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la gestione assicurativa

• Consiste nella copertura dei rischi(ogni impresa li ha) particolari d’impresa (furti, incendi, danni a terzi, ecc.) mediante la sottoscrizione di

contratti di assicurazione (negoziazioni di rischi particolari).

• I rischi coperti possono derivare sia dalla gestione caratteristica sia dalle gestioni patrimoniale e finanziaria.

• E’ una gestione tipicamente “passiva” comportando il costo dei premi assicurativi e indennizzi solo a fronte di equivalenti danni.

Le negoziazioni tipiche sono chiamate “contrati di assicurazione”

la gestione tributaria

• Consiste nella liquidazione e nel pagamento della vasta gamma di tributi che le imprese devono corrispondere allo Stato (e ad altri enti

pubblici) a fronte dei beni pubblici ricevuti.

• Gli oneri tributari sono suscitati sia dalla gestione caratteristica sia dalle gestioni patrimoniale e finanziaria

• Differenti scelte d’impresa (relative, ad esempio, alla forma giuridica, alle modalità di finanziamento, alle localizzazione) determinano

differenti combinazioni e livelli di tributi da corrispondere.

• La gestione tributaria è tipicamente una gestione “passiva” comportando solo oneri tributari.

profilo reddituale e monetario delle gestioni

• analizzare la gestione secondo il profilo reddituale significa indagare iò formarsi dei “costi” e dei “ricavi” (component positivi e negativi

di reddito) di Tutte le gestioni, tutte infatti concorrono a determinare il risultato dell’impresa. Le due gestioni “attive” (caratteristica e

patrimoniale) e le tre gestioni “passive” (finanziaria, assicurativa, tributaria) possono pesare variamente nel determinare l’utile o la perdita.

Un risultato reddituale complessivamente positivo si ottiene quando al somma del reddito operativo della gestione caratteristica e della

gestione patrimoniale è superiore agli oneri complessivi della gestione finanziaria, assicurativa, tributaria, producendo un UTILE in misura

giudicata soddisfacente per la enumerazione del capitale di rischio.

• Il profilo reddituale e il profilo monetario sono strettamente connessi, ma non coincidono.

Analizzare il profilo monetario significa invece studiare i flussi di entrate e di uscite (riscossioni e pagamenti suscitati dalle negoziazioni). Si

capisce se l’impresa è in grado di fare fronte con le entrate alle proprie uscite. Non sempre le entrate e le uscite sono det dalle stesse

negoziazioni che determinano i costi e i ricavi. Per esempio l’aumento di capitale o l’accensione/rimborso di un mutuo. Oppure ci sono

costi che vanno sostenuti prima rispetto al conseguimento dei ricavi e delle relative entrate. Oppure molti pagamenti e riscossioni non

avvengono in contanti. Il pagamento dei debiti non necessariamente coincide con la riscossione dei crediti..

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organizzazione

• Si compone di due grandi classi di attività:

– Progettazione dell’assetto organizzativo: la struttura organizzativa (chi deve fare che cosa, chi dipende da chi,

…) e i sistemi operativi (sistemi di programmazione e pianificazione attraverso i quali si definiscono le strategie, per ogni ramo gli obbiettivi

da realizzare e le risorse disponibili a tal fine, come si formulano i piani aziendali,come si gestiscono le persone chi entra,con che reddito…,

come fluiscono leinformazioni, …)

– Gestione dei prestatori di lavoro, o gestione del personale(messa in atto dei sistemi di ricerca e selezione, di valutazione, di

retribuzione, di carriera..)…questa gestione lavora in modo tale che l’impresa disponga sempre di un organismo personale che per

dimensione e competenze sia adatto a svolgere le combinazioni economiche pianificate, e in modo che le persone siano ricompensate

secondo equità e siano poste in condizioni crescere personalmente e professionalmente.

• E’ la base della motivazione delle persone edell’efficienza aziendale

le negoziazioni tipiche sono le negoziazioni del lavoro (contartti che l’impresa stipula con i prestatori di lavoro

rilevazione

• Le operazioni di rilevazione sono svolte dalle imprese per predisporre dati e info destinati alle persone che operano all’interno

dell’impresa(utili per prendee decisioni) e le persone esterne agli istituti, come altri istituti che devono sviluppare raporti con l’impresa.

Si fa – raccolta– elaborazione- conservazione– diffusione …comprende il bilancio di esercizio, le statistiche delle vendite ecc..

dei dati e delle informazioni e servono per supportarele scelte dei decisori sia interni sia esterni all’azienda

• Si compone di parti denominate

– contabilità generale

– contabilità analitica

– sistemi informativi direzionali

le combinazioni economiche parziali

si stratta delle imprese che nel corso del loro sviluppo hanno compiuto mosse di diversificazione mercato con caratteristiche disomogenee

LE COMBINAZIONI ECONOMICHE DELLO STATO

Può essere rappresentata attraversol’incrocio di due dimensioni:

1) le “aree di intervento” – combinazioni parziali corrispondenti ad insiemi di bisogni pubblici –definibili anche come “finalità” o “prodotti”

dello Stato

2) le “aree di gestione” – insieme delle attività di varia natura svolte dallo Stato per il perseguimento delle finalità

IL ruolo dello stato nella produzione di beni economici

Lo Stato interviene nei sistemi economici producendo direttamente o indirettamente alcuni beni privati o pubblici, regolamentando la

produzione e il consumo di altri beni imponendo tributi di varia specie ridistribuendo ricchezza.

Lo stato interviene nella produzione del bene Alfa quando ritiene che:

- il bene Alfa sia politicamente critico, ossia debba comunque essere accessibili a certe categorie di cittadini e a certe condizioni di costo e di

qualità

- lasciando la produzione di Alfa a imprese private operanti secondo le regole del mercato non si otterrebbe l’effetto politico desiderato

le ragioni della possibile inefficacia :

• I beni pubblici puri: beni senza rivalità nei consumi un numero illimitato di utenti contemporaneamente) il bene può soddisfar e non

escludibili (nes1 si può

escludere); le imprese private non potrebbero farsi pagare un prezzo; interviene lo Stato che può imporre i tributi

• I mercati non concorrenziali, in particolare i monopoli naturali; senza “controlli” le imprese private ne trarrebbero vantaggi indebiti;

interviene lo Stato come

produttore o come regolatore

• Le esternalità positive/negative: sono gli effetti positivi o negativi per il soggetto B derivanti da un’azione di A e per i quali B non sostiene

un onere / non

riceve un indennizzo; le imprese private tendono ad appropriarsi di esternalità positive e a scaricare esternalità negative; interviene lo

Stato come

produttore o come regolatore

• I mercati incompleti: spazi di mercato lasciati vuoti dalle imprese che li giudicano non attraenti (troppo

piccoli, rischiosi, …) e che invece secondo lo Stato sono critici

• Le asimmetrie informative: beni complessi difficili da giudicare ex-ante (sanità, istruzione,…); il consumatore può preferire un fornitore

pubblico

• La redistribuzione del reddito; lo Stato rende accessibili beni critici a prezzi non di mercato (incentivi…sussidi..)

• I “beni di merito”; lo Stato incentiva il consumo di beni critici che i cittadini non percepiscono come tali (istruzione elementare, cinture di

sicurezza..vaccini)

• Garantire uno “Stato di diritto”: in generale, lo Stato interviene con le leggi per far sì che l’attività economica si svolga correttamente

le combinazioni economiche parziali dello stato=aree di intervento

Le tipiche aree di intervento dello Stato sono:

– Difesa nazionale

– Giustizia

– Sicurezza pubblica

– Relazioni internazionali

– Istruzione e cultura

– Assistenza e previdenza

– Sanità

– Trasporti e comunicazioni

– Sviluppo economico

In ciascuna di tali aree lo stato offre una pluralità di prodotti destinate a varie categorie di cittadini in relazione alla loro età, salute, posizione

lavorative

Le combinazioni economiche dello stato sono molto estese e molto articolate. Bisogna usare 3 dimensioni di analisi: prodotti, destinatari,

aree geografiche

la gestione caratteristica dello stato (modalità di intervento)

le modalità fondamentali di intervento sono( la gestione caratt Si svolge combinando tre classi di operazioni):

1) Emanazione di leggi e regolamenti (attività non delegabile);

2) Trasferimenti di mezzi monetari (a famiglie e imprese);per ridistribuire la ricchezza o x finanz attività di interesse pubblico…ricerca..

3) Produzione di beni pubblici(i beni pubblici puri sn quelli non escludibili)

• diretta(produce lo stato)

• indiretta(impresa posseduta dallo stato, impresa privata o istituto non profit che opera in concessione.

I costi sn coperti da imposte o tariffe

la gestione tributaria dello stato

lo stato svolge 2 funzioni tributarie :

(a) passiva=paga i tributi

(b)attiva= raccoglie i tributi, raccoglie mezzi monetari…varia non in base all’intensità di cui noi usufr uiamo dei beni ma in base alla

capacità contributiva. Si compone dei processi di definizione delle caratteristiche e dei livelli dei tributi, di accertamento, di prevenzione e

repressione dell’evasione fiscale, di riscossione.

• Può anche essere vista come parte della gestione caratteristica, costituendo il “corrispettivo” – nelle diverse forme nelle quali si possono

classificare i tributi (prezzi, tariffe, imposte) - della produzione ed erogazione dei servizi pubblici.

la gestione patrimoniale

• Si compone di operazioni di investimento e di disinvestimento in beni da reddito e rivalutazione finalizzate alla produzione di ricavi

addizionali a quelli della gestione caratteristica.

• Di solito lo Stato e gli altri istituti pubblici soni “in deficit”, ossia non dispongono di risorse da dedicare alla gestione patrimoniale.

• NB. La gestione dei grandi patrimoni pubblici utilizzati per lo svolgimento delle funzioni tipiche dello Stato fa parte della gestione

caratteristica; non è gestione patrimoniale

la gestione finanziaria dello stato

• E’ molto rilevante. Spesso lo Stato e gli istituti pubblici non riescono a coprire i loro costi con le entrate tributarie e devono coprire i loro

“deficit”

ricorrendo all’indebitamento.

• Il fabbisogno finanziario dello Stato può essere soddisfatto con varie forme di debiti di finanziamento. Nel nostro Paese è prevalente il

ricorso alla emissione di titoli del debito pubblico.

la gestione assicurativa dello stato

• Si svolge con modalità analoghe a quelle delle mprese dovendo coprire numerose classi di rischi particolari.

