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Filosofia della scienza – Teoria della previsione Appunti scolastici Premium

Appunti di Filosofia della scienzaTeoria della previsione. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: La filosofia della storia (o storiosofia), Dal giudizio storico al giudizio prospettico, 2. Oracoli, filosofia della storia, leggi scientifiche,... Vedi di più

Esame di Filosofia della scienza docente Prof. P. Emanuele

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bile che gli stati di disordine prevalgano su quelli di ordine. La statistica tuttavia non depone affatto

in questa accezione ai suoi intenti naturali di previsione. Il punto sta nel non prevedere non già ciò

che è prevedibile ma l’imprevedibile, il difficile, quello che può costituire una rottura del cosmos co-

struito dall’intelletto astratto in base al vecchio principio di causa. Se ne deduce che il vecchio tipo

di previsione proprio della fisica classica viene completamente trasformato e in fondo distrutto nella

sua intima essenza proprio perché lo scienziato accortosi dell’influsso che l’osservatore esercita

sulla cosa osservata è molto più incline a considerare problematiche non solo le leggi ma anche le

osservazioni , le stesse verifiche sperimentali. È abbastanza comprensibile che lo sforzo principale

dello statistico sia rivolto a cogliere l’uniformità e non la difformità dei fenomeni. L’ordine che si im-

pone ai fatti è sempre un prodotto dell’attività umana, in questo caso dell’opera dello statistico.

Quando la scienza muoveva i primi passi i suoi procedimenti risentivano senza dubbio di tale diffi-

coltà, oggi gli eventi nei vari campi dell’umana attività subiscono l’influsso delle precedenti sistema-

zioni statistiche. Gli eventi della società sono quasi tutti eventi statistici. Perfino l’imprevisto rientra

nelle previsioni. Il “previsonista” è uno statistico che non crede più nella virtù taumaturgica della

previsione quantitativa che è stata fino a pochi anni fa caratteristica di tale scienza. Non gli basta-

no più né le stime né le estrapolazioni ma il suo lavoro ha bisogno di proiettarsi in un futuro meno

prossimo, sempre più remoto, in armonia con il sempre crescente ritmo d’accelerazione proprio

delle storia contemporanea. La previsione a lungo termine deve ormai andare ben al di là della

quantificazione propria della statistica “convenzionale”: si tratta addirittura della costruzione dell’av-

venire partendo senza dubbio dal già noto ma da un già noto che sfuma nel probabile un già noto

che potrebbe anche non essere se lo staff sei previsionisti non possiede la necessaria saggezza

immaginativa per indirizzarlo e perciò modificarlo e trasformarlo secondo i bisogni e le tendenze a

lunga scadenza della società umana. Anche nel campo tecnocratico e tecnologico si sta facendo

strada l’ipotesi che il futuro sta nelle mani dell’uomo, che è una sua creazione, ma proprio per que-

sto non può venire determinato in astratto, senza agganci con la situazione storica. Dopo la fisica

classica un’altra scienza esatta comincia ad accorgersi che lo spettro dell’inesattezza la minaccia. I

moderni cultori del calcolo delle probabilità parlano dell’utilità relativa che i procedimenti previsio-

nali fondati sul calcolo e sui teoremi della logica induttiva possono avere per l’azione umana senza

che con questo si pensi di poterla sostituire o di potervisi sovrapporre. Si può parlare ancora di

probabilità ma non di una legge assoluta. Il capo legittimo della statistica è quello dei fatti sociali

politici (il termine significa dottrina dello stato) ma oggi non si pretende di applicare la statistica ai

fatti sociali senza il calcolo delle probabilità. Ciò è significato del mutato atteggiamento degli scien-

ziati nei confronti dei fatti della scienza fisica e naturale (discorso sulla nuova fisica…). Ma gli stati-

stici hanno cominciato ad appellarsi a fattori tipicamente umani non misurabili e non calcolabili,

questo significa che la previsione non si esaurisce tutta nella statistica, che è solo uno dei suoi

strumenti, di cui si avvale per anticipare e quindi in qualche modo determinare gli eventi, creando

nell’azione organizzata le premesse più ragionevoli della loro attuazione. Il futuro non si induce né

deduce dalla contemplazione del passato, insufficiente è anche la sistemazione statistica e perciò

stesso statica degli eventi e delle istituzioni passate quando si tratta di prevedere nel concreto, ol-

tre l’inevitabile indeterminatezza del non essere ancora la situazione e l’azione con le connesse

conseguenze in cui siamo immersi.

