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Riassunto esame Glottodidattica delle lingue moderne, prof. Cangià, libro consigliato Lingue altre, Cangià  Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Glottodidattica delle lingue moderne, Glottodidattica delle lingue moderne, basato su appunti personali e del II volume studio autonomo del testo consigliato dal docente Lingue altre, Cangià + appunti presi a lezione di Cangià. Capitolo I: i metodi di insegnamento delle lingue altre.
· Metodica= disciplina che studia sistematicamente metodi didattici.... Vedi di più

Esame di Glottodidattica delle lingue moderne docente Prof. C. Cangià

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apprendimento, uno stimolatore. In particolare, l’insegnate dei piccoli della scuola

dell’infanzia e primaria dovrebbe usare un modo di parlare caratterizzato da velocità

ridotta, presenza di pause, accentuazione delle parole chiave e ripetizione per

facilitare la formazione di regole.

F) Largo alle nuove tecnologie l’avvento dei pc, dei sistemi video

interattivi, della comunicazione via satellite ha enormi implicazioni per

l’apprendimento autonomo della linguaIndicano nuove forme di insegnamento a

distanza sotto forma di lezioni congiunte con discenti di altre scuole

G) L’insegnamento delle lingue in Italia nel 1990 la Camera approva i

Nuovi Ordinamenti per la scuola elementare italiana che hanno istituito l’entrata in

vigore dei Programmi Didattici del 1985. La legge n.114 del 1993 contiene le

disposizioni per la piena attuazione dell’insegnamento della lingua straniera nell’allora

scuola elementare. Rispetto agli obiettivi elencati a Lisbona, l’Italia sceglie di puntare

su alcuni che sono ritenuti principali. È quanto emerge da PICO- Piano per

l’innovazione, la Crescita e l’Occupazione (2005) in particolare: l’acquisto del PC; il

creare poli di formazione tecnologica, realizzazione di alfabetizzazione informatica

tramite i media e di un piano di formazione per l’uso della rete Internet nelle regioni

meridionali.

Del 2007 sono presenti le Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia e

per il primo ciclo d’istruzione, pubblicate dal Ministero della Pubblica Istruzione. La

vera novità introdotta dall’Europa e mutuata dall’Italia, riguarda l’inserimento delle

lingue altre fin dai primi gradi dell’istruzione. Il traguardo che ci si prefigge entro

questo livello di istruzione è che il bambino rifletta sulla lingua, confronti lingue

diverse, riconosca, apprezzi e sperimenti la pluralità linguistica e il linguaggio poetico.

La presenza e delle lingue comunitarie dà modo ai bambini di approfondire le

peculiarità di ogni linguaggio e di riflettere sulle differenze e uguaglianze presenti

nelle lingue: la riflessione sul linguaggio è molto utile ai fini dello sviluppo delle

competenze metacognitive.

Lo scopo non è solo imparare più lingue, ma anche acquisire nuove competenze

tramite l’applicazione della lingua ad altre discipline. L’insegnante deve stimolare la

discussione di temi e problemi facendo leva sulla plasticità neurale dei bambini. Per

l’apprendimento sarà necessario far leva sulla motivazione estrinseca a “fare con la

lingua”, a giocare con i compagni e a simulare giochi di ruolo. Al termine della scuola

primaria l’alunno dovrebbe essere in grado di : comprendere messaggi orali e semplici

testi scritti; chiedere spiegazioni; comprendere le indicazioni date in lingua per lo

svolgimento dei compiti; stabilire relazioni tra gli elementi linguistico-comunicativi e

quelli culturali appartenenti alla lingua materna e alla lingua altra, informazioni di base

sulla persona e sulla famiglia, interagire nel gioco e comunicare in modo comprensibile

utilizzando espressioni e frasi utilizzate quotidianamente dall’insegnante. Gli obiettivi

di apprendimento sono suddivisi in base agli anni di studio:

I) ricezione orale (ascolto) il bambino comprende le istruzioni;

II) recensione scritta l’alunno legge cartoline biglietti dei quali comprende i

termini a cui è stato già esposto al livello orale;

III) interazione vocale il bambino interagisce con un compagno per brevi

scambi ;

IV) produzione scritta il bambino sa copiare o scrivere frasi elementari.

V) Per la classe quinta della scuola primaria sono verificati diversi obiettivi:

- la ricezione orale: si aggiunge qui, la capacità di cogliere all’interno di un

discorso il tema generale trattato;

- ricezione scritta: rimane invariato rispetto agli anni precedenti;

- interazione orale: si aggiunge la capacità di scambiare informazioni relative

alla sfera personale;

- produzione scritta: sa scrivere messaggi semplici.

H) Spazio all’altra lingua L’introduzione generalizzata dell’insegnamento

della lingua straniera nella scuola elementare italiana costituisce un fatto innovativo di

grande rilievo sul piano strutturale e culturale.

Sul piano strutturale emergono: l’esigenza di preparare gli insegnanti, di

organizzare l’orario scolastico è di utilizzare una metodologia consona ai bisogni e

all’età dell’utenza. A livello educativo si contemplano le finalità e gli obiettivi

dell’istituzionalizzazione dell’insegnamento di una lingua straniera mentre, a livello

internazionale, si dettagliano le procedure. Perciò, tutto quanto viene stabilito sulla

lingua e sull’insegnante, costituisce la policy ministeriale.

°°°°°

Capitolo II: Capire la glottodidattica = definire la glottodidattica

1. Una teoria dell’acquisizione/apprendimento del linguaggio e delle

lingue altre

Le condizioni per l’ottimo insegnamento della lingua altra sono :

Perché avvenga la comunicazione, stando a quanto afferma Austin (1962), è

necessario che l’ambientazione sia vera, che i locutori siano le persone giuste per

agire linguisticamente in quel dato modo, e che il, “lemma” implichi l’azione. Come è

possibile rendere “vera” l’ambientazione? Se non si salva la condizione

dell’ambientazione, la lingua diventa, da mezzo di comunicazione, a materia

scolastica.

La seconda condizione è il ruolo dei locutori Austin (1962)

un’espressione linguistica è autentica quando la persona che le dice è la persona

giusta per farlo. Nell’ambientazione della classe, il ruolo principale che il discende

ricopre è appunto quello di discente. Come fare allora? non ci sarà che raramente

comunicazione perché solo il ruolo che si ricopre da l’autorità di “dire e fare lingue”?

La terza condizione affinché ci sia comunicazione autentica è la finalità o lo

scopo per cui la lingua viene usata in una situazione reale quante situazioni, in

classe, si presteranno ai molteplici usi della lingua?

Si vuole che l’aula sia uno spazio di attività che raggiunge le varie

caratterizzazioni della stagione evolutiva considerata, obbligando quasi il discente che

vive una data stagione a servirsi della lingua altra perché la situ/azione da risolvere è

talmente accattivante da motivare i locutori che la vivono.

1. 1. Le teorie dell’acquisizione della lingua

L’emisfero sinistro controlla il buon funzionamento della struttura linguistica,

l’emisfero destro si occupa di interpretare le intenzioni comunicative e il contesto.

Quindi, la conclusione felice è una glottodidattica che utilizza le risorse di entrambi gli

emisferi e che perciò pone quali condizioni per l’apprendimento l’ascoltare, il vedere e

il sentire e fa cogliere la lingua come atto motorio e come bisogno comunicativo.[ I

discenti di una lingua altra, vivono, nella stagione che attraversano, alcune forti

priorità: ad esempio, dai 6 agli 11 anni si tratterà dell’azione - gioco.]

Dalla psicologia sappiamo che più profonda è l’elaborazione di un determinato

materiale informativo e maggiore ne è il ricordo per questo la multimedialità è

fondamentale! La multimedialità interattiva è strutturata in modo tale da stimolare

attività di ricerca e di collegamento del computer nel processo di

L’utilizzazione

apprendimento di una lingua altra, permette agli studenti di avere più tempo per

pensare, riflettere e di esercitarsi, mentre l’elemento pittorico contribuisce alla

comprensione del testo. Inoltre, offre stimolazioni al processo di comprensione. Ma il

contributo più significativo all’apprendimento della lingua che può dare il computer è

l’espansione del contesto comunicativo a un ambiente sociale interattivo. Infine la

multimedialità offre un ottimo in tutta di pronuncia.

La glottodidattica, per rispondere agli appelli di discendi che sono digitali-nati si

deve svolgere “faccio cose con le parole”.

[Tutti i seguenti autori hanno in comune il dare importanza fondamentale al

rapporto apprendimento-azione.]

