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Epigrafia etrusca

La lingua e la scrittura etrusca: una breve storia degli studi

Il fenomeno della scrittura ha caratteri peculiari. Si diffonde nel corso dell’VIII secolo a.C. in Etruria. L’alfabeto è quello greco. La trasmissione della scrittura non è un fatto uniforme, ma è differente a seconda delle aree. Ci rendiamo subito conto degli adattamenti necessari. Questo porterà ad elaborare un proprio alfabeto etrusco nel corso del tempo.

Rinascimento: i primi incontri con le memorie etrusche

  • 1493: Durante una battuta di caccia condotta da Papa Alessandro VI con la sua corte, nel Viterbese (loc. Cipollara, presso Tuscania), si rinviene una tomba etrusca con sarcofagi inscritti.
  • Il monaco domenicano Annio di Viterbo, studioso delle memorie del passato, se ne interessa (1498 Antiquitatum variarum volumina XVII…). Riconduce l’origine dei popoli italici alla tradizione biblica di Noè e accosta le lingue a quelle dell’oriente semitico: l’etrusco è collegato all’aramaico. Ha il merito di inaugurare gli studi sulla scrittura etrusca. L’antico territorio etrusco è strumentalizzato per dimostrare il primato fiorentino e Cosimo dei Medici è detto Magnus Dux Etruriae.
  • 1444: A Gubbio vengono scoperte sette tavole di bronzo inscritte (tabulae Iguvinae). Sono in lingua umbra ma il testo appare scritto in parte in alfabeto latino, in parte in alfabeto etrusco: per questo fu considerato un testo etrusco. Si tratta di testi a carattere rituale.
  • 1553: Ad Arezzo viene alla luce la Chimera di bronzo, ammirata dal duca Cosimo dei Medici, restaurata da Benvenuto Cellini, descritta da Giorgio Vasari, che riconosce come etrusca l’iscrizione. La chimera di Arezzo faceva parte di un gruppo con Bellerofonte e Pegaso, ex-voto esposto in un santuario suburbano. Opera di una bottega chiusina del secondo quarto del IV secolo.

Nella selva dell’erudizione: dal XVI al XVIII secolo

Nel XVII secolo si accentua l’interesse per la civiltà etrusca anche al di fuori dell’Italia. Lo scozzese Thomas Dempster scrive un’opera in sette libri De Etruria regali, che tratta della storia, delle città, della religione degli Etruschi. Per la lingua si rifiuta la parentela con l’aramaico, si tenta di raccogliere le glosse, ma si denuncia l’impossibilità di comprendere alcunché.

L’opera non viene pubblicata se non nel 1723-26. Filippo Buonarroti scrive un'appendice all’opera, che segna il rinnovamento della tradizione di studi toscani. Si rivendica l’autonomia politica e istituzionale della Toscana fin dai tempi degli Etruschi. Buonarroti decifra 12 lettere dell’alfabeto etrusco, riconoscendone il suono.

Da questo momento inizia la “febbre” per l’Etruria specie in Toscana. Il XVIII secolo vede la nascita dell’“etruscheria”. Filippo Buonarroti, Scipione Maffei, A.F. Gori, M. Guarnacci sono tra i nomi più illustri di questo movimento. Nel 1726 viene fondata l’Accademia Etrusca di Cortona. Luigi Lanzi, curatore della Galleria Granducale di Firenze e insigne grecista, è l’antesignano dell’etruscologia: nel 1789 scrive il Saggio di lingua etrusca e di altre antiche d’Italia per servire alla storia dé popoli, delle lingue e delle belle arti. Comprende il valore fonetico di molte lettere. S. Maffei continua a cercare confronti tra l’etrusco e l’ebraico.

Le iscrizioni etrusche cominciano a leggersi e a capirsi

L’origine greca dell’alfabeto etrusco fu riconosciuta ben presto (già agli inizi del 1700). Il valore fonetico di alcune lettere è compreso già dal Maffei (o = th) e dal Lanzi (M = s). Alla fine del XVIII secolo tutti i testi etruschi erano leggibili. Il primo fondamentale traguardo fu l’identificazione dei nomi personali nelle iscrizioni funerarie (si tratta del 90% delle iscrizioni note), tramite il confronto con l’onomastica latina e lo studio della posizione dei nomi all’interno delle iscrizioni. La seconda conquista riguarda gli appellativi: clan=figlio; puia=figlia (invece è = moglie). La terza riguarda le desinenze: il suffisso -s è paragonato al genitivo del latino. Si inizia la raccolta dei testi etruschi con il Saggio del Lanzi che è il primo corpus. Maffei raccoglie le iscrizioni bilingui etrusco-latine.

