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Epigrafia latina, prof. Buonopane

Appunti di epigrafia latina basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Buonopane dell’università degli Studi di Verona - Univr, della Facoltà di Lettere e e filosofia, Corso di laurea in lettere. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Epigrafia latina docente Prof. A. Buonopane

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Grafiti a Pompei

In un graffito di Pompei si è trovata una lista della spesa. Tal volta questi dati sono stati

usati per capire quanto costavano e cosa mangiavano a Pompei in quel periodo. In questa

città era molto venerato Nerone perché dopo aver sposato Pompea, che era originaria di lì,

fece aprire l'anfiteatro che era stato chiuso per dieci anni. A Pompei si trovano anche

tantissime poesie. In alcuni inscrizioni troviamo anche le risposte a queste. Molti comuni

sono i versi di Ovidio e dell'Iliade che erano molto studiati a scuola.

Diversi tipi di graffiti

I graffiti sono divisi in alcune categorie:

Titule Memoriales → Sono quelli che dicono: io sono stato qui.

• I graffiti d'amore in tutte le sua sfaccettature.

• I graffiti sportivi → corse dei cavalli e i gladiatori, e spesso abbiamo il ricordo di

• qualche grande combattimento.

Raramente il duello tra gladiatori finiva con la morte di uno dei due perché costava

tantissimo mantenerlo e addestrarlo. I duelli sono sempre o al primo o al secondo sangue.

Alla prima ferita di una certa gravità l'arbitro li separava. Molto dipendeva poi da chi

pagava e da quanto pagava. Se chi pagava voleva un combattimento all'ultimo sangue,

l'arbitro al momento dello scontro finale chiedeva all'imperatore o al magistrato se il

gladiatore doveva vivere o meno, ma loro lasciavano questa decisione al pubblico. Se

facevano il pollice in giù doveva morire, se sbandieravano una bandierina bianca lo

salvavano. I gladiatori poi non combattevano ogni giorno, al massimo facevano 3 o 4

combattimenti all'anno. Gli imbrogli poi erano frequentissimi, specialmente sulla morte.

Tacito ci racconta della rissa di Pompei nell'anfiteatro. Bisogna dire che non tutte le città

avevano l'anfiteatro e quindi alcune persone venivano dalle città vicine. Nell'anfiteatro ci si

sfogava. Dopo questa grande rissa tra i Nocerini e i Pompeiani Nerone decise di chiudere

l'anfiteatro (poi lo riaprì successivamente). Dopo questo episodio furono stati fatti numerosi

graffiti nella città di Pompei per ricordare quel momento.

Poi abbiamo i graffiti dei soldati che sono tantissimi e sono concentrati soprattutto

• nelle caserme.

Ci sono anche i graffiti delle prostitute ma non sono autografi. Questi li scrivevano

• i proprietari delle prostitute perché loro erano delle schiave.

I graffiti di donne con tema centrale l'amore. A volte scrivevano anche delle poesie,

• probabilmente versi di qualche autore che noi adesso non conosciamo. Noi capiamo

che questi sono stati scritti dalle donna perché troviamo parole femminili (es. pupula)

Altre zone ricche di graffiti sono: Palmira, Dura Europos (zone della Palestina, Siria).

9

Calendario romano

Nel calendario romano, tre erano i giorni che avevano un loro nome peculiare.

Il primo era il giorno delle calende, da cui deriva la parola calendario: individuava il primo

giorno di ogni mese. Gli altri due erano le none e le idi, mobili a seconda della durata del

mese: in marzo, maggio, luglio e ottobre, le none cadevano il settimo e le idi il quindicesimo

giorno mentre negli altri mesi esse cadevano il quinto ed il tredicesimo giorno.

Questo sistema era in origine basato sulle fasi lunari: le calende erano il giorno della luna

nuova, le none erano il giorno del primo quarto (mezza luna), le idi il giorno della luna

piena.