Anche nello schema della legislazione possiamo individuare uno schema previsionale del compor-

tamento umano. La legislazione è tutta fondata sulla previsione e se è vero che si consolida o si

solidifica in una serie di atti di volontà astratte è anche vero che lo sforzo costante del legislatore è

proprio quello di ipotizzare casi concreti. Il legislatore prevede in forza di una precedente esperien-

za concreta, ma anche sulla base di una lunga tradizione storica. La previsione non è solo rivolta

al futuro ma anche al passato, nei casi in cui arriva in ritardo a sbloccare una situazione che stava

pericolosamente degenerando. Per questo l’azione previsionale che essa esercita è è grandemen-

te ridotta di efficacia a causa della lentezza del congegno legislativo. Un atto di previsione infine

non è solo il contenuto specifico della legge, ma la stessa azione politico-giuridica che ha portato

alla sua formulazione e approvazione. La previsione della legge inoltre è spesso limitata per il solo

fatto che la sua conoscenza rende impossibile il verificassi di uno o di una serie di eventi, più che

prevedere infatti la legge spera che i soggetti giuridici prevedano e perciò si comportino in un de-

terminato modo per il timore la speranza che gli articoli di una determinata norma inducono in loro.

Un’osservazione a proposito della previsione legislativa è che essa ancora di più di quella statistica

è un prodotto dell’astrazione, irrelata verso i possibili casi concreti del futuro, pur non svalutandola

nei confronti del giudizio prospettico. Inoltre il carattere particolare della previsione che è propria

della legge è assai più vicino alla norma di prudenza e di saggezza (prendendo una serie di pre-

cauzioni e minacciando una serie di pene un evento o una serie di eventi può non aver luogo al-

meno nella maggioranza dei casi) che non all’impulso conoscitivo. Mentre la previsione dell’azione

etico-politica è un attivo intervento nella realtà perché il meglio si attui.

Anche il tipo di previsione che viene esercitata in medicina riceve dagli ordinari mezzi di previsione

quantitativa offerti dalla statistica un aiuto parziale e limitato. Giacché l’autentico carattere della

previsione è operativo, perché essa rappresenta non solo la conoscenza ma l’intervento attivo nel-

la trasformazione di una situazione di fatto, nel caso medico la vera previsione è la diagnosi. L’in-

tuito è sempre il fattore decisivo. Vi sono casi inoltre in cui si può parlare di un vero e proprio uni-

sono tra medico e paziente, caso esemplare è l’ambito della psicologia. Ogni caso clinico è inevita-

bilmente un caso umano, di qui l’importanza primaria che il potere previsionale della diagnosi as-

sume nella vita di un uomo. Ancora una volta si assiste all’irrompere del qualitativo nel quantitativo,

alla continua rottura dello schema statistico. Anche in campo medico fallisce il tentativo di costruire

il futuro ad immagine del passato.

In conclusione la descrizione schematica ha utilità e necessità ma appare chiaro come gli scienzia-

ti e i clinici si apprestano a cogliere anche l’individualità degli eventi. La via della concretezza è l’at-

tività giudicante e schiettamente conoscitiva . Quindi le costanti le leggi, pur restando costruzioni e

schemi necessari, non sono che una parte della vera e propria previsione, la quale nasce e si attua

come giudizio storico-prospettico solo nei limiti in cui riesce a superare l’ostacolo sempre rinnovan-

tesi degli schemi e della facile analogia deduttiva del futuro dal passato. Le forme di previsione fin

qui analizzate fanno degli schemi i loro procedimenti usuali ammettendo solo come eccezione l’in-

tervento di una attività concretizzante ed individualizzante.

5. PREVISIONE E PROGRESSO

Il giudizio storico-prospettico si incontra naturalmente con il concetto di progresso. Esso è una spe-

cie di grande via che il pensiero moderno ha percorso parallelamente a quella dell’idea di dialetti-

ca. Il concetto di progresso non si applica soltanto all’interpretazione del passato, ma proprio in vir-

tù di tale interpretazione diventa costante storica che acquista il potere di prevedere il futuro inse-

rendosi in una situazione di fatto e contribuendo al suo chiarimento e alla sua soluzione. Condor-

cet ha portato un contributo all’elaborazione positiva dell’idea di progresso in quanto positività

complessiva del processo storico, ma cadeva nell’astratto e nel mitologico, vale a dire nella filoso-

fia della storia, quando pretendeva di determinare indefinitamente la legge del progresso come lo

stesso destino storico dell’umanità. La crisi e la catastrofe dell’idea di progresso che sono state la

caratteristica del pensiero storico-filosofico del Novecento, hanno rappresentato una necessaria

quanto benefica reazione al concetto ancora troppo schematico e deterministico della “costante”.

