Intervista a Morin
Il concetto di razionalità secondo il prof. Morin
Prof. Morin, per Lei il termine "razionalità" ha due accezioni: da un lato la razionalità è spirito critico, dall'altro è organizzazione logica del sapere. Vuole illustrarci questo progressivo complicarsi del concetto di razionalità?
La razionalità non è qualcosa di semplice. Presuppone due dialogiche. La parola "dialogica", nel senso in cui la userò adesso, significa l'utilizzazione di principi o di argomenti complementari, ma che potrebbero anche essere concorrenti o antagonisti.
Per esempio la prima dialogica è la dialogica tra il razionale, o meglio tra il logico, e l'empirico. Da un lato lo spirito umano elabora dei sistemi di idee logici, che confronta con il mondo dell'esperienza, ed è necessaria una adeguazione tra il discorso o il sistema e il mondo empirico o la sfera di esperienza alla quale si dovrà applicare. Beninteso, se c'è un eccesso di logica e le strutture logiche non corrispondono al mondo empirico, si verifica un divorzio tra il logico e l'empirico.
Quindi tutto il gioco - ed è un gioco estremamente serrato, che la scienza moderna, la scienza occidentale ha sviluppato - è il gioco del logico e dell'empirico. Nessuno dei due ha la supremazia assoluta sull'altro, perché, se un sistema di idee è perfetto, se ha una grande eleganza logica, e poi si trova ad essere contraddetto dall'esperienza, bisogna abbandonarlo; ma se si resta semplicemente al livello dell'esperienza, si ha a che fare con meri dati o fatti, bisogna abbandonare anche l'idea di razionalità.
L'altra logica, l'altra dialogica, è la dialogica tra lo spirito critico e lo spirito di coerenza. Da un lato la razionalità critica attacca non soltanto i miti, le religioni, gli dei, ma anche i sistemi di idee, per tentare di dissolverli; dall'altro c'è la volontà di costruire una visione coerente delle cose, dei fenomeni e al limite del mondo stesso.
Il rapporto tra le tendenze della razionalità
In quale rapporto stanno le due tendenze della razionalità, quella critica e quella volta a organizzare coerentemente il mondo?
Si vede bene come queste due forze possano essere antagoniste: lo spirito critico illimitato dissolve tutto, diventa uno scetticismo generalizzato e inclina al nichilismo, dove non c'è più niente, nessuna certezza, nessuna possibilità di pensare. Uno spirito di coerenza senza limiti produce dei sistemi ammirevoli, capaci di spiegare tutto, ma che sono chiusi in sé, e, al limite, deliranti: è ciò che designerò col nome di "razionalizzazione".
Dunque fin dall'inizio vediamo che la razionalità è qualcosa di instabile, che ha bisogno di strategie, di correzioni, di regolazione, di auto-regolazione e, aggiungerei, di auto-eso-regolazione, nel senso che la razionalità non si può regolare semplicemente da sé, ma si deve regolare anche in base al mondo esterno al quale si applica. Altrimenti è razionalizzazione.
Caratteristiche e differenze tra razionalità e razionalizzazione
E che cos'è la razionalizzazione? È la riduzione a un sistema coerente di idee della realtà che si pretende di descrivere. Che caratteristiche ha la razionalizzazione? Quale differenza c'è tra razionalità e razionalizzazione?
La razionalizzazione innanzi tutto accorda il primato alla coerenza logica sull'empiria, tenta di dissolvere l'empiria, di rimuoverla, di respingere ciò che non si conforma alle regole, cadendo così nel dogmatismo. Del resto è stato notato che c'è qualcosa di paranoico che è comune ai sistemi di razionalizzazione, ai sistemi di idee che spiegano tutto, che sono assolutamente chiusi in sé ed insensibili all'esperienza. Non è un caso che Freud abbia usato il termine di razionalizzazione per designare questa tendenza nevrotica e/o psicotica per cui il soggetto si intrappola in un sistema esplicativo chiuso, privo di qualsiasi rapporto con la realtà, pur se dotato di una logica.