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Ugo Foscolo, prosatore e poeta

L'autore dalla produzione sterminata affianca una produzione critica sulle proprie opere e sulla letteratura italiana come sistema alla sua produzione letteraria. L’attività di Foscolo si brucia in un periodo relativamente breve, ma denso: dalla tarda rivoluzione francese ai primi anni della restaurazione post-napoleonica. Periodo fondamentale da molti punti di vista:

Contesto politico, sociale e letterario

  • Politico — La Rivoluzione Francese scardina i paradigmi secolari dell’ancien régime (dimensione sociale di valori aristocratici), quel tipo di società che si cristallizza alla fine del Cinquecento. Nascono nuovi principi, nuovi ceti, nuovi ideali…
  • Sociale — Anni in cui si segna il trionfo del nuovo ceto della borghesia (che inizia a formarsi da ‘300, ma assume in quest’epoca una consapevolezza che cambia le sorti dell’Europa).
  • Letteratura — Cambia definitivamente e soprattutto in Italia, perché è una società tradizionalmente bloccata e l’esplosione di forze in questo periodo impone una completa trasformazione. Non a caso, dopo Foscolo, vi è un Leopardi e un Manzoni, i quali cambiano i cardini della letteratura. Queste linee di trasformazione si riconoscono già in Foscolo, perché si pone il problema critico-letterario di come trasformare una letteratura secondo la società: una letteratura che ormai non è più il centro culturale.

Tasso e Marino sono gli ultimi grandi modelli che la letteratura italiana impone alle letterature europee. All’epoca di Foscolo ormai la letteratura italiana è marginale, provinciale, perché sono attive certe memorie di letteratura classica e si avverte la resistenza sociale, religiosa e culturale tipiche dell’Italia ancora oggi.

Quindi Foscolo è un autore anomalo: è un autore d’avanguardia estrema, estremamente impegnato politicamente con delle posizioni radicali. Ma Foscolo attua la sua rivoluzionalità guardando l’Europa e l’antico.

Origini e formazione di Foscolo

Un aspetto della sua metodica familiare è che Foscolo non è un madrelingua italiano, perché in realtà è un madrelingua greco. Nasce a Zante (estremo confine dello Stato veneziano), nelle isole Ionie e sua madre è greca. Dal punto di vista della sua italianità, Foscolo è marginale. Suo padre è veneziano, perciò vuol dire appartenere a una zona molto di confine. Ma proprio i veneti, i dalmati sono stati coloro che più hanno dato alla riflessione sulla lingua e sulla cultura italiana; questo proprio perché erano ai confini dell’impero: Bembo era un veneziano, colui che pone le basi linguistiche e grammaticali dell’italiano che noi ancora oggi usiamo. Il Tommaseo-Bellini (dizionario dell’Ottocento): Tommaseo è un dalmata. È proprio in queste aree che si ragiona su cosa vuol dire essere italiani e parlare italiano.

Foscolo cresce a Spalato e arriva ormai adolescente a Venezia. Quindi cresce dentro questo sistema di teorizzazioni di un’italianità che passa attraverso la lingua e la letteratura. Foscolo, potremmo dire, è padrelingua italiano, nel senso che l’italiano è la lingua dei padri, della tradizione della cultura. La patria per lui è la letteratura, in primo luogo. Foscolo è madrelingua greco, nel senso della dimensione materna, cioè la Grecia e l’antichità classica greca, per lui, svolgono una funzione affettiva, materna.

Vi è un conflitto paterno-materno, un conflitto freudiano, abbastanza presente nell’opera di Foscolo. Ovviamente Foscolo possiede il greco moderno (molto meno lontano rispetto al greco antico di quanto l’italiano sia dal latino), perciò è avvantaggiato nello studio della letteratura greca. È il più grande grecista. La sua modernità passa attraverso un grande recupero della cultura greca più antica.

Le ultime lettere di Jacopo Ortis

La prima grande opera di Foscolo non ha a nulla a che fare con la memoria greca, ma è un romanzo: Le ultime lettere di Jacopo Ortis. Foscolo è giovanissimo quando inizia a scrivere l’Ortis: 1798, ha 20 anni. Ma ha alle spalle già una discreta produzione: esordisce con delle tragedie.

