio che si è ritirato a pregare: si reca

allora dalla madre per indurla a rompere i rapporti col marito assassino, si accorge della

presenza di qualcuno che lo spia dietro una tenda e, credendo che si tratti di Claudio, lo

uccide. In seguito a ciò è costretto a lasciare il Paese sotto la scorta di due falsi amici che

dovrebbero condurlo presso un sovrano amico di Claudio con ordine di sopprimerlo. La nave

che trasporta Amleto è intercettata dai pirati, che lo prendono bordo e gli restituiscono la

libertà. Al suo ritorno scopre che Ofelia è impazzita ed è annegata. Il fratello di lei per

vendicare la morte della sorella complotta con Claudio per uccidere Amleto, sfidandolo a un

incontro di scherma in cui userà una spada truccata ed avvelenata. Durante il combattimento

Amleto si accorge di tutto, e dopo essere stato ferito uccide Claudio e lo sfidante. La madre

di Amleto intanto ha inconsapevolmente bevuto una coppa di veleno destinata al figlio.

Dopo la strage giunge a raccogliere la successione e a ristabilire l’ordine il principe di

Norvegia Fortinbras.

 The Merry Wives of Winsor (le allegre comari di W.): forse scritta su richiesta della regina

Elisabetta che desiderava assistere a nuove avventure di sir John Falstaff. Pubblicata nel

1602, deve risalire a qualche anno prima, i vari incidenti in essa rappresentati sono tratti

dalla novellistica popolare(quello per es. dell’amante nascosto sotto un mucchio di

biancheria sporca si trova in una novella del Pecorone). Sir Falstaff viene beffato dalle

allegre comari mistress Ford e mistress Page che, con il pretesto di fissargli convegni

amorosi, prima lo fanno rinchiudere in un cesto di biancheria sporca e gettare nel fiume, poi

lo fanno travestire da donna e picchiare vigorosamente dal geloso mister Ford, e infine gli

danno appuntamento in un bosco, dove viene torturato e schernito da tutti i personaggi della

commedia travestiti da fate e folletti. Una trama secondaria narra gli equivoci in cui è

coinvolto l’innocente amore fra Anne, figlia di mistress Page, e il giovane Fenton, di cui

sono rivali il medico francese Doctor Caius e lo sceicco Slender. Di andamento farsesco, è

l’opera più prosaica dello S.

 Troilus and Cressida: è il primo dei cosiddetti problem plays, drammi problematici, per il

loro carattere amaro, per il gusto con cui esplorano aspetti torbidi e viziosi dell’animo

umano, pur senza giungere a un fine tragico, anzi atteggiandosi a ironica comicità. La storia

dell’amore di Criseide, figlia dell’indovino Calcante fuggito nel campo greco, per Troilo

figlio di Priamo, era già stata narrata dal Boccaccio nel Filostrato, e di lì l’aveva tratta

Chaucer per comporre il suo poema Troilus and Criseyde, fonte principale dello

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Shakespeare. Nella versione chauceriana, l’amore dei due giovani era stato favorito dallo zio

di lei, Pandaro, il quale, però, quando la giovane viene trasferita nel campo greco, la incita

con altrettanta disinvoltura a diventare l’amante di Diomede, e ottiene il suo intento. Tale è

la vicenda che anche Shakespeare narra, aggiungendovi una sapiente caratterizzazione degli

eroi della guerra di Troia e concludendola con l’uccisione di Ettore da parte di Achille, con

l’espressione del disgusto di Troilo per il comportamento di Cressida e di Pindaro, e con le

ciniche recriminazioni di quest’ultimo, che si definisce un onesto mercante di carne umana.

 All’s Well that Ends Well (Tutto è bene ciò che finisce bene): è un dramma problematico

anche dal punto di vista formale. Inedito al tempo di Shakespeare, esso presenta nel giro di

una stessa scena una impressionante varietà stilistica: passi che ricordano lo Shakespeare

eufuista di Love’s Labour’s Lost e altri che invece, per maturità e complessità espressiva,

pregnanza di immagini e scioltezza di verificazione, sono avvicinabili solo alle opere

dell’ultimo periodo dell’attività dell’autore. Sembra pertanto probabile l’ipotesi che la

commedia, scritta o abbozzata in età giovanile (potrebbe essere il perduto Love’s Labour’s

Won) sia stata rimaneggiata dall’autore più di una volta in età matura; tuttavia l’affinità di

tema e di tono fondamentale con Measure and Measure e gli echi di Troilus and Cressida

consigliano di considerarla cronologicamente accanto a questi due drammi. L’argomento è

tratto dalla novella di Giletta di Narbona, la nona della terza giornata del Decameron, che

Shakespeare conobbe nella fedele traduzione contenuta nel Palace of Pleasure di William

Painter (1566). Giletta (divenuta Helen in S.) guarisce da una fistola il re di Francia e ne

ottiene in ricompensa di poter sposare il nobile Beltramo di Rossignone. Questi, sdegnato

per le nozze forzate, l’abbandona subito dopo la cerimonia, dicendole che la riceverà solo se

si presenterà a lui con un figlio da lui generato e un anello che egli porta al dito. Helen

ottiene di sostituirsi nelle tenebre della notte a una fanciulla che Beltramo aveva richiesto del

suo amore, e durante il convegno si fa dare l’anello. Rimasta incinta di lui ella può così a suo

tempo adempiere alle condizioni da lui richieste. In essa Shakespeare ha introdotto motivi

seri, come l’implicito dibattito sulle varie concezioni dell’onore, già affiorato in opere

precedenti ma qua compiutamente sviscerato.

 Measure and Measure (Misura per Misura): le analogie con All’s Well sono evidenti, nella

ripresa stessa del motivo della sostituzione della donna amata con il favore delle tenebre. Il

dramma è un’indagine di storture morali: l’integerrimo consigliere Angelo, cui è affidato il

governo di Vienna durante un’assenza del duca, applicando una severissima legge contro la

fornicazione, condanna a morte il giovane Claudio, che ha sedotto una fanciulla. Intercede la

sorella di Claudio, Isabella, e Angelo è tanto preso di lei che la richiede della sua persona in

cambio della grazia per il fratello. Quest’ultimo, con orrore di Isabella, accetterebbe l’infame

patto. Ma il duca, che vigila in città sotto le spoglie di un frate, consiglia a Isabella di

accettare le proposte di Angelo, e manda poi al convegno in luogo di lei, Mariana, che

Angelo aveva ripudiato. Nonostante ciò Angelo ordina ugualmente l’esecuzione di Claudio;

un nuovo provvidenziale intervento del duca impedisce il misfatto, Angelo viene

smascherato e condannato a sposare Mariana, mentre il duca sposerà Isabella. Il problema

morale posto dalla commedia è evidente, e si concretizza ancor più nelle scene dello

Shakespeare che ha rappresentato accanto ai protagonisti un piccolo mondo do prostitute e

ruffiani. E dal testo emerge una poesia cupa e forte insieme, nelle amare considerazioni sulla

condizione umana, nella possente e quasi dantesca raffigurazione dei terrori della morte.

 Othello: narra la folla gelosia provocata nel valoroso generale moro Otello dall’alfiere Iago,

il quale insinua che la gentildonna veneziana Desdemona, moglie del moro, sia l’amante del

luogotenente Cassio. Con l’aiuto di Emilia, sua moglie e cameriera di Desdemona, Iago si

procura un fazzoletto di lei, che fa poi finire nelle mani di Cassio. Otello considera questa

una prova definitiva del tradimento della moglie e la uccide soffocandola nel letto. Scoperto

poi il suo errore in seguito alle testimonianze di Emilia e di altre lettere trovate indosso a

un’altra vittima dell’alfiere, Otello si uccide in preda al rimorso. Iago viene imprigionato e

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condotto alla tortura. La trama è estremamente semplice, non ci storie che si intrecciano,

l’azione muove veloce e il numero dei personaggi è particolarmente esiguo.

 King Lear (Re Lear): Lear, re della Britannia decide di spartire il regno tra le sue tre figlie:

Gonelir, la maggiore, Regan e Cornelia. Prima di fare la spartizione però il vecchio padre

vuol conoscere quale delle tre lo ami di più. Gonelir e Regan si effondono in dichiarazioni

d’affetto. Cornelia, animo sincero, nauseata dalle smancerie delle sorelle, afferma di voler

bene al padre com’è dovere filiale, ma che, quando sarà sposata, dovrà dividere il suo cuore

tra il padre e il marito. Questa dichiarazione manda in collera il vecchio re, il quale disereda

Cornelia e divide la sua dote tra le altre due sorelle. Il re di Francia, apprezzando la sincerità

di Cornelia, la sposa senza dote. Al momento della divisione del regno, Lear si riserva il

diritto di andare a vivere un mese presso l’una e un mese presso l’altra delle figlie,

conservando una scorta di 100 cavalieri. Le figlie cercano di indurre il vecchio re a

rinunciare al suo seguito. Lear si sente diminuito nella sua maestà regale, e, offeso per tale

mancanza di affetto e di rispetto, si allontana pazzo dal dolore per l’ingratitudine delle figlie.

Queste lo lasciano uscire nella landa (pianura incolta spesso sterile e deserta) sebbene si

avvicini una tremenda tempesta. Il trattamento usato dalle due sorelle verso il vecchio

genitore provoca l’intervento del re di Francia, il cui esercito sbarca in Britannia. Il vecchio

padre e Cornelia si incontrano a Dover. Ma l’esercito francese è sconfitto. Cornelia viene

impiccata, Lear muore di dolore. I valori in esso discussi sono universali: il senso della vita

umana, il significato della natura e delle sue leggi, la libertà dell’uomo, i rapporti fra le

generazioni umane, l’importanza dell’esperienza, del dolore e della follia, tutto ciò è

esplorato e rappresentato attraverso titaniche figurazioni di immagini, trasfigurato in una

poesia che ha una sua costante terrena concretezza, una inadeguata potenza espressiva. King

Lear è opera tormentata e possente, che cerca di racchiudere in sé il caos della vita umana

per scoprirvi un senso.

 Macbeth: allusioni contenute nell’opera suggeriscono una datazione tra intorno agli anni

1605-06. Appare per la prima volta nell’in-folio del 1623. Il testo reca evidenti tracce di

corruzione e di rimaneggiamenti. Fonte di Shakespeare è la cronaca di Holinshed. Per i

particolari dell’assassinio di Duncan Shakespeare utilizzò quelli dell’assassinio di un altro re

scozzese, re Duff ucciso da Donwald. Macbeth e Banquo, generali di Duncan re di Scozia,

tornando da una vittoriosa campagna contro i ribelli, incontrano in una landa tre streghe, che

9

profetano che Macbeth sarà “thane” di Cawdor e poi re e che Banquo genererà dei re,

benché egli non sia destinato ad esserlo. Subito dopo è recata la notizia che Macbeth è stato

nominato “thane” di Cawdor. Tentato dalla profezia e da lady Macbeth, Macbeth assassina

nel sonno Duncan mentre è ospite nel suo castello, però è subito dopo colto dal rimorso. I

figli di Duncan, Malcolm e Donalbain, fuggono e Macbeth prende la corona. Ma resta

ancora un ostacolo nel cammino di Macbeth: le streghe avevano profetato il regno alla

dinastia di Banquo, onde Macbeth decide di sopprimere costui e suo foglio, ma questi riesce

a sfuggire. Perseguitato dallo spettro di Banquo, che gli appare in una cena durante un

banchetto, Macbeth consulta le streghe, che gli dicono di guardarsi da Macduff, il “thane” di

Fife, e gli annunciano che non potrà essere ucciso da uomo nato da donna, né sarà sconfitto

finchè la foresta di Birnam non muova verso il castello di Dunsinane. Sapendo che Macduff

si è unito a Malcolm, che raccoglie un esercito in Inghilterra, Macbeth fa assassinare lady

Macduff e i suoi figli. Intanto lady Macbeth, cui era caduto di mano il pugnale quando aveva

tentato per prima di uccidere Duncan dormente, che le era parso il proprio padre, perde la

ragione, soffre di allucinazioni (cerca invano di togliere dalle sue mani l’immagine del

sangue) e, in stato di sonnambulismo, rivela il delitto commesso; infine muore mentre

l’esercito dei vendicatori sopraggiunge: passando per il bosco di Birnam ciascun uomo taglia

un ramo d’albero per far schermo alla sua avanzata, e si realizza così la profezia del bosco

9 titolo nobiliare scozzese per indicare i compagni del re; press’a poco corrispondente a barone.

Thane: 49

che muove verso il castello di Dunsinane. Macduff, che è stato estratto anzitempo dal

grembo materno, uccide Macbeth. Anche questa profezia si è avverata, e Malcolm diviene

re. La tragedia contiene molte allusioni ed episodi intesi a rendere omaggio al nuovo re

d’Inghilterra Giacomo I, di origine scozzese e discendente dal leggendario Banquo. Ma è

soprattutto uno studio del senso di colpa nell’uomo, reso attraverso un efficace gioco di

contrasti verbali che fanno di tutta la tragedia un continuo balenare di intense luci fra tenebre

fitte.

 Antony and Cleopatra: composta in data imprecisata prima del1608, sai fonda sulla vita di

Antonio scritta da Plauto, nella traduzione del North, che a volte è citata letteralmente. La

passione del condottiero romano per la affascinante bellezza orientale di Cleopatra, che farà

sì che egli rinunzi per lei al dominio del mondo e porta al suicidio dei due amanti, è tratta da

Shakespeare in un susseguirsi di luminose immagini che evocano esotici splendori e

sottolineano l’irresistibile forza dell’amore. È forse questo il più lirico dei drammi di

Shakespeare, con un nuovo gusto estetizzante che si concreta nella figura di Enobarbo, il

raffinato seguace di Antonio che, dopo averlo abbandonato nella mala sorte, non resiste alla

vergogna e si fa uccidere.

 Coriolanus (Coriolano): tratto anch’esso dalle Vite di Plutarco, non esistono elementi atti a

suggerirne la datazione, tranne l’affinità di argomento con la tragedia precedente e

considerazioni stilistiche che fanno pensare al periodo 1607-08. La tragedia è dominata dalla

figura di Coriolano, presentato come un gigante protervo fra una folla volubile e pavida.

L’orgoglio e l’impetuosità del suo carattere ne provocano il bando da Roma, e con fiera

umiltà egli offre i suoi servigi ad Aufidio, comandante dei Volsci, per marciare su Roma. A

nulla servono le preghiere dell’amico Menenio Agrippa (figura arguta e piena di umana

comprensione, sapientemente tratteggiata da S.) per farlo desistere dal suo proposito: lo

fermerà soltanto la madre Volumnia, carattere anch’esso forte e fermo quanto il suo. Ma

Aufidio, considera tradimento l’armistizio raggiunto con Roma, e uccide Coriolano. È questo

forse il dramma più compatto e saldamente costruito, secondo schemi classicheggianti, fra

quanti ne furono scritti da Shakespeare. Il linguaggio è quasi tacitamente conciso, pur nella

sua ricchezza di vigorose immagini intese a sottolineare il contrasto fra il feroce

individualismo del protagonista e l’incerto atteggiamento della massa che lo circonda.

