Il cervello in aula
Metodi e approcci in glottodidattica
I metodi e gli approcci non sono totalmente unimodali, ma sono piuttosto collocabili su un continuum ai cui estremi c'è il punto formalista (L-Mode) e il punto esperienzialista (R-Mode). Attualmente la glottodidattica, pur mantenendo una autonomia epistemologica, si muove in direzione dell'interdisciplinarità, riallacciandosi a:
- Linguistica teorica e pragmatica
- Psicolinguistica
- Scienze della comunicazione
- Scienze antropologiche e semiotiche
- Linguistica e psicolinguistica applicata
Quest'ultima è stata creata da Renzo Titone, e consiste nell'applicazione della psicolinguistica alla didattica delle lingue. La psicolinguistica è lo studio del rapporto tra lingua come sistema e lingua come facoltà della mente, trae le sue origini da alcune considerazioni di Humboldt e Saussure. Negli anni Sessanta è stata influenzata da:
- Psicologia cognitiva
- Linguistica generativa chomskiana, che però riduce il processo di comunicazione al processo di trasmissione di un messaggio → Orientamento inaccettabile.
Negli anni Settanta si sviluppa un interesse per gli aspetti cognitivi, neurofisiologici e pragmatici del linguaggio. ES Vygotskij inserisce il processo comunicativo nell'ambito delle attività psicofisiche.
Negli anni Ottanta si cerca di analizzare anche la natura storico-sociale del mondo psichico dell'individuo e della sua interazione con la realtà.
Negli anni Novanta, all'interno dell'interesse per la relazione tra personalità e comportamento verbale, Renzo Titone formula il cosiddetto “modello olodinamico”, cioè un modello integrato di apprendimento del linguaggio, che presuppone l'interazione di componenti psicologiche di natura sia comportamentista che cognitivista controllate dalla struttura della personalità dell'individuo. Chiarisce i concetti base della natura del fenomeno linguistico, sia i processi e i fattori implicati nell'acquisizione della lingua → Mette al centro la triade allievo-docente-lingua e concepisce il rapporto docente-allievo e i contenuti dell'insegnamento non più come statici ma in continua trasformazione.
Capitolo 2: il cervello umano e l’apprendimento delle lingue
Il modello bimodale
Il modello bimodale filosoficamente considera l'apprendimento umano come un processo pluridimensionale → necessità di una prospettiva interdisciplinare che integri discipline scientifiche del cervello e discipline umanistico-pedagogiche (complementarità disciplinare) → è fondato su due dimensioni fondamentali:
- Didattica integrata
- Visione neurolinguistica dell'apprendimento
Operativamente propone un'integrazione di orientamenti (induttivi, deduttivi, funzionali, affettivi) all'interno di un sistema educativo che abbia come matrice i criteri neurofunzionali.
Ha enucleato tre principi fondamentali:
- Principio della neurofunzionalità: l'insegnamento deve rispettare i processi neurofunzionali dell'apprendimento → impostazione generale dell'unità didattica.
- Principio della fluenza concettuale: l'insegnamento deve impartire l'abilità di utilizzare il sistema concettuale che sorregge quello verbale → correlare gli elementi formali della lingua con i pensieri e i comportamenti che essa consente di codificare.
- Principio della pragmaticità: l'insegnamento deve mettere nelle condizioni di saper svolgere attività pragmatiche autonome → ogni attività didattica deve essere impostata funzionalmente, cioè contestualizzata realisticamente dal punto di vista socio-interattivo.
Il cervello umano
Il segnale linguistico è prodotto e percepito dal sistema nervoso, sede del pensiero e controllatore delle funzioni corporee → sistema nervoso periferico, midollo spinale e sistema nervoso centrale.
Il cervello ha tre funzioni principali:
- Funzione sensoriale
- Funzione integrativa (che include processi di pensiero e di memoria)
- Funzione motoria
Il neurone è una cellula specializzata presente nell'encefalo che conduce i segnali nelle varie parti del sistema nervoso. Le cellule di sostegno con funzione isolante mantengono in sito i neuroni e impediscono un'indebita propagazione dei segnali nervosi tra i vari neuroni.
Il neurone è composto da un corpo cellulare e da prolungamenti di fibre:
- Dendriti: fibre afferenti, ricevono informazioni da altri neuroni
- Assoni: efferenti, trasmettono impulsi ad altre parti del sistema.
