Che materia stai cercando?

Epigrafia latina, prof. Buonopane

Appunti di epigrafia latina basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Buonopane dell’università degli Studi di Verona - Univr, della Facoltà di Lettere e e filosofia, Corso di laurea in lettere. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Epigrafia latina docente Prof. A. Buonopane

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

sottile che si inserisce in un monumeto. Un tipo di lastra è la tabula ansata → imita una

tavoletta di metallo che veniva inchiodata.

Gli edifici funerari sono i sepolcri di famiglia. A volte vi si possono trovare finestre, tavolo,

giardino, sedia ecc. Questi edifici contengono i colombari cioè muri alti con tante nicchie

che conteneva un urna cineraria. Il cinerario si riconosce che dentro è vuoto. Il coperchio è

decorato o con dei leoni, o con dei cani ecc. Poi abbiamo anche casi di cinerari

matrimoniali.

Sigla:

DM → agli dei Mani

M → Marcus

M F → Marci filius

V F → Vivus Fecit

H S E → Hic situs est (è stato qui)

Molti poi si facevano fare dei recinti funerari all'aperto; spesso al centro c'è la statua del

capo famiglia.

I sarcofagi nel mondo romano ci sono sempre. Gli Scipioni erano sepolti li. Iniziano a

diffondersi intorno al 150 d.C. Questo nasce grazie alle religioni, specialmente cristiane

perché c'era il concetto della risurrezione del corpo. Il sarcofago indica poi un grande

benessere economico. É diviso in due parti, cassa e coperchio. Difficilmente si trovano

insieme. I sarcofagi sono stati sempre reimpiegati (nel medioevo ad esempio), e questo ha

consentito che si siano conservati.

Che cosa vi si trova in un'iscrizione funeraria?

Vi si trova sicuro il nome del defunto o dei defunti (in nominativo, genitivo, dativo). Ma vi

si possono trovare anche:

Condizione giuridica;

• Luogo di nascita;

• Mestiere;

• Se uno era magistrato, cavaliere, sindaco;

• Sacerdozi(il sacerdotes era un laico che in alcuni momenti fa dei riti sacri);

• Durata della vita;

• I vicoli di parentela;

• Aggettivi al superlativo;

• Circostanze della morte (ucciso dai pirati, caduti in un pozzo ecc.);

• Saluti ai passanti;

• Riflessioni sulla vita e sulla morte;

• “Ogni epigrafe è una storia” cit.

13

Le iscrizioni presentano formule di apertura e formule di chiusura. Quelle di apertura sono

poche e possiamo trovare le sigle DM (dis Manibus) e la sigla V F → vivus fecit. La sigla

DM si trova sempre nelle iscrizioni funerarie.

In quelle di chiusura possiamo trovare: la misura del sepolcro; tipo di concessione del suolo;

esclusione degli eredi con la sigla: H M N S che sostanzialmente significa: i figli sono

esclusi da questo monumento. I romani non si fidavano dei figli, si fidavano più dei loro

schiavi che dei figli. Il sepolcro non essendo di eredità ai figli rimaneva li, e diventa una

cosa sacra.

Sigle:

C → sta per Gaius

VOT → sta per Voturia che era una tribù. Essa è una sigla importante perché può indicare la

provenienza della persona.

L M → sta per Locus Monumenti

QQVPL → sta per Quoquo versu pedes (L → 50) taduzione: “Per ogni verso 50 piedi)

Il Satyricon (un misto di poesia e prosa) è uno dei pochi romanzi rimasti in lingua latina. É

particolarmente importante perché ci fa capire qual'era la lingua parlata; poi ci parla degli

usi e costumi dell'età di Nerone. E' un opera frammentaria, non ci è giunta del tutto. Questo

perché è un'opera pornografica e i copisti del medioevo (presumilbilmente cristiani) non

scrivevano certi tipi di argomenti, questo è uno dei motivi. Petronio in questo caso ribalta

completamente il romanzo. Il romanzo parla di un uomo e una donna che si innamorano, poi

hanno una serie di imprevisti ma alla fine ritornano insieme. L'idea di Petronio è che al

posto di un uomo e di una donna ci sono un uomo e un uomo. Nell'ambito del Satyricon c'è