Graffito blasfemo

Il graffito del Palatino o graffito blasfemo del Palatino è una raffigurazione, accompagnata

da un'iscrizione in greco che gli archeologi interpretano come irridente nei confronti del

culto del Cristianesimo. Il graffito è conservato a Roma presso l'Antiquarium del Palatino.

La raffigurazione è composta da tre disegni: il corpo di un uomo crocifisso con la testa di un

animale (con ogni probabilità un asino o un mulo); un uomo in adorazione e infine la scritta

Alexamenos sebete theon che significa "Alessameno venera [il suo] dio". Il testo è scritto

con grafia irregolare; utilizza infatti contemporaneamente lettere maiuscole e minuscole

senza utilizzare accenti.

Per valutare il contesto in cui nasce questo graffito, bisogna considerare che una

maggioranza religiosa consolidata può tendere ad esercitare un atteggiamento pregiudiziale

e discriminatorio nei confronti dei nuovi movimenti religiosi in special modo quando

ritenuti in competizione, e quindi anche la maggioranza pagana dell'epoca vedeva il

nascente culto cristiano come una setta pericolosa, un qualcosa di oscuro e maligno. Erano

infatti diffuse diverse opinioni sul culto praticato dai cristiani, alcune delle quali

sostenevano che essi praticassero cannibalismo rituale, violenza sessuale nei confronti di

bambini, omicidio e infanticidio rituale, sostenessero l'ateismo, auspicassero la resurrezione

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dei corpi dei morti, e proclamassero l'odio nei confronti dell'umanità[8][9]. Tra queste

opinioni diffuse tra i pagani vi era inoltre quella secondo cui i cristiani praticavano

l'onolatria, vale a dire l'adorazione di un asino, ed ecco che si spiega la raffigurazione di tale

animale nel graffito di Alessameno.

Questo graffito poi ispirò Pascoli ad un componimento in latino.

Iscrizioni funerarie

Esse sono il 70/80% di tutte le iscrizioni. Se uno nel mondo antico non aveva un'iscrizione

funeraria era come se non avesse il nome, e quindi non esisteva. In quel tempo, c'era

l'illusione che affidare un nome ad una pietra era come sconfiggere la morte. Infatti quando

si legge un'iscrizione quella persona è viva. É viva perché se ne parla. Ci sono anche delle

tombe vuote (cenotafio), ma quello che conta non è che ci sia la persona, ma l'iscrizione per

ricordare la persona.

I romani e il culto dei morti

I Romani avevano paura dei morti, perché c'era la credenza che quando si moriva rimaneva

l'essenza; rimane il mana (per gli induisti), cioè l'essenza vitale di una persona. In latino

questo si chiama Manes (dei Mani). L'essenza vitale di chi è morto rimane. Queste divinità

(Mani) se sono venerate allora aiutano, ma se sono trascurate puniscono. Questo generava

delle cose comiche perché abbiamo tante iscrizioni a tutte le dee e a tutti gli dei per non far

arrabbiare nessuna divinità. Esistevano dei riti per venerare i morti e per tenerli buoni. Il 13

e il febbraio era la Parentalia, ovvero la festa dei genitori. Le tombe venivano ornate con

frutta e fiori. A maggio c'era il rito della Rosalia in cui si dovevano portare delle rose. Tra

settembre e ottobre c'era il rito Vindemialia (Halloween). Il 9, l'11 e il 13 maggio c'era il

rito Lemuria, la festa dei fantasmi. In uno di quei giorni loro tornavano sulla terra.

Potevano colpire le case, i bambini, uccidere qualcuno. Allora il pater familias a mezzanotte

si doveva alzare, mettere tre fave in bocca e camminare in casa senza girarsi. In tre punti

della casa doveva sputare una delle fave, perché le fave erano il cibo dei morti. I morti così

tornavano nelle loro sepolture e la casa viveva così un periodo di prosperità. Bisognava

assicurare la giusta sepoltura ai parenti. I romani avevano le sepolture nei giardini (stile

americano).