• In alcuni casi lo Stato diviene anche l’assicuratore a favore di famiglie, imprese, istituti nonprofit a fronte di particolari eventi dannosi quali

le calamità naturali.

la configurazione dell’assetto istituzionale dello stato

lo stato è molto complesso e quindi deve organizzare e studiare bene la sua configurazione ..Evolve per aggiustamenti successivi quando è

necessario modificare le risposte a quesiti del tipo:

• in quali aree intervenire (sanità, assistenza, supporto alle famiglie cultura, ecc.)

• quali rapporti configurare con i prestatori di lavoro e con i rappresentanti sindacali

• con quali forme dirette e indirette realizzare la produzione e l’erogazione dei beni pubblici, quli parti del sistema privatizzare o

nazionalizzare

• quanto e come interagire con altre pubbliche amministrazioni (eco di scala o agire separatamente?)

• come impostare il sistema fiscale …i rapporti con i conferenti di capitale di prestito e in che forma..prestito bancario…ttoli …

• come strutturare le relazioni con i cittadini attraverso gli organi elettivi ed amministrativi…voto..

la organizzazione e gestione del personale dello stato

Sono simili a quelle delle imprese.

Due importanti differenze vanno tuttavia sottolineate:

1. Il delicato rapporto tra “organi politici” eletti dai cittadini e gli “organi amministrativi” formati da tecnici

2. il prevalere del principio della legalità (applicazione uniforme della legge) rispetto a quello della imprenditorialità (soluzioni varie e

sempre nuove)

le operazioni di rilevazione e informazione dello stato

• Sono più complesse rispetto a quelle delle imprese in quando devono rappresent anche le dimensioni politiche e sociali degli obiettivi e

risultati dello Stato.

LE COMBINAZIONI ECONOMICHE DELLE FAMIGLIE

Il ruolo economico delle famiglie

La famiglia è l’istituto nel quale:

• si compie la gran parte dell’attività economica di consumo;

• si predispongono le condizioni necessarie per il soddisfacimento dei bisogni delle persone. Nei sistemi economici evoluti, le famiglie

esternalizzano molte attività di produzione precedentemente svolte dai membri della famiglia; si svolgono all’interno della famiglia le attività

che: • dal punto di vista morale ed etico sono considerate “critiche” (educazione, assistenza, ecc.)

• dal punto di vista tecnico non comportano rilevanti diseconomie di specializzazione e di dimensione.

le attività di gestione della famiglia

La gestione caratteristica è composta da:

• attività di produzione di redditi mediante lavoro esterno; (gest patrimoniale)

• attività di lavoro interno alla famiglia;

• attività di consumo.

La gestione patrimoniale:

• consiste nell’impiego di risparmio in investimenti (titoli, immobili da reddito, ecc.) destinati a produrre redditi addizionali rispetto a quelli

derivanti dal lavoro esterno;

• dipende fortemente dalle scelte di consumo / risparmio;

• NB. non riguarda i beni patrimoniali utilizzati direttamente dalla famiglia (appartamento, automezzi, ecc.) nella gestione caratteristica

La gestione finanziaria

delle famiglie è formata dalle operazioni di negoziazione di credito di prestito (mutui, redito al consumo, ecc.) che fanno sorgere i debiti di

finanziamento e dai connessi pagamenti di quote capitale ed interessi….crca di coprire i fabbisogni monetari non coperti per altra via

La gestione tributaria della famiglia

consiste nella liquidazione e nel pagamento di vari tipi di imposte, tasse contributi a fronte del diritto di accedere ai beni prodotti dallo Stato.

La gestione assicurativa

sia “sulla vita” dei singoli membri sia a copertura di danni particolare alle cose (abitazione, furti, responsabilità civile, ecc.) è spesso presente

nella gestione familiare.

La configurazione dell’assetto istituzionale della famiglia

• In quanto istituto sociale e primario, la famiglia non comporta fondamentali scelte di configurazione dell’assetto istituzionale.

Tuttavia, alcune scelte critiche riguardano:

– il regime patrimoniale tra i coniugi (separazione o comunione dei beni)

– le relazioni economiche con le famiglie di parenti e affini

– eventuali affidamenti e adozioni

– la suddivisione del lavoro interno ed esterno

– le relazioni con coloro che prestano lavoro domestico

Le operazioni di organizzazione e di rilevazione delle famiglie

• Dato il numero di persone componenti la famiglia non si presentano particolari problemi di progettazione organizzativa.

• Relativamente alle rilevazioni possono essere utili per le scelte economiche ,,,solo in casi rari sono necessari processi e strutture specifici,

es: un giornale di cassa sul quale si annotano le entrate e le uscite monetarie, ecc.)

LE COMBINAZIONI ECONOMICHE DEGLI ISTITUTI NON PROFIT

Il ruolo economico degli istituti non profit

• Nei sistemi economici evoluti una parte rilevante dell’attività economica si svolge in istituti nonprofit.

• Gli istituti nonprofit sono istituti privati (anche se spesso finanziati anche dallo Stato).

• NB. “Nonprofit” non significa che è vietato o impossibile realizzare risultati reddituali positivi (“profitti”); significa invece che è vietata la

loro

distribuzione a favore dei soggetti che la controllano: associati, donatori, amministratori, manager.

• Un istituto nonprofit nasce quando uno o più soggetti privati ritengono che sia utile o doveroso che certi insiemi di persone (loro stessi,

oppure categorie

disagiate, o l’intera collettività) dispongano di beni che gli altri tipi di istituti – le famiglie, le imprese, lo stato – non offrono nei modi

(qualità, prezzi)

ritenuti opportuni.

• Con altra espressione, quando si constata il contemporaneo “fallimento” delle famiglie, delle imprese private (del mercato) e dello Stato nel

garantire certi

beni a certe categorie di persone a certe condizioni.

• agiscono come produttori di beni pubblici per soddisfare la domanda d beni pubblici non coperti dallo stato

• per prodotti particolarmente critici e complessi da giudicare ex-ante (forte asimmetria informativa), quali ad esempio certe cure mediche,

gli utenti

possono preferire come fornitore un istituto nonprofit rispetto ad un’impresa privata o allo Stato; perché ’ tutto è sotto il controllo diretto

del consumatore

• gli istituti no profit godono di taluni vantaggi normativi e fiscali (lo Stato favorisce il formarsi di istituti nonprofit che con risorse

prevalentemente private offrono beni pubblici).

La gestione caratteristica degli istituti nonprofit

La gestione caratteristica degli istituti nonprofit (INP) è molto eterogenea perché gli INP sono di natura molto varia. Si possono distinguere i

seguenti casi:

• INP assimilabili a istituti di produzione (es. sanità, istruzione) nei quali avvengono processi di acquisto - trasformazione - cessione a

clienti che pagano corrispettivi assimilabili ai prezzi. Il carattere nonprofit deriva dalla destinazione del risultato reddituale.;

•INP assimilabili a istituti di produzione e consumo (composti) nei quali i destinatari della produzione sono i membri stessi dell’istituto (si

pensi ad una associazione culturale che organizza incontri per i suoi associati; coloro che sono membri dell’associazione delegano alcuni di

essi alla produzione del bene culturale che viene “consumato” dagli stessi membri);

• INP di pura erogazione (enti di beneficenza). In queste prevalgono i processi di trasferimento delle disponibilità finanziarie raccolte

rispetto ai processi di

trasformazione tecnica. Si pensi al caso Telethon. Si sostanzia in una grande campagna mediatica attraverso la quale si raccolgono

La gestione tributaria degli istituti nonprofit

• E’ strettamente connessa a quella caratteristica. Lo Stato, infatti, accorda agli INP agevolazioni fiscali sia in termini di minori o nulli carichi

fiscali sia in

termini di contributi pubblici.

• La presenza di INP riduce l’intervento diretto da parte dello Stato e quindi le agevolazioni fiscali vanno a compensare i costi che altrimenti

lo Stato

dovrebbe sostenere per la propria presenza diretta.

La gestione patrimoniale degli istituti nonprofit

• Può essere del tutto trascurabile in diversi INP in quanto difficilmente c’è un risparmio.

• Tuttavia alcuni INP godono di importanti patrimoni sia finanziari sia immobiliari. In questi casi la gestione patrimoniale assume grande

rilevanza in

quanto capace, se ben gestita, di produrre redditi importanti per l’equilibrio economico dell’INP.

La gestione finanziaria degli istituti nonprofit

• Assume caratteri particolari in questi istituti. L’incertezza di redditi costanti infatti limita di molto la loro capacità di assumere debiti di

finanziamento che

richiedono, come noto, rimborsi tempificati.

• E’ strettamente connessa a quella parte della gestione caratteristica che consiste nel fund raising, ossia nella raccolta di contributi non

corrispondenti a

specifiche prestazioni dell’INP.

la gestione assicurativa degli istituti nonprofit

• Assume varia rilevanza in relazione all’attività svolta dagli INP. Si pensi agli INP che svolgono la loro attività in settori rischiosi quali

quello sanitario e ospedaliero, della protezione civile, oppure agli INP proprietari di patrimoni immobiliari di elevato valore artistico.

organizzazione degli istituti nonprofit

• Rispetto all’impresa questa attività deve tenere conto dei seguenti due fattori:

1) tenere alta la tensione rispetto all’efficienza, poiché negli INP mancando forti attese di produzione di risultati reddituali;

2) garantire correttezza nei comportamenti al fine di salvaguardare l’immagine di affidabilità; se l’immagine dell’INP si degrada, il fund

raising diventa problematico.

Le operazioni di rilevazione e informazione degli istituti nonprofit

• Sono più complesse rispetto a quelle delle imprese in quando devono rappresentare anche la dimensione sociale degli obiettivi e dei

risultati raggiunti.

La configurazione dell’assetto istituzionale degli istituti nonprofit

• Rappresenta un’attività particolarmente critica negli INP, soprattutto nei casi nei quali coloro che forniscono contributi non usufruiscono

dei servizi

erogati. In questo caso nasce l’esigenza da parte dei primi di controllare il buon uso delle risorse e diventano problematiche anche le scelte

collettive

di governo economico.

• La progettazione degli assetti istituzionali deve tenere presente due finalità:

• costruire e proteggere l’immagine di affidabilità dell’istituto;

• garantire elevati livelli di autonomia. CAP4

GLI ASSETTI ISTITUZIONALI

Il modello generale per l’analisi dell’assetto istituzionale

• Secondo uno schema di analisi generale ogni istituto è visto come un insieme di soggetti, che offrono contributi, e che per tale motivo

ricevono ricompense

o traggono benefici

• Nel loro insieme tali soggetti configurano i portatori di interessi

• Per la vita duratura di un istituto è essenziale che si abbia un governo unitario. Il governo dell’istituto deve essere unitario in due aspetti:

– I contributi di tutti i soggetti devono essere combinati secondo un disegno unitario che assicuri la complementarietà degllr risorse

e dei comportamenti e quindi l’efficace perseguimento del bene comune.