L’avvio degli studi ottocenteschi

Le numerose scoperte archeologiche in Etruria intensificano gli studi sulla lingua. Vengono create le grandi sillogi:

  • Corpus inscriptionum italicarum (1867) + 3 supplementi e 1 appendice
  • Corpus inscriptionum etruscarum (1893 - in corso) detto CIE, scritto in latino con iscrizioni secondo criteri geografici. Non c’è traduzione ma sono solo traslitterati. Si tratta di un elenco, senza il contesto di ritrovamento dell’iscrizione.

Permane l’idea di un legame con le lingue del vicino Oriente e l’ipotesi “pelasgica” assume rilievo nella convinzione di una parentela con un substrato pre-ellenico. La prospettiva cambia con la scoperta delle lingue indoeuropee (Franz Bopp, 1814): si tratta di decidere se l’etrusco vi rientra o no. Nella seconda metà dell’800 nel dibattito sull’origine della lingua etrusca si introduce la scuola tedesca (K.O. Muller, E. Gerhard e W. Corssen). Il Corssen sostiene che l’etrusco si inquadra nelle lingue indoeuropee e scrive un’opera in due volumi Die Sprache der Etrusker (1874-5). Fonda il METODO ETIMOLOGICO o COMPARATIVO: comparazione con altre lingue indoeuropee.

La reazione fu immediata e W. Deecke, C. Pauli fondano il METODO COMBINATORIO: studio dell’etrusco al suo interno, escludendo il confronto con altre lingue. Si parte dalle poche nozioni già acquisite e si confrontano le frasi tra loro per capirne il significato.

Nel frattempo proliferano i tentativi di ricerca di parentele dell’etrusco con altre lingue (armeno, hittito, lingue caucasiche, ugro-finniche, ecc.).

Tra il 1870 e il 1910 la storia degli studi sulla lingua etrusca vive un periodo cruciale e si scoprono due lunghi testi etruschi (la Mummia di Zagabria e la tegola di Capua) e l’iscrizione dell’isola di Lemnos in Grecia, l’unica testimonianza al di fuori dell’Etruria di cui sia certa la parentela con l’etrusco. Il legame con la lingua della stele di Lemnos e il confronto con le lingue indoeuropee porta a sviluppare il concetto dell’etrusco come pre-indoeuropeo (substrato linguistico precedente) o peri-indoeuropeo (marginalità rispetto alle lingue indoeuropee). Si pone il problema dell’arrivo della lingua etrusca, direttamente collegato con quello delle origini degli etruschi (da est / da nord / autoctona).

Nel 1933-34 si dà avvio al METODO BILINGUISTICO che tenta di dedurre il significato delle formule confrontando analoghe formule di contesti culturali affini. In tempi più recenti si è sperimentato il METODO STRUTTURALISTA (H.Rix) che analizza la struttura del testo, della parola. Elenca le iscrizioni etrusche secondo un indice, poi da quella parola si ritrova l’iscrizione seguendo un codice (aggiornata al 1991). Altro testo per lo studio dell’etrusco è il Thesaurus linguae etruscae (TH.L. E). si tratta di un elenco di parole con la fonte bibliografica (edizione aggiornata al 2009). Attualmente gli indici lessicali sono tutti cartacei. Non possediamo un database digitale.

Il problema dell’isolamento della lingua etrusca

Il problema dell’isolamento della lingua etrusca rispetto al Mediterraneo potrebbe risolversi con la mancanza di documentazione epigrafica in alcune aree. Sembra imparentata con il retico e la lingua dell’isola di Lemnos, in cui sono riconosciute alcune strutture grammaticali e elementi di onomastica. La documentazione epigrafica etrusca comincia tra la fine dell’VIII e gli inizi del VII secolo a.C., mentre le attestazioni più tarde risalgono al I secolo a.C.

Sono presenti delle modifiche all’interno della lingua come ad esempio, alla fine del VI secolo a.C. si comincia a ridurre le vocali intermedie nelle parole, la cosiddetta sincope, e la monottongazione, cioè i dittonghi utilizzati nel periodo arcaico diventano singole vocali. Es. dal dittongo “ai” si passa a “e”. Questo è un fenomeno normale che si presenta in tutte le lingue. Altra caratteristica dell’etrusco è di essere una lingua agglutinante, cioè si caratterizza per l’aggiunta di suffissi al tema puro. I suffissi possono anche fondersi tra di loro in crasi, con forme lessicali differenti rispetto alla formazione originaria. Variazioni dialettali con un uso distinto a seconda delle aree dell’Etruria (meridionale e settentrionale), con differenze anche a livello grafico.

L’isola di Lemnos presenta una lingua vicina all’etrusco. Non si trova al centro dell’Egeo, lungo noti percorsi commerciali, ma nella zona settentrionale, periferica, in prossimità di Samotracia e Imbros. Queste tre isole condividono alcuni elementi dal punto di vista scrittorio.

