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ALTER REX

Sotto ENRICO 7° si sviluppa una forma di MECENATISMO, per il quale la CORTE DIVENTA

CENTRO PROPULSORE DELLA CULTURA che guarderà alla più precoce cultura italiana.

In particolar modo la cultura del 500 inglese si concentrerà particolarmente sul MODELLO

PETRARCHESCO SIA PER QUANTO RIGUARDA LE TEMATICHE CHE PER Ciò CHE

CONCERNE LA STRUTTURA DEL SONETTO.

Sir Thomas Wyatt (1503-1542): (poesia)

fu uomo di corte sia presso Enrico 8 che presso la corte di spagna di Carlo V e compì diversi viaggi

in Italia e in Francia, seguendo la recente moda del “GRAN TOUR” . Come uomo attivo nella vita

politica ne conobbe i rischi tanto da essere imprigionato 2 volte: la prima nel 1536 per una lite con

un duca e la sseconda nel 1541 perchè accusato di alto tradimento durante la congiura che condusse

Anna Bolena alla condanna capitale. Sebbene se la cavò in entrambi i casi il mondo infido della

corte divenne l'argomento cardine nelle sue poesie.

Fu il primo intellettuale a proporre la Lirica e il Sonetto italiano in Inghilterra partendo dalla

TRADUZIONE DEL CANZONIERE DI PETRARCA arrivando ad introdurre delle varianti:

il sonetto classico adoperato da Petrarca era composto da 14 versi (quasi sempre

endecasillabi), distribuiti in

2 quartine → ABAB

→ ABAB

e 2 terzine → CDECDE

→ CDCDCD

Il SONETTO DI WYATT mantiene i 14 versi, ma presenta

3 quartine → ABBA

→ ABBA → schema omogeneo

→ ABBA

un distico finale → EE → nuova rima

Tuttavia la poesia che in Inghilterra nasce sotto il regno di ENRICO 8° (1509-1547) inizierà a

subire modifiche sia nella forma che nel contenuto, per necessità di “ANGLICIZZAZIONE”, cioè

di adattamento alla società inglese e alla mutata sensibilità di inizio secolo.

Quindi non troviamo una mera riproposizione del modello classico, ma a partire da esso giungiamo

al suo superamento.

Infatti con l''introduzione dell'ENDECASILLABO SCIOLTO, DA PARTE DI Sir Thomas Wyatt

E SURREY, SI APRIRà LA STRADA AL BLANK-VERSE.

La tradizionale tematica amorosa petrarchesca,col suo rigido schema che nasce dalla concezione

tutta stilnovistica di una “donna come un angelo venuto da cielo in terra a miracol mostrare” , ma

che a differenza dello stil novo non esalta solo la moralità capace d'innalzare l'uomo ma anche la

bellezza fisica di una donna il cui raggiungimento è pura utopia, e mette in campo l' IO POETICO

riflettendo sullo stato infelice di un amore sfuggente o assente, è oggetto di personalizzazione in

W.

WYATT, infatti, sostituisce il soliloquio petrarchesco sulla riflessione della propria sofferenza

con un dialogo serrato con la donna che, non è più distante come quella di Petrarca ma,

volubile e frivola e soprattutto presente.

Egli inoltre intreccia il tema amoroso con quello di corte.

Ad esempio, nella traduzione di “UNA CANDIDA CERVA” di Petrarca, attraverso l'uso di un

LINGUAGGIO METAFORICO egli adatta il testo originale alle circostanze della corte inglese,

ed utilizza il distico finale è in rima baciata, in modo che rimanga facilmente impresso grazie alla

musicalità.

Il poeta è a caccia di una metaforica cerva, ma la caccia è vana poiché essa porta un collare con

su scritto < NOLI ME TANGERE, FOR CESAR'S I AM>.

L'impossibilità di ricongiungimento tra i 2 amanti non è metafisico, né la fredda crudeltà

dell'amata, bensì il fatto che LA CERVA APPARTIENE A CESARE.

Alcuni studiosi ritengono che la cerva alluda ad Anna Bolena con la quale il poeta ebbe una

relazione prima che essa divenisse moglie di Enrico 8 (Cesare).

Successivamente SURREY (poesia)riprese il sonetto di Wyatt con le 3 quartine e il distico finale.

Di sangue nobile, crebbe col figlio illegittimo di Enrico 8, il duca di Richmond, e la sua fortuna

nacque quando la cugina CATHERINE HOWARD andò in sposa al re e decadde quando sposò

JANE SEYMOUR (terza moglie di Enrico), madre del futuro EDOARDO 6°.

Surrey reintrodurrà il ritmo movimentato di Petrarca, con rime

3 quartine → ABAB

→ CDCD

→ EFEF (preannuncia il BLANK-VERSE)

distico finale GG

In tal modo egli mise appunto la forma definitiva del sonetto, che sarà usato alla fine del 500 da

Sidney a Donne, e realizzò il verso che sarà usato per 4 secoli: l'ENDECASILLABO SCIOLTO,

un pentametro giambico no rimato usato da lui nella traduzione del 2° e 4° libro dell'Eneide; il

cosiddetto BLANK-VERSE.

L'UMANESIMO FU INNANZITUTTO IL RECUPERO DELL'ANTICHITA' allo scopo di forgiare

il presente sull'esperienza passata, ed è per questo che si sviluppò in Italia, la terra che rappresenta

un continuum nella lingua, nella storia e nella cultura con il mondo classico. Nacquero il nuovo

concetto d'individuo e la pedagogia che puntò sulla fiducia nella capacità di poter manipolare la

mente ed indurla ad apprendere i comportamenti che si dovevano tennere a corte, a pregare, a

danzare, a cucinare ecc...e che quindi gli Umanisti furono spesso i tutori di re e aristocratici, poiché

si diffuse in tutta Europa l'idea che un BUON GOVERNO DIPENDE DA UNA BUONA

EDUCAZIONE DELLA CLASSE DIRIGENTE.

un esempio, proveniente dall'italia è la traduzione di opere come Il Cortegiano, un trattato scritto

da Baldassarre Castiglione tra il 1513 e il 1524 opera, sotto forma di dialogo, divisa in quattro libri

e descrive usi e costumi ideali del perfetto cortigiano, e tradotta da THOMAS HOBY nel 1561.

l'opera fu particolarmente apprezzata da Enrico 8° che si propose, sulla sua scia, come emblema

dell'uomo di corte: elegante nell'espressione e nei comportamenti, istitutore delle arti liberali quali

musica, arte e danza, abilità nella caccia, nello sport e nell'uso delle armi ed inoltre favorì la

maturazione della lingua e della cultura inglese.Ovviamente tutto questo senza l'invenzione della

stampa ad opera di GUTENBERG nel 1445 non sarebbe stato possibile, in quanto la stampa

permise la diffusione del testo che da prestigioso manufatto artistico divenne un semplice in quarto,

e permise l'aumento dell'alfabetizzazione dal 20% al 60%.

Tuttavia ENRICO 8° fu causa di una grande frattura. Poiché non gli venne concesso dal Papa il

divorzio da Caterina D'aragona che non le aveva dato un erede maschio, chiesto con l'intento di

sposare Anna Bolena ,nella primavera del 1534 con l'Act of Supremacy (Atto di Supremazia) stabilì

che il re è "l'unico Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra" e il Treasons Act (Atto sui Tradimenti)

rese alto tradimento, punibile con la morte, il rifiuto di riconoscere il Re come tale. Al Papa vennero

negate le fonti di finanziamento come l'obolo di San Pietro. L'Act of Succession (Atto di

Successione), sempre del 1534, spostò la linea dinastica dalla ex sovrana alla discendenza di Anna

Bolena. Tutti furono tenuti ad accettare le disposizioni di queste leggi e chiunque avesse rifiutato

sarebbe stato giudicato colpevole di alto tradimento e punibile con la morte. E' lo scisma della

chiesa cattolica che, partendo dalla protesta di Lutero, vedrà Enrico 8° capo della Chiesa Anglicana.

Il malcontento sarà diffuso in tutto il regno e ne è un esempio l'opera più famosa di

THOMAS MORE: con “UTOPIA”(prosa) dal greco OU ,senza, e TOPOS ,luogo che parla di

un'isola visitata da protagonista in cui vi sono 54 città-stato ideali. Ispirata alla RES PUBBLICA

DI PLATONE divulgata grazie, alle predicazioni di Ficino e alla traduzione della vita di Pico della

mirandola, entrambi Neoplatonici, ma ancor più dalla reale condizione dell'inghilterra che

MORE si limitò a descrivere in modo opposto.

Infatti:

L'inghilterra era: L'isola utopica era

- priva di proprietà private o differenze di rango

divisa in gerarchie sociali

–rigidamente - uguale nel costume la religione e la linguaggio

nel costume, nella religione e nella

–diversa

lingua - non esiste lo sfruttato e lo sfruttatore

una corte avida ingiusta e violenta ed

–presenta - governata da un principe pio eletto dal popolo

è governata con ingordigia.

L'opera di More costituisce forse il 1° esempio di CRITICA DELLA SOCIETA'

CONTEMPORANEA CHE USA LA RETORICA ESSA SERVIVA PIU' A STANARE I VIZI

DEL REALE CHE A DECRETARE LE VIRTU' DELL'IDEALE.

More si laureò ad oxford dove Thomas Linacre e William Grocyn, in quanto frequentatori del

circolo degli umanisti italiani, avevano fatto inserire nei curriculi dell'università lo studio della

letteratura greca, della filosofia e della scienza.

E' dunque chiaro che More era profondamente imbevuto di quell'umanesimo importato dall'Italia

che diffuse in tutta l'Inghilterra un clima di rinnovamento culturale in cui More, assieme all'amico

Erasmo, che gli dedicò il più arguto dei suoi scritti in latino “Morae enconium” ( Elogio alla follia),

fu il più brillante promotore del programma di riforma del cristianesimo.

Fu proprio questa brillante erudizione che Enrico 8 volle mettere al servizio della sua causa politica

nei turbolenti anni dello scisma d'oriente e dopo dubbi e perplessità alla fine More accettò l'incarico

di Cancelliere. Nel 1517 Lutero con le sue 95 tesi destituiva il clero di ogni potere sulla vita

spirituale e respingeva i sacramenti ad esclusione del battesimo e dell'eucarestia( ma come ricordo

del sacrificio e non come miracolo della trasfigurazione), accrescendo quindi il potere di Dio e delle

Sacre Scritture. Egli riteneva inoltre che la GRAZIA è CONCESSA DA DIO solo ad alcuni

ELETTI che erano PREDESTINATI. Con la teoria della predestinazione conveniva Calvino.

Anche More sentiva la necessità di una riforma della Chiesa, ma era cosciente che le teorie

Luterane avrebbero comportato APATIA SOCIALE e DISOBBEDIENZA CIVILE; inoltre

l'iconoclastia e l'abolizione dei sacramenti mettevano a repentaglio la comunicazione con Dio.

Scrisse pertanto nel 1528 il “DIALOGO SULLE ERESIE” sicché il MORE UMANISTA, ironico

sofisticato e sfuggente cedette il posto ad un More polemista, dai toni duri e seri che si adeguavano

alla materia seria che veniva trattata. Tuttavia già nel 1523 More aveva trovato il suo più accanito

avversario in un monaco inglese, WILLYAM TYNDALE, che in quell'anno si era recato a Londra

per tradurre la Bibbia in inglese (lavoro bruciato nel 1526). Tyndale fu un promotore delle idee

luterane e per questo fu accusato di fomentare il popolo alla disobbedienza, a tal proposito egli

rispose nel 1528 con l'opera l'obbedienza dell'uomo cristiano in cui afferma che disobbedire al clero

non equivale disobbedire a Dio e che il clero ha usurpato il potere del re perchè il re è scelto da Dio

e governa per diritto divino, quindi spetterebbe al re medesimo punire il clero.

Enrico VIII fu fortemente attratto dalla teoria di Tyndale che lo liberava dalla sottomissione al clero,

tuttavia il rifiuto da parte di Tyndale di appoggiare il divorzio da parte di Enrico con la sua prima

moglie gli costò, nel 1536, la vita sebbene già dal 1531, con l'aiuto dell'arcivescovo di Canterbury ,

Enrico VIII aveva gradualmente privato il clero dei suoi poteri con l'atto di sottomissione del clero,

nel 1534, con l'atto di supremazia si arrogò il diritto giurisdizionale e spirituale, sposò Anna Bolena,

e nacque la chiesa anglicana. Indignato MORE rassegnò le dimissioni nel 32' e nel 35' fu decapitato.

Il fatto che la nascita della stampa permise l'accesso generalizzato ai testi spinse le autorità ad

adottare la censura per la quale autori e stampatori dovevano sottostare a rigide regole che qualora

trasgredivano mettevano la loro vita a repentaglio. Ad esempio John Stubs per aver scritto un

phamplet nel quale dichiarava il suo dissenso verso il matrimonio della regina Elisabetta con il duca

francese D'Alencon ci rimise una mano. Fu questo il motivo per il quale in questo periodo gli

scrittori si esprimevano con un linguaggio altamente metaforico e poetico, per aggirare la censura.

Nel 1547 Enrico VIII morì e il trono passò all'unico erede maschio Edoardo VI nato dalla terza

moglie Jane Seymore. Il nuovo re tuttavia aveva solo nove anni e la sua salute era cagionevole

pertanto il suo regno fu guidato per sei anni dal protestante duca di Somerset fratello di Jane. In

questo periodo la riforma prese un aspetto radicale: fu cancellato l'obbligo del celibato dei sacerdoti,

iconoclastia fu totale, migliaia di ettari di terra fu confiscata ai sacerdoti. Dopo questi sei anni di

regno-non regno il posto del giovane re malato fu preso dalla sorella Maria I Tudor detta la

sanguinaria per le atrocità commesse contro i protestanti. Di religione cattolica come la madre

Caterina D'aragona tentò invano di riportare il cattolicesimo in Inghilterra, mossa dal rancore che

provava verso il padre per aver divorziato dalla madre sia dalla fede. Tuttavia anche questo fu un

governo fragile e instabile che ebbe breve durata. A prendere il posto della sanguinaria fu Elisabetta

I che all'età di 25 si ritrovò a regnare in un Paese dilaniato dai conflitti e dalla instabilità politica e

sociale sebbene non fosse stata mai riconosciuta come figlia legittima da Enrico VIII che la definì

“bastarda”. Il suo regno fu uno dei più lunghi della storia inglese (come lo saranno i regni delle

successive Vittoria ed Elisabetta II).

L'obiettivo di Elisabetta I fu quello di perpetuare la fase di benessere avviata dal padre. Si presentò

alla nazione dicendo di possedere il cuore di una donna e lo stomaco di un uomo e salita al trono

inizio subito a riformare il paese sotto vari punti di vista.

E UNITA' : in un momento di lotte interne causate dal tentativo della cugina Maria

•CONCORDIA

stuart di riportare il cattolicesimo in terra inglese, Elisabetta I si propone come protettrice della pace

e della concordia all'interno del paese con l'obiettivo di ripristinare l'unità religiosa. Nel 1559

promulgò con tale intento L'ATTO DI UNIFORMITA' legge secondo la quale tutti gli inglesi

dovevano aderire alla chiesa anglicana. A seguito di ciò un numero consistenti d' inglesi si spostò

dall' Inghilterra.

IL CONSESSO DEI CONSIGLIERI facendo così in modo di accerchiarsi di persone

•RIFORMO'

di fiducia e competenti di politica estera e interna.