- La responsabilità delle decisioni ultime deve essere attribuita ad uno ed un solo organo, secondo un principio di unità di comando

Cioè il governo.

Bisognerà decidere a quali insiemi di soggetti assegnare il diritto e il dovere di governare

Per realizzare un efficace governo di un istituto occorre operare tre insieme di scelte fondamentali:

• Decidere a quali soggetti assegnare il diritto ed il dovere di governare, direttamente o tramite propri rappresentanti definire il soggetto

d’istituto

• Esplicitare a quali finalità ed obiettivi debba ispirarsi l’azione del soggetto d’istituto = definire i fini istituzionali

• Configurare gli organi e i meccanismi di governo che consentano un’efficace azione dei soggetti deputati a governare definire la struttura

di governo

L’assetto istituzionale è la configurazione dei portatori di interessi nei confronti dell’istituto, dei contributi che tali soggetti forniscono

all’azienda, delle ricompense e dei benefici che ne ottengono, del soggetto d’istituto, dei fini istituzionali e delle strutture di governo che

regolano in equilibrio dinamico di lungo periodo le relazioni tra i portatori di interessi, i contributi e le ricompense

I SISTEMI DI INTERESSI CONVERGENTI NEGLI ISTITUTI

Lo schema generale

l’analisi degli assetti istituzionali consiste nell’individuare i portatori di interesse e vedere che rapporti hanno con l’istituto.

Si può constatare che

• attorno a ciascun istituto si configura sempre una vasta gamma di interessi di varia natura: interessi economici, sociali, morali

• i vari insiemi di interessi sono parzialmente in competizione tra di loro (il pieno soddisfacimento di alcuni può portare al sacrificio di altri)

• i contributi provenienti dai vari soggetti sono complementari, ma si possono manifestare anche parziali fungibilità

• alcune relazioni sono assimilabili e “scambi” tra specifiche prestazioni reciproche, mentre in altri casi c’è asimmetria tra ciò che il

soggetto dà e ciò che il soggetto riceve (es: destinatari degli interventi di beneficenza)

• le varie relazioni sono caratterizzate dai rapporti di forza. In particolare nelle relazioni di scambio economico è essenziale valutare i

rapporti di forza contrattuale che essenzialmente dipendono da: dal grado di concentrazione della domanda e dell’offerta, dagli investimenti

specifici eventualmente in atto, dall’asimmetria informativa tra le parti

• molte delle attese dei soggetti in gioco sono implicite ossia non dichiarate, ma sottintese ai valori e alle consuetudini in essere.

i sistemi di interessi convergenti nell’impresa ciascun raggio dello schema identifica -una classe di soggetti-flussi

di contributi

-flussi di ricompense- attese reciproche, implicite o esplicite -i tipi di

contratti che regolano i rapporti

i prestatori di lavoro: conferiscono il loro lavoro qualificabile in

termini di tempo, competenze, impegno ed energia, creatività,

risultati. In (s)cambio si aspettano dall’impresa una rimunerazione

periodica coerente con le rimunerazioni offerte da altre imprese per

lavori e risultati analoghi. L’impresa ha nei loro cnfr attese d lealtà,

obbedienza, sviluppo competenze.. a volte di parla di

partecipazione: es: quote su quello che vendi..compensi in base alla

qualità del lavoro…è più stimolante.

i conferenti di capitale di rischio: conferiscono mezzi monetari.

Essi hanno diritto agli “utili” e possono sempre vendere le proprie

quote di capitale di rischio. Essi si aspettano: una rimunerazione (a)

periodica degli utili conseguiti dalle imprese e (b) un guadagno in

conto capitale rappresentato dalla differenza tra quanto conferito e quanto realizzato al momento della cessione delle proprie quote o al

momento della liquidazione dell’impresa. È incerto..può esserci utile o perdita. Spesso partecipano (partecipazione) al governo

economico d’impresa. Attesa rimun soddisfacente

fornitori: apportano all’impresa condizioni di produzione di varia natura secondo una pluralità di condizioni di scambio.. in cambio di

una rimunerazione

conferenti di capitale di prestito: apportano mezzi monetari che messi a disposizione dell’impresa per un dato periodo di tempo a

fronte dell’impegno di rimborso del capitale e di pagamento degli interessi nella misura e nei tempi stabiliti. È un rapporto di scambio di

denaro

le imprese di assicurazione: coprono i rischi particolari delle imprese loro clienti a fronte di “premi”.scambio.

clienti: acquistano i beni prodotti dall’impresa e gestiscono il loro rapporto attraverso le molteplici condizioni dello scambio.(denaro)

alleati istituzionali: sono le imprese partner in gruppi di imprese, consorzi, cartelli.. partecipano al governo dell’impresa perché sono

alleateeee

i concorrenti: imprese che offrono prodotti analoghi a quelli della ns impresa.. rapporto di concorrenza o cooperazione (es: consorzi

per avere una concorrenza temperata per evitare effetti indesiderati..a volte interv lo stato..)

lo stato: lo stato è produttore ed erogatore di beni pubblici a completamento

dell’essere precettore di tributi. Lo stato inoltre regola il comportamento

delle imprese. Funge da dispensatore di incentivi finanziari ed è cliente.

Le collettività locali: instaurano relazioni particolarmente significative con

le imprese

Soggetto d’istituto: può avere differenti soluzioni, di solito sono i

conferenti di capitale di rischio e prestatori di lavoro ma anche gli altri

possono esserlo.

i sistemi di interessi convergenti nelle famiglie I primari portatori di interessi istituzionali non economici

(ma specialmente sociali) in una famiglia sono i membri della

famiglia stessa. Il soggetto di istituto è padre-

madre(direttamente) e i figli (indirettamente). (anche i

prestatori di lavoro nelle famiglie allargate fanno parte del

soggetto d’istiuto)È anche soggetto economico però perché ha

anche interessi economici. Le attese economiche consistono

nell’attuazione di consumi. Il fine immediato dei consumi è

direttamente connesso a quello del conseguimento di redditi di

lavoro e di gestione patrimoniale atti coprire i consumi e i

tributi e da consentire un risparmio da destinare all’incremento

del patrimonio di reddito. La formazione di risparmio è un

indicatore significativo del soddisfacimento dei bisogni

economici della famiglia. Speciali relazioni tra istituti si hanno

quando i membri della famiglia stessa sono prestatori di lavoro

o conferenti di capitale.

i sistemi di interessi convergenti nello stato Nel caso dello stato i portatori primari di interessi attivi sono i

cittadini che si aspettano di poter disporre di beni pubblici per

soddisfare i loro bisogni. Lo stato si aspetta che tutti i cittadini

contribuiscano alla copertura dei costi di produzione dei beni

pubblici secondo le norme del sistema tributario.

Tra lo stato e i cittadini si instaurano importanti relazioni

economiche anche per ciò che riguarda i conferenti di capitale di

prestito e debito pubblico per coprire i propri deficit

Soggetto d’istituto: i cittadini+prestatori di lavoro

i sistemi di interessi convergenti negli ist nonprofit gli istituti nonprofit sentono il bisogno di tutelare qualcosa e la

collettività valuta positivamente questi interventi. Lo stato

apprezza e fornisce contributi in varie forme. Anche i cittadini

vicini alle finalità dell’istituto nonprofit contribuiscono sia con

mezzi monetari che con lavoro volontario.

Soggetto d’istituto: il soggetto non si appropria in questo caso

dei risultati residuali, ha diritto-dovere di governare. Di solito

sono i fornitori di contributi che non ottengono ricompene o

benefici diretti.

L’INTEGRAZIONE DEI CONTRIBUTI: IL SOGGETTO ECONOMICO

l’integrazione dinamica dei contributi come condizione di economicità

• L’integrazione tra i diversi portatori di interessi è condizione NECessaria per garantire agli istituti una vita economica duratura (lunga vita

istituto). Tra tutti i soggetti si devono instaurare relazioni di cooperazione….solo così i contributi di tutti produrranno ricompense adeguate

per tutti i portatori di interessi.

L’integrazione dinamica dei contributi è una condizione di economicità. E’ una condizione che non si attua spontaneamente.

• L’integrazione dinamica dei contributi dei vari soggetti si caratterizza per: (schema concettuale generale)

– vantaggi ottenibili dall’integrazione armonica e dinamica di tutti i soggetti, dei loro contributi e ricompense nel caso in cui vi siano tre i

soggetti relazioni di fiducia e cooperazione e sanno che i risultati ottenuti saranno equamente ripartiti in base ai contenuti ( no comportamenti

opportunistici…qs produce una diminuizione dei costi aziendali e incrementi dei valori degli output oltre che solide basi per il futuro)

• bassi costi di transazione con i soggetti esterni;

• bassi costi di coordinamento interno;

• bassi prezzi-costo degli input; ( i conferenti di contributi effettuano volentieri investimenti specifici)

• migliore qualità, personalizzazione e flessibilità degli input;

• elevato impegno di tutti i soggetti;

• maggiore soddisfazione dei bisogni di socialità;

• processi di apprendimento collettivo

– ostacoli all’integrazione (L’integrazione tra i soggetti presenta anche ostacoli e leve per realizzarla)

• obiettivi differenti in merito alla combinazione ottimale di risorse, competenze e attività; ( la specializzazione fa si che ci siano i

contributi di una pluralità di soggetti ciascuno con proprie risorse, competenze, idee e magari poca adesione quindi al disegno

complessivo)

• i soggetti sono in competizione per ottenere le rimunerazioni;

• si opera in di informazione incompleta e incertezza per il futuro ;

• molti dei risultati ottenuti sono frutto di un lavoro congiunto, per cui è difficile decidere a chi attribuire i risultati residuali;

• I vari soggetti hanno diverse propensioni al rischio

– leve per l’integrazione:

• definizione degli organi massimi di governo;

• definizione dei soggetti cui attribuire i risultati residuali(ciò che rimane dopo aver dato le rimunerazioni in base ai contributi)

• progettazione attenta dell’assetto organizzativo x guidare il comportamento delle persone nell’istituto

• messa in atto di meccanismi di integrazione con soggetti “esterni” all’istituto

il soggetto d’istituto, il soggetto economico e i fini istituzionali

• In linea di principio, tutti i portatori di interessi dovrebbero partecipare al governo dell’istituto. Tuttavia ciò determinerebbe:

– elevati costi di governo, e complessità organizzativa;

– qualità e tempi delle decisioni inadeguati alla vita dell’istituto;