un carmen che si è conservato intero, ovvero la cena di Trimalchione. I due innamorati in un

certo senso si imbucano a questa cena di Trimalchione, quest'ultimo un ex schiavo che

aveva fatto fortuna. Ma Trimalchione ha un dramma. Anche se adesso è diventato un uomo

potente e ricchissimo non può fare politica perché è un liberto. Il dramma sta nel fatto che

non ha figli da poter indirizzare a fare carriera politica. Quest'opera è importante perché ad

un certo punto (verso 71) ci parla di come si fa un monumento funerario. L'epigrafia ha fatto

si che si potesse datare il Satyricon. É stato scritto nell'età di Nerone, e questo lo sappiamo

grazie a Trimalchione che nomina il suo gladiatore preferito. Poi dice che si chiama

Mecenaziano, e ci fa capire che era lo schiavo di Mecenate. Grazie all'epigrafia sappiamo

anche dove è ambientato il romanzo, a Pozzuoli. Ad un certo punto del racconto qualcosa

prende fuoco e arrivano i vigili; e i vigili erano solo a Roma, ad Ostia, in una città nord

africana e a Pozzuoli.

Sigle:

F → Fronte

P → Pedes 26,6 cm

A → Agrum

H S E → HIC SITUS EST (qui giace) 14

Datare le iscrizioni è sempre difficile, ma alcuni aspetti ci aiutano. Quando troviamo i

superlativi siamo a partire da II secolo d.C. Su alcune iscrizioni spesso troviamo:

Eros, perché nel mondo classico l'amore e la morte sono fratelli.

• La fiaccola rappresenta la vita.

• La differenza tra una ghirlanda e una corona è che la ghirlanda è una corona aperta.

• Una medusa, che tiene lontano i malintenzionati

Le tombe erano i posti frequentati da prostitute, streghe ecc. Qualcuno ci andava a fare i

bisogni (e vi sono sulle tombe delle iscrizioni per maledire questi individui).

Se in una tomba c'è la sigla D M la tomba non è sacra.

Kit da epigrafista

Per un buon studio di un'iscrizione bisogna avere:

Dei guanti di lattice o cotone (tutte le cose antiche si toccano con i guanti).

• Metro

• Torcia

• Scheda

• Quaderno con i fogli a quadrettoni

• Matita e gomma

• Macchina fotografica

Il termine tecnico di lavoro è autopsia, cioè esaminare un monumento con i propri occhi. Il

principio dell'autopsia nasce da Scipione Maffei che fu il fondatore dell'epigrafia come

scienza.

Come studiare un'iscrizione

Database di iscrizioni → Clauss Slaby

In primo luogo nella scheda si segna dove si è e la data; la data segna l'ultimo momento in

cui si è fatta l'autopsia.

Capire di che materiale è, perché ci può dare una data dell'epigrafe.

Stato di conservazione. Se di un oggetto abbiamo più del 50%, allora l'oggetto si identifica

con il nome (es: stele priva della metà superiore ecc.). Se dell'oggetto abbiamo meno del

50% allora si dice “frammento di ...”; i frammenti vengono codificati. Se abbiamo due,tre,

quattro frammenti che formano più del 50% dell'oggetto si dice “frammento di ...(stele)”. I

frammenti sono:

Solidali → che si uniscono, che si attaccano.

Sparsi → quando non sono solidali.

Misure. Se sono sopra il metro si mette M (senza punto); se sono sotto il metro si mette CM.

Si prendono le misure massime e l'ordine è: Altezza x larghezza x spessore.

15

Specchio epigrafico. Se è delimitato dalla cornice lo specchio epigrafico va misurato.

Misura delle lettere. Si misura riga per riga. Se abbiamo una lettera più grande (si dice

sommordante) bisogna dire “di modulo superiore” o “di modulo inferiore”.

Descrizione lettere. Se ci sono delle irregolarità, se tendono verso il basso, le linee guida, se

è stato scritto da una sola mano o da altre ecc.

Vedere se ha un apparato iconografico, ovvero dei disegni

Fotografare la didascalia.

Fare una trascrizione diplomatica, ovvero riga per riga, lettera per lettera.

