UGO FOSCOLO
RUBINI NOEMI (20033750)
A . A . 2 019 - 2 0 2 0
Il contesto storico e culturale: L’italia di fine settecento e inizio ottocento ..... 3
Giuseppe Parini E il suo classicismo etico ....................................................... 8
Cesarotti, Pindemonte e Monti .....................................................................
10
Ugo foscolo: profilo biografico ..................................................................... 12
Le ultime lettere di Jacopo Ortis ...................................................................
16
Testi: i versi giovanili ...................................................................................
23
Testi: a Bonaparte (dedica dell’ode a Bonaparte liberatore) ....................... 23
Testi: Sesto tomo dell’Io ............................................................................... 24
Testi: poesie (odi e sonetti) ........................................................................... 25
Testi: Dei Sepolcri ......................................................................................... 26
Testi: Lettera a Monsieur Guillon .................................................................. 27
Testi: Le Grazie .............................................................................................
27
Testi: Dell’origine e dell’ufficio della letteratura ......................................... 28
Testi: Notizia intorno a Didimo Chierico ......................................................
29
Testi: Essay on the present literature of Italy ...............................................
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Tesi: Epistolario ............................................................................................ 30
I quattro temperamenti ...............................................................................
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Simulazione prova scritta .............................................................................
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IL CONTESTO STORICO E
C U LT U R A L E : L’ I TA L I A D I F I N E
SETTECENTO E INIZIO OTTOCENTO
• Il contesto storico-politico: l’età napoleonica e la Restaurazione.
La rivoluzione francese ebbe notevoli ripercussioni sulla storia d’Europa e d’Italia,
soprattutto a opera di Napoleone. Con le campagne napoleoniche, gli ideali rivoluzionari di
fraternità, libertà e uguaglianza, frutto del pensiero illuminista, vengono esportato (e traditi)
negli altri Paese europei, Italia compresa, ridisegnandone la geografia politica, ma anche
quella istituzionale (costituzionale, giuridica, amministrativa, etc) e sociale.
1796 - 1799 (prima fase repubblicana): Napoleone crea la Repubblica transpadana
• (Lombardia), quella cispadana (Bologna, Ferrara, Modena e Reggio), assorbite quindi nella
Repubblica cisalpina (1797). Nell’ottobre 1797, con il Trattato di Campoformio,
Napoleone cede all’Austria il Veneto, in cambio del riconoscimento del nuovo assetto. Il
predominio militare francese favorisce l’instaurarsi della Repubblica romana (1798) e della
Repubblica partenopea (1799).
1800 - 1805 (seconda fase repubblicana): dopo una temporanea reazione austro-russa
• (1799-1800), Napoleone scende nuovamente in Italia. Vengono proclamare la seconda
Repubblica cisalpina e la Repubblica ligure; tra il 1801 e il 1802 nasce la Repubblica
italiana con capitale Milano.
1805 - 1814: dopo la svolta autoritaria, Napoleone, che ora è imperatore dei francesi, si
• proclama re d’Italia, affidando la reggenza ai suoi parenti e avviando una serie di riforme (e
di sopraffazioni) che si conclude con la sconfitta di Lipsia (1813) e con quella definitiva di
Waterloo (1815), in seguito alle quali l’Italia torna sotto l’egemonia delle vacche potenze:
l’Austria, il Papato, i Borbone.
Dopo la definitiva disfatta di Napoleone a Waterloo (1815), con il Congresso di Vienna le
nazioni vincitrici , strette nella Santa Alleanza (Inghilterra, Austria, Prussia e Russia),
cercano di ristabilire l’assetto geopolitico dell’Europa, con una politica di marca reazionaria.
L’Italia torna a essere divisa in Stati soggetto all’Austria (Lombardia e Veneto), al papato
(Stato pontificio), ai Savoia (Regno di Sardegna), ai Borbone (che rientrano presto in
possesso del Regno di Napoli).
Gli intellettuali italiani di orientamento liberale e progressista accolgono inizialmente
Napoleone come un liberatore, in grado di dare all’Italia la sospirata libertà dai dominatori
stranieri e l’unità nazionale. I liberatori si rivelarono ben presto dei conquistatori e
oppressori: la condotta delle truppe francesi e la politica di Napoleone (il sacrificio di
Venezia alla ragion di stato con Campoformio, la svolta autoritaria,…) trasformano le
speranze in delusione.
L’avventura napoleonica ha l’effetto di risvegliare gli ideali libertari e la coscienza dei popoli,
che in questi anni maturano le idee che si esprimeranno pienamente nel Risorgimento.