A) Lev Vygotsky concetto fondamentale: solo dallo stare insieme e

dall’ascolto, il bambino impara. Sostiene che il contesto sociale in cui il bambino

cresce determina una rappresentazione del mondo ben precisa. Gli strumenti esterni

fungono da pungolo, da lui chiamati “stimoli-mezzo”, sono risorse che determinano la

nostra forme mentis.

Altro concetto che viene sviluppato è quello di “area di sviluppo prossimo o zona

di sviluppo prossimale” quando il bambino viene a contatto con figure, in genere

adulti, che si trovano a uno sviluppo cognitivo superiore, si attivano quelle funzioni che

ancora non operano in maniera autonoma. 3 concetti colpiscono nell’analisi

dell’origine sociale delle funzioni mentali superiori: 1) la tensione cosciente, la

memoria controllata e la volontà si sviluppano solo nell’interazione sociale che offre ai

piccoli la parola quale strumento per controllare gli scambi. Tutto il primo

apprendimento accade per gli scambi sociali e per le fitte interazioni linguistiche a cui i

piccoli vengono esposti in modo informale. 2) il dinamismo interattivo tra individuo e

storia socio-culturale, mediato dal linguaggio, che ha chiamato “microcosmo di

coscienza” e che costituisce una fonte ricca di suggestioni. 3) “azione” in “pensiero

e linguaggio” (1962) l’autore afferma chiaramente il primato dell’azione sulla parola, la

parola è l’elemento finale che corona l’azione.

B) Jean Piaget è arrivato a formulare una descrizione dello sviluppo infantile,

a definire, cioè, una “teoria stadiale” dello sviluppo sul piano cognitivo. Il primo stadio

è quello dell’intelligenza senso-motoria, che si rivela nei bambini tra i 15-18 mesi di

età e che si riscontra nella capacità del bambino di utilizzare strumenti presenti a

livello percettivo per entrare in possesso di qualcosa che non è afferrabile in modo

diretto.

Il secondo stadio, quello del pensiero intuitivo vi rientrano anche oggetti

che non sono direttamente presenti nel campo percettivo. È il momento del gioco

simbolico, in cui un oggetto può essere utilizzato in luogo di un altro.

Lo stadio del pensiero irreversibile e operatorio inizia a sei anni e si protrae

fino agli 11. È un momento in cui il bambino è in grado di tener conto che se l’oggetto

è stato spostato non c’è solo il punto di arrivo ma c’è anche uno di partenza. Inoltre i

contenuti mentali sono collegati ad altri in maniera volontaria.

A 12 anni si entra nel quarto stadio, quello del pensiero formale o ipotetico

deduttivo. Si sviluppano le capacità di pensiero astratto, sempre più indipendenti dal

campo percettivo e matura la capacità di tali interferenze. Oggi possiamo considerare

superata la teoria strettamente stadiale dello sviluppo infantile, ma il suo pensiero ha

influenzato e influenza tuttora molta parte del pensiero scientifico anche nell’ambito

linguistico.

C) Jerome Bruner Bruner tenta una sintesi tra Vygotzkij e Piaget si è

espresso attraverso la metafora della mano destra e della mano sinistra: quest’ultima

starebbe a indicare l’opera di Piaget, che si è soffermato soprattutto sul pensiero

logico, lineare della mente. La mano destra, invece, si riferisce ad un pensiero

differente, quello circolare, la cui formazione è determinata dal contesto socio

culturale in cui l’individuo è immerso. Per far sì che l’organismo funzioni al meglio le 2

mani devono collaborare. Bruner introduce la concezione della “percezione” il modo

di pensare influenza la percezione di ciò che vedo. Il processo non parte dall’esterno,

ma è strettamente interno all’individuo. Inoltre, per stabilire che un determinato

oggetto è una “casa” devo possedere delle categorie precedenti. Ogni individuo

privilegia alcune caratteristiche che ritiene più formative rispetto ad altre per

individuare la categoria di riferimento.

Il linguaggio secondo Bruner è uno degli strumenti di cui il pensiero si avvale di

più e noi lo utilizziamo sia per comunicare esperienze che per categorizzare gli eventi.

In questi ultimi si riconoscono un prima, durante, e dopo ed è da questa sequenza

narrativa che estrae le categorie che poi utilizziamo per fare differenze sulla realtà

(che sono a base culturale). In sintesi ci rapportiamo con il mondo a partire da un

patrimonio linguistico e culturale.

A questo aggiungiamo che il bambino che prima di tutto comunica con la madre

servendosi degli aspetti pragmatici della comunicazione e solo dopo si aiuta con le

parole. I bambini acquisiscono il linguaggio già dotati di concetti relativi all’azione,

assorbiti dal contatto fisico con la madre, concetti che fanno avere l’esperienza di più

ruoli. Per Bruner quindi, lingua, condotta e cultura sono un tutt’uno.

D) La teoria della conferma delle ipotesi Secondo questa teoria l’adulto

non sarebbe qualcuno da imitare, ma la fonte per comprovare le proprie inferenze.

Questa ipotesi darebbe spiegazioni a fenomeni quali l’ipergeneralizzazione delle

regole.

Slobin individua alcuni principi operativi che regolano l’acquisizione della lingua

nel bambino: questi presta attenzione alla fine delle parole, presta attenzione

all’ordine delle parole e ai morfemi, evita le interruzioni. Però pensare che la mente

lavori sul piano unicamente linguistico e non su quello pragmatico e semantico è

riduttivo.

1. 2. Le teorie dell’apprendimento della lingua altra

A) La linguistica contraccettiva : Fries e Lado sostengono che quando si

apprende una lingua l’ostacolo più critico è rappresentato dall’idioma materno : si

possono riscontrare cinque processi di interferenza:

1) transfer linguistico : trasporre nella lingua alcuni elementi della lingua

madre (=è tombato < tomber);

2) transfer di insegnamento : dovuto a metodi e materiali utilizzati

nell’insegnamento della lingua altra; 3) strategie di apprendimento : i processi che

il discente mette in atto mentre impara;

4) strategie di comunicazione in lingua altra: spesso conducono ad una

semplificazione però il punto centrale è che si utilizzano strategie di comunicazione

proprie della lingua madre ;

5) ipergeneralizzazione consiste nell’applicare in modo esteso regole

particolari, ignorando le eccezioni.

B) L’analisi degli errori: è importante perché in questo modo l’insegnate riesce a

Si svolge una funzione

comprendere quale è il concetto sbagliato che ha generato l’errore.

diagnostica poiché si sofferma sugli errori commessi dallo studente, come risultato

dell’interferenza linguistica.

Occorre distinguere tra loro errori dovuti a una mancanza di conoscenza o da

errori di distrazione, anche se i confini tra i 2 sono spesso poco definiti. Esistono anche

errori di omissione, soprageneralizzazioni, ma anche sbagli dovuti al transfer. Esistono

errori che riguardano la struttura globale della frase o altri detti locali.

C) l’ Interlangauge: concetto promosso da Selinker --> si intende un sistema

linguistico che è intermedio tra la prima lingua e la seconda. È costituito sia da

elementi della prima e dalla seconda ed è caratterizzato da: una grammatica

personale (basata sull’ipotesi che fa l’individuo circa il funzionamento della lingua

altra), una grammatica dinamica (in continua evoluzione), dinamiche governate dai 2

processi messi in evidenza da assimilazione e accomodamento. Un processo così

costituito da stadi progressivi attraverso il quale ci si avvicina progressivamente alla

struttura della lingua seconda.

Il processo di apprendimento è, quindi, ipotetico e spesso diverge dalla didattica

dell’insegnante.

D) La “pidginizzazione”: secondo tale teoria i meccanismi che si verificano

nell’acquisizione di una lingua altra, sono molto simili a quelli che si manifestano

quando nascono le lingue pidgin.

I processi di semplificazione funzionano su due livelli diversi: restrittivo

(vengono utilizzate strutture molto semplici nella lingua altra al posto di altre più

complesse), e uno di tipo lavorativo (quando il parlante fa ricorso ad un linguaggio

semplificato, che ricorda il foreign talk, il teacher talk e il caretaker talk; ma sono

proprie di uno stadio intermedio e passeggero, mentre il pidgin è cristallizzato).

La semplificazione rappresenta un veicolo importante nella comunicazione

linguistica e deve essere una strategia, una condizione importante nel momento in cui

si apprende una lingua altra. Però nel momento in cui si apprende una lingua non ci si

può limitare a forme verbali semplificate, ma deve essere fornita dall’insegnante la

possibilità di progredire e di arricchire proprio bagaglio di conoscenze.

