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Le iscrizioni e l'epigrafia latina

Le iscrizioni erano un potente mezzo di comunicazione di massa e queste ci sono giunte sia attraverso le copie fatte dagli studiosi sia direttamente. Compito dell'epigrafia latina è curarne l'edizione scientifica, inserendo il testo e il monumento che lo supporta nel contesto cronologico e sociale che l'ha prodotto. Inoltre esamina non solo le iscrizioni di età romana redatte in latino, ma anche quelle prodotte nel resto d'Europa e in Oriente, che talvolta introducono formulari, prestiti lessicali e ibridismi.

Raccolte di iscrizioni e figure storiche

La raccolta più antica di iscrizioni tramandataci è una silloge, contenuta, insieme ad un itinerario della città di Roma, nel Codex Einsiedelnensis 326, databile al IX sec d.C.: essa contiene iscrizioni di Roma e di Pavia sia pagane sia cristiane. Nel XIV secolo Cola di Rienzo realizzò una raccolta di iscrizioni e nel 1347, nel corso di una pubblica cerimonia, lesse al popolo il testo della Lex de imperio Vespasiani, utilizzandolo per dimostrare la continuità tra senato romano e Sacro Romano Impero.

Nel XV sec al grande umanista Poggio Bracciolini si deve una raccolta sistematica di epigrafi classiche, riportate in caratteri maiuscoli sotto forma di facsimile, quindi senza integrazioni o scoglimenti. Allo stesso periodo appartiene l'opera di Giovanni Mercanova, medico bibliofilo, che compose le Antiquitates et inscriptiones Romanae, in cui trascrisse sia iscrizioni trådite da altri, sia quelle viste personalmente.

Pubblicazioni e sviluppi successivi

Tra XV-XVI secc apparvero le prime sillogi pubblicate a stampa: la prima pubblicata in Italia sono gli Epigrammata antiquae Urbis, edita nel 1521 a cura di Giacomo Mazzocchi, in cui le iscrizioni sono raggruppate sia secondo la tipologia dei monumenti sia topograficamente. Nella seconda metà del XVI sec cominciò ad affermarsi la convinzione che le epigrafi fossero utili per approfondire tutti gli aspetti del mondo romano: si optò allora per due tipi di ordinamento, quello basato sulla tipologia del monumento e quello basato sul contenuto o sui personaggi menzionati.

Ma un primo vero cambiamento di rotta negli studi epigrafici si ebbe nelle Inscriptiones antiquae totius orbis Romani in corpus absolutissimum redactae, ideate da Giuseppe Scaligero e portato a compimento da Jan Gruter: comprende oltre 12.000 iscrizioni, raggruppate per genere e per la prima volta viene introdotto un capitolo dedicato a Spuria et Supposititia, ovvero alle iscrizioni false o sospette.

Contributi di Scipione Maffei e Theodor Mommsen

Nel XVIII secolo ricordiamo soprattutto Scipione Maffei il quale, convinto che tutte le sillogi precedenti pullulassero di falsi, sostenne come imprescindibile la necessità del controllo autopico ed propose l'idea della corretta valutazione dell'iscrizione come documento storico. A Scipione Maffei si deve anche l'istituzione del primo museo epigrafico aperto al pubblico, il Museo lapidario maffeiano, costituito dalla collezione epigrafica dell'Accademia filarmonica di Verona, inaugurato nel 1745.

Infine nel 1847 ricordiamo Theodor Mommsen che alla Accademia di Berlino propose il Corpus Inscriptionum Latinarum, in cui la raccolta epigrafica è articolata in due momenti: escussione di tutta la bibliografica, manoscritta e a stampa, contenente iscrizioni, e l'autopsia. Nel caso in cui un'iscrizione non fosse stata più reperibile se ne doveva fornire un'edizione critica basata sulle varie letture degli autori precedenti.

Struttura e metodologia del Corpus

Il Corpus: impostato su base geografica, i volumi raccolgono iscrizioni provenienti da una provincia o da un gruppo di province e, per l'Italia, quelle provenienti dalle regioni augustee; a Roma è dedicato un singolo volume. Ci sono poi volumi di carattere monografico: iscrizioni databili dall'età arcaica alla morte di Cesare, diplomi militari, miliari, iscrizioni metriche, e così via. A questi volumi si affiancano anche due serie di Auctaria, che integrano e completano alcuni punti o tematiche di volumi già editi.