 Timon of Athens (Timone d’Atene): non fu mai rappresentato, e il testo che si trova nell’in-

folio è probabilmente ricavato da un ms. incompleto e rimaneggiato. In tali condizioni, e dai

notevoli squilibri stilistici del testo, una datazione precisa è impossibile. Timone, ricchissimo

ed estremamente generoso signore di Atene, si vede abbandonato da tutti i suoi amici non

appena la sua fortuna declina. Divenuto ferocemente misantropo, si ritira in un bosco ove

vive come una bestia, benché abbia trovato dell’oro che potrebbe ristabilire la sua fortuna, e

scaccia da sé ognuno, compresi i senatori ateniesi che chiedono che intervenga presso

Alcibiade che sta marciando sulla città per distruggerla. Timone muore in solitudine mentre

Alcibiade, giunto ad Atene, ne risparmia i cittadini. Frammentario e ripetitivo, il dramma ha

una sua potenza disperata nelle invettive di Timone, espresse in un linguaggio aspro e

contrastato, e nelle sue considerazioni sull’inutilità dei beni terreni, sulla corruzione prodotta

dall’oro, sulla fondamentale depravazione dell’animo umano.

- Quarto periodo (1608-1612).

Gli ultimi drammi costituiscono il gruppo più unitario di opere shakespeariane, legate da una

fondamentale unità di tema (il riscatto delle colpe commesse attraverso il ritrovamento

dell’innocenza, rappresentata da soavi figure di fanciulle dai nomi allusivi: Marina, Perdita,

Miranda), di linguaggio (lirico e sciolto, immaginoso e concreto a un tempo), di vicende (tutte

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di carattere romanzesco e antirealistico, ambientate in Paesi dell’immaginazione).

Appartengono a questo periodo:

Pericles (1608-09)

Cymbeline (1608-1610)

The Winter’s Tale (1610-11)

The Tempest (1611-12).

 Pericles (Pericle): non incluso nell’in-folio del 1623, fu pubblicato nel 1609 in un testo che

appare ovviamente molto corrotto. La vicenda deriva dalla storia di Apollonio di Tiro,

attraverso la versione datane dal poeta trecentesco John Gower nel suo lungo poema

Confessio Amantis, e ripresa in un romanzo popolare composto nel 1576 e ripubblicato nel

1607. Shakespeare ha modificato i nomi dei protagonisti, conservando però inalterata la

vicenda: Pericle. Principe di Tiro, aspira alla mano di Antioco, re di Antiochia: per ottenerla

deve risolvere, pena la morte, un indovinello. Ma l’indovinello allude agli amori incestuosi

della figlia con il re Antioco, e Pericle perciò, pur avendolo risolto, preferisce fuggire. Da

una tempesta è gettato sulla spiaggia di Persepoli, ove, vincendo un torneo, si assicura la

mano di Thaisa, figlia del buon re Simonides. Nel viaggio di ritorno verso Tiro, durante una

nuova tempesta, Thaisa dà alla luce una bimba, Marina, ed è poi creduta morta di parto e

gettata in mare. Pericle affida Marina alle cure del governatore Cleon e della moglie

Dionyza. Frattanto la cassa in cui era rinchiusa Thaisa è gettata sulla spiaggia di Efeso, la

donna ritorna in vita grazie alle cure di Cerimon, e diviene sacerdotessa del locale tempio di

Diana. Dopo 16 anni, Dionyza, gelosa della bellezza di Marina che oscura quella di sua

figlia, decide di farla uccidere da un sicario; ma intervengono in extremis dei pirati che la

rapiscono e la vendono al proprietario di un bordello. Viene fatto credere però a Pericle che

sua figlia sia morta. Marina viene intanto liberata. Giunge nel porto il vecchio Pericle,

affranto dai dolori, e riconosce la figlia sulla sua nave per rianimarlo con il suo canto. Gli

appare poi la dea Diana che gli rivela che anche Thaisa è viva a Efeso.

 Cymbeline (Cimbellino): il dramma presenta una curiosa fusione fra un episodio di storia

britannica all’epoca romana, narrato nelle cronache di Holinshed, e la novella nona della

seconda giornata del Decameron: la vicenda storica ( il rifiuto del re britannico Cimbellino

di pagare un tributo ai Romani, la successiva guerra, e l’accordo finale raggiunto dai popoli

romano e britannico) rimane sommersa nelle vicende personali del gentiluomo Posthumus,

che ha scommesso con l’amico Iachimo che sua moglie Imogen, figlia del re Cimbellino, è

incorruttibile. Iachimo, con uno stratagemma, fa credere a Posthumus di aver goduto dei

favori della moglie (rimasta in Britannia mentre egli si era recato a Roma). Posthumus

ordina al fedele servo Pisanio di uccidere la moglie, ma questi non ne ha il coraggio.

sopraggiunge il malvagio Cloten, figlio del primo letto della matrigna di Imogen, con

l’intenzione di violentare quest’ultima, ma viene intercettato e decapitato da 2 giovani,

figlioli di Cimbellino, rapiti dalla culla molti anni prima, i quali vivono fra i monti con il loro

rapitore, che essi credono loro padre. Imogen, trovando il corpo decapitato di Cloten, che si

era rivestito dei panni di Posthumus, crede che egli sia suo marito. Poi, in abito maschile,

raggiunge l’esercito romano che sbarca nel Galles e diviene paggio del comandante. Con i

Romani è sbarcato anche Posthumus, che crede Imogen morta. Dopo complicate vicende, la

situazione si chiarisce: Cimbellino ritrova tutti i suoi figli, Posthumus e Imogen si

ricongiungono, Iachimo si pente, e si celebra con sacrificio agli dei la nuova alleanza

romano-britannica.

 The Winter’s Tale (il racconto d’inverno): Leontes, re di Sicilia, sospetta a torto che la

moglie Hermione lo tradisca con Polixenes, re di Boemia. Questi, informato che Leontes va

tramando la sua morte, ritorna in patria. Il geloso sovrano getta in carcere la moglie, che dà

alla luce una bambina ed è poi creduta morta. La figlia, creduta adulterina, viene consegnata

al cortigiano Antigono affinché la uccida, ma questi l’abbandona sulla spiaggia della

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Boemia. La neonata viene trovata da un pastore che l’alleva come propria figlia, con il nome

di Perdita. Trascorrono 16 anni, e la giovane Perdita si innamora di Florizel, figlio di

Polixenes, ma quest’ultimo si oppone alle nozze a causa della differenza di casta, e i 2

giovani fuggono per mare, giungendo in Sicilia alla corte di Leontes, il quale frattanto si è

ravveduto e piange l’ingiustizia compiuta nei confronti della moglie. Avviene un generale

riconoscimento e riconciliazione, con l’intervento del pastore e di Polixenes, che aveva

inseguito i fuggiaschi. A questo punto Paulina, vedova di Antogono, annuncia di avere una

statua rappresentante la scomparsa della regina Hermione: mentre la mostra a Leontes, la

statua si anima: è Hermione in persona, che per tutti quegli anni Paulina aveva tenuto celata

nella sua casa. Le stesse assurdità del testo (la Boemia è presentata come Paese di mare, si

parla di Giulio Romano come vissuto prima della nascita di Cristo) accentuano il deliberato

tono fiabesco della commedia, che si articola in due parti nettamente distinte: la prima,

tragica, espressa con singolare violenza di linguaggio, tutto imperniato su immagini di

disgusto e corruzione; la seconda, lirica pastorale e serena, che nel ritmo stesso, mosso e

flessibile, del verso rivela la conquista di un nuovo e felice mondo espressivo. E il contrasto,

pur così brusco, è estremamente efficace, come l’improvviso dischiudersi di nuovi orizzonti,

la rivelazione di un Paese dell’anima in cui anche i miracoli divengono accettabili.

 The Tempest (La Tempesta): è l’ultima commedia completamente di mano di Shakespeare,

rappresentata anch’essa verso la fine del 1611 e presumibilmente scritta poco prima di tale

data. È forse l’opera di Shakespeare più indipendente da fonti preesistenti, se non nei

riguardi di singole situazioni ed episodi ispirati a scenari della commedia dell’arte italiana, e

a narrazioni di viaggiatori che avevano visitato isole solitarie e misteriose. Il motivo della

tempesta, già dominante in King Lear, affacciatosi ripetutamente in Pericles, apre qua il

dramma. Dodici anni prima dell’inizio della vicenda, Prospero, duca di Milano, è spodestato

dal fratello Antonio; costretto a fuggire assieme alla figlioletta Miranda su una fragile

imbarcazione, approda su un’isola deserta abitata dallo spirito malvagio Caliban, che ha

assoggettato lo spirito dell’aria Ariel. Impratichitosi delle arti magiche, Prospero costringe i

due spiriti a servirlo e regna indisturbato sull’isola. La commedia inizia con una tempesta

provocata da Prospero per far naufragare sull’isola la nave che trasporta l’usurpatore

Antonio, il suo alleato Alonso, re di Napoli, il figlio di quest’ultimo, Ferdinando e il buon

consigliere Gonzalo. Nel giro di 24 ore, le arti magiche di Prospero fanno sì che il giovane e

incolpevole Ferdinando ami riamato Miranda e che Antonio gli restituisca il ducato usurpato,

ristabilendo l’ordine naturale. Prospero rinuncia poi definitivamente alle sue arti magiche e

libera Ariel, mentre scaccia da sé, lasciandolo prigioniero nell’isola, il malvagio spirito

Caliban, che aveva cercato di attentare alla sua vita. Infine a Napoli si celebrano le nozze di

Ferdinando e Miranda. Strutturalmente è questa l’unica opera di S. che rispecchi le unità

classiche di tempo, di luogo e di azione. In questa nuova forma rigorosa (quasi ordine

esteriore che rispecchi un ordine interiore, il placarsi di ogni conflitto nell’animo dell’autore

e nella natura),il tono è lirico e favoloso, il senso di miracolo è sempre presente, e i

personaggi hanno soltanto la consistenza di figure emblematiche. The Tempest segna i limiti

di una ricerca di valori interiori, la di là del caos dell’esistenza quotidiana, che sono

finalmente conquistati.

I sonetti.

Il contributo maggiore di Shakespeare alla poesia è rappresentato dai suoi Sonetti. Pubblicati

nel 1609 dall’editore Thomas Thorne senza il consenso o la revisione dell’autore. La raccolta,

che non ha titolo, comprende 154 sonetti, la cui autenticità non è mai stata sostanzialmente

messa in dubbio, salvo uno o due casi. Furono composti in un periodo che critici collocano

alternativamente tra il 1595 e il 1599 (Rollings, Beeching) oppure tra il 1597-98 e il 1606

(Chambers, Dover Wilson), sulla base di riferimenti topici, considerazioni metriche, tematiche,

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metaforiche, ma soprattutto dell’identificazione dei protagonisti del canzoniere con questo o

quel personaggio storico.

I sonetti sono accompagnati da una dedica dell’editore a <<Mr. W.H., the only begetter>> dei

sonetti stessi, che potrebbe essere il <<giovane biondo>> cui il poeta si rivolge nei sonetti o

l’intermediario che ne ha procurato il testo. È stato variamente identificato con Henry

Wriothesley, conte di Southampton, William Herbert, conte di Pembroke, William Hughes, un

supposto giovine attore della compagnia (su cui Oscar Wilde intesse il delizioso racconto Il

ritratto di Mr. W.H,1889), Henry Willobie, autore e protagonista del romanzo Willobie His

Avisa (1594) e William Himself, ossia Shakespeare. La disposizione dei sonetti non riflette

necessariamente le intenzioni dell’autore e ne sono state tentate numerose revisioni. All’interno

delle due grandi partizioni della raccolta, i sonetti dedicati al bel giovane (1-126) e quelli della

donna bruna (127-152), che possono correre paralleli nella composizione, si individuano dei

gruppi determinati da legami sintattici o coerenza logica, insistenza di metafore o ricorrenza di

situazioni, ma nessuno di questi criteri può venire assunto in assoluto per una riorganizzazione

senza spezzare collegamenti altrettanto vitali.

Sostanzialmente si possono distinguere nella raccolta alcuni gruppi abbastanza ben definiti:

1. i primi 17 sonetti, cosiddetti “matrimoniali”, sono l’invito a un giovane a sposarsi per

tramandare le sue qualità attraverso i figli;

2. anche i sonetti seguenti fino al numero 126 sono indirizzati a un giovane, e hanno una varia

gamma di temi, fra i quali affiora ripetutamente, e in accenti drammatici e intimi, quello

della passione amorosa;

3. i sonetti dal numero 127 al numero 152 sono indirizzati a una dona (la cosiddetta <<dama

bruna >>), brutta, infedele, eppure desiderabile;

4. infine i sonetti 153 e 154 sono eleganti variazioni su un epigramma dell’Antologia Palatina,

e molti li considerano spuri.

L’identificazione degli altri personaggi della raccolta si presenta ancor più incerta. La <<donna

bruna>> potrebbe essere tanto una cortigiana d’alto rango quanto una nobile damigella, o forse

una famosa prostituta negra. Il Poeta Rivale, che corteggia con il suo verso magniloquente i

favori dell’amico, si identifica generalmente con G. Chapman, che Shakespeare satireggia

anche in Pene d’amor perdute. Dal punto di vista metrico i sonetti sono, ad eccezione di tre,

nella forma consacrata dal Surrey e che sarà poi detta shakespeariana, delle tre quartine chiuse

da un distico, che impongono alla poesia un andamento dialettico e argomentativo, confermato

o ribaltato epigrammaticamente dal finale. Shakespeare non maneggia la forma del sonetto con

la stessa disinvolta eleganza del Sidney, ma con infinita maggior varietà, drammaticità e

sottigliezza, facendone lo strumento di una poesia intensamente personale e passionale. Ricorre

a varie fonti, la sonettistica amorosa europea e inglese, l’Antologia palatina, le Metamorfosi di

Ovidio, ma mai in modo diretto o pressante; vi attinge come attinge alla filosofia classica, ala

Bibbia e alla liturgia cristiana, ai proverbi e alle collezioni di sentenze, sfruttando un patrimonio

collaudato e tradizionale.

I sonetti presentano una situazione paradossale, anche se non senza precedenti, perché sono

rivolti a un giovane bellissimo, cui il poeta consiglia di sposarsi, cui muove rimproveri per le

sue colpe sessuali, tra cui un’avventura con l’amante del poeta, cui lancia avvertimenti contro

gli adulatori e i poeti rivali, cui promette l’immortalità nel verso. Il gruppo secondario ribalta a

sua volta la tradizione petrarchesca, perché dedicato a una donna bruna come la notte, che non

ha bellezza o virtù se non negli occhi del poeta, e che il poeta accusa di aver corrotto lui e anche

l’amico. L’amicizia tra giovani nobili e colti era esaltata dal Bembo e dal Castiglione come il

supremo esempio di amore razionale, e vita e moda letteraria si intrecciavano a produrre un

modello dal fascino simile a quello dell’amore romantico. Shakespeare assume l’uno e l’altro in

modo strettamente personale. Nei drammi presumibilmente contemporanei alla stesura della

maggior parte dei sonetti, affronta grandi temi dell’amore e della guerra, scoprendone la natura

dualistica e ambigua. La stessa duplicità di visione si ritrova nei sonetti: non si concretizza solo

nello sdoppiamento dell’amata in una figura maschile, simbolo dell’amore sublimato e

razionale, e in una femminile, simbolo della passione sensuale e animale. Vi è slancio

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appassionato nel rapporto con il giovane, vi è cinico intellettualismo in quello con la donna.