– mancato riconoscimento della maggiore criticità di alcuni contributi

Per tale motivo, una o poche categorie di portatori di interessi partecipano direttamente al governo dell’istituto (il “soggetto d’istituto”),

mentre le altre categorie partecipano attraverso meccanismi indiretti di rappresentanza/controllo

• Al soggetto d’istituto fanno capo due insiemi fondamentali di diritti-doveri:

– il diritto-dovere di governare, ossia di guidare l’istituto e di prendere le decisioni ultime;

– il diritto di godere dei risultati residuali positivi, e di farsi carico degli eventuali risultati residuali negativi.

il soggetto d’istituto si assume i rischi generali e deve essere scelto in modo da massimizzare la probabilità che l’istituto perduri nel tempo

autonomamente

• I fini istituzionali coincidono con le attese primarie delle persone che compongono il soggetto d’istituto. Si denominano anche interessi

istituzionali

Gli interessi degli altri soggetti sono interessi non istituzionali

In tutti gli istituti convergono interessi sia economici sia non economici

Si configurano pertanto quattro classi di interessi convergenti negli istituti:

– Interessi istituzionali economici

– Interessi istituzionali non economici

– Interessi non istituzionali economici

– Interessi non istituzionali non economici

L’insieme dei portatori di interessi istituzionali (economici e non economici) forma il soggetto d’istituto

L’insieme dei portatori di interessi istituzionali economici forma il soggetto economico

Il soggetto d’istituto è la società umana che lo identifica (insieme delle persone che si associano per realizzare un bene comune)

le prerogative ed i principi di governo economico

• Il soggetto economico (che di regola coincide con il soggetto d’istituto) esercita le prerogative di governo economico

• Le prerogative di governo economico consistono nel diritto-dovere di:

– fissare gli obiettivi, le strategie e le politiche dell’istituto

– scegliere i soggetti che contribuiranno alla vita economica dell’istituto (e stipulare con questi patti e contratti)

– progettare e mettere in atto le strutture di governo e di controllo

– sorvegliare il funzionamento dell’istituto

• Il governo economico deve ispirarsi ad alcuni principi generali:

– economicità (o vita duratura economica), ossia la capacità dell’istituto di svolgersi in autonomia economica, senza il ricorso sistematico a

coperture di perdite a parte di altre economie

– contemperamento degli interessi, ossia l’adozione di strutture e processi, e soprattutto atteggiamenti e comportamenti, ispirati alla

logica della partecipazione e del confronto

le strutture di governo economico • Quando il soggetto di istituto ed il soggetto economico

sono formati da molte persone, si rende necessario

configurare strutture e meccanismi che rappresentino

adeguatamente tutti gli interessi, e diano luogo a processi

decisionali efficienti

• Nell’ipotesi che il soggetto economico coincida con una

sola categoria di portatori di interessi si avrà una struttura

di governo economico basata essenzialmente su 3 organi:

– l’assemblea dei membri del soggetto economico quale

organo supremo di indirizzo generale e di nomina sia dei

membri dell’organo decisionale di governo economico,

sia dell’organo di controllo

– l’organo decisionale di governo economico, composto

da una o poche persone con specifiche competenze

tecniche e manageriali, che configura e indirizza l’attività

della struttura organizzativa

– un organo di controllo che verifica l’operato

dell’organo decisionale

GLI ASSETTI DI GOVERNO NEGLI ISTITUTI

l’assetto di governo delle famiglie

• sono membri del soggetto d’istituto (come anche del soggetto economico) della famiglia tutte le persone che la compongono

• gli interessi economici di persone di altre famiglie (con rapporti di parentela) devono considerarsi non istituzionali, a meno che non si

configuri un gruppo economico di aziende familiari

• Il governo economico dell’azienda familiare comporta un articolato insieme di decisioni complesse poiché implicano significati non solo

economici (ripartizione del lavoro tra soggetti, lavoro interno/esterno, livelli di consumo e di risparmio, modalità di impiego del risparmio,

eredità e donazioni etc.)

• Le prerogative di governo economico spettano a tutte le persone della famiglia in funzione di età, esperienza e competenza

• Spesso il governo economico è delegato al “capofamiglia”, anche se molte decisioni avvengono in forma collegiale

• Non sempre il contemperamento degli interessi risulta agevole

l’assetto di governo delle imprese

• Differenti imprese richiedono differenti assetti di governo

• Differenti assetti di governo attribuiscono rilevanza a differenti categorie di portatori di interessi

• la nostra ipotesi di riferimento è quella dell’impresa nella quale il soggetto d’istituto ed il soggetto economico sono formati dall’insieme dei

conferenti di capitale di rischio e dei prestatori di lavoro

• nel mondo occidentale la grande maggioranza delle imprese è configurata secondo il modello capitalistico, anche se:

– la forma e la sostanza non sempre coincidono

– alcuni ordinamenti (es. Germania) prevedono esplicitamente la partecipazione dei prestatori di lavoro nel governo dell’impresa

– la disciplina della “Società Europea” prevede modalità di partecipazione dei prestatori di lavoro in alcune scelte di governo delle

imprese

Qualunque sia la scelta sulla struttura di governo, alcuni temi hanno svolgimento uniforme in tutte le imprese:

• il fine immediato delle imprese è rappresentato dalla produzione di rimunerazioni e di altre connesse condizioni per i membri del soggetto

economico

• le prerogative di governo economico nelle imprese riguardano:

– scelte di assetto istituzionale (organi di governo e loro struttura; scelte di fusioni, scorpori, concentrazioni, accordi; relazioni interaziendali

etc.)

– scelte di configurazione delle combinazioni produttive (oggetto sociale, dimensione, diversificazione, integrazione, internazionalizzazione

etc.)

– scelte di assetto tecnico, assetto organizzativo, organismo personale

• il soggetto economico è unico e unitario

• il principio generaledi governo è quello del contemperamento degli interessi

il soggetto economico improprio

• nella realtà accade spesso che l’insieme delle persone che dovrebbero esercitare il governo economico (il soggetto economico) non coincide

con l’insieme di persone che di fatto esercitano il governo economico. I casi più frequenti nelle imprese sono:

– il governo è esercitato da insiemi di persone che non rappresentano l’intero soggetto economico, ma solo una parte di esso (es. azionisti di

controllo trascurando quelli di minoranza)

– Il governo è esercitato da insiemi di persone che non fanno parte del soggetto economico (es. esponenti politici che vogliono interferire

nelle strategie di un’impresa)

• nei casi precedenti si parla di soggetto economico improprio

• si tratta di una situazione potenzialmente pericolosa per l’impresa, e certamente iniqua

l’assetto di governo dello stato

• Lo Stato si articola in complesse strutture di istituti pubblici, tra cui hanno particolare rilievo le articolazioni territoriali: Stato, Regioni,

Province, Comuni

• L’ordine economico di tali istituti è definito azienda composta pubblica

• Sono membri dell’istituto e portatori di interessi istituzionali tutti i cittadini membri dello Stato

• sono membri del soggetto economico tutti i membri della collettività e coloro che prestano lavoro nelle aziende composte pubbliche

• I fini economici istituzionali delle aziende composte pubbliche sono:

– Il soddisfacimento dei bisogni pubblici di tutti i membri della collettività

– La rimumerazione del lavoro dei prestatori di lavoro

• il governo economico si esercita in via indiretta per mezzo di organi collegiali i cui membri sono scelti tramite elezione (ruolo politico)

• La distinzione e l’integrazione di ruoli politici e ruoli economici si attua

– A livello di struttura complessiva dell’amministrazione pubblica

– A livello di singoli istituti dell’amministrazione pubblica

l’assetto di governo degli istituti non profit

• negli istituti nonprofit il soggetto d’istituto può far capo a tre categorie di soggetti:

– Gli associati delle associazioni chiuse ed aperte

– I donatori privati e pubblici

– I prestatori di lavoro

• Sono interessi istituzionali economici:

– Le attese di soddisfacimento dei bisogni comuni degli associati

– Le attese di rimunerazione dei prestatori di lavoro non volontario

• Sono interessi istituzionali non economici quelli dei donatori

• In definitiva, negli istituti nonprofit l’insieme delle persone che compone il soggetto d’istituto può essere notevolmente diverso (molto più

ampio) rispetto a quello che compone il soggetto economico CAP5

L’ECONOMICITA’

ECONOMICITA’ COME PRINCIPIO E COME OBIETTIVO

equilibrio istituzionale

Si ha equilibrio istituzionale quando tutti i membri del soggetto di istituto:

• condividono i valori e gli obiettivi che ispirano la vita dell’istituto, le sue strutture e modalità di governo, le logiche organizzative;

• ricevono ricompense e benefici giudicati equi rispetto ai contributi

forniti.

L’equilibrio istituzionale è di lungo periodo ed è caratterizzato da:

• curabilità-continuità (le persone che partecipano alla vita degli istituti si attendono che l’istituto perduri nel tempo; gli istituti nel tempo

accumulano patrimoni di relazioni e di competenze che sono relativamente indipendenti dalle persone)

• autonomia (libertà di scegliere i propri fini e le proprie modalità di governo)

equilibrio istituzionale e equilibrio economico

• Si ha equilibrio economico, ossia economicità, quando l’istituto nel suo insieme è in grado di attrarre risorse sufficienti per remunerare

tutte le condizioni di produzione e di consumo utilizzate per svolgere le proprie combinazioni economiche

• Equilibrio istituzionale ed equilibrio economico sono interconnessi, ma non sincroni.

• In quanto condizione di vita degli istituti, l’economicità è contemporaneamente un principio ed un obiettivo fondamentale di buon governo

degli istituti.

durabilità e autonomia AUTONOMIA

DURABILITA’ • Si verifica quando un’azienda non ricorre

• L’azienda, ordine economico di istituto, deve svolgersi sistematicamente a interventi di sostegno o di

secondo condizioni di vita e di funzionamento tali da copertura delle perdite da parte di altri istituti.

consentire di durare nel tempo in un ambiente mutevole. • Le coperture di perdite e gli interventi di sostegno

• La continuità e lo sviluppo di un istituto hanno un valore realizzati anche per via indiretta, (esenzione fiscale,

per i suoi membri attuali, per i suoi membri futuri e per la manovre di debito pubblico) sono tutte soluzioni

collettività in generale. precarie.

economicità come perseguimento di fini e condizioni

Il principio di economicità si declina in due forme complementari:

1)perseguimento di fini economici istituzionali

• imprese: rimunerazioni monetarie e di altra specie per i prestatori di lavoro e per i conferenti di capitale di rischio;

• famiglie: appagamento dei bisogni delle persone che le compongono;

• stato: appagamento dei bisogni di beni pubblici dei cittadini e remunerazione dei prestatori di lavoro;

• istituti nonprofit: appagamento dei bisogni di varie categorie di associati e fruitori e remunerazione dei prestatori di lavoro.

