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APPUNTI DI ECONOMIA DEL SETTORE

PUBBLICO

C. Scimeca – R. Scimeca

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PALERMO

Ingegneria Gestionale

PREFAZIONE

Il seguente testo costituisce un riassunto degli argomenti trattati nel corso di Economia del

Settore Pubblico di L.Abbate. Le fonti principali sono appunti presi a lezione dall’allievo

Giuseppe Drago, slide del professore e approfondimenti sul web.

Il testo è diviso in 5 parti:

1. Richiami di economia: nella prima parte vengono riprese i concetti fondamentali di

microeconomia e macroeconomia essenziali per comprendere ciò che segue;

2. La Spesa Pubblica: la seconda sezione introduce il settore pubblico e il concetto di

spesa pubblica, attraverso la sua struttura e le fasi che la compongono;

3. Economia del Benessere ed Efficienza: il focus della terza parte è la teoria del

benessere e l’efficienza di Pareto. Con un’ottica critica, vengono poi analizzati i motivi

che spesso portano ad inefficienze paretiane all’interno del settore pubblico.

4. Analisi della Politica di Spesa: la parte quarta tratta la Politica di Spesa di uno Stato,

partendo dai dieci punti essenziali per effettuare questa analisi e descrivendone la ratio

attraverso l’analisi costi-benefici.

5. Sanità, Assistenza e Istruzione: la parte quinta, infine, tratta nello specifico alcuni

ambiti nel settore pubblico considerati essenziali e imprescindibili, quali la Sanità,

l’Assistenza, ovvero Protezione Sociale assistenziale e previdenziale, e l’Istruzione,

con un particolare focus sull’ambito universitario.

Si augura una buona lettura,

I Dottori, 1

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APPUNTI DI ECONOMIA DEL SETTORE PUBBLICO

Indice

INDICE

PARTE PRIMA – RICHIAMI DI ECONOMIA ............................................................................. 1

Microeconomia .......................................................................................................................................................... 1

Macroeconomia ......................................................................................................................................................... 2

PARTE SECONDA – LA SPESA PUBBLICA ................................................................................ 4

Il settore pubblico e gli operatori .............................................................................................................................. 4

Fasi e strutture della Spesa pubblica ........................................................................................................................ 4

PARTE TERZA – ECONOMIA DEL BENESSERE ED EFFICIENZA ............................................ 7

L’economia del benessere .......................................................................................................................................... 7

Efficienza sullo scambio, produzione e composizione ............................................................................................... 7

I beni pubblici............................................................................................................................................................ 8

Le scelte pubbliche .................................................................................................................................................... 9

La produzione pubblica ...........................................................................................................................................10

Fonti di inefficienza del settore pubblico e altre forme organizzative .....................................................................11

Le esternalità ............................................................................................................................................................12

Teorema di Coase .....................................................................................................................................................13

PARTE QUARTA – ANALISI DELLA POLITICA DI SPESA ..................................................... 15

I dieci punti dell’analisi ............................................................................................................................................15

Analisi costi-benefici.................................................................................................................................................16

PARTE QUINTA – SANITÀ, ASSISTENZA E ISTRUZIONE .................................................... 17

Il Welfare State ........................................................................................................................................................17

La sanità ...................................................................................................................................................................17

Sicurezza sociale .......................................................................................................................................................19

L’istruzione ..............................................................................................................................................................21

C. Scimeca – R. Scimeca

APPUNTI DI ECONOMIA DEL SETTORE PUBBLICO

Parte prima – Richiami di economia

Parte prima – Richiami di economia

Microeconomia

Il problema centrale della disciplina economica è la necessità di scegliere come utilizzare beni che si hanno a

disposizione tenendo presente il costo opportunità. Il mercato è l’istituzione dove si incontrano le volontà di

compratori (domanda) e venditori (offerta). La domanda pertanto è la quantità di un bene che i compratori

sono disposti ad acquistare a diversi prezzi (proporzionalità inversa). L’offerta è la quantità di un bene che i

venditori intendono vendere a diversi prezzi (proporzionalità diretta). Si realizza l’equilibrio di mercato quando

1

a un certo livello di prezzo quantità domandata e offerta si incontrano .