Assistiamo in un caso alla sublimazione, nell’altro alla degradazione dell’uomo completo. Il

poeta non può a un certo punto tener distinti nella mente i suoi due <<amori, disperazione e

conforto>> più di quanto possa separarli nella vita. il rapporto più complesso con l’amico

muove dalle prime incerte definizioni da parte del poeta del suo compito verso di lui, al

tradimento dell’uno, alle reazioni violente, accorate del poeta, alla sua autoumiliazione, alla

maggior comprensione che deriva dalla sua stessa colpa e porta a quel <<connubio di animi

sinceri>> che sfocia nei sonetti dell’immortalità. Il rapporto più limitato con la donna si basa

invece sulla duplice sfiducia, sulla coscienza della falsità e la persistenza del desiderio, finché la

seduzione dell’amico non libera contro di lei l’odio che prima il poeta rovesciava su di sé.

Il canzoniere assume una risonanza universale grazie alla capacità del poeta di estrinsecare i

sentimenti in situazioni drammatiche e di allargare la sfera dei riferimenti ben oltre l’ambito

tradizionale della poesia amorosa, tramite l’uso delle metafore, che umanizzano la natura e

assimilano ad essa la personalità umana, coinvolgendo uomo in un unico dramma.

Stile ed eredità.

Lo stile di Shakespeare è multiforme e vario, così come lo sono i temi affrontati. Accanto ai

drammi storici, in cui analizza l’erompere di violente passioni, si collocano le commedie,

caratterizzate dalle più svariate gradazioni del comico, dall’ironia sorridente sino la grottesco;

le tragedie,. In cui si rappresentano gli affetti più nobili e gli istinti più perversi; i drammi

avventurosi e romanzeschi, segnato dal superamento del pessimismo.

La realtà dell’animo umano è descritta con profonda conoscenza in tutta la sua ricchezza, nelle

sfaccettature e contraddizioni, senza schemi preordinati, facendo anche coesistere comico e

tragico nello stesso testo, perfino nello stesso personaggio. Shakespeare è maestro del verso -

che con lui diventa straordinariamente flessibile e raffinato - e usa con grande duttilità la prosa.

Sa sfruttare pienamente le possibilità del teatro contemporaneo che, privo di ricchezza

scenografica, si affida totalmente al discorso dell’autore: con un linguaggio superbo crea una

fase per l’immaginazione.

Penetra con straordinaria potenza l’animo umano, descrivendone le essenze. Egli porta sul

palcoscenico i sentimenti e le passioni più comuni dell’uomo: amore, gelosia, ingratitudine,

fedeltà, violenza, crudeltà, tenerezza, ambizione e l’attenzione del pubblico non è attratta dalla

trama, ma dal problema psicologico. Studia l’uomo, descrisse l’uomo com’è, senza condannarlo

o assolverlo: sono le circostanze che lo fanno, Shakespeare fa semplicemente muovere l’uomo

davanti a un pubblico.

L’autore teatrale più grande della sua opera non ha influenza diretta sui drammaturghi che

vengono dopo di lui: l’età della Restaurazione gli sarà lontana, il teatro del Settecento,

Ottocento e Novecento seguirà altre strade. L’influenza indiretta di Shakespeare sarà invece in

una generale irrobustimento della lingua, con la creazione di strutture nuove e con un diverso e

ricco uso del lessico.

4.11. Il teatro Giacomiano.

Dagli inizi dell’epoca elisabettiana alla fine dell’epoca giacomiana, il teatro inglese sembra

passare attraverso tre fasi o stadi di sviluppo che riflettono le attitudini e preoccupazioni

dell’uomo nell’affrontare i problemi del periodo in cui vive. In Greene, Kyd, Peele, Marlowe ed

anche nel primo Shakespeare si rivela una fede nelle potenzialità vitali, un rispetto per il

glorioso sviluppo umano e per l’espansione della ragione che corrisponde all’espansionismo

proprio di una prosperità sociale.

Ma la delusione che turba la vita sociale e politica alla morte della regina Elisabetta (1603) e

l’influenza della corte di Giacomo I sulla vita inglese, unita all’instabilità dei primi anni del suo

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regno, promuovono un senso di futilità e di incombenza del destino che accresce il pensiero

tragico e la preoccupazione per la morte. In questo contesto si innesta il satirismo di Ben

Jonson, il satanismo di Tourneur ed il distacco scientifico di Middleton. Gradualmente si

giunge ad uno stato di equilibrio in cui il satanismo e la reviviscenza senechiana confluiscono

in un atteggiamento a volte severo ed a volte indifferente, ma comunque caratteristico di

un’epoca che ha cessato di vivere sotto l’incubo della catastrofe.

Quando l’irrequietezza dei primi anni di regno di Giacomo I svanisce nella certezza che la

dinastia Stuart, ormai insediata sul trono, sarebbe stata in grado di evitare la guerra civile, le

invasioni straniere e la rovina economica, lo stato di tensione sembra sciogliersi. L’uomo cessa

di vivere ne terrore dell’ignoto ed un senso di normalità si ristabilisce sia nella vita politico -

economica che nell’arte, ove trionfano le tragicommedie di Beaumont e Fletcher, in cui orrore

amarezza e disperazione lasciano il posto ad una irresponsabilità di tipo emotivo. Quest’ultimo

periodo coincide sommariamente con i primi anni del regno di Carlo I e la produzione teatrale

viene spesso chiamata “Caroline Drama” o Teatro Carolino.

George Chapman (1559?-1634).

Accanito lettore di scrittori greci e latini, la sua fama è soprattutto legata alle sue traduzioni in

metrica dell’Iliade e dell’Odissea. Solo più tardi egli si dedicò al teatro, collaborando

inizialmente con altri scrittori nella sua produzione comica e scrivendo di suo pugno le tragedie

Bussy d’Ambois (pubblicata nel 1607), The Revenge of Bussy d’Ambois (la vendetta di Bussy

d’Ambois), pubblicata nel 1613, The Conspiracy (la cospirazione) e The Tragedy of Charles,

Duke of Biron (la tragedia di Charles, duca di Biron), entrambe del 1608. L’opera di Chapman

può essere considerata come una serie di studi drammatici sull’influsso reciproco tra un uomo

nobile e generoso e la società in cui vive; essa tende quindi a concentrarsi attorno alla figura

dell’eroe, mentre gli altri personaggi assumono importanza solo in relazione al protagonista.

In Bussy d’Ambois e The Revenge of Bussy d’Ambois l’eroe è fiero e galante, innamorato re

litigioso; neppure la morte può sconfiggerlo, poiché, dopo essere stato assassinato alla fine della

prima tragedia, riappare nelle vesti di fantasma nella seconda per spingere il fratello a vendicare

la sua morte su diverse persone appartenenti alla corte francese. Le sue tragedie non sono certo

prive di impeto e imponenza, ma spesso lo scrittore si mostra incapace di fondere il sustrato

morale con l’azione e le opere divengono veicoli di speculazioni in cui i personaggi vagano in

un mondo di astrazioni filosofiche anziché di concretezza reale.

Tra le commedie merita di essere ricordata Edward Hoe (1605): scritta in collaborazione con

Jonson. È una satira contro la borghesia di Londra. Non ebbe successo a causa di lacune

allusioni a nobili che seguirono Giacomo I in Scozia.

4.12. Ben Jonson (1572-1637).

Uomo di cultura, scrive tragedie classiche, versi, critica letteraria, intermezzi teatrali (masques)

da recitare a corte (ne scrive 33 per re Giacomo I); inoltre ha il merito di aver raccolto per la

prima volta (1623) l’opera shakespeariana. Dopo una carriera fortunata, a corte e in teatro, litiga

con lo scenografo Inigo Jons, cade in disgrazia e non può più scrivere per la corte. I suoi ultimi

lavori sono accolti con freddezza; muore perseguitato dai creditori.

È il contemporaneo più illustre di Shakespeare ed è una figura di primaria importanza nel teatro

elisabettiano e nella letteratura inglese, in quanto spesso è messo in antitesi allo stesso

Shakespeare. Quest’ultimo era noto per la sua mancanza di rispetto per le sue regole e le unità

55

aristoteliche, e non aveva una ben precisa e formulata teoria drammatica; Jonson, al contrario,

era un rigido seguace dei classici e vedeva negli antichi scrittori i modelli da seguire nelle sue

opere. Queste erano composte nella più stretta osservanza delle unità aristoteliche: l’azione si

svolgeva in meno di un giorno (unità di tempo), la scena non mutava mai (unità di luogo), ed

uno solo era il tema in ciascuna delle sue opere (unità di azione).

Ma la differenza tra i due più importanti drammaturghi elisabettiani non è meramente formale,

ma implica una sostanziale differenza di idee per quanto concerne la natura umana: l’acume

psicologico di Shakespeare lo indusse a vedere gli uomini come una strana miscela di bene e di

male, ricchi di una problematica conflittuale e contraddittoria, sempre sorprendente ed

imprevedibile; Jonson, al contrario, condivise l’idea medievale secondo la quale l’anima umana

era composta di diversi << umori >>. Seguendo la teoria tolemaica degli astri per cui l’universo

è composto dalle varie combinazioni dei quattro elementi principali (fuoco, acqua, aria e terra),

l’uomo, quale microcosmo, riflette in miniatura l’organizzazione dell’Universo ed il suo

carattere o temperamento umano risulta dalle diverse combinazioni dei fluidi o << umori >> del

corpo. I differenti tipi o caratteri sono quindi la risultante di proposizioni diverse: così la

predominanza di sangue determina un temperamento sanguigno od iracondo e così di seguito.

Ben Jonson però pur rispettando questa teoria non vi attenne alla lettura ed i suoi caratteri o

<<humours >> tendono ad includere tutti i capricci, le debolezze ed i vizi dell’individuo.

In ciascun dei suoi personaggi, infatti, vi è la prevalenza di una particolare tendenza: avarizia,

invidia, lussuria e soprattutto una passione speculativa per il facile guadagno e l’ascesa sociale

sì che essi tendono a divenire ciechi strumenti di una passione dominante.

I suoi personaggi sono caratterizzati dagli <<umori >>, o caratteri predominanti: un particolare

tratto della loro natura morale, sottolineato e analizzato con precisione e obiettività scientifiche,

è caratterizzato da una passione e dominato da un’ossessione per poi essere posto in ridicolo in

tutto il corso della commedia. Jonson viene ricordato soprattutto per le commedie, tra cui:

 Everyman in His Humour (Ognuno nel suo umore, 1598), è la più rappresentativa delle

commedie degli << umori >>, in cui l’autore fa un’accurata analisi della società del tempo.

 Everyman out of His Humour (Ognuno fuori dal suo umore,1599), ha le stesse caratteristiche

dell’opera precedente.

 Volpone, or the Fox (Volpone, o la volpe, 1606), commedia in prosa e in versi, è una satira

sull’avarizia e la cupidigia ed un amaro quadro della natura umana. Volpone, l’eroe della

commedia, è un ricco veneziano, senza figli, che si finge malato da morire per carpire doni

agli stolti che ne aspettano l’eredità; accanto gli sta il servo parassita, Mosca, il quale

persuade ciascuno di essi, a uno a uno, che sarà il prescelto. Volpone ottiene così in cambio

preziosi doni: da uno ottiene il cambiamento del testamento in suo favore, un altro gli affida

la sua bella moglie. Ma Volpone, cade nella sua stessa rete quando, nominato per burla

Mosca suo erede, si finge morto dandogli modo di ricattarlo. Alla fine i raggiri saranno

puniti: Volpone e il suo servitore, Mosca, saranno arrestati.

 The Alchemist (L’alchimista, 1610), tratta di due furfanti che simulano di aver trovato una

formula per tramutare in oro zecchino il vile metallo e così riescono a estorcere denaro ai

vari creduloni che incontrano via via in una serie di comiche vicende spesso dominate da un

sottile spirito satirico.

 Epicoene, or the Silent Woman (Epicene, o la donna silenziosa, 1609) è generalmente

annoverata tra le sue commedie più riuscite, tuttavia in essa è troppo evidente il desiderio

dell’autore di compiacere il pubblico procurandogli un piacevole svago. 56

 Bartholomew Fair (1614), satira contro i Puritani; traccia il quadro della vita popolare

nell’età elisabettiana (descrizione degli straccioni e vagabondi).

Jonson si cimentò pure nella tragedia producendo due drammi storici:

 Sejanus (Seiano, 1603), rappresenta il punto di vista di Jonson sulla tragedia, in quanto in

essa si trovano citazioni da Tacito, Svetonio e Seneca.

 Catilina (1611), ha le stesse caratteristiche del Sejanus.

Stile ed eredità.

Se nella forma Jonson rispetta i canoni classici, nei contenuti rivela doti di realismo, acuta

conoscenza dei costumi e gusto popolaresco. Nella tragedia fu assai meno felice: l’autore

manca della capacità che aveva Shakespeare di penetrare a fondo nell’essenza delle cose; le sue

tragedie sono quindi spesso noiose. È dunque nella commedia che il genio del Jonson trova la

sua espressione più autentica e difatti come commediografo la sua influenza fu considerevole.

L’ispirazione è spesso lirica e penetrante; la satira robusta e spietata. In quest’ultima e

nell’analisi dei vizi umani anticipa il teatro della Restaurazione.

4.13. Drammaturghi minori.

Sebbene il teatro del principio del XVII secolo abbia in tutte le sue manifestazioni delle

caratteristiche comuni, non è difficile distinguervi vari filoni diversi. L’elemento del realismo,

di cui il Jonson si era mostrato maestro, si ritrova in parecchi autori.

 Thomas Dekker (1570-1632): seppe combinarlo con una calda vena di sentimentalismo

romantico. Il suo soggetto preferito è la descrizione del popolo di Londra con la sua miseria

ed i suoi vizi, che lo scrittore illustra non con intento ironico o satirico, ma con una vena di

garbata simpatia e comprensione. In The Shoemaker’s Holiday (Le vacanze del calzolaio,

1599) egli traccia i più felici ritratti degli operai e apprendisti di Londra e nella figura di

Simon Eyre, il calzolaio che divenne Lord Mayor della città, esalta quegli artigiani che gli

sono tanto simpatici; nell’opera si ha una felice miscela di elementi romantici e satirici in

una atmosfera di diffusa allegria. Più tardi, in un lavoro di maggior profondità come The

Honest Whore (La prostituta onesta), aggiunse al suo sentimentalismo una nota drammatica

e si servì del realismo per un vivace studio di caratteri.

 Thomas Heywood (1575-1641): mentre Dekker descriveva l’ambiente cittadino, Heywood

particolarmente in A Woman Killed with Kindness (Donna uccisa con bontà), adattava la

tragedia ala sensibilità e ai gusti della borghesia allora in ascesa: rappresentata nel 1603, ove

si tratta di una moglie infedele cui il marito infligge il castigo di una vita di solitudine e

rimorso, lontana dalla famiglia e dai figli. I valori che egli esalta sono in contrasto con le

dimensioni eroiche dell’Othello di Shakespeare: all’alta tragedia Heywood sostituisce il

sentimento e la moralità introspettiva. Particolare rilievo assume il cambiamento del tema

della vendetta, non più passionale e violenta ma soffusa di sentimentalismo domestico.