Il romanzo è il genere della modernità per eccellenza. È un romanzo epistolare (costituito da lettere). Questo genere, all’epoca, era una formula molto diffusa nell’orizzonte europeo (non in Italia). È importante perché:

  • Ha di fronte a sé dei grandi modelli europei e ciò permette a Foscolo di non muoversi in un orizzonte indefinito, perché il romanzo in Italia è assente. Nei Promessi Sposi, Manzoni continua a scherzare sui suoi 25 lettori: ovviamente è un gioco ironico, un tipico atteggiamento di modestia, ma questa insistenza sul fatto che avrà pochissimi lettori è anche l’indice che Manzoni non sapeva in quanti avrebbero letto quel romanzo rivoluzionario.
  • Rientra in quei generi che vengono messi sotto il cartellino “le scritture dell’io”: tutte quelle forme in cui la persona parla di sé (l’epistolografia, il diario, l’autobiografia). L’Ortis ha una fortissima dimensione epistolare, diaristica e autobiografica di Foscolo stesso. I grandi modelli di opere assimilabili all’Ortis non sono dei romanzi ma delle autobiografie (racconti a posteriori della propria vita):
    • Alfieri, Vita — Piemontese
    • Casanova, Vita — Casanova è veneziano
    • Goldoni, Memorie — Goldoni è veneziano
    • Gozzi, Memorie inutili — Gozzi è veneziano
    • Fortissima componente veneziana
    • Casanova e Goldoni scrivono in francese: altro segno in Italia di affrontare un determinato tipo di scrittura
    • Alfieri e Casanova sono le storie di due avventurieri della penna, due personaggi che fanno della propria vita un’opera d’arte. L’Alfieri e il Casanova della Vita sono due personaggi che sono errabondi perché sono in conflitto con la società (difformi da essa per provare un proprio insediamento e stabilità, perciò sono costretti a diverse forme di erranza). Nell’Ortis la dimensione del viaggio e la dimensione della non appartenenza, dell’esclusione sono temi fondamentali. Questa esclusione, questo vagabondaggio e questo viaggio permettono di fare un passo in più:
      • Dal punto di vista individuale, l’Ortis sono delle lettere alla ricerca di se stesso (per certi versi fallimentare, visto che si suicida).
      • Dal punto di vista sociale, il problema della società italiana: manca una nazione, una borghesia con la sua esigenza di concretezza, di realtà quotidiana, con i suoi gusti e con il suo senso di unitarietà. Proprio per questo non può esserci un romanzo di interni, tipico degli altri grandi stati europei, cioè il romanzo borghese. Qui, può esserci solo spazio per un romanzo in cui il romanzo è il personaggio, cioè il romanzo è eccessivo rispetto alla realtà culturale in cui vive. E ciò ci ricollega all’Alfieri e al Casanova, figure che rifiutano il contesto sociale in cui vivono. Perciò l’Ortis, come personaggio eccezionale, è l’esito di una determinata situazione sociale e culturale italiana, non è solo il fatto che Foscolo era un personaggio egotico e narcisista.

La produzione dell'Ortis

La situazione è un po’ complicata, anche perché Foscolo stesso ci ha giocato molto:

  • Perché Le ultime lettere di Jacopo Ortis continuano a mutare;
  • Perché crea una sorta di romanzo nel romanzo, cioè trasforma la scrittura dell’Ortis in un’altra storia, cioè scrive la storia della storia dell’Ortis come se fosse un romanzo.

Foscolo accompagna la produzione creativa con una produzione critica (e buona parte riguarda le proprie opere). Intorno all’Ortis produce più opere critiche, in alcuni casi, in contrasto tra di loro, che costruiscono storie diverse.