La figura controversa di Napoleone, con la sua straordinaria parabola politica, costringe gli
intellettuali a confrontarsi direttamente con la storia e con l’attualità più bruciante,
schierandosi in prima persona. Napoleone diventa ben presto un mito, con un’eco immensa
nelle diverse espressioni artistiche: dalle arti figurative (David, Géricault, Canova, lo “stile
impero”) alla musica (l’Eroica di Beethoven) alla letteratura (Lord Byron, Stendhal, Tolstoj).
Anche gli scrittori italiani si confrontano direttamente con la figura di Napoleone, con
atteggiamenti diversi: dalla celebrazione (i poemetti di Vincenzo Monti e
Prometeo Pronea
di Melchiorre Cesarotti) alla riflessione pensosa (l’ode di Alessandro
Il cinque maggio
Manzoni) al coraggioso avvertimento (la seconda lettera dedicatoria di Foscolo all’ode A
alla denuncia (sempre Foscolo, con
Bonaparte liberatore) Le ultime lettere di Jacopo
Ortis).
Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
[…]
Ei si nomò: due secoli,
l’un contro l’altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe’ silenzio, ed arbitro
s’assise in mezzo a lor.
(Alessandro Manzoni, Il cinque maggio, strofe 6 e 9)
• Coordinate storico culturali: Arcadia e Illuminismo; Neoclassicismo, Preromanticismo,
Romanticismo.
Illuminismo: si può definire come un grande movimento europeo di rinnovamento
• filosofico e culturale, che muove da una nuova considerazione della ragione come
strumento di indagine del reale e di trasformazione di esso. L’Illuminismo (termine con cui
gli stessi illuministi definiscono sé stessi, per la prima volta rispetto a epoche e movimenti
passati – ad es. il “Medioevo”, il “Manierismo”, il “Barocco”…), indirizza l’indagine critica
della ragione verso tutti gli ambiti della vita umana, con lo scopo dichiarato di agire sulla
società e di favorirne il progresso. Gli scrittori illuministi discutono questioni di medicina,
igiene, urbanistica (si pensi alle odi di Parini L’innesto del vaiuolo o La salubrità dell’aria),
di scienza e tecnica (con una viva fiducia nel progresso), di società (le discussioni intorno
all’istruzione pubblica e all’alfabetizzazione, anche femminile: nel 1737 Francesco
Algarotti pubblica il suo Newtonianismo per le dame); denunciano gli usi ritenuti lesivi
dei diritti fondamentali (ad esempio, l’uso di castrare i cantanti, attaccato da Parini
nell’ode La musica; o l’“istituto” aristocratico del cicisbeismo); ma discutono anche di
religione (con posizioni improntate alla tolleranza, al razionalismo – “deismo” – ma anche
all’anticlericalismo e all’ateismo meccanicistico), politica, legge (con la promozione delle
riforme presso i “sovrani illuminati”, e la denuncia di pratiche quali la tortura e la pena di
morte).
Centri dell’Illuminismo italiano sono:
1. La Milano asburgica, con le Accademie dei Trasformati e dei Pugni, la rivista «Il Caffè»
dei fratelli Verri, l’opera di Cesare Beccaria (Dei delitti e delle pene, 1764) e quella di
Giuseppe Parini.
2. Napoli, dove operano intellettuali come Antonio Genovesi (Discorso sul vero fine delle
lettere e delle scienze, 1753) e Gaetano Filangieri (Scienza della legislazione, 1780-85).
3. L’area veneta, dove, oltre a Goldoni, operano figure importanti come Melchiorre
Cesarotti (traduttore di Omero e di Ossian) e Giuseppe Baretti (che a Venezia inizia nel
1763 la pubblicazione della sua «Frusta letteraria»).