A sua volta ogni volume era strutturato in:

  • Indice generale dell'opera;
  • Fonti: ovvero quanti abbiano riportato le epigrafi relative al comprensorio in esame, disposte in ordine alfabetico;
  • Iscrizioni falsae e alienae: ovvero le falsificazioni su pietra e quelle cartacee e quelle autentiche ma provenienti da altre città;
  • Le iscrizioni: nei volumi impostati su base geografica il capitolo dedicato a ogni città di apre con un'introduzione con una storia della città, le fonti letterarie che la menzionano e il riferimento alle epigrafi più significative.

Seguono poi le iscrizioni, numerate progressivamente e ripartite in: sacre, imperatorie, relative a magistrati, sacerdoti, funzionari, servi pubblici, soldati, collegi professionali, funerarie, cristiane in lingua latina. All'interno di ogni gruppo l'andamento può essere cronologico o alfabetico. Se un documento appartiene a più classi viene collocato nel gruppo gerarchico meno importante.

Nei volumi monografici i testi sono riuniti in ordine cronologico o per materiale e tipologia del supporto. A ogni iscrizione corrisponde una scheda, con numero arabo progressivo e articolata in lemma, trascrizione, bibliografia, apparato critico e commento.

Dettagli sulla trascrizione e bibliografia

Lemma: indica tipo e forma del supporto, materiale e descrizione della forma delle lettere e loro età. Segue l'indicazione della località di rinvenimento e conservazione. Trascrizione: sempre in maiuscolo tondo, cercando di riprodurre l'impaginazione dell'originale; le eventuali integrazioni al testo sono in minuscolo corsivo; le lettere scalpellate ma leggibili sono segnalate apponendovi sotto un punto, mentre se la scalpellatura è tale da rendere illegibile il testo si ricorre a una serie di barre oblique (////); le linee di frattura, segno di una lacuna del documento e/o del testo, sono indicate con linee di andamento irregolare; infine errori del lapicida o anomalie sintattiche e grammaticali sono indicate con un sic posto a lato. I frammenti non contingui della stessa iscrizione si indicano con le lettere a, b, c, ecc. in minuscolo tondo. Ogni cinque righe si indica la numerazione a sinistra; se l'iscrizione è su più colonne, queste sono contrassegnate progressivamente con numeri arabi.

Per quanto riguarda la trascrizione dei testi falsi, se il falso è cartaceo, il testo viene trascritto in minuscolo tondo, senza riprodurre la suddivisione in righe, se invece è su pietra si riproduce l'impaginazione dell'originale in maiuscolo tondo. Bibliografia: Se l'editore della scheda ha visto personalmente l'iscrizione, la bibliografia si apre con una formula che indica il grado di attendibilità della lettura del testo:

  • Contuli: "ho controllato l'originale";
  • Contuli quae supersunt: "ho controllato ciò che rimane di un testo già edito in forma più estesa";
  • Recognovi: "ho visto, riscontrando lievi errori nelle letture precedenti, un'iscrizione edita";
  • Recognovi et emendavi: "ho visto un'iscrizione edita e ho corretto gli errori di trascrizione degli editori precedenti";
  • Recognovi, quantum potui emendavi;
  • Frustra quaesivi: "ho cercato invano un'iscrizione edita";
  • Descripsi: "ho visto e ho schedato l'originale di un'iscrizione inedita";
  • Describere volui: "ho visto e ho cercato di schedare l'originale di un'iscrizione inedita di difficile lettura".

Critica e commento delle iscrizioni

Apparato critico: Se l'iscrizione non è più rintracciabile e se i precedenti editori tramandano testi anche lievemente discordanti, si elencano riga per riga le varianti di lettura non accolte dall'editore della scheda.

Commento: compare solo nei casi di iscrizione particolarmente significative: vi possono essere rimandi a fonti letterarie o ad altre iscrizioni.

L'iscrizione come monumento: L'estrazione della pietra

I materiali lapidei venivano estratti in cave coltivate a cielo aperto o in galleria. Il sistema di coltivazione più spesso adoperato era l'estrazione a cielo aperto: dopo la prospezione si procedeva alla rimozione del manto di terra, si esaminavano i piani di sedimentazione e l'orientamento delle litoclasi, le fratture naturali prodottesi nella roccia che nel gergo dei cavatori vengono chiamate "peli": dalla disposizione di questi dipendeva l'orientamento del fronte della cava.