 Cyril Tourneur (1575-1626): mostra una particolare predilezione per le scene ricche di

orrore. Nelle sue opere più importanti, The Revenger’s Tragedy (La tragedia del vendicatore,

pubbl. 1607) e in The Atheist’s Tragedy (La tragedia dell’ateo,1611) si nota una spiccata

tendenza per tutto ciò che è orribile e perverso e pertanto in grado di evocare nello spettatore

57

brivido e terrore, sensazioni però che vengono suscitate non tanto dagli avvenimenti quanto

dallo spirito, dal tono e dal linguaggio usato. In The Revenger’s Tragedy egli descrive una

corte dominata dalla lussuria e dalla crudeltà e i suoi personaggi sono così corrotti da

apparire piuttosto come simboli del vizio che come esseri umani: ha per argomento la

vendetta di Vindice per l’assassinio della sua amante da parte del licenzioso duca, e per il

tentativo del figlio di costui, Lussurioso, di sedurre la sorella di Vindice, la casta Castiza.

Invece Atheist’s Tragedy ha per argomento le macchinose trame dell’ateo D’Amville, delle

quali egli stesso cade vittima.

 Thomas Middleton (1570-1627): riproduce sulle scene la vita di Londra, ambienti nobili e

borghesi, taverne, bordelli, luoghi di ritrovo. Autore di commedie, tra cui la divertente A

Chaste Maid in Cheapside, e A Trick to Catch the Old One (un trucco per catturare il

vecchio) dove è evidente il suo cinismo nella descrizione della vita londinese, ed anche

tragedie. Particolarmente notevole è The Changeling (il bambino cambiato, 1621), tragedia

che sembra un misto di Shakespeare e di Webster: il suo tema è romanzesco e i suoi

personaggi sono in genere perversi, ma nella figura centrale di Beatrice, nonostante il fatto

che essa sia stata l’istigatrice di un delitto, sussistono i valori più umani di Shakespeare. Ella

è spinta dalla sua passione a divenire lo strumento del suo perfido e spietato amante, De

Flores, e l’orrore e la solitudine che la circondano, malgrado il suo delitto, suscitano per lei

la pietà del pubblico. Spesso ricorda per il suo realismo drammatico Ben Jonson, ma il

metodo seguito dai due scrittori è diverso. Il mondo di Jonson è categorizzato in furfanti ed

in folli, Middleton al contrario presenta dei “casi” particolari e raramente condanna i suoi

personaggi, né dà di loro giudizi che possono essere considerati definitivi.

 John Webster (1580circa -1624): di cui ricordiamo soprattutto due lavori: The White Devil

(Il diavolo bianco, 1611-12) e The Duchess of Malfi (La duchessa di Amalfi,1612-13).

Entrambe queste tragedie sono imperniate sul tema della “vendetta”. Passioni travolgenti e

scene di terrore vengono presentate con intento naturalistico e con forti contrasti di tinte

patetiche. Egli riesce a creare intorno alle sue trame tutto un mondo, ma è il mondo sinistro

dell’Italia rinascimentale, in cui l’astuzia è il valore che si sostituisce al bene, e l’intrigo,

concepito e tramato con i più ingegnosi espedienti, è elevato alò rango di arte. Dietro questo

mondo di violenza tutta scenica, W. con animo di poeta scorge la vita stessa: spietata,

crudele e corrotta, e questo innalza la sua violenza a dignità di concezione filosofica. La sua

ammirazione va tutta ai personaggi che sfidano la sordida miseria della vita e, vivono al di là

del bene e del male, in una superba e solitaria grandezza.

 Coloro che scrivevano guardando soprattutto alla Corte osservavano la City e gli artigiani

con occhio critico. John Fletcher (1579-1625) e Francis Beaumont (1584-1616) in The

Knight of the Pestle si servirono delle osservazioni fatte su questi ambienti per prendersi

allegramente gioco delle crudeltà degli abitanti della City e della loro passione per le storie

romantiche. Essi scrissero per parecchi anni uniti in una felice collaborazione. Tre sono le

opere più conosciute: la tragicommedia Philaster e due tragedie, The Maid’s Tragedy (la

tragedia della fanciulla, 1611) e A King and No King (Re e non più re, 1611). L’azione di

quest’ultima si svolge nell’isola di Rodi, ala corte del re, in due notti e un giorno. Per ordine

del re, Amintor, promesso di Aspatia, rompe il fidanzamento e sposa Evadne, sorella del

generale Melantius. La notte delle nozze, Evadne confessa al marito di essere l’amante del

re, e che il loro matrimonio, voluto da questi per dare un padre legittimo ai futuri figli, non

sarà mai consumato. Amintor, suddito fedele e obbediente, si rassegna a recitare la parte del

marito felice, ma non sa celare i suoi sentimenti, che oscillano tra la tristezza e

l’indignazione. Melantus nota il turbamento dell’amico e venuto a conoscenza della colpa

della sorella, esige vendetta e, dopo aver ottenuto una piena confessione dalla sorella, le

impone di uccidere il re. Intanto, Aspatia, disperata per il suo amore infelice e travestitasi da

uomo, provoca Amintor fino a farsi uccidere da lui. Evadne, che, pentita, ha pugnalato il re,

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li raggiunge proprio in quel momento e, quando Amintor la respinge, si uccide con l’arma

ancora insanguinata con cui aveva colpito l’amante. Amintor, sconvolto per aver ucciso

Aspatia, si toglie anch’egli la vita tra i cadaveri delle due donne. Il mondo che essi

descrivono è molto lontano da quello comune e quotidiano. Sullo sfondo di un’artificiosa

vita di corte i due scrittori descrivono passioni esagerate, spesso corrotte e contro natura,

sentimenti altamente idealizzati e leggi d’onore codificate in formule elaborate e complesse.

Le trame che reggono il peso dei loro artifici sono complicate, ma ideate con grande

ingegnosità e mirabilmente condotte. Anche il verso ha una sua piacevole grazia e

morbidezza, ma sa anche divenire vigoroso nelle scene più cariche di forti emozioni. Ove

non si istituisca il paragone con Shakespeare, i due scrittori ci appaiono come drammaturghi

di molteplici doti; se però li si confronta con lui, la loro opera scade di valore: la grazia

scolorisce e appare priva di vita e i versi mancano di profondità. Non erano riusciti a dare

alla tragedia quell’aria di normalità che Shakespeare le aveva conferito.

 Philip Massinger (1583-1640): il suo più grande successo fu una commedia intitolata A

New Way to Pay Old Debts. In essa, nel personaggio di Sir Giles Overreach egli descrive la

figura di un avaro in cui l’avarizia si fonde con la crudeltà e la sete di potenza. Nella tragedia

The Roman Actor (1629) sfrutta al massimo l’espediente del dramma entro il dramma.

Massinger ha come Jonson la facoltà di dipingere la natura umana come malata e corrotta,

ma nella violenza della satira egli supera lo stesso Jonson. È quasi come se egli avesse

contemplato con orrore la durezza di cuore della classe commerciale che si andava sempre

più affermando e avesse cercato di risvegliare in essa dei sentimenti più umani mediante

questa incisiva rappresentazione dei suoi vizi.

 John Ford (1586-1639): la sua opera è tipica della fase conclusiva del dramma elisabettiano.

Scrisse negli stessi anni di Massinger, ma le sue opere hanno un tocco più personale di

quelle di molti suoi contemporanei. Il suo temperamento un poco morboso ed il

compiacimento per le scene di squisita sofferenza e di raffinata perversione sono segni

evidenti di un gusto decadente. Egli tratta gli stessi motivi sensazionali cari ai tragici

precedenti, ma con un distacco morale, un’assenza d’enfasi. Ogni situazione è accetta al

Ford in quanto rivelatrice di carattere. Non vuol giustificare l’immortalità, ma mostrare

quanta grandezza d’animo possa sussistere anche nel traviamento. In ‘Tis Pity She’s a Whore

(Peccato che sia una sgualdrina) e in The Broken Heart si serve della poesia per dare tono

patetico e sentimento a drammi i cui temi si sviluppano tra incesti, orrori e perversità. E

un’anima regale è quella di Calantha nel suo capolavoro, The Broken Heart, che seguita a

danzare malgrado l’annunzio dei lutti che la colpiscono, e al termine della festa condanna a

morte l’uccisore del suo zio e poi muore ella stessa di crepacuore. Ford tratta il tema

dell’incesto come in A King and No King, ma mentre Beaumont e Fletcher rivelano nella

parte finale che i presunti fratello e sorella non erano poi in tale relazione di parentela, Ford

si compiace di affrontare tutte le implicazioni di una passione incestuosa, cercando

soddisfazione nella perversione stessa del piacere.

Conclusione.

Durante il periodo elisabettiano e giacomiano, il teatro fu al centro di una assai ragguardevole

attività letteraria, non solo per la quantità ma anche e soprattutto per la qualità delle opere. La

maggior parte di questa produzione mostra una certa somiglianza di concezione e di principi

drammatici: gli intrecci, assai raramente inventati, derivano dalle fonti più svariate e fanno

appello all’immaginazione, alla comprensione ed ai sentimenti del pubblico, senza peraltro

porre su piani contrastanti elementi comici ed elementi tragici. La libertà letteraria permise ai

drammaturghi di evidenziare le proprie caratteristiche personali, dando alle opere l’impronta del

proprio ingegno: Lyly espresse il suo spirito raffinato, Marlowe la stravaganza, Dekker il suo

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realismo sentimentale, Jonson la robustezza del suo pensiero, Webster la tendenza ad una

poesia melodrammatica, Beaumont e Flecher l’esasperato romanticismo, Massinger la vena

retorica e Ford la sottile irrequietudine.

La campagna dei puritani contro il teatro, ritenuto da essi scuola di immoralità, trionfò nel

1642, allorché il Parlamento, debellata la monarchia ordinò la chiusura dei teatri. La data,

tuttavia, non segnò che una morte provvisoria, il dramma risorse vigoroso con la Restaurazione.

5. THE PURITAN AGE (1625-1660).

5.1. Quadro storico.

Alla morte di Giacomo I, sale al trono nel 1625, suo figlio Carlo I (1600-49). Di carattere

impulsivo e menzognero, il nuovo sovrano entra anch’egli in conflitto con il Parlamento,

considerato come un mero organo consultivo e non vincolante, che scioglie e poi riconvoca

quando ha bisogno di denaro per finanziare le sue guerre sul continente. Durante uno di tali

convocazioni il Parlamento richiede con un documento (Petition of Rights, Petizione dei Diritti,

1628), l’abolizione della legge marziale, del reclutamento militare forzato, dell’imposizione

diretta di tasse, della prigionia senza processo. Carlo I, finge di accettare e ottiene un sussidio

per continuare la guerra con la Francia a sostegno degli ugonotti, ma quasi subito scioglie il

Parlamento senza più riconvocarlo regnando da solo per 11 anni. Nel 1638 una ribellione

scoppiata in Scozia mette il sovrano di fronte alla necessità di dover disporre di una ingente

somma di denaro per procurarsi un esercito in grado di sottomettere gli avversari. Convoca

allora il Parlamento affinché si voti l’imposizione di nuove tasse a fini bellici; questo in seguito

fu denominato il “Lungo Parlamento”, perché rimase in carica dal 1640 al 1653. Quando cerca

di sciogliere il Parlamento si ha lo scoppio della guerra civile (1642). Da una parte l’esercito del

re, sostenuto da molti aristocratici (Cavaliers, Cavalieri) e dalla Chiesa d’Inghilterra; dall’altra

l’esercito del parlamento, composto di borghesi e puritani, generalmente mercanti (detti

Roundheads, Teste Rotonde, chiamati così dal taglio corto dei capelli), appoggiato dalla Chiesa

di Scozia, che Carlo I ha umiliato cercando di imporre la dottrina anglicana. L’esercito del

Parlamento, comandato da Oliver Cromwell (1599-1658), gentiluomo puritano e parlamentare

stimato, è composto da soldati professionisti, ben equipaggiati e pagati. Dopo alterne vicende, il

re viene fatto prigioniero da Cromwell, è processato da una corte speciale, giudicato colpevole

di tradimento contro il Parlamento e il Popolo e decapitato (1649). Il figlio Carlo e la sua corte

si rifugiano in Francia. Il Parlamento abolisce l’istituzione reale come “inutile, onerosa,

dannosa alla libertà e all’interesse del popolo”, e proclama la nascita di un Commonwealth, cioè

di una repubblica. Cromwell ne è l’ispiratore e nel 1653 assume il titolo di Lord Protector

(Lord Protettore d’Inghilterra), diventando capo di una dittatura militare. I Cattolici d’Irlanda e

di Scozia vengono duramente perseguitati, la potenza navale britannica è incrementata con

l’Atto di Navigazione del 1651 per effetto del quale praticamente le sole navi britanniche

possono essere usate per il commercio con le colonie ed i paesi stranieri. Imposta ottime

riforme nel sistema legale e commerciale e mantiene sicuro e ben protetto il paese attraverso un

potente esercito. Cerca di evitare la guerra al paese per incrementarne le capacità finanziarie ed

ottenere una maggior popolarità interna, ma il suo desiderio di favorire i commercianti e

colonialisti inglesi, sparsi in tutto il mondo, lo porta ad affrontare un conflitto con la Spagna

(1655-1658), che stabilisce il potere incontrastato dell’Inghilterra sugli Oceani. Ma, come già il

re, anche Cromwell deve imporre nuove tasse per mantenere esercito e marina. Muore nel 1658,

gli succede il figlio Riccardo, personalità scialba che si deve dimettere nel 1659, senza riuscire

a impedire la restaurazione degli Stuart (1660).

5.2. Società e letteratura.

Dopo un lungo periodo di incertezza politica e di crisi ideologica, che sfocia nella guerra civile,

con Cromwell si impone il puritanesimo. Questo movimento, si propone di riformare la Chiesa

d’Inghilterra in conformità con i principi del calvinismo, Si basa su un rapporto diretto tra uomo

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e Dio, e sulla maggiore importanza delle Scritture rispetto a tradizione e riti ecclesiastici. Stato

e Chiesa devono unirsi in un unico corpo politico. Fondamentali sono il dovere, il lavoro, la

sobrietà; immorali il potere, le frivolezze. Un atteggiamento così severo produce effetti diretti

anche in campo letterario: bellezza, fantasia, gioia, divertimento vengono banditi come

immorali. Taverne e teatri vengono chiusi, musica e danza proibiti.

5.3. Poesia.

Il senso del colore ed il lirismo dell’epoca elisabettiana continua durante l’intero secolo, ma

l’entusiasmo e all’esuberanza paganeggiante si sostituisce un problematica di tipo intellettuale e

scientifico. Chi sembra maggiormente influenzare gli epigoni poetici del Rinascimento e

l’intera produzione letteraria dell’epoca sono due scrittori: Ben Jonson e John Donne.