Anno Editore Città Caratteristiche intrinseche Elementi di storia del testo Elementi nuovi
1798 Marsigli Bologna Seconda parte scritta dal Sassoli forse ignota a Foscolo Bloccata da censura austriaca
1799 Marsigli Bologna Alcune riscritture; Annotazioni che attenuano la dimensione politica. Grande successo editoriale. Due tomi. Rifiutata da Foscolo il 3 gennaio 1801 su “Gazzetta universale di Firenze”. Titolo Vera istoria di due amanti infelici, ossia Ultime lettere di Jacopo Ortis
1800 Mainardi Milano Incompleta, in 1 volume. Rarissima: nota una sola copia inviata da Foscolo a Goethe.
Italia 1802 Genio Tipografico Milano Prima parte (lett. 1-45) corrisponde a prima parte di Bologna 1798; la seconda materiali nuovi vari (epistolario e Sesto tomo dell’Io). Base per future edizioni. Lorenzo F. diventa Lorenzo A.
1814 Orell und Füssli Zurigo Pretesa di essere copia identica di prima edizione Ampliamento del paratesto: 4 incisioni; Avviso dello stampatore; Notizia bibliografica. Lettera antinapoleonica del 17 marzo (su Discorsi sulla servitù d’Italia).
1817 John Murray Londra Suddiviso in due parti; lieve revisione linguistica; riduzione della Notizia bibliografica; trad. di Sentimental Journey.

1798 — Foscolo è finito a Bologna perché siamo in anni tumultuosi fra Napoleone e i suoi alleati e le alleanze contro di lui. Foscolo, a suo dire, ha un sentire giacobino, ma suo malgrado si aggrega all’esercito di Napoleone, perché crede che quest’ultimo abbia delle prospettive di modernità, democrazia moderni rispetto alle potenze straniere. Si aggrega a una compagnia che è a distanza a Bologna. Successivamente, scoppia l’ennesima guerra (Austro-russi, Napoleone e la Repubblica Cisalpina): in un primo momento le truppe austro-russe vincono e dilagano nella Pianura Padana e la compagnia di Foscolo è costretta a ritirarsi fino a Genova. Perciò le lettere sono abbandonate a metà. L’editore Marsigli, un furbastro dell’editoria, prende questo libro incompiuto e lo consegna ad un intellettuale bolognese, Sassoli, il quale completa l’opera.

1799 — Marsigli pubblica delle lettere in cui fino a quando Jacopo abbandona Teresa è di Foscolo, la parte successiva è di Sassoli. È Foscolo a dire che la seconda parte è del Sassoli, in realtà è stato dimostrato che egli non ha lavorato completamente di testa sua, ma doveva avere degli appunti, delle bozze di Foscolo sul quale lavorare. Banalmente ci sono degli elementi, delle frasi della seconda parte che poi Foscolo, quando la riscriverà, li userà. L’edizione del ’99 viene bloccata dalla censura austriaca; probabilmente Foscolo non ha mai saputo che questa edizione fosse uscita.

Il Marsigli, dopo la censura, rimette mano riscrivendo parti e aggiungendo notazioni che attenuano la dimensione politica e religiosa dell’opera. Inoltre, cambia titolo: Vera storia di due amanti infelici ossia Ultime lettere di Jacopo Ortis — il romanzo viene presentato come una storia patetica e dolorosa storia di una more infelice: cioè Marsigli ha depotenziato totalmente la carica politica e di rottura del romanzo. Ha grande successo.

Foscolo viene a sapere di questo successo editoriale e rifiuta quest’ultima edizione sulla Gazzetta Universale di Firenze nel gennaio 1801.

Diffida del 1801

“Se non che più fieri casi m’interruppero quest’edizione abbandonata a uno Stampatore, il quale reputandola romanzo la fè continuare da un prezzolato, che convertì le lettere calde, originali, Italiane dell’Ortis in un centone di follie romanzesche, di frasi sdolcinate e di annotazioni vigliacche. [...] Onde fino a che mi concedano i tempi di riprendere la stampa dell’autografo delle Ultime lettere di Jacopo Ortis io protesto apocrife e contaminate in ogni loro parte quelle che saranno anteriori al 1801, e che non avranno in fronte questo rifiuto”.

Foscolo dice che le lettere non sono un romanzo, ma un atto documentario su una particolare fetta della storia italiana. Quindi insiste su una reale esistenza di un Jacopo e che lui non abbia fatto altro che prendere le lettere e riordinarle: nega la sua fisionomia di autore.