I supporti delle iscrizioni funerarie

I supporti erano:

Le stele;

• Le lastre verticali;

• I cippi parallelepipedi;

• Gli altari;

• Le lastre (che si attaccavano al muro);

• I cinerari → le urnie. Il sistema più diffuso era l'incenerazione, e le ceneri venivano

• messe in delle urnie;

Elementi architettonici;

• 11

Manufatti in ceramica; olle, tegole, anfore. Le olle sono le pentole;

• I sarcofagi → che venivano dal mondo greco. Gli antichi erano convinti che il

• sarcofago mangiava la carne;

Mosaico;

• Intonaco;

• Le statue (per chi era ricco)

Come si scrive sulle iscrizioni

Scrittura: posata; corsiva maiuscola o corsiva minuscola.

Tecniche: incise, dipinte, graffite, in metallo ecc.

La stele si evolve nel corso del tempo. Si chiama STELE CENTINATA per la mezza curva

che vi si trova in alto.

Poi abbiamo anche le STELE CORNICIATE che si diffondono dopo l'età di Nerone.

A volte vi si poteva trovare una medusa. La medusa che pietrifica con lo sguardo era molto

usata perché a quei tempi molte tombe venivano rubate/riesumate. A volte vi si poteva

trovare un tempio. Vi si poteva trovare anche gli strumenti del mestiere del defunto. Altre

volte ancora la stele ha die richiami simbolici come la porta; la porta di Dite, re dei morti. In

altre stele troviamo dei ritratti, l'immagine (iconica) della persona defunta.Spesso questi

ritratti ci aiutano a datare le iscrizioni. Se è un uomo ci aiuta poco, a volte dalla barba. La

moda della barba viene dall'imperatore Adriano, e la pettinatura (Giulio Cesare). Grande

aiuto per le datazioni delle iscrizioni ce li danno le donne, la loro pettinatura in modo

particolare. Le donne seguono la moda dell'imperatrice.

I ritratti romani a differenza di quelli greci non sono idealizzati. É un mondo realistico. Il

ritratto si fa sulla base della maschera funeraria. A volte i ritratti erano dentro una conchiglia

e questo era un segno di divinizzazione. I poveri avevano delle piccole steli che

rappresentavano spesso i loro volti. A volte richiamano il mestiere. Esso è composto da 3

parti, a volte è un pezzo unico. É composto dal basamento, il fusto e il coronamento. Ai

fianchi ci sono due cilindri. Nella parte piatta c'era il bracere dove bruciare l'incenso. Le

stele dell'Italia settentrionale sono facilmente riconoscibili perché sono alte.

Gli altari sono uguali sia per gli dei che per i morti, perché l'altare è dei deii Mani. Anche gli

altari possono avere degli ornamenti che si riferiscono al mestiere. La lastra è una tabella

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sottile che si inserisce in un monumeto. Un tipo di lastra è la tabula ansata → imita una

tavoletta di metallo che veniva inchiodata.

Gli edifici funerari sono i sepolcri di famiglia. A volte vi si possono trovare finestre, tavolo,

giardino, sedia ecc. Questi edifici contengono i colombari cioè muri alti con tante nicchie

che conteneva un urna cineraria. Il cinerario si riconosce che dentro è vuoto. Il coperchio è

decorato o con dei leoni, o con dei cani ecc. Poi abbiamo anche casi di cinerari

matrimoniali.

Sigla:

DM → agli dei Mani

M → Marcus

M F → Marci filius

V F → Vivus Fecit

H S E → Hic situs est (è stato qui)

Molti poi si facevano fare dei recinti funerari all'aperto; spesso al centro c'è la statua del

capo famiglia.

I sarcofagi nel mondo romano ci sono sempre. Gli Scipioni erano sepolti li. Iniziano a

diffondersi intorno al 150 d.C. Questo nasce grazie alle religioni, specialmente cristiane

perché c'era il concetto della risurrezione del corpo. Il sarcofago indica poi un grande

benessere economico. É diviso in due parti, cassa e coperchio. Difficilmente si trovano

insieme. I sarcofagi sono stati sempre reimpiegati (nel medioevo ad esempio), e questo ha

consentito che si siano conservati.