Ben Jonson s’ispirò alla poesia lirica ed epigrammatica latina e più specificamente a Catullo,

Orazio e Marziale, ed acquisì un freddo distacco stilistico che unito ad un sentimento robusto e

genuino gli permise di raggiungere una certa stabilità poetica.

John Donne, al contrario, riuscì a stabilire un perfetto equilibrio tra dialettica ed esuberanza

emotiva. La sua acutezza dialettica, probabilmente derivatagli dall’educazione cattolica, ed i

suoi studi di filosofia scolastica lo facilitarono nell’uso sapiente dei concetti e di ricercate

metafore, che vennero in seguito definite “metafisiche”.

I poeti di questo periodo vengono generalmente suddivisi in due gruppi:

1. i Poeti Cavalieri e

2. i Poeti Metafisici.

Al di sopra di queste correnti poetiche svetta la splendida epica cristiana di Milton.

POETI CAVALIERI (Cavaliers Poets).

Rappresentano ed in parte impersonificano la vita culturale della classe dominante prima della

repubblica (Commonwealth). Antipuritani e monarchici, si formano sul modello di Ben Jonson

e dei poeti rinascimentali italiani e francesi. Di impostazione colta e teologica, la loro poesia si

presenta come una sorprendente fusione di eleganza sofisticata e fanciullesca oscenità che solo

assai raramente assume colori volgari. Sotto l’influsso dei due poeti del tempo, i Cavalieri

seppero combinare l’attenzione artistica, l’urbanità di tono, il controllo emotivo, la sobrietà e la

regolarità classica del verso di Jonson con la forza immaginativa di Donne, la sua nervosa

dialettica poetica della passione, il suo concettismo nonché il suo interesse in materia teologica,

filosofica e scientifica. I loro versi sono prevalentemente profani, eleganti, arguti e raffinati.

 Thomas Carew (1598-1639) viene generalmente considerato il pioniere di questo gruppo.

Poeta amoroso di corte, egli seppe cogliere ciò che di nuovo esisteva nella poesia di Donne:

il disprezzo per il manierismo retorico e meramente formale e la necessità di espressione del

tutto personale. I suoi versi sono pieni di grazia e di arguzia. Nel suo poema migliore The

Rapture (L’estasi) egli invita Celia a godere dei piaceri proibiti, e se da un lato si mostra

inferiore al suo maestro ed ispiratore, dall’altro egli riesce ad evitare le forme stilisticamente

meno valide.

 John Suckling (1609-1642) è il tipico esempio del Cavaliere per la sua lealtà, il suo senso

dell’onore, la sua galanteria, il suo brio e la facile morale. Improvvisatore, più che vero

poeta, S. è in grado di celare dietro un’apparente frivolezza una ragguardevole capacità di

riflessione su problemi di ordine politico e religioso. Continua la vena cinica del Donne.

 Richard Loveloce (1618-1658) non possiede né la correttezza e perfezione stilistica del

Carew, né la naturalezza di Suckling. Autore di saggi in versi, epigrammi, canzoni, elegie,

epiche burlesche e una tragedia, sembra, in alcune delle sue leggere e ciniche liriche

amorose, abbandonarsi all’improvvisazione. Però la sua produzione letteraria è disuguale e

61

la sua debolezza artistica, evidente nel manierismo stereotipato della sua poesia, spiega la

sua mancanza di popolarità tra i contemporanei.

POETI METAFISICI (Metaphysical Poets).

Usato inizialmente da Dryden in Essay on Satire (Saggio sulla satira) nel 1639 con intento

chiaramente dispregiativo, esso si riferiva particolarmente a quell’elaborata sottigliezza di

concetti ed arguzie, a quella concretezza di immagini ed allo sfoggio culturale proprio di questo

gruppo di poeti. Essi sono influenzati dallo stile elaborato, intellettuale e sensuale di Donne e ne

condividono invenzione poetica (ricca di metafore), stravaganza e ragionamento sottile. I Poeti

Metafisici rappresentano un’epoca di crisi e di caos interiore, in cui la dicotomia tra anima e

corpo non è solamente sentita, ma anche ampiamente espressa. La problematica posta all’inizio

dei componimenti poetici rimane insoluta, e la struttura interna è fondamentalmente dialettica.

La lingua si bassa su arguzie concettuose, che mirano a riprodurre con le parole un particolare

tipo di visione mentale, combinando immagini apparentemente dissimili e ricercando caratteri

comuni tra oggetti completamente disparati.

 George Herbert (1593-1633): nobile di nascita ed anglicano di religione, H. iniziò una

carriera brillante a Cambridge. Dopo essersi dedicato alla vita di corte ed alla carriera

politica, cambiò improvvisamente idea, prese gli ordini religiosi nel 1626 e divenne rettore

di Bemerton. Nel 1633 fu pubblicata la sua collezione di liriche The Temple (Il tempio), i cui

per esprimere l’esperienza religiosa si serve con molta felicità di immagini insolite, non di

rado familiari e i temi principali sono l’Incarnazione, la Passione e la Redenzione di Cristo;.

Il suo desiderio di concretezza espressiva e l’uso spesso eccessivo delle immagini lo portano

a volte a soffocare le proprie idee.

 Henry Vaughan (1621-1695): gallese di nascita, laureato ad Oxford, iniziò la sua carriera

come medico di campagna. Influenzato sia da Donne che da Herbert, seguì un’ispirazione

mistica che trovò eccellente espressione in poesie come The Retreat e I saw Eternity the

other Night, ma non tutta la sua opera attinge questo alto livello. Dopo la sua conversione al

cattolicesimo, avvenuta nel 1648, egli compose il suo capolavoro Silex Scintillans (la pietra

scintillante), in cui si mostra superiore a Herbert per concretezza e concettualità di

immagine, ma in cui si nota altresì una certa carenza di drammaticità espressiva. Anch’egli si

mostra turbato per la dicotomia anima corpo e preoccupato per il problema dell’incarnazione

e della Passione, ma ciò che più lo addolora è l’ingratitudine umana nei riguardi del

redentore, che tuttavia non raggiunge le tinte fosche e personali di Herbert. La sua poesia,

che riflette uno spirito visionario della “magia naturale” anticipa alcuni temi della poesia

romantica.

 Richard Crashaw (1612-1649):di famiglia puritana, Crashaw ben presto divenne

sostenitore dell’anglicanesimo ed i Puritani lo espulsero nel 1643. Due anni più tardi, quando

apparve palese che l’alta Chiesa anglicana non poteva continuare ad occupare una posizione

mediata tra l’Anglicanesimo ed il Cattolicesimo, C. scelse la Chiesa di Roma. Fu in questa

occasione che egli venne a conoscenza dei poeti mistici italiani e spagnoli, il cui stile ornato

e decorativo influenzò non poco il suo uso delle immagini ed il manierismo barocco dei suoi

concetti. La sua opera di maggior rilievo è Steps to the Temple (Gradini del tempio) in cui

mostra l’influenza non solo di Donne, ma pure del Marino.

 Andrew Marvell (1621-1678): puritano ed impiegato di Stato durante il Commonwealth,

Marvell non cessò neanche dopo la restaurazione di essere un convinto apologeta del

Protestantesimo. Le sue idee politiche e religiose sono di tipo liberalitario ed egli si mostra

come il difensore della tolleranza religiosa e della libertà individuale. Dopo Donne, Marvell

62

è senza alcun dubbio lo scrittore metafisico più dotato. Autore di alcune poesie d’amore, in

cui opera con maestria formale una straordinaria sintesi tra passione e austerità, è anche un

prosatore satirico formidabile, ma è principalmente noto per i suoi Miscellaneous Poems

(Miscellanea di poesie) apparsi postumi nel 1681.

5.3. Prosa.

La prosa è soprattutto religiosa e politica. La figura migliore è il poeta Milton, che con le sue

opere di ingegno civile e politico fornisce notevoli contributi all’enorme produzione di scritti

polemici della guerra civile.

Dopo Milton, il puritanesimo ed il fervore religioso trovano il loro massimo cantore nella

finezza espressiva della prosa letteraria di John Bunyan.

John Bunyan (1628-88): predicatore e puritano, viene arrestato per aver predicato senza

licenza e imprigionato nel 1660. Nei 12 anni successivi, trascorsi prevalentemente in prigione,

scrive le sue opere religiose tra cui Grace Abounding (Grazia che abbonda al maggior

peccatore, 1666), un’autobiografia spirituale. Del 1678 è The Pilgrim’s Progress (il viaggio del

pellegrino), narrazione per gente semplice e capolavoro in prosa del puritanesimo. L’opera, che

diventerà famosa nel mondo anglosassone, narra la storia allegorica del pellegrinaggio

dell’anima di un uomo qualunque, Christian, e del suo viaggio dalla Città della Distruzione(il

mondo terreno) alla Città di Dio (l’aldilà) attraverso tentazioni e tribolazioni.

Tutte le tentazioni e gli affanni che Bunyan dovette superare prima di trovare la pace dell’anima

nella fede puritana sono documentate nei viaggi di Christian (l’anima) attraverso la palude del

peccato (degenerazione e disperazione), la valle dell’umiliazione, la valle dell’ombra, la città

della vanità ecc. La prosa di Bunyan è semplice e naturale, diretta agli umili, alla gente del

popolo e quindi le sue allegorie, nonostante la base esclusivamente cristiana, non sono di

difficile comprensione nemmeno al lettore inesperto e di ristretta cultura.

Jeremy Taylor (1613-67), predicatore, teologo e principale portavoce degli anglicani. Fatto

prigioniero e privato dei benefici sotto il Commonwealth, ne fu reintegrato dopo la

restaurazione e diviene vescovo di Dromore.

La sua opera migliore è A Discourse of the Liberty of Prophesyzing Different Opinions

(Discorso sulla libertà di professare opinioni diverse, 1647), con quest’opera Taylor diviene

l’apologeta della tolleranza religiosa e basa le proprie argomentazioni sull’assunto della

difficoltà interpretativa delle Sacre Scritture. Particolarmente famosi sono i suoi scritti: The

Rule and Exercises of Holy Living (Vivere santamente,1650) e The Rule and Exercises of Holy

Dying (Morire santamente,1651) sono esempi di saggezza e moderazione religiosa, espressi con

semplicità e chiarezza.

Sir Thomas Browne (1605-82): medico di professione e teologo di inclinazione, aveva un

particolare interesse per gli studi e la sua natura melanconica sia accompagnava ad uno

sconfinato scetticismo. Egli sembra stare a mezza via tra il pensiero moderno e quello

medievale. In parte la sua scienza appartiene al moderno sistema di indagine, tuttavia egli si

interessò seriamente alle superstizioni popolari del suo tempo. In fatto di religione si mostrò

tollerante, ma nel contempo credette alle streghe e con le sue deposizioni contribuì a mandare a

morte alcune donne accusate di stregoneria.

Ebbe il gusto delle cose incredibili e una predilezione per quegli episodi della Bibbia che hanno

carattere soprannaturale e magico, pur sapendo come tali cose siano lontane dalla normalità

dell’esperienza umana. Questo dualismo della sua mente non genera il lui inquietudine, ma può

spiegare la sua gentile malinconia. Egli ammira la ragione, ma sa che la vita umana rientra in

una più vasta esperienza. Quale che sia il suo tema, egli scorge la grande ombra della morte in

attesa al termine della strada. A questo tema della morte si ispira Hydriotaphia, or Urn Burial

63

(1658), in cui la sua prosa dall’andamento solenne raggiunge i suoi aspetti più immaginosi e

maestosi.

Nel suo libro più noto, Religio Medici, lo scrittore si rivela un mistico propenso a credere con

una certa facilità nei miracoli ed a sottolineare l’imminenza e della morte. Molti erano gli

scrittori interessati esclusivamente alla questione religiosa ed anch’essi si dividevano in

difensori dell’anglicanesimo o opuscoli del puritanesimo.

5.4. John Milton (1608-74).

Nasce a Londra da famiglia benestante. Il padre, un cattolico convertito al puritanesimo, vuole

convertire il figlio all’arte e alla letteratura. Milton frequenta l’università di Cambridge, a questi

anni risale la sua prima prova poetica di rilievo, l’ode On The Morning of Christ’s Nativity

(sulla mattina della nascita di Cristo). Prima di lasciare l’università pubblica due poemetti dal

titolo italiano L’Allegro e Il Penseroso (1632), che descrivono rispettivamente l’uomo allegro e

quello contemplativo. Dopo la laurea si ritira nella tenuta del padre a Horton e si dedica alla

10

storia, alla letteratura. gli viene chiesto di scrivere due masques : nascono così Arcades (1633)

e Comus (1634). Per la morte dell’amico Edward King, annegato nel mare d’Irlanda, scrive

l’elegia pastorale Licydas. Nel 1638 Milton parte per l’Italia e lì frequenta artisti e letterati e,

forse, incontra Galileo. Visita Firenze, Roma, Napoli, di cui da notizia nel Defensio Secunda.

Nel 1639 è richiamato in Inghilterra, dove sta maturando la guerra tra il re e il Parlamento. Si

dedica all’insegnamento, da questa esperienza trae un trattato On Education nel quale afferma

che i giovani debbano essere educati a partecipare alla vita pubblica. Nel 1642 sposa una donna

di quasi vent’anni più giovane. Presto nascono incompatibilità di carattere che lo inducono a

scrivere The Doctrine and Discipline of Divorce (1643) a favore del divorzio. Si risposa altre

due volte, prima con una donna che ama moltissimo e che muore tragicamente, e poi con

un’altra che gli dà due figlie che lo assisteranno in una vecchiaia di tristezza e malattia. In

contrasto con la cesura imposta dal parlamento per le sue idee sul divorzio, Milton scrive

l’Areopagitica (1644), appassionato appello a favore della libertà di parola e di stampa. Nel

1649 scrive Eikonoklastes, per giustificare l’esecuzione capitale del sovrano: le sue idee sono in

sintonia con quelle di Cromwell, il quale lo nomina Latin Secretary, una specie di segretario-

traduttore di documenti ufficiali. Gradualmente si ammala agli occhi e nel 1652 diventa cieco.

Ma è proprio in questo periodo di amarezza, frustrazione e paura, aggravate più tardi dalla

caduta in disgrazia con la Restaurazione del 1660, che scrive i poemi ai quali è dovuta la sua

fama immortale: Paradise Lost (pubbl. 1667), Paradise Regained e Samson Agonistes (1671).

 L’Allegro ed Il Penseroso appartengono al periodo arcadico di Horton e sono due poemetti

gemelli, in parte descrittivi ed in parte sentimentali. Essi rivelano la natura in concomitanza

con lo spirito del poeta, cui il piacere appare sotto i due aspetti differenti di allegria e gravità.

Da un lato abbiamo quindi la descrizione della vita e della natura con le gioie che entrambe

offrono all’umanità, dall’altro lato invece viene posto in rilievo il piacere della meditazione

solitaria cui il poeta dà la preferenza.