L’Arcadia: L’Accademia dell’Arcadia viene fondata a Roma nel 1690, da un gruppo di
• letterati, già legati a Cristina di Svezia, che si propongono di reagire al ‘mal gusto’ barocco
e alla sua poetica della meraviglia, in nome di un maggior controllo razionale e di uno stile
chiaro, equilibrato, modellato sui classici. Il sistema simbolico adottato si rifà al mondo
idillico della poesia pastorale di Teocrito e Virgilio (ma anche dell’Arcadia di Jacopo
Sannazzaro, 1480-85): a questi modelli si ispirano i simboli e i nomi dei luoghi, degli
aderenti, delle cariche (il presidente è chiamato ‘custode generale’, la sede ‘Bosco
Parrasio’). I più fortunati poeti d’Arcadia producono soprattutto rime d’occasione e
d’amore ‘galante’, spesso ambientate nel contesto di una natura idillica e stilizzata, talvolta
con una delicata sensibilità paesaggistica e ‘metereologica’ (il motivo delle stagioni). Le
forme metriche privilegiate (oltre al sonetto) sono quelle brevi e musicabili: la canzonetta,
il madrigale, il ‘brindisi’; fiorisce inoltre il genere del melodramma (libretti per musica). Il
richiamo al mondo classico riguarda sia l’aspetto contenutistico (il mito antico, la storia
greca e romana) sia quello formale, secondo i principi della misura, della brevità,
dell’equilibrio, della levigatezza formale. Tra gli autori principali, Gian Vincenzo Gravina
(1664-1718), Pietro Metastasio (1698-1782), Paolo Rolli (1687-1765), Giambattista Felice
Zappi (1667-1719).
Classicismo e Neoclassicismo: La storia della letteratura italiana è segnata da un assiduo
• culto della classicità (greca e soprattutto latina), che nel corso dei secoli assume caratteri e
funzioni diverse: nel Medioevo i classici sono sentiti come precursori dei valori cristiani,
nell’Umanesimo e nel Rinascimento il classicismo si fa storicamente consapevole e si
accompagna allo studio filologico delle fonti, nel Settecento, con l’Arcadia, il richiamo ai
classici significa soprattutto il ritorno alla misura e all’equilibrio dopo la ‘dismisura’
dell’epoca barocca.
Il Neoclassicismo di fine Settecento-inizio Ottocento ha caratteri propri: in anni di
burrascosi avvicendamenti storici, l’età antica viene vista come una perduta età dell’oro, in
cui gli uomini vivevano in una dimensione di bellezza, felicità e armonia ormai perduta per
i moderni.
Neoclassicismo e Romanticismo: lungi dall’essere due ‘movimenti’ successivi e
• contrapposti, si intrecciano, cronologicamente e ideologicamente. Il senso di fugacità e la
nostalgica aspirazione a un mondo perduto accomunano neoclassici e romantici: si pensi a
testi come Gli Dei della Grecia (1788 e 1803) di Friedrich Schiller, alle poesie di Friedrich
Hölderlin, alle Elegie romane (1788-1790) di Johann Wolfgang Goethe, all’Ode su un’urna
greca (1819) di John Keats.
Mentre i romantici tendono a misurarsi con la storia, o a concentrarsi sui turbamenti
dell’animo, il neoclassicismo contrappone alla fugacità della storia l’idea di un’arte eterna,
fuori dal tempo, che attraverso la bellezza trascenda la realtà materiale.
I modelli antichi: un nuovo gusto figurativo e letterario si sviluppa in seguito agli scavi
• archeologici di Pompei ed Ercolano (pubblicati in un monumentale catalogo tra 1757 e
1792). La “Bibbia” dell’estetica neoclassica è considerata la Storia dell’arte dell’antichità
del tedesco Johann Joachim Winckelmann (pubblicata in Germania nel 1764 e tradotta in
italiano nel 1779). La perfezione ideale dell’arte è ravvisata nel mondo ellenico: nei
capolavori dell’arte greca (l’Apollo del Belvedere, il Laocoonte,) si può ammirare una
bellezza ultraterrena, divina: «Una primavera eterna, come quella che regna nei beati Elisi,
versa sulle forme virili d’un’età perfetta, la gentilezza e la grazia dell’età giovanile».
Preromanticismo: contemporaneamente al Neoclassicismo, negli ultimi anni del
• Settecento si fa largo in Europa una sensibilità che, opponendosi al razionalismo
illuminista, rivendica la priorità del sentimento, il senso drammatico della vita, le
componenti della fantasia, dell’immaginazione, del mistero: sta maturando quella che sarà
la grande stagione del Romanticismo ottocentesco.
Con “Preromanticismo” si intende questa fase, ma anche una precisa corrente del gusto
che si orienta verso temi e atmosfere lugubri, notturne, sepolcrali: poesie e prose in cui si
contempla la natura di notte, o durante le tempeste, in sintonia con un io lirico commosso,
turbato o ripiegato malinconicamente su di sé.