E) Approcci basati sulla ripetizione Le ripetizioni e gli schemi linguistici a

cui sono esposto mi rendono capace di comprendere quando alcune parole suonano

bene insieme e quando altre stonano. Il meccanismo della ripetizione, introdotto dal

comportamentismo intorno agli anni ‘50, è stato oggi ripreso e valorizzato attraverso

numerosi studi.

2. Una teoria dell’insegnamento delle lingue altre

Le discipline che insegniamo hanno peculiarità tali da rendere necessario ideare

e strutturare lezioni che siano adatte agli specifici obiettivi dell’apprendimento.

Dobbiamo tenere conto tre protagonisti fondamentali: il chi, il cosa il come.

2.1. Glottodidattica e didattica acquisizionale

[Nessun insegnante può prescindere dalle naturali sequenze di acquisizione

linguistica che caratterizzano l’apprendente e si parte da due assunti fondamentali:

non tutto quello che viene insegnato dal docente in termini di lingua altra viene

acquisito dai discendenti, o comunque appreso in quel momento; e gli studenti

sembrano a volte possedere informazioni che non sono state trasmesse

dall’insegnante Esistono dei discenti che acquisiscono la lingua altra da situazioni di

vita che nulla hanno a che fare con la scuola.]

La didattica acquisizionale si pone alcuni obiettivi specifici, come quello di

capire come la didattica possa realizzarsi in armonia con le naturali tendenze delle fasi

di acquisizione della lingua, si interessa di individuare gli elementi tipici dei contesti di

istruzione formale che possono fare la differenza tra apprendimento guidato e

apprendimento spontaneo, ad esempio il feedback dell’insegnante.

Dobbiamo chiarire il rapporto tra didattica acquisizionale e glottodidattica:

l’obiettivo della didattica acquisizionale è di valutare se un determinato modo di

insegnare produce o meno apprendimento. La glottodidattica si interessa delle

differenze individuali di apprendimento. È evidente che gli insegnanti di lingue non

possono ignorare quanto dice la didattica acquisizionale, ma nel quotidiano della

classe ci si scontra con quelle differenze individuali che rappresentano la ricchezza

delle persone.

2. 2. La teoria della processabilità

È stata proposta da Pienemann, a seguito di studi ventennali culminati nella

pubblicazione intitolata “Language Processing and Second Language Development

Processability therory” spiega le sequenze evolutive sulla base di una gerarchia

universale di procedure, che vengono gradualmente acquisite, in modo similare a

quelli che un nativo sviluppa nell’apprendere una L1. La teoria postula che un

apprendente passa per cinque stadi obbligatori, senza saltarne alcuno:

-procedura lemmatica: le parole e le frasi sono memorizzate senza che chi

apprende si renda conto della loro correttezza grammaticale.

-procedura categoriale: l’apprendente si dedica alla classificazione del

lessico, anche se le parole vengono ancora trattate in modo separato.

-procedura sintagmatica: chi apprende è in grado di produrre frasi in cui c’è

accordo tra sostantivo e genere.

-procedura frasale: chi apprende acquisisce la capacità di accordare soggetto,

numero e soggetto, verbo.

-procedura subordinante: è capace di capire come e quando utilizzare il

congiuntivo e riconoscere frasi subordinate.

2. 3. il chi: i destinatari dell’insegnamento delle lingue altre

I fattori che influenzano l’apprendimento della lingua altra:

• Caratteristiche individuali che influenzano l’apprendimento delle

lingue altre: non dipende solo dagli insegnanti il successo che i ragazzi otterranno

nell’apprendimento della seconda lingua. Gli studenti giungono all’interno delle aule

con bagaglio di competenze e caratteristiche che influiscono in maniera determinante

sull’ esito dell’apprendimento della lingua:

-La prima lingua e l’identità etnica: le caratteristiche della lingua madre

influenza soprattutto i momenti iniziali dell’apprendimento. L’identità etnica può

comportare la necessità di superare alcuni ostacoli.

-L’età: a parità di una velocità iniziale, i bambini sembrano superare i grandi

quando si guarda a livello finale di successo, in cui si riscontrano risultati migliori nei

più piccoli. Questo è vero soprattutto per gli aspetti fonologici, mentre per gli altri

aspetti sembra plausibile che anche chi impara la lingua da adulto possa raggiungere

la qualità dei parlanti nativi. Occorre strutturare attività diverse a seconda dell’età

dell’utenza.

-il genere: molto interessante è l’interazione tra parlanti di genere diverso

perché il lavoro in coppie determina un impegno maggiore sia da parte dei ragazzi che

delle ragazze, per raggiungere la comprensione reciproca. Comunque le ragazze

apprendono le lingue in modo più facile perché l’emisfero destro è più sviluppato.

-l’intelligenza e il modello delle intelligenze multiple di Gardner:

l’approccio classico allo studio delle nostre competenze intellettive è quello di

considerare solo una distinzione tra abilità verbali e non verbali. Questa prospettiva

risulta sterile in classe Gardner ha introdotto la ”teoria delle intelligenze multiple”,

nella quale afferma che non esiste un unico tipo di intelligenza ma sette: intelligenza

linguistica, logico-matematica, corporeo-cinestetica (chi si rapporta con il mondo

attraverso il movimento) musicale, spaziale, interpersonale, intrapersonale,

naturalistica, esistenziale.

I nostri alunni potrebbero non trovarsi a proprio agio rispetto a un insegnamento

che si focalizzi solo sugli aspetti verbali, pertanto dobbiamo arricchire il nostro modo di

insegnare per stimolare la curiosità in tutte le intelligenze. Attività costruite a partire

dalla teoria delle intelligenze multiple hanno una duplice ricaduta: favoriscono

l’apprendimento anche di chi non predilige solo il canale verbale e, allo stesso tempo,

offrono la possibilità ai bambini di esplorare anche nuove modalità di acquisizione

delle informazioni.

-l’attitudine all’apprendimento della lingua altra: vengono raccolte sotto

questo termine un insieme di propensioni che fanno parte di ogni persona in misura

diversa e che predirebbero la possibilità di riuscita nell’apprendimento della lingua. Si

tratta di abilità quali: riconoscere e memorizzare nuovi suoni, comprendere quale sia

la funzione di una determinata parola nella prassi, dedurre le regole grammaticali,

ricordare le nuove parole. Comunque dobbiamo ricordare che tutti possono

apprenderle in maniera soddisfacente attraverso l’impegno.

È importante il ruolo della “memoria di lavoro” nel contesto delle differenze

individuali nell’apprendimento della lingua immagazzina elabora le

ognuno

informazioni in modo completamente diverso da quanto fanno gli altri.

- Gli stili di apprendimento: rappresenta la strategia preferita da ogni

individuo per assimilare, elaborare e ritenere sia informazioni che abilità. È il modo

naturale e abituale con cui l’individuo si accosta all’apprendimento. Riconosciamo

apprendenti uditivi, visivi e cinestetici. Oltre agli stili di apprendimento, vanno tenute

in considerazione le strategie dirette (creazione di collegamenti mentali, uso di

immagini e suoni per memorizzare; analisi e ragionamento, esercizio per

comprendere) e quelle indirette (strategie metacognitive: organizzare il proprio

apprendimento e valutarlo; strategie affettive: diminuire l’ansia altro incoraggiarsi;

strategie sociali: fare domande, comperare con altri).

-l’attribuzione di stati mentali: la teoria della mente definisce la capacità

che abbiamo fin da piccoli di attribuire stati mentali alle altre persone. Essa serve a

livello sociale perché quando parliamo con qualcuno siamo in grado di fare ipotesi su

eventuali atteggiamenti; ha una funzione adattiva perché in questo modo il bambino

dà significato al comportamento altrui ed è, quindi, in grado di prevederlo così da

fornire risposte adeguate alla situazione. [Inoltre, dà al bambino consapevolezza su se

stesso perché riflettendo sulle origini del proprio comportamento, impara a pensare

prima di agire. ]

A livello linguistico il fatto di conoscere due lingue prima del tempo sembra

favorire la consapevolezza che altre persone possano avere prospettive diverse dalla

propria. Questo accade perché il bambino bilingue, per adattarsi all’interlocutore e

scegliere il registro linguistico appropriato deve valutare costantemente la

competenza linguistica di chi ha di fronte.

-Le “credenze” dell’apprendente : le credenze che abbiamo sulle nostre

conoscenze incidono sul nostro atteggiamento nei confronti della materia che

studiamo. Quindi, è importante che l’insegnate stimoli nell’individuo la capacità di

valutare e gestire il proprio apprendimento.