Bisogna a questo proposito dire che non è stata solo e tanto l’esperienza storico-politica di due ca-

tastrofiche guerre mondiali a mutare la prospettiva dei nostri contemporanei nel senso che non

erano più disposti a credere in un progresso di tipo illuministico e romantico ma anche e soprattut-

to una riflessione sulla portata e i limiti del vecchio modo di concepire il progresso. La costante sto-

rica, il vecchio “è stato e sarà” dei vecchi teorici del progresso, erano delle posizioni chiaramente

metafisiche, di una metafisica più o meno storicizzante, ma non per questo meno deterministica

nei confronti dell’esperienza futura, e dunque meno paralizzante rispetto alla concreta azione e

opera dell’uomo nella storia, riassunta nella convinzione che la storia è tale soltanto nei limiti in cui

essa viene fatta dall’uomo. Ciò che contraddistingue il moderno concetto di storia è invece la co-

scienza della sua dialettici e drammaticità. La storia infatti sorge continuamente dal presente come

problema storico. Il progresso è il movimento della storia verso il non ancora determinato. Dunque

se la storia deve essere riscritta e rifatta, essa è problematica, aperta, soggetta alle sconfitte al fal-

limento e perciò il suo progresso è un nostro impegno etico-politico: l’avvenire sarà quello che noi,

e non un’astratta costante o legge di sviluppo, sapremo costruirci, pur con tutte le cautele del caso

e i limiti che l’azione, spesso contrastante, degli altri individui apporterà al nostro operare. Ogni

atto del vivere è un superare o un tentar di superare il rischio del futuro. Finché l’uomo esiste sarà

suo compito o sua struttura il vivere inserito in una situazione storica, immerso nel rapporto tempo-

rale, in cerca di un significato da conferire di volta in volta alla sua civiltà e alla sua azione. Il rifiuto

del progresso in senso ottimistico è un caso particolare del generale rifiuto della metafisica (fede

ottimistica). Si può parlare anche di progresso nel male e nell’errore: ecco ciò che dicono in so-

stanza i pensatori storici del Novecento. Ma ciò non significa che non progredisce più o non si pro-

gredisce affatto. L’individuo sospinto dalla situazione reale a risolverla proiettandosi verso il non

essere come non essere ancora, è costretto a scegliersi il proprio avvenire e a costituirselo pre-

sentificandolo, cioè determinandolo e conoscendolo. Si tratta insomma di un futuro illuminato e

previsto in massima parte, cioè anticipato da una decisione che consegue ad una comprensione

giudicante. La presa di coscienza non può essere altro che la decisione conseguente alla com-

prensione, al giudizio, fuori del quale vi è naturalmente tutta la realtà che al giudizio si sottrae o

tenta di sottrarsi, cioè il mondo degli istinti, delle passioni, dell’incultura dello scontro di interessi.

Ma il giudizio storico è solo ciò che con il progresso consente al mondo di continuare ad essere se

stesso. L’interrogativo è se questa descrizione della storicità e del giudizio storico-prospettico valga

indistintamente per tutti gli uomini. La risposta è che, ammesso che il filosofare è un’esperienza

condizionata essa stessa storicamente e secondo la diversità e la pluralità dei popoli e delle situa-

zioni, occorre ammettere la tendenza della civiltà moderna alla progressiva acquisizione, sul piano

filosofico, nel nesso pensiero-azione sopra descritto. L’altra obiezione potrebbe essere a quale tipo

di uomo sia essa rivolta. Se è vero che la verità non può subire camuffamenti divulgativi, c’è da

ammettere possiede in sé una sufficiente carica espansiva ed esplosiva per parlare al core dell’uo-

mo in maniera semplice ed efficace. La filosofia deve assumere un suo posto di lotta e di utilità so-

ciale nell’ambito di una società sviluppata in senso moderno, senza obbedire allo stimolo o al ri-

chiamo del potere, consapevole che il suo ascendente si consolida proprio in proporzione inversa

del suo essere bene accetta ai detentori del potere. Tuttavia essa deve saper individuare i suoi

compiti coerentemente al periodo storico in cui la sua idea è chiamata ad attuarsi, questo è il caso

contemporaneo del progresso. L’idea moderna di progresso è arricchita dalla dialettica. Essendo

dialettica, storia in atto, l’idea di progresso è una consapevolezza che si genera continuamente

dall’azione e all’azione continuamente ritorna. Il caotico progresso tecnico della civiltà moderna

mostra alcuni effetti negativi, che non si arginano riducendo il ritmo delle scoperte scientifiche, si

