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Istologia - Introduzione ed epiteli Appunti scolastici Premium

Appunti di anatomia e istologia su introduzione ed epiteli basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Procacci dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di Medicina e Chirurgia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Anatomia umana docente Prof. P. Procacci

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quando lo strato complessivo è molto ampio come, per esempio, nelle piante di mani e piedi. Se c’è contiene

un’altra evoluzione della cheratina, l’eleidina. Nello strato lucido sono presenti 1-2 strati di cellule con

membrana cellulare ispessita e prive di organuli.

IIIII: Strato corneo: costituisce il rivestimento superficiale, dove, nel progredire verso la superficie, le cellule

perdono nuclei e citoplasma per autofagocitosi, diventando squame di cheratina interconnesse.

E’ costituito da numero variabile di cellule pavimentose corneificate, cioè trasformate in lamelle cornee.

Queste lamelle non contengono il nucleo e non sono presenti gli organuli cellulari; il citoplasma è ripieno di

filamenti di cheratina fittamente stipati, mentre sul lato citoplasmatico della membrana cellulare involucrina,

filaggrina e locicrina si organizzano a formare un involucro cellulare corneificato che traforma le cellule in

lamelle cornee. Qui sono presente quindi esclusivamente squame, ovvero cellule morte. La sua altezza è

legata al tipo di epidermide, molto alta per quando riguarda il palmo e i polpastrelli, meno per le palpebre.

Le squame si connettono tra loro formando una sorta di intreccio, chiamato ortocheratosi. Le squame sono

idrorepellenti in quanto rivestite di lipidi idrorepellenti prodotti nello strato granuloso. Questi complessi

fenomeni maturativi sono dovuti a processi di attivazione genica multipla che sono spesso oggetto di

mutazioni geniche e malattie anche gravi, come l’ittiosi.

3. Uretra maschile (pluristratificato cubico)

4. Vescica, EPITELIO DI TRANSIZIONE: l’epitelio di transizione, stratificato, che riveste la vescica urinaria,

possiede cellule superficiali arrotondate o a cupola con due caratteristiche insolite.

Le cellule superficiali possiedono membrane specializzate e sono in grado di resistere agli effetti ipertonici

dell’urina, proteggendo le cellule sottostanti da questa soluzione tossica, Le cellule dell’epitelio di transizione

sono anche in grado di aggiustare i loro rapporti reciproci a mano a mano che la vescica si riempie e la sua

parete si distende.

Hanno una membrana a

fisarmonica, e questo è ciò che

permette il rigonfiamento;

spesso sono binucleate. La sua

struttura rende una barriera al

contempo impermeabile ed

estensibile.

Ci sono tre strati di cellule:

I. Cellule a ombrello:

costituiscono lo strato più

esterno e ricoprono quelle del

secondo strato;

II. Cellule a pera/piriformi:

costituiscono lo strato

intermedio;

III. Cellule basse: costituiscono lo

strato più interno.

Vescica piena: cellule piatte. Quelle a ombrello e quelle a pera diventano piatte.

Vescica vuota: cellule bombate. Le cellule a ombrello e quelle a pera si rigonfiano.

16

2.2 LE SPECIALIZZAZIONI

Le membrane plasmatiche delle cellule epiteliali possono contenere una varietà di strutture specializzate che

consentono di svolgere funzioni specifiche di barriera e di trasporto.

 Le superfici

1. Superfici apicali delle cellule, dette anche luminali, adluminali o apicali, sono quelle membrane

plasmatiche delle cellule epiteliali rivolte verso l’ambiente esterno o verso un lume viscerale. Esse

possono presentare tre tipi di specializzazioni: ciglia, microvilli e stereociglia.

2. Superfici basali delle cellule, è la superficie che si trova a contatto con la matrice della membrana

basale tramite vari complessi adesivi, tra cui giunzioni focali, legati al citoscheletro di actina ed

emidesmosomi, i quali sono legati al citoscheletro con filamenti intermedi. La membrana/lamina

basale è quella specializzazione della matrice extracellulare cui aderiscono gli epiteli.

3. Superfici di contatto tra le cellule, dette superfici laterali, sono connesse tra loro da giunzioni

intercellulari (o giunzioni cellula-cellula), che sono specializzate e uniscono le cellule a formare strati

continui e molto compatti. 1

Tutte le giunzioni intercellulari sono costituite da due componenti: proteine di adesione

2

transmembrana che interagiscono con proteine analoghe poste sulle cellule adiacenti e complessi

adattatori che si legano ai domini intracellulari delle proteine transmembrana, ancorandole al

citoscheletro.

I. Giunzioni occludenti/giunzioni strette/tight junctions questi complessi adesivi bloccano il

passaggio di molecole tra cellule adiacenti. Queste giunzioni formano una sorta di cintura continua

attorno alla cellula, nota anche come zonula occludens.

 1

II. Giunzioni ancoranti qui ci sono giunzioni cellula-cellula, a cui appartengono le giunzioni 2

aderenti (zonulae adherentes o giunzioni intermedie) e i desmosomi (maculae adherentes) e

giunzioni cellula-matrice, a cui appartengono gli emidesmosomi e le giunzioni focali.