Il gusto preromantico si diffonde attraverso alcuni testi fondamentali che arrivano da
Oltralpe: gli Idilli (1756-1772) dello svizzero Salomon Gessner (tradotti dal tedesco da
Aurelio de’ Giorgi Bertòla); l’Elegia sopra un cimitero campestre (1751) di Thomas Gray, i
Pensieri notturni (o Notti, 1742-1745) di Edward Young, le Meditazioni sopra i sepolcri
(1746) di James Hervey; i Canti di Ossian, attribuiti al leggendario bardo gaelico Ossian,
«l’Omero del Nord», in realtà opera dello scozzese James Macpherson (1760-1773), testo
di enorme e immediato successo, in Italia tradotto a partire dal 1763 da Melchiorre
Cesarotti.
Romanticismo: l Romanticismo (dall’inglese romantic, usato inizialmente in accezione
• negativa ma passato gradualmente a indicare i paesaggi selvaggi e malinconici, quindi i
loro riflessi sullo stato d’animo) si irradia in tutta Europa, a partire dalla fine del
Settecento, dalla Germania (il gruppo dello Sturm und drang), dall’Inghilterra
(Wordsworth, Coleridge, Byron, Blake, Keats, Shelley, Scott) e dalla Francia (Madame de
Staël, Chateaubriand, Hugo).
La dialettica Romanticismo-Classicismo, che si colloca storicamente all’inizio
dell’Ottocento, attraversa in realtà tutta la nostra tradizione, come opposizione tra
divenire e essere, tra temporalità e metastoria, tra sentimento e ragione, tra impegno
politico e pura bellezza… Epoche romantiche ante litteram saranno allora il Medioevo, il
Barocco…
Il Romanticismo dà voce all’insoddisfazione maturata nei confronti della ragione
settecentesca, che si dimostra fallimentare nel proposito di conseguire la felicità privata o
pubblica: al razionalismo illuminista segue dunque un recupero della religiosità e del
senso del mistero; all’internazionalismo giacobino si contrappone la valorizzazione del
popolo e della nazione; a un’estetica fondata sulle regole ravvisate nei modelli classici (la
retorica, le distinzioni tra generi e stili, le unità aristoteliche…) si contrappone la libertà
dell’artista, legata alla fantasia, all’ispirazione, al sentimento; al mito si contrappone la
storia; al mondo greco-latino, pagano e luminoso, si preferisce il Nord religioso e
notturno.
Classicisti e romantici si scontrano in un vivace dibattito scatenato, nel 1816, dall’articolo
di Madame de Staël Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni, apparso sulla «Biblioteca
Italiana». Sul fronte classicista si schierano Pietro Giordani, Vincenzo Monti, il giovane
Giacomo Leopardi (ma il Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, 1818, sarà
pubblicato postumo). Sul fronte dei romantici si schierano Ludovico di Breme (Intorno
all’ingiustizia di alcuni giudizi letterari italiani), Pietro Borsieri (Avventure letterarie di un
giorno), Giovanni Berchet (Lettera semiseria di Grisostomo) e Alessandro Manzoni
(lettera a Cesare d’Azeglio Sul romanticismo, 1823).
GIUSEPPE PARINI E IL SUO
CLASSICISMO ETICO
Giuseppe Parini incarna, già per la generazione di scrittori a lui immediatamente successiva,
il modello di intellettuale impegnato, esempio (anche sul piano personale) di dignità e
moralità, per il quale la poesia è uno strumento di riforma della società.
Il contesto in cui opera è quello della Milano asburgica, nelle fasi alterne del XVIII secolo:
dal riformismo di Maria Teresa all’irrigidimento di Giuseppe II, fino all’invasione francese e
al ritorno degli Austriaci sul declinare del secolo.
Nasce a Bosisio, in Brianza, nel 1729, da famiglia povera; a dieci anni viene mandato a
Milano in casa di una parente che lo fa studiare, lasciandogli in eredità una rendita annua a
patto che egli si avvii alla carriera ecclesiastica.
1752: dà alle stampe la raccolta Alcune poesie di Ripano Eupilino, di impronta arcadica; nel
1753 entra nell’Accademia dei Trasformati, animata dal conte Giuseppe Maria Imbonati, in
cui i migliori ingegni di Milano (Pietro Verri, Cesare Beccaria, Giuseppe Baretti) discutevano
di argomenti di rilevanza sociale e di attualità. Inizia a scrivere componimenti impegnati, tra
cui le odi La salubrità dell’aria (1759) e L’innesto del vaiuolo (1765).
1754-62: lavora come precettore nella casa dei duchi Serbelloni, osservatorio privilegiato
della vita della nobiltà; passa poi in casa Imbonati come precettore del piccolo Carlo,
dedicatario dell’ode L’educazione (1764).
1763: pubblica Il Mattino
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