La trasmissione di impulsi elettrici avviene tramite le sinapsi, mediatori biochimici.
Struttura dell’encefalo
Il cervello è formato da:
- Sostanza grigia: formata da gran numero di corpi cellulari. Riveste tutta la corteccia cerebrale.
- Sostanza bianca: formata da grandi fasci di fibre nervose che sono dirette alle cellule della sostanza grigia o provengono da esse. Il suo colore è dovuto al bianco delle guaine isolanti di mielina che le ricoprono.
L'encefalo si suddivide in:
- Telencefalo: porzione di maggiore estensione che avvolge tutto il diencefalo. La sua parte più esterna è la corteccia cerebrale.
- Diencefalo: è la parte più interna, comprende il talamo (stazione di smistamento di segnali nervosi), ipotalamo (regola le attività vegetative e subcoscienti).
- Romboencefalo: costituito da cervelletto e dal midollo allungato. Il cervelletto svolge il ruolo di integrazione e di coordinamento nella produzione e percezione del linguaggio.
Il telencefalo è diviso in due masse simmetriche, cioè due emisferi cerebrali, che non presentano alcuna differenza per quanto riguarda le funzioni elementari di senso e di moto MA c'è una specializzazione emisferica (riscontrabile a livello anatomico) per le funzioni mentali superiori. I due emisferi sono collegati tra loro attraverso fasci di fibre nervose che costituiscono il corpo calloso e la commessura anteriore.
Ciascun emisfero è attraversato da solchi → le scissure principali sono:
- Scissura longitudinale
- Scissura centrale
- Scissura laterale
- Scissura parieto-occipitale
Queste scissure suddividono ciascun emisfero in quattro lobi, cioè parti principali funzionalmente distinte:
- Lobo frontale (anterosuperiore)
- Lobo parietale (mediosuperiore)
- Lobo occipitale (posteriore)
- Lobo temporale (laterale)
Le aree situate in profondità all'interno della massa cerebrale si chiamano nuclei e si distinguono in due gruppi:
- Gangli della base: controllo dell'attività motoria di base (i movimenti più precisi sono controllati dalla corteccia) → il loro contribuito alla funzione linguistica è di natura motoria
- Talamo: parte del diencefalo. Funzione fondamentale. Stazione di smistamento che indirizza i segnali sensoriali complessi sia alla corteccia che alle aree sottocorticali.
Le strutture poste al confine tra telencefalo e diencefalo, attorno all'ipotalamo, formano il sistema limbico (la parte più profonda e antica del telencefalo) impegnato nel controllo delle attività emozionali e comportamentali, della motivazione, dell'apprendimento e della memoria.
Aree funzionali della corteccia cerebrale
- Corteccia motoria: controlla i muscoli di tutto il corpo, perciò anche quelli delle labbra e della bocca nella produzione linguistica
- Corteccia premotoria: evoca risposte motorie coordinate e complesse
- Area di Broca: nell'emisfero sinistro. Area di produzione del linguaggio. Controlla i movimenti coordinati della laringe e della bocca nella formazione delle parole nel linguaggio parlato.
- Area sensoriale somestesica: sensibilità generale. Si distingue in primaria e secondaria a seconda che riceva i segnali direttamente dai vari ricettori sensoriali nell'organismo oppure li elabora e li interpreta.
- Area visiva: Si distingue in primaria e secondaria a seconda che riceva i segnali direttamente dai vari ricettori sensoriali nell'organismo oppure li elabora e li interpreta.
- Area uditiva: Si distingue in primaria e secondaria a seconda che riceva i segnali direttamente dai vari ricettori sensoriali nell'organismo oppure li elabora e li interpreta.
- Area prefrontale: funzione non ancora ben definita, ma sembra importante per l'elaborazione del pensiero.
- Area di Wernicke: nell'emisfero sinistro. Area di comprensione del linguaggio. Riceve e interpreta i segnali provenienti da tutti e tre i lobi a cui si proiettano le informazioni sensoriali. È collegata all'area di Broca tramite il fascicolo arcuato, un fascio di fibre nervose. Gran parte dei segnali sensoriali sono trasmessi attraverso i centri sottocorticali alle aree sensoriali primarie della corteccia e queste, dopo qualche millisecondo, trasmettono i risultati delle loro analisi semplici ai centri inferiori e alle aree secondarie, che provvedono a un più alto livello di interpretazione delle informazioni e confluiscono nell'area di Wernicke.