Che cosa vi si trova in un'iscrizione funeraria?

Vi si trova sicuro il nome del defunto o dei defunti (in nominativo, genitivo, dativo). Ma vi

si possono trovare anche:

Condizione giuridica;

• Luogo di nascita;

• Mestiere;

• Se uno era magistrato, cavaliere, sindaco;

• Sacerdozi(il sacerdotes era un laico che in alcuni momenti fa dei riti sacri);

• Durata della vita;

• I vicoli di parentela;

• Aggettivi al superlativo;

• Circostanze della morte (ucciso dai pirati, caduti in un pozzo ecc.);

• Saluti ai passanti;

• Riflessioni sulla vita e sulla morte;

• “Ogni epigrafe è una storia” cit.

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Le iscrizioni presentano formule di apertura e formule di chiusura. Quelle di apertura sono

poche e possiamo trovare le sigle DM (dis Manibus) e la sigla V F → vivus fecit. La sigla

DM si trova sempre nelle iscrizioni funerarie.

In quelle di chiusura possiamo trovare: la misura del sepolcro; tipo di concessione del suolo;

esclusione degli eredi con la sigla: H M N S che sostanzialmente significa: i figli sono

esclusi da questo monumento. I romani non si fidavano dei figli, si fidavano più dei loro

schiavi che dei figli. Il sepolcro non essendo di eredità ai figli rimaneva li, e diventa una

cosa sacra.

Sigle:

C → sta per Gaius

VOT → sta per Voturia che era una tribù. Essa è una sigla importante perché può indicare la

provenienza della persona.

L M → sta per Locus Monumenti

QQVPL → sta per Quoquo versu pedes (L → 50) taduzione: “Per ogni verso 50 piedi)

Il Satyricon (un misto di poesia e prosa) è uno dei pochi romanzi rimasti in lingua latina. É

particolarmente importante perché ci fa capire qual'era la lingua parlata; poi ci parla degli

usi e costumi dell'età di Nerone. E' un opera frammentaria, non ci è giunta del tutto. Questo

perché è un'opera pornografica e i copisti del medioevo (presumilbilmente cristiani) non

scrivevano certi tipi di argomenti, questo è uno dei motivi. Petronio in questo caso ribalta

completamente il romanzo. Il romanzo parla di un uomo e una donna che si innamorano, poi

hanno una serie di imprevisti ma alla fine ritornano insieme. L'idea di Petronio è che al

posto di un uomo e di una donna ci sono un uomo e un uomo. Nell'ambito del Satyricon c'è

un carmen che si è conservato intero, ovvero la cena di Trimalchione. I due innamorati in un

certo senso si imbucano a questa cena di Trimalchione, quest'ultimo un ex schiavo che

aveva fatto fortuna. Ma Trimalchione ha un dramma. Anche se adesso è diventato un uomo

potente e ricchissimo non può fare politica perché è un liberto. Il dramma sta nel fatto che

non ha figli da poter indirizzare a fare carriera politica. Quest'opera è importante perché ad

un certo punto (verso 71) ci parla di come si fa un monumento funerario. L'epigrafia ha fatto

si che si potesse datare il Satyricon. É stato scritto nell'età di Nerone, e questo lo sappiamo

grazie a Trimalchione che nomina il suo gladiatore preferito. Poi dice che si chiama

Mecenaziano, e ci fa capire che era lo schiavo di Mecenate. Grazie all'epigrafia sappiamo

anche dove è ambientato il romanzo, a Pozzuoli. Ad un certo punto del racconto qualcosa

prende fuoco e arrivano i vigili; e i vigili erano solo a Roma, ad Ostia, in una città nord

africana e a Pozzuoli.

Sigle:

F → Fronte

P → Pedes 26,6 cm

A → Agrum

H S E → HIC SITUS EST (qui giace) 14

Datare le iscrizioni è sempre difficile, ma alcuni aspetti ci aiutano. Quando troviamo i

superlativi siamo a partire da II secolo d.C. Su alcune iscrizioni spesso troviamo:

Eros, perché nel mondo classico l'amore e la morte sono fratelli.