Negli epiteli colonnari semplici, queste giunzioni formano una fascia nei pressi della superficie

apicale, chiamata fascia adherens. costituiscono

III. Giunzioni comunicanti/gap junctions/giunzioni serrate/nexus canali tra le

membrane plasmatiche di cellule adiacenti per lo scambio di piccole molecole.

 Le ciglia: sono strutture mobili che si proiettano dalla superficie apicale di alcune cellule epiteliali, in

particolare delle cellule che rivestono le vie genitali femminili e le vie respiratorie. Le ciglia battono

con un ritmo sincrono, simile a un’onda, muovendo lo strato superficiale di muco o fluido in un’unica

direzione. m

Le ciglia sono lunghe fino a 10 (fino a metà dell’altezza delle cellule da cui si proiettano);

Una singola cellula epiteliale può avere fino a 300 ciglia, di solito di lunghezza simile (eccezione

costituita dalle cellule dell’epitelio sensoriale dell’orecchio).

Ogni ciglio è rivestito da un’evaginazione della membrana plasmatica e contiene un complesso

sistema micro tubulare; lo scheletro infatti è organizzato a formare una tipica struttura 9+2, con 9

coppie di microtubuli periferici, che circondano un doppietto centrale.

Il movimento delle ciglia è permesso dallo scorrimento di ciascun doppietto di microtubuli rispetto a

quelli adiacenti, prima in una direzione e poi nell’altra; l’energia per il processo è fornita dall’idrolisi

dell’ATP, catalizzata dalla dineina.

Sono quindi strutture apicali mobili.

Nelle vie respiratorie, il muco intrappola i detriti presenti nell’aria inspirata; le ciglia muovono quindi

il muco verso la gola, dove viene deglutito, mantenendo così le vie aeree pulite.

Nelle tube uterine, l’azione cigliare sposta l’oocita dall’ovaio all’utero.

Nei ventricoli cerebrali, le ciglia presenti sulla superficie apicale delle cellule dell’ependima comune

agiscono sul movimento del liquido cerebrospinale.

17

 I microvilli: sono piccole estroflessioni digitiformi della membrana plasmatica luminale; essi sono

presenti in molti epiteli, in particolare in quelli specializzati nell’assorbimento, dove la loro presenza

può aumentare la superficie rivolta al lume fino a 30 volte.

m

I microvilli sono lunghi solo 1-2 e sono quindi molto corti in rapporto all’altezza della cellula,

caratteristica marcatamente in contrasto con quella delle ciglia.

Nell’intestino tenue e nei tubuli renali prossimali, ciò fa sì che essi possano essere osservati in

microscopia ottica, in quanto vanno a formare una particolare struttura chiamata orletto strato o

orletto a spazzola.

Sono strutture apicali immobili.

 Le stereociglia

: le stereociglia sono microvilli estremamente lunghi, circa 30m, e facilmente

evidenziabili.

Si trovano in piccolo numero in alcune parti del sistema riproduttivo maschile, come nell’epididimo e

nell’orecchio medio. Possiedono uno scheletro di actina e si ritiene che facilitino i processi di

assorbimento, per esempio, nell’epididimo.

2.3 I TIPI DI EPITELI

Ne sono identificabili quattro tipi:

1. Epiteli di rivestimento: rivestono delle superfici che possono essere sia superfici esterne sia superfici

interne (come la cavità della bocca e l’esofago..).

Il loro ruolo principale, ma non unico, è quello di rivestire le superfici.

2. Epiteli ghiandolari: sono difficili da studiare, le sue cellule hanno come compito principale quello di

produrre dei secreti.

3. Epiteli sensoriali: sono epiteli che sanno recepire degli stimoli, chimici e fisici.

Un esempio di stimolo chimico è la recezione del gusto, come il sapore amaro.

Un esempio di stimolo fisico sono le onde sonore, come il rumore.

18

Sono epiteli che recepiscono, ma NON sono in grado di rielaborare; per farlo occorre un collegamento con

delle cellule nervose.

4. Epiteli particolarmente differenziali: sono epiteli che danno luogo a strutture anche molto particolari, come

lo smalto dei denti, e si sviluppano già in fasi embrionali.

2.3.1 EPITELIO DI RIVESTIMENTO

Ha come ruolo principale quello di rivestire le superfici, esterne o internet, che comunicano/non comunicano

con l’esterno.

Sono classificati in base a:

- Forma delle cellule che li compongono: possono essere cellule pavimentose/squamose, cubiche, o

cilindriche/batiprismatiche/colonnari.

Per convenzione, negli epiteli stratificati, è la forma delle cellule dello strato più esterno che dà il

nome all’epitelio.

- Numero degli strati: un epitelio è formato da un singolo strato di cellule è chiamato epitelio semplice

o monostratificato, mentre un epitelio formato da due o più strato è denominato epitelio composto

o pluristratificato.

- Presenza di particolari specializzazioni della superficie, come ciglia, microvilli o accumulo di cheratina.