 Comus (Como) è la storia di due fratelli che smarriscono la loro sorella in un bosco, ove essa

cade nelle mani di Comus, uno stregone che cerca di convertirla all’idea del piacere e di

trasformarla poi in pietra. I due fratelli, grazie all’aiuto di Tirse, riescono a rompere

l’incantesimo ed a liberarla. L’opera manca di drammaticità ed i caratteri rimangono

personificazioni astratte di virtù o di vizi attraverso cui l’autore cerca di impartire una

lezione di autodominio sulle tentazioni di una vita sensuale e pagana. Come nelle sue opere

più tarde, è anche qui evidente la tendenza di Milton a fondere i suoi studi umanistici e la

classicità del suo stile con la sua morale puritana.

10 Masques: operette drammatiche semplici nella costruzione e nell’intreccio e rappresentate da attori

intrattenimento per la corte e particolare interesse veniva data alla sceneggiatura

dilettanti. Servivano da

ed all’accompagnamento musicale, spesso seguito da canti e danze. 64

 Lycidas (Licida) è un’elegia scritta in memoria di un amico annegato. Lo scrittore segue la

tradizione classica e rappresenta se stesso e l’amico sotto le spoglie di pastori, quindi chiama

a rapporto le ninfe del mare e gli dei del vento rimproverando loro di aver causato la morte

dell’amico. Questo motivo occasionale offre al poeta l’opportunità di esprimere i propri

sentimenti, i propri pensieri ed i propri umori nonché di attaccare più o meno apertamente la

corruzione del clero.

 The Doctrine and Discipline of Divorce (1643), in cui citando la Bibbia come unica autorità

in grado di abolire l’allora esistente codice matrimoniale, M. sostiene che l’unione coniugale

è una questione privata e deve essere sciolta secondo la volontà di una delle 2 parti in causa.

 Of the Tenure of Kings and Magistrates (1649), in cui difende la ribellione contro Carlo I: re

e magistrati sono eletti dal popolo e devono servire il popolo; se non lo fanno, il popolo ha

tutto il diritto di liberarsene.

 Paradise Lost (Paradiso Perduto, pubblicato nel 1667): è un poema epico in dodici libri, nei

quali Milton si ispira alla Genesi e ricorda gli eventi più importanti della storia dei popoli

ebraico e cristiano: la caduta di Satana e la tentazione e caduta dell’Uomo. Satana e gli

angeli ribelli si rivoltano contro Dio, ma vengono gettati in un lago di pece bollente. Satana

diventa il loro capo, giura di vendicarsi, raduna i demoni ed espone il suo piano. Si reca

quindi a tentare Eva, che dapprima resiste ma infine cede alle lusinghe. Adamo ed Eva

vengono condannati a lasciare il paradiso terrestre e una vita di sofferenza; il Peccato e la

Morte vengono sulla Terra; Satana e i suoi sono trasformati in serpenti. Ma Cristo, inviato da

Dio, apre una possibilità di salvezza per Adamo ed Eva che, tristi e pentiti, ma illuminati

dalla speranza, lasciano l’Eden. È un’opera magistrale per la libertà dell’espressione, non più

legata alla rima, e per la perfezione formale del verso libero adottato. L’epica appare come il

frutto di una meditazione puritana sulle Sacre Scritture, ma alla componente libresca si fonde

l’esperienza di vita dell’autore, la cui personalità ed il cui egocentrismo si riversano sugli

eroi cantati. L’amarezza di Adamo nei riguardi di Eva rievoca il Milton deluso per le

disavventure coniugali e Satana, l’angelo ribelle cacciato dal cielo (la nuova Inghilterra di

Carlo I) è a volte Cromwell, a volte il poeta stesso con il suo orgoglio ed il suo senso di

ribellione e di odio per la corona. Tutte le fonti della cultura classica greco-romana, della

tradizione ebraica e di quella rinascimentale, confluiscono nel nuovo spirito moralistico della

Riforma.

 Paradise Regained (Paradiso riconquistato, 1671), tratta della resistenza di Cristo alle

tentazioni di Satana nel deserto. Gran parte dell’opera è scritta sotto forma di dialogo tra

Satana e Cristo e la dialettica è assai più puramente intellettuale della prima epica.

 Samson Agonistes (Sansone agonista, 1671), poema drammatico, ultima opera di Milton,

rigidamente modellata sulle tragedie classiche greche, con i cori, i messaggeri, la prevalenza

della narrazione sul discorso diretto e unità di tempo, azione e luogo. Il tema è la tragica

storia di Sansone come viene riportata nel libro dei Giudici, ma in realtà l’opera altro non è

se non la storia del puritanesimo e dello stesso poeta, entrambi sconfitti e trionfanti. Sansone,

cieco e prigioniero dei filistei, in un giorno di festa viene portato all’aperto, dove riflette sul

suo destino. Alcuni uomini della sua tribù cercano di consolarlo. Anche Dalila gli chiede

perdono per il suo tradimento, ma Sansone la tratta con disprezzo. Durante le celebrazioni

viene legato alee colonne del tempio e, accorgendosi di aver recuperato la forza, scuote le

colonne facendo crollare il tempio. Nel crollo muoiono i filistei e anche Sansone.

Per questi ultimi 3 poemi M. foggia una nuova lingua e crea un nuovo verso sciolto, entrambi

estremamente artificiali e lontani dalla lingua parlata. Il tema trattato, ponendosi al di sopra

delle passioni e del mondo terreno, richiedeva una maestosità di lingua e di stile senza

65

precedenti nella lett. Inglese; così il poeta usò un lessico ed una sintassi di stretta derivazione

latina.

Stile ed eredità.

Milton è stato giudicato di volta in volta propagandista della rivoluzione, difensore delle libertà,

poeta superlativo, puritano moralista. In realtà egli incarna il conflitto tra rinascimento e

Riforma, e cerca di conciliare la sua innata sensualità con il suo ideale di purezza in una poesia

che associ alla bellezza formale della cultura pagana la nobiltà del pensiero cristiano.

6. THE RESTORATION (1660-1702).

6.1 Quadro storico.

Dopo la morte di Cromwell (1658) si profila in Inghilterra il pericolo di una nuova guerra

civile. Gli inglesi sono ormai insofferenti del rigore puritano e del sistema repressivo instaurato

dal Lord Protettore e dai suoi. Così il Parlamento decide in favore di una restaurazione della

monarchia Stuart. Viene chiesto al principe Carlo, esiliato in Francia, di ritornare, a condizione

che sottoscriva una dichiarazione che ne limita il potere assoluto.

Il principe accetta l’invito e rientra in Inghilterra (1660) con il nome di Carlo II. Il re perdona

tutti i suoi nemici, tranne quelli che hanno firmato la condanna a morte del padre. Il nuovo

sovrano non ha il tratto nobile del padre. È grossolano, volgare, infantile, non tiene fede alla

parola data. Sposa la donna sbagliata (Caterina di Braganza, portoghese, cattolica e sterile).

Sceglie alleati inopportuni (la Francia cattolica) contro i nemici sbagliati (l’Olanda protestante).

Ma gli anni trascorsi in esilio e relativa povertà l’hanno reso più abile del padre: prudenza e

tolleranza sono le virtù mostrate al popolo e ala parlamento.

Carlo II muore nel 1685, senza figli. Gli succede al trono il fratello, il cattolico Giacomo II, che

si dimostra meno abile e tollerante. Intende restaurare la dottrina secondo cui il diritto dei

sovrani è assoluto in quanto deriva direttamente da Dio (The Divine Right of Kings). Questo

atteggiamento, in un parlamento ormai conscio della propria forza e della propria

responsabilità, non è più accettabile. Il parlamento lo depone e invita Guglielmo d’Orange,

genero di Giacomo (ne ha sposato la figlia Mary), a prenderne il posto. Giacomo II si rifugia in

Francia e Guglielmo III e Mary II salgono al trono d’Inghilterra (1689).

Questo cambiamento di dinastia, che si compie senza spargimento di sangue, viene chiamato

the Glorious Revolution. Il nuovo sovrano sottoscrive un documento (Bill of Rights) che limita

il potere del sovrano e sancisce l’autorità del parlamento, stabilendo i principi del regime

costituzionale inglese. Alla morte, senza eredi di Guglielmo, nel 1702, gli succede Anna, sorella

della moglie Mary II, morta nel 1694.

6.2. Società e letteratura.

Con l’incoronazione di Carlo II a re d’Inghilterra si apre una nuova epoca storica e letteraria. I

teatri riaprono, la gente può tornare a divertirsi. Londra, diventata con il puritanesimo la

capitale più triste e opprimente d’Europa, è nuovamente una città gaia e intellettualmente

vivace.

Ma questo modo di vivere non è per tutti: c’è molta povertà e ignoranza, soprattutto nelle

campagne che, abbandonate ed impoverite, tornano quasi ad uno stato barbarico. Così, se la

letteratura durante il Rinascimento è stata una gioia per tutti, e durante il Puritanesimo è

diventata un comune mezzo di lotta religiosa e politica, durante la Restaurazione è diretta per lo

più ai colti e ai ricchi.

I valori spirituali cambiano e si assiste al trionfo completo della ragione sul sentimento e

l’immaginazione, delle buone maniere sulla passione e della sagacia sull’eloquenza.

Tornato in Inghilterra, il sovrano vi importa le mode culturali francesi, tra cui quella di imitare i

classici greci e latini, però non si attinge direttamente da scrittori greci o latini, ma dai

rifacimenti o dalle imitazioni francesi. Il teatro e la poesia diventano mezzo di satira sociale e di

66

reazione al moralismo puritano. Si afferma un atteggiamento di raffinata spregiudicatezza

11

fondato sul libertinismo e sullo scetticismo.

In questo periodo sorgono le grandi istituzioni scientifiche: la più importante accademia

nazionale per le scienze, la prestigiosa Royal Society for Improving Natural Knowledge, viene

fondata nel 1662.

6.3. Prosa.

Con la Restaurazione la prosa inglese sembra rinnovarsi e prendere un diverso indirizzo. La

stesura di un diario personale - raccomandata nel periodo puritano come momento di riflessione

ed esame di coscienza - diventa un genere letterario che documenta il clima corrotto di corte

(vd. Evelyn) o gli eccezionali avvenimenti del tempo (vd. Pepys).

Per la prima volta si scrivono saggi di critica letteraria nel significato moderno dell’espressione

(vd. Dryden).

Contemporaneamente, il nuovo interesse verso l’uomo e le scienze comporta il prevalere della

razionalità sul sentimento. Autori di rilievo sono Hobbes, Locke e Isaac Newton: uomini di

cultura e scienziati che sconfinano fruttuosamente dal campo scientifico in quello letterario, e

che per primi rompono con la cultura settariamente aristocratica dell’epoca.

 Samuel Peys (1633-1703), diarista, è un fervente sostenitore degli Stuart. Di umili origini,

ma diligente e astuto amministratore di se stesso, ricopre diversi incarichi statali che svolge

con pragmatismo e oculatezza. Alla morte lascia la sua biblioteca al Magdalen College di

Cambridge. Qui tra le altre carte viene scoperto il diario, tenuto dal 1660 al 1669 (anno in

cui smette di scrivere perché ha dei disturbi agli occhi e teme di diventare cieco), che

consiste in appunti e commenti molto personali. È un documento eccezionale per le

informazioni, talvolta uniche, che dà sulla vita dell’epoca. In queste pagine egli descrive con

uguale scrupolosità gli eventi più diversi, quali la peste del 1665, il grande incendio che

distrugge Londra nel 1666, le sue infedeltà coniugali, i suoi eccessi, i suoi piaceri, le sue

vanità, i dettagli di ogni giornata, la foggia dei suoi vestiti. Si addolora per la morte di un

parente, ma è soddisfatto dell’eredità, esce di chiesa per entrare in un luogo malfamato, si fa

corrompere come funzionario, ma avverte lealmente il corruttore che nono riconoscerà mai

di aver avuto da lui del denaro. Il diario di Pepys, non destinato alla pubblicazione, è stato

scritto in una speciale stenografia che viene decifrata solo nel 1825. Sono appunti vivaci,

talvolta spregiudicato, stesi a titolo personale e spesso frettolosamente. È proprio questa

scrittura “a caldo” degli eventi della giornata, totalmente sincera e priva di meditazioni, che

gli conferisce un carattere eccezionale e lo rende uno dei più sconcertanti documenti umani.

 John Evelyn (1620-1706), fervente sostenitore degli Stuart, scrive anche lui un diario che

inizia nel 1660 e prosegue fino alla morte. I suoi interessi abbracciano i giardini, le corti, i

viaggi, la lotta contro il fumo nelle città, e se stesso. Pubblicato solo nel 1818, The Memoirs

of John Evelyn, il documento in sei volumi contiene vividi ritratti di contemporanei e

materiale tratto da pubblicazioni dell’epoca per illustrarne gli eventi; il risultato è una

penetrante descrizione della corrotta società galante della Restaurazione.

6.4. Poesia.

Oltre alla poesia ufficiale (intesa a celebrare avvenimenti importanti o adulare potenti per

ottenere i favori) la Satira è il genere poetico più diffuso, non tanto allo scopo di correggere i

costumi dell’epoca, quanto di fustigare e per ridicolizzare i nemici personali e politici.

In entrambi i generi eccelle Dryden, il maggior poeta del periodo.

11

libertinismo movimento contrario a ogni dogma e favorevole all’assoluta libertà di pensiero in ogni

:

campo. 67

 Samuel Butler (1612-1680): la sua fama, della cui vita si conosce poco, è dovuta al lungo

poema satirico Hudibras (1663-78). Narrando le avventure di Hudibras e del suo servo

Ralpho, Butler mette in ridicolo gli ipocriti, i puritani, la cavalleria, l’eroismo, le nuove

dottrine della Chiesa, la ricerca scientifica e l’idea di progresso. Il poema è colto, realistico,

talvolta scurrile e grottesco, e riscuote un grande successo. La satira risente nella forma

dell’influsso di Donne.

6.5. Teatro.

I puritani chiusero i teatri nel 1642, ma non riuscirono a soffocare l’interesse che gli inglesi

nutrivano per lo spettacolo; la rappresentazione di intermezzi umoristici e di masques continuò

ad aver luogo, anche durante il Commonwealth, nelle case private della nobiltà britannica.

Dopo la morte di Cromwell i teatri riaprono nel 1660 e col ritorno del re si fondono nuove

compagnie teatrali. Vengono rappresentate i grandi lavori elisabettiani, ma in seguito

all’influenza francese, le nuove opere riflettono una società gaia e dissoluta, frivola ed

artificiale. I puritani, il loro credo e la loro morale diventano il bersaglio preferito di scherno in

queste opere imbevute della raffinata eleganza della corte francese.

A imitazione della Francia, il teatro assume le caratteristiche moderne: l’edificio ha ora un tetto,

viene introdotta l’illuminazione artificiale e il palcoscenico, diversamente da quello

elisabettiano, è ben delineato; per la prima volta i ruoli femminili vengono affidate ad attrici

anziché ad attori.

Nasce così il nuovo teatro della Restaurazione. Tre sono i generi:

1. il genere eroico, con trame complesse, intrighi amorosi assurdi, stile reboante e artificiale, è

in voga solo nei primi anni della Restaurazione. Dryden è il maestro di questo genere

teatrale.

2. la tragedia, che differisce dalla tragedia elisabettiana per il severo rispetto delle unità

aristoteliche. Conta fra i suoi autori Dryden, Congreve.