DEI 39 ARTICOLI: era un documento che mostrava le basi caratterizzanti della

•FONDAZIONE

religione anglicana. Quest'ultima non era completamente differente da quella cattolica. Le

differenze sostanziali tra le due sono che mentre il cristianesimo presenta il suo vertice nella figura

del papa che detiene il potere spirituale in toto, il secondo trova il vertice nella figura del reggente

che detiene potere temporale e spirituale insieme. La religione anglicana è quindi una religione di

stato.

altro problema da risolvere era quello scozzese: gli stuart mentre Elisabetta prima era diventata

•Un

già regina, tentavano di abolire l'anglicanesimo in Inghilterra per ripristinare il cattolicesimo,

tentarono inoltre di assassinare la regina. Il loro obiettivo era quello di rovesciare il trono di

Elisabetta I (reggente che non avevano riconosciuto) e incoronare la cugina Maria Stuart, regina di

Scozia, che venne imprigionata da Elisabetta I per vent'anni. La regina Vergine,risolse questa

problematica condannando poi a morte la cugina, dopo aver scoperto che essa stava complottando

per rovesciare il suo trono, il primo caso nella storia in cui viene condannata a morte una regina

consacrata da Dio.

Oltre a problematiche di politica interna, come quelle fin ora affrontate, Elisabetta si occupò anche

di politica estera. infatti paesi come Olanda, Spagna , Francia, erano in competizione tra loro per

questioni di carattere commerciale e di espansionismo marittimo. Elisabetta fece in modo di far

entrare in gioco anche l'Inghilterra, potenziando le flotte e finanziando le spedizioni soprattutto

verso l'America.

Si crearono scontri di carattere commerciale e politico come quello avvenuto contro la Spagna nella

Manica dove L'invincibile ARMADA venne annientata dall'Inghilterra grazie al fatto che le navi

inglesi, più piccole e sebbene minori di numero, muovendosi con più facilità misero a ferro e fuoco

la flotta spagnola segnando la fine della supremazia marittima spagnola e l'inizio di quella inglese.

Il colonialismo inglese si verificò non soltanto nell'America del Nord, che rimarrà inglese fino al

1783, quando verrà proclamata la dichiarazione d'indipendenza delle 13 colonie, ma anche nelle

indie dalle quali gli inglesi importavano spezie e materie prime e dove fondarono la EAST INDIA

COMPANY.

IRLANDESE: altra problematica da risolvere fu quella legata all'Irlanda dove a causa di

•CRISI

alcune catastrofi naturali la conseguente carestia ed inflazione diede avvio ad una serie di rivolte

interne. Sicchè il parlamento inglese intervenne in aiuto della popolazione civile. Con un passo

prettamente democratico e nazionale.

Elisabetta I non solo fu vittoriosa in campo di politica estera interna ma riuscì a dare un punto di

svolta anche di carattere culturale ponendosi a favore della cultura e in particolar modo del teatro

che esaltava la sua personalità egocentrica. Fu proprio con Elisabetta I che si passò definitivamente

dalla middle english alla modern english. Elisabetta I morì nel 1603 e le succedette il nipote

GIACOMO I, figlio di Maria Stuart che vanificherà lo splendore apportato dalla casa dei Tudor.

Tuttavia sarà ancora la corte il centro propulsore della cultura.

POETI ALLA CORTE DI ELISABETTA: Sidney il petrarca inglese e Spencer

Sidney (1554-1586): fu l'emblema della corte elisabettiana ma lo divenne solo dopo la sua morte

avvenuta all'età di 32 anni per una ferita nella guerra delle fiandre, mossa da Elisabetta contro gli

spagnoli. La morte prematura e patriottica del poeta aristocratico fu colta come l'occasione ideale

per creare quel prestigioso passato letterario che la poesia inglese non aveva mai avuto e ispirò

scrittori come Spencer o Greville, suo amico d'infanzia nella stesura di opere come la vita

dell'illustre signor Sidney in cui si esaltava il valoroso cortigiano cavaliere poeta soldato caduta per

la causa giusta e che fece di Sidney un mito nazionale di ciò che un inglese dovrebbe essere.

Tuttavia Sidney non fu un suddito esemplare infatti sebbene nipote del conte di Leichester

particolarmente vicino alla regina, fu bandito dalla corte per una lettera scritta per le trattative in

corso sulle nozze fra la regina e il duca D'Angiò figlio di Caterina dei medici, mai avvenuto.

Sebbene si iscrisse all'università non si laureò mai, preferì inaugurare quello che sarà poi conosciuto

come il grande Tour grazie al quale ebbe modo di entrare in contatto con la tradizione italiana e

latina a tal punto che realizzò il primo canzoniere inglese,ASTROFIL AND STELLA,

compose il saggio

-THE DEFENCE OF POETRY il primo lavoro di critica letteraria pubblicato in Inghilterra

scritto in prosa e versi che nasce come risposta all'opera di Gosson “the school of abuse” che

criticava e sviliva il valore della poesia. Nel saggio Sidney afferma che la poesia è la regina delle

discipline e si colloca fra filosofia e storia, le quali mancano di piacevolezza e diletto condizioni

fondamentali per l'apprendimento. Inoltre al poeta è accostato il termine MAKER, creatore,ed è

parte del processo divino, in quanto egli stesso è creatore di un mondo che si colloca tra reale e

ideale.

Scrisse inoltre due romanzi: la old arcadia e la new arcadia scritti fra il 1580 e il 1581.

prendendo esplicitamente spunto dalle bucoliche di Virgilio e dal capolavoro della pastorale

europeo l'ARCADIA DI IACOPO SANNAZARO(1499) a cui si rifà sia nei titoli nell'alternanza tra

prosa e versi.

La pastorale è solita ambientare una storia amorosa, spesso non corrisposta, tra pastorelli in un

ideale sito naturale (che si contrappone idealmente alla corte ). pur presentandosi come forma

UMILE che tenta di distogliere l'attenzione dall'attualità, la pastorale “sotto il velo di persone

umili e discorsi rozzi insinuare e alludere a fatti più grandi e di tale importanza che non

potrebbero esser discusse in altro modo per via della censura”.

I pastori che popolano l'ambiente naturale, altro non sono che FIGURE ALLEGORICHE DI

PERSONE STORICHE, E IL SITO PASTORALE ALLEGORIA DELL'AMBIENTE CORTESE.

Tuttavia egli introduce nell'arcadia una travolgente e innovativa trama tratta dal rinato ROMANZO

CAVALLERESCO in particolare nel“l'AMADIS DE GAULE” che si presenta come una

tragicommedia in 5 ATTI in cui si mescolano prosa e versi e una doppia trama: una seria e una

comica.

OLD ARCADIA- La storia comincia con re Basilius che per paura di vedere avverato un oracolo

che minaccia la sua famiglia si ritira in un luogo appartato: Arcadia, dove dopo poco giungono

due principi di fama eroica che si innamorano delle figlie del re. Per portare avanti il loro

corteggiamento essi sono costretti a travestirsi rispettivamente l'uno da amazzone, l'altro da

pastore. Divenuto palcoscenico d'amore Arcadia finisce per risultare una spassosa parodia delle

vicende di corte della regina Elisabetta. In questa luce il corteggiamento dei due principi diventa

allegoria del codice amoroso che vedeva al centro la regina, il conte di Leichester e il conte di

Essex. Il re in particolar modo viene presentato in modo dissacrante: stupido, vanaglorioso e goffo,

re Basilius provoca pasticci, equivoci e genera il caos tra i sudditi. Addirittura sarà ingannato dal

travestimento dei due principi al punto di arrivare ad innamorarsi di quello travestito da

amazzone. Ciò darà luogo ad una serie di eventi assurdi che porteranno alla morte apparente del

re. Alla fine sarà ristabilita la pace, il re resusciterà e i principi sposeranno le loro amate.

NEW ARCADIA- Sebbene presenti gli stessi personaggi possiede un impianto narrativo del tutto

diverso dal precedente romanzo pastorale, la trama si complica al punto da risultare oscura, i

personaggi diventano un centinaio,e le loro vicende si intrecciano con quelle della famiglia reale.

Lo spazio si estende ben oltre il chiuso sito della corte e soprattutto il tono complessivo del

romanzo diventa serio e filosofico, una presa di posizione su come la corte del tempo dovrebbe

essere e non una rappresentazione satirica della corte del tempo. Di fondamentale importanza è il

fatto che Sidney inglobò tutti i generi letterari nella new arcadia; dal romanzo alla pastorale al

dialogo filosofico fino al romanzo cavalleresco .

Quando fu pubblicata postuma la new arcadia ebbe un successo strepitoso oltre che per la

presentazione di più generi in un'unica opera grazie alla popolarità del coraggioso Sidney. Per

quanto diverse tra di loro le due Arcadie sono romanzi sperimentali che mescolano in maniera

originale e nuova la tradizione romanzesca latina italiana e francese.

ASTROPHIL AND STELLA:

L’apparizione di nello scenario inglese dell’ultimo decennio del Cinquecento costituì un

evento senz’altro importante non solo dal punto di vista strettamente letterario, ma anche

più estesamente culturale per l’enorme influenza avuta su buona parte della produzione

lirica e teatrale del periodo elisabettiano e post elisabettiano. Con la sua nutrita raccolta di

poesie Sidney introduceva per la prima volta nella letteratura inglese un modello culturale

derivato dalla tradizione europea continentale, ovvero la poesia d’amore di stampo

petrarchesco, sapientemente rielaborata attraverso l’esperienza classicista del Cinquecento

francese, per gettare le basi di un genere letterario ancora assente in ambito inglese, cioè la

sonettistica amorosa.

I 108 sonetti e le 11 canzoni che compongono l’opera descrivono le vicissitudini di un

amore non ricambiato tra un amante delle stelle (come rivelerebbe il suo nome di origine

greca,Astrophil) e una donna dal nome latino (Stella), identificata in un astro lontano e

luminoso: la scelta di due lingue classiche, diverse fra loro, a designare i nomi dei due

personaggi allude fin dall’inizio ad un impossibile avvicinamento o conciliazione fra i due

amanti

nel sonetto 7

Stella è ancora una “donna angelo venuto dal cielo in terra a miracol mostrare” al pari della laura di

petrarca, ma i colori cambiano e la donna ha adesso colori scuri e intensi; gli occhi rappresentano il

volto dell'anima e qui rappresentano un rinnovamento formale e contenutistico del sonetto. Il

connubio Amore & morte, Eros & Tanatos di derivazione classica è qui espressa dal binomio tra

luce solare e nero( degli occhi) come manifestazione di un amore non più ideale e distanze che

innalza l'uomo, ma reale e vicino che può distruggere (getta le basi per la Donna-diavolo

della“L'indifferente” di JOHN DONNE in cui la donna indifferente e traditrice non è più tramite

tra l'uomo e Dio e va evitata)

note al testo

When Nature made her chief work, Stella’s eyes1

L’argomento del sonetto è abbastanza convenzionale. Il poeta loda gli occhi di Stella, che sono scuri

e ammaglianti. Nel descriverli segue una serrata costruzione logica, con cui mette insieme ben

quattro ragioni per cui essi sono neri, la prima delle in colour black why 2. quali (descritta nei versi

3-4) è ricondotta all’operare della Natura, abile pittrice.

wrapp’d … mix’d of shades and light?: Il riferimento ci porta subito a pensare ai ritratti e alle

miniature del Cinquecento dominati da un esteso sfondo nero, e quindi alla tecnica pittorica del

Tintoretto, che Sidney ebbe modo di conoscere e di apprezzare durante i suoi viaggi in Italia. Fu

infatti questo pittore italiano a far ricorso, più di ogni altro artista a lui contemporaneo, alla tecnica

del contrasto, basato sulla contrapposizione di luce e ombra, usando estesamente la pennellata nera

per mettere in risalto la lumeggiatura nei suoi capolavori. In questi due versi si accenna in

particolare all’effetto del chiaroscuro: mix'd shades and lights.

significativa ci sembra quindi in tal senso la parola beamy, che rimanda a un rapporto dialettico fra

black e lustre, ovvero fra lo sfondo scuro e il ritratto luminoso delle figure che si stagliavano su di

esso.

Le stesse considerazioni sulla bellezza del colore nero, preferito alla bellezza tradizionale che viene

identificata nella carnagione bianca e nei capelli biondi, si ritrovano nel sonetto 127 di W.

Shakespeare: “In the old age black was not counted fair, / Or if it were, it bore not beauty’s name; /

But now is Both so, and thus7.Bothblack beauty’s successive heir, / And beauty slander’d with a

bastard name” (vv. 1-4)

Astrophil and Stella, Sonnet 7

When Nature made her chief work, Stella’s eyes,

1

In color black why wrapped she beams so bright ? Quando Natura fece l’opera sua più bella,

Would she in beamy black, like painter wise, gli occhi di Stella,

2

Frame daintiest luster mixed of shades and light? perché di nero avvolse raggi sì luminosi?

Voleva forse di raggiante nero, come

3

Or did she else that sober hue devise esperto pittore,

In object best to knit and strength our sight, incorniciar la luminosità più raffinata, in

Lest, if no veil these brave gleams did disguise, un misto di chiaro e di scuro?

They, sun-like, should more dazzle than delight?

Or would she her miraculous power show, O forse congegnò quel sobrio colore,

That, whereas black seems beauty’s contrary, allo scopo di concentrare e rafforzare la

She even in black doth make all beauties flow? nostra vista,

temendo che ove velo non fosse a

Both so, and thus: she, minding Love should be mascherare quei fieri raggi

Placed ever there, gave him this mourning weed essi abbagliassero come il sole piuttosto

To honor all their deaths, who for her bleed. che deliziare?

Oppure mostra voleva fare del suo

miracoloso potere,

ovvero che sebbene il nero sembri

l’opposto della Bellezza

ella persino nel nero ogni bellezza sa

profondere?

Tutte queste ragioni sono vere e anche

1 Allitterazione in B

shades and light ;

2 OSSIMORO: Consiste nell’avvicinare due parole di significato opposto.

3 Allitterazione in S un’altra: che immaginando Amore dimorar

lì per sempre, gli diede tale abito luttuoso,

Per onorar la morte di coloro che

sanguinano per lei

Schema delle rime : abab abab cdc dee.

Jhon Donne da HOLY SONNET, sonetto X

Death, be not proud, though some have called thee Morte,non esser fiera,sebbene alcuni ti

Mighty and dreadful, for thou art not so ; abbiano chiamata

For those, whom thou think'st thou dost overthrow, potente e terribile, perchè tu non lo sei;

Die not, poor death, nor yet canst thou kill me. poichè coloro che tu pensi di sconfiggere,

From rest and sleep, which but thy pictures be, non muoiono,povera morte,nè tu puoi

Much pleasure, then from thee much more must flow, uccidere me.

And soonest our best men with thee do go, Dal riposo e dal sonno,che sono solo tue

Rest of their bones, and soul's delivery. immagini,

Thou art slave to Fate, chance, kings, and desperate (è tratto)molto piacere,quindi da te un

men, piacere maggiore si deve trarre,

And dost with poison, war, and sickness dwell, e più in fretta i nostri miglior uomini se ne

And poppy, or charms can make us sleep as well, vanno con te,

And better than thy stroke ; why swell'st thou then ? riposo per le loro ossa e liberazione

One short sleep past, we wake eternally, dell'anima.

And death shall be no more ; Death, thou shalt die. sei schiava del destino,del caso,dei re,e

degli uomini disperati,

e convivi con il veleno, la guerra e la

malattia,

e il papavero o gli incantesimi ci fanno

dormire altrettanto

e meglio del tuo colpo; allora perchè ti

gonfi d'org?