Aspetti caratterizzanti:

 1

L’epitelio può avere funzione protettiva ;

Le lamine cellulari possono essere fatte da un solo strato di cellule o da più strati sovrapposti. Se c’è

un solo strato l’epitelio sarà molto debole, se invece ce ne sono più d uno l’epitelio sarà più

resistente. Un esempio è l’epidermide, che ha il compito di difenderci;

 In alcune cavità, come l’intestino, le offese meccaniche (usura) non sono presenti e non è quindi

necessario più di uno strato. Le cellule dello stomaco sono però in grado di assorbire, hanno quindi

2

funzione assorbente ;

 3

In altri casi le cellule, oltre che ad avere funzione di protezione, hanno funzione secernente ,

producono cioè sostanze utili all’organismo;

 4

La quarta funzione delle cellule è la funzione di scarto , sono infatti in grado di espellere materiali

non più utili all’organismo;

 Sono epiteli innervati; se sfioro l’epidermide, per esempio, ho una sensazione tattile e questo perché

ci sono terminazioni nervose;

 Non ci sono vasi sanguigni, NON sono quindi vascolarizzati.

La mancanza di vascolarizzazione è motivata da un connettivo situato (sempre) sotto gli epiteli di

rivestimento, che è ricco di vasi; non essendo vascolarizzati, gli epiteli di rivestimento vengono nutriti

tramite la lamina basale, che fa da filtro al materiale proveniente dl connettivo, dove sono

indispensabili le reti vascolari.

 Sono cellule molto vicine (fittamente stipate); di conseguenza tra di esse c’è poca sostanza

intercellulare. 19

Se lo strato di cellule è molto sottile è consentito il passaggio di liquidi, gas e, se necessario, cellule,

che oltrepassano le cellule piatte.

 Hanno sempre una parte rivolta verso l’esterno, che è una superficie libera;

 A separare il tessuto connettivo e l’epitelio di rivestimento è presente una specie di tappeto detto

membrana basale.

 Le cellule sono organizzate in strati che ricoprono la superficie esterna o tappezzano le cavità

corporee. Essi sono classificati in base al numero degli strati cellulare e alle caratteristiche

morfologiche dello strato superficiale.

CUTE: Epitelio di rivestimento (epidermide, che è asciutta normalmente, bagnata col sudore tramite le

ghiandole) + connettivo sottostante (derma)

MUCOSA: Epitelio di rivestimento umido ( come la bocca, bagnata dalla ghiandole salivari), che riveste le

cavità in comunicazione con l’esterno + connettivo sottostante (tonaca propria/lamina propria)

SIEROSA: cavità del corpo che non è in comunicazione con l’esterno; epitelio di rivestimento (mesotelio) +

connettivo sottostante lasso.

Un esempio è la cavità intestinale, dove ci sono i visceri.

CONNETTIVO: può essere denso o lasso; quello denso è quello abbastanza consistente, ma deformabile

(esempio: cuoio), mentre quello lasso è molle e gelatinoso ed è dove vengono fatte le iniezioni, perché sono i

luoghi più ricchi di acqua.

Altre caratteristiche:

- Superficie apicale: è la superficie libera, in alto

Superficie laterale: è la superficie con cui le cellule si accostano l’une con le altre

Superficie basale: è quella con cui le cellule poggiano sulla membrana basale

- Specializzazioni: a volte ne sono provviste. Le specializzazioni sono qualcosa in grado di migliorare la

funzione dell’epitelio.

Sono specializzazioni le ciglia (apicali), le giunzioni (laterali) e gli emidesmosomi (basali)

- Ci sono delle giunzioni che tengono il tutto ben saldo. Le cellule epiteliali sono infatti connesse tra

loro da una varietà di giunzioni intercellulari, che forniscono resistenza e solidità al tessuto e

mediano lo scambio di informazioni e metaboliti.

- Polarità morfologica – funzionale: a volte ne sono provviste. Il Golgi si trova più in alto all’interno

dell’epitelio, mentre il REG sta più in basso. Dai vasi escono i nutrienti, che, una volta passata la

lamina arrivano alla cellula. Da sotto vengono assorbiti questi nutrienti, che vengono passati poi al

REG, che fa la sintesi proteica. Il Golgi perfeziona questa sintesi e, dall’apice, vengono buttati poi

fuori i materiali elaborati.

- Vita breve: gli epiteli hanno vita breve perché fanno un continuo rinnovamento. Un esempio sono

l’epidermide e l’intestino, che hanno un rinnovamento di pochi giorni.

20

2.3.2 GLI EPITELI GHIANDOLARI

Si definiscono epiteli ghiandolari quelli coinvolti primariamente in un’attività secretoria; essi sono spesso

organizzati in strutture anatomiche distinte chiamate ghiandole. Le ghiandole derivano embriologicamente

da invaginazioni di un epitelio di rivestimento, tramite proliferazione cellulare ed espansione dell’epitelio nel

contesto dei tessuti sottostanti. Quando le ghiandole rilasciano il proprio prodotto in modo continuo e

indipendente da un segnale si parla di via secretoria costitutiva, altrimenti è di secrezione regolata.

Le ghiandole si possono quindi sviluppare sia dall’epitelio che riveste la cute, sia dagli epiteli che rivestono

internamente gli organi cavi.