Stele di Lemnos si tratta di una lastra di pietra spezzata nella parte inferiore che pregiudica l’iscrizione che si trova sul lato. Al centro è presente un guerriero coperto da uno scudo (la figura non è centrata), probabile che sia solo una parte della circonferenza. Sono incisi due testi, uno sulla facciata superiore e uno lungo il bordo, con ductus bustrofelico. È stata scoperta alla fine dell’800, si avvicina all’etrusco ma ha degli elementi caratteristici: interpunzione sillabica che nel mondo etrusco è un modo di scrivere le parole segnando graficamente le sillabe non composte da consonante più vocale (tutte le altre sillabe vengono segnate da puntini che le circoscrivono), o la singola lettera se costituisce parte della parola. Questo fenomeno nasce in contesti santuariali, una scuola di scribi dotti, che presuppone la conoscenza e la scansione delle sillabe nella maniera corretta. Dall’Etruria meridionale (Portonaccio e Veio) migra verso nord e si ritrova nel mondo venetico. Nella stele di Lemnos non tutti gli studiosi sono concordi nell’interpretazione.

Presenza di suffissi morfologici molto simili all’etrusco che individuano il genitivo (-al). Affinità onomastica: si riconosce un prenome, gentilizio e matronimico (Aker Tarvasio Vanalasial). Secondo alcuni si tratterebbe di una stele funeraria (conosciamo documenti di questo tipo in Etruria e Grecia) ma vi è anche l’interpretazione che lo vorrebbe parte di un fregio di lastre composte. Le due iscrizioni mostrano mani differenti, è possibile ipotizzare due momenti differenti di incisione. L’alfabeto lemnio ha alcune caratteristiche come la presenza di segni riconducibili all’alfabeto rosso. Nel mondo greco abbiamo gli alfabeti distinti sulla base dei suoni aspirati poiché le varie aree compiono scelte grafiche differenti. Gli studi di epigrafia greca hanno diviso le zone in colori (il rosso coincide con l’area euboica e orientale). Lemnos registra un’anomalia con la presenza di lettere che non si trovano normalmente nelle tre isole. Alcuni elementi lo avvicinano all’alfabeto blu (diffuso nelle zone occidentali). Sono stati effettuati confronti anche con l’alfabeto paleofrigio e della costa turca ma abbiamo un grande difetto documentario. O si tratterebbe di una creazione locale da una koinè alfabetica dell’area o è dipende da un altro alfabeto diffuso sulla costa della Turchia. Se lo consideriamo come alfabeto rosso, abbiamo un’affinità con l’etrusco e possibili elementi che si ritrovano in esso.

Le teorie sulla lingua di Lemnos

  • De Simone: Non è un residuo del pelasgo, lingua pre-ellenica; non è imparentata con lingue micro-asiatiche. È alfabeto rosso in area di alfabeto blu. È una lingua tirrenica, giunta attorno all’VIII secolo.
  • Malzahn: È creazione locale, del tutto autonoma rispetto all’etrusco. È un relitto di un substrato preistorico “microasiatico” (alfabeto rosso).
  • Colonna/Cristofani: I fermenti linguistici provenienti dall’Oriente hanno prodotto l’etrusco e il retico.
  • Rix: Parentela linguistica tra Lemnio, etrusco e retico, appartenenti ad una antica unità linguistica chiamata “Urtysenisch” o prototirrenico.
  • Agostiniani 2012: Lingua anellenica affine all’etrusco, ma il nome Holaie richiama il greco Υλαιος ed è un individuo che si dichiara Focese; nel testo compare la parola naphoths che è indoeuropea e rende ‘discendente/nipote’.

Niente suggerisce che il lemnio è portato dagli Etruschi e l’alfabeto è creazione locale con influssi paleofrigi e dell’alfabeto rosso (nell’area è diffuso l’alfabeto azzurro). De Simone ha dedicato una serie di studi sulla lingua lemnia partendo da fonti greche per capire se fossero presenti dei riferimenti alle popolazioni dell’isola:

  • Omero la cita come sede dei Sintii, popolazione di origine tracia che viene scacciata dagli argonauti (Minii).
  • Erodoto delinea una sequenza di popoli, dai Pelasgi che scacciano i Minii, il successivo arrivo degli ateniesi che attorno al 500 a.C. con Milziade conquistano l’isola.
  • Tucidide colloca i Tyrsenoi sulla penisola calcidica in cui si sono spostati perché scacciati da Lemnos.