2 rispetto simultaneo di un insieme di condizioni di svolgimento dell’attività economica.

Nelle imprese tale principio si declina in quattro condizioni fondamentali da rispettare:

– equilibrio reddituale

– efficienza e flessibilità

– congruità delle remunerazioni

– equilibrio monetario

ECONOMICITA’ DELLE IMPRESE

equilibrio reddituale

• L’equilibrio reddituale (equilibrio tra componenti positivi e negativi di reddito) esprime l’attitudine della gestione di rimunerare, con i

componenti positivi di reddito, alle condizioni di mercato, tutti i fattori produttivi compresi il capitale di prestito ed il capitale di rischio.

• Esso deve essere valutato in funzione:

– del tempo di riferimento (di breve o di lungo periodo)

– dell’oggetto di riferimento (azienda equilibrio aziendale oppure gruppo aziendale equilibrio superaziendale)

→ →

efficienza e flessibilità

• Non si ha economicità senza il mantenimento di un livello accettabile di efficienza, espressa in termini di rendimento fisicotecnico dei

processi produttivi.

• Solo in condizioni particolari e temporanee le inefficienze possono essere trasferite all’esterno, senza danneggiare

l’equilibrio reddituale dell’azienda (es.monopolio), ma penalizzando altre aziende.

• In generale, per efficienza s’intende la relazione che intercorre tra risultati conseguiti e mezzi impiegati e viene riferito a sfere operative

diverse. Una particolare espressione dell’efficienza sono i rendimenti fisico-tecnici.

• L’azienda in economicità è quella che ricerca anche flessibilità, ossia la predisposizione di strutture e di combinazioni produttive efficienti

in grado di adeguarsi prontamente all’ambiente.

congruità delle remunerazioniI

• Non si ha economicità senza congruità dei prezzi-costi sostenuti e dei prezzi-ricavi conseguiti e, in particolare, congruità delle

rimunerazioni del capitale-risparmio e del lavoro.

• In aziende in cui tale congruità non viene rispettata, l’economicità aziendale viene perseguita grazie anche al concorso ed a scapito di altre

aziende familiari o di altre aziende di produzione.

• Il giudizio di adeguatezza o di congruità dei prezzi-costo e dei prezzi-ricavo comporta un esame delle condizioni di ambiente che

caratterizzano i diversi mercati in cui le imprese operano.

equilibrio monetario

l’economicità è strettamente correlata al conseguimento dell’equilibrio monetario, ossia alla capacità di far fronte agli impegni di pagamento.

• La diversa manifestazione temporale di costi e ricavi e dei relativi flussi monetari si traduce in fabbisogno finanziario.

• Compito della gestione finanziaria è ricercare la copertura di tale fabbisogno.

• La gestione finanziaria gioca così da cuscinetto tra la dinamica reddituale e la dinamica monetaria, compensando i periodi in cui si

determinano squilibri monetari con quelli in cui si manifestano eccedenze di cassa.

massimizzazione del profitto

• Il principio di economicità non si identifica con il criterio della massimizzazione del “profitto”.

• Il principio di economicità non si identifica con un criterio massimizzante, limitato e rivolto esclusivamente ad una classe di soggetti, quali

i conferenti di capitale proprio.

• Esso si traduce nel rispetto simultaneo delle condizioni favorevoli al mantenimento e allo sviluppo dell’azienda, intesa come mezzo per

conseguire i complessi fini di istituto.

ECONOMICITA’ DELLE FAMIGLIE

• Nella azienda familiare l’economicità viene conseguita se la produzione di redditi da lavoro e da gestione patrimoniale (al netto dei tributi

da corrispondere allo Stato) consente i consumi in misura “adeguata” alla posizione sociale e al progresso del tenore di vita della famiglia.

• Questa produzione di redditi dovrebbe anche generare un risparmio in grado di alimentare un “conveniente” patrimonio.

• L’equilibrio monetario può giocare un ruolo importante, anche se si risolve molto spesso con la creazione di un “fondo di mezzi liquidi”

sufficiente a fronteggiare le uscite monetarie concentrate in dati periodi dell’anno.

ECONOMICITA’ DELLO STATO E DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

• Si ha economicità dello Stato e degli Istituti della P.A. se si realizzano i fini e si rispettano le condizioni seguenti:

– la produzione e il consumo di beni pubblici “soddisfacenti” per il funzionamento e lo sviluppo sociale ed economico di una collettività;

– la corresponsione di rimunerazioni “adeguate” ai collaboratori e ai finanziatori;

– l’elevata efficienza delle combinazioni economiche realizzata mediante l’adozione di tecniche progredite di gestione, di

organizzazione e di rilevazione;

– l’imposizione di tributi che siano ripartiti secondo criteri di equità condivisi dalla collettività;

– l’attuazione di una gestione patrimoniale che produca redditi convenienti;

– la realizzazione di un risultato sintetico di risparmio o unndisavanzo contenuto.

ECONOMICITA’ DEGLI ISTITUTI NONPROFIT

• In molte classi di istituti nonprofit solo una parte limitata dei costi è coperta da ricavi provenienti da cessione di beni a terzi;

l’equilibrio reddituale si realizza facendo conto su elargizioni volontarie, donazioni, lasciti, ecc., provenienti prevalentemente da soggetti

privati ma anche da enti pubblici.

• Lo snodo critico in materia è rappresentato dalla stabilità nel tempo di tali flussi di contributi.

• Il difficile equilibrio reddituale rende fragile anche l’equilibrio monetario e l’insieme di queste condizioni mette a repentaglio la vita

dell’istituto o la sua autonomia.

• In particolare, ogni crisi reddituale o monetaria può diventarennl’occasione per il formarsi di soggetti economici impropri o per l’alterarsi

della natura privatistica dell’istituto nonprofit.

• In molti istituti nonprofit si presentano problematiche complesse con riguardo alla valutazione dell’efficienza e alla valutazione del grado di

soddisfazione degli “utenti”.

• Il divieto di distribuire i risultati reddituali riduce la tensione allanminimizzazione dei costi; ciò è particolarmente vero quando l’istituto

nonprofit è governato da persone che non sono contemporaneamente i finanziatori o gli utenti.

• Gli istituti nonprofit mostrano una notevole inerzia nel rispondere alla crescente domanda di beni da loro offerti; ciò si spiega, oltre che per

la mancanza di incentivi connessi al “profitto”, per le difficoltà strutturali nella raccolta di risorse finanziarie.

• La ricerca di nuove donazioni da parte di un istituto nonprofit equivale ad una campagna di promozione del proprio prodotto.

CAP7

ANALISI DELL’ECONOMICITA’ E DEL CAPITALE EONOMICO

LE sintesi di bilancio e gli equilibri delle aziende di produzione

il bilancio di fine esercizio oltre ad essere obbligatorio per legge per tutelare gli interessi di quanti entrano in contatto o rapporto con

l’azienda ma Le sintesi di bilancio permettono di conoscere lo stato di salute dell’azienda di esprimere giudizi su:

• la capacità dell’azienda di rispettare il principio di economicità;

• quali sono le condizioni che potranno favorire l’economicità futura.

Per rendere più efficace la lettura e l’analisi delle sintesi di bilancio si utilizzano due tecniche: (si riscrive il bilancio in modo da evidenziare

meglio gli elementi utili e raggrupparli in modo intelligente , non solo storico)

1. la riclassificazione;

2. la costruzione di indici o quozienti sintetici.

1) riclassificazione

La riclassificazione delle sintesi di bilancio consiste nel riesporre le voci e i valori in esse contenute in un ordine diverso, con l’obiettivo di

ottenere informazioni ulteriori rispetto a quelle offerte dagli schemi originari.

La riclassificazione delle voci segue criteri diversi per il conto economico e per lo stato patrimoniale.

CONTO ECONOMICO STATO PATRIMONIALE

Criterio a “ricavi e costo del venduto” Criterio finanziario

riclassificazione del conto economico a “ricavi e costo del venduto”

La classificazione delle operazioni di gestione presentata nel capitolo 3 è utile a questo scopo. Le diverse gestioni costituiscono le fonti

primarie dalle quali scaturiscono i flussi reddituali…dalla cui analisi è possibile formulare un giudizio sulla potenzialità di reddito

dell’impresa

.La riclassificazione del conto economico secondo il criterio a “ricavi e costo del venduto” è volta a mettere in luce il contributo delle

singole gestioni alla formazione del risultato reddituale finale (reddito netto).

i risultati

REDDITO OPERATIVO DELLA GESTIONE CARATTERISTICA

Risultato della gestione caratteristica

REDDITO OPERATIVO

Risultato della gestione caratteristica

+ Risultato della gestione patrimoniale

REDDITO OPERATIVO

Risultato della gestione caratteristica

+ Risultato della gestione patrimoniale

+ Risultato della gestione finanziaria

una sintesi

La riclassificazione del conto economico secondo il criterio a “ricavi e costo del venduto” consente di:

• capire i fenomeni che hanno determinato la formazione del risultato reddituale: in particolare i contributi delle singole gestioni;

• avere informazioni utili per l’accertamento della capacità di reddito tendenziale;

• esprimere giudizi sull’equilibrio reddituale e quindi sull’economicità dell’azienda in funzionamento.

AZIENDA A: è decisivo il contributo

della gestione caratteristica. eccessivo ricorso

AZIENDA B: il ROGC è in gran parte alla gestione

assorbito dagli oneri della gestione finanziaria

finanziaria.

AZIENDA C: il risultato reddituale

Netto deriva principalmente dalla Giudizio negativo

gestione patrimoniale e da circa la capacità di

componenti straordinari. reddito tendenziale

riclassificazione dello stato patrimoniale secondo il criterio finanziario

La riclassificazione dello stato patrimoniale secondo il criterio “finanziario” è volta a mettere in luce la solvibilità a breve e a lungo

termine dell’impresa.

Per classificare le voci dello stato patrimoniale si utilizza:

• per le voci dell’attivo(corrente o fisso) il criterio della liquidità (=attitudine a trasformarsi in tempi più o meno brevi i mezzi monetari

senza danneggiare la gestione operativa)

• per le voci del passivo e del capitale netto. Si usa il criterio della scadenza (=termine entro il quale si deve fare fronte agli impegni)

attivo corrente è composto da

- liquidità immediate(fond liquidi dell’azienda o tenuti presso banche o titoli di stato)

- liquidità differite (crediti di regolamento che si realizzano entro il periodo di un anno)

- disponibilità (rappresentate dalle varie classi di rimanenze…materie prime…semilavorati..prodotti finiti)

attivo fisso è composto da:

- immobilizzazioni finanziarie (crediti esigibili oltre l’anno, , partecipazioni e crediti di finanziamento)

- immobilizzazioni materiali nette ( espresse in valore contabile residuo=al netto dei fondi di ammortamento…comprende tutti i bini

pruliennali…impianti…..)