arginerebbero anche i progressi positivi, ma attraverso la necessità che la filosofia possa e sappia

procedere alla donazione di senso alle stesse scienze in crisi e al mondo della tecnica e indiscipli-

nata. La crisi della vecchia idea di progresso è stata in questo senso benefica, con il tramonto di

una concezione fatalistica e irreversibile della marcia in avanti dell’umanità. L’umanità non marcia

in senso spaziale, la storia cresce su se stessa al di là di qualsiasi quantificazione anche solo tem-

poralistica come libertà che non si conquista ma è posseduta tutta intera fin dal principio ed è fine

e principio a se stessa. Si progredisce prevedendo e si prevede nel progresso. Questo legame tra

previsione e progresso sta ad indicare un altro tipo di necessità, che non è più la meccanica fatali-

tà dello sviluppo tecnologico, ma è piuttosto in prodotto della libertà, della scelta morale, compiuta

di volt ani volta al di là e al di fuori di astratte regole, nel concreto campo della politica e della sto-

ria. Il progresso è la struttura stessa del reale, solo per analisi separabile dal suo analogo gnoseo-

logico che è la previsione come giudizio storico.

6. IL GIUDIZIO DEL FUTURO

Il giudizio che secondo l’autore è storico nel senso della realtà a cui si riferisce e della quale fa par-

te, è essenzialmente movimento e attività. Il giudizio ogni volta che viene pronunciato reca un ele-

mento di novità che se per un verso è imprevedibile per l’altro è proiettato verso il non ancor defini-

to, verso il non essere ancora. Ogni affermazione di realtà è pertanto una sua determinazione

un’interna polemica una doppia negazione che si trasforma in affermazione. Il giudizio è storico in

quanto la moderna concezione della verità è inseparabile dalla storia. Il dibattito che da origine alla

verità non è un evento esteriore o puramente letterario, ma è interno al giudizio. La verità non è il

discorrere sulla verità, ma ogni discorrere è la vita stessa del vero, la sua storicità, il suo perenne

pericolo e insieme la sua costante salvezza. La verità si compendia e afferma nella dialettica del

giudizio, sintesi a priori di soggetto e predicato, di un contenuto variabile con una forma costante,

che tuttavia nella totalità del movimento dialettico, finisce ogni volta col rinnovarsi e rivivere sempre

diversa, anche se sempre identica. Il giudizio è atto del giudicare, cioè un movimento vitale, un im-

pulso reale che finisce col modificare il suo oggetto e in tal modo la stessa realtà, tutta la realtà. È

questo il senso profondo della sintesi a priori. La sintesi, se è predicativa, come implicitamente

suggerisce la parola stessa, asserisce qualche cosa, la disocculta, la spinge dal non essere all’es-

sere, che è poi la guida riconosciuta di ogni atto di creazione. E la creazione che riguarda ciò che

ancora non è, non può che svolgersi in un’unica direzione, vale a dire verso il futuro. Sicché predi-

care è propriamente prevedere, nel senso di anticipare una situazione di fatto e insieme contribuire

a determinarla e, poiché determinare è lo stesso che rendere positivo, portarla dall’indeterminato

del non essere al determinato dell’essere. Gli oggetti del giudizio, che sono poi sempre i suoi im-

prevedibili e nuovi soggetti, sono appunto ciò che sfugge continuamente alla predicazione-previ-

sione: l’imprevedibile della realtà, che è storia, reso perpetuamente prevedibile. C’è poi un punto

non matematico né cronologico in cui il giudicare si esaurisce, la predicazione-previsione diventa

insufficiente. Esso è il limite inevitabile della previsione, del quale non si può dire che sia qualcosa

di puramente negativo: si tratta di ciò che solo rende e può rendere possibile la previsione. L’urto

della realtà, la sua iniziale incomprensibilità, imprevedibilità, è ciò che stimola l’attività giudicante.