Alcuni tessuti ghiandolari rimangono connessi all’epitelio di rivestimento da cui derivano, tramite un sistema

ramificato di dotti; tali ghiandole riversano quindi il loro prodotto di secrezione verso l’esterno

dell’organismo o all’interno di cavità comunque connesse all’ambiente esterno e vengono pertanto chiamate

1

ghiandole esocrine.

2

Si dicono invece ghiandole endocrine quelle che hanno perduto la loro connessione con l’epitelio di

rivestimento dal quale sono derivate; esse rilasciano dunque le loro secrezione dello spazio extracellulare, da

dove drenano nel circolo sanguigno.

Nelle ghiandole le unità secernenti, insieme ai dotti, costituiscono il parenchima; mentre il connettivo

interstiziale o stroma, ben vascolarizzato e innervato, ha una funzione trofo-meccanica (nutrimento e

sostegno). l'adenomero di norma si trova sempre ad un'estremità del dotto. Come tutti i tipi di epitelio, anche quello

ghiandolare non è vascolarizzato, infatti i vasi sanguigni e i nervi decorrono all'interno dei setti connettivali di ciascuna

ghiandola, nutrendo sia il connettivo che lo stesso epitelio. Le grandi ghiandole sono avvolte da una capsula di tessuto

connettivo fibroso denso dalla cui superficie interna si dipartono setti connettivali che suddividono l'epitelio

ghiandolare interno in lobi (setti interlobari). A loro volta i setti interlobari si suddividono in ramificazioni più sottili

(setti interlobulari) che dividono la ghiandola in lobuli. Ogni lobulo contiene al suo interno cellule epiteliali ghiandolari

suddivise da una sottilissima rete di fibre di tessuto connettivo reticolare, il connettivo stromale. I dotti, com'è stato

specificato, decorrono all'interno dei setti connettivali. Partendo dalle cellule ghiandolari si distinguono i sottili

condottini intercalari che defluiscono nei dotti intralobulari, che si trovano all'interno del lobulo, i quali a loro volta si

riversano nei dotti interlobulari, situati tra i lobuli e quindi all'interno di ciascun lobo, ed infine nei dotti lobari, che

raccolgono tutta la secrezione di un lobo. Nelle ghiandole salivari si riscontra il dotto striato, che è interposto tra i

21

condotti intercalari e il dotto intralobulare. La striatura del dotto striato è dovuta alle invaginazioni della membrana

plasmatica nel polo basale della cellula (quello opposto al polo apicale, che è a contatto con il dotto), nelle quali sono

allineati i mitocondri, esse permettono un migliore trasporto di acqua e ioni. Le cellule che rivestono i dotti sono di

tipo pavimentoso semplice per i condotti intercalari, cubico semplice per i condotti intralobulari e interlobulari,

cilindrico semplice o pseudo-stratificato per i condotti lobari. Un singolo dotto è generalmente rivestito da un singolo

strato di cellule con un nucleo tondeggiante in posizione centrale, ma vi sono dotti di grande calibro rivestiti da due o

.

tre strati di cellule

1. LE GHIANDOLE ESOCRINE

N° di cellule unicellulari intraepiteliale

pluricellulari localizzazione extraepiteliale (intraparientale, extraparietale)

qualità del secreto (sierose, mucose, miste)

modalità di secrezione (merocrina, apocrina, alocrina)

forma dell’adenomero (tubulare, acinoso, alvelolare)

comportamento del dotto escretore (semplice, composto)

Nelle ghiandole esocrine sono distinguibili un adenomero, o porzione secernente, il quale contiene le cellule

responsabili del processo secretorio e i dotti escretori, che conducono il secreto all’esterno della cellula.

Ghiandole unicellulari: la ghiandola esocrina più semplice è formata da una singola cellula inserita all’interno

di un epitelio di rivestimento, la cellula mucipara calciforme.

Ognuna di queste cellule lavora indipendentemente dalle compagne (se ce ne sono); sono cellule con

mucinogeno che, a contatto con l’acqua, diventa muco.

Sono cellule individuali, capaci di lavorare nel contesto di un epitelio, hanno un’evidente capacità

morfologica funzionale.

Il nucleo si trova alla base, che poggia sulla lamina basale. Sotto il nucleo c’è un reticolo granulare, che serve

a fare una sintesi proteica di quello che sarà poi il secreto. Sopra al nucleo c’è il complesso di Golgi, nel quale

il passaggio è indispensabile perché le ghiandole mucipare producono secreto glicoproteico.

Il secreto può accumularsi nella parte apicale e viene riversato dalla parte apicale, in modo tale che sulla sua

superficie, i granuli che contengono il mucinogeno, cioè in grado di produrre secreto che, a contatto con

l’acqua, diventa appunto muco.

L’addensamento del secreto è ciò che porta alla forma calciforme, ovvero una forma più stretta alla base e

una superficie più ampia in alto.

Sono cellule presenti lungo le vie digerenti, le vie

respiratorie/aerifere e lungo le vie genitali femminili (tube

uterine e epitelio di rivestimento dell’utero)

Le Ghiandole pluricellulari sono quelle ghiandole che sono

composte da più di una cellula e possono essere così

classificate:

 Localizzazione; possono essere di due tipologie,

intraepiteliali o extraepiteliali. 22

1

Per quanto riguarda le ghiandole intraepiteliali, si parla di ghiandole intraepiteliali quando il gruppo di

cellule che si è formato resta compreso nell’epitelio di rivestimento senza scendere nel connettivo. Sono

ghiandole piuttosto rare, trovabili nelle vie respiratorie, come nella mucosa nasale, nella laringe e nell’uretra.