Il cervello svolge le sue funzioni con l'attività integrata di tre blocchi fondamentali:
- Strutture del tronco e strutture mediali, assicurano lo stato di veglia e rende possibile la costante attuazione delle forme selettive dell'attività.
- Aree secondarie della regione temporale sinistra, assicura la ricezione, rielaborazione e conservazione dell'informazione.
- Aree frontali, assicurano la programmazione e il controllo dell'attività in corso.
Alcune aree (in particolare Broca e Wernicke) sono specializzate nel linguaggio. Alla base di ogni atto linguistico vi è il bisogno o la volontà di comunicare → esigenza si traduce in pensiero che viene programmato in uno schema generale di comunicazione → meccanismi del linguaggio interno, il pensiero e la sua configurazione semantica sono codificati nella struttura morfosintattica del futuro enunciato → trasformazione in un programma di unità foniche organizzate linearmente.
La neurolinguistica
Elementi storici riportano fatti di disturbi del linguaggio che oggi sappiamo motivare. Un papiro egizio del 1700 a.C. descrive la perdita della parola e l'immobilizzazione del lato destro del corpo: una emiparesi o una emiplegia. Un salmo biblico recita “Se ti dimentico Gerusalemme, si paralizzi la mia mano destra, e poi mi si attacchi la lingua al palato”: è una descrizione di alcuni elementi delle sindromi afasiche, cioè l'associazione tra paralisi della mano destra e i disturbi dell'eloquio. Si ritrovano nozioni cliniche sull’afasia nel Corpus Hippocraticum (400 a.C.) dove compaiono riferimenti sull’assenza del linguaggio accompagnata da condizioni morbose come l’epilessia, ictus cerebrale etc.
Nel XV sec. fu stabilita la distinzione tra perdita del linguaggio dovuta a paralisi della lingua e a impedimenti di tipo amnestico. Nel Settecento Giambattista Morgagni osservò che la perdita della parola era spesso associata ad un attacco di paralisi, ma che la facoltà di comprensione rimaneva inspiegabilmente intatta. Nello stesso periodo Johann Gesner scrisse il primo studio sull’afasia gergale, a lungo punto di riferimento autorevole. Attribuì l’afasia a uno specifico indebolimento della memoria verbale: si rese conto che erano neurologicamente distinti i processi intellettivi (evocati da oggetti fisici e dall’azione dei nervi sensoriali) e la memoria verbale (che segue gli stessi processi ma richiede un’azione nervosa aggiuntiva) → le malattie compromettevano la memoria ma lasciavano intatti gli altri processi neurologici; la base fisica di questa compromissione era, per lui, una “torbidità” nelle relazioni tra diverse parti del cervello che produceva sindromi quali parafasia (espressione verbale scambiando parole note) e afasia gergale (espressione verbale coniando neologismi inappropriati e impossibili).
A fine secolo diviene sempre più oggetto di indagine l’associazione tra funzioni psichiche e strutture cerebrali → frenologia di Franz Joseph Gall, teoria ormai confutata secondo cui le singole funzioni psichiche dipenderebbero da particolari zone o "regioni" del cervello estremamente localizzabili → dalla valutazione di particolarità morfologiche del cranio di una persona, come linee, depressioni, bozze, si potrebbe giungere alla determinazione delle qualità psichiche e morali dell'individuo e della sua personalità → prospettiva localizzazionista in cui c’è una corrispondenza biunivoca tra competenza e localizzazione.
La conoscenza dei substrati neurali del linguaggio è inizialmente stata ottenuta dallo studio di pazienti cerebrolesi. L’inizio dell’afasiologia si ha con Pierre Paul Broca (1861), fondatore della Società di Antropologia di Parigi, che descrisse il quadro clinico del paziente Leborgne detto “Tan”, soggetto a frequenti crisi di epilessia e in seguito progressivamente emiplegico, e che aveva una serie di disturbi della produzione linguistica per i quali egli sapeva emettere solo il monosillabo tan tan tan, ma quando si arrabbiava bestemmiava correttamente. Il paziente non era demente, comprendeva il linguaggio parlato, ma non era capace di produrlo correttamente. Morto il sig. Tan, Broca con l'autopsia scopre una lesione in un'area del cervello che è la terza circonvoluzione frontale della corteccia cerebrale dell’emisfero sinistro (area di Broca definita anche area 44 di Brodmann). Con lo studio di altri 8 pazienti trovò le stesse lesioni.