Si procedeva poi all'estrazione della pietra, dall'alto verso il basso, realizzando così dei terrazzamenti di facile accesso e creando sul fianco della montagna delle tagliate, dette caesurae. Nell'abbattimento dei blocchi si inserivano nei peli dei cunei di legno secco, successivamente bagnati in modo che, gonfiandosi, provocassero il distacco dei blocchi dalla parete. I cunei di legno potevano essere sostituiti da cunei di ferro, che venivano battuti con mazze fino a penetrare profondamente nei peli e provocare il distacco del blocco.

Dopo l'estrazione, i blocchi venivano avviati sul piazzale di cava servendosi di rulli per i piani orizzontali e il materiale subiva un primo lavoro di sbozzatura e di squadratura. Nelle cave era attivo un vero e proprio cantiere, diretto da un capocantiere e strutturato in più squadre. Tra gli operai vi erano i cavapietre, gli addetti al taglio e alla segagione delle pietre e alla squadratura dei blocchi, gli addetti alle macchine di sollevamento; nelle cave di proprietà imperiale tutti era posto sotto la responsabilità di un amministratore che poteva essere un liberto dell'imperatore, mentre in quelle appartenenti a una città, tali mansioni erano svolte da sovraintendenti delegati dai magistrati cittadini.

Realizzazione del monumento iscritto

La realizzazione del monumento iscritto passava attraverso varie fasi: la scelta del monumento da parte del committente, la proposta del testo da incidere con la realizzazione di una minuta o scelta consultando un prontuario, oppure suggerita dal personale dell'officina, l'impaginazione del testo e infine l'incisione. In una prima fase si provvedeva alla realizzazione dello specchio epigrafico, ovvero della parte destinata ad accogliere il testo e delimitato da cornici di varie fatture; l'impaginazione del testo definitivo poteva essere improvvisata o preordinata: nel primo caso, l'operatore, sulla base della minuta, procedeva a occhio, confidando nella propria esperienza professionale, ma col rischio di compiere gravi errori; nel secondo caso si tracciavano dapprima a sgraffio con una punta cuminata delle linee verticali che delimitavano la superficie atta a essere incisa e poi delle linee orizzontali, dette "Linee guida", quasi sempre a coppia (a binario), che servivano per appoggiare le lettere.

Quindi si procedeva al disegno del contorno delle lettere a mano libera. Si potevano impiegare anche delle sagome e delle aste di varia lunghezza che potevano essere usate per tracciare più lettere. In alcuni casi lo stesso testo veniva impaginato e poi inciso sulle due facce opposte del supporto, specie quando si trattava di monumenti esposti in spazi aperti: in tal caso il monumento viene definito "opistografo". Si incideva poi il testo con mazzuolo e scalpello ed eventualmente si colorava il solco delle lettere tramite "rubricatura".

Tipi di monumento

Altare o ara: monumento impiegato per celebrare sacrifici o per attestare lo scioglimento di un voto o ancora in ambito funerario. È composta da tre elementi: fusto, zoccolo (che funge da base) e il coronamento, uniti al fusto da modanature. Di solito è monolitica ma vi sono anche are realizzate con un nucleo cementizio poi rivestito con lastre e cornici di marmo o bronzo. Sulla parte superiore del cotonamento si trova il focus (focolare), pianeggiante o incavato e spesso delimitato sui lati lunghi da due pulvini: qui si accendeva la fiamma sacrificale. In molti casi le due facce laterali presentano a rilievo gli strumenti impiegati nel sacrificio oppure immagini della divinità. Un particolare tipo di altare, impiegato solo in contesto funerario, è l'ara ossuario, destinata a contenere i resti combusti del defunto: nel fusto si ricava una nicchia, chiusa da un coperchio, su cui può esservi l'infundibulum, l'apertura per far passare latte o vino durante le libagioni.

Architrave: un monolite di forma parallelepipeda che poggia orizzontalmente su colonne in pietra o in muratura; l'iscrizione compare sia nel fregio, sia nelle fasce sottostanti e può essere realizzata con un solco alveolato per accogliere lettere metalliche.

Base: destinata a sorreggere una statua o altri manufatti a carattere votivo; può poggiare su un basamento di altezza variabile, cui è unita tramite grappe metalliche. Il fusto è di forma parallelepipeda a sviluppo verticale per le statue pedestri, e orizzontale per quelle equestri o gruppi scultorei. Può essere monolitica o in conglomerato cementizio rivestito da marmo o bronzo. L'iscrizione di trova sul fronte mentre anche le due facce laterali presentano specchiature.

Blocco: corpo monolitico di forma parallelepipeda impiegato in strutture murarie, che può presentare un'iscrizione sulla faccia a vista, soprattutto se inserito in un'arcata. Se invece è inserito in strutture a pianta circolare presenta un andamento curvilineo.

