Legionelle
Le Legionelle devono il loro nome al primo focolaio scoperto in un hotel di Filadelfia dove si stavano riunendo alcuni legionari reduci dalla guerra in Vietnam; qui scoppiò un piccolo outbreak di polmoniti che si rivelarono, per la maggior parte dei casi, anche letali. In riferimento a queste prime vittime della polmonite il batterio ha preso il nome di Legionella.
Sono conosciute molte specie diverse con differenti gruppi sierologici, ma più dell’80% dei casi clinici che riguardano la patologia umana sono dovuti al sierotipo 1 di Legionella pneumophila. L’habitat di questi batteri è caratterizzato dalla presenza di acque dolci superficiali che possono contaminare diversi ambienti, come impianti di condizionamento o acque utilizzate a scopo industriale e domestico ed anche il pulviscolo atmosferico.
Trasmissione
La trasmissione avviene per via inalatoria; non sono documentati con estrema sicurezza dei casi di contagio interumano e quindi si suppone non vi sia la possibilità di questo tipo di contagio.
Adattamento e habitat
Questi batteri, vivendo in ambienti acquosi, si sono creati delle vere e proprie nicchie all’interno di protozoi parassiti delle acque (come la Naegleria, Acanthamoeba), quindi sopravvivono all’interno di questi protozoi e quando la cellula si lisa (per la morte del protozoo) questi batteri escono. A causa della loro capacità di sopravvivere sia in ambiente intra che extracellulare si è supposto che il ciclo biologico possa comprendere due forme:
- La forma matura, dotata di flagello, metabolicamente poco attiva, altamente infettante e molto resistente nell’ambiente esterno (quindi questa forma è quella che si ritrova nell’ambiente);
- La forma replicativa, non è flagellata, è metabolicamente attiva, si moltiplica nella cellula parassitata ed è poco resistente all’esterno.
Possibili sorgenti di infezione
Tutte le possibili sorgenti di infezione sono tantissime tra cui:
- Centri benessere;
- Docce di impianti di case non frequentemente usate (come case di villeggiatura) o costruzioni con vecchi impianti (tubature vecchie);
- Fontane ornamentali (anche le fontane zen, quelle che si tengono all’interno delle case);
- Condizionatori d’aria (è proprio questo il punto da cui partì il primo focolaio accaduto a Filadelfia nel 1976) perché i filtri non puliti possono essere ricettacolo di batteri tra cui Legionelle;
- Piscine (anche se non frequentemente);
- Impianti fermi per parecchio tempo (come i presepi aventi un ruscello d’acqua, perché se conservati in ambiente polveroso nel pulviscolo può esserci questo batterio).
L’infezione, quindi, è conseguente all’esposizione ad aerosol contaminati di origine acquatica o ambientale. Questi batteri si trovano anche all’interno di amebe o altri protozoi ciliati, sono morfologicamente bacilli gram negativi mobili per il possesso di uno o più flagelli sia polari che laterali.
Il batterio è coltivabile in laboratorio in terreni contenenti cisteina e sali di ferro, non sono fermentanti e il terreno, di colore nero, prende il nome di BCYE (=buffered charcoal yeast extract, ovvero tampone carbone ed estratto di lievito). Le colonie compaiono in coltura dopo circa 4-5 giorni dall’inoculo in piastra.
Manifestazioni cliniche
La malattia consiste in una polmonite che può essere complicata, nei casi più gravi, da lesioni renali ed epatiche. Questi batteri sono parassiti intracellulari, si moltiplicano nei fagosomi dei monociti e dei macrofagi alveolari. Producono una citotossina e una fosfatasi che fungono da inibitori dell’attivazione dei fagociti.
Fattori di virulenza
I fattori di virulenza, quindi, promuovono:
- La capacità invasiva del batterio,
- La loro sopravvivenza intracellulare,
- La loro moltiplicazione intracellulare all’interno di un compartimento che prende il nome di vacuolo replicativo (all’interno del quale i batteri si moltiplicano e sopravvivono fino a quando il vacuolo viene lisato e permette, così, la diffusione dei batteri in altre cellule).
La capacità che il contatto con questi batteri evolva a malattia dipende sia dalle condizioni del sistema immunitario (principio che vale sempre) sia dalla carica batterica (ci sono casi in cui, piuttosto che polmonite, il quadro clinico può evolvere in una patologia simil-influenzale avente durata di circa 2-3 giorni, nota come febbre di Pontiac). Non è detto, quindi, che in seguito al contatto con questo batterio si sviluppi la malattia polmonare nota come malattia dei legionari ma può esserci l’evoluzione più tranquilla della febbre di Pontiac.
Tra i fattori di virulenza va anche ricordata la MIP (macrophage infectivity potentiator), una proteina di superficie che si rivela essenziale per la penetrazione della Legionella nei macrofagi ma anche per la sopravvivenza all’interno delle cellule. Producono, inoltre, enzimi che possono danneggiare gravemente le cellule parassitate (proteasi, fosfatasi, lipasi, nucleasi).
Malattia dei legionari
La malattia dei legionari consiste in un’infezione respiratoria acuta che insorge con malessere generale, mialgia (dolore muscolare) e violenta cefalea. Nel giro di pochi giorni si ha un rapido innalzamento della temperatura corporea, tosse secca e dolore toracico; a volte possono anche esserci dolori addominali e disturbi gastrointestinali.
Si tratta di una grave polmonite multifocale raramente lobare (ovvero non interessa un lobo del polmone ma più che altro gli interstizi), si protrae anche per più di 2-3 giorni, l’incubazione è tra i 1 e i 10 giorni e la mortalità è del 15-30% nei soggetti immuno-compromessi.
Diagnosi di laboratorio
Per la diagnosi di laboratorio si può ricercare il batterio direttamente nel materiale biologico da coltivare ma la percentuale di successo di