3. la commedia brillante, che asseconda il desiderio della gente di reagire alla severità

puritana. Tuttavia ben presto degenera: involgarisce nella lingua e nel gusto, finendo per

riflettere lo spirito di un’alta società decadente, cinica e immorale. Gli intrecci spregiudicati

si basano sull’inganno del più furbo ai danni del più ingenuo, sulla convinzione che una

donna non ha valore se non ha un buon numero di amanti, su una doverosa e ben

pubblicizzata infedeltà coniugale. Etherege, Dryden, Congreve, Wycherley sono i grandi

autori.

 Sir George Etherege (1634-91), è la figura tipica della Restaurazione. Il suo capolavoro The

Man of Mode (1676) è una satira dei vizi eleganti dell’epoca e rivela fondamentalmente una

società amorale e grossolana, nonostante l’esteriorità raffinatezza. Con essa E. introduce nel

teatro un soffio di vivacità genuina e crea la commedia d’intrigo, sostituendo agli “umori” di

Jonson, personaggi veri e reali (il nobile e il calzolaio, il vecchio saggio e la fruttivendola)

preparando così la strada a Congreve e Sheridan.

 William Wycherley (1640-1715), è tra i migliori commediografi del ‘600. Le sue

commedie: The Country-Wife (La moglie di campagna, 1673) e The Plain Dealer (Il

“dabbenuomo”, 1674), influenzate da Molière, presentano situazioni intricatissime e piccanti

e ritraggono alla perfezione la società contemporanea.

 William Congreve (1670-1729), brillante drammaturgo della tarda Restaurazione, scrive

poche commedie ma di grande qualità. Celebre soprattutto per The Way of the World (Così

va il mondo,1700), commedia brillante. La bella briosa Millamant ama riamata Mirabell, ma,

pena la rinuncia a metà della sua ricchezza, non può sposarsi senza il consenso di sua zia,

68

Lady Wishfort. Per ingraziarsi quest’ultima, Mirabell le fa la corte, ma quando la vecchia

vanitosa scopre il vero motivo della sua galanteria, punta sul vivo, rifiuta il consenso. Questo

è solo il primo degli intrighi che Mirabell terrà ai danni della zia per riuscire a sposare

Millamant. Alla fine dopo inganni e timori di scandali, Lady Wishfort darà il suo consenso.

Lo stile di C. è limpido, caratterizzato da una comicità brillante e satirica. Le commedie, che

portano sulla scena i vizi e le fatuità dell’alta società londinese, hanno dialoghi eleganti e

trame ben costruite. Inutile cercare calore e umanità nei personaggi, essi vivono in

un’atmosfera cerebrale. Se hanno dei sentimenti, è loro cura nasconderli sotto una vernice di

arguzia. L’apparente frivolezza delle sue commedie, temperata a tratti da una pungente

malinconia, suscita il rifiuto dei moralisti del suo tempo e degli anni a seguire, soprattutto

del periodo vittoriano. Saranno Wilde e i seguito Shaw a riscoprire e riprodurre questo tipo

di commedie, dimostrando la validità del genere.

6.6. John Dryden (1631-1700).

Poeta, critico, autore di teatro, Dryden domina la scena della Restaurazione. Nato da una

famiglia puritana della media borghesia ad Aldwinkle, studia alla scuola di Westminster, dove

legge soprattutto i poeti classici. Prosegue quindi gli studi a Cambridge, dove si laurea nel

1654.

Trascorse tutta la vita a Londra.

Nel 1658 scrive una toccante elegia sulla morte di Cromwell (A Poem Upon the Death of his

Late Highness Oliver Cromwell) che gli procura un certo prestigio negli ambienti puritani. Ma

due anni dopo scrive Astraea Redux (1660) per celebrare il ritorno di Carlo II dall’esilio.

Nel 1664 viene nominato Poet Laureate, poeta ufficiale del regno.

Nel 1667 pubblica Annus Mirabilis, un poema in quartine che tratta gli eventi storici del 1666:

fra cui la guerra con i Paesi Bassi, l’epidemia di peste a Londra e il grande incendio che quasi

distrusse la città. Nel 1670 sarà nominato Storico del Regno.

Dryden si dedica per molti anni quasi esclusivamente a scrivere per il teatro. La sua produzione

drammatica comprende 30 opere, di cui 10 commedie, 10 tragedie, 5 tragicommedie, 4 libretti

d’opera e 1 masque.

- Commedie: Le commedie, di tono frivolo e licenzioso, non sono, nonostante innegabili doti

comiche, tra le cose migliori. Ricordiamo:

 The Wild Gallant (Il galante strambo), sua prima commedia;

 Mariage à la Mode (Matrimonio alla moda, 1672), tipica commedia d’intrigo leggera, ben

costruita, dal dialogo serrato e brillante: Rhodophil e sua moglie Doralia, sposati da due

anni, sono stanchi l’uno dell’altro. Un amico di Rhodophil, Palamede, dovrebbe sposare

Melantha, una stupidella che non fa altro che ripetere parole francesi. Senza sapere che

Doralia è la moglie di Rhodophil, Palamede la corteggia, mentre Rhodophil corteggia

Melantha, senza sapere che è destinata a Palamede. L’intrigo prosegue con episodi

divertenti, finchè alla fine ognuno decide di riprendersi il proprio partner.

- Tragedie: Maggior fama gli procurano le tragedie di tipo eroico:

 The Indian Emperour (1665);

 The Conquest of Granada (La conquista di Granada,1670-71) che verte su disordini religiosi

e civili;

 Aureng-Zebe (1676) che tratta di amore e potere in un paese esotico.

 All for Love (Tutto per Amore, 1678), tragedia storica in verso libero, racconta gli ultimi

momenti della storia di Antonio e Cleopatra. Liberamente ispirata alla vicenda narrata da

Shakespeare, segue però i canoni classici dell’unità di tempo, luogo e azione. È considerata

il miglior risultato raggiunto nella tragedia e il miglior lavoro teatrale di Dryden.

Intanto altri autori di teatro cominciano a emergere, instaurando un clima di prepotente rivalità.

- Satire: Nel 1779 Dryden è selvaggiamente picchiato; non esita allora a dedicarsi ad altri generi

di scrittura. È il periodo della politica e delle satire: 69

 In Absalom and Achitophel (1681), tra le migliori satire della letteratura inglese, Dryden

attacca in difesa degli interessi del re, la ribellione del duca di Monmouth, presentandolo con

riferimento biblico, come Asilonne, e la politica e gli intrighi di Lord Shaftesbury, suo

consigliere, come Achitophel. L’opera è in difesa di Giacomo, Duca di York, pretendente al

trono d’Inghilterra, malgrado il suo cattolicesimo.

 In Mac Flecknoe (1682) si scaglia contro i nemici politici del sovrano.

- Opere religiose: Nel 1682 scrive il poema religioso Religio Laici, in cui auspica un

compromesso tra la rigidità dogmatica dei cattolici e l’eccessivo ricorso al giudizio individuale

dei protestanti.

Nel 1686, dopo l’ascesa al trono del cattolico James II, Dryden si converte al cattolicesimo e

scrive The Hind and the Panther (la cerva e la pantera, 1687), una lunga favola allegorica in cui

viene criticata la Chiesa anglicana, dove la bianca cerva è la Chiesa di Roma e la pantera è la

Chiesa anglicana, da lui abbandonata.

La conversione viene mantenuta fino alla morte. Coerenza non facile, poiché con l’ascesa al

trono del protestante Guglielmo d’Orande, Dryden viene privato di tutte le cariche ufficiali

relativi benefici.

Sessantenne, Dryden si dedica di nuovo al teatro. L’ultimo suo lavoro, Love Triumphant (1694)

è però un fiasco. Dryden perde smalto proprio nel momento in cui comincia a furoreggiare il

giovane Congreve.

Si dedica nuovamente ai classici, assistito da due figli e torna al successo con un volume di

traduzioni di qualità delle satire di Persio e Giovenale (1693) e con una versione delle opere di

Virgilio, The Works of Vergil (1697). Notevole è anche il valore critico del saggio introduttivo a

tali edizioni. Il suo ultimo lavoro è Fables, Ancient and Modern (1700), parafrasi di Ovidio,

Boccaccio e Chaucer. La prefazione è un buon esempio di prosa critica.

- Critica letteraria: Prima di Dryden la critica letteraria indicava secondo quali criteri un’opera

d’arte doveva esser scritta, oppure quale doveva essere la natura dell’opera d’arte in generale.

Dryden è il primo in Inghilterra a fare “critica descrittiva”, come la si fa oggi, cioè analizzando

l’opera d’arte. La sua critica consiste sostanzialmente in saggi, prefazioni, prologhi apposti alle

sue opere teatrali.

Sue opere specifiche sono Essay on Dramatic Poesy (saggio sulla poesia drammatica,1668), e

Defence of the Epilogue (saggio sulla satira,1670), dove viene esposta la sua teoria.

Egli si proclama discepolo del classici e sostiene che lo scopo della letteratura è il vero,

attraverso l’imitazione della natura. La letteratura deve quindi soddisfare la ragione e sottostare

alle regole, che nel teatro consistono nelle osservanze delle unità aristoteliche. Questa teoria è

contraria a qualsiasi manifestazione individualistica. Ecco il motivo per cui Dryden non riuscì a

capire ed apprezzare Shakespeare e sostenne la superiorità del teatro del 600 inglese e francese

a quello elisabettiano.

Stile ed eredità.

La qualità principale di Dryden è la perfezione stilistica, sia nella prosa (è chiamato “padre

della prosa inglese moderna”), sia nella poesia (per sua perfezione nel distico eroico, heroic

couplet). La sua poesia è grande per il vigore ritmico, la satira mordente, il linguaggio

immediato ed elegante; ispirato all’ordine dei classici. Si dedica con successo a quasi tutti i

generi letterari dell’epoca. La sua cultura, l’esattezza dei contenuti, lo stile chiaro e ponderato

influenzeranno profondamente gli scrittori del periodo neo-classico, Pope in particolare.

7. THE AUGUSTIAN AGE (1702-70).

7.1.Quadro storico. 70

Nel 1702, alla morte di Guglielmo d’Orange, sale al trono la cognata Anna (1665-1714) che

regna dal 1702 al 1727. In questo periodo la nazione è impegnata nella guerra di Successione

Spagnola, che termina nel 1714 con l’acquisizione da parte dell’Inghilterra di Gibilterra e di

parte del Canada. L’evento fondamentale del regno della regina Anna è l’unione dell’Inghilterra

e della Scozia sotto un unico governo. Sebbene i due paesi avessero lo stesso re fin dal tempo di

Giacomo I (1603), i due parlamenti, le leggi e la Chiesa erano ancora separati. Agli scozzesi era

vietato avere rapporti commerciali con i possedimenti inglesi d’oltremare; agli inglesi non era

possibile controllare l’opposizione interna, sempre molto forte, in Scozia.

Ora (1707) gli scozzesi rinunciano alla propria indipendenza, gli inglesi, invece, al monopolio

commerciale e politico, accettando rappresentanti scozzesi nel parlamento di Westminster,

nasce così il Regno Unito.

Alla morte di Anna, non lasciando figli, la corona passa a Giorgio di Hanover, discendente

tedesco di Giacomo I. Giorgio I ed in seguito Giorgio II regnano dal 1727 al 1760 mostrano

poco interesse negli affari di governo, delegando ogni decisione ai loro ministri.

Il potere si concentra nelle mani del Parlamento e del governo ed i due partiti acquistano ancor

maggior importanza:

1. I Whigs (il termine, di origine scozzese, indicava gli oppositori di re Carlo I nel 1648) si

costituiscono in partito politico nel 1679 opponendosi al governo cattolico: essi negano il

diritto divino del re, considerando il monarca come un funzionario statale tenuto a governare

attraverso i ministri nominati dal Parlamento. Tolleranti in religione, si schierano contro

qualsiasi forma di potere assoluto, sia per quanto riguarda la Chiesa che per quanto riguarda

lo Stato. Dal 1850 prendono il nome di Liberal Party.

2. I Tories (il termine nel 1640 indicava i cattolici irlandesi e gli oppositori del

Commonwealth), invece, rappresentano i conservatori, sostengono la monarchia e il potere

assoluto del re e sono intolleranti in questioni religiose. Dal 1832 diventano Conservative

Party.

Giorgio II muore nel 1760 e gli succede Giorgio III (1738-1820). Il giovane sovrano, nato e

cresciuto in Inghilterra, diversamente dai due predecessori Hanover, parla inglese; cura i propri

interessi privati sul continente, ma anche quelli del paese. Nel tentativo di opporsi all’oligarchia

12

dei suoi ministri liberali (Whigs), costringe Pitt alle dimissioni, causando feroci reazioni tra la

popolazione che lo adora. Pone fine ai conflitti contro la Francia voluti da Pitt (guerra dei 7

anni, con la quale si conferma la supremazia britannica sui mari). Con il trattato di Parigi (1763)

la Francia riprende Guadalupa e Martinica; in America l’Inghilterra recupera il Canada e i

territori all’est del Mississippi.

7.2. Società e letteratura.

La società inglese del 700 è caratterizzata da forti contrasti e dalla tensione fra la morente

cultura aristocratico-rinascimentale e la nascente cultura borghese. A seguito della notevole

espansione commerciale d’oltremare e della graduale trasformazione del paese da agricolo in

industriale, si creano nuovi orizzonti sociali.

Mentre gli aristocratici e i ricchi proprietari terrieri sono impegnati in feste, cacce alla volpe e

sfide a duello, molti sono coloro che - trasferitosi dalle campagne alle città per cercare lavoro -

vivono in abitazioni squallide e in assoluta povertà. I quartieri più miseri sono chiamati slums:

qui dilagano criminalità e alcolismo e la mortalità è elevata.

In tale clima emerge e acquista sempre maggior consistenza una nuova classe: la borghesia.

Questa classe prospera grazie a forme di attività commerciale e si assicura una solida posizione

sociale grazie al progressivo impoverimento degli aristocratici, che intravedono nei matrimoni

di convenienza con ricchi borghesi la possibilità di sopravvivere economicamente. I principi su

12 Guglielmo Pitt: giovane parlamentare abile e coraggioso divenuto Segretario di Stato nel 1757, riesce

a ristabilire il primato commerciale inglese nel Nordamerica e in India. Inviso al re, piace agli inglesi

che approvano il passaggio graduale del potere dalle mediocri mani del sovrano a quelli del parlamento.

71

cui si basa la cultura dominante del periodo e che ben esprimono i nuovi lo spirito della nuova

borghesia, sono: buon senso, razionalità, ordine, equilibrio. È l’età dell’Illuminismo,

movimento culturale il cui obiettivo è quello di estendere i “lumi della ragione” (e quindi il

progresso) dal campo filosofico e scientifico a tutte le attività dell’uomo (sociali, politiche,

culturali) per migliorarne la condizione.

Si crede in Dio guidati dalla ragione piuttosto che dalla rivelazione. L’intellettuale si rivolge -

con scopi educativi - alla nascente borghesia nei saggi giornalistici (Steele, Addison) e propone

come ideale di comportamento il gentleman illuminato (dal buon senso), pieno di civile misura,

di cultura classico-cristiana, adagiato in un’ottimistica visione del presente.