La microeconomia si occupa del comportamento e delle interazioni dei singoli agenti economici, che operano

con risorse limitate. Questi agiscono sulla base di scelte razionali, i.e. un consumatore, dato un limitato reddito,

vuole massimizzare la propria utilità, oppure cercherà di raggiungere un prefissato livello di utilità col minimo

impiego di risorse; un produttore invece a partire da un ammontare limitato di fattori produttivi, tenta di

massimizzare il profitto. In realtà un’impresa è il risultato di diverse interazioni/collaborazioni tra diversi

individui, ciascuno dei quali potrebbe avere i propri obiettivi non coincidenti con la massimizzazione del

profitto (i.e. disallineamento proprietà/manager). In realtà la “condotta razionale” è una semplificazione della

realtà. Inoltre gli agenti economici non sempre dispongono di tutta l’informazione necessaria per perseguire

tale condotta: in tal caso si definiscono soggetti a razionalità limitata. Nonostante ciò, l’approccio

microeconomico risulta utile. L’utilità è il grado di soddisfazione procurato dal consumo di una certa quantità

di un bene o servizio. L’utilità marginale misura la soddisfazione addizionale generata dal consumo di una

ulteriore unità. Il concetto di utilità marginale aiuta a prevedere il comportamento del consumatore. Mentre

per il consumatore vengono identificate le curve di indifferenza, per il produttore si identificano gli isoquanti:

una stessa produzione può ottenersi da diverse combinazioni di fattori produttivi. Tali curve hanno le stesse

proprietà delle curve d’indifferenza nonché la stessa forma. Tuttavia, in questo caso le variabili rappresentano

le quantità di un fattore produttivo, mentre ad ogni curva corrisponde un livello di produzione. Spostandosi

lungo un isoquanto si ottiene pertanto diverse combinazioni che registrano lo stesso output produttivo, ma non

gli stessi livelli di costo. Il problema sarà dunque identico a quello del consumatore, cioè un trade-off tra

l’isoquanto e il vincolo di bilancio.

In questa dispensa si considerano i concetti di elasticità della domanda, beni sostitutivi, complementari, etc,

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come bagaglio già acquisito dal lettore. Anche la teoria sulle forme di mercato viene considerata come tale .

È possibile definire l’elasticità dell’offerta. Le caratteristiche di rigidezza/elasticità dipendono dalle condizioni

produttive e dal tempo. Per le prime, i beni ad offerta rigida sono quei beni la cui quantità prodotta e immessa

sul mercato varia difficilmente a causa di ostacoli tecnologici o di natura oggettiva. Le curve di elasticità

dell’offerta sono spesso rigide nel breve periodo e più elastiche nel lungo (il produttore risponde alle esigenze

del mercato nel lungo periodo).

Nel lungo periodo le imprese possono adeguarsi alle condizioni del mercato. Esse cercano di realizzare delle

economie di scala. Queste sono crescenti se i costi medi di produzione di lungo periodo diminuiscono con

l’output.

Tra le forme di mercato ricordiamo la concorrenza monopolistica, che presenta gli aspetti comuni del

monopolio e della libera concorrenza (forma più diffusa per i beni di consumo): beni differenziati offerti da

1 Per un ripasso più approfondito, si consultino le dispense “Economia per Ingegneri – C.Scimeca, R. Scimeca” e/o

“Marketing Management – C.Scimeca, R.Scimeca”.

2 Per un ripasso, si consultino le dispense “Organizzazione Industriale e strategie – C.Scimeca, R.Scimeca”. 1

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Parte prima – Richiami di economia

più imprese, barriere quasi inesistenti. La presenza di diverse imprese rende le decisioni di prezzo e quantità

di una sola di esse trascurabili rispetto alle condizioni di mercato. La differenziazione dei prodotti è la

caratteristica essenziale in quanto garantisce una produzione di monopolio in una nicchia di mercato.