• La fiaccola rappresenta la vita.

• La differenza tra una ghirlanda e una corona è che la ghirlanda è una corona aperta.

• Una medusa, che tiene lontano i malintenzionati

Le tombe erano i posti frequentati da prostitute, streghe ecc. Qualcuno ci andava a fare i

bisogni (e vi sono sulle tombe delle iscrizioni per maledire questi individui).

Se in una tomba c'è la sigla D M la tomba non è sacra.

Kit da epigrafista

Per un buon studio di un'iscrizione bisogna avere:

Dei guanti di lattice o cotone (tutte le cose antiche si toccano con i guanti).

• Metro

• Torcia

• Scheda

• Quaderno con i fogli a quadrettoni

• Matita e gomma

• Macchina fotografica

Il termine tecnico di lavoro è autopsia, cioè esaminare un monumento con i propri occhi. Il

principio dell'autopsia nasce da Scipione Maffei che fu il fondatore dell'epigrafia come

scienza.

Come studiare un'iscrizione

Database di iscrizioni → Clauss Slaby

In primo luogo nella scheda si segna dove si è e la data; la data segna l'ultimo momento in

cui si è fatta l'autopsia.

Capire di che materiale è, perché ci può dare una data dell'epigrafe.

Stato di conservazione. Se di un oggetto abbiamo più del 50%, allora l'oggetto si identifica

con il nome (es: stele priva della metà superiore ecc.). Se dell'oggetto abbiamo meno del

50% allora si dice “frammento di ...”; i frammenti vengono codificati. Se abbiamo due,tre,

quattro frammenti che formano più del 50% dell'oggetto si dice “frammento di ...(stele)”. I

frammenti sono:

Solidali → che si uniscono, che si attaccano.

Sparsi → quando non sono solidali.

Misure. Se sono sopra il metro si mette M (senza punto); se sono sotto il metro si mette CM.

Si prendono le misure massime e l'ordine è: Altezza x larghezza x spessore.

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Specchio epigrafico. Se è delimitato dalla cornice lo specchio epigrafico va misurato.

Misura delle lettere. Si misura riga per riga. Se abbiamo una lettera più grande (si dice

sommordante) bisogna dire “di modulo superiore” o “di modulo inferiore”.

Descrizione lettere. Se ci sono delle irregolarità, se tendono verso il basso, le linee guida, se

è stato scritto da una sola mano o da altre ecc.

Vedere se ha un apparato iconografico, ovvero dei disegni

Fotografare la didascalia.

Fare una trascrizione diplomatica, ovvero riga per riga, lettera per lettera.

Segni diacritici

Sono segni che cercano di far capire quali sono i problemi del testo che si affronta. Sono

divise in grosso modo in due categorie:

quelle delle parentesi tonde che vuol dire “scioglimento”. Se nelle parentesi tonde ci

– sono tre trattini ( - - - ) significa “scioglimento che non conosco”.

quelle delle parentesi quadre che indica “integrazione”; tutto quello che vi si trova

– nelle parentesi quadre è aggiunto, ma non c'è sulla pietra. É un lavoro dell'editore.

Avviene in base ad una serie di riflessioni, si basa sull'esperienza, banche dati, ecc.

Banche dati

Le banche dati sono:

Clauss slaby, in cui ci sono quasi tutte le iscrizioni, circa 753.000; però ci sono

• parecchi errori.

Epigraphie database Roma, che si occupa solo di iscrizioni che vengono dall'Italia,

• anche Sicilia e Sardegna che erano delle province.

Ubi erat lupa

Corpus inscriptionum latinarum (CIL)

Le iscrizioni cominciano ad essere raccolte/copiate dal 1000 a.C. Roma, con i pellegrinaggi,

era piena di turisti. Per i pellegrini venivano preparate delle guide che contenevano le cose

da vedere a Roma (colosseo, catacombe ecc.) e spesso in queste guide vi sono iscritte delle

iscrizioni, però ci sono dei problemi, perché già in questo periodo il latino non veniva capito

e quindi vi si trovavano anche le traduzioni; spesso i viaggiatori copiavano queste iscrizioni.