- immobilizzazioni immateriali nette (costi brevettti…marchi…spese già sostenute che hanno utilità anche negli esercizi futuri)

passivo e del capitale netto comprende:

- passivo corrente ( debiti con scadenza inferiore all’anno)

- passivo consolidato ( debiti con scadenza oltre l’anno e fondo di trattamento di fine rapporto

- capitale netto o capitale proprio ( capitale sociale, utile dell’esercizio..)

la differenza tra attivo corrente e passivo corrente evidenzia il capitale circolante netto che è un indiatorew di equilibrio monetario in

quanto mette in correlazione investimenti e fonti che esercitano un influsso sulla dinamica monetaria dell’anno successivo.

Da uno stato patrimoniale riclassificato si possono trarre 3 TIPI DI GIUDIZI:

1) composizione e struttura degli impieghi

2) composzione e struttura delle fonti di finanziamento e consente di apprezzare il rischio finanziario che non è determinato solo dai

debilti rispetto ai mezzi propri

3) Equilibrio strutturale tra natura e variabilità delle fonti e natura e variabilità degli investimenti.

Sintesi riclassificazione stato patrimoniale

i flussi di cassa

Il bilancio non esplicita i movimenti monetari manifestatisi nell’esercizio.

Il rendiconto delle variazioni dei mezzi monetari è il documento che permette di mettere in evidenza la dinamica monetaria, dunque di

esprimere giudizi circa l’EQUILIBRIO MONETARIO dell’impresa.

La costruzione di tale documento si effettua partendo dal reddito netto e procedendo a ritroso.

Al reddito netto di esercizio vanno sommati algebricamente:

i valori che non hanno determinato movimenti monetari;

� le variazioni di capitale circolante netto (sottraendo le variazioni positive e sommando quelle negative);

� gli investimenti e le variazioni di capitale proprio e di passività consolidate.

I flussi di cassa: schema di costruzione i flussi di cassa, schema di sintesi

2) indici di bilancio, natura, obbiettivi

oltre all’equilibrio reddituale e l’equilibrio patrimoniale è utile valutare l’equilibrio monetario. Sulla base del reddito. Il reddito è il risulatato

di una serie di misurazioni e di alcune “convenzioni” adottate nel momento della rilevazioni dei valori derivanti dalle operazioni di scambio.

Si inseriscono nelle rilevazioni di reddito

- componenti negative di reddito=uscite monetarie

- si adotta il criterio di variazione numerariamettendo i ricavi quando si emette la fattura (quando si ha il credito, non quando si ha

l’entrata di moneta…stessa cosa x i costi)

- si valutano le rimanenze di esercizio

- tutto ciò nasconde una dinamica monetaria di pagamenti e riscossioni.

per risalire dal reddito netto alla sintesi delle variazioni monetarie si segue un procedimento a “ritroso”. Si somma al reddito con segno

opposto quei valori che non hanno determinato movimenti di moneta e credito (come l’ammortamento). Tle valore ( reddito netto più

ammortamenti e accantonamenti) denominato utile spendibile, esprime la generazione di un flusso che non può dirsi ancora monetario, ma è

potenziale monetario che che diventa effettivo solo se nel periodo non si sono manifestate variazioni nette della consistenza dei crediti e e

dei debiti di regolamento e del valore delle rimanenz, vale a dire del valore di capitale circolante netto operativo.. se nel periodo il capitale

circolante netto è cresciuto ( i crediti di regolamento e le rimanenze sono aumentati e i debiti di regolamento si sono contratti,) vuol dire che

una parte d tale flusso è stat assorbita da questo circolante e che quindi il flusso monetario risulta minore. Se il capotale circolante invece

diminuisce il flusso i trasforma in un flusso monetari ancora più elevato

Gli indici di bilancio costituiscono il completamento delle riclassificazioni delle sintesi di bilancio per formulare giudizi sull’economicità

della gestione dell’azienda in funzionamento, poiché sono quozienti che hanno la capacità di sintetizzare e quantificare fenomeni complessi.

Gli indici intendono analizzare tre fenomeni:

la redditività; ossia il rapporto tra una configurazione di reddito e un’altra grandezza a questa correlata

la solidità patrimoniale come espressione della solvibilità a lungo termine dell’impresa, cioè la capacità di far fronte agli impegni

nel medio e nel lungo periodo

la liquidità; come indicatore della solvibilità a breve, cioè della capacità di far fronte momento per momento ai pagamenti

gli indici di redditività

Gli indici di redditività misurano la capacità dell’azienda di produrre

reddito, e quindi di remunerare adeguatamente tutte le condizioni di

produzione.

I principali indici di redditività sono:

ROE (Return on Equity), che esprime la redditività del capitale proprio;

� ROA (Return on Assets), che esprime la reddività della gestione operativa.

� ROS (Return on Sales), che esprime il grado di convenienza economica delle vendite effettuate nell’esercizio.

ROE: Il ROE misura il rendimento del capitale netto, ovvero l’incremento potenziale del capitale netto nel periodo, prima dell’eventuale

decisione di distribuire utili.

ROE = Reddito Netto / Capitale Netto = RN / CN

fattori determinanti del ROE sono:

• la redditività operativa (ROA).

Il ROA misura la redditività della gestione operativa, cioè il rendimento degli investimenti effettuati nelle attività produttrici di reddito.

ROA = Reddito Operativo / Attivo Netto = RO / AN

• il rapporto di indebitamento (RI);

• l’incidenza del reddito netto sul reddito operativo (TI);

MI RIFIUTO!!!!!!!!!!!!!!!!

CAP9

LA STRUTTURA DELL’AZIENDA, L’AMBIENTE ECONOMICO, IL SISTEMA COMPETITIVO.

IL SISTEMA DELLE SCELTE E LA STRUTTURA DELLE AZIENDE

l’azienda come sistema decisionale

• L’azienda può essere osservata come un sistema decisionale (quali decisioni vengono prese, da chi, quali tempi e sequenze,

quali logiche e procedure)

• L’esigenza di decidere è dettata dal continuo dinamismo interno ed esterno all’impresa. La qualità del governo strategico coincide con la

qualità delle decisioni prese.

• Le decisioni in campo economico:

– sono soggette al vincolo di scarsità delle risorse. Il vincolo delle risorse scarse può essere visto come un gioco a somma 0

– impongono attente e rigorose analisi di convenienza economica comparata che possono essere svolte ricorrendo a modelli di analisi

economica per le decisioni

– sono adottate in condizioni di incertezza e, dunque, comportano rischi

– sono intenzionalmente razionali, ma soggette a limiti di razionalità (condizioni di razionalità limitata) e di rischi di ritualizzazione

– producono conseguenze più o meno ampie e stabili sulle condizioni di futuro svolgimento dell’impresa

sono effettuate seguendo 2 principi:

1) bisogna compiere scelte con flessibilità (capacità di adattamento ai futuri incerti scenari)

2) rinnovare le basi per il futuro

3)

la struttura dell’azienda come frutto di scelte aziendali

le classi di scelte del governo strategico

- scelte di configurazione del sistema di prodotto col quale presentarsi ai mercati per suscitare domanda, e fronteggiare i concorrenti

- scelte di dimensionamento della capacità produttiva

- scelt es di estensione interfunzionale e scelte di estensione verticale(qo)uali att svolgere all’int e quali fare svolgere ad altri soggetti)

- scelte di estensione orizzontale (più bisness, più combinazioni prodotto –mercato)

- scelte di gestione patrimoniale, finanziaria, tributaria

- scelte di formazione e sviluppo del patrimonio

- scelte relative all’assetto organizzativo e all’organismo personale

- scelte di assetto istituzionale

le 5 macrovariabili:

- assetto istituzionale

- configurazione delle combinazioni economiche

- organismo personale

- assetto organizzativo assetto istituzionale: configurazione dei

portatori di interesse, dei contributi che questi

forniscono all’azienda…………………

configurazione combinazioni economiche:

assetto complessivo delle attività svolte

dall’azienda attraverso i suoi membri o

prestatori di lavoro

patrimonio: è formato dalle varie clasi di

condizioni produttive materiali e immateriali

utilizzate dall’istituto per svolgere la propria

attività economica (riscorse monetarie, materiali

e immateriali)

organismo personale: insieme delle persone

che prestano il loro lavoro nell’istituto

assetto organizzativo: è la macrovariabile che

definisce la struttra interna e le modalità di

svolgimento dei procesi aziendali. Esso risulta

dalla configurazione di 3 variabili:

1. struttura organizzativa

2. distribuzione del potere

3. sistemi operativi

4. decisioni aziendali

Le cinque macrovariabili che compongono il modello sono tra loro collegate da relazioni di interdipendenza e

complementarietà (coerenza interna):

– ogni configurazione complessiva ha una propria coerenza interna

– la variazione di una macrovariabile produce effetti sulle altre componenti del modello

– ogni intervento di riprogettazione di una macrovariabile può richiedere adattamenti nelle altre componenti per assicurare nuova coerenza

• Le cinque macrovariabili sono fortemente influenzate dall’ambiente nel quale l’azienda opera (coerenza esterna)

l’ uniteratà degli istituti e del loro governo

• Ogni istituto è una realtà unitaria e unitario deve essere il suo governo economico (principio della unitarietà del governo economico: tutte le

decisioni devono comporsi in un disegno unitario e coerente)

• L’unitarietà del governo economico è realizzata con la formulazione e la realizzazione di una strategia aziendale. La strategia aziendale

unifica le politiche delle singole aree funzionali.