Macroeconomia

La macroeconomia è lo studio del comportamento del sistema economico nel suo complesso, esaminando le

relazioni generali che intercorrono tra famiglie, imprese, banche, operatore pubblico/estero. Gli obiettivi della

macroeconomia di un paese riguardano:

 Produzione. Creare le condizioni per realizzare beni e servizi richiesti dai cittadini. La misura più accurata

è il PIL (che ricordiamo essere composto da consumi C, investimenti I, spesa pubblica G, esportazioni E,

importazioni IM e scorte SC).

 Occupazione. Un alto livello di occupazione è un obiettivo primario per la macroeconomia. Si misura con

il tasso di occupazione (rapporto tra occupati e forza lavoro).

 Stabilità dei prezzi. I prezzi devono essere perlopiù determinati dal libero gioco di domanda e offerta. La

variazione del livello dei prezzi è misurata dal tasso d’inflazione.

 Commercio internazionale. L’espansione del commercio internazionale è fondamentale. La crescita di

questo è regolamentata attraverso politiche commerciali di gestione degli scambi. In particolare si tende a

pareggiare l’import e l’export.

Secondo i principi classici del liberismo economico, la formazione dei prezzi avviene secondo un meccanismo

automatico, che assicura da sé la piena occupazione dei fattori produttivi, col conseguente raggiungimento

massimo del livello di reddito nazionale. Lo Stato dunque doveva solo provvedere a servizi pubblici quali

sicurezza, giustizia e opere pubbliche. Tuttavia importanti crisi economiche misero in crisi tali concetti,

trasformando l’attività finanziaria pubblica in uno strumento di politica economica, un mezzo di cui lo Stato

può servirsi per lo sviluppo economico, per correggere squilibri e ridistribuire reddito nazionale. Gli interventi

di politica economica possono essere di natura politico-finanziaria (o fiscale) PF o monetaria PM

Secondo Keines, l’intervento migliore risulta essere la politica fiscale (i.e. un aumento della spesa pubblica

come la costruzione di un’opera offre ai cittadini un reddito maggiore che spenderanno aumentando i consumi).

Pertanto aumentano sia G che C: questo effetto si dice moltiplicatore. Se si considera la tassazione, il

moltiplicatore è meno efficace (una parte del reddito va nelle casse dello Stato), ma fornisce il vantaggio (per

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lo Stato) di agire sul reddito di equilibrio .

La funzione consumo C è direttamente proporzionale al reddito secondo una retta crescente con un termine

noto pari al consumo di sussitenza a reddito nullo; l’inclinazione è la propensione marginale al consumo PCM

(il suo complemento ad 1 indica la percentuale di reddito risparmiata dal consumatore).

La domanda dell’investimento decresce con il tasso d’interesse: se si alzano i tassi risulta più oneroso prendere

a prestito del denaro per investirlo. Gli investimenti costituiscono lo strumento principale della politica

monetaria. Questa riguarda tutte le misure adottate dalla banca centrale per regolare l’offerta di moneta:

manovra del tasso di riferimento, variazione del coefficiente obbligatorio, operazioni di mercato aperto. Con

tali strumenti la banca varia i mezzi di pagamento in circolazione, e quindi modifica la capacità di spesa di

famiglie e imprese.

La PM è più tempestiva di quella fiscale (attuabile in tempi più brevi): per motivi legati a tempi politico-

burocratici, la PF necessita di tempi attuativi più lunghi. Purtroppo, nei periodi di crisi economica, è la PF che

incide maggiormente. Le manovre monetarie hanno effetti temporanei e rendono l’economia più instabile, a

causa, tra l’altro, di ripercussioni sui cambi esteri e sulla bilancia dei pagamenti.

3 Per chiarimenti, si consulti la dispensa “Economia per Ingegneri – C.Scimeca, R.Scimeca” alla sezione Macroeconomia.

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APPUNTI DI ECONOMIA DEL SETTORE PUBBLICO

Parte prima – Richiami di economia

Gli Stati che adottano la moneta unica entrano a far parte dell’unione economica europea, rinunciando a gestire

la propria politica monetaria, affidandosi ad un ente sovrannazionale, la BCE (Banca Centrale Europea).