Il boom ci fu nel 1400 quando gli artisti vanno a Roma a copiare le iscrizioni perché a loro

piace la scrittura per poi riprodurle sulle sui monumenti. Felice Feliciano è stato un grosso

copiatore di iscrizioni e amico di grandi artisti. Queste copie però non sono per uso storico,

ma perché è antica, perché piace, perché è bella. A volte mettono iscrizioni corrette in

monumenti inventati. Queste opere non vengono messe in una raccolta come documento

storico. Nel 1600 Scaligero fa una prima raccolta che non porta al termine, lo porterà al

termine Grutero. Il Grutero raccoglie, fa un corpus di iscrizioni; questa è la prima volta che

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vengono raccolti, anche se ci sono alcuni difetti. Grutero li prende dai vari libri prima di lui,

per cui molte iscrizioni sono false. Un altro difetto è che unisce le iscrizioni per argomento

(imperatori, divinità, funerarie) senza ordine di spazio. In verità l'iscrizione è legata al

contesto da cui proviene. Le prime critiche iniziano nel 1700 da Scipione Maffei. Maffei

arriva agli studi di epigrafia partendo dalla filologia. Lui scrive un libro sulla storia di

Verona prendendo spunto da fonti letterarie, e tra le fonti si accorge che importanti sono le

iscrizioni e lui l'ha sottomano. Quando Maffei va a vedere con i propri occhi scopre che

alcune iscrizioni non corrispondono, e quindi si accorge che non si può fare epigrafia se non

si vedono le iscrizioni con i propri occhi. Successivamente lancia un progetto per lo studio

delle iscrizioni e manda alcune lettere di aiuto agli eruditi, perché secondo lui questo è un

lavoro che non si può fare da soli, ma questo progetto fallì perché gli eruditi non si fidavano

di lui. Allora Maffei si fa un viaggio per tutta l'Europa alla ricerca di iscrizioni e scrive il

“museum veronense”, il primo corpus in assoluto.

Siamo nel 1847. Pochi anni prima si laurea Theodor Mommsen in diritto romano e si

accorge dell'importanza che hanno le iscrizioni epigrafiche e successivamente all'Accademia

di Berlino propone un progetto. Questo è un progetto importantissimo per tre motivi:

E' un progetto dettagliatissino

1. Lui dice che è un progetto che può rendere grande la Germania, perché la Germania

2. non ha una fame positiva. Poi sfrutta anche la generosità di Guglielmo II che dà

grandi contributi per la cultura.

Lui si impegna a consegnare entro breve una prova per farsi finanziare. Gli consegna

3. la raccolta di iscrizioni del Regno di Napoli, questo perché l'Italia era divisa in tanti

comuni e doveva chiedere permessi a varie persone, invece nel Regno di Napoli, che

era un territorio vastissimo, chiedeva il permesso solo al re e la cosa finiva li; e poi

perché è ricca di iscrizioni (Pompei, Benevento ecc.)

In due anni riesce a terminare questo progetto e lo consegna all'Accademia di Berlino e si

mette al lavoro per il nuovo progetto: il Corpus Inscriptionum Latinarum. Ma a questo

progetto non lavora da solo, anzi, scrive migliaia di lettere per farsi aiutare (rete di

corrispondenti). Si circonda quindi di un gruppo di ricerca, ovvero di un gruppo di allievi

giovanissimi. Li sceglie giovani perché serve il fisico e poi perché questi sono legati a lui.

Questi venivano chiamati pappagalli di Mommnse.

Questo progetto è fatto di tantissimi volumi. Lui decide di fare dei volumi che escono in vari

anni, volumi dedicati a uno o più regioni Augustei e alle province e li fa in maniera

topografica. Tiene monografici solo alcuni volumi e sono:

Il primo, cioè prima della morte di Cesare.