Anche il più ortodosso dei giudizi storici, rivolto cioè ad eventi del passato, si atteggia come inter-

pretazione, come proposta come trasformazione di una situazione di fatto in una situazione in mo-

vimento. Il giudizio si rivolge verso il non essere degli eventi accaduti, che è per l’appunto il loro fu-

turo, cioè l’acquisizione progressiva di sempre nuovi, più ricchi e profondi significati raggiunti ap-

punto attraverso l’indagine storiografica. Ma dove il giudizio storico mostra chiaramente il suo ca-

rattere previsionale è nella più facilmente percettibile direzione del futuro nel senso corrente del

termine. Il giudizio è la premessa inevitabile e indispensabile dell’azione, ciò che continuamente la

razionalizza e rende possibile. Il giudizio di previsione in molti casi anticipa non solo in parte ma

perfino in tutto una situazione determinata. Il grande uomo di stato possiede al massimo grado la

capacità di previsione: le sue decisioni si giustificano nella misura in cui egli sa non solo predispor-

re ma individuare e prospettare la situazione storica. La forza e l’utilità del giudizio di previsione ri-

siede nel suo carattere mediatore, cioè dialettico: nella sua capacità di individuare e cogliere il pun-

to giusto da cui considerare le situazioni e stimolarne lo sviluppo nella direzione giusta. In altri casi

il giudizio del futuro perde le sue caratteristiche conoscitive per diventare mito, stato d’animo, spe-

ranza o magari timore. La previsione nel marxismo è metafisica perché falsamente dialettica e in-

tenzionalmente ideologica. La storia non è più un prodotto di forze individuali contrastanti in libero

giuoco, di genialità inventiva e di risoluzioni ispirate da passione politica e morale, ma l’attuarsi di

formule astratte, di una profezia a lunga scadenza. Anche nell’attuale concezione dell’azione politi-

ca, dati i rapporti sempre più stretti tra politica ed economia, si va sempre più trasformando e allar-

gando in senso collettivo e in una certa misura anonimo. L’individuo singolo va sempre più subordi-

nandosi al gruppo sociale, politico, economico di cui fa parte.

7. VERSO LA STORIA PIANIFICATA

Lo storico sa che non solo i grandi ma anche i piccoli eventi della storia serbano lo stesso carattere

di univocità, incomparabilità e irripetibilità, riuscendo a mettere l’accento sul vero carattere di ogni

evento della storia del mondo, che accade una sola volta. A partire dalla seconda metà del Cinque-

cento ci si comincia ad accorgere che i tempi della storia diventano più celeri, gli orizzonti del mon-

do si sono allargati, onde i confini della storia umana, a loro volta e in conformità, si dovranno apri-

re ed accogliere i nuovi venuti. Nel Settecento e nell’Ottocento questi concetti si riconfermano e

approfondiscono: la stessa concezione, metodologicamente criticabile della “storia universale” ha

una sua ragion d’essere profonda, che si può ritrovare appunto nel carattere sempre più unificante

e totalizzante che gli eventi vanno assumendo. L’idea di progresso nasce appunto in questo perio-

do, come contrapposizione del moderno all’antico. Parallelamente nasce il concetto di “epoca” sto-

rica, l’idea del periodizzamento che è inseparabile da quella di progresso, ed è di gran rilevanza

quando si voglia tenere conto dei mutamenti profondi intervenuti nell’uomo per ciò che attiene al

suo sentirsi e porsi al centro della storia, al suo cominciare a scorgerne la logica, la direzione pre-

vedibile di sviluppo e contemporaneamente al suo orientare la propria azione in conformità di quel-

la logica e di quella direzione. Sull’onda di questa convinzione dell’unicità della situazione storica in

cui si è venuto a trovare l’uomo nell’età moderna, sono sorte e continuano tuttora a sorgere le filo-

sofie della storia, i tentativi cioè, quasi sempre destinati al fallimento, di trovare una legge o costan-

te storica che valga a prevedere e insieme a spiegare non solo il passato, ma il futuro dell’umanità.

Il materialismo storico non è che l’ultima delle grandi filosofie della storia di tipo ottocentesco. L’av-

vento dell’era atomica poi, ha significato il vero principio della storia unificata. Dall’estate del 1945

l’umanità vive gli stessi timori e le stesse speranze. L’apocalisse tuttavia, a forza di essere predica-

ta e illustrata, ha finito con l’essere esorcizzata da quelli stessi che avrebbero i mezzi per scatenar-

la giacché si sono persuasi che non ne trarrebbero alcun vantaggio né immediato né mediato. Si è

escogitato l’assurdo del filo diretto fra i potenziali nemici. Inoltre l’opinione pubblica è certo divenu-

ta estremamente manovrabile attraverso i mass media, ma è anche divenuta talmente vasta e su-

scettibile da diventare elemento determinante della politica e delle stesse decisioni della diploma-

zia. Molte delle decisioni dei governanti vengono prese in diretto rapporto con l’effetto che si presu-


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Sara F

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Appunti di Filosofia della scienzaTeoria della previsione. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: La filosofia della storia (o storiosofia), Dal giudizio storico al giudizio prospettico, 2. Oracoli, filosofia della storia, leggi scientifiche, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della scienza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Emanuele Pietro.

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