Segni diacritici

Sono segni che cercano di far capire quali sono i problemi del testo che si affronta. Sono

divise in grosso modo in due categorie:

quelle delle parentesi tonde che vuol dire “scioglimento”. Se nelle parentesi tonde ci

– sono tre trattini ( - - - ) significa “scioglimento che non conosco”.

quelle delle parentesi quadre che indica “integrazione”; tutto quello che vi si trova

– nelle parentesi quadre è aggiunto, ma non c'è sulla pietra. É un lavoro dell'editore.

Avviene in base ad una serie di riflessioni, si basa sull'esperienza, banche dati, ecc.

Banche dati

Le banche dati sono:

Clauss slaby, in cui ci sono quasi tutte le iscrizioni, circa 753.000; però ci sono

• parecchi errori.

Epigraphie database Roma, che si occupa solo di iscrizioni che vengono dall'Italia,

• anche Sicilia e Sardegna che erano delle province.

Ubi erat lupa

Corpus inscriptionum latinarum (CIL)

Le iscrizioni cominciano ad essere raccolte/copiate dal 1000 a.C. Roma, con i pellegrinaggi,

era piena di turisti. Per i pellegrini venivano preparate delle guide che contenevano le cose

da vedere a Roma (colosseo, catacombe ecc.) e spesso in queste guide vi sono iscritte delle

iscrizioni, però ci sono dei problemi, perché già in questo periodo il latino non veniva capito

e quindi vi si trovavano anche le traduzioni; spesso i viaggiatori copiavano queste iscrizioni.

Il boom ci fu nel 1400 quando gli artisti vanno a Roma a copiare le iscrizioni perché a loro

piace la scrittura per poi riprodurle sulle sui monumenti. Felice Feliciano è stato un grosso

copiatore di iscrizioni e amico di grandi artisti. Queste copie però non sono per uso storico,

ma perché è antica, perché piace, perché è bella. A volte mettono iscrizioni corrette in

monumenti inventati. Queste opere non vengono messe in una raccolta come documento

storico. Nel 1600 Scaligero fa una prima raccolta che non porta al termine, lo porterà al

termine Grutero. Il Grutero raccoglie, fa un corpus di iscrizioni; questa è la prima volta che

16

vengono raccolti, anche se ci sono alcuni difetti. Grutero li prende dai vari libri prima di lui,

per cui molte iscrizioni sono false. Un altro difetto è che unisce le iscrizioni per argomento

(imperatori, divinità, funerarie) senza ordine di spazio. In verità l'iscrizione è legata al

contesto da cui proviene. Le prime critiche iniziano nel 1700 da Scipione Maffei. Maffei

arriva agli studi di epigrafia partendo dalla filologia. Lui scrive un libro sulla storia di

Verona prendendo spunto da fonti letterarie, e tra le fonti si accorge che importanti sono le

iscrizioni e lui l'ha sottomano. Quando Maffei va a vedere con i propri occhi scopre che

alcune iscrizioni non corrispondono, e quindi si accorge che non si può fare epigrafia se non

si vedono le iscrizioni con i propri occhi. Successivamente lancia un progetto per lo studio

delle iscrizioni e manda alcune lettere di aiuto agli eruditi, perché secondo lui questo è un

lavoro che non si può fare da soli, ma questo progetto fallì perché gli eruditi non si fidavano

di lui. Allora Maffei si fa un viaggio per tutta l'Europa alla ricerca di iscrizioni e scrive il

“museum veronense”, il primo corpus in assoluto.

Siamo nel 1847. Pochi anni prima si laurea Theodor Mommsen in diritto romano e si

accorge dell'importanza che hanno le iscrizioni epigrafiche e successivamente all'Accademia

di Berlino propone un progetto. Questo è un progetto importantissimo per tre motivi:

E' un progetto dettagliatissino

1. Lui dice che è un progetto che può rendere grande la Germania, perché la Germania

2. non ha una fame positiva. Poi sfrutta anche la generosità di Guglielmo II che dà

grandi contributi per la cultura.

Lui si impegna a consegnare entro breve una prova per farsi finanziare. Gli consegna

3. la raccolta di iscrizioni del Regno di Napoli, questo perché l'Italia era divisa in tanti

comuni e doveva chiedere permessi a varie persone, invece nel Regno di Napoli, che

era un territorio vastissimo, chiedeva il permesso solo al re e la cosa finiva li; e poi

perché è ricca di iscrizioni (Pompei, Benevento ecc.)