Lo studioso rimarca la fase tirrenica dell’isola che Omero sembra non conoscere. Quindi si suppone che la presenza fissa di questo popolo è da collocare in epoca storica (VIII-VII sec a.C.), quando gli etruschi solcano i mari dell’Egeo per commercio. Il fenomeno del lemnio si può spiegare con l’arrivo degli Etruschi che determina non una colonizzazione (perché avremmo altre documentazioni a livello di cultura materiale che manca completamente, tranne appunto la stele). L’isola è un punto di approdo: il passaggio della lingua genera una naturale evoluzione in quella lemnia che pian piano si discosta dall’etrusco, arrivando nel VI sec a.C. alla documentazione della stele. La lingua resta imparentata ma è già qualcosa di diverso. Il percorso è ricostruibile verso est, in cui gli Etruschi avrebbero trovato varie ragioni commerciali per fare tappa fissa. Non è l’unica ipotesi: Eichner (2019) ha provato a decodificare le iscrizioni partendo dalla sequenza delle frasi, perché il testo è disposto caoticamente attorno alla testa del guerriero. Mette in ordine secondo il ductus. Il tentativo di traduzione: sequenza onomastica all’inizio, indicazione di quattro generazioni (padre, nonno, bisnonno), ruolo politico del personaggio (magistratura – maronato, molto conosciuta in Etruria nel periodo ellenistico). Si tratterebbe di un’iscrizione commemorativa che ricorda la famiglia del personaggio e poi il suo inquadramento geografico con il locativo di una zona dell’isola. La seconda iscrizione, sul lato, fa riferimento al personaggio come “figlio e nipote di”. È presente la carica magistratuale e viene fatto un cenno alla località. Il testo è lacunoso all’inizio.

Scoperta una nuova stele con caratteri simili, in un luogo di culto. Presenza di frammenti vascolari che restituiscono il termine novaisna (in etrusco nuve e aisna significano dono e divino). Seguono altre ipotesi che valorizzano una vicinanza e quindi una parentela con l’area anatolica, senza chiamare in causa l’etrusco. All’interno delle iscrizioni ci sono dei rimandi nell’ambito greco, in particolare di provenienza focea. Probabile personaggio originario di questa zona che si sarebbe trovato sull’isola all’epoca dell’occupazione persiana. Luciano Agostiniani afferma che non ci sono elementi sull’isola per parlare di arrivo degli Etruschi e un loro passaggio, quindi responsabili della diffusione della lingua. Marca il fatto che l’alfabeto potrebbe avere origine locale. La questione è presa in maniera differente a seconda degli studi che oscillano tra valorizzare il legame con l’etrusco (Eichner) e chi preferisce pensare ad una formazione locale, richiamandosi ad un’epoca anteriore al IX sec a.C., con i vari fenomeni migratori e in particolare i Pelasgi che potrebbero aver lasciato traccia verso occidente. Il tema è molto complesso e nel 2012 si è svolto un convegno proprio sulle origini degli Etruschi. Larga parte è stata dedicata all’iscrizione di Lemnos con tentativi di riprendere il testo e interpretarlo, tradurlo e dedurne nuove considerazioni.

Le fonti sulla scrittura etrusca

  • Tacito (Annali, XI, 14): In Italia gli Etruschi appresero la scrittura da Demarato di Corinto e gli Aborigeni dall’arcade Evandro.
  • Plinio (Nat. Hist): Nel Lazio la scrittura è introdotta dai Pelasgi.
  • Dionigi di Alicarnasso (II libro): Avendo i veienti acconsentito a ciò (Romolo) fece alleanza con loro e incise l’accordo su stele.

Tacito fa riferimento all’arrivo della scrittura in Etruria grazie a Demarato di Corinto, mentre i latini l’avrebbero appresa con Evandro. La storia ha un fondo di verità poiché alla fine dell’VIII sec a.C. si fa riferimento alla nascita della scrittura in Etruria per tramite dei greci. Anche Plinio fa riferimento ad un apporto esterno per l’introduzione della scrittura, ricondotta al mitico popolo ellenico dei Pelasgi. Anche in questo caso il fenomeno è ricondotto al mondo greco, ma in una fase pre-storica. Per Dionigi di Alicarnasso, la trasmissione della scrittura avviene sotto Romolo, collocabile quindi alla metà dell’VIII sec a.C.: a questa fase sono associati alcuni testi ma la scrittura come fenomeno è già diffusa.

Le fonti sulla letteratura etrusca

  • Tito Livio (IX, 36,3): I giovani di Roma venivano inviati nella vicina Caere ad istruirsi alla conoscenza delle Etruscae litterae.
  • Cicerone (De divinatione, I): Riferisce di tre gruppi di libri

I Libri haruspicini riguardavano la divinazione mediante l’osservazione delle viscere. I Libri fulgurales erano ri... (testo interrotto).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/06 Etruscologia e antichità italiche

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