-La motivazione: è un termine che raccoglie molti fattori interni al soggetto

che, accanto agli stimoli della situazione, determinano la direzione e l’intensità della

condotta di quel soggetto in un dato momento. Si declinano, quindi, aspetti interni ed

esterni all’individuo. Secondo Dorniey ideal self= è costituito da tutti gli attributi che

si vorrebbero ottenere; l’ought-to-self=insieme di doveri e obblighi. Se l’Ideal Self e

l’ought-to self combaciano con il parlare bene, allora ci sarà una grande motivazione

nell’apprendere una lingua. A tale proposito si menziona anche l’ integrative

orientation= desiderio vivo nella mondo globalizzato, di identificarsi con un altro

gruppo etnico e linguistico differente e fare propri i loro comportamenti e costumi.

-Le emozioni: il nostro obiettivo è di motivare l’apprendimento in modo che

risulti un’attività piacevole ed emotivamente soddisfacente. L’emozione non può

essere soppressa, ma deve essere incanalata in percorsi costruttivi. Non dobbiamo

immaginare azioni enormi e giornate intere da dedicare all’argomento, ma

microscopiche azioni quotidiane che rendano piacevole ed emotivamente appagante

la lingua.

-L’attenzione: quando diciamo attenzione facciamo riferimento a un insieme di

fenomeni distinti: sollecitazione (preparazione a livello fisiologico ad accogliere quanto

arriva), attenzione sostenuta (capacità di mantenere la concentrazione a livelli elevati

per un tempo abbastanza lungo), attenzione selettiva esogena (interviene quando

qualcosa dell’ambiente esterno e l’attenzione della persona indipendentemente dalla

sua volontà), attenzione selettiva endogena (la capacità di catturare alcuni input che

verranno elaborati in un secondo momento), attenzione distribuita (sapere prestare

attenzione a molteplici input allo stesso tempo).

-La personalità: è importante l’estroversione mentre l’inibizione ha effetti

negativi soprattutto sulla pronuncia delle parole. Allo stesso modo ansia, stress,

nervosismo devono essere prese in considerazione.

• I processi di apprendimento:

-Le sequenze di sviluppo: sia nell’acquisizione della lingua madre, che

nell’apprendimento della lingua altra, si strutturano fenomeni molto simili e

l’insegnamento sembra influire sulla velocità di transito da una parte all’altra, ma non

sembra alterare l’ordine delle fasi.

-La fossilizzazione: esiste una battuta d’arresto che sembra avere luogo

anche dopo molti anni di studio. Oggi si parla anche di stabilizzazione, poiché spesso si

assiste a un rallentamento piuttosto che a una arresto nello sviluppo linguistico. Alla

base di questa stabilizzazione potrebbero esserci fenomeni legati alla differente

predisposizione di apprendimento tra adulti e bambini, ma anche a sociolinguistici,

assenza di feedback correttivi.

2. 4. Il cosa: le attività linguistiche da apprendere/ insegnare

Qui entriamo nel campo delle five skills che deve sviluppare chi apprende una

lingua: ascoltare, parlare, leggere, scrivere, sviluppare una competenza tutta

comunicativa.

1) Sapere ascoltare per capire: è un’abilità che è stata abbandonata e che è

legata a diverse incertezze. C’è un’incertezza nella fiducia che si ha quando chi si

dedica a un compito di ascolto non comprende tutto ciò che viene detto. Questo è

normale perché neanche nella nostra lingua madre siamo capaci di capire tutto, ma

applichiamo le conoscenze che abbiamo con quanto abbiamo inteso. Si ha anche

incertezza derivata dalla presentazione del discorso, infatti, a differenza di quanto

accade nei CD audio, quando parliamo facciamo uso di frasi colloquiali, interruzioni,

oppure il nostro accento o pronuncia possono essere del tutto particolari. Per questo

motivo, all’interno della classe non dovremmo trascurare anche l’aspetto del discorso

parlato. Vi sono incertezze dovute a salti nella conversazione: dato che nelle situazioni

di vita potrebbe capitare di trovarsi luoghi rumorosi perdere parte della conversazione

dobbiamo essere in grado di ricostruire quanto ci siamo persi. Si parla anche di

incertezze nelle strategie perché ci sono frasi e comportamenti non verbali che

utilizziamo per portare avanti la conversazione. Altre incertezze sono quelle del

linguaggio e che possiamo superare indicando dei macro-marker, ossia prassi con cui

solitamente si segna l’inizio di parte del discorso che stiamo facendo, servono ad

orientarsi. Altre sono le incertezze del contenuto, alle quali si ovvia presentando

contenuti che siano familiari a ragazzo.

Nel presentare l’attività dell’ascolto dobbiamo effettuare una lista degli scopi

che vogliamo raggiungere attraverso quell’attività e procedere poi alla selezione del

materiale.

2) Saper parlare per farsi capire: di fronte ad una conversazione vengono

messe in atto due tipi di strategie: quelle volte ad evitare la conversazione (avoidance

behaviour) e quelle che sono volte ad affrontare la situazione (achievement

behaviour). In questo secondo caso si ricorre a tutta una serie di tattiche per sopperire

alla mancanza di competenza: si commutano parole dalla lingua madre e si

riformulano frasi. Anche imparare e rispondere alle situazioni sociali diviene elemento

indispensabile, come quando chiediamo “come va ?”. È importante anche la

pronuncia, non solo della singola parola ma di tutta la parte.

3) Saper leggere per capire: se per molti anni l’insegnamento è stato

focalizzato sull’analisi lenta e dettagliata di testi, oggi si tende a proporre una notevole

gamma di stimoli di lettura in modo da poter lavorare su diversi approcci e con varie

velocità, si pensi alla differenza tra poemi, mappe. articoli….. uno dei metodi

individuati per sostenere i ragazzi durante l’approccio con un testo è denominato

SCROL: Survey the heading = individuare i titoli, Connect = fare collegamenti:

individuare il collegamento tra i vari titoli e sottotitoli, Read the text: la lettura deve

essere fatta con attenzione per mettere in luce ciò che è veramente importante,

Outline = schematizzare: riscrivere i titoli e tentare di schematizzare quanto letto,

Look back = ricontrollare : verificare la correttezza dei dettagli riportati.

In questi ultimi anni si è fatto riferimento al concetto di extensive reading , che

consiste nel leggere una varietà di testi sia in classe che a casa, possibilmente

facendo scegliere agli allievi i volumi per i quali hanno più interesse.

Nelle classi di lingue si dovrebbero perseguire, allora, sul piano della lettura, i

seguenti obiettivi: essere abili nel fluire di vari tipi di testo, adattare i vari stili di

lettura al momento, migliorare la consapevolezza della struttura linguistica ed avere

un approccio critico al testo.

4) Sapere scrivere per farsi capire: è importante sapere pianificare.

L’insegnante ha la possibilità di parlare con ogni alunno mentre gli altri scrivono e può

stimolarlo a riformulare quanto scritto. Possono essere fatti dei lavori in coppia per

approfondire quanto emerso rispetto alla produzione degli allievi appena effettuate.

Importante: se le correzioni saranno effettuate su elementi ancora freschi nella

memoria dei ragazzi, l’apprendimento sarà davvero significativo.

5) Saper comunicare per dire e per dirsi: la competenza comunicativa è

quell’ abilità di scegliere nel ventaglio di possibilità offerte dalla lingua, le forme

adeguate alle norme sociali che governano situazioni specifiche. Non si deve

confondere con la performance ≠: competenza comunicativa= conoscenza

linguistica del parlante; performance= capacità di riconoscere l’uso della lingua in

situazioni concrete. [Il concetto di competenza comunicativa ha modificato l’assetto

dell’apprendimento della lingua, dove, dalla ricerca di una verità formale, si cerca il

rinforzo delle capacità d’uso. La competenza comunicativa è formata da una

competenza linguistica, una pragmatica (formata da abilità di raggiungere scopi, e la

capacità di modificare la comunicazione in modo che sia data al contesto),

competenza del discorso, che consente anche di essere abili nel comprendere quando

è il proprio turno nel discorso, una competenza strategica messa in atto quando non

conosciamo esattamente un termine in lingua altra (composta da achievement

strategies e reduction strategies) e la sequenza.]