Essendo ghiandole molto piccole non hanno dotti escretori.

2

Per quanto riguarda le ghiandole extraepiteliali, si parla di ghiandole extraepiteliali nel momento che queste

ghiandole scendono nel connettivo. Queste ghiandole possono essere intraparietali o extraparietali.

Se la ghiandola si è formata scendendo di poco nel tessuto connettivo sottostante, in particolare solo nella

lamina propria, restando compresa nello spessore dell’intestino, si parla di ghiandola extraepiteliale, ma

intraparietale, perché resta nello spessore dell’intestino.

I. Se le ghiandole scendono di poco sono ghiandole intraparietali coriali;

II. Se le ghiandole scendono fino alla sottomucosa, sono ghiandole intraparietali di sottomucosa, come le

ghiandole dell’esofago, dell’intestino, della trachea e le ghiandole dello stomaco (gastriche)

III. Se le ghiandole escono dalla parete dell’intestino, si tratta di ghiandole extraparietali, che riversano il

secreto nel lume dell’organo di appartenenza. Sono, per esempio, le ghiandole salivari, quelle del pancreas e

quelle del fegato.

 Qualità del secreto

La qualità del secreto può essere di tre tipologie, che sono valutabili tramite

colorazione.

Il primo tipo è un secreto sieroso, che proviene da ghiandole sierose.

Questa tipologia di ghiandole hanno varie caratteristiche, tra cui una forma a

piramide, un citoplasma e un secreto colorato, un nucleo tondo sito nei 2/3

inferiori della cellula, una polarità morfologica funzionale, il secreto nella parte

apicale, una secrezione di tipo merocrina e una secrezione acquosa che

contiene enzimi.

Il secondo tipo è un secreto mucoso, le cui cellule hanno forma cubica, un

citoplasma chiaro a causa del muco, un secreto glicoproteico (e quindi un

grande apparato di Golgi), nuclei appiattiti e schiacciati molto colorabili,

polarità morfologica funzionale e secrezione merocrina.

La mucina è il secreto, denso e viscoso, ricco di glicosamminoglicani,

proteoglicani e glicoproteine, dopo la secrezione si idrata diventando sostanza

con funzione lubrificante e protettiva delle superfici epiteliali.

Il terzo tipo è un secreto misto, dove sono presenti entrambi i due secreti

precedentemente elencati, sempre con secrezione merocrina. In questo caso

gli adenomeri presentano una porzione tubulare mucosa riconoscibile per la

pallida colorazione, ed una porzione acinosa sierosa che appare più

intensamente colorata, con una forma a semiluna detta semiluna di Giannuzzi .

 Modalità di secrezione

La modalità di secrezione può essere di tre tipi diversi.

Possiamo avere una secrezione merocrina, che è un processo in cui l’epitelio ghiandolare rimane

completamente integro dopo aver eliminato il prodotto secretorio. La secrezione merocrina avviene

essenzialmente per esocitosi, non comporta grandi variazioni nelle cellule ed è la forma più comune di

secrezione; il prodotto secretorio è costituito solitamente da una soluzione di elettroliti e proteine.

Un secondo tipo è la secrezione apocrina, che porta al rilascio di una parte consistente del citoplasma della

cellula secernente, comprendente intere vescicole di secrezione o gocce lipidiche contenute nel citoplasma;

ciò comporta quindi una visibile variazione dal punto di vista di grandezza. Questa è una modalità di

secrezione poco conosciuta dal punto di vista molecolare; si osserva nella ghiandola mammaria, in alcune

ghiandole sudoripare e nelle ghiandole uterine. 23

Infine possiamo avere la secrezione olocrina, la quale implica il rilascio dell’intero contenuto citoplasmatico

delle cellule secretorie, associato alla morte delle stesse per apoptosi. Le cellule verranno quindi sostituite,

mano a mano, da cellule staminali poste nello strato più basso. In pratica, l’intera cellula ghiandolare

rappresenta il prodotto di secrezione. Questa modalità interessa comunemente la ghiandole sebacee e

abbiamo un secreto di tipo lipidico.

 Forma dell’adenomero:

Normalmente gli adenomeri sono fatti

da un unico strato di cellule, che

poggiano con la parte basale sulla

membrana basale e che hanno la

superficie apicale che si affaccia nel

lume dell’adenomero.

Può essere di tre tipologie.

E’ possibile avere una secrezione dove

l’adenomero ha forma tubulare;

questo tipo di adenomero è

tridimensionalmente un tubo con il

lume all’interno e le cellule delimitano

un piccolo lume all’interno. Una variante della tubulare è la glomerulare, in cui gli adenomeri tubulari hanno

un decorso lungo e convoluto.

L’adenomero può avere poi forma acinosa, nella quale le cellule sono disposte tridimensionalmente in modo

tale da dare la forma di un acino. Le cellule sono disposte a dare un lume poco visibile, che per questo

motivo è spesso detto virtuale.