In due anni riesce a terminare questo progetto e lo consegna all'Accademia di Berlino e si

mette al lavoro per il nuovo progetto: il Corpus Inscriptionum Latinarum. Ma a questo

progetto non lavora da solo, anzi, scrive migliaia di lettere per farsi aiutare (rete di

corrispondenti). Si circonda quindi di un gruppo di ricerca, ovvero di un gruppo di allievi

giovanissimi. Li sceglie giovani perché serve il fisico e poi perché questi sono legati a lui.

Questi venivano chiamati pappagalli di Mommnse.

Questo progetto è fatto di tantissimi volumi. Lui decide di fare dei volumi che escono in vari

anni, volumi dedicati a uno o più regioni Augustei e alle province e li fa in maniera

topografica. Tiene monografici solo alcuni volumi e sono:

Il primo, cioè prima della morte di Cesare.

• Il sesto volume di Roma (che in realtà sono sette volumi/libri).

• Il quindicesimo, dedicato all'istrumentum di Roma.

Nei volumi prevale l'ordinamento geografico e la divisione dentro è per città. Le iscrizioni

sono disposte con una numerazione progressiva, perché così si può identificare

immediatamente l'iscrizione.

Le iscrizioni delle città cominciano con un capitolo dedicate alla storia della città con fonti

esatte.

Il CIL attualmente è costituito da diciassette volumi in circa settanta parti, che registrano

circa 180.000 iscrizioni. Tredici volumi supplementari hanno incisioni ed indici speciali.

Ben quindici volumi furono pubblicati quando Theodor Mommsen era in vita.

17

Il primo volume, in due sezioni, riguarda le iscrizioni più antiche, fino all'età di

• Cesare.

I volumi II - XIV sono divisi geograficamente, secondo le regioni dove le iscrizioni

• sono state trovate.

Il volume XV è dedicato interamente alle iscrizioni presenti sull'instrumentum

• domesticum della città di Roma.

Il volume XVI è dedicato interamente ai diplomi militari.

• Il volume XVII è interamente dedicato alle pietre miliari.

• È progettato un volume XVIII, che conterrà i "Carmina Latina Epigraphica".

A parte gli ultimi fascicoli (ad esempio pars. VIII, del vol. VI dedicato alle iscrizioni

urbane), le descrizioni non includono delle foto dell'iscrizione originale, ma una trascrizione

che mostra le lettere nel loro formato originale, posizione e la loro interpretazione per la

ricostruzione delle abbreviazioni (scioglimento) e delle parole mancanti (integrazione), con

la discussione sulle edizioni e sui problemi ad essa collegati. A volte le iscrizioni sono

rappresentate in un disegno descrittivo dell'intero supporto epigrafico.

I documenti sono divisi per agro, ovvero secondo il territorio della comunità d'appartenenza

antica (colonia, municipio, città libera o foederata etc.), di cui all'inizio di ogni sezione è

dedicata una breve, ma efficace presentazione.

L'Accademia di Berlino continua ad aggiornare e ristampare il CIL.

All'inizio del volume ci sono le iscrizioni false. Per ogni volume hanno una loro

sistemazione, e in quelle false vi si trova l'asterisco. L'asterisco vuol dire falsa. Mommnse

decide di raggrupparle, cosa che non si era mai fatta fino a quel momento, perché sono una

prova di storia culturale. Inoltre ha un criterio per stabilire se un'iscrizione è falsa: se un

autore ha messo dei falsi, lui non si fida più di lui. É meglio un'iscrizione buona fra le false

che una falsa tra le buone. Mommse chiama falso tutto. In realtà si chiama falso solo se è

fatto per fini di dolo. Poi c'era la copia dell'iscrizione, e il problema è se essa è stata fatta

come copia o per venderla ad un collezionista. Chi fa il falso mette sempre qualcosa di

appetibile; difficilmente i falsi e le copie sono intere. Per fare un falso partivano da

un'iscrizione vera.

Poi si fanno alcune distinzioni tra le falsificazioni, le copie e la rielaborazione.

Le falsificazioni sono una contraffazione di un documento o di un'opera d'arte a scopo di

frode.