“Prezzolato” — il Sassoli, il pennivendolo a pagamento; dire prezzolato è molto significativo, perché dà l’idea di un intellettuale che si prostituisce intellettualmente per soldi e per fame. Jacopo si suicida anche perché non vuole essere un prezzolato. Quindi il Sassoli è l’ombra negativa di Jacopo e di conseguenza di Foscolo, il quale vuole presentarsi come l’intellettuale che soffre e paga per tutti.

“Calde” — per Foscolo, è un termine tecnico.

“Autografo” — ambiguo, perché vuol dire il mio autografo, cioè di mano propria (e quindi dice che comunque è un romanzo e c’è una dimensione d’autore) o le lettere calde, originali dell’Ortis di cui Foscolo ha l’autografo? Sono lettere vere o è un’opera di letteratura?

1801 — È a Milano (i napoleonici hanno vinto), città che odia, pubblica con l’editore Mainardi l’Ortis: ma pubblica solo la prima parte dell’edizione del 1798. Edizione rarissima: è nota solo una copia inviata a Goethe, con una lettera d’accompagnamento. Goethe è l’autore del modello dell’Ortis:

  • se Foscolo avesse paura di essere accusato di plagio, non l’avrebbe inviato.
  • riconosce la grandezza di Goethe e il debito nei suoi confronti. Questo però ci obbliga a spostare il rapporto Ortis-Werther su un piano di verso rispetto alla pura e semplice imitazione.

1802 — Con l’editore Genio Tipografico pubblica una nuova edizione: non c’è il nome dell’autore e il luogo di stampa non è Milano, ma Italia — volontà politica e di politica letteraria, che sostituisce il luogo di stampa con un luogo affettivo.

Le caratteristiche:

  • Prima parte — Le lettere 1-45 corrispondono alla prima parte dell’edizione del 1798; è la base di tutte le future edizioni.
  • Seconda parte — Materiali nuovi e di due tipi:
    • L’epistolario amoroso: Foscolo riprende lettere che lui aveva scritto alle proprie amanti e le ingloba. La cosa particolare è che le sue lettere sono state scritte in modo da evitare qualsiasi elemento concreto che potesse legare troppo la lettera a quella relazione e a quel momento (= sono state scritte per essere universali). Ironicamente: in alcune lettere scrive all’amante di tenerle da parte perché forse gliele richiederà per usarle. Foscolo scrive sapendo già di lavorare su un duplice piano: quello del romanzo e quello della propria epistolografia personale. L’Ortis, essendo un romanzo epistolare (che a sua volta rientra nella scrittura dell’io), riprende la scrittura dell’io foscoliano.
    • Inserisce alcune parti del Sesto tomo dell’io: un romanzo autobiografico. Sta tentando di scriverlo, ma non lo completerà mai.

Ambiguità del rapporto romanzo-autobiografia

Antifrontespizio — Ritratto di Jacopo (1816), di cui si dice nel romanzo. Confrontandolo con il celebre ritratto di Foscolo, è abbastanza chiaro che siamo di fronte allo stesso personaggio. Questo ritratto è un ritratto di Foscolo. Il ritratto poi cambia col tempo, col crescere di Foscolo. Nell’edizione del 1798 è paciosetto, malinconico, ritratto di profilo, abito civile con colletto ben disposto. Successivamente lo sguardo è rivolto verso il lettore, fronte alta, capelli scomposti, barba incolta (era rivoluzionario averla, era un elemento di romanticismo patriottico), fiero, eroico, fuori dai sistemi. In quello del 1802 ci dà l’immagine di un personaggio fiero, eroico e fuori dai sistemi – veste una toga, ha la barba lunga, capelli disordinati = tipo di personaggio che si va a imporre in pittura.

Lorenzo è l’editore, l’amico a cui Ortis scrive le lettere, le raccoglie e le pubblica aggiungendo dei commenti. In questo caso, Lorenzo F., come era nel 1798, diventa Lorenzo A, poi Lorenzo Alderani. Ma anche qui siamo di fronte a un gioco di specchi, a un nascondimento di sé da parte di Foscolo, perché vuole tenere nascosta la propria identità dietro il personaggio di Ortis.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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