Infine, può avere forma alveolare, dove le cellule assomigliano sempre ad acini, ma hanno un lume molto

visibile.

 Comportamento del dotto escretore

Il dotto escretore può essere principalmente di due tipi.

Il primo tipo è quello del dotto escretore semplice, che può essere singolo o ramificato. In entrambi i casi il

condotto escretore è uno solo e, nel caso dei ramificati, a ramificarsi è l’adenomero.

Il secondo tipo presenta invece un dotto escretore composto, dove le ghiandole hanno tanti condotti

escretori di calibro diverso. E’ una specie di albero a testa in giù.

ESEMPI DI GHIANDOLE ESOCRINE

 Intestino tenue: l’intestino tenue è il sito del completamento della digestione, dell’assorbimento dei

nutrienti e della secrezione endocrina.

Nell’intestino sono presenti i villi intestinali, che sono delle estroflessioni della mucosa, che si

proiettano entro il lume. Nel duodeno essi sono conformati a foglia, ma diventano gradualmente

digitiformi andando verso l’ileo. I villi sono rivestiti da un epitelio colonnare semplice, costituito da

cellule assorbenti e da cellule mucipare calciformi.

Tra i villi sono presenti i piccoli orifizi di ghiandole tubulari corte, dette cripte intestinali o cripte di

Lieberkuhn. L’epitelio di ciascun villo si continua con quello delle ghiandole interposte, le quali

contengono cellule assorbenti in coso di differenziazione, cellule calciformi mucipare, cellule del

Paneth, cellule enteroendocrine e cellule staminali, le quali danno origine alla altre cellule.

- Cellule assorbenti/enterociti, sono cellule colonnari alte, dotate di un nucleo ovale situato nella

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metà basale. In corrispondenza di ciascun enterocito è presente uno strato omogeneo, denominato

orletto striato (o a spazzola).

- Celule calciformi, sono cellule disperse tra le cellule assorbenti. Sono meno abbondanti nel

duodeno e più numerose nell’ileo. Esse producono le mucine, glicoproteine che sono idratate e

associate tra loro mediante legami trasversali per formare il muco, la cui funzione principale è di

proteggere e lubrificare il rivestimento intestinale.

- Cellule endocrine/enteroendocrine, presenti in numero variabile lungo l’intero corso dell’intestino

tenue, secernono vari peptidi, rappresentando una parte del sistema neuroendocrino diffuso.

- Cellule rigeneranti/staminali

- Cellule del Paneth, localizzate nella porzione basale delle cripte intestinali, di sotto delle cellule

staminali, sono cellule esocrine contenenti nel loro citoplasma apicale cospicui granuli secretori. I

granuli delle cellule del Paneth vanno incontro a esocitosi rilasciando il lisozima, la fosfolipasi e i

peptidi idrofobici, tutti i composti in grado di legarsi e di danneggiare le membrane dei

microrganismi e le pareti dei batteri.

Per quanto riguarda le cripte del Lieberkuhn non è visibile un condotto escretore, perché il secreto è

prodotto dall’insieme di cellule.

 Intestino crasso: qui mancano le cellule del Paneth; per quanto riguarda il resto si hanno sempre le

Cripte del Lieberkuhn e tubulari semplici.

 Ghiandola sudoripara: unico esempio di ghiandole tubulo-glomerulari semplici; ognuna di queste

ghiandole consiste di un singolo tubulo, strettamente raggomitolato in tre dimensioni; in ciascun

piano di sezione si possono osservare alcuni tratti della ghiandola. Le ghiandole sudoripare hanno

una porzione distale secretoria formata da epitelio cubico semplice, che si continua in un tratto

prossimale non secernente, rivestito da epitelio cubico stratificato. Sono le uniche con uno strato

bicellulare. Non è semplice far uscire il sudore, servono infatti cellule contrattili per far uscire il

sudore; per questo le porzioni secretorie di alcune ghiandole esocrine sono circondate da cellule

contrattili che si collocano tra le stesse cellule secernenti e la membrana basale sottostante. Il

meccanismo di contrazione di queste cellule è simile a quello delle cellule muscolari lisce, per questo

prendono il nome di cellule mioepiteliali.

Le ghiandole composte:

- Sono avvolte da una capsula connettivale perché sono molto grandi; questa capsula sei spinge dentro

dividendo la ghiandola in lobi, al cui interno ci sono i lobuli.

- Sono riccamente vascolarizzate e innervate, in quanto ci sono vasi e nervi nel connettivo.

- Hanno, attorno ai singoli adenomeri, una lamina basale.

2. LE GHIANDOLE ENDOCRINE

Le ghiandole endocrine hanno la comune caratteristica di aver perso qualsiasi forma di contatto con

l’epitelio da cui si sono originate. Infatti, a differenza delle ghiandole esocrine sono prive di dotti

escretori, per cui, i loro prodotti di secrezione, denominati ormoni, vengono rilasciati nei sottili spazi

extracellulari e da qui convogliati nel torrente circolatorio, passando attraverso i capillari sanguigni. Le

ghiandole endocrine sono la fonte di molti di questi ormoni, che sono messaggeri chimici, implicati nei

processi di segnalazione extracellulare a distanza; gli organi a cui sono diretti questi messaggeri chimici

sono chiamati bersaglio. Questi ormoni, anche se sono molto diluiti nel sangue (4/5 litri) riescono ad

essere catturati dagli organi bersaglio, che hanno dei recettori altamente specifici per degli specifici

ormoni. Se le ghiandole endocrine hanno la necessità di riversare un ormone nel circolo sanguigno,

significa che le cellule endocrine hanno uno stretto rapporto con i capillari.