2. 5. La progettazione educativa: il cuore della didattica

Durante gli anni 70 e 80 ha iniziato a farsi largo in ambito educativo un

paradigma ispirato alla tecnologia che è formato da tre passi digitali [: progettazione,

dove vengono delineati i tempi, i luoghi, le persone alle quali è diretto il prodotto

finale; l’attuazione sistematica degli stadi del progetto delineati nella progettazione; e

il controllo della qualità. ]

Legati al filone del costruttivismo socioculturale sono i modelli che puntano a

una progettazione che abbia come finalità la comprensione da parte degli allievi

piuttosto che la risoluzione del compito vedi Understanding by Design. Viene

richiesto da un lato di trovare argomenti più interessanti per la didattica che non

avviene in senso unidirezionale dall’insegnante al discente, ma che si arricchisce

dell’attivo apporto creativo di chi apprende.

L’Understanding by design parte non dall’analisi ed alla progettazione, ma

dal voler dare risultati: bisogna chiedersi cosa voglio raggiungere nell’insegnamento

della mia materia?

• I modelli operativi in ambito glottodidattica: il curricolo è un

documento che definisce gli obiettivi e contenuti del corso. Può essere redatto a livello

nazionale e può avere un carattere più o meno rigido: in alcuni casi si deve sottostare

alle prescrizioni che non lasciano spazio alle realtà locali, in altri casi no. Accanto a

obiettivi e contenuti dovrebbe indicare metodologie e gli elementi relativi alla

valutazione. Ha lo scopo di rendere l’insegnamento più omogeneo. Esistono anche i

curricoli in verticale, in cui si parte dalla scuola dell’infanzia fino ad arrivare alla scuola

media.

Il sillabo è un documento nel quale si delineano una serie di funzioni

comunicative come strutture grammaticali e lessicali che dovrebbero essere acquisite,

ma è privo delle mete espresse nel curricolo. I corpora sono gli strumenti volti a

supportare questo modello relativo, ossia il sillabo.

-il modulo e l’unità didattica: è importante sciogliere la difficoltà della lingua

in alcuni aspetti più semplici rispondenti alle capacità cognitive dell’alunno. Per

esempio, la concentrazione lessicale per unità aumenta con l’aumentare dell’età.

I concetti scelti per insegnare, dovrebbero essere familiari ai ragazzi e la

morfologia si può utilizzare attraverso diversi criteri perché la semplicità/difficoltà delle

strutture dipende dall’utente e dalla sua lingua madre (ci sono delle strutture

morfologiche che potrebbero essere più difficile e per un tedesco più facili). Un buon

metodo da seguire può essere quello di partire da strutture morfologiche più

trasparenti, aumentando progressivamente la difficoltà.

L’unità didattica si è imposta come modello operativo in questi ultimi anni.

Rappresenta una piccola porzione autonoma di programma, però, oggi invece di

seguire quella con 6-8 ore di durata, si preferisce estenderla per 30-40 ore, così da

abbracciare una serie di sotto unità didattiche. All’interno dell’unità didattica si

riconoscono alcune parti principali: motivazione, globalità, analisi, riflessione, sintesi,

controllo da parte dell’insegnante (presente anche nelle altre fasi).

-La lezione: molto più di uno schema: lo schema della lezione è uno

strumento operativo che è possibile adoperare per tradurre in atto pratico quanto è

stato stabilito nella progettazione didattica. Rappresenta un canovaccio su cui

muoversi durante le ore di insegnamento, ma non di più. Dovrebbe essere composto

da: definizione degli obiettivi, analisi dei bisogni (si prende in considerazione quanto

emerso nelle lezioni precedenti attraverso la proposta di percorsi individuali), fasi della

lezione (il nostro scopo è che la lezione sia motivante ed equilibrata. Bisogna

strutturare lezioni con fasi che tengano conto di attività specifiche da realizzare

(sempre senza rigidità), tempi di esecuzione (ogni attività avrà dei tempi che dovranno

essere già delineati. Ma infieriamo sempre qualche attività extra da attuare

all’occorrenza), materiali didattici (i testi adottati sono ottimi strumenti di lavoro ma

non sempre sufficienti. L’integrazione con supporti audio e video e molto utile.

Per fare in modo che lo strumento appena redatto possa essere una utile risorsa

per il futuro è bene annotare i punti di forza e di debolezza emersi nella lezione,

segnalando gli esercizi che risultano troppo ostici o le attività che non stimolano.

• I supporti didattici capitolo terzo

• Interno classe:

-il contesto di apprendimento: differenti contesti consentono lo sviluppo di

abilità linguistiche diverse. Se le abilità narrative e la fluidità a livello orale migliorano

negli studenti che hanno studiato all’estero, il contrario accade per quanto concerne le

abitudini e le abilità lessicali e grammaticali. Quindi non c’è un solo contesto adeguato

all’insegnamento delle lingue, ma vanno assaporate le lingue in situazioni

completamente differenti e complementari.

-l’organizzazione logistica della classe: la disposizione del docente e dei

discendenti al suo interno vanno ripensate. Non soddisfa più l’aula statica e adatta alla

lezione frontale, si può iniziare dal modificare la disposizione dei banchi all’interno

dell’aula, facendo in modo di formare un cerchio, un ferro di cavallo. In questo modo

tutti possono guardare gli altri e anche i momenti dedicati alla conversazione saranno

all’insegna dello scambio e si permetterebbe, tra l’altro, di facilitare anche coloro che

non hanno uno stile di apprendimento puramente uditivo.

-l’insegnante-ricercatore: la ricerca si attua a due livelli il primo è quello

delle indagini che vengono volte dagli studiosi nell’ambito della didattica delle lingue

straniere. Sono ricerche di tipo quantitativo e qualitativo o che seguono i sempre più

diffusi approcci polimetodici, e che si devono fare perché è qui che nascono i modelli e

le teorie da applicare in classe.

Il secondo livello che ci interessa è quello della ricerca-azione che possiamo

svolgere all’interno del quotidiano della classe. Si tratta di un monitoraggio che sarà

indispensabile per valutare la qualità del nostro insegnamento, ma anche per mettere

in luce quanto applichiamo nel vivo della classe ciò che apprendiamo durante i

momenti di formazione permanente.

• La valutazione dell’apprendimento

Il test ha due conseguenze positive la prima su chi apprende, poiché i risultati

sono tangibili e possono orientare rispetto al proprio livello di preparazione; la seconda

sull’insegnante che attraverso il livello di preparazione degli studenti può mettersi in

contatto con l’efficacia del proprio metodo di insegnamento.

La valutazione si presenta come un processo complesso che ha fatto i compiti,

test, valutazione complessiva del processo di apprendimento e di maturazione dei

ragazzi che abbiamo di fronte. Proprio per la complessità conviene fare riferimento alle

disposizioni europee per la valutazione (vedi descrizioni di attività di ascolto, lettura

produzione scritta, interazione orale secondo il quadro europeo A1-C2).

• Insegnamento della lingua altra: le fasce di età

-La scuola dell’infanzia: rispetto agli obiettivi dobbiamo tenere presente che

nella scuola dell’infanzia distinguiamo sia un curricolo esplicito che uno implicito. Il

primo è formato da attività programmate, realizzate insieme all’insegnante; mentre

quello implicito è costituito da alcune costanti come il tempo, lo spazio, la

documentazione, la progettualità. Per insegnare lingue alla scuola dell’infanzia occorre

pensare alla lingua altra progettando azioni che prendano in considerazione il curricolo

esplicito e quello implicito. A tale scopo l’insegnante deve valutare come inserire nella

lingua a livello di: utilizzo degli spazi (si può dedicare uno spazio unicamente

all’insegnamento della L2, ricavandolo all’interno di altri angoli, l’importante è che sia

effettuato con costanza), tempo “disteso” (non sforzare lo sviluppo linguistico con

attività pressanti), attività creative (la lingua deve essere appresa attraverso attività

manuali), programmazione (le attività devono essere ragionate e avere scopi ben

precisi).

In sintesi, occorre puntare più su un apprendimento percettivo-motorio, che

avviene attraverso l’esperienza e il fare, piuttosto che a uno di tipo

simbolico-costruttivo. Invitiamo ad iniziare l’insegnamento delle lingue fin da subito

perché apprenderla prima significa conoscerla da più tempo per rispettare i tempi

dell’organismo l’input tende ad essere tesaurizzato nella mente umana e solo grazie

alla continua sollecitazione si trasforma i miei in una risultato di competenza visibile.

- La scuola primaria: Troviamo molte tecniche e metodi che

vengono utilizzati all’interno del contesto di apprendimento. In Europa è

adoperato il CLIL (l’insegnamento di altre materie in lingua), ma la sua

diffusione dipende dai singoli paesi membri e la sua pratica è più estesa nei

contesti delle scuole superiori. Nella scuola primaria tale approccio sembra

possibile solo in quelle nazioni in cui viene dedicato molto tempo

all’insegnamento delle lingue, come nel caso del Lussemburgo, della Finlandia o

dell’Olanda.