• Il sesto volume di Roma (che in realtà sono sette volumi/libri).

• Il quindicesimo, dedicato all'istrumentum di Roma.

Nei volumi prevale l'ordinamento geografico e la divisione dentro è per città. Le iscrizioni

sono disposte con una numerazione progressiva, perché così si può identificare

immediatamente l'iscrizione.

Le iscrizioni delle città cominciano con un capitolo dedicate alla storia della città con fonti

esatte.

Il CIL attualmente è costituito da diciassette volumi in circa settanta parti, che registrano

circa 180.000 iscrizioni. Tredici volumi supplementari hanno incisioni ed indici speciali.

Ben quindici volumi furono pubblicati quando Theodor Mommsen era in vita.

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Il primo volume, in due sezioni, riguarda le iscrizioni più antiche, fino all'età di

• Cesare.

I volumi II - XIV sono divisi geograficamente, secondo le regioni dove le iscrizioni

• sono state trovate.

Il volume XV è dedicato interamente alle iscrizioni presenti sull'instrumentum

• domesticum della città di Roma.

Il volume XVI è dedicato interamente ai diplomi militari.

• Il volume XVII è interamente dedicato alle pietre miliari.

• È progettato un volume XVIII, che conterrà i "Carmina Latina Epigraphica".

A parte gli ultimi fascicoli (ad esempio pars. VIII, del vol. VI dedicato alle iscrizioni

urbane), le descrizioni non includono delle foto dell'iscrizione originale, ma una trascrizione

che mostra le lettere nel loro formato originale, posizione e la loro interpretazione per la

ricostruzione delle abbreviazioni (scioglimento) e delle parole mancanti (integrazione), con

la discussione sulle edizioni e sui problemi ad essa collegati. A volte le iscrizioni sono

rappresentate in un disegno descrittivo dell'intero supporto epigrafico.

I documenti sono divisi per agro, ovvero secondo il territorio della comunità d'appartenenza

antica (colonia, municipio, città libera o foederata etc.), di cui all'inizio di ogni sezione è

dedicata una breve, ma efficace presentazione.

L'Accademia di Berlino continua ad aggiornare e ristampare il CIL.

All'inizio del volume ci sono le iscrizioni false. Per ogni volume hanno una loro

sistemazione, e in quelle false vi si trova l'asterisco. L'asterisco vuol dire falsa. Mommnse

decide di raggrupparle, cosa che non si era mai fatta fino a quel momento, perché sono una

prova di storia culturale. Inoltre ha un criterio per stabilire se un'iscrizione è falsa: se un

autore ha messo dei falsi, lui non si fida più di lui. É meglio un'iscrizione buona fra le false

che una falsa tra le buone. Mommse chiama falso tutto. In realtà si chiama falso solo se è

fatto per fini di dolo. Poi c'era la copia dell'iscrizione, e il problema è se essa è stata fatta

come copia o per venderla ad un collezionista. Chi fa il falso mette sempre qualcosa di

appetibile; difficilmente i falsi e le copie sono intere. Per fare un falso partivano da

un'iscrizione vera.

Poi si fanno alcune distinzioni tra le falsificazioni, le copie e la rielaborazione.

Le falsificazioni sono una contraffazione di un documento o di un'opera d'arte a scopo di

frode.

Le copie sono la riproduzione di studio, di collezione, per esposizione, per motivi

commerciali, talora in misura e materiali diversi.

La rielaborazione è la creazione autonoma interpretata come antica.

Falso → che abbia fini di dolo

Ci sono due tipi di falsi:

Falsi cartacei (sui manoscritti, fogli ecc.)

1. Falsi su pietra

2.

I falsi si riconoscono soprattutto dai punti che non sono a mezza altezza. A volte poi

vengono prese per falsi iscrizioni vere.

Nell'epigrafia romana la stele è solo funeraria, mentre in quella greca vi sono scritte le leggi.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dario.l.padalino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Epigrafia latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Buonopane Alfredo.

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