Il romanticismo: le tematiche
Illuminismo vs. romanticismo
Tutti i critici e gli storici della cultura sono unanimi nel riconoscere che il romanticismo è caratterizzato dalla grande crisi della visione del mondo rinascimentale e illuminista. Il cosmo non viene più percepito come creato ma come creazione continua, dinamica, mai conclusa. Le gerarchie statiche e conservatrici del mondo razionale vengono meno a favore di una maggiore democratizzazione (attraverso la rivoluzione, base dei grandi cambiamenti storici ed espressione necessaria del dinamismo); infatti, la caduta e la perdita del paradiso terrestre hanno portato l’uomo all’alienazione, ma anche a progredire nelle scienze e nelle arti tramite l’autocoscienza e l’ingegnosità.
Il modo per rientrare in contatto con il Paradiso terrestre si ha attraverso la socialità (democrazia) e ad un ristabilito rapporto intimo e privato con la Natura e, perciò, con Dio. Il nuovo dinamismo teologico produce attività neo-mistiche che trasferivano il sacrale della Chiesa e delle sue leggi all’intimo dell’uomo e alle sue virtù intuitive. Nacque così una fede personalizzata, una religiosità laicizzata, non più basata sulla conoscenza razionale ma su quella sentimentale e visionaria. Dal concetto illuministico di uniformità si passa al concetto dinamico di individualismo, soggettivismo.
Gli uomini non devono più essere “standardizzati”, paradigmatizzati secondo il principio razionale. I valori non risiedono più in ciò che è conforme, bensì in ciò che è singolo, soggettivo, unico, irripetibile, incoraggiando il culto della personalità e dei geni, nel pieno rispetto delle loro originali e naturali tendenze. Dal cosmopolitismo si passa al nazionalismo. Anche l’idea di “primitivo” subisce un cambiamento: da entrambi esso è considerato un concetto positivo, ma mentre per gli illuministi esso ha corrispondenze con l’atto della creazione divina, più vicina ed evidente negli antichi, per i romantici il privilegio del primitivo consiste nella sua spontaneità, nel suo sentimentalismo intuitivo ed immaginativo che lo rendono più vicino alla forza originaria della creazione, non deformato dalla razionalità culturale.
Il principio vitalistico è applicato anche alla visione della storia, non più statica o ciclica come nella visione illuministica, ma dinamica e progressiva. Le vicende culturali, tutte diverse ed irripetibili, rappresentano la forza vitale del creato. Il vitalismo applicato a questa nuova visione storica, trovava il suo appoggio nella nuova linguistica: è la sintesi idealistica di soggetto e oggetto a fruttare l’idea che il linguaggio sia la ragione stessa, lo strumento di comunicazione razionale. Il rapporto nome/cosa si risolve così nella fusione tra soggetto e oggetto.
L’arte non deve più imitare la natura nei suoi aspetti immutabili ed eterni, in modo che essa possa fornire delle regole di comportamento e possa essere valutata dalla critica attraverso il razionale consensus gentium. Il linguaggio utilizzato non è più quello prosastico, abbellito dal metro e dalle figure retoriche. L’arte romantica imita la natura nelle sue manifestazioni particolari e sublimi di crescita e sviluppo; imita il flusso creativo che sottende la vita del mondo in maniera non distaccata, ma con simbiosi di soggetto e oggetto. Attraverso i sensi coglie la parte più intima del creato e attinge all’essenza dell’essere. È irrazionale, emotivo, intimo e personale.
Il poeta stesso si fa portatore di verità che gli uomini comuni non possono conoscere. È il visionario, il sacerdote laico dell’umanità che non si ispira a nessuna norma prestabilita e utilizza le figure poetiche non come ornamenti ma come strumenti conoscitivi delle misteriose profondità della Natura e dell’Uomo. Le sue allegorie (=simboli) sono associazioni private, ambigue, fuori dai comuni sistemi referenziali e inserite in mitologie soggettive.
Nel campo delle scienze, ai modelli newtoniani, fisico-matematici si sostituisce il modello della Biologia, scienza delle creature viventi che comprende la descrizione e la spiegazione della struttura delle creature dotate di vita, dei loro processi vitali e della loro produzione. Nasce così l’organicismo, basato sul vitalismo panteistico. Esso identifica la forza della vita con il divino e perciò vede un disegno, un destino, nell’evoluzione delle creature. La natura risulta così teologicamente e teleologicamente orientata.
Per i romantici è impossibile raggiungere un qualsiasi tipo di conclusione poiché tutto è in via di formazione. Al principio di analogia si sostituisce, infine, il principio di omologia che rivela le equivalenze morfologiche. Il cumulo dei modelli omologici costituisce l’unità interna del romanticismo, il grande paradigma all’insegna del divenire (natura, biologia, spirito, uomo, psiche, storia, lingua, arte, imagination, anima che tende all’infinito) e della rivoluzione (politico-sociale, ideologica, psichico-sentimentale, ribellione ai dogmi, ribellione all’idea di un Dio tiranno, ribellione artistica contro le regole neoclassiche).
Episteme illuminista vs. episteme romantica
| Episteme Illuminista | Episteme Romantica | Episteme Novecentesca (esistenzialista) |
| Meccanicismo | Vitalismo | Meccanicismo |
| Trascendenza, scala naturae, deismo | Immanenza del divino | Assenza di Dio |
| Teleologismo del creato (destino) | Destino/libertà | Assenza del destino (caso) |
| Uomo soggetto del destino | Uomo condizionato e libero (paradosso del libero arbitrio) | Uomo libero (ma libertà terribile perché priva di meta) |
| Razionalità | Sentimenti, impulsi, inconscio | Irrazionalità |
| Socialità | Individualismo | Individualismo/socialità |
Concezione della natura: organicismo, vitalismo, paragone dell'albero
La natura come organismo dinamico: le nuove teorie dinamiche portano a modificare l’idea della natura, il rapporto dell’uomo con essa non è quella di uno spettatore distaccato che fa leva sulla propria razionalità, ma un rapporto di sintesi tra soggetto e oggetto in cui l’esperienza si fonda sulle facoltà conoscitive dell’uomo e sull’organizzazione che ne struttura l’intelletto. La realtà in sé è inaccessibile, si può conoscere solo un insieme di relative impressioni soggettive di una realtà oggettiva, che stimola i soggettivi processi di conoscenza. Attraverso la contemplazione della natura si può arrivare alla conoscenza di sé.
Alla metafora meccanicistica dell’orologio si sostituisce quella dinamica e vitalistica della pianta. Il mondo non si presuppone più come già fatto una volta per tutte (natura naturata), ma il concetto organicista considera il cosmo come qualcosa che cresce, si fa continuamente (natura naturans). L’universo non è quindi nato perfetto, ma mira alla perfezione senza mai raggiungerla, è sempre teso alla piena realizzazione di sé. Anche il Dio è un Dio imperfetto, ma immanente, avvertibile dinamicamente nelle sue varie manifestazioni nell’uomo e nella natura.
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