Un insegnamento di questo genere richiede, infatti, una competenza linguistica

ottima da parte dell’insegnante e degli alunni. Un altro approccio è quello che vede

l’insegnamento della lingua come materia a parte: si rivela qui utile il ricorso a

espressioni che sono di routine nella classe e che vengono espressi in lingua.

- La scuola secondaria di primo e secondo grado: Qui si fa strada il

pensiero simbolico senza abbandonare la buona pratica del fare in lingua altra,

possiamo mettere in campo le abilità legate al pensiero. Inoltre, inizia in questo

momento il processo che porterà il ragazzo a rendersi autonomo dalla famiglia ed è

bene proporre in questo momento attività stimolanti che lo portino ad amare la

lingua sarà la passione personale, maturata all’interno di questo contesto, a far

emergere una naturale piacere nella lingua.

-L’istruzione superiore e l’insegnamento agli adulti: quanto detto finora

per l’insegnamento nelle differenti fasce di età vale anche nel contesto adulto: nell’

ambito della glottodidattica non cambiano gli obiettivi quando si ha a che fare con gli

adulti, ma le tecniche. Infatti, proporre attività come le drammatizzazioni non ha

sempre esito positivo e con la classe adulta dovremo porci in una posizione di

apertura: la proposta di tecniche oltre a dover essere variegata per incontrare i bisogni

di tutti dovrebbe essere anche accompagnata dalle spiegazioni delle finalità

didattiche. Qui sembra efficace il l’uso della ludolinguistica, ossia di parole crociate,

anagrammi, crittogrammi.

°°°°°

Capitolo III: Apprendere una lingua altra: tra tecniche e tecnologie

La differenza fra le glottotecniche e le glottotecnologie sta nel fatto che le prime

possono essere simili a metodi come il Cooperative Learning, oppure essere semplici

tecniche che facilitano la memorizzazione; mentre le seconde sono più vicine alle

tecnologie e richiedono l’uso di vecchie tecnologie come la stampa di massa e la

televisione, o nuove come il computer. A questa differenza aggiungiamo un tassello

legato alla pratica quotidiana delle lingue: siamo nel campo di tecniche e tecnologie

che sono funzionali all’apprendimento della ragazzi e che possano rendere piacevole il

percorso di studi lingua.

1. Le glottotecniche: le strategie dell’emisfero destro del quotidiano

della classe

• Il Cooperative Learning è una tecnica che racchiude in sé molte

metodologie e che richiede una pianificazione e attuazione efficace. Caratteristiche

che fanno del gruppo uno momento in cui si lavora in cooperazione sono:

interdipendenza positiva (ogni membro è consapevole che il successo del singolo

dipende dal successo del gruppo), interazione promozionale (l’altro è visto come

uno stimolo positivo con cui è piacevole fare qualcosa, piuttosto che un concorrente),

competenze sociali (le abilità sociali tra cui quelle comunicative, la capacità di

risolvere problemi, la leadership distribuita), la soluzione dei problemi (La soluzione

che verrà data al problema deve essere concordata insieme), la negoziazione del

conflitto (imparare a gestire un conflitto, sia dal punto di vista pratico che motivo è

un passaggio fondamentale nella crescita), controllo e revisione del lavoro svolto.

[All’interno del filone dell’apprendimento cooperativo si possono rintracciare

diverse tendenze: il learning together sottolinea l’importanza della interazione e

interdipendenza positiva, lo student team learning lavora a piccoli gruppi, lo Structural

approach aggiunge l’aspetto della simultaneità dell’interazione, il Group investigation

sottolinea l’importanza della ricerca nell’apprendimento cooperativo, la Complex

instruction evidenzia come il lavoro all’interno di piccoli gruppi offra le possibilità di

esprimere a tutti le proprie competenze, il Collaborative approach afferma che i gruppi

non si devono formare in base all’amicizia.]

Il lavoro in gruppo è molto utile soprattutto all’inizio dell’anno quando gli alunni

devono ancora conoscersi tra di loro.

• Il Mind Mapping utilizza mappe mentali per fissare dei concetti sia

durante il processo di acquisizione che durante il ripasso perché ricalca la modalità

naturale del cervello. [Differenze tra la mappa concettuale e quella mentale: la mappa

concettuale ha concetti che sono legati da una struttura di tipo gerarchico reticolare

dal generale al particolare; mentre, la mappa mentale fa capo ad un modello di

associazioni su doppi legami che partono dall’argomento centrale e si sviluppano

secondo l’associazione che man mano si genera.] Le mappe mentali assecondano lo

stile cognitivo degli studenti sono utili soprattutto per incrementare il vocabolario e

forniscono delle linee guida nei processi di attività come la scrittura.

• La programmazione neurolinguistica anni 70 in California. Il

termine programmazione fa riferimento ai processi di organizzazione; mentre in

“euro-” si rivela l’attenzione al fatto che il comportamento è il risultato di processi

neurofisiologici; mentre, “-linguistica” sottolinea l’importanza che il linguaggio ha

nell’organizzare la rappresentazione di ciò che avviene a livello neuronale.

Quindi, si può intervenire sul pensiero che determina alcuni comportamenti. La

struttura base con cui possiamo analizzare una sequenza di comportamento è il Tote=

test-operazione test-uscita, ossia una sequenza specifica di comportamento. Ad ogni

stadio della sequenza del Tote corrisponderebbero un sistema rappresentazionale o

una combinazione di sistemi rappresentazionali. Dall’analisi attenta dei tote in base ai

sistemi rappresentazionali, si selezionano le strategie più efficaci non solo per lo

svolgimento di compiti particolari, ma anche per accrescere l’efficienza individuale e di

gruppo. Per esempio, quando si dice “è molto intelligente ma, ma non si applica”

magari usa semplicemente delle rappresentazioni che sono diverse da quelle che

presentiamo durante la lezione. La soluzione, quindi, è tentare di utilizzare tutti i canali

in modo da raggiungere tutti i sistemi rappresentazionali che hanno la supremazia in

ogni ragazzo.

• Le tecniche espressive: i materiali si mescolano alla genialità di

ogni ragazzo e alla lingua altra, che può essere abbinata ad una innumerevole

quantità di vocaboli. Molteplici le tecniche a cui ricorrere:

- Il disegno e la pittura: si possono utilizzare diverse tecniche a seconda

dell’età --> si parte dai colori non tossici che possono essere utilizzati per fare le

forme di mani e piedi, poi vari supporti come pennelli, pastelli, pennarelli.

Immaginiamo quanto vocabolario veicolare attraverso queste ricchezze espressiva!

[Molto diffusa è la tecnica del rock painting.] Anche il colore è fondamentale perché

ai bambini piccoli si possono insegnare i nomi dei colori, mentre con i grandi si

possono affrontare le teorie legate al colore, mentre con i ragazzi preadolescenti si

può studiare ogni tecnica e creare opere d’arte.

- il collage e il découpage: le ricadute glottodidattiche dell’uso di questo

tipo di tecniche affondano le radici in quella teoria del doppio codice che abbiamo

trattato nel secondo capitolo, soprattutto quando proponiamo attività e combinino

insieme lingua e informazioni. Sono ideali soprattutto nei primi approcci con la

lingua.

- La manipolazione delle paste modellate: qui i sensi sono coinvolti

totalmente e non si dimentichi che ascoltare e leggere le istruzioni lingua sarà

propedeutico alla realizzazione del progetto finale.

- La manipolazione di altri materiali: cartapesta e altri materiali ci

permettono di utilizzare una infinita quantità di termini e strutture verbali.

• La musica: facciamo proporre ai ragazzi e facciamo una valutazione

attenta di quello che viene proposto prima di utilizzarlo come materiale didattico

perché accettare le loro proposte significherà catturare la loro attenzione. Si può

proporre anche la creazione di un piccolo coro nella scuola. Alcuni studiosi hanno

proposto un modo di utilizzare la musica per favorire l’apprendimento della lingua

basato sulla formazione di immagini interiori nel momento di ascolto perché da questo

scaturisce un ottimo argomento di conversazione.

• Il gioco e i giochi: all’interno delle attività di gioco distinguiamo tre

aspetti fondamentali: il ludico Gioco spontaneo impegnativo perché comporta un

coinvolgimento fisico e psichico, ma è anche continuativo e accompagna tutta

l’esistenza umana e non ha scopo preciso; il ludiformequi la finalità del gioco va al

di là del gioco stesso ed è didattica, è il ludomateticouna dimensione in cui

l’intervento didattico dell’insegnante mira a ricostruire e a valorizzare

intellettualmente gli eventi più significativi dal punto di vista emotivo e cognitivo nel

momento ludico. La componente fondante per cui il gioco diviene importante nella

glottodidattica è la forza, l’energia, la spinta vitale che c’è dietro al gioco, ovvero la

ludicità.