La parete endoteliale del capillare deve essere vicino alla ghiandola, in modo tale che l’ormone possa

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entrare in circolo ed essere distribuito. La cellula endocrina possiede pori vascolari, che sono a contatto

con i capillari sanguigni. Questi capillari sono detti fenestrati o sinusoidali, perché hanno un decorso

tortuoso con delle aperture che favoriscono l’entrata degli ormoni. Il connettivo di queste ghiandole è

molto sottile e serve solo per sostenere i vasi e le cellule, è infatti un connettivo di sostegno.

 Modalità di azione

1. Secrezione endocrina: il messaggero chimico, destinato ad agire su cellule bersaglio distanti dal luogo

della sua sintesi, viene immesso nel torrente circolatorio. Per questo motivo le cellule a secrezione

endocrina sono sempre localizzate nelle vicinanze di capillari sanguigni.

2. Secrezione paracrina: è la secrezione nella quale gli ormoni sono in grado di agire nelle immediate

vicinanze rispetto al punto in cui viene emesso il messaggero chimico; l’ormone diffonde quindi in cellule

vicine, provviste di recettori;

3. Secrezione autocrina: è un caso limite, le cellule che producono l’ormone si autoregolano.

 Tipo di ormoni

In base alla loro composizione chimica gli ormoni possono essere suddivisi in vari gruppi:

- ormoni proteici e glicoproteici: sono i più comuni, per esempio insulina, glucagone e prolattina.

- ormoni derivati da amminoacidi, ammine biogene: sono ormoni a basso peso molecolare, come

adrenalina e tiroxina.

- ormoni steroidei e derivati da acidi grassi: sono un esempio il testosterone, gli estrogeni e gli ormoni

corticosurrenali.

 Numero di cellule

Il sistema endocrino è formato da ghiandole localizzate in diversi punti dell’organismo e da cellule isolate

distribuite nel tessuto epiteliale o nel connettivo.

Si distinguono:

1. Ghiandole endocrine pluricellulari: sono la maggior parte, sono costituite tutte da parenchima, che

svolge un ruolo specifico e da uno stroma, fatto di connettivo e che sostiene le cellule. Nell’insieme

costituiscono lo stroma secernente. Sono rappresentate da ipofisi, epifisi, tiroide, paratiroidi, isolotti

pancreatici, surrenali.

2. Ghiandole endocrine unicellulari: costituite da elementi che differiscono fra loro per molti aspetti, ma

che possono essere raggruppati in un unico sistema chiamato Sistema Endocrino Diffuso o sistema APUD

grazie alle seguenti caratteristiche comuni: assunzione di amminoacidi e loro trasformazione nelle

corrispondenti ammine, produzione di secreti di natura polipeptidica, origine embrionale dalla cresta

neurale. Nell’apparato digerente servono a sincronizzate l’attività secretoria all’arrivo dei cibi nei vari

distretti del tubo digerente.

Sono solo qualche decina.

 In base all’organizzazione istologica

Gli elementi morfologici che costituiscono le ghiandole endocrine sono: le cellule secernenti, la ricca rete

di capillari con apio lume ed endotelio fenestrato, che per il loro andamento sinuoso vengono chiamati

sinusoidi, e la trama connettivale di sostegno. L’organizzazione istologica di questi elementi consente

una suddivisione delle ghiandole endocrine in:

1. Ghiandole interstiziali: sono localizzate negli interstizi, cioè negli spazi tra le strutture di un organo;

possono essere singole o lavorare in gruppetti. 26 ESEMPIO: TESTICOLO

Nel testicolo, il tessuto connettivo che

riempie gli spazi compresi tra i tubuli

seminiferi accoglie oltre a nervi, basi

sanguigni e linfatici e cellule tipicamente

connettivali a funzione endocrina,

denominate cellule interstiziali o cellule

del Leydig.

Queste cellule iniziano a funzionare

durante la pubertà, producendo un

ormone tipicamente maschile: il

testosterone, che è un ormone

mascolinizzante, che nel feto determina il

differenziamento embrionale dei genitali

maschili e, a partire dalla pubertà, la comparsa dei caratteri sessuali secondari, come il timbro della voce,

le masse muscolare, la crescita dei peli e della barba. Questo ormone agisce anche sui tubuli seminiferi,

portando alla produzione di spermatozoi e per fare ciò è necessario che il testosterone sia presente in

alte concentrazioni.

La sintesi del testosterone, durante la vita intrauterina, è sotto il controllo dell’ormone gonadotropo

placentare che, tramite il circolo materno, raggiunge il feto, mentre dalla pubertà è l’ormone

luteinizzante (LH) prodotto dall’ipofisi. Queste cellule sono gruppi senza capsula site negli interstizi.