Le copie sono la riproduzione di studio, di collezione, per esposizione, per motivi

commerciali, talora in misura e materiali diversi.

La rielaborazione è la creazione autonoma interpretata come antica.

Falso → che abbia fini di dolo

Ci sono due tipi di falsi:

Falsi cartacei (sui manoscritti, fogli ecc.)

1. Falsi su pietra

2.

I falsi si riconoscono soprattutto dai punti che non sono a mezza altezza. A volte poi

vengono prese per falsi iscrizioni vere.

Nell'epigrafia romana la stele è solo funeraria, mentre in quella greca vi sono scritte le leggi.

18

Sigla:

AUGL → Augusti liberto

Dopo il D M posso avere il nominativo (agli dei Mani), il genitivo (agli dei Mani di … [una

persona]) e il dativo.

Nel mondo romano i liberti tendono a nascondere la loro origine di schiavo, cosa che non

fanno gli schiavi o i liberti di un imperatore, perché erano a stretto contatto con

quest'ultimo. A partire da Claudio i liberti acquisiscono un potere immenso. Il cubicularius

era lo schiavo fedele.

Un collegio è un gruppo si persone che si riunisce. A roma c'erano tanti collegi (di fabbri,

per un culto ecc.). Molto comuni sono i collegi che pagano una quota per una sepoltura, i

collegi funerari.

I monumenti si chiamano sempre funerari o sepolcrari (mai funebri)

Sigla:

V A → Vixsit annus → visse nell'anno ...

Non ci può essere matrimonio tra uno schiavo e una donna libera. Nel teatro romano le

donne non possono recitare e la loro parte la fanno gli uomini.

Sigla:

M/ (con una barra) → Manius (prenome). Quella barra secondo alcuni è il nesso con la N.

Publicius → di solito è il gentilizio degli schiavi pubblici. Le città avevano gli schiavi, e

quando venivano liberati o prendevano il nome della città o venivano chiamati publicius.

Iscrizioni magiche

Il compito della magia è di cambiare l'ordine delle cose. I maghi e la magia facevano paura.

La parola mago viene dal persiano e sono una via di mezzo tra sapienti, sacerdoti e filosofi.

Avevano questa capacità di parlare con gli dei. Nel mondo romano più che di mago si parla

di magia. La magia è una tecnica per obbligare qualche divinità a fare quello che

desideriamo, il mago cerca di forzare la divinità. I romani avevano tre forme di magia: la

magia bianca, la magia rossa, e la magia nera. La magia bianca, poco usata, era come una

preghiera. Non si cerca di obbligare, non si cerca di fare del male, ha un fine positivo. Poi

abbiamo la magia rossa, la magia d'amore, cerca di spingere una persona di attrarre una

persona che non vuole, essa era molto usata. Infine la magia nera, essa ha molto a che fare

con le divinità degli inferi, essa mira al male ed è una magia terribile. É una magia che è

vietatissima a Roma, ha una pena severissima o con la crocifissione o in pasto alle belve. Le

prime due sono tollerate, la terza no. L'occulto, nella mentalità romana, è divisa in due

categorie: gli stregoni, che si tramandano da secoli, ed essi non hanno un significato

negativo, sono come dei filosofi; dall'altra parte non c'è la maga, ma la strega. Essa viene

chiamata strix, che è un uccello. La strega vive ai margini della città, nelle caverne, nelle

19

necropoli, procura aborti, ed era una rivale dei medici perché avevano a che fare con le erbe

curative. A Roma era proibito abortire perché è considerato l'uccisione di un cittadino.

Allora le donne vanno dalle streghe per abortire. Nel mondo antico le donne sono le

depositarie della medicina e delle conoscenze mediche, infatti ci sono anche le donne

medico. Lo stregone si riconosce dal cappello. Della magia conosciamo molto grazie a

grandi scoperte come quella dell'Egitto del 1800, abbiamo alcune tombe in cui c'erano gli

strumenti dello stregone. Esso è un professionista della magia, è pericolosissimo. Lui dà

consigli. Essi si tramandano la magia o oralmente o con dei papiri. Diana nel mondo romano

ha tre nomi: Diana, Selene ed Ecate. Ecàte è la dea delle tombe. I demoni invece sono delle

figure intermedie tra l'uomo e Dio. Un aspetto importante sono gli oracoli. Gli antichi

consultavano gli oracoli per farsi consigliare. Per consultarli il modo più comune erano le

“sortes”. Le sortes erano dei bastoncini fatti di legno, bronzo, ferro o foglio con scritte delle

parole sopra, delle formule [epigrafia](usata dalla sibilla cumana). Le streghe preferivano le

cose più pesanti come gli avvelenamenti. Il rito più comune era il rito di defissione. É una

forma di magia nera che mira a bloccare, a fermare l'attività mentale, fisica, di una persona.