• Il teatro: la scuola italiana, dagli anni 50 in poi, crea filodrammatiche

scolastiche e porta le scolaresche ad assistere almeno una volta all’anno ad un

classico. Nel 1955 il termine drammatizzazione è introdotto per la prima volta nei

programmi scolastici ministeriali per la scuola elementare. Viene accentuato a partire

dal 1985. In questo ambito spicca alla città di Torino e oggi il teatro educativo

comincia ad avere un futuro. In Europa, una tradizione molto marcata viene dalla Gran

Bretagna dove Gouin è più niente.

(Vedi schema pagina 211)

2. Le glottotecnologie: tra supporti e newmedia

• Le tecnologie tradizionali: da non sottovalutare perché maneggiate

agevolmente da insegnanti e ben conosciute dagli alunni.

- La lavagna: in ogni classe ce n’è una, a differenza di altre tecnologie,

però è importante cercare di utilizzarla in modo non noioso (= scrivendo la lezione

che verrà seguita in modo passivo dai ragazzi). Non bisogna mai dare

completamente le spalle alla classe; inoltre, non pensiamo alla lavagna come un

grande foglio, ma immaginiamolo uno spazio da suddividere per strutturare il

concetto che stiamo spiegando, evitare di scrivere lunghe liste di parole.

- La lavagna luminosa: è uno strumento obsoleto rispetto ad altri, ma per

la sua economicità, è presente nella maggior parte delle scuole. Può essere utilizzata

come spunto per seguire un discorso o per correggere alcuni esercizi e comunque

può essere utilizzata in modo creativo per tenere viva l’attenzione.

- L’ audio-registratore e il lettore CD-audio: si può proporre l’ascolto di

registri linguistici diversi o di dialetti, si può registrare le conversazioni realizzate in

classe per riascoltarle. Oggi è possibile scaricare interi file audio da siti privi di diritti,

come il sito del progetto Gutenberg.

- Gli oggetti (realia): sono una parte fondamentale dell’apprendimento

perché inseriscono all’interno dell’insegnamento parti reali, che sono messe in gioco

nella comunicazione quotidiana.

- I poster didattici: sono mezzi che gli alunni hanno per memorizzare

quanto appreso che sono strumenti a disposizione dell’insegnante per richiamare

l’attenzione su errori frequenti o costruzioni difficoltose. Inoltre, durante la loro

realizzazione si è svolto uno scambio linguistico spontaneo e finalizzato

all’esecuzione del compito.

- Le flashcard: come poster, introducono l’immagine all’interno di un

apprendimento che rischia di essere solo verbale. Possono essere realizzate alunni.

• Le nuove tecnologie: dobbiamo superare l’incredibile paradosso

secondo il quale il luogo in cui sono avvenuti i più grandi cambiamenti educativi non

sono le nostre scuole. Le nuove generazioni sono: multitasking, multimediali,

plurireticolari (tendono a lasciarsi coinvolgere da attività a sfondo sociale che si

snodano nella rete). Quindi, a sostegno dell’introduzione delle nuove tecnologie

nell’ambito educativo rientrano tre motivazioni sostanziali: le possibilità che le nuove

tecnologie hanno di modificare l’insegnamento, il possibile potenziamento delle

specifiche discipline, la possibilità che le nuove tecnologie divengano tema di

apprendimento.

- La multimedialità interattiva e le lingue altre: il concetto di

“multimedia” è lo stesso di ipertesto con la differenza che il multimedia offre anche

informazioni di tipo non testuale. Si tratta di un testo dinamico non lineare, non

sequenziale e tridimensionale, sempre basata sul link. È una festa per l’emisfero

destro del cervello perché l’emisfero destro immagazzina l’informazione iconica,

mentre quello sinistro immagazzina la colma verbale. Quindi, l’emisfero destro riflette

le proprietà generali della mente umana, mentre quello sinistro è organizzato

secondo codici culturali, soprattutto il linguaggio.

Per interattività si intende la vasta gamma di proposte che si presentano

all’utente e alle quali reagisce con interesse e curiosità, mentre l’apprendimento si

trasforma in acquisizione della lingua la proprio perché le condizioni sono di

immersione della lingua.

Si parla di “edutainment” perché il filone più importante di prodotti

multimediali interattivi si basa sull’esigenza di imparare divertendosi. Tuttavia, non

vanno dimenticati i rischi legati alla complessità dei pacchetti multimediali interattivi

e del perdersi nell’iperspazio.

Il CBT (= Computer Based Training), il, CAI (Computer Assisted Instruction) e il

CAL (Computer Assisted Learning) hanno fallito perché il software didattico è stata

lasciato nelle mani di pochi tecnologici, o addirittura di programmatori, mentre gli

insegnanti sono stati messi da parte. Inoltre, i percorsi di apprendimento sono stati

segnate da pacchetti che non hanno tenuto in conto le esigenze degli utenti.

Ma come si trasforma l’apprendimento con le nuove tecnologie?

- Le teorie dell’apprendimento multimediale

1) La teoria delle rappresentazioni multimediali Schnotz, 2001.

Nell’apprendimento multimediale intervengono due aspetti differenti:

rappresentazioni esterne, di tipo verbale e visivo, e rappresentazioni interne. [Tra le

rappresentazioni esterne e interne non vi è, però, una relazione uno-a-uno perché

una rappresentazione esterna verbale può portare ad una rappresentazione interna

verbale e visiva. ]Questa teoria richiama la valenza positiva del metodo audiolinguale

e audiovisivo, nelle misure in cui invita a fare uso delle tecnologie digitali che

facilitano la creazione di immagini mentali.

2) La teoria del carico cognitivo: questa teoria si concentra sulle risorse

cognitive che sono disponibili durante l’esecuzione di un compito e sul modo in cui

esse vengono impiegate. L’aumento del carico cognitivo associato alla strutturazione

di immagini e testi limita le possibili risorse che lo studente può dedicare

all’apprendimento. Esistono effetti che testimoniano come il carico cognitivo possa

diminuire l’apprendimento: a) problemi non legati a un obiettivo specifico si

mostrano utili per il miglioramento piuttosto che quelli che mirano a modelli di

conoscenza già acquisita; b) esercizi già svolti riducono il carico cognitivo e

favoriscono la concentrazione sui passi generali da seguire; c) l’integrazione dei due

fronti differenti, come nella multimedialità, non sempre limita il carico cognitivo e,

spesso, le informazioni che riceviamo sono ridondanti e richiedono un impegno di

molte risorse.

3) La teoria di Mayer: lo studio dell’apprendimento attraverso la

multimedialità deve essere compresso a partire dal concetto di elaborazione attiva,

nel senso che lo studente effettua elaborazioni cognitive attive sul materiale che sta

prendendo in esame: infatti, lo studente è attento alle informazioni e quanto

selezionato viene strutturato in una rappresentazione mentale, creando relazioni tra

parole o figure e, infine, viene organizzato e integrato con le conoscenze

pregresse.Obiettivo dell’apprendimento è, allora, ricordare oltre che comprendere,

ovvero trasferire a situazioni nuove quanto immagazzinato. Mayer ha delineato i

principi dell’apprendimento multimediale: 1. Multimediale (associazione di parole e

figure), 2. Vicinanza spaziale e temporale (se l’informazione verbale e l’immagine

sono vicini simultaneamente, consentono un’integrazione immediata), 3. rilevanza o

coerenza del materiale (non è utile presentare troppe informazioni allo stesso

tempo), 4. Modalità diversa (l’apprendimento è più efficace quando l’integrazione e

la spiegazione orale e illustrazione, piuttosto che tra te e immagine), 5. Ridondanza

(l’apprendimento ostacolato da informazioni presentate in troppi formati), 6.

Personalizzazione (lo stile nonna formale e più efficace).

- Il CALL = Computer Assisted Language Learning Pressey aveva

introdotto la prima “macchina-insegnante” che esaminava i risultati dei test a

risposta multipla degli studenti. Poi, nel 1968, Skinner ha ritenuto di poter dare un

nuovo volto a queste macchine perché non dovevano essere utilizzate solo per

valutare l’apprendimento, quanto, piuttosto, proprio per insegnare.