• La strategia aziendale si compone di due elementi fondamentali:

– l’orientamento strategico di fondo (OSF) è l’insieme di idee-guida, di valori e di atteggiamenti che definiscono l’identità, effettiva o

ricercata, dell’impresa: che cosa l’impresa fa o vuol fare, come e perché fare impresa <8filosofia gestionale e organizzativa). In quali aree

competitive l’impresa vuole operare, in che modo intende affrontare la concorrenza, quali decisioni strategiche sul piano

finanziario..tecnologico…di marketing…

– gli indirizzi strategici in cui l’OSF si concretizza( sono rappresentati da scelte strategiche che definiscono in quali arene competitive

l’azienda intende operare e in che modo intende affrontare la concorrenza, come intende gestire gli attori istituzionali, quali decisioni

strategiche prenderà a livello finanziario, tecnologico, di marketing e così via )

l’ uniteratà delle combinazioni economiche

I caratteri di unitarietà delle combinazioni economiche sono:

– complementarietà, che si manifesta tra:

• fattori produttivi, ad es.: il lavoro è complementare all’impiego di impianti nella attività di trasformazione fisico tecnica

• insiemi di operazioni, ad es.: le attività di vendita sono complementari a quelle di trasformazione per lo svolgimento delle

combinazioni economiche

– fungibilità, che si manifesta tra:

• differenti fattori produttivi, ad es.: nell’ambito di uno stesso processo di trasformazione fisico tecnica, lavoro e impianti possono

essere tra loro fungibili

• classi di operazioni, ad es.: l’investimento nella qualità può ridurre l’incidenza di attività di assistenza post-vendita

– comunanza: uno stesso fattore di produzione o un insieme di operazioni concorrono ad ottenere più risultati, ad es.: un impianto di

produzione può essere comune a più linee di produttive

– congiunzione: da uno stesso processo produttivo escono contemporaneamente e necessariamente più risultati, detti risultati congiunti, ad.

es. processo di distillazione del petrolio

– uniformità dei fattori di produzione, dei processi produttivi e dei prodotti, che si manifesta nei fenomeni di:

• standardizzazione, ad es. standardizzazione dei prodotti fabbricati

• uniformazione, la standardizzazione non riguarda più una singola azienda, ma tutte le aziende che adottano standard comuni per

svolgere certe attività, ad es. recepimento di norme relative a pesi e misure da adottare nelle attività di fabbricazione di certi prodotti

come la bulloneria

• modularità, progettazione di componenti (moduli) che possono concorre alla produzione di differenti prodotti complessi, ad es. i

pianali delle automobili sono spesso utilizzati per diversi modelli

- interdipendenza tra unità che compongono l’azienda (organi e persone). L’interdipendenza analizza in termini organizzativi i precedenti

caratteri di unitarietà delle combinazioni economiche. Tanto più forti sono questi caratteri, tanto più elevata sarà l’interdipendenza tra unità,

ad es. l’esistenza di un impianto comune a più processi di fabbricazione richiederà una forte interdipendenza tra le unità delle diverse linee

produttive, ma anche con quelle che si occupano della vendita dei singoli prodotti

L’AMBIENTE ECONOMICO

l’ambiente economico e non economico

l’ mbiente di un istituto è l’insieme di condizioni e di fenomeni esterni allo stesso che ne influenzano la struttura e la dinamica

• L’ambiente economico è l’ordine economico dell’ambiente e si compone di:

– mercati, insiemi omogenei di negoziazioni di beni privati, di rischi particolari e di credito di prestito

– strutture di domanda e di offerta di lavoro, di capitale proprio, di beni pubblici

– settori, insiemi di aziende con combinazioni economiche simili ed operanti negli stessi mercati e nelle stesse strutture di domanda e di

offerta

– politiche economiche, monetarie, finanziarie

• L’ambiente non economico rilevante per la struttura e la dinamica delle aziende è composto da fenomeni e condizioni quali:

– sistemi dei valori e cultura caratterizzanti la collettività sociale di riferimento

– normativa giuridica nazionale ed internazionale

– stato e dinamica delle scienze, tecnologie e tecniche

– infrastrutture

– configurazione fisica e climatica del territorio

bisogna definire i confini dell’azienda rispetto all’ambiente

• Per l’individuazione dei confini tra ambiente e istituto si possono impiegare due criteri:

– della struttura giuridica formale, ossia gli elementi della struttura aziendale che la normativa vigente indica come campo d’azione degli

organi di governo economico della singola azienda

– dell’influenza =fin dove si estende l’influenza degli organi di governo economico dell’azienda

• Ambienti di insiemi di aziende = la definizione di ambiente può essere articolata non solo per l’azienda, ma anche per insiemi di

aziende come gruppi economici o aggregati interaziendali

• L’ambiente aziendale può essere scomposto in sottoambienti rilevanti

• I confini dell’azienda sono modificabili e la loro estensione è oggetto delle scelte di governo economico

i mercati:

non è un luogo fisico.

il mercato è un complesso dinamico di negoziazioni che hanno per oggetto una certa classe di beni e che si manifestano per continuità con

caratteri omogenei e con elementi di interazione reciproca. Si ha un mercato quando si hanno molte negoziazioni di un oggetto simile attuate

continuativamente e con elevata frequenza da un certo insieme di aziende.

• L’esistenza di un mercato dipende dalla simultanea verifica di

alcune condizioni:

– presenza di un complesso dinamico di negoziazioni – di uno stesso bene – che si manifestano con continuità ed elevata frequenza

• Laddove queste condizioni non sono simultaneamente verificate si è in presenza di negoziazioni fuori mercato

• Uno stesso bene può essere negoziato in mercati distinti, ad es. mercati localizzati in diverse aree geografiche

• I mercati sono complessi dinamici ovvero variano nel tempo i loro caratteri distintivi e i loro confini

le negoziazioni che formano i mercati sono tipicamente negoziazioni tra aziende

• In ogni mercato è possibile identificare domanda ed offerta che sono funzioni di insiemi articolati di variabili e sono le tradizionali

categorie di analisi dei mercati.

i settori

• Un settore è inteso come un insieme omogeneo di aziende che hanno uno stesso tipo di attività economica…sono legate da relazioni

interdipendenza (di concorrenza o di altro tipo)

• Esistono diverse prospettive di analisi dei settori:

A. dell’economia politica e della politica economica:analisi delle interdipendenze settoriali in termini di flussi di condizioni di

produzione e di consumo e di mezzi monetari

B. dell’economia industriale:

1. analisi del grado di concentrazione e degli effetti per la

collettività

2. studio del contesto competitivo delle aziende di

produzione e del relativo comportamento competitivo

• Nell’ambito degli studi del contesto competitivo,

particolare importanza ha il modello “struttura-

comportamento-risultati” (esempi di struttura:

concorrenza perfetta, oligopolio non differenziato,

oligopolio differenziato)

• In economia aziendale l’oggetto caratteristico di

analisi è l’azienda . il settore è la categoria di

osservazione dell’ambiente di aziende. I settori quindo

non sono solo configurati dalle relazioni di concorrenza

ma si adotta una visione più ampia definendo settori

insiemi di aziende i cui comportamenti sono connessi da

relazioni dinamiche intense per via di combinazioni

economiche simili e per l’operare diegli stessi mercati,

non solo nella posizione di venditori tra loro in

concorrenza

pertanto:

– l’analisi si compie con riferimento ad ogni ordine di azienda (azienda di consumo, azienda composta pubblica), non solo quella di

produzione

– i settori non sono configurati da sole relazionI di concorrenza, bensì da relazione complesse, dinamiche e intense come le relazionI di

cooperazione

– ciascuna azienda partecipa a tanti settori quanti sono i mercati in cui essa opera

• Ne consegue che a ciascun mercato corrispondono uno o più settori di aziende in posizione di offerta o di domanda

3 interpretazioni dell’ambiente

• Le persone che operano nelle aziende mostrano una varietà di modalità di interpretazione delle interazioni dinamiche tra l’azienda e

l’ambiente (varietà delle cd. visioni dell’ambiente)

• Le visioni dell’ambiente sono dunque:

– modelli cognitivi che spiegano differenti comportamenti concreti delle aziende

– rappresentazioni schematiche dei valori, degli atteggiamenti e dei comportamenti che caratterizzano contesti economici, politici e sociali

differenti nello spazio e nel tempo

• Le tre principali visioni possono essere distinte in:

– visione concentrata sull’efficienza economica relativa (ambiente inteso come ambiente economico composto da

aziende)..l’assetto tecnico, organizzativo, patrimonio e organismo personale si configurano con caratteri tali da ottimizzare l’efficienza di

svolgimento dei processi di produzione e di consumo

– visione delle relazioni tra azienda ed ambiente concentrata sulla pressione economica reciproca. L’ambiente si configura come un

campo di forze economiche che premono sulla sutrutura e sul comportamento dell’azienda . tutte kle relazioni tra aziende sono relazioni di

tipo competitivo. Ciascuna azienda tende a ridurre la pressione subita con strategie istituzionali e organizzative

– visione che pone al centro il fenomeno dell’interazione multicentrica allarga l’analisi oltre l’ambiente economico.. l’innovazione

e la flessibilità prevalgono sull’efficienza.

IL SISTEMA COMPETITIVO

• Il sistema competitivo è:

– parte dell’ambiente economico ed è rappresentabile in termini di aziende e relazioni interaziendali (di scambio, di

cooperazione e di competizione)

– lo spazio economico popolato di clienti, dai fornitori e dai oncorrenti e nel quale l’impresa si presenta con i sistemi

prodotto risultato della sua attività caratteristica

• La scelta del sistema competitivo nel quale operare è una scelta di governo economico

• Per l’analisi del sistema competitivo si può utilizzare il modello della concorrenza allargata

• Nel modello il termine settore (settore in senso stretto) indica le sole imprese in diretta concorrenza, mentre concorrenza allargata tutti gli

altri attori che lo compongono

LA STRUTTURA del sistema competitivo : il modello della concorrenza allargata

il modello della concorrenza allargata è uno dei riferimenti più noti per la rappresentazione della struttura nei sistemi competitivi,. Esso si

differenzia dai modlli tradizionali di economia industrilae • Teoria di base:

– In ogni settore la concorrenza non coinvolge solo le imprese

appartenenti allo stesso settore (i concorrenti), ma è allargata ad altre

quattro classi di soggetti:

• Clienti

• Fornitori

• Potenziali entranti

• Produttori di beni sostitutivi

• Il termine concorrenza ha un significato ampio identificando le

forze esercitate sulle imprese di un settore da ciascuna delle cinque

classi di attori (quindi non solodalle imprese stesse nelle nloro

relazioni di competizione):

– Rivalità tra i concorrenti

– Potere contrattuale dei fornitori (forte potere se il loro settore

è più concentrato di quello della concorrenza)

– Potere contrattuale dei clienti( in funzione alla forza negoziale

e alla sensibilità al prezzo)

Minacce di ingresso (freno alla redditività del settore

fungendo da deterrenti e in particolare ai prezzi praticati dai

concorrenti del settore stesso)***

– Minacce di sostituzione (anche i potenziali entranti pongono

limiti alla redditività del settore perché la presenza di tali beni implica una maggiore sensibilità alla domanda e al prezzo

• La configurazione delle cinque forze determina la redditività media di un settore ossia il suo livello di attrattività