Si fa in vari modi, quello più usato è la bambolina. Questi riti nascono nell'Africa nera,

passano dall'Egitto alla Grecia, e dalla Gracia arrivano a Roma. Sono fatte di cera o argilla e

contengono sostanze organiche della persona da colpire (es:capelli). Nei papiri ci sono tutte

le formule, spesso accompagnate con dei disegni. Tipico della magia è l'incantesimo, ovvero

un canto ripetuto. Lo strumento principale sono le laminette di defissione. Esse sono fatte

solo dai stregoni. La scrive, la rotola, la trapassa con un chiodo (in magia contano tutti gli

oggetti che hanno una punta, come il chiodo che era il più usato. Sono facili da trovare, fatti

di piombo ed è anche tossico) e la dà al cliente. Il cliente doveva far arrivare questa lettera

alla divinità. Come? Si mettevano nelle tombe, sopratutto di chi era morto giovane, perché

si pensava che avesse l'anima irrequieta, oppure nei fiumi. Essa funzionava perché qualcuno

diceva alla persona che gli veniva fatta questa defissione, e ogni cosa brutta che gli capitava

attribuiva il suo malanno alla defissione. Questo li portava anche a non mangiare e spesso

anche a morire. Quindi c'erano diversi tipi di incantesimi: quelle d'amore che veniva fatto

dalle donne agli uomini, poco da uomini a donne, ma anche da donne a donne e uomini a

uomini; ma l'incantesimo veniva fatto anche ai ladri, agli atleti e ai cavalli, quest'ultimi sia

perché erano idoli, sia perché si scommetteva tantissimo. La magia doveva essere più

generica e più precisa possibile. Per allontanare la magia si usavano gli amuleti, ma anche

l'ambra e le gemme. Il serpente piumato era considerato fortissimo contro gli effetti della

magia, esso era venerato in Dacia. Oppure si usava il filaterio, sono delle piccole capsule

con dentro delle formule magiche per prevenire gli effetti della magia.

20

Segni diacritici (fotocopia pagina 19)

I segni diacritici più frequenti sono i seguenti:

[ abc ] → mancano sulla pietra e l'ha messo l'editore

[ - - - ] → insanabile

' abc ' → correzioni fatte in antico

{ abc } → tolto dall'editore

< - - - > → chi ha inciso la pietra l'ha dimenticato

((a)) e ((abc)) → scioglimenti

/ → si va a capo

// → si cambia pagina

CIL (fotocopie)

Il corpus si cita: “CIL, V, 3632”

La scheda è fatta in tre parti (ma non sempre):

Prima parte: il lemma

Nel lemma ci sono le informazioni sulla lapide. Come primo punto vi si trova il luogo di

riferimento; vicino c'è scritto la fonte. A volte vi si trova qualche informazione sul

monumento, ma spesso non corrisponde. Qualche volta ci descrive la scrittura. Il lemma è

molto utile per seguire la storia della pietra.

Seconda parte

Segue la trascrizione dell'iscrizione in fac-simile. Mommsen ci teneva così tanto che fece

realizzare le lettere (in piombo) di proposito. Perché non le foto? Le foto c'erano, ma

costavano in maniera spropositata e non era facile. Quando lui mette le lettere piccoline vuol

dire che è una lettera che manca e che lui aggiunge. Se non riesce a integrare le lettere mette

delle barrette (/////).