Cinerario: destinato a contenere le ceneri del defunto, può avere forma a cassetta parallelepipeda o avere un fusto scavato internamente. L'iscrizione può essere sia in campo aperto sia in uno specchio delimitato da cornici.

Cippo: monumento polifunzionale con sviluppo verticale o raramente orizzontale; può essere impiegato: in ambito funerario, riportando il nome del defunto; sacro, per indicare l'appartenenza di un luogo o di un edificio; segnaletico, per indicare il possesso di un fondo, un diritto di transito o la presenza di un manufatto stradale, come un ponte.

Supporto di erma: l'erma è una testa o un busto che poggia su un supporto tronco-piramidale rovesciato o parallelepipedo, inserito in una base o parzialmente interrato; il nome deriva dal fatto che in origine il ritratto raffigurava Hermes, cui era consacrata. Considerata di valore apotropaico era collocata all'aperto in vie e giardini, o all'interno di abitazioni private e poteva raffigurare divinità, filosofi o personaggi storici. Spesso è dedicata al Genius di privati cittadini. L'iscrizione può avere valore didascalico, se si tratta di un personaggio celebre, o riportare il nome e la carriera di un privato.

Lastra: elemento monolitico che può essere posto in opera all'esterno o all'interno di edifici, inserita sulla parete, con grappe o perni, oppure collocata sul pavimento. L'iscrizione può comparire in campo libero oppure in uno specchio delimitato da cornice a rilievo o graffiti.

Mensa: ripiano in pietra di forma quadrangolare o circolare, posto orizzontalmente su due supporti detti trapezofori, spesso rifiniti con bassorilievi. L'iscrizione può essere incisa sulla superficie o lungo il bordo. Un tipo particolare di mensa, impiegata in ambito funerario, è la mensa podiale, posta orizzontalmente a chiusura di un bancone contenente le urne con le ceneri dei defunti.

Miliario: il cui nome deriva da milia passuum, ha in origine lo scopo di indicare ai viaggiatori le misure, espresse in miglia romane (1 miglio = 1500 metri circa), delle distanza tra due località oppure della distanza già percorsa a partire dal luogo di partenza. Vi compare, al nominativo, il nome del magistrato che ha curato la realizzazione della strada o il suo restauro. Col tempo il miliario si è trasformato in uno strumento della propaganda imperiale e in questo caso il nome dell'imperatore è in dativo.

Sarcofago: destinato ad accogliere il corpo del defunto, si articola in cassa e coperchio: la cassa ha forma parallelepipeda, può essere monolitica o realizzata accostando quattro lastre verticali, può essere priva di decorazioni oppure presentare un apparato figurativo complesso. L'iscrizione compare sulla fronte, in una specchiatura, talora conformata a tabula ansata, a volte sorretta da eroti funerari. In alcuni casi l'interno della cassa presenta bassorilievo o nicchie. Il coperchio presenta foggia e dimensioni varie, dalla lastra incastrata o appoggiata e fissata, a quella a doppio spiovente, a forma di tetto su cui sono riprodotte anche le tegole.

Stele: uno dei più diffusi monumenti funerari, costituito da una lastra a sviluppo verticale, destinato a essere infisso nel terreno o in una base di pietra, inserendo un dente d'incasso, ricavato nella parte inferiore. Abbiamo due gruppi di stele: quello delle "pseudoedicole" che recano in apposite nicchie i ritratti dei defunti e, nella parte inferiore, scene ispirate alla vita quotidiana o all'attività del defunto; e quello delle stele rettangolari a volte affiancate da acroteri, non decorate o con apparato figurativo ridotto e schematico. L'iscrizione compare di solito sulla fronte della stele e può essere incisa all'interno dello specchio. Spesso la stessa cornice dello specchio circonda anche tutto il profilo anteriore della stele: queste stele sono definite "corniciate". In altri casi ancora può presentare uno specchio epigrafico aperto, ovvero ha la cornice priva del lato inferiore, probabilmente riservando la possibilità di incidere altri elementi del testo in momenti successivi.

Termine: segnala la presenza di un confine tra proprietà pubblica e privata.

Iscrizioni su metallo

Si impiegavano lastre di bronzo, ricavate mediante fusione e prodotte in grande serie, su cui si tracciavano a sgraffio sottili linee guida, che servivano per appoggiare le lettere. Queste venivano realizzate con un bulino, attenendosi a una minuta preparatoria.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ostakista di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Epigrafia latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Porena Pierfrancesco.
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