Dopo un breve sonno, ci svegliamo per

l'eternità,

e la morte non esisterà più; Morte, tu

morirai.

Rima: ABBA ABBA ABBA CD; LAYOUT è suddivisa in 3 quartine e un distico ma la divisione

non è manifestata esplicitamente; REGISTRO alto METRO blank-verse

FIGURE DI SUONO e FIGURE RETORICHE

1° Allitt. TH e arcaismo thee → you ed enjambe. Tra 1° e 2°

2° Arcaismo Thou art → you are ; PERSONIFICAZIONE morte → “mighty and dreadfull (potente

e terribile)

3° allitt. TH e assonanza

4° INVERSIONE Die not → don't die; assonanza in “o” inversione “canst thou” thou canst e

Personificzione “poor death” povera

5° pronome relativo “wich” in funzione soggetto; Arcaismo “they” → your e Allit. In “s”

6° allit. “m” Ripetizione di “much”

8° allitt. “s”

9° rafforzattivo “do” allitt. “s” e assonanza “e”

10° Arcaismo “dost” → do... v.v. 10, 11, 12 Anafora “And”

11° allit. S

12° comparativo di maggioranza “better”... Arcaismo “thy” → your; Inversione swell'st thou → t. S

13° allitt “s”

14° Shalt → shall, PERSONIFICAZIONE “DEATH” morte scritto maiuscolo.

DONNE:La poesia gode dell'influenza della scrittura barocca italiano di Marino e dei Marinisti,

adatto alla resa dei sentimenti. Questo è un sonetto appartenete alla raccolta Holy Sonnets di John

Donne pubblicata nel 1633, e rappresenta un preciso periodo della sua vita, ovvero quando in

seguito alla morte della moglie diventò predicatore della religione anglicana. Si coglie quindi la

forte influenza religiosa nel suo modo di scrivere. Il sonetto è caratterizzatto da varie

argomentazioni:

1) versi 1-4 La morte crede erroneamente che può uccidere le persone.

2) versi 5-6 La morte è un'esperienza piacevole e non dolorosa.

3) versi 7-8 Gli uomini migliori desiderano la morte.

4) verso 9 La morte non può controllare gli eventi e le persone.

verso 10 La morte è una ripugnante compagnia.

6) versi 11-12 Le pozioni soporifere fanno dormire le persone meglio che la morte.

7) versi 13-14 Ai cristiani è promessa una vita eterna.

Donne ‹dḁn›, John. - Poeta e predicatore (Londra1571- 72 - ivi 1631). È il principale dei poeti

cosiddetti metafisici e, sebbene la sua coscienza appaia sempre divisa fra una tradizione medievale

e il pensiero scientifico e critico che andava affermandosi, nella sua poesia supera ogni frattura o

divisione. Fu anche un grande predicatore e i suoi molti sermoni gli conquistarono larga fama tra i

contemporanei.

John Donne, una delle più importanti personalità dell'età barocca inglese, nasce a Londra nel 1572.

Appartenendo ad una famiglia cattolica, viene educato agli ideali cristiani, in particolar modo dei

Gesuiti. Studia legge, filosofia e teologia in una delle quattro scuole più antiche di Londra.

Viaggiando attraverso l'Europa impara l'italiano, lo spagnolo: ritornando in Inghilterra si dedica alla

carriera diplomatica. Un punto di svolta della sua vita è il matrimonio con Ann More, la figlia del

suo lord protettore. Quest'ultimo si oppone all'unione e dopo un periodo di prigionia Donne lotta

con la povertà, la malattia e lo sconforto. Sotto il regno di James I egli prende gli ordini e, dopo la

morte della moglie, si dedica completamente alla predicazione. La religiosità che accompagna la

sua conversione è il tema fondamentale della maggior parte dei suoi sonetti. Muore a Londra nel

1631.La sua opera è contraddistinta da temi sentimentali intellettuali e religiosi: egli analizza la

propria interiorità, i suoi stati d'animo sempre riferendosi al suo ruolo di fedele.

Questo sonetto, come molti altri, è strutturato sotto forma di dialogo: l'interlocutore del poeta

è la morte. Quest'ultima viene personificata e l'autore sin dal primo verso ne condanna la superbia:

" o morte non essere orgogliosa". Infatti alcune persone l'hanno definita " potente e spaventosa "

(mighty and dreafull); l'autore tuttavia afferma che la morte non ha alcun potere sugli uomini. La

sua religiosità lo porta a sostenere che gli uomini non muoiono, anche se la morte pensa di " portarli

alla rovina" (to dost over throw). Dopo aver analizzato la condizione generale degli uomini nei

confronti della morte, l'autore prende in esame la sua personale posizione: " povera morte, non puoi

ancora uccidermi" (poor death, nor yet canst thou kill me). Donne descrive con lucidità i " ritratti"

(pictures) della morte: il riposo e il sonno (rest and sleep). Questi ultimi danno agli uomini grande

piacere (much pleasure): e proprio i migliori uomini verranno portati via dalla morte. Tuttavia

all'interpretazione pagana del trapasso Donne contrappone quella religiosa: gli uomini non muoiono

ma solo le loro ossa vengono portate via dalla morte (and soonest our best man with thee do go, rest

of their bones). La morte secondo Donne ha anche molti limiti, perché non agisce usando le sue

proprie forze ma ha bisogno di "aiutanti": essa è schiava del fato, della sorte, dei re degli uomini

disperati ( thou art slave to Fate, Chance, Kings, and desperate men). Il potere della morte è nullo

senza il supporto del veleno della guerra della malattia e dell'oppio: la sua potenza quindi non deve

spaventare gli uomini perché essa non è maggiore di quella degli incantesimi. " gli incantesimi

possono addormentarci tanto bene e meglio dei tuoi colpi" ( charms can make us sleep as well and

better than thy stroke). Alla luce di quest'analisi Donne rivolge una domanda alla morte: "perché

mai ti inorgoglisci?" (why swell'st thou then?).In realtà nel distico finale è lo stesso autore a trovare

una risposta: la morte morirà (death, thou shalt die) perché gli uomini non muoiono ma vivono per

l'eternità. Il messaggio del sonetto, estremamente positivo, è riferito a tutto il genere umano: gli

uomini non devono aver paura della morte perché dopo di essa li aspetta la vita eterna.

L'associazione della morte con il sonno, introdotta da Donne nel verso V, rimanda all'idea espressa

da Shakespeare nel monologo di Amleto "to be or not to be" (atto III scena I). Tuttavia in

Shakespeare quest'idea è strettamente unita a quella del mistero: Amleto non ha paura della morte

ma non la vive con l'ottimismo di Donne. Cosa accadrà dopo la morte rimane per l'eroe

shakespeariano un eterno dubbio: egli non ha la stessa religiosità del poeta barocco.

DRYDEN :”A SONG FOR ST CECILIA'S DAY “

Stanza 3 (7 stanze di varia lunghezza + grande coro)

The trumpet's loud clangour Il rumore delle trombe

Excites us to arms, ci entusiasma alle armi

With shrill notes of anger con le note stridule dell'irritazione

And mortal alarms. e degli allarmi mortali.

The double double double beat Il doppio, doppio, doppio sconfiggere

Of the thundering drum del battere dei tamburi

Cries, "Hark, the foes come! piangono: "Ascoltate i rivali arrivano!facciamogliela

Charge, charge, 't is too late to retreat! pagare! facciamogliela pagare, e troppo tardi per la

ritirata !

RIMA: ABAB CDDC ; REGISTRO basso il linguaggio è concreto

in questa strofa descrive come il rumore delle trombe sia un impulso alla lotta e come dei tamburi

spinga a prendere le armi contro il nemico. In generale l'opere è un ode alla capacità della musica

di stimolare l'uomo e di indurre emozioni... santa Cecilia è protettrice

della musica e della concordia. Nel coro conclude preannunciando una profezia : il mondo è stato

creato a partire dall'Armonia e col finire dell'armonia cesserà di esistere (così come profetizza

Giovanni nell'apocalisse)

1° e 2° enjambemet

2° allitt. In S e METONIMIA → to arms per guerra

3°e 4° enjambement

5° ripetizione di double ed enjambement col 6°

6° onomatopea “battere dei tamburi”

8° ALLitterazione e Ripetizione charge

w. blake the lamb

Little Lamb, who made thee? Piccolo Agnello, chi ti ha creato?

Dost thou know who made thee? Sai chi ti ha creato?

Gave thee life, and bid thee feed, Ti ha dato la vita ed insegnato a nutrirti,

By the stream and o'er the mead; grazie al ruscello ed il prato,

Gave thee clothing of delight, ti ha dato la veste della gioia,

Softest clothing, woolly, bright; la più dolce veste lanosa e luminosa,

Gave thee such a tender voice, ti ha dato una voce così tenera

Making all the vales rejoice? che ha fatto gioire tutte le valli?

Little Lamb, who made thee? Piccolo Agnello, chi ti ha creato,

Dost thou know who made thee? Sai chi ti ha creato?

Little Lamb, I'll tell thee, Piccolo Agnello, te lo dirò

Little Lamb, I'll tell thee. piccolo Agnello, te lo dirò.

He is called by thy name, E' chiamato con il tuo nome

For He calls Himself a Lamb. Perchè egli chiama se stesso un Agnello

He is meek, and He is mild; Egli è mite ed egli è lieve

He became a little child. Egli divenne un piccolo bambino

I a child, and thou a lamb, Io un bambino, tu un Agnello,

We are called by His name. noi siamo chiamati con il suo nome.

Little Lamb, God bless thee! Piccolo Agnello, Dio ti benedica!

Little Lamb, God bless thee! Piccolo Agnello, Dio ti benedica!

Tipo di stanze : In questa poesia ci sono due stanze che sono composti da 10 versi . Schema

Rhyme : La Rimes seguire la AABBCCDD schema . rima baciata .

Contenuto della prima strofa : In questa stanza , attraverso alcune domande il poeta chiede

l'agnello se conosce il suo creatore ( = creatore) : sono connessi con il momento della creazione e

con il creatore . Esso dà risposte ma solo introdurre l'agnello , dando una descrizione di lui e

sottolineando alcune delle sue qualità : la bontà , innocenza , debolezza , la purezza . Per quanto

riguarda l'aspetto fisico dell'agnello , il poeta dice che ha una voce tenera e morbide vesti , egli è

lanoso , luminoso , delizioso .

Contenuto della seconda stanza: Il poeta parla sul creatore l'agnello e lo presentò come un generoso

caffè. Egli è il soggetto di questa stanza ed è mansueto , mite e lui è diventato un po child.There è

un'associazione tra il poeta e Dio : Dio si è fatto bambino e anche il poeta è un bambino nella sua

anima .

Lingua : Il linguaggio è semplice e abbastanza facile da capire . Le parole sono dolci e

appartengono alla lingua parlata . Ci sono diverse ripetizioni e frasi brevi per simulare il modo di

parlare dei bambini. Sono presenti alcuni arcaismi come 'dost' (do you) e thee (you, pronome

complemento). Si presenta come una canzoncina per bambini, e infatti l'intento dell'autore era

quello: vi sono allitterazioni di suoni dolci e una semplicità unica del lessico. Tuttavia, dietro

un'apparente forma di filastrocca, il significato più profondo è un altro; il poeta vede se stesso come

un bambino che, insieme all'agnellino, guarda il mondo con l'innocenza tipica dell'infanzia e degli

esseri miti per antonomasia. Nella prima strofa l'autore pone delle domande a cui risponderà nella

seconda, questo a simboleggiare l'amore di Dio verso l'agnello che vive in questa sorta di giardino

dell'Eden.

ARCAISMI: 'dost' (do you) e thee (you, pronome complemento) v.10 dost you, arcaismo per

you, v17 thou per you

Ripetizioni: versi,1-2 9-10,(WHO MADE THEE)11-12,15-16, 19-20 3/5/7 (gave thee

ANAFORA:11-12,15-16 (HE),19,20

ALLITTERAZIONE: Little Lamb; V2. thee life, thee feed,

APOCOPE: v4 o'er (per over)

Anadiplosi :He became a little child./I a child, and thou a lamb,

ANTONOMASIA:Gave thee clothing of delight ( PER LANA) He became a little child ( PER

CRISTO) He calls Himself a Lamb (per Dio)

“The Lamb” è una poesia di William Blake appartenente alla collezione di poesie “Songs of

innocence”. Per Blake lo stato d’innocenza sembra applicarsi esteriormente alla condizione

dell’uomo nel giardino dell’eden prima del peccato, mentre internamente e psicologicamente è

la condizione del bambino che non ha ancora l’esperienza del male sia della società sia

dell’individuo. Lo stato interiore dell’innocenza è esteriorizzato da Blake in un mondo di

immagini quali l’agnello e il bambino. Nell’innocenza il tradizionale ordine della società è

basato sui sentimenti, l’amore e la generosità. L’innocenza è un ideale da essere perseguito in

un mondo corrotto e cattivo.

I temi della poesia sono: la creazione di Dio e l’identificazione di Dio. La poesia è divisa in

due strofe che sono correlate tra loro perchè nella prima strofa il poeta fa domande, mentre

nella seconda dà delle risposte. Il poeta parla direttamente con l’animale.

La prima strofa si apre con due domande che il poeta ripete poi nei versi 9 e 10: “Little Lamb,

who made thee?”, “Dost thou know who made thee?”. Attraverso l’uso di domande, il poeta

presenta varie azioni coinvolte nella creazione. Egli chiede all’agnello se sa chi gli ha dato la

vita, chi lo ha messo in un ambiente naturale sicuro come il ruscello e il prato, chi gli ha

insegnato a nutrirsi, chi ha provveduto a dargli un manto così lanoso e soffice e una voce così

tenera. Tutti questi elementi positivi danno l’idea di un Dio generoso, dolce e amorevole con le

proprie

creature.

L’agnello è descritto quindi, come l’animale dell’innocenza, esso potrebbe indicare sia

l’animale in sé, che il simbolo che rappresenta. L’agnello è il simbolo dell’innocenza, del

sacrificio di Dio e quindi dell’amore che ha verso le sue creature.

L’identità del creatore è data dal poeta nella seconda strofa attraverso un parallelismo: Il

creatore è un Dio buono e mite che è chiamato agnello e diventò un bambino. Il creatore

secondo la bibbia, dalla quale Blake prendeva spesso spunto, è ovviamente Gesù Cristo il cui

sacrificio viene simbolicamente rappresentato dall’agnello.

Nei versi successivi il poeta stabilisce un’altro ordine di identificazione, nel verso 17, Blake si

focalizza su se stesso, dice di essere anche lui un bambino, innocente e puro come l’agnello.

Perché secondo Blake i bambini sono innocenti e spontanei e hanno il dono

dell’immaginazione, il potere creativo divino, che appartiene anche al poeta, mentre gli adulti

lo hanno perso a causa del male della società.

Inoltre, nel verso 18 presenta un’altra identificazione tra se stesso, l’agnello e il creatore. La

possibile interpretazione può essere che quando il poeta o l’artista creano, il loro lavoro è

paragonato a quello di Dio nell’atto della creazione.

“O TELL ME THE TRUTH ABOUT lOVE” da Another Time (1940)

by W. H. Auden (York, 1907 – Vienna, 1973)

O Tell Me The Truth About Love Primi 4 versi Dicono alcuni che amore è un

Allitt. “T” bambino,

Some say that love's a little boy, “S” metafora e alcuni che è un uccello,

and some say it's a bird, e alcuni che manda avanti il

Some say it makes the world go personificazi mondo,

round, one e alcuni che è un'assurdità,

And some say that's absurd, Vv 5-6 e quando ho domandato al mio

And when I asked the man next- Anafora vicino,

door, che aveva tutta l'aria di sapere,

Who looked as if he knew, sua moglie si è seccata e ha detto

His wife got very cross indeed, che

And said it wouldn't do. non era il caso, no.