Terza parte

La terza parte è il commento che può essere corto o lungo, a volte può anche non esserci. Se

l'editore della scheda ha visto personalmente l'iscrizione, la bibliografia si apre con una

21

formula che va valutata con grande attenzione, in quanto ci indica il grado di attendibilità

della lettura del testo. Le più frequenti sono:

Contuli: “ho controllato l'originale di un'iscrizione edita”. Essa appartiene al gruppo

• di affermazioni importanti, perché vuol dire che Mommsen l'ha vista con i suoi occhi.

Poi aggiunge dei nomi e un piccolo commentino. Mommsen non fa traduzioni, la

lascia in latino perché è una lingua conosciuta (più o meno) da tutti. Inoltre non fa la

trascrizione interpretativa (solo in quelli più complicati) perché non vuole influenzare

lo studioso. Non mette mai la datazione, a meno che non sia sull'iscrizione.

Servavit Antiquus: “io non l'ho vista”. A volte dopo aver messo le sue fonti, mette

• anche le fonti degli altri. Es: “io ho messo così, ma x ha messo così e io non posso

dire che è sbagliato”.

Descripsi: “L'ho vista, per caso, e ho fatto la scheda”.

• Contuli scalis admotis: “ho dovuto usare la scala!”

Rito vudù

Esso è un rito mimetico, cioè che nasconde le divinità. Come tutte le religioni antiche anche

il vuduismo ha numerosi cerimoniali legati alla magia e particolarmente vasto sembra essere

l'arsenale della magia distruttiva o nera. La differenza tra la bambolina vudù e quella antica

romana è che nella prima i chiodi venivano messi per far soffire la persona da colpire,

mentre la seconda è fatta per bloccare (defissione viene da defigo, che significa bloccare con

un chiodo).

I papiri magici

Noi conosciamo bene i riti magici grazie ad una scoperta di una casa di uno stregone in cui

c'erano tantissimi papiri. La laminetta di defissione è la magia nera più comune. Uno che

aveva un torto o una vendetta da eseguire si recava dallo stregone, che preparava la

laminetta, e molto probabilmente la scriveva lui. Il materiale è una sottile lamina di piombo

perché è duttile, plastico, si scrive falcilmente e costava poco; poi c'era anche un motivo

simbolico, ovvero che gli antichi sapevano che era tossico. Lo stregone scriveva

l'incantesimo (che significa canto ripetuto), lo consegnava al cliente e si faceva pagare (non

poco). Il cliente doveva far recapitare questa laminetta alle divinità degli inferi; spesso

venivano messe nelle tombe, si preferivano i condannati a morte o i bambini perché si

pensava che avessero un odio contro i vivi. Questo doveva farlo il cliente e non il mago,

perché la pena era severissima con la crocifissione o in pasto alle belve. Le laminette si

potevano mettere anche nelle sorgenti termali perché si pensava che c'era una

comunicazione con gli inferi. Il passaggio successivo era di far sapere alla persona che era

stata colpita. Il rimedio è trovare la laminetta (di solito amici e parenti andavano a cercarla).

Se non vengono trovate la persona colpita dalla magia muore. Libanio, un retore della

seconda sofistica, ritenne di essere stato fatto oggetto di una maledizione e ce ne tramanda

le sensazioni ed il racconto dei fatti. Durante la sua sfolgorante carriera infatti Libanio

venne colpito da un mal di testa di una tale forza che pensò seriamente di essere vicino alla

morte: “ Mi allontanai dalla lettura dei libri che hanno raccolto i lavori degli antichi, cessai

di scrivere e di comporre i miei discorsi, cessai di parl are: eppure i miei allievi lo reclam

avano a gran voce ”. Si aggiunse a questa malattia un altro sintomo, quello di una artrite

22


PAGINE

24

PESO

79.71 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dario.l.padalino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Epigrafia latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Buonopane Alfredo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in lettere

Riassunto esame Letteratura latina medievale, prof. De Prisco, libro consigliato La letteratura latina medievale. Una storia per generi di D'Angelo
Appunto
Riassunto esame Filologia Romanza, prof. Concina, libro consigliato Profilo delle letterature romanze medievali, Brugnolo, Capelli
Appunto
Riassunto esame Storia della lingua italiana, prof. Girardi, libro consigliato Breve storia della lingua italiana, Marazzini
Appunto
Riassunto esame Linguistica generale, prof. Graffi, libro consigliato Le lingue e il linguaggio, Graffi Scalise
Appunto