I mitocondri, impegnati nella sintesi del testosterone, hanno creste tubulari, che sono delle creste

rotonde, invece di laminari).

2. Ghiandole cordonali, dette anche a cordoni, sono cellule organizzate appunto a cordoni, che a volte si

arrotolano e sono quindi dette a nidi, e a volte si organizzano formando gruppetti disseminati e

delimitati da un sottile reticolato di fibre e sono quindi dette isole.

ESEMPIO: ISOLE DI LANGERHANS,

cordonali a isola (pancreas endocrino)

Sono isole site nel parenchima

pancreatico esocrino, immersi in modo

agglomerato e compatto a formare

raggruppamenti di cellule endocrine,

circondati da connettivo, che si

distribuiscono nel parenchima di un

organo ghiandolare esocrino.

Le isole di Langerhans sono costituite da

quattro tipi di cellule, caratterizzate dalla

produzione di specifici ormoni:

,

- Cellule producenti INSULINA,

costituiscono circa il 75%. L’insulina serve

per abbassare il livello di glicemia. Chi ne

manca è affetto da diabete. L’insulina ha un’azione ipoglicemizzante, ovvero contribuisce

all’abbassamento della concentrazione di glucosio nel sangue.

,

- Cellule producenti GLUCAGONE, costituiscono circa il 15%. Il glucagone è utile nei momenti di

digiuno . Ha un’azione iperglicemizzante, in quanto aumenta la concentrazione del glucosio nel sangue.

, 

- Cellule producenti SOMATOSTATINA, costituiscono circa il 5%. La somatostatina regola le cellule e

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 tramite un’azione esercitata localmente e quindi paracrina.

_ Cellule F, producenti PEPTIDE PANCREATICO, costituiscono circa il 5%, sono localizzate anche al di fuori

degli isolotti e regolano il rilascio di enzimi da parte delle cellule esocrine.

ESEMPIO: IPOFISI, cordonali a

nidi:

L’ipofisi, o ghiandola pituitaria, è

una ghiandola endocrina di

primaria importanza. Pesa circa

½ di grammo e ha un diametro

di circa 1 cm, è situata alla base

del cervello, adagiata in una

cavità ossea alla base del cranio

(la sella turcica dell’osso

sfenoide).

Nella ghiandola si distinguono

un lobo anteriore, detto

adenoipofisi e un lobo

posteriore, detto neuroipofisi,

che hanno differenti origini

embriologiche, funzioni e

meccanismi di controllo.

La secrezione dei maggiori ormoni pituitari è controllata dall’ipotalamo, che a sua volta è sotto

l’influenza di stimoli nervosi provenienti dai centri superiori encefalici. Il controllo è dovuto

principalmente a un meccanismo a feedback (o a retroazione) da parte dei tessuti bersaglio degli ormoni

ipofisari che, a loro volta, secernono molecole capaci di regolare a sintesi degli ormoni ipofisari stessi.

L’ipofisi anteriore deriva dall’ectoderma del palato embrionale (tasca di Rathke), mentre l’ipofisi

posteriore deriva da un’evaginazione del pavimento del diencefalo (ipotalamo), a cui rimane unita

attraverso il peduncolo ipofisario.

Gli ormoni prodotti da questa ghiandola controllano l’attività di molti altri organi.

 Tiroide: controllata dalle cellule tireotrope, che rilasciano l’ormone tireostimolante TSH, importante

per favorire il rilascio di T e T da parte della tiroide. La produzione è controllata dal thyotropin releasing

3 4

hormone (THR), che è il fattore di rilascio ipotalamico che controlla la sua produzione.

Le cellule tireotrope sono cellule poco numerose, rappresentano infatti solo il 5% del totale e si trovano

nella parte antero-mediale della ghiandola.

 Ghiandole mammarie: controllate dalle cellule mammotrope o lattotrope, che secernono prolattina

PRL, che nei mammiferi induce la secrezione del latte da parte della ghiandola mammaria. Due fattori

ipotalamici, uno di stimolazione (prolactin releasing hormone, PRH) e uno di inibizione (prolactin

inhibiting hormone, PIH), ne regolano la secrezione.

Rappresentano fino al 20% della massa dell’ipofisi anteriore.

 Corticale del surrene: controllata dalle cellule corticotrope, che producono l’ormone corticotropo

(ACTH), che stimola la zona più interna della corteccia surrenalica alla produzione di glucocorticoidi

(cortisolo) e androgeni surrenalici. Un prodotto di frammentazione del precursore da cui deriva l’ACTH,

-lipotropina,

denominato agisce sul catabolismo lipidico. Da questo, per ulteriore frammentazione,

-endorfina,

deriva la una sostanza morfino-simile. Costituiscono il 20% della massa dell’ipofisi anteriore.

 Ossa: controllate dalle cellule somatotrope, che sintetizzano l’ormone somatotropo STH o della

crescita GH. E’ un ormone che porta all’allungamento delle ossa, nel caso in cui questo ormone non

venisse prodotto, avremo il cosiddetto nanismo ipofisario. Due fattori ipotalamici regolano l’attività di

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5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in biotecnologie mediche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher serena.savoldi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Procacci Patrizia.

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