Does it look like a pair of Assomiglia a una coppia di

pyjamas, ripetizione di pigiami,

Or the ham in a temperance does it, or, is o al salame dove non c'è da bere?

hotel? it. Per l' odore può ricordare i lama,

Does its odour remind one of o avrà un profumo consolante?

llamas, riferimento ai E' pungente a toccarlo, come un

Or has it a comforting smell? 4 sensi pruno,

Is it prickly to touch as a hedge o lieve come morbido piumino?

is, E' tagliente o ben liscio lungo gli

Or soft as eiderdown stuff? orli?

Is it sharp or quite smooth at the La verità, vi prego, sull'amore.

edges?

O tell me the truth about love. I manuali di storia ce ne parlano

in qualche noticina misteriosa,

Our history books refer to it ma è un argomento assai comune

In cryptic little notes, a bordo delle navi da crociera;

It's quite a common topic on ho trovato che vi si accenna

The Transatlantic boats; apocope nelle cronache dei suicidi,

I've found the subject mentioned (I'VE) e l'ho visto persino scribacchiato

in sul retro degli orari ferroviari.

Accounts of suicides,

And even seen it scribbled on Ha il latrato di un alsaziano a

The backs of railway-guides. dieta,

o il bum-bum di una banda

Does it howllike a hungry Bum bum militare?

Alsatian, (onomaptope Si può farne una buona

Or boom like a military band? a) imitazione

Could one give a first-rate su una sega o uno Steinway da

imitation concerto?

On a saw or a Steinway Grand? Quando canta alle feste, è un

Is its singing at parties a riot? finimondo?

Does it only like Classical stuff? personificazi Apprezzerà soltanto roba

Will it stop when one wants to be one c

lassica?

quiet? ripetizione Smetterà se si vuole un po' di

O tel1 me the truth about love. verso finale pace?

stanza 2 La verità, vi prego, sull'amore.

forma di una ballata con 8 stanze di 8 versi ciascuna. non ha un regolare schema di rime, solo le

stanze pari, quelle che terminano con la ripetizione del titolo, hanno lo schema ABAB CDCD; quasi

tutte le stanze hanno comunque altre forme di musicalità, quali ripetizioni, allitterazioni ed

onomatopee e linguaggio molto colloquiale La prima particolarità di questa poesia sta nella

capacità che ha l’autore di utilizzare il linguaggio dei sensi: lega l’Amore alle percezioni sensoriali.

Significativa in questo è la II stanza dove si trovano espressi i primi quattro sensi: vista, gusto,

olfatto e tatto. Mentre la IV stanza è tutta dedicata alla percezione dell’udito; nella I stanza,

l’autore si riferisce all’Amore con un personificazione, infatti troviamo Love in maiuscolo, poi

sostituito dal pronome he. inoltre tutta la poesia è basata su una serie di domande che hanno come

unico scopo l’identificazione di questo ambiguo sentimento con qualcosa di reale e conosciuto

(stanze II, IV, VI, VIII), come se il poeta tentasse di rendere tangibile questo astratto sentimento

traducendolo in percezioni sensoriali; le domande sono unite ad un senso di continua ricerca e di

attesa (stanze V, VII), e non avranno mai né risposte né realizzazioni. La poesia si conclude in

effetti senza nessuna rivelazione, ma quasi con un senso di impossibilità di risposta, con la

ripetizione, come una specie di eco, del suo supplicato appello: O tell me the truth about love.

Quindi Auden rinuncia a trovare una risposta;

Look back in anger (1956) by John Osborne (1929-1994)

RICORDA CON RABBIA atto I , scena I

Di John Osborne

L’appartamento monocamera dei Porter in una grande città dell’Inghilterra centrale.

La scena : Una camera abbastanza ampia ricavata da una soffitta di una grande casa vittoriana. I

mobili sono in gran parte modesti e piuttosto vecchi.

A destra, un massiccio cassettone coperto di libri, cravatte e oggetti disparati, tra cui un grosso

orsacchiotto spelacchiato e un soffice scoiattolo.

Jimmy e Cliff sono seduti su due ampie poltrone di cuoio assai malconce. Stanno leggendo.

Jimmy è un giovane alto e magro di circa venticinque anni ; è uno sconcertante miscuglio di

sincerità e di allegra malignità, di tenerezza e di spietata crudeltà, un impasto capace di renderlo

antipatico sia alla gente sensibile sia a quella insensibile. A molti può sembrare sensibile al punto da

essere volgare, ad altri semplicemente uno che parla troppo. Essere violenti come lui è, a un certo

punto, un modo di non compromettersi.

Cliff ha la stessa età, è basso, bruno, di ossatura forte ; è un tipo tranquillo e disteso, quasi al punto

di apparire letargico, con un’intelligenza naturale, ma non brillante. Se Jimmy allontana l’amore,

Cliff sembra esigerlo, o esigerne almeno la dimostrazione, anche dalle persone più riservate. La sua

personalità costituisce un placido contrappeso a quella di Jimmy.

Alison è in piedi, china su un’asse da stiro. La sua personalità è meno facile a comprendersi. La sua

è intonata su una chiave diversa, una chiave di contegnoso disagio. Ha più o meno la stessa età dei

due uomini. In qualche modo, la loro diversità fisica rende la bellezza di lei molto più appariscente

di quanto non sia in realtà.

E’ alta, snella, bruna.

Il suo viso è lungo e delicato, c’è nel suo sguardo una sorprendente riservatezza.

I suoi occhi sono grandi e profondi, tanto da escludere ogni ambiguità.

Dopo un po’, Jimmy butta via il giornale.

Jimmy Io mi domando perché passo così tutte le domeniche. Persino le recensioni dei libri

sembrano le stesse della settimana scorsa. I libri cambiano, le recensioni no. Hai finito di leggere

quello ?

Cliff Non ancora

Jimmy Io ho letto tre colonne intere sul Romanzo Inglese. Anche a te i giornali della domenica

fanno questo effetto, che ti senti ignorante ?

Cliff Per niente

Jimmy Bé, tu sei ignorante. Sei un contadino. (Ad Alison) E tu, mogliettina ? Non sei una

contadina, tu ?

Alison (distrattamente) Come ?

Jimmy Ho detto se i giornali non ti fanno sentire che in fin dei conti non sei poi tanto intelligente ?

Cliff Lasciala in pace, povera figlia ! Ha da fare.

Jimmy Bè, potrà parlare almeno! Vero che puoi parlare ? Puoi esprimere un’opinione. O i tuoi

pesanti doveri di massaia ti impediscono di pensare ?

Alison Scusami, ero distratta. Non ho sentito bene.

Cliff (A Jimmy) Senti, io sto cercando di leggere. Su, lasciami continuare ! Sei insopportabile.

Jimmy Ridillo un’altra volta, maledetto gallese, e ti strappo le orecchie.

Alison Oh Jimmy, per amor di Dio ! Non riesco neanche a pensare !

Cliff Su, avanti, hai sentito che non riesce a pensare.

Jimmy Non riesce a pensare ! Ma se non pensa a niente da anni ! Non è vero ?

Alison No !

Jimmy Mi sta venendo fame.

Cliff Non vedo a che ti serve mangiare tanto. Non ingrassi mai.

Jimmy La gente come me non ingrassa. Te l’ho già spiegato. Noi consumiamo tutto. Adesso falla

finita : voglio leggere. Potresti farmi un po’ di tè.

Cliff Oh, va bene !

Alison Vuoi davvero altro tè ?

Jimmy Non so. No, credo di no. Dio mio ! Quanto odio le domeniche ! Sono sempre così

deprimenti, tutto è sempre lo stesso. Da una volta all’altra non si fa un passo avanti Sempre la stessa

cerimonia. Leggiamo i giornali, beviamo il tè, tu stiri. Ancora qualche ora e un’altra settimana sarà

passata. La nostra gioventù se ne va. Ve ne rendete conto ?

Cliff Che hai detto ?

Jimmy Oh, niente, niente. Accidenti a te, accidenti a voi due, accidenti a tutti ! (pausa) Avete letto

l’articolo di Priestley questa settimana ? Perché diavolo ce lo domando, poi, io non lo so. So

benissimo che non l’avete letto. Ma perché spendo nove pence ogni settimana per quel giornale

della malora ? Nessuno lo legge, salvo io. Nessuno riesce a sollevarsi al di sopra della propria

indolenza. Voi due mi farete impazzire... Mi farete impazzire, lo so.

Dio mio, quanto ho bisogno di un po’ di normale entusiasmo umano. Solo un po’ di entusiasmo,

nient’altro. Vorrei sentire una voce calda, piena di emozione che gridasse “Hallelujah” ! Sono vivo !

Ho un’idea. Perché non facciamo un gioco ? Giochiamo a far finta che siamo degli esseri umani, e

che siamo vivi sul serio. Solo per un momento. Che ne dite ? Facciamo finta di vivere ! E’ un secolo

che non vedo qualcuno che abbia un briciolo di entusiasmo per qualcosa. (A Cliff) Mi passi quei

fiammiferi, per favore ?

Cliff Oh, non vorrai ricominciare con quella specie di pipa ! Ha impestato tutta la casa. (Ad Alison)

Vero che c’è cattivo odore ?

Jimmy prende i fiammiferi e accende la pipa

Alison Non ci faccio caso. Mi ci sono abituata.

Jimmy Lei è straordinaria per abituarsi alle cose. Se dovesse morire e svegliarsi in paradiso, dopo i

primi cinque minuti si sarebbe abituata perfettamente.

Cliff Oh, che sonno che ho. Proprio non me la sento di tornare dietro a quella maledetta bancarella a

vendere dolci. Perché non ci vai tu da solo e non mi lasci dormire, domattina ?

Jimmy Io devo andare prestissimo alla fabbrica a fare rifornimento, così dovrai cavartela da solo.

(A Alison) Viene quel tuo amico, Webster, stasera ?

Alison Può darsi che passi. Sai com’è.

Jimmy I tuoi amici... te li raccomando !

Cliff Smettila ! Lasciala in pace ! Che mi sta stirando i calzoni.

Jimmy Non crederai che io riesca a smuoverla ! Niente di ciò che posso fare riuscirebbe a

smuoverla. Neanche se dovessi cadere fulminato.

Cliff E perché non ci provi ?

Jimmy I suoi amici sono tutti aggressivi come suo padre e sua madre, i miei cari suoceri ;

aggressivi, arroganti e pieni di perfidia. Oppure sono nebulosi. Lei è una specie di via di mezzo.

Non hai mai visto suo fratello ? Suo fratello Nigel ? Il meraviglioso frutto del collegio di Sandhurst,

con la schiena rigida e senza mento ? Io l’ho visto una volta sola. Mi ha detto : “Andiamo fuori a

regolare la questione”, perché io avevo detto a sua madre che era una creatura malefica.

Non ho mai visto tanti educati luoghi comuni venir fuori da sotto una sola bombetta. Vedi, Nigel ha

raggiunto il massimo grado di nebulosità cui si possa arrivare prima di essere invisibili. La sua

conoscenza della vita e degli esseri umani è così nebulosa che meriterebbe una specie di

decorazione - una medaglia col motto “Per nebulosità sul campo”. Trasforma la sua stupidità in un

santuario dove si rifugia. Oggigiorno è un’operazione piuttosto difficile, ma alla scuola dove è stato

Nigel sapevano come si forma un carattere, e lui ce la farà senz’altro.

Jimmy Ecco la famiglia della mia mogliettina. Conosci la mamma e il papà, naturalmente. Ma non

devi lasciarti ingannare da loro stile “Marchese di Queensberry”. Son capaci di pigliarti a calci

mentre dai il cappello alla cameriera. E quanto a Nigel ed Alison... Nigel ed Alison. Sono

esattamente come i loro nomi ti fanno pensare che siano : servili, flemmatici e pusillanimi.

Ho cercato quella parola sul dizionario l’altro giorno. E’ una di quelle parole del cui significato non

sono mai stato sicuro, ma che ho sempre creduto di capire.

Cliff Quale parola ?

Jimmy Te l’ho detto : pusillanime. Sai cosa vuol dire ? Non lo sapevo neanch’io, veramente. Per

tutto questo tempo sono stato sposato a questa donna. Questo monumento di distacco. E

improvvisamente ho scoperto che esiste una parola che la riassume tutta. Non è soltanto un

aggettivo, è il suo nome ! Sembra il nome di una corpulenta matrona romana, no ? Domina

Pusillanime accompagnata dal marito Sesto mentre si reca ai Giochi.

Hanno promesso a Domina Pusillanime un mondo migliore e più facile di quello che il marito Sesto

avrebbe mai potuto offrirle. (Ad Alison) Ehi, Pusi, che ne dici, facciamo un salto giù all’arena, a

darci in pasto a un paio di leoni ?

Alison Dio mio ! Se non la smette divento pazza !

Jimmy E perché no lo fai ? Almeno succederebbe qualcosa. Il dizionario dice : “Pusillanime”.

Aggettivo. Che manca di fermezza, di poco coraggio, di mente ristretta, d’animo vile, codardo, che

si turba della più piccola cosa. Dal latino “Pusillus”, piccolissimo, e “Animus”, spirito, mente. Ecco

mia moglie ! Tale e quale ! Eccovi Lady Pusillanime ! (le grida con voce roca) Ehi, Pusi ? Qual è il

tuo prossimo film ?

Alison Ecco fatto, i tuoi pantaloni, Cliff. Non è una stiratura perfetta, ma vanno un po’ meglio di

prima.

Cliff Oh, vanno benissimo !

Alison E adesso stacci un po’ attento. Te li stirerò meglio più tardi.

Jimmy E’ così goffa. Io la vedo ripetere gli stessi gesti tutte le sere. Quando sale sul letto è come se

pestasse la faccia di qualcuno, e poi tira le tendine con un gran fracasso in quel suo modo

casualmente distruttivo. E’ come se stesse varando una corazzata. Non hai mai notato quanto

rumore fanno le donne ? Grazie al cielo non ci sono tante donne chirurgo. Quelle mani brutali ti

tirerebbero fuori le budella in un momento ! Flip ! Tutte di fuori, come la cipria fuori dalla sua

scatola . Flop ! Di nuovo dentro, come il piumino nel portacipria.

Cliff Uffa ! Piantala !

Jimmy Lasciami andare

Cliff Non ti lascio finché non ti sarai scusato di essere stato così villano con tutti quanti.

Cliff lo trattiene. Cadono a terra davanti alla tavola lottando. Alison continua a stirare. Per lei tutto

questo è normale, ciononostante sta per scoppiare. Cliff riesce a liberarsi e si trova davanti alla

tavola da stiro. Jimmy balza in piedi. Lottano di nuovo.

Alison Fate attenzione, per amor di Dio ! Questa casa assomiglia sempre di più a uno zoo !

Jimmy con uno sforzo premeditato e frenetico riesce a spingere Cliff sul tavolo da stiro, e addosso a

Alison. Il tavolo si rovescia e i due finiscono a terra. Alison manda un grido di dolore. Jimmy li

guarda dall’alto, interdetto e senza fiato.