Il periodo comunicativo nasce negli anni '80 --> È un momento importante

perché non è più il computer a controllare l’interazione, ma è l’utente. Oggi, con

un’evoluzione degli hardware e dei software, l’insegnamento della lingua abbraccia

possibilità ma pensate, perché l’interazione non avviene tra computer e alunni, ma

tra gli alunni stessi. Siamo nell’attualità del CALL, che è integrativo. Molteplici sono

i software a cui far prendere vita nella didattica che usa le tecnologie: la lavagna

interattiva multimediale (LIM), e il banco elettronico.

A) la lavagna interattiva multimediale (LIM)permette di vedere,

interagire in gruppo, e favorisce l’attività attorno alla lingua che viene vista da

prospettive nuove. Il perché della sua bontà glottodidattica: fa crescere la

motivazione, stimola il lavoro collettivo, è luminosa, è multimediale e permettere

all’insegnante di lavorare in classe con più di uno studente contemporaneamente e

con la possibilità di richiamare le lezioni precedenti.

B) il banco interattivo consente il lavoro in piccoli gruppi ed è ideale

per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria. È uno strumento adatto a favorire

l’apprendimento di tipo cooperativo perché i giovani , ad esempio, possono avere a

disposizione una serie di immagini che rappresentano parti del corpo da trasportare

sulla parte corrispondente del manichino che appare sullo schermo. Il fine immediato

che viene dal software è ottimo per ricordare parole e strutture con precisione.

- il CALL: dal software all’ e-learning Internet figura proprio come luogo di

incontro e di interazione tra persone. Oggi, l’e-learning è quasi sinonimo di istruzione a

distanza (IAD). Nella rete, gli spazi di acquisizione della lingua sono molteplici:

a) la posta elettronica e le webmail: consentono di spaziare nella

comunicazione con utenti di tutto il mondo. Si possono seguire corsi di lingue

interamente via e-mail o si vuole iscrivere ad una mailing.

b) il newsgroup: si può considerare come una parte elettronica perché

contiene una serie di news, ossia di articoli inviati da vari utenti su un argomento di

interesse comune. In questo modo la lingua e il suo apprendimento si integra con la

vita dello studente, al di fuori della classe.

c) La chat, la webchat e la messaggistica istantanea: permettono una

comunicazione sincronica tra utenti.

d) i MUD e i MUSE: sono mezzi che consentono di interagire in maniera

sincronica in un ambiente condiviso con più utenti. Tali ambienti sono formati da

oggetti, stanze e altri elementi. Rispetto alle chat sono più complessi, perché

consentono di far percepire agli altri i propri stati d’animo e spostare oggetti.

e) I siti di ricerca e i portali: i portali sono dei punti di accesso al Web

privilegiati, perché non si limitano ad orientare l’utente, ma forniscono informazioni e

possibilità di comunicare. Il numero di portali che offrono materiale in lingua è

smisurato e qui è responsabilità del docente orientare gli interessi degli alunni. Il loro

uso in ambito scolastico è auspicabile perché possono dare possibilità all’alunno di

creare portali che offrono un luogo di aggregazione su un dato argomento.

f) i wiki e i servizi di condivisione di contenuti multimediali: i wiki

nascono dalla collaborazione delle persone a cui è consentito l’accesso e sono

modificati da chi li utilizza. Tra i più famosi troviamo l’enciclopedia on-line Wikipedia.

Le informazioni non sono verificate, ma non c’è dubbio che si tratta di uno strumento

utile e rapido.

g) il blog nato nella metà degli anni '90 ha avuto un boom negli ultimi anni.

Oggi è la traduzione del diario personale e in USA è diffuso anche come strumento di

diffusione di notizie. In quest’ultimo caso è particolarmente utile in ambito didattico

perché si genera un momento di riflessione a livello linguistico ma che permette anche

la maturazione del senso critico.

h) la condivisione di immagini e video può essere utilizzata vedendo

didattico e parla caricare video prodotti dagli alunni e dovranno poi presentarli.

i) il social network: consente di legare con persone che condividono interessi

comuni ma che fanno di lingua.

l) Con mixed learning reality si intende una modalità di studio che tiene

conto del lavoro svolto in aula e di quello che continua fuori. L’insegnamento e

l’apprendimento si fondano, in questo modo, sul mondo reale e si potenziano con la

tecnologia perché emergono nuovi modi di collaborazione e di scambio.

- Il CALL si fa in quattro abilità: ma soprattutto usato come

pretesto delle attività di gruppo, per rendere vivace la comunicazione per

trasformare l’aula in comunità.

- CALL come stimolo per le attività di gruppo: il fatto che l’uso

dei computer è stimolo per attività di gruppo, è uno sviluppo relativamente

nuovo ed è in contrasto con la visione tradizionale di CALL, dove l’utente è

spinto al lavoro individuale con la macchina. Oggi, le nuove piattaforme si

focalizzano sulla necessità dell’apprendimento in collaborazione e i sistemi

dedicati a questo solo di due categorie: 1) Sistemi C.S.C.L. (Computer

Supported Cooperative Learning) di livello basso danno la possibilità di

scambiare informazioni; 2) di livello altoconsentono di lavorare sul

pensiero critico degli eventi.

- Il Computer-teacher partnership o istruzioni per l’uso: si

delinea nei primi anni 90 e il mezzo aumenta le opportunità di utilizzazione

della lingua perché unisce insegnante ed alunni attorno ad un attività

comune. Il problema dell’uso del computer si riscontra spesso negli

insegnanti che si limitani a promuovere attività al computer, dimenticando la

relazione tra programmazione dell'attività e supporti utilizzati= non si

devono cercare nel multimediale gli elementi che ricalcano la stampa, ma si

deve usare il bello, il nuovo e il proprio della multimedialità. Invitiamo

all’aggiornamento.

a) Saper analizzare e classificare i software: i courseware sono

corsi della disciplina scelta, e programmi che si focalizzano su porzioni

specifiche di lingua, programmi che consentono di creare, in assenza di

competenze informatiche elevate, percorsi di apprendimento personalizzato

per i ragazzi.

b) Sapere scegliere i software per la glottodidattica: i contenuti

del software devono essere autentici, devono essere stimolanti per i ragazzi,

devono avere un apprendimento attraverso la scoperta e il problem solving,

devono avere un apprendimento che si realizzi in legame con la conoscenza

che già si possiede, deve essere fruibile in gruppo e deve concepire l’alunno

come protagonista.

°°°°°

Capitolo IV: insegnare e imparare le lingue altre con il metodo della

bottega artigiana

Alla base del percorso della bottega ci sono alcuni punti:

- La costruzione della conoscenza, come lo sviluppo dei processi

cognitivi più elevati, deriva dalle interazioni linguistiche e socio

culturali a cui sono esposti gli apprendisti.

- Nello sviluppo della conoscenza e delle capacità intellettuali e

pratiche è insostituibile il ruolo del “modello” che guida l’apprendista

attraverso l’allestimento di un ambiente glottodidattico di alta qualità che

forma con incentivi strutturati in modo che ogni apprendista desideri far

parte nel progetto comune.

- Nell’allestimento dell’esperienza di insegnamento e apprendimento

va tenuta in conto la condizione di appetibilità, sia che insegna e per chi

apprende.

- L’ambiente glottodidattico deve far toccare con mano i benefici

che tutti hanno dalla cooperazione.

1. “La bottega d’Europa”. Cosa è?

È un’ associazione senza scopo di lucro costituita nel 1993, ma operante in via

sperimentale dal 1981. Si occupa dell’insegnamento delle lingue altre, in particolare

dell’inglese. Il percorso didattico che la caratterizza ha come sfondo l’approccio della

bottega artigiana medievale e come attività quotidiana la pratica del teatro e delle

tecnologie digitali.

1.1. Gli anni ‘70

“Ici Je Vis”- “I live Here”: questo è il titolo del primo percorso glottodidattico

effettuato per l’insegnamento del francese e dell’inglese in una scuola materna del

Libano. L’osservazione diretta dei bambini portava ad un interrogativo: i libri che i


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Glottodidattica delle lingue moderne, Glottodidattica delle lingue moderne, basato su appunti personali e del II volume studio autonomo del testo consigliato dal docente Lingue altre, Cangià + appunti presi a lezione di Cangià. Capitolo I: i metodi di insegnamento delle lingue altre.
· Metodica= disciplina che studia sistematicamente metodi didattici. Più precisamente, la parola è stata usata in passato, in riferimento
all’esame di metodi dal punto vista pratico.
· Metodologia = discussione dei metodi dal punto di vista teorico.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in lingue per la comunicazione internazionale
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francifranci88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottodidattica delle lingue moderne e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Maria SS. Assunta - Lumsa o del prof Cangià Caterina.

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