In letteratura si tende a imitare il periodo augusteo, cioè l’età classica degli antichi romani,

caratterizzata da armonia, chiarezza, semplicità, compostezza, controllo delle forme: da qui il

nome di Augustan Age (o età neoclassica) dato al 700.

L’uomo, il suo ambiente e i suoi sentimenti diventano dunque il centro d’interesse di molti

scrittori che, influenzati dal pensiero di Hobbes e Locke, ritengono il soggetto non più

governato dalla società ma responsabile della propria crescita economica.

Tale nuovo orientamento si ritrova nell’opera di numerosi romanzieri (Richardson, Fielding)

ma l’autore che meglio riflette in letteratura questo atteggiamento è Defoe. Autori come Pope e

Swift dipingono con la loro satira le incongruenze sociali, denunciando l’idiozia umana.

Nascono le Coffee Houses, luoghi di incontro per discutere li letteratura, arte, politica.

Dapprima accessibili a tutti, solo a metà del 700 si trasformano in clubs esclusivi riservati a

classi più ricche.

Samuel Johnson fonda il Literary Club, con sede presso il Turk’s Head Coffee House a Londra.

Vi si riscontrano personalità quali lo storico Burke, il romanziere Goldsmith, il drammaturgo

Sheridan, l’attore Garrick, l’economista Adam Smith.

7.3. Poesia.

A differenza della prosa, la poesia si rivolge a intellettuali e aristocratici. Imita i modelli classici

e si propone di trattare temi di tipo universale, anche banali, ma in uno stile armonioso e con un

linguaggio raffinato.

Il predominio dell’intelligenza e della ragione sulla fantasia, in questa età, è caratteristicamente

illustrato dall’opera di quello che ne fu il massimo poeta, il Pope, che riprende il costume della

satira politica in versi.

7.4. Alexander Pope (1688-1744).

È il maggior esponente dell’età augustea, poeta, saggista, traduttore. Negli anni delle

persecuzioni protestanti gli viene impedito, in quanto cattolico, di frequentare l’università;

studia quindi privatamente. A otto anni impara latino e greco, poco più tardi francese e italiano.

Era di figura piccola e malformata, di temperamento velenoso, ingiusto, maligno ed i suoi

nemici non hanno perduto alcuna occasione per mettere in luce i suoi difetti.

A dodici anni, a causa della tubercolosi, perde la propria autonomia. Non riesce a vestirsi da

solo e deve indossare un busto rigido; vorrebbe essere amato e non trovando amore col tempo

arriverà a odiare le donne. Parlando di sé dirà “questa lunga malattia, la mia vita”.

Essendo cattolico, Pope non può più risiedere nel centro di Londra, ma dal 1718 si trasferisce a

Twickenham, in una grande villa con giardino che diventa sua dimora prediletta. Qui riceve

amici e ammiratori, continua la sua attività di studioso e scrive grandi opere.

Si creò un’autodifesa che trapela nelle sue opere. La sua opera consiste di traduzioni, saggi e

poemetti erotico-comici.

Pope comincia con lo scrivere poemi ispirati alla natura di tipo elegante:

 Pastorals, scritta a 16 anni, è una raccolta di raffinate poesie d’ispirazione classica. 72

 Windsor Forest: composizione poetica scritta nello stesso periodo in cui scrisse Pastorals.

L’opera contiene una descrizione raffinata e realistica di oggetti e della natura.

- Saggi: i saggi sono tra i migliori risultati raggiunti in quello che veniva allora considerato il

miglior compito della poesia: la dialettica.

 An Essay on Criticism (Saggio sulla critica, 1711), composto a soli 20 anni, è un poemetto

didattico in cui sono codificate le regole letterarie dell’età classica o augustea.

 Essay on Man (Saggio sull’uomo, 1733-34), in cui lo scrittore cerca di usare il buon senso

nell’interpretazione dell’universo e della vita umana. Poema in versi suddiviso in 4 epistole

indirizzate a Lord Bolinbroke. La prima epistola tratta della natura dell’uomo e del suo posto

nell’universo; la seconda, dell’uomo come individuo; la terza, dell’uomo nella società; la

quarta, della ricerca della felicità. Il poema è reso vivace dalla tensione poetica e dalla

capacità di Pope di parlare attraverso spiritosi aforismi.

 Epistles (Epistole), in cui Pope discute la questione dell’esistenza di male nell’universo e

come ciò si possa conciliare con la fede nel Creatore. Il tema in sé non rappresenta nulla di

13

nuovo, ma piuttosto un “collage” di idee filosofiche del tempo, dal deismo di Bolinbroke al

razionalismo e alla tolleranza religiosa di Shaftesbury (fiducia nell’uomo, nella sua bontà e

nella sua capacità di discernimento, per mezzo del sentimento, tra il bene e il male).

 Moral Essay (1731-36), di contenuto filosofico, ma scritti in un linguaggio semplice secondo

l’ideale dell’epoca. L’opera - che tratta di politica, critica letteraria, sentimenti umani come

l’amicizia, e descrive personaggi famosi tra cui Addison - è un esempio incomparabile di

autobiografia in chiave ironica.

- Traduzioni: nelle sue traduzioni dell’Iliade e dell’Odissea, Pope interpreta Omero secondo le

esigenze dell’età illuministica. Gli eroi omerici divengono quindi i contemporanei di Pope, il

loro linguaggio elegante e molto raffinato ed il distico eroico non trasmettono la tempestosa

musicalità dell’originale.

- Satire: L’isolamento dovuto al fatto di essere cattolico e alla sua precaria salute, svilupparono

in lui una tendenza all’autodifesa che egli espresse scrivendo satire. E proprio come poeta

satirico che Pope raggiunse la massima efficacia.

 The Rape of the Lock (il ricciolo rapito), pubblicato nel 1712, opera elegante, spiritosa,

satirica ma indulgente che lo rese famoso nella società londinese. Poema eroicomico, il cui

spunto è dato dall’incidente del taglio di una ciocca di capelli di Lady Arabella Fermor da

parte del ventenne Lord Petre. L’innocente scherzo causa dissapori tra le due famiglie

aristocratiche. Il poema descrive la giornata di una splendida fanciulla, Belinda, alla quale

viene tagliato un ricciolo, che si trasforma poi in una costellazione. L’opera è anche un

brillante quadro della società del XVIII secolo.

 The Dunciad (la zucconeide), la prima versione viene pubblicata nel 1728: poema

eroicomico in 4 libri. Oggetto della satira sono le mediocrità e i vizi letterari del tempo. Il

lavoro si chiude con la previsione della grande apocalisse prodotta dall’abdicazione della

cultura in favore della stupidità e del denaro.

13 Deismo: accettavano l’idea di Dio su di un piano razionale e rifiutavano tutto ciò che facesse appello

alla fede cristiana. 73

Stile ed eredità.

Pope è maestro del linguaggio e del verso; nella sua squisita naturalezza e spontaneità, egli

mostra la sua destrezza verbale e ritmica, che affiora nelle traduzioni e nei saggi e ritorna arguta

ed ingegnosa nelle satire, ove il sapiente variare dei suoni è in perfetta armonia col variare dei

toni del discorso. Versificazione armoniosa, perfezione nell’uso dell’heroic couplet

(decasillabo, versi in coppia a rima baciata), chiarezza d’espressione nell’affrontare importanti

temi morali: sono queste le caratteristiche stilistiche di Pope.

Portavoce e critico della sua epoca, crea satire eleganti, ma sa introdurre nelle sue opere una

grande varietà di toni, dal solenne all’ironico, dall’umoristico al malinconico.

L’assoluto predominio della poesia di Pope sul suo secolo introduce una reazione di rigetto nel

secolo seguente. Critici e lettori non ne comprendono i meriti: benevolenza, umanità e passione,

temperati da grande perfezionismo stilistico. Al Pope i romantici contestano l’ispirazione

poetica, anzi vedono in lui addirittura l’antitesi del vero poeta.

Byron sarà fra i primi a opporsi a tale giudizio, che comunque ha contribuito a relegare

culturalmente Pope nei confini del suo periodo.

7.5. Prosa.

Dalla grande richiesta di informazione e intrattenimento della classe borghese si sviluppano

giornalismo e romanzo.

- Giornalismo: l’eliminazione della censura preventiva sulla stampa (1695) ha favorito il

diffondersi del saggio giornalistico che diventa strumento didattico e formativo della nuova

classe borghese.

 The Review (la Rivista) esce nel 1704. Fondato e quasi interamente redatto da Defoe, questo

settimanale fornisce informazioni commerciali, commenti sugli aspetti della vita sociale in

Inghilterra e in Europa, opinioni imparziali su argomenti di politica interna ed esterna. Cessa

la pubblicazione nel 1713.

 The Tatler (il chiacchierone) è fondato da Steele nel 1709. In seguito collabora con lui il suo

vecchio compagno di scuola Addison. I due giornalisti si prefiggono l’intento moralistico di

migliorare i costumi, incoraggiare la tolleranza religiosa e politica, condannare i fanatismi, e

predicare una specie di moderazione da seguirsi in tutti i campi, compreso quello letterario. I

saggi sui vari argomenti che vi compaiono vengono discussi nelle Coffee Houses e lo fanno

diventare presto un importante punto di riferimento per gusti e condotta morale.

 Nel 1711 è rimpiazzato da The Spectator (lo Spettatore), che appare quotidianamente fino al

dicembre 1712. Qui la personalità di Addison di stacca da quella di Steele; a Steele infatti

spetta il compito di inventare i personaggi e ad Addison di narrarne le storie, diventando un

osservatore staccato ed obiettivo che giudica con calma e serenità i vari aspetti della vita

sociale. Lo stile di Steele è pacato e accattivante; quello di Addison, più classico ed erudito,

tratta con tono leggero, colloquiale, elegante, ma anche con grande competenza, i temi della

scienza, della filosofia, della morale e della politica. Politicamente indipendente, tratta di

cultura, problemi, politici ed etici con impegno anche maggiore, assurgendo al ruolo di

educatore in materia di gusto e morale.

- Romanzo: la grande novità letteraria del periodo neoclassico è il romanzo. Si sviluppa di pari

passo con il giornalismo e riflette le esigenze dell’ormai trionfante cultura borghese. 74

Le narrazioni fantastiche, magiche, irreali sono sostituite da storie realistiche raccontate con

ricchezza di dettagli. Il nuovo eroe appartiene alla classe borghese e cerca di imporsi nel

difficile e ostile mondo economico.

La nuova classe dominante non mostra interesse per le gesta erotiche, per i personaggi di un

mondo che non è il suo, ma per la gente più comune, più vicina alla vita quotidiana ed alla

realtà propria. Desidera una lettura facile alla comprensione, scritta in una lingua semplice ed

alla portata di un numero più vasto di lettori. All’interno del romanzo si sviluppano diversi

filoni: quello realistico, l’epistolare, il picaresco, il sentimentale. I maggiori romanzieri

dell’epoca sono Fielding, Defoe, Richardson, Sterne, Smollet e Golsmith.

Le opere satiriche esplorano le debolezze umane ricorrendo anche al grottesco e alla parodia per

raggiungere il loro fine didattico: insegnare agli uomini a essere migliori. Tale genere è

rappresentato da Swift, uno dei maggiori scrittori satirici di tutti i tempi.

7.6. Daniel Defoe (1661-1731).

Giornalista, saggista, uomo d’affari ed agente governativo, è universalmente conosciuto come

l’iniziatore del romanzo in prosa. Nella sua vita avventurosa, fu commerciante, soldato, politico

di dubbia lealtà (prima aderì al partito dei Whig, poi a quello dei Tories, che poi tradì), agente

segreto. Sui 60 anni si ritirò a vita privata e scrisse le opere che gli hanno dato la fama. Scoperta

una fonte di rapidi guadagni, il Defoe si dedicò alla composizione di romanzi d’avventure, di

cui di solito sottoponeva un sunto preliminare all’editore, e, accettato questo, e prescritto il

numero delle pagine, il Defoe rapidamente stendeva l’opera senza curarsi di correggerla.

La produzione di romanzi non fu che una soltanto delle sue molteplici attività ed egli l’iniziò

piuttosto tardi, quando era già avanti negli anni e ricco di esperienza.

Particolarmente importante tra le sue prime attività letterarie è la pubblicazione della rivista The

Review (1704-13), che segna una svolta fondamentale nella storia del giornalismo e diede inizio

ai periodici letterari inglesi.

Il successo immediato del romanzo Robinson Crusoe lo incoraggiò a scriverne altri: seguirono

così in rapida successione, Captain Singleton (1720); Moll Flanders (1722); Colonel Jacque

(1722); A Journal of the Plague Year (1722) e Roxanna (1724).

 Robinson Crusoe (1719), romanzo che ottiene successo. Per le vicende narrate, Defoe trasse

spunto dall’avventura occorsa al marinaio Alexander Selkirk che era vissuto per molti anni

in un’isola deserta presso la corte del Venezuela, prima di tornare in patria. Questa

circostanza iniziale viene suffragata e integrata da Defoe con elementi tratti dalle sue vaste

letture in fatto di libri di viaggi, nonché dalla sua stessa diretta esperienza di viaggiatore.

Defoe cambiò nome dandogli quello di un suo compagno di scuola, Timothy Cruso.

Robinson Crusoe desideroso di una vita avventurosa, scappa da casa per imbarcarsi. Dopo un

primo naufragio, è catturato da un pirata; fugge e si giunge in Brasile dove fa il piantatore.

S’imbarca nuovamente questa volta per la Guinea, ma ancora fu ancora naufragio. Sbattuto

dalle onde su un’isoletta deserta, al largo del Venezuela, dopo un primo momento di sfiducia

e di paura, facendo appello alle proprie risorse di abilità e d’ingegno, riesce a provvedersi di

tutto ciò che è necessario alla sua vita la sua solitudine cessa quando salva la vita a un

selvaggio, a cui dà il nome di Venerdì; il negro sarà da allora in avanti il suo servo, il suo

confidente, il suo “alter ego”. Viene riportato in patria da una nave inglese.

Il romanzo subito riscosse grande successo sia per la fortuna dei racconti di viaggi, sia per la

semplicità stilistica sia per il tipo di eroe semplice, nel quale la classe media poteva

riconoscersi. Il fascino del libro sta particolarmente nel valore dei dettagli, nella sua

parvenza di autenticità.

 La concezione che lo scrittore aveva del romanzo è illustrata nel modo migliore da A Journal

of the Plague Year (1722). L’opera è fondata sulle testimonianze dirette riguardanti la

pestilenza consacrate nei memories che ancora circolavano quando Defoe era bambino e

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Appunti di Letteratura inglese per l'esame della professoressa Mariaconcetta Costantini sui seguenti argomenti: le origini del romanticismo, il periodo anglosassone, il quadro storico, la società, la letteratura,la poesia, Caedmon, Cynewulf, la prosa, Venerabile Beda, middle ages, Wyclif,Geoffrey Chaucer, il periodo italiano, il periodo inglese, il dramma medievale, ilteatro, l'umanesimo, il rinascimento, Thomas More,


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Frau81 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Costantini Mariaconcetta.

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