Quest'opera mette in scena la disperazione dell’ Uomo Moderno, l’ incomunicabilità sentimentale di

due universi vicini ma paralleli, quello maschile e femminile, personificati da Jimmy e Alison, lo

scontro sociale tra proletariato e borghesia, lo smarrimento dei valori di un’intera generazione. Tutta

la messa in scena è incentrata su una dicotomia di valori e di vedute. Il dramma della storia procede

su due binari paralleli. Da una parte c’è Jimmy, giovane disadattato e insoddisfatto, proveniente da

una famiglia di umili origini, che rappresenta l’ istintività, la solitudine della ribellione, un modello

di vita disordinato, moralmente discutibile, ma che allo stesso tempo è il personaggio simbolo della

purezza e della fragilità d’animo. Dall’altra parte c’è Alison, giovane di famiglia borghese che ha

lasciato tutto per sposare Jimmy: educata, calma, inerte di fronte agli attacchi del marito che in una

sola parola la definisce “pusillanime”. Alison, la sua famiglia, la sua amica Helena, rappresentano

socialmente tutto ciò che Jimmy odia: la vita facile e superficiale di un mondo borghese, educato e

formale, il perbenismo di facciata che occulta l’autenticità dei sentimenti moralmente sconvenienti.

Come spiega Ennio Coltorti nelle sue note di regia, “la messa in scena oggi di un testo diventato

ormai "classico", trae la sua motivazione da alcune considerazioni: la necessità di recuperare una

memoria drammaturgica che in un epoca dominata da una esasperante fretta e da una preoccupante

superficialità politica e culturale, non può che offrire ai giovani materia di approfondimento e

crescita e ai non più giovani materia di analisi e riflessione”. Ogni spettatore, infatti, potrà vedere

riflesso in questo spettacolo, come in uno specchio, una parte di se stesso e della società in cui vive.

Questa interpretazione di “Ricorda con rabbia”, ben evidenzia un elemento che per l’autore stesso

unisce la disperazione dei due protagonisti: Jimmy e Alison, infatti, malgrado la diversa estrazione

sociale, sono uniti dalla loro stessa solitudine e fragilità. Questa è l’ essenza del loro rapporto. Come

un orso e uno scoiattolo giocano a rincorrersi senza mai raggiungersi. Se Jimmy esterna il suo

dolore attraverso la violenza verbale, Alison, nell’apparente mitezza, nasconde l’irruenza dei suoi

sentimenti, la sofferenza compressa rimasta inesplosa. Il figlio che non nascerà dal loro matrimonio

rappresenta l’ aborto del loro amore. L’ unico momento di autentica vicinanza spirituale della coppia

sarà il momento della riconciliazione, nella presa di coscienza della loro incompatibilità e allo

stesso tempo similitudine. L'8 maggio del 1956, al Royal Court, andò in scena per la prima volta il

testo di un giovane in cui, attraverso le vicende di un gruppo di ragazzi,un giovane uomo di origina

proletaria, intelligente ma maldisposto, Jimmy Porter, la sua apparentemente impassibile moglie

borghese, Alison, figlia di un generale, e la altezzosa migliore amica di lei, Helena Charles. Fra

loro, Cliff, amico di Jimmy e suo pensionante, tenta (invano?) di mantenere la pace, con un

realismo fino ad allora sconosciuto, si mostrava un forte senso di inquietudine, di frustrazione e di

impotenza. che gli spettatori riconobbero probabilmente come proprio decretando a quel testo un

successo inaspettato. L'Inghilterra, prima di allora, non s'era ancora resa conto di aver ormai perso

gran parte degli ideali del passato, di aver smarrito i valori delle generazioni di un tempo e di aver

fallito il progetto di una società ordinata e sotto controllo. In altre parole "Ricorda con rabbia"

riassumeva il crollo dell'illusione di un'epoca "felix". Questo portò alla nascita di una drammaturgia

più viva e, usando un termine ormai quasi obsoleto, più "organica".

La rabbia che il protagonista del testo riversava su tutti e tutto (e che un pianto improvviso e

inaspettato rivelava essere al contrario fragilità) diventò addirittura simbolo di una generazione di

giovani "arrabbiati" che sarà diretto preludio al '68 francese. La messa in scena oggi di un testo

diventato ormai "classico", imperniata su una ricostruzione estremamente realista dei rapporti tra i

personaggi e dell'ambientazione (l'Inghilterra del 56), trae la sua motivazione da alcune

considerazioni: la necessità di recuperare una memoria drammaturgica che in un epoca dominata da

una esasperante fretta (o frenesia?) e da una preoccupante superficialità politica e culturale, non può

che offrire ai giovani materia di approfondimento e crescita e ai non più giovani di analisi e

riflessione; il fatto che ogni giovane al quale ne abbia proposto la lettura sembrasse alla fine aver

scoperto il proprio manifesto o addirittura il proprio "specchio"; la sensazione che il nostro paese,

negli ultimi tempi spesso drammaticamente in ritardo sulle avanguardie politiche e culturali, viva,

oggi molto più di allora, consonanze inquietanti con quella situazione stagnante, deludente e priva

di prospettive, che dopo aver dato vita a un lungo periodo di strisciante malessere deflagrò in

seguito in furiosa, tragica e spesso anche autodistruttiva "rabbia" giovanile.

A GULLIVER'S TRAVELS LIBER IV

Mildendo, the metropolis of Lilliput, described, together with the emperor’s palace. A conversation

between the author and a principal secretary, concerning the affairs of that empire. The author’s

offers to serve the emperor in his wars.

The first request I made, after I had obtained my liberty, was, that I might have license to see

Mildendo, the metropolis; which the emperor easily granted me, but with a special charge to do no

hurt either to the inhabitants or their houses. The people had notice, by proclamation, of my design

to visit the town. The wall which encompassed it is two feet and a half high, and at least eleven

inches broad, so that a coach and horses may be driven very safely round it; and it is flanked with

strong towers at ten feet distance. I stepped over the great western gate, and passed very gently, and

sidling, through the two principal streets, only in my short waistcoat, for fear of damaging the roofs

and eaves of the houses with the skirts of my coat. I walked with the utmost circumspection, to

avoid treading on any stragglers who might remain in the streets, although the orders were very

strict, that all people should keep in their houses, at their own peril. The garret windows and tops of

houses were so crowded with spectators, that I thought in all my travels I had not seen a more

populous place. The city is an exact square, each side of the wall being five hundred feet long. The

two great streets, which run across and divide it into four quarters, are five feet wide. The lanes and

alleys, which I could not enter, but only view them as I passed, are from twelve to eighteen inches.

The town is capable of holding five hundred thousand souls: the houses are from three to five

stories: the shops and markets well provided.

The emperor’s palace is in the centre of the city where the two great streets meet. It is enclosed by

a wall of two feet high, and twenty feet distance from the buildings. I had his majesty’s permission

to step over this wall; and, the space being so wide between that and the palace, I could easily view

it on every side. The outward court is a square of forty feet, and includes two other courts: in the

inmost are the royal apartments, which I was very desirous to see, but found it extremely difficult;

for the great gates, from one square into another, were but eighteen inches high, and seven inches

wide. Now the buildings of the outer court were at least five feet high, and it was impossible for me

to stride over them without infinite damage to the pile, though the walls were strongly built of hewn

stone, and four inches thick. At the same time the emperor had a great desire that I should see the

magnificence of his palace; but this I was not able to do till three days after, which I spent in cutting

down with my knife some of the largest trees in the royal park, about a hundred yards distant from

the city. Of these trees I made two stools, each about three feet high, and strong enough to bear my

weight. The people having received notice a second time, I went again through the city to the

palace with my two stools in my hands. When I came to the side of the outer court, I stood upon

one stool, and took the other in my hand; this I lifted over the roof, and gently set it down on the

space between the first and second court, which was eight feet wide. I then stept over the building

very conveniently from one stool to the other, and drew up the first after me with a hooked stick.

By this contrivance I got into the inmost court; and, lying down upon my side, I applied my face to

the windows of the middle stories, which were left open on purpose, and discovered the most

splendid apartments that can be imagined. There I saw the empress and the young princes, in their

several lodgings, with their chief attendants about them. Her imperial majesty was pleased to smile

very graciously upon me, and gave me out of the window her hand to kiss.

But I shall not anticipate the reader with further descriptions of this kind, because I reserve them for

a greater work, which is now almost ready for the press; containing a general description of this

empire, from its first erection, through along series of princes; with a particular account of their

wars and politics, laws, learning, and religion; their plants and animals; their peculiar manners and

customs, with other matters very curious and useful; my chief design at present being only to relate

such events and transactions as happened to the public or to myself during a residence of about nine

months in that empire.

One morning, about a fortnight after I had obtained my liberty, Reldresal, principal secretary (as

they style him) for private affairs, came to my house attended only by one servant. He ordered his

coach to wait at a distance, and desired I would give him an hours audience; which I readily

consented to, on account of his quality and personal merits, as well as of the many good offices he

had done me during my solicitations at court. I offered to lie down that he might the more

conveniently reach my ear, but he chose rather to let me hold him in my hand during our

conversation. He began with compliments on my liberty; said “he might pretend to some merit in

it;” but, however, added, “that if it had not been for the present situation of things at court, perhaps I

might not have obtained it so soon. For,” said he, “as flourishing a condition as we may appear to

be in to foreigners, we labour under two mighty evils: a violent faction at home, and the danger of

an invasion, by a most potent enemy, from abroad. As to the first, you are to understand, that for

about seventy moons past there have been two struggling parties in this empire, under the names

ofTramecksan and Slamecksan, from the high and low heels of their shoes, by which they

distinguish themselves. It is alleged, indeed, that the high heels are most agreeable to our ancient

constitution; but, however this be, his majesty has determined to make use only of low heels in the

administration of the government, and all offices in the gift of the crown, as you cannot but observe;

and particularly that his majesty’s imperial heels are lower at least by a drurr than any of his court

(drurr is a measure about the fourteenth part of an inch). The animosities between these two parties

run so high, that they will neither eat, nor drink, nor talk with each other. We compute

the Tramecksan, or high heels, to exceed us in number; but the power is wholly on our side. We

apprehend his imperial highness, the heir to the crown, to have some tendency towards the high

heels; at least we can plainly discover that one of his heels is higher than the other, which gives him

a hobble in his gait. Now, in the midst of these intestine disquiets, we are threatened with an

invasion from the island of Blefuscu, which is the other great empire of the universe, almost as

large and powerful as this of his majesty. For as to what we have heard you affirm, that there are

other kingdoms and states in the world inhabited by human creatures as large as yourself, our

philosophers are in much doubt, and would rather conjecture that you dropped from the moon, or

one of the stars; because it is certain, that a hundred mortals of your bulk would in a short time

destroy all the fruits and cattle of his majesty’s dominions: besides, our histories of six thousand

moons make no mention of any other regions than the two great empires of Lilliput and Blefuscu.

Which two mighty powers have, as I was going to tell you, been engaged in a most obstinate war

for six-and-thirty moons past. It began upon the following occasion. It is allowed on all hands, that

the primitive way of breaking eggs, before we eat them, was upon the larger end; but his present

majesty’s grandfather, while he was a boy, going to eat an egg, and breaking it according to the

ancient practice, happened to cut one of his fingers. Whereupon the emperor his father published an

edict, commanding all his subjects, upon great penalties, to break the smaller end of their eggs. The

people so highly resented this law, that our histories tell us, there have been six rebellions raised on

that account; wherein one emperor lost his life, and another his crown. These civil commotions

were constantly fomented by the monarchs of Blefuscu; and when they were quelled, the exiles

always fled for refuge to that empire. It is computed that eleven thousand persons have at several

times suffered death, rather than submit to break their eggs at the smaller end. Many hundred large

volumes have been published upon this controversy: but the books of the Big-endians have been

long forbidden, and the whole party rendered incapable by law of holding employments. During

the course of these troubles, the emperors of Blefusca did frequently expostulate by their

ambassadors, accusing us of making a schism in religion, by offending against a fundamental

doctrine of our great prophet Lustrog, in the fifty-fourth chapter of the Blundecral (which is their

Alcoran). This, however, is thought to be a mere strain upon the text; for the words are these: ‘that

all true believers break their eggs at the convenient end.’ And which is the convenient end, seems,

in my humble opinion to be left to every man’s conscience, or at least in the power of the chief

magistrate to determine. Now, the Big-endian exiles have found so much credit in the emperor of

Blefuscu’s court, and so much private assistance and encouragement from their party here at home,

that a bloody war has been carried on between the two empires for six-and-thirty moons, with

various success; during which time we have lost forty capital ships, and a much a greater number of

smaller vessels, together with thirty thousand of our best seamen and soldiers; and the damage

received by the enemy is reckoned to be somewhat greater than ours. However, they have now

equipped a numerous fleet, and are just preparing to make a descent upon us; and his imperial

majesty, placing great confidence in your valour and strength, has commanded me to lay this

account of his affairs before you.”

I desired the secretary to present my humble duty to the emperor; and to let him know, “that I

thought it would not become me, who was a foreigner, to interfere with parties; but I was ready,

with the hazard of my life, to defend his person and state against all invaders.”

CAPITOLO IV.

Descrizione dI Milendo, capitale di Lilliput, e del palazzo imperiale – Gli affari del governo

esposti a Gulliver da un segretario di stato – L'autore si offre di servire l'imperatore nelle sue

guerre.

Ottenuta la libertà, domandai per primo favore di poter visitare Milendo , la capitale dell'impero, e

mi fu concesso, contemplata la raccomandazione di non fare alcun male agli abitanti né danneggiare

le loro case; intanto si avvertì il popolo, con un bando, della mia intenzione di visitare la città.

Questa è circondata da una muraglia alta due piedi e mezzo(9) e larga più d'undici pollici(10) , in

modo che una carrozza può benissimo passeggiarvi e fare il giro della città. A distanza di dieci in

dieci piedi il muro è rafforzato da grossi torrioni. Scavalcai il muro sopra la porta occidentale, e

cominciai a camminare pian piano lungo le due principali strade, con grande circospezione, per la

paura di schiacciare coi piedi qualche viandante rimasto imprudentemente fuori, nonostante gli

ordini perentori emanati che ciascuno restasse chiuso in casa. Per non guastare i tetti e le grondaie

delle case mi ero anche levata la giacca, restando col semplice panciotto. Le finestre e i balconi dal

primo al quarto piano delle case, oltre a quelli dei granai e delle soffitte, e perfino l e grondaie, erano

così gremite di curiosi che giudicai rilevantissima la popolazione della città. Questa è in forma di

quadrato perfetto, e la muraglia ha cinquecento piedi di lato(11). Due grandi strade che,

incrociandosi, tagliano la città in quattro par ti eguali, sono larghe cinque piedi; mentre le

stradicciuole, in cui non potei neppure entrare, sono larghe da dodici a diciotto pollici(12). La città

può contenere circa cinquecentomila anime; ha case di tre o quattro piani, e botteghe e mercati

fornitiss imi. Tempo addietro vi si rappresentavano anche opere e commedie eccellenti; ma ora non

vi si sente più nulla di buono in codesto genere, perché quel monarca non incoraggia troppo gli

artisti.Il palazzo dell'imperatore è posto nel centro della città, all'i ncrocio delle due strade principali;

gli edifizi che lo compongono sono circondati, a venti piedi d distanza, da un muro alto ventitré

pollici. Sua maestà mi aveva dato il permesso di scavalcare il muro per veder bene il palazzo in

tutte le sue parti. La corte esterna formava un quadrato di quaranta piedi e comprendeva due altre

corti. Gli appartamenti dell'imperatore davano sulla più interna e mi restava difficile soddisfare il

mio vivo desiderio di vederli, perché i portoni più ampi misuravano solo diciotto pollici di altezza

per sette di larghezza. Inoltre gli edifizi che circondavano il cortile esterno erano alti almeno cinque

piedi, sicché per scavalcarli correvo il rischio di rompere tutti i tegoli; quanto alle muraglie non

c'era pericolo, perché erano costruite con solida pietra da taglio e avevano quattro pollici di

spessore. Ma siccome l'imperatore aveva una gran voglia di farmi ammirare i suoi magnifici

appartamenti, io ne venni a capo tre giorni dopo, quando mi fui costruito due panchetti tagliando col

mio coltello alcuni fra i più giganteschi alberi del parco imperiale, lontano circa cinquanta tese dalla

città. Ogni sgabello era alto tre piedi e abbastanza forte per sostenere il mio peso. Avvertita dunque

la popolazione per la seconda volta, attrav ersai di nuovo la città e mi avvicinai al palazzo reale

tenendo i panchetti in mano. Arrivato a un angolo della corte esterna salii sopra uno sgabello e,

prendendo l'altro, lo feci passare al di là del tetto, calandolo pian piano fino al suolo nello spazio

compreso fra il primo e il secondo cortile, che era di circa otto piedi. Per mezzo dei due panchetti

scavalcai così facilmente l'edifizio, e quando fui dentro tirai a me con un gancio il panchetto rimasto

di fuori. Nello stesso modo entrai nel cortile centrale, ove, sdraiandomi su un fianco e accostando

l'occhio a tutte le finestre del primo piano che erano state lasciate apposta aperte, vidi i più splendidi

appartamenti che si possano immaginare. Scorsi l'imperatrice e le principessine circondate dal

seguito, nei loro appartamenti; anzi sua maestà imperiale si degnò di sorridermi graziosamente e dal

balcone mi porse la mano a baciare. Quanto alle curiosità che si trovavano in quel palazzo, non sto a

farne la descrizione, perché voglio riserbarla per una grande opera già quasi finita, nella quale si fa

una descrizione generale di codesto impero sino dalla sua fondazione, la storia dei suoi sovrani

durante molti secoli, alcune osservazioni sulle loro guerre, la loro politica, le leggi, le lettere e la

religione del paese, la flora e la fauna, gli usi e costumi degli abitanti e diversi altri argomenti

curiosissimi e mirabilmente utili.

