Le brucelle
I batteri appartenenti al genere Brucella sono parassiti intracellulari facoltativi e sono bastoncelli Gram-negativi di tipo aerobico: essi furono scoperti dal Dr. David Bruce durante l'epidemia di febbre maltese che colpì le truppe inglesi stanziate a Malta nel 1887, infettando più di 1000 soldati. Egli riuscì infatti a isolare questi microrganismi dalla milza di 4 soldati morti in seguito al contagio dimostrando che tramite questi la malattia poteva essere trasmessa alle scimmie. In precedenza la sindrome che essa causa era nota con nomi diversi: nei bovini come "malattia di Bang", "aborto bovino contagioso", "aborto infettivo"; nell'uomo come "febbre di Malta", "febbre mediterranea", "febbre intermittente" e "febbre delle capre", tutti sinonimi riferibili alla febbre ondulante.
Questo tipo di batteri è in grado di infettare un grande numero di mammiferi causando aborti, sterilità e ridotta produzione di latte. Nei bovini sono frequenti infiammazioni a carico dell'endometrio e della placenta che spesso conducono all'aborto. Le Brucelle si localizzano frequentemente nel sistema linfatico, in special modo nei linfonodi prossimali rispetto alle ghiandole mammarie. Bovini e caprini spesso restano portatori e sono in grado di diffondere per periodi prolungati le Brucelle tramite il loro latte. I maiali infetti invece presentano invariabilmente batteriemie che possono persistere per parecchie settimane. In numerose specie la fonte principale per la disseminazione di questo organismo nell'ambiente è comunque la femmina che abortisce (Hendricks e Meyer, 1975).
Caratteristiche microbiologiche
Le Brucelle sono parassiti che si presentano come corti bacilli o coccobacilli Gram-negativi, delle dimensioni di 0.6-0.8 m, immobili, senza capsula, non sporigeni, disposti singolarmente, a coppie o in corte catenelle. Il genere Brucella comprende 6 biovars e diversi biotipi di cui 15 sono riscontrabili nell’ambito delle tre varianti biologiche maggiormente responsabili di patologie nell’uomo:
- B. melitensis (3 biotipi)
- B. abortus (7 biotipi)
- B. suis (5 biotipi)
- B. ovis
- B. neotomae
- B. canis
Le 6 biovars vengono distinte sulla base di caratteri colturali e biochimici quali:
- Crescita differenziale in presenza o meno di anidride carbonica e su terreni addizionati di tionina o di fucsina a varie concentrazioni
- Produzione di idrogeno solforato
- Attività ossidativa sugli amminoacidi
- Richiesta addizionale di CO2
- Agglutinabilità con i sieri monospecifici
- Tipizzazione fagica e una tipizzazione genetica basata sull’uso di sonde molecolari
In genere le Brucelle sono aerobie, però B. ovis e alcuni biovar di B. abortus (generalmente al primo isolamento) crescono in presenza di anidride carbonica al 5-10%. Hanno un metabolismo di tipo ossidativo, sono ossidasi e catalasi positive ad eccezione di B. ovis e B. neotomae che sono ossidasi negative. Riducono il nitrato e non utilizzano il citrato; sono rosso metile negative. Non elaborano tossine ed agiscono come patogeni intracellulari.
Crescono in terreni di coltura sintetici contenenti glucosio, cloruro di sodio, sostanze tamponanti come il tiosolfato di sodio ed il solfato di ammonio. Necessitano di alcuni fattori di crescita che entrano in gioco nel trasporto dei radicali monocarboniosi e tra questi l’acido nicotinico, l’acido pantotenico, la tiamina e la biotina. La crescita delle Brucelle è relativamente lenta infatti difficilmente si evidenziano colonie prima di 48 ore; in genere occorrono 2-3 giorni. Le colonie si presentano piccole, traslucide e pigmentate a superficie liscia “S” all’atto dell’isolamento (B. melitensis, B. abortus, B. suis, B. neotomae) anche se poi questo carattere può mutare dando colonie a superficie rugosa “R” (B. ovis, B. canis). La temperatura ottimale di crescita è di 37°C.
Le Brucelle resistono bene all'essiccamento ed alla putrefazione e possono sopravvivere fino a 3-4 mesi in alcuni alimenti (burro, vari tipi di formaggio). Sono invece inattivate dai comuni disinfettanti (formaldeide, fenolo, etc.), dal calore (a 65°C in 10-15 min. e a 72°C in 10 sec.) e dalla pastorizzazione.
Sintomi e terapia
I sintomi della brucellosi sono vari e simili a quelli dell’influenza, quindi febbre, mal di testa, mal di schiena e debolezza. Ma possono manifestarsi anche pericolose infezioni al sistema nervoso centrale e in alcuni casi si hanno cronicizzazioni, caratterizzate da febbri ricorrenti, stati di affaticamento, dolori alle articolazioni. Nei casi più gravi è necessario anche il ricovero ospedaliero. Anche così, esiste comunque il rischio di mortalità. Per fortuna, la percentuale di rischio è bassa, inferiore al 2 per cento.
Per quanto riguarda la prevenzione, a tutt’oggi non si hanno ancora vaccini per gli esseri umani, e il consiglio generale è quello di non consumare prodotti non pastorizzati. Mentre per chi svolge un lavoro a rischio è opportuno l’uso di guanti protettivi.
Incidenza
Sebbene la brucellosi umana sia una di quelle malattie a denuncia obbligatoria, in diversi paesi il numero dei casi segnalati non riflette appieno quello delle persone contagiate. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni anno la vera incidenza sia da 10 a 25 volte superiore a quella ufficiale.
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