Nella teoria Keynesiana, la domanda aggregata determina il reddito e la produzione (PIL); la condizione di

equilibrio si ha con l’uguaglianza tra reddito e domanda aggreggata.

Nel grafico, Q* è il PIL di equilibrio e Q il PIL che si avrebbe con il pieno utilizzo dei fattori produttivi. Per

P

valori più bassi di Q* allora avremmo un “eccesso di domanda” per cui i produttori incrementerebbero la

produzione fino a Q*, viceversa si avrebbe un eccesso di offerta e la produzione si ridurrebbe sino a Q*.

All’equilibrio keynesiano non corrisponde necessariamente una piena occupazione (si noti l’incongruenza con

la teoria del liberismo). Nel caso di

sottoccupazione è richiesto un intervento di

finanza pubblica. Keynes sostiene che la domanda

aggregata può essere aumentata sino all’equilibrio

cui corrisponde la piena occupazione (Q in

P

figura) con manovre di PF riguardanti la spesa

pubblica: l’incremento di G sposterà verso l’alto

la funzione di domanda-reddito, spostando il

punto E verso l’equilibrio di piena occupazione.

Tuttavia l’aumento di G corrisponde ad un

aumento di reddito, che a sua volta comporta un

aumento della domanda di moneta e quindi del

tasso d’interesse, riducendo gli investimenti e

smorzando così l’effetto del moltiplicatore.

In macroeconomia si definisce ciclo economico l’alternanza di fasi caratterizzate da una diversa intensità

dell’attività economica di un paese. Nei cicli economici si susseguono

le seguenti fasi: boom economico (il PIL cresce rapidamente),

recessione (il PIL decresce in almeno due trimestri successivi),

depressione (la produzione ristagna e la disoccupazione è elevata) e

ripresa (il PIL inizia a crescere). Nelle varie fasi del ciclo si può

evidenziare una crescita misurata attraverso la curve delle possibilità

produttive. Tale frontiera mostra il massimo ammontare delle

combinazioni alternative di beni che si è in grado di produrre in un

certo momento, nell’ipotesi di utilizzare pienamente le risorse

disponibili. Nell’ipotesi di crescita si ha uno spostamento della curva

verso l’alto, poiché aumentano le risorse e la capacità produttiva.

La bilancia dei pagamenti è un documento contabile in cui si registrano le transazioni economiche effettuate

in valuta estera in un determinato arco temporale tra i rendenti dell’economia nazionale e il settore estero. Il

saldo globale della bilancia è dato dalla differenza tra l’afflusso di valuta estera del Paese (esportazioni) e il

deflusso (importazioni). Tale saldo BP è composto da BC e BK: il primo è il saldo del conto corrente riguardo

compravendita di merci, servizi, redditi, trasferimenti unilaterali (non è prevista contropartita), mentre il

secondo riguarda movimenti in conto capitale (investimenti diretti come fabbricati e impianti e investimenti in

attività finanziarie). In una economia aperta le famiglie possono ripartire liberamente il loro consumo tra beni

esteri e nazionali, dipendentemente dal prezzo. Il rapporto tra valuta nazionale e valuta estera prende il nome

di tasso di cambio nominale. Un aumento di questo viene definito deprezzamento nominale della moneta

nazionale, viceversa per una riduzione (apprezzamento nominale). Il tasso di cambio reale è invece dato dal

numero di unità di bene nazionale per una unità di bene estero. 3

C. Scimeca – R. Scimeca

APPUNTI DI ECONOMIA DEL SETTORE PUBBLICO

Parte seconda – La Spesa pubblica

Parte seconda – La Spesa pubblica

Il settore pubblico e gli operatori

Nel sistema economico coesistono il mercato, il settore pubblico e il settore no-profit. Nel primo le imprese

producono beni e servizi destinati allo scambio

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RiccardoScimeca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia del settore pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Abbate Lorenzo.
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