1 Sequenza descrittiva: l'accurata minuzia di questi particolari, che danno alla straordinaria

avventura tutto il sapore della cosa veduta.

Per ora mi basta raccontare ciò che mi accadde durante i nove mesi che rimasi in codesto impero

portentoso. Avevo ottenuto la libertà da quindici giorni quando vidi venire a casa mia Reldresal,

segretario di stato per gli affari particolari. Era seguito da un solo domestico. Ordinò al suo

cocchiere d attenderlo a pochi passi dalla porta e mi pregò di concedergli un'ora di attenzione. Gli

feci l'offerta di sdraiarmi per terra, per mettere il mio orecchio al livello della sua bocca, ma egli

preferì ch'io lo tenessi in mano durante il colloquio. Egli cominciò col congratularsi meco della mia

liberazione, a cui si vantò modestamente di avere un po' contribuito; ma aggiunse che non l'avrei

mai ottenuta senza l'interesse che vi aveva la stessa corte. «Poiché» soggiunse, «il nostro paese, che

sembra così florido agli stranieri, ha due grandi pericoli da combattere: all'interno una rabbiosa lotta

di partiti e all'esterno l'invasione di cui ci minaccia un formidabile nemico». Circa il primo punto

dovete sapere che da più di settanta lune due partiti si contrastano il potere, sotto i nomi di

tramecksan e stamecksan, che significano tacchi-alti e tacchi-bassi, poiché i due partiti si

distinguono appunto dalla maggiore o minore altezza dei loro tacchi. Sembra veramente che i

tacchialti corrispondano meglio al carattere delle nostre leggi; ma ad ogni modo l'imperatore non

vuol servirsi che dei tacchi-bassi nell'amministrazione dello stato e in tutti gli uffici dipendenti dalla

corona: anzi potete osservare che sua maestà porta i tacchi più bassi almeno di un drurr che ogni

altro personaggio dcorte. (Il drurr corrisponde ad un quattordicesimo di pollice). «I due partiti»

continuò egli «si odiano a tal punto da non mangiare né bere né parlare insieme. I tacchi-alti,

secondo i nostri calcoli, sono più numerosi, ma noi abbiamo il potere. Però temiamo assai che sua

altezza l'erede presuntivo della Corona abbia un po' di debole per i tacchi-alti; certo, tutti vedono

che uno dei suoi tacchi è più alto dell'altro, sì da farlo zoppicare quando cammina(14). «Ora, a

queste discordie intestine si aggiunge la minaccia d'un'invasione da parte degli abitanti di Blefuscu.

È questo l'altro grande stato, il più potente dell'universo dopo il nostro, e quasi altrettanto vasto:

poiché, a dirvi la verità, i nostri filosofi dubitano molto che esistano in questo mondo quegli stati di

cui ci avete parlato e che sarebbero popolati da esseri grandi e grossi come voi, anche perché un

centinaio di uomini della vostra forza consumerebbero in poco tempo tutti i raccolti e tutti i

bestiami di sua maestà; sicché è più credibile che voi siate caduto dalla luna o da una stella. D'altra

parte i nostri storici da seimila lune non menzionano altri paesi che non siano i due grandi imperi di

Lilliput e di Blefuscu. Per trentasei lune queste due formidabili nazioni si sono consumate in una

guerra ostinata per il seguente motivo. Tutti sanno che il modo naturale di aprire le uova per berle è

quello di romperne la punta più grossa; ma l'avo dell'imperatore regnante, volendo da bambino

rompere un uovo col vecchio sistema, si tagliò disgraziatamente un dito; dimodoché l'imperatore

suo padre ordinò a tutti i suoi sudditi, con la minaccia di gravi pene, di rompere le loro uova dalla

punta più stretta. Questa legge indignò talmente il popolo da dar luogo a sei rivoluzioni durante le

quali, a quel che raccontano i nostri storici, un imperatore perdette la vita, un altro il trono(15). I

sovrani di Blefuscu hanno sempre incoraggiato queste intestine discordie, dando asilo nel loro

impero a coloro che vi si rifugiavano durante le repressioni. Si calcolano a dodicimila le persone

che in epoche diverse hanno subito l'estremo supplizio piuttosto che piegarsi alla legge di rompere

le uova dalla punta stretta. «Centinaia di grossi volumi sono stati pubblicati su quest'argomento, ma

da un pezzo i libri dei grossapuntisti sono stati proibiti, e tutto il loro partito è stato interdetto dalle

cariche pubbliche. Durante questa lunga serie di lotte, i sovrani di Blefuscu ci hanno mosso molte

rimostranze per mezzo dei loro ambasciatori, accusandoci di commettere un delitto violando un

precetto fondamentale del nostro grande profeta Lustrog, che si trova nel cinquantaquattresimo

capitolo del Blundecral [il loro Corano]. Si trattava infatti semplicemente d'una diversa

interpretazione del testo che dice: Tutti i fedeli rompano le uova dalla parte che credono più

comoda. Perciò io stimo che spetti alla coscienza di ciascuno decidere qual'è la punta più comoda, o

tutt'al più toccherà all'autorità del sommo magistrato di definirla. Ma i grossapuntisti hanno trovato

tanto credito alla corte di Blefuscu e tanto seguito nel nostro stesso paese, che tra i due imperi si è

trascinata per trentasei lune una guerra sanguinosissima con diversa fortuna. In essa noi abbiamo

perduto quaranta vascelli di linea e un maggior numero di legni minori, con trentamila dei nostri

soldati e marinai, né minori perdite ha ricevuto il nemico. Questi però al giorno d'oggi prepara una

formidabile armata per tentare un'invasione sulle nostre coste. Sicché l'imperatore, confidando nel

vostro valore e nella vostra forza, mi ha ordinato di ragguagliarvi particolarmente di tutta la

faccenda per conoscere quali sono le vostre intenzioni a questo proposito.» Risposi al segretario che

porgesse all'imperatore i sensi del mio più umile rispetto, e l'assicurasse del mio fermo

proponimento di sacrificare la mia vita per difendere la sua sacra persona e il suo impero contro

tutti i tentativi d'invasione dei suoi nemici.Il segretario se ne andò, soddisfattissimo della mia

risposta.

2 SEQUENZA NARRATIVA

(13)Allude evidentemente all'eterna lotta fra tories e whigs, conservatori e radicali.

(14) Allude alle tendenze o almeno alle pose democratiche del principe di Galles, che doveva

poi regnare col nome di Giorgio II Augusto dal 26 giugno 1727 al 25 ottobre 1760. La

popolarità da lui acquistata per mezzo del sapiente barcamenarsi fra gli whigs e i tories gli

avevano procurato l'invidia del padre, col quale fu in rotta per parecchi anni.

(15)Allude alla decapitazione di Carlo I e alla deposizione di Carlo II. Con questo

avvenimento nel 1688 la dinastia degli Stuard decadde per sempre dal trono d'Inghilterra e fu

sostituita da quella di Hannover. Il regno di Blefuscu simboleggia chiaramente la Francia.

Così i grossapuntisti sono i cattolici, gli altri i protestanti.

I viaggi di gulliver scritto nel 1726 è una satira spietata verso le istituzione politiche e sociali

inglese della religione della scienza e della filosofia del tempo.

NARRATORE onniscente autodiegetico coincide col protagonista, focalizzazione zero: conosce

antefatti sentimenti e pensieri

STILE: chiaro e semplice molto dettagliato e preciso.

IRONIA: distruttiva, nascosta sottoforma di favola si cela una distruttiva e dissacrante ironia.

DISCORSO: indiretto

TEMPO E SPAZIO: digressione: interruzione narrazione, si sofferma sulla descrizione di

personaggi e luoghi. Dubliners, by James Joyce

Eveline

SHE sat at the window watching the evening invade the avenue. Her head was leaned against the

window curtains and in her nostrils was the odour of dusty cretonne. She was tired.

Few people passed. The man out of the last house passed on his way home; she heard his footsteps

clacking along the concrete pavement and afterwards crunching on the cinder path before the new

red houses. One time there used to be a field there in which they used to play every evening with

other people’s children. Then a man from Belfast bought the field and built houses in it — not like

their little brown houses but bright brick houses with shining roofs. The children of the avenue used

to play together in that field — the Devines, the Waters, the Dunns, little Keogh the cripple, she and

her brothers and sisters. Ernest, however, never played: he was too grown up. Her father used often

to hunt them in out of the field with his blackthorn stick; but usually little Keogh used to keep nix

and call out when he saw her father coming. Still they seemed to have been rather happy then. Her

father was not so bad then; and besides, her mother was alive. That was a long time ago; she and her

brothers and sisters were all grown up her mother was dead. Tizzie Dunn was dead, too, and the

Waters had gone back to England. Everything changes. Now she was going to go away like the

others, to leave her home.

Home! She looked round the room, reviewing all its familiar objects which she had dusted once a

week for so many years, wondering where on earth all the dust came from. Perhaps she would never

see again those familiar objects from which she had never dreamed of being divided. And yet

during all those years she had never found out the name of the priest whose yellowing photograph

hung on the wall above the broken harmonium beside the coloured print of the promises made to

Blessed Margaret Mary Alacoque. He had been a school friend of her father. Whenever he showed

the photograph to a visitor her father used to pass it with a casual word:

“He is in Melbourne now.”

She had consented to go away, to leave her home. Was that wise? She tried to weigh each side of the

question. In her home anyway she had shelter and food; she had those whom she had known all her

life about her. O course she had to work hard, both in the house and at business. What would they

say of her in the Stores when they found out that she had run away with a fellow? Say she was a

fool, perhaps; and her place would be filled up by advertisement. Miss Gavan would be glad. She

had always had an edge on her, especially whenever there were people listening.

“Miss Hill, don’t you see these ladies are waiting?”

“Look lively, Miss Hill, please.”

She would not cry many tears at leaving the Stores.

But in her new home, in a distant unknown country, it would not be like that. Then she would be

married — she, Eveline. People would treat her with respect then. She would not be treated as her

mother had been. Even now, though she was over nineteen, she sometimes felt herself in danger of

her father’s violence. She knew it was that that had given her the palpitations. When they were

growing up he had never gone for her like he used to go for Harry and Ernest, because she was a

girl but latterly he had begun to threaten her and say what he would do to her only for her dead

mother’s sake. And no she had nobody to protect her. Ernest was dead and Harry, who was in the

church decorating business, was nearly always down somewhere in the country. Besides, the

invariable squabble for money on Saturday nights had begun to weary her unspeakably. She always

gave her entire wages — seven shillings — and Harry always sent up what he could but the trouble

was to get any money from her father. He said she used to squander the money, that she had no

head, that he wasn’t going to give her his hard-earned money to throw about the streets, and much

more, for he was usually fairly bad on Saturday night. In the end he would give her the money and

ask her had she any intention of buying Sunday’s dinner. Then she had to rush out as quickly as she

could and do her marketing, holding her black leather purse tightly in her hand as she elbowed her

way through the crowds and returning home late under her load of provisions. She had hard work to

keep the house together and to see that the two young children who had been left to hr charge went

to school regularly and got their meals regularly. It was hard work — a hard life — but now that she

was about to leave it she did not find it a wholly undesirable life.

She was about to explore another life with Frank. Frank was very kind, manly, open-hearted. She

was to go away with him by the night-boat to be his wife and to live with him in Buenos Ayres

where he had a home waiting for her. How well she remembered the first time she had seen him; he

was lodging in a house on the main road where she used to visit. It seemed a few weeks ago. He

was standing at the gate, his peaked cap pushed back on his head and his hair tumbled forward over

a face of bronze. Then they had come to know each other. He used to meet her outside the Stores

every evening and see her home. He took her to see The Bohemian Girl and she felt elated as she

sat in an unaccustomed part of the theatre with him. He was awfully fond of music and sang a little.

People knew that they were courting and, when he sang about the lass that loves a sailor, she always

felt pleasantly confused. He used to call her Poppens out of fun. First of all it had been an

excitement for her to have a fellow and then she had begun to like him. He had tales of distant

countries. He had started as a deck boy at a pound a month on a ship of the Allan Line going out to

Canada. He told her the names of the ships he had been on and the names of the different services.

He had sailed through the Straits of Magellan and he told her stories of the terrible Patagonians. He

had fallen on his feet in Buenos Ayres, he said, and had come over to the old country just for a

holiday. Of course, her father had found out the affair and had forbidden her to have anything to say

to him.

“I know these sailor chaps,” he said.

One day he had quarrelled with Frank and after that she had to meet her lover secretly.

The evening deepened in the avenue. The white of two letters in her lap grew indistinct. One was to

Harry; the other was to her father. Ernest had been her favourite but she liked Harry too. Her father

was becoming old lately, she noticed; he would miss her. Sometimes he could be very nice. Not

long before, when she had been laid up for a day, he had read her out a ghost story and made toast

for her at the fire. Another day, when their mother was alive, they had all gone for a picnic to the

Hill of Howth. She remembered her father putting on her mothers bonnet to make the children

laugh.

Her time was running out but she continued to sit by the window, leaning her head against the

window curtain, inhaling the odour of dusty cretonne. Down far in the avenue she could hear a

street organ playing. She knew the air Strange that it should come that very night to remind her of

the promise to her mother, her promise to keep the home together as long as she could. She

remembered the last night of her mother’s illness; she was again in the close dark room at the other

side of the hall and outside she heard a melancholy air of Italy. The organ-player had been ordered

to go away and given sixpence. She remembered her father strutting back into the sickroom saying:

“Damned Italians! coming over here!”