Broca sostiene che la facoltà del linguaggio articolato è indipendente dalla comprensione verbale e dalla comunicazione non verbale (dissociazione fra comprensione e produzione), e che fosse localizzata in una specifica area, la cosiddetta area di Broca, lateralizzata nell’emisfero sinistro (lateralizzazione del linguaggio) → relazione specifica tra afasia e lesione cerebrale alla terza circonvoluzione del lobo frontale sinistro. La lateralizzazione del linguaggio è stato un dato inatteso e sorprendente, perché tutto il pensiero classico aveva concepito la simmetria come forma più alta di organizzazione → Broca indaga e sostiene che l’acquisizione del linguaggio è controllata dall’emisfero sinistro perché matura più velocemente (studi neurofisiologici del Novecento dimostreranno invece che non è così). Questo era sorprendente perché la nozione classica era che nella natura aristotelica dominasse la simmetria.
L'altro grande protagonista di questa storia è Carl Wernicke, neurologo tedesco, che studiò (→ Il complesso sintomatico afasico. Uno studio psicologico su base anatomica, 1874) una serie di casi clinici di persone che avevano grandi disturbi nella comprensione del linguaggio e anche nella scelta delle parole. Questi pazienti erano inizialmente considerati sordi, in realtà sentono ma non possono comprendere i suoni del linguaggio articolato, mentre vengono relativamente preservate le capacità di produzione linguistica. Avevano capacità di elaborare significati in uscita ma non riuscivano a elaborare i significati in entrata. Wernicke osserva che l’eloquio dei pazienti era fluido ma era scarsamente informativo, manca un’analisi semantica più profonda.
NB la comprensione è propedeutica alla produzione: un parlante che non comprende, pur avendo intatta la capacità di produzione di parola, non potrà mai produrre qualcosa di complesso semanticamente. Non riesce a capire il senso reale degli enunciati. L'analisi lesionale che poteva essere all'epoca solamente autoptica, mostrava che questi pazienti avevano una lesione sempre nell'emisfero sinistro, ma nel giro temporale superiore, un’area che da allora è stata denominata area di Wernicke (area 22 di Brodmann).
A inizio Novecento si è perciò affermata la teoria della dominanza cerebrale e il localizzazionismo, a cui però non tutti aderiscono. Lashley nel 1929 sosteneva che non era possibile assegnare uno specifico comportamento psichico a una specifica area cerebrale. Ancor più importante, Vygotskij condusse esperimenti cruciali che mostrarono che il fenomeno del linguaggio nella sua globalità era il risultato di connessioni processi interemisferici cooperativi. Negli anni Trenta Penfield dimostrò che stimolando elettricamente la superficie di diverse zone corticali si potevano inibire alcune abilità linguistiche (articolazione fonetica, comprensione etc.).
Negli anni Cinquanta, contro il localizzazionismo, ci sono gli studi di Sperry su pazienti con cervello diviso (split-brain). Dagli anni 50 si attuava la sezione chirurgica del corpo calloso (principale sistema di collegamento tra i due emisferi) per ridurre la generalizzazione di crisi epilettiche resistenti a qualunque terapia farmacologica → studio del funzionamento separato dei due emisferi, i quali lavorano in maniera complementare anche se con specifiche funzioni conoscitive (complementarità emisferica nella generazione delle funzioni cognitive elevate). I due emisferi usano strategie diverse per elaborare le stesse informazioni: il sinistro è di tipo analitico, il destro di tipo olistico → emisfero sinistro è specializzato nella produzione e nella comprensione del linguaggio (anche se anche il destro è in parte coinvolto), in particolare le aree della corteccia frontale inferiore (area di Broca) e corteccia temporale superiore (area di Wernicke).
La psicolinguistica permette di elaborare metodi sperimentali psicologici e rigorosi modelli delle strutture linguistiche alla base della trasmissione dell'informazione verbale, invece la neurolinguistica si occupa della correlazione neurologica tra funzioni specificatamente linguistiche e strutture.
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