As she mused the pitiful vision of her mother’s life laid its spell on the very quick of her being —

that life of commonplace sacrifices closing in final craziness. She trembled as she heard again her

mother’s voice saying constantly with foolish insistence:

“Derevaun Seraun! Derevaun Seraun!”

She stood up in a sudden impulse of terror. Escape! She must escape! Frank would save her. He

would give her life, perhaps love, too. But she wanted to live. Why should she be unhappy? She had

a right to happiness. Frank would take her in his arms, fold her in his arms. He would save her.

She stood among the swaying crowd in the station at the North Wall. He held her hand and she

knew that he was speaking to her, saying something about the passage over and over again. The

station was full of soldiers with brown baggages. Through the wide doors of the sheds she caught a

glimpse of the black mass of the boat, lying in beside the quay wall, with illumined portholes. She

answered nothing. She felt her cheek pale and cold and, out of a maze of distress, she prayed to God

to direct her, to show her what was her duty. The boat blew a long mournful whistle into the mist. If

she went, tomorrow she would be on the sea with Frank, steaming towards Buenos Ayres. Their

passage had been booked. Could she still draw back after all he had done for her? Her distress

awoke a nausea in her body and she kept moving her lips in silent fervent prayer.

A bell clanged upon her heart. She felt him seize her hand:

“Come!”

All the seas of the world tumbled about her heart. He was drawing her into them: he would drown

her. She gripped with both hands at the iron railing.

“Come!”

No! No! No! It was impossible. Her hands clutched the iron in frenzy. Amid the seas she sent a cry

of anguish.

“Eveline! Evvy!”

He rushed beyond the barrier and called to her to follow. He was shouted at to go on but he still

called to her. She set her white face to him, passive, like a helpless animal. Her eyes gave him no

sign of love or farewell or recognition. Eveline

1 2

Sedeva alla finestra osservando la sera invadere il Diceva che lei sperperava il denaro, che non

viale. aveva testa, che non le avrebbe dato isoldi

Teneva la testa appoggiata alle tende e nelle faticosamente guadagnati da spendere e

narici aveva spandere per strada, e molto di più, perché di

l'odore della cretonne polverosa. Era stanca. solito il sabato sera

Passava poca gente. L'uomo dell'ultima casa era piuttosto malridotto. Alla fine le dava i soldi

passò diretto chiedendole se era nelle sue intenzioni fare la

ad essa; ne udì i passi risonare secchi sul spesa per il

marciapiede di pranzo domenicale. Allora doveva precipitarsi

calcestruzzo e dopo scricchiolare sul sentiero di fuori il più

scorie rapidamente possibile per andare al mercato,

davanti alle nuove case rosse. Un tempo lì c'era tenendo

stato un stretto in mano il borsellino di cuoio nero

campo dove giocavano tutte le sere con i figli mentre si

dell'altra faceva strada a gomitate fra la folla, tornando a

gente. Poi uno di Belfast aveva comprato il casa tardi

campo e vi carica di provviste. Era una bella fatica

aveva costruito case, non come le loro piccole e mandare avanti la

scure, ma casa e fare in modo che i due bambini che le

case chiare di mattoni con tetti lucenti. I bambini erano

del viale rimasti affidati andassero a scuola regolarmente

giocavano insieme in quel campo: i Devines, i e

Waters, i prendessero regolarmente i pasti. Era un duro

Dunns, il piccolo Keogh lo storpio, lei e i suoi lavoro, una

fratelli e vita dura, ma ora che stava per lasciarla non la

sorelle. Ernest, però, non giocava mai: era troppo trovava

grande. una vita del tutto indesiderabile.

Suo padre spesso andava a stanarli fuori del Con Frank stava per esplorare un'altra vita.

campo con il Frank era

bastone di rovo; ma di solito il piccolo Keogh molto buono, virile, aperto. Doveva partire con

faceva la lui sul

guardia e gridava quando vedeva suo padre James Joyce – Gente di Dublinobattello della

venire. Pure notte per diventare sua moglie e vivere conlui a

sembravano essere stati abbastanza felici allora. Buenos Aires, dove aveva una casa che

Suo l'aspettava.

padre non era così malridotto; e per di più sua Come ricordava bene la prima volta che l'aveva

madre era visto;

viva. Era tanto tempo fa; lei e i suoi fratelli e alloggiava in una casa sulla strada principale

sorelle dove lei

erano tutti cresciuti, sua madre era morta. Anche andava in visita. Parevano poche settimane fa.

Tizzie Stava in

Dunn era morta e i Waters erano tornati in piedi al cancello, con il berretto a visiera spinto

Inghilterra. indietro

Tutto cambia. Adesso stava per andare via come sulla testa e i capelli che gli ricadevano in

gli altri, avanti su un

per lasciare la sua casa. viso di bronzo. Poi si erano conosciuti.

Casa! Guardò in giro per la stanza, passando in L'attendeva tutte

rivista le sere fuori dei grandi magazzini e

tutti gli oggetti familiari che aveva spolverato una l'accompagnava a

volta casa. L'aveva portata a vedere La Zingarella e

alla settimana per tanti anni, domandandosi da lei era

dove mai esultante mentre sedeva con lui in una parte del

venisse tutta quella polvere. Forse non avrebbe teatro

mairivisto insolita. Gli piaceva terribilmente la musica e

gli oggetti familiari dai quali non aveva mai cantava un

immaginato di venire separata. Eppure durante poco. La gente sapeva che le faceva la corte e,

tutti quando lui

quegli anni non aveva mai scoperto il nome del cantava della ragazza che ama un marinaio, si

prete la sentiva

cui fotografia ingiallita era appesa al muro, sopra sempre piacevolmente confusa. La chiamava

l'armonium rotto, accanto alla stampa colorata Poppens per

delle scherzo. Dapprima avere un ragazzo l'aveva

promesse fatte alla beata Margaret Mary eccitata e poi

Alacoque. Era aveva cominciato a trovarlo simpatico.

stato un amico di scuola di suo padre. Ogni volta Raccontava di

che paesi lontani. Aveva cominciato come mozzo a

mostrava la fotografia a un ospite suo padre vi una

accennava sterlina al mese su una nave della linea Allan

di sfuggita con le parole: che salpava

«È a Melbourne adesso». per il Canada. Le aveva enumerato i nomi delle

Aveva acconsentito ad andarsene, a lasciare la navi su

sua casa. cui era stato e i nomi dei diversi servizi. Aveva

Era saggio? attraversato lo stretto di Magellano e le

Cercò di ponderare ogni aspetto della questione. raccontava storie

A casa dei terribili patagoni. A Buenos Aires era stato

aveva comunque tetto e cibo; aveva intorno quelli fortunato,

che disse, ed era venuto nella vecchia patria solo

aveva conosciuto tutta la vita. Naturalmente per una

doveva lavorare vacanza. Naturalmente, suo padre aveva

sodo, sia a casa sia al negozio. Cosa avrebbero scoperto la

detto di lei ai grandi magazzini scoprendo che era relazione e le aveva proibito di avere a che fare

scappata con uno? Che era una stupida, forse; e con lui.

avrebbero «Li conosco questi marinai» aveva detto.

rioccupato il suo posto con un'inserzione. La Un giorno aveva bisticciato con Frank, e dopo

signorina questo lei

Gavan sarebbe stata contenta. Ce l'aveva sempre doveva incontrarsi con l'amante di nascosto.

avuta La sera si incupì nel viale. Il bianco di due

con lei, soprattutto ogni volta che c'era gente che lettere in

ascoltava. grembo divenne indistinto. Una era per Harry;

«Signorina Hill, non vede che le signore l'altra per suo padre. Ernest era stato il suo

aspettano?» preferito, ma voleva

«Un po' di vita, signorina Hill, per favore.» bene anche a Harry. Suo padre era andato

Non avrebbe versato molte lacrime nel lasciare i invecchiando

grandi ultimamente, osservò; gli sarebbe mancata.

magazzini. Qualche volta

Ma nella sua nuova casa, in un lontano paese poteva essere molto carino. Non molto tempo

ignoto, non prima,

sarebbe stato così. Allora sarebbe sposata: lei, quando per un giorno era stata male, le aveva

Eveline. La letto ad alta

gente l'avrebbe trattata con rispetto. Non come voce una storia di spiriti e abbrustolito il pane

era stata sul fuoco.

trattata sua madre. Persino ora, sebbene avesse Un altro giorno, quando sua madre era viva,

diciannove anni passati, talvolta si sentiva erano tutti

esposta al pericolo della violenza paterna. Sapeva andati a fare un picnic sul colle di Howth. Lo

che era questo ricordò che

che le aveva dato le palpitazioni. Quando si metteva il cappello di sua madre per fare

crescevano non ridere i

le si era mai lanciato contro, come faceva con bambini.

Harry ed Le rimaneva ben poco tempo, ma continuava a

Ernest, perché era una ragazza; ma ultimamente sedere

aveva accanto alla finestra, appoggiando la testa alla

cominciato a minacciarla e a dirle cosa non le tenda,

avrebbe aspirando l'odore di cretonne polverosa.

fatto, non fosse stato per riguardo a sua madre Lontano nel viale

morta. E udiva un organetto suonare. Conosceva il

ora non aveva nessuno che la proteggesse, Ernest motivo. Strano

era che dovesse venire proprio quella sera a

morto e Harry, che lavorava come decoratore di rammentarle la

chiese, promessa a sua madre, la promessa di mandare

era quasi sempre in qualche posto in campagna. avanti la

Inoltre, casa il più a lungo possibile. Ricordò l'ultima

l'invariabile battibecco per i soldi le sere del notte della

sabato aveva malattia di sua madre; era di nuovo nella buia

cominciato a stancarla indicibilmente. Dava stanza

sempre tutto soffocante dall'altro lato dell'ingresso e fuori

il suo stipendio (sette scellini) e Harry mandava udiva un

sempre malinconico motivo italiano. Al suonatore

quello che poteva, ma il guaio era riuscire a farsi d'organetto era

dare stato ordinato di andarsene dandogli un

qualche soldo dal padre. sixpence. Ricordò

suo padre tornare con sussiego nella camera

della malata

dicendo:

3 «Maledetti italiani! Venire qua!».

madre gettò il suo maleficio fino nel profondo del

suo

essere: quella vita di sacrifici banali conclusasi

con la 4

pazzia. Tremò mentre riudiva la voce materna Mentre fantasticava, la visione pietosa della

dire vita di sua

continuamente con assurda insistenza: Se andava, domani sarebbe stata sul

«Derevaun Seraun! Derevaun Seraun!». mare con Frank, diretta a tutto vapore verso

Si alzò con un improvviso moto di terrore. Buenos

Fuggire! Aires. I biglietti per la traversata erano stati

James Joyce – Gente di Dublino presi. Poteva ancora tirarsi indietro dopo tutto

Doveva fuggire! Frank l'avrebbe salvata. Le quello che lui aveva

avrebbe dato fatto per lei? L'angoscia le fece venire la nausea

la vita, forse anche l'amore. Ma lei voleva vivere. mentre

Aveva continuava a muovere le labbra in silenziosa

diritto alla felicità. Frank l'avrebbe presa fra le fervente

sue preghiera.Una campana le squillò sul cuore. Lo

braccia, stretta fra le sue braccia. L'avrebbe sentì afferrarle la

salvata. mano:

Stava in mezzo alla folla ondeggiante nella «Vieni!».

stazione al Tutti i mari del mondo le si rovesciarono

North Wall. Lui le teneva la mano e lei sapeva intorno al cuore.

che le La stava attirando dentro di essi: l'avrebbe

stava parlando, che ripeteva qualcosa sulla affogata. Si

traversata più aggrappò con entrambe le mani alla ringhiera di

e più volte. La stazione era piena di soldati con ferro.

bagagli «Vieni!»

scuri. Attraverso le ampie porte dei capannoni No! No! No! Era impossibile. Le mani strinsero

intravedeva la massa nera della nave, ormeggiata convulse

accanto e frenetiche il ferro. Lanciò in mezzo ai mari un

al muro del molo, con gli oblò illuminati. Non grido di tormento. «Eveline! Evvy!»

rispose Lui si precipitò oltre la barriera e le gridò di

nulla. Si sentiva le guance pallide e fredde e, da seguirlo. Gli

un urlarono di andare avanti, ma la chiamava

labirinto di angoscia, pregò Dio di guidarla, di ancora. Fissò

indicarle su di lui il viso bianco, passivo, da animale

quale era il suo dovere. La nave mandò un lungo indifeso. I

fischio suoi occhi non gli dettero nessun segno di

lugubre nella bruma. amore o di

addio o di riconoscimento.

In una lettera indirizzata all’amico Curran, redatta subito dopo la stesura di uno dei quindici

racconti che compongono l’opera intitolata Dubliners, così James Joycescriveva: «denunciare

l’anima di quell’emiplegia che molti considerano una città»1 Era il 1904, altezza temporale che

quindi non aveva ancora visto nascere l’intera

raccolta dublinese, ma che già in quelle poche e severe parole, in quella decisoneferrea, implacabile,

vede definito l’intento che sorreggerà il progetto dell’autore: ladenuncia profonda, dell’anima

appunto, il ritratto scrupoloso del proprio luogo d’origine. Si tratta infatti di una Dublino decaduta e

triste, dolorosa, e declinata

attraverso una sorta di museo dei caratteri tutti riconducibili ad un baricentro comunee devastante, il

medesimo che Joyce sceglie di prendere in esame e scandagliare,figura dopo figura, in una parabola

che dai vari particolari sa sempre però ricondurci ad un solo universale punto di fuga, o meglio di

non fuga in questo caso: la paralisi,parola chiave di quest’opera, l’elemento-cornice che ospita e

insieme rafforza lenarrazioni, le quali si configurano in ultima analisi come delle cronache, delle

descrizioni disarmanti di un posto che per l’autore è preda della fatiscenza piùinarrestabile: un

perimetro marcio, deformante, da cogliere in quanto emblematico rappresentate di un’isola,

scriveva ancora Joyce in quella lettera, sulla quale aleggia«l’odore speciale della corruzione». È

quasi possibile avvertirlo questo senso citato dallo scrittore, il suo odorato che siestende sopra un

panorama di desolazione e che è in grado di registrarlo,selezionando e catalogando così, ma senza

mai esprimere giudizi, gli oggetti e isoggetti del declino di una società, del suo sentimento della

rovina e della maceria non più ricostruibile, fissa. Possiamo rendercene conto fin dall’incipit del

primo

racconto, The Sisters: «There was no hope for him», viene lapidariamente detto. Non c’era cioè la

speranza, per un lui che potrebbe davvero rappresentare ogni altropersonaggio della raccolta

joyciana. Il narratore è dunque onesto fin dal principio, incarnatosi nelle sembianze di un anonimo

ragazzo non fa che ribadire le fondamenta

del libro: quella già citata emiplegia con cui l’autore voleva esprimere l’atrofia dellapropria città, la

sua accidia incredibile e paurosa: la paralisi. «Every night as I gazedup at the window» precisa il

narratore, «I said softly to myself the word paralysis»Siamo sempre all’interno della prima pagina,

dentro poche righe che accolgono il

concetto primario per poi declinarlo nei successivi racconti. Tutti loro, dal prim all’ultimo, risultano

essere invischiati dentro questa crudele e appiccicosa materia della paralisi, la quale inoltre

costruisce un cerchio narrativo che dalla prima storia,incentrata sulla vicenda di due sorelle, si

conclude con un’altra storia che di nuovo si basa su due sorelle: un uroboro perfetto, una natura che

insegue anche in questo modo i propri personaggi, intrappolandoli in una sorta di zona imprecisa e

sfocata, dove non esistono i veri colori (ovvero la definizione più netta, la vita più vera e sensibile)

ma al contrario inesattezza e disfunzione, vuoto. Uno dei temi attraverso cui si può tentare l’analisi

di Dubliners è quello della luminosità e del colore. Prestando attenzione a come l’autore ha scelto di

connotare l’ambiente e i suoi abitanti dal punto di vista cromatico, l’interpretazione dei racconti

potrà essere modulata proprio a partire da quest’ultime indicazioni. Innanzitutto,

occorre cominciare col dire che non si trovano descrizioni fortemente colorate; la condizione

umana dublinese è come se oggettivasse l’ambiente, e viceversa, l’ambiente di una Dublino

tipicamente nebbiosa s’incarna nei suoi abitanti. La neutralità, l’inettitudine, l’intontimento quasi,

che Joyce assegna ai suoi concittadini, combacia perfettamente con un paesaggio quasi sempre

attanagliato dalla pioggia, dal grigiore, da una specie di cappa asfittica e impossibile da fendere. E

proprio perquesto il cielo non sarà azzurro, in Dubliners, ma quasi sempre scuro, più notturno che

diurno, non totalmente nero ma in ogni caso indistinto, perduto in una gradazione cromatica priva di

˗

vitalità e gioia. Caratteriste che, quasi per un processo osmotico,passano anche agli oggetti oltre

˗

che agli esseri che sotto questo cielo vivono, oalmeno tentano di vivere: le case ad esempio, e le

varie stanze di cui esse si compongono, sono spesso descritte come vecchie, scure e in rovina, o

addirittura dalle «brune facce imperturbabili». E similmente le strade, le mobilie, i negozi, i

crepuscoli e le albe, le sere, la luna perfino, e in generale tutti i luoghi interni quanto esterni, e per

finire le persone e i loro sentimenti. Perché l’eclissi, l’omissione delle colorazioni, è prima di ogni

altra cosa una negazione dei sentimenti. E ogni occasione, spaziale e non solo, che Joyce ritaglia

nella propria narrazione,

rappresenta sempre il momento buono per ribadirlo: tutto è indistricabile nella sua città, tutto va dal

nero più fondo al bianco più ustionante, e risulta perciò privo della sua vera luce e purezza. Già

perito cioè, morto. E gli uomini e le donne descritte da Joyce sono pallide del resto, bianche come

quel bianco che è il colore dei morti

(pensiamo ad Eveline Hill); o grigie: grigio è il colore sul viso dell’uomo che il gestore osserva, in

Grace; e «completamente grigia»è, fin dalle prime righe di The Daed, Julia Morkan: «i capelli» così

scrive Joyce «tirati bassi sopra la parte superiore delle orecchie, erano grigi; e grigio anche, con

ombre più scure, era il largo viso

flaccido», e «grigio e inafferrabile», nell’ultima pagine della raccolta, è il mondo in cui svanisce

«l’identità»di Gabriel Conroy; infine scure e tetre, come il viso del protagonista di A Painful Case, il

signor Duffy, che «aveva la tinta bruna delle strade di Dublino», e di Lehenan in Two Gallants, il

quale riesce a sentirsi a suo agio proprio «nella buia strada silenziosa il cui aspetto tetro si addiceva

al suo umore»1:un rapporto natura-uomo, quest’ultimo, come anche nel caso del grigiore

riguardante l’identità di Gabriel Conroy, che travalica l’elemento meramente fisico per installarsi in

quello psicologico, mentale. Il tutto sempre all’insegna del non colore, sotto questo crisma

dell’assenza di una tonalità calda e davvero vitale. La vita è infatti sublimata a Dublino, asciugata,

fotografata nell’ultravioletto di due soli colori e della loro miscela, senz’altro. Il tema della paralisi

dunque, come più volte è stato ribadito, è fondamentale in Dubliners. Dalla prima pagina fino

all’ultima il lettore non fa che assistere alla sua presentazione e descrizione, attraverso contesti e

personaggi che, in misura più o meno maggiore e consapevole, ne sono schiavi. Tentano di fuggirla

talvolta, ma alla fine rifiutano, viene loro data la possibilità di evadere dal perimetro di Dublino ma

il cambiamento non riuscirà mai a concretizzarsi. Il cambiamento è sempre un atto passivo per i

dublinesi, i quali lo riconoscono non in loro stessi ma nei loro amici o parenti, o anche negli

estranei, è un riflesso da loro rintracciato su uno specchio, contemplato in quanto emanato da altri, e

non quindi emesso dal loro corpo e dalla loro volontà; è qualcosa da subire, per cui provare invidia,

rancore, paura o attrazione, e nient’atro, dal momento che la paralisi che attanaglia Dublino non lo

permette. Un racconto incredibilmente efficace da questo punto di vista è Eveline, specie nel finale:

la protagonista si trova al porto, sta per salpare insieme al compagno Frank su una nave diretta a

Buenos Aires quando a un tratto rifiuta. Franka incita allora, dalla ringhiera della nave su cui già si

trova le urla disperatamente: «vieni!», per due volte. Ma Eveline, subito dopo il secondo invito,

risponde tramite il narratore che scrive: «no, no, no», ora per tre volte: indiscutibili, inappellabili.

«Era impossibile», afferma ancora il narratore, poiché per la razza cui Eveline appartiene il

sovvertimento dell’ordine non è un fatto realizzabile, bensì solo contemplabile. Anche se Eveline

Hill «voleva vivere. Aveva diritto alla felicità». E tuttavia quel desiderio non si trasforma mai in una

scelta concreta, in uno scarto che risulti veramente operativo, materiale, in una parola vivo. Eveline

non potrà far altro che osservare l’intraprendente Frank andar via da lei, osservalo col suo «viso

bianco, passivo, da animale indifeso», e con in sottofondo la nave, che col suo movimento crea un

vero e proprio spartiacque fra mondo dei vivi e mondo dei morti, e che saluta quest’ultimi col «suo

lungo fischio lugubre nella bruma»11, escludendoli da una possibilità di riscatto e di conseguenza

anche dalla salvezza. Vendiamo quindi come non ci sia neppure in questo caso alcuna dinamicità,

perché appunto non c’è speranza, come allo stesso modo non ce ne saranno per l’ultima parte di A

Painful Case: il rigido e abitudinario James Duffy che cammina nella notte, forse pieno di sensi di

˗ ˗

colpa per aver provocato la morte di Mrs. Sinico sotto un treno, probabilmente suicida e che vede

passare davanti a sé un altro treno, il cui ronzio continuerà a torturarlo a lungo fino a fargli

comprendere di essere nient’altro che un uomo solo, vittima della sua stessa routine e del suo rifiuto

di ogni genere di contatto umano; la locomotiva inoltre, simbolo del movimento e della vita,

scorrendogli accanto e abbandonandolo è come se schiacciasse anche lui, il vivo morto, colui i

quale si suicida ogni giorno conducendo quel tipo di esistenza. In An Encounter, invece, il

protagonista e il suo amico Mahoney marinano la scuola e riescono effettivamente a fuggire,

saltando a bordo di un traghetto che si allontana dalla claustrofobica cella di Dublino; ma per poco,

il tempo di un paio d’ore, una boccata d’aria fresca subito dopo la quale si avverte l’istinto

lancinante del ritorno. Il protagonista di questo racconto però, come Eveline Hill, arriva a un certo

grado di consapevolezza, lui espressamente dice d’ambire a «sensazione selvagge», lui sa che le

vere avventure (la vera vita) «non capitano alla gente che rimane a casa: si devono cercare fuori»13:

fuori da Dublino. E similmente a lui ragionerà anche un altro personaggio, il Piccolo Chendler di A

Little Cloud, che ritrovando l’intraprendente amico, ovvero l’instancabile viaggiatore Ignatius

Gallaher, inizia a misurare la ristrettezza della sua città, la sua apatia, la sua inappetenza per

qualsiasi passione. Non c’era alcun dubbio, si ripete, mentre si scontra per la prima volta con

la«deprimente ineleganza di via Capel. Non c’erano dubbi: se si voleva avere successo si doveva

andare via. Non si poteva fare niente a Dublino». Dublino è infatti una città incartata in se stessa,

una città letteralmente interrotta: «pensa a tutte quelle fabbriche giù accanto ai moli, ferme!»

esclama il signor Henchy in Ivy Day in the Committee Room, «pensa a tutto il denaro che ci

sarebbe in questo paese se soltanto acessimo azionare le vecchie industrie, i mulini, i cantieri navali

e le fabbriche»Eppure l’entusiasmo dell’aspirazione, dell’immaginazione del cambiamento, non si

trasforma mai in azione. Le cose si radunano e rattrappiscono all’interno del medesimo confine, e

anche quando in alcune occasioni si riesce a mettere in atto una “fuga”, essa è vissuta sempre con

frustrazione, come una colpa collegata ad una violazione disonesta di un patto: non allontanarsi da

Dublino. In Arabia, infine, è l’ira a prendere il+ sopravvento: un ragazzo che prende il treno e si

ritrova a viaggiare da «solo nella carrozza vuota», e che a causa dello zio arriva troppo tardi davanti

al bazar che intende visitare: la maggior parte dei banchi sono chiusi, ora non c’è niente che possa

davvero interessarlo. Le ultime due righe definiscono bene il suo stato d’animo, quello di una

persona che, mentre fissa quel luogo completamente buio, vede se stesso come «una creatura

trascinata e schernita dalla vanità», i cui occhi bruciano «per il tormento e l’ira»17. Sentimenti,

quest’ultimi, che certamente stridono con la generale piattezza emotiva dei dublinesi, e che per lo

meno testimoniano una presa di posizione netta, una diversità. La quale però è ancora una volta

effimera: il ragazzo infatti, nel rientro a casa che nel racconto non è descritto ma che possiamo

facilmente immaginare, è come se la facesse evaporare dalla sua persona e disperdere, di modo che

anch’essa possa agganciarsi alla spaventosa nebbia di Dublino. Nel luogo dove non c’è più speranza

né redenzione, a metà fra mondo dei vivi e mondo dei morti.

Porphyria's Lover (1836) by Robert Browning(1812-89) L'AMNTE DI PORFIRIA

The rain set early in to-night, La pioggia cade prima stasera,

The sullen wind was soon awake, Il cupo vento si è destato presto,

It tore the elm-tops down for spite, Ha strappato le chiome deglio olmi per

And did its worst to vex the lake: dispetto, e ha fatto del suo peggio per

I listened with heart fit to break. torturare il lago:

When glided in Porphyria; straight Io ascoltavo con il cuore pronto a

She shut the cold out and the storm, scoppiare.

And kneeled and made the cheerless Allora scivolò dentro Porfiria;

grate immediatamente

Blaze up, and all the cottage warm; E chiuse fuori il vento e la tempesta,

Which done, she rose, and from her E si chinò e il triste focolare

form Ravvivò, E tutto il cottage si riscaldò;

Withdrew the dripping cloak and Fatto ciò, si also, e dale sue forme

shawl, Strappò il gocciolante mantello e lo

And laid her soiled gloves by, untied scialle,

Her hat and let the damp hair fall, E posò gli sporchi guanti affianco,

And, last, she sat down by my side sciolse

And called me. When no voice Il cappello, e lasciò ricadere gli umidi

replied, capelli

She put my arm about her waist, E, infine, si sedette al mio fianco

And made her smooth white shoulder E mi chiamò. Quando nessuna voce

bare rispose,

And all her yellow hair displaced, Lei mise il mio braccio attorno alla sua

And, stooping, made my cheek lie vita,

there, E fece nuda la sua morbida e bianca

And spread, o'er all, her yellow hair, spalla,

Murmuring how she loved me – she E tutti i suoi biondi capelli si divisero,

Too weak, for all her heart's E, abbassandosi, fece lì posar la mia

endeavour, guancia,

To set its struggling passion free E sparse, ovunque, i suoi biondi capelli,

From pride, and vainer ties dissever,

And give herself to me forever. Sussurrando quanto mi amasse-- Lei

But passion sometimes would prevail, Troppo debole, malgrado gli sforzi del

Nor could to-night's gay feast restrain suo cuore,

A sudden thought of one so pale Per lasciar libera la sua struggente

For love of her, and all in vain: passione

So, she was come through wind and Dall’orgoglio, e disciogliere vani

rain legami,

Be sure I looked up at her eyes E donarsi a me per sempre.

Happy and proud; at last I knew Ma la passione prevale alle volte,

Porphyria worshiped me; surprise Neanche la lieta festa di stanotte può

Made my heart swell, and still it grew trattenere

While I debated what to do. Un improvviso pensiero di chi langue

That moment she was mine, mine, per amor suo, e tutto in vano:

fair,

Perfectly pure and good: I found Così, lei era giunta tra il vento e la

A thing to do, and all her hair pioggia.

In one long yellow string I wound Sicuramente scrutai i suoi occhi

Three times her little throat around, Felici e orgogliosi; infine capii

And strangled her. No pain felt she; Porfiria m’adorava: la sorpresa

I am quite sure she felt no pain. gonfiò il mio cuore, e ancora crebbe

As a shut bud that holds a bee, mentre meditavo sul da farsi.

I warily oped her lids: again In quell’istante era mia, mia, bella,

Laughed the blue eyes without a perfettamente pura e buona: Ho trovato

stain. Cosa fare, e tutti i suoi capelli

And I untightened next the tress Legai in una lunga bionda treccia

About her neck; her cheek once more che avvolsi tre volte alla sua esile gola,

Blushed bright beneath my burning E la strangolai. Nessun dolore sentì;

kiss: Son quasi sicuro che non sentì alcun

I propped her head up as before, dolore.

Only, this time my shoulder bore Come con un bocciolo che racchiude

Her head, which droops upon it still: un’ape,

The smiling rosy little head, Lentamente aprii le sue palpebre:

So glad it has its utmost will, ancora

That all it scorned at once is fled, osservai gli occhi blu senza macchia.

And I, its love, am gained instead! E sciolsi poi la treccia attorno al suo

Porphyria's love: she guessed not how collo; la sua guancia ancora s’arrossò

Her darling one wish would be heard. luminosa sotto il mio ardente bacio: Le

And thus we sit together now, sostenni il capo come prima Solo,

And all night long we have not stavolta con la mia spalla sostenevo La

stirred, sua testa, che ancora ciondolava:

And yet God has not said a word! Il piccolo volto roseo e sorridente,

Così lieto che il suo desìo sia stato

realizzato,

Che tutto il disprezzato in un istante è

sparito,

E io, il suo amore, son conquistato

invece!

L’amore di Porfiria: non immaginava

come

Il suo caro unico desìo fosse stato

esaudito.

E così sediamo affiance ora,,

E per tutta la notte non ci movemmo,

E neanche Dio ha detto una parola!

COMMENTO

Questo componimento poetico del periodo Vittoriano della letteratura inglese mi ha colpito, mi ha

ispirato tantissimo.

E' un monologo, come avete potuto capire dove l'amante con lucida follia racconta quanto ha

commesso nei confronti dell'amante.

Browning in effetti si distingue proprio per questi monologhi e per una necrofilia che poi avrà la sua

nascita nel decadentismo, ma notate come sia fragile questa donna, che per amore affronta la

tempesta e il tempo così cupo e avverso, tempo che pare quasi avvertirci di ciò che accadrà alla

donna. Lui non si muove, sei si china si abbassa, metaforicamente due volte, fisicamente e

mentalmente giacchè lei era una nobildonna, quindi questa forte differenza di ranghi solciali. e lei si

avvolge la vita con il braccio di lui e le si posa con movimenti lenti sinuosi...


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher danielecapra84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof D'Amore Manuela.

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