• Ogni settore può essere segmentato per raggruppamenti strategici

,

*** le barriere all’entrata hanno varie determinanti quali

- il fabbisogno di capitale (è il complesso degli investimenti…se particolarmente elevato può costituire una barriera all’entrata)

- le economie di scala ( chi deve entrare nel settore deve farlo con strutture di grandi dimensioni col rischio di avere prezzi non

competitivi)

- vantaggi di costo assoluti ( derivati dalla favorevole localizzazione degli impianti rispetto a fornitori e clienti)

- differenziazione del prodotto (è difficile se si compete con un marchio famoso)

- accesso ai canali distributivi (gli altri hanno già una posizione consolidata presso canali distributivi. Bisogna fare

promozione…ancora più difficile se il produttore concorrente ha strutture distributive proprie)

- politiche pubbliche (licenze, autorizzazioni, brevetti…)

- ritorsioni dei concorrenti (riduzione prezzi…pubblicità…)

Le dinamiche del sistema competitivo

I principali cambiamenti che possono intervenire nel tempo in un sistema competitivo (prospettiva di analisi dinamica) sono:

– Dinamiche congiunturali: mutamenti generalmente reversibili nel breve periodo come le variazioni dei prezzi dei prodotti che dipendono

per esempio dai tassi di cambio sui mercati

– Dinamiche strutturali interne ad un sistema competitivo: mutamenti di natura permanente quali:

• Ciclo di vita del settore

• Grado di concentrazione e di frammentazione

• Grado di internalizzazione e di esternalizzazione

• Grado di internazionalizzazione

• Ciclo di sostituzione

– Dinamiche di ricomposizione di più sistemi competitivi: mutamenti che producono modifiche radicali ai confini dei sistemi competitivi e

la nascita di nuovi

il successo strategico delle imprese non è garantito dal solo fatto di operare in un sistema competitivo che esercita pressioni relativamente

deboi, ma il successo strategico dipende anche in almeno ugual misura dalle competenze distintive possedute dall’impresa e dalla capacità

dell’impresa di utilizzarle e rinnovarle per sollecitare la domanda dei clienti e per distinguersi dai concorrenti.

CAP10

LE SCELTE DI CONFIGURAZIONE DEL SISTEMA D PRODOTTO E DELLA FORMULA COMPETITIVA

IL sistema di prodotto

Ciascuna impresa si propone ai propri clienti ( e sfida i concorrenti) con uno o più sistemi di prodotto (SP)

Il SP è un insieme unitario di beni e di condizioni di scambio interdipendenti

In ciascuna relazione di scambio con i clienti l’impresa offre sempre una molteplicità di elementi quali le caratteristiche fisiche dei

prodotti(merci e servizi), l’ampiezza della gamma dei prodotti fungibili e complementari proposti, l’assistenza tecnica, la notorietà del

marchio, il prezzo, le condizioni di pagamento e consegna e così via…

Da un lato il sistema di prodotto è il complesso con il quale l’impresa cerca in consenso dei clienti e dall’altro lato è l’arma utilizzata per

sfidare la concorrenza.

La progettazione del SP è un passaggio cruciale per l’economicità dell’impresa perché da essa dipendono i componenti positivi e negativi di

reddito.

•La progettazione del SP è un insieme articolato di scelte, che richiede una visione ampia

• Il SP impatta direttamente sulla redditività aziendale

la progettazione dell’SP e i suoi effetti sulla redditività aziendale:

la formula competitiva il modello della formula competitiva pone in correlazione 3

macrovariabili

- sistema di prodotto

- sistema competitivo (spazio abitato dai clienti e dai

concorrenti con i quali la nostra impresa dispone per

rispondere alle attese dei clienti e dai concorrenti con i quali

la nostra impresa si confronta giorno per giorno…il ns

sistema di prodotto deve essere attraente per i clienti e deve

confrontarsi positivamente con l’offerta della concorrenza.

- la struttura e le risorse aziendali( sono l’insieme di

condizioni fisiche patrimoniali, personali, relazionali e

organizzative di cui l’impresa dispone per rispondere alle

stesse dei clienti e per fronteggiare le mosse dei concorrenti.

Questo modello afferma che il successo di una strategia

competitiva dipende dalla consonanza tra le macrovariabili.

L’impresa che siesce a produrre una formula originale e coerente ottiene un vantaggio rispetto ai concorrenti e conquista il consenso dei

clienti.

L’impresa deve configurare un sistema di prodotto che risponda alle attese dei clienti e che possegga vantaggi competitivi rispetto a quelli

concorrenti. L’impresa deve sviluppare competenze distintive in modo tale che i concorrenti possano difficilmente imitarle.

il sistema competitivo e fattori critici di successo(FCS)

per impostare efficacemente la propria strategia competitiva, ciascuna impresa deve analizzare con molta cura quali sono le attese dei clienti

attuali e potenziali e quali nuove attese potrebbero essere suscitate dai nuovi sistemi di prodotto, on quale misura gli attuali prodotti propri e

della concorrenza soddisfano tali attese e quali spazi si mercato sono destinati a restringersi e quali ad aprirsi.

Il sistema competitivo comprende in primo luogo i clienti attuali e potenziali e le loro attese e rappresenta (dovrebbe rappresentare) il punto

di partenza per la progettazione del SP

• Vi sono attese dei clienti che sono particolarmente critiche, queste si definiscono FCS

• I FCS possono essere diversi per differenti insiemi di clienti

• I FCS evolvono nel tempo

esempi di fcs:

• La funzionalità tecnica continua e duratura dei prodotti

• L’economicità del prezzo di acquisto iniziale e dei successivi costi d’uso

• La flessibilità d’uso

• L’integrabilità e la compatibilità con altri beni complementari; le possibilità di personalizzazione

• Il soddisfacimento di bisogni di prestigio, di status, di ostentazione, di identificazione

• L’appagamento di bisogni estetici

• L’appagamento dei bisogni di solidarietà e di salvaguardia dell’ambiente

• L’affidabilità del fornitore; una controparte unica

• L’accessibilità, comparabilità e sperimentabilità in fase di acquisto

un alro rischio è quello di concentrare l’attenzione slo sui fattori critici di successo trascurando gli altri fattori per i queli i clienti si attendono

un livello cmq minimo di prestazione.

Es: quando si punta sul fattore critico “prezzo basso” (strategia di costo) è necessario ricercare tutte le fonti di efficacia possibili ma non si

deve perdere di vista la soglia oltre la quale la qualità percepita si riduce a tal punto da far perdere attività anche al prezzo più conveniente

e da scoraggiare anche i clienti più attenti a ridurre i propri costi.

Qando invece si punta sulla uqlità distintiva del ns prodotto (strategia di differenziazione) il rapporto quluità/prezzo è sempre una leva

competitiva di estrema rilevanza. E’ quindi necessario conoscere bene il mercato di sboco (ossia i clientie le loro esigenze).

Esistono vari metodi di conoscenza del mercato di sbocco e uindi di individuazione dei sistemi omogenei di clientela.

IL SISTEMA DI PRODOTTOE IL VANTAGGIO COMPETITIVO

Analizzato il sistema competitivo e individuati i potenziali fattori critici di successo , occorre configurare il nostro sistema di prodotto.

le variabili componenti il sistema di prodotto.

Il SP si compone di 4 elementi:

– le caratteristiche materiali e la gamma dei prodotti offerti dalle aziende (questi si possono dividere in

*attributi fisici( elementi immediatamente percepibili da un punto di vista sensoriale e statico di un sistema di prodotto)

*tecnico-funzionali (sono le proprietà tecnologiche e di lavorazione che consentono al sistema di prodotto di svolgere

determinate funzioni d’uso dal punto di vista dinamico)

*ed estetici (gli attributi estetici possono qualificare gli attributi fisici in termini di gamma di colori, di stile, design o

packaging) l

le caratteristiche materiali di un dato prodotto non riguardano mai un unico bene ma una GAMMA di beni (assortimento tra cui il

cliente sceglie a seconda delle sue esigenze) quando la gamma è articolata si possono definire sottosistemi o SP multipli;

– servizi collegati ai beni offerti pre e post vendita (sono servizi collegati ai benji offeti come fulcro del sistema di prodotto)

differenziati considerando i vari tipi di clienti (intermedi e finali)

– Le caratteristiche immateriali (immagine, reputazione, marca)

– Il prezzo e le altre condizioni contrattuali

il vantaggio competitivo, : la differenziazione e il costo

i sistemi di prodotto devono presentare un vantaggio competitivo che lo renda preferibile ad analoghe offerte dei concorrenti. Si definisce

quindi Il vantaggio competitivo l’insieme degli elementi che distinguono il SP di una determinata azienda da quello dei concorrenti

Esistono due tipi fondamentali di vantaggio competitivo:

– Il vantaggio di differenziazione, ovvero l’offerta di un SP diverso o migliore rispetto a quello della concorrenza in uno o più aspetti

– Il vantaggio di costo, quando il SP si caratterizza (grazie a costi di produzione e distribuzione particolarmente bassi) per

un prezzo inferiore a quello dei prodotti concorrenti.

Leve per la differenziazione: ESEMPI

• Eccellenza intrinseca dei materiali e delle lavorazioni

• Efficienza nei consumi (volumi e prezzi) degli input

• Alta meccanizzazione e automazione

• Robustezza, capacità di autodiagnosi, disponibilità di cambi

• Modularità, versatilità, adattabilità

• Ampia gamma di beni fungibili e complementari offerti

• Ricchezza di documentazione e informazioni

• Reperibilità e facilità di prova

• Servizi pre e post vendita

• Marche, marchi, insegne, griffe

• Contratti chiavi in mano

• Elevato “contenuto moda”

• Alto livello stilistico e artistico

• Contenuto etico, ecologico, salutistico

• Esclusività attuata mediante volumi limitati e vendita attraverso canali specializzati e selezionati

Le strategie competitive di base:

Combinando il tipo di vantaggio competitivo e l’ampiezza del mercato di sbocco (sistema competitivo) si ottengono 4 strategie di base:

– Leadership di costo (vantaggio di costo e ambito ampio) dove il leader domina un mercato ampio con i costi, e quindi i prezzi, più bassi di

tut da la concorrenza, ed offre in genere un sistema di

prodotto “singolo”(non gamma, ne articolato in

sottinsiemi)

– Differenziazione (vantaggio di differenziazione e

ambito ampio, anche con SP multipli) che possono

essere perseguite anche da più aziende operanti in uno

stesso mercato di grandi dimensioni, ciascuna con un

sistema di prodotto(singolo o multiplo)caratterizzato da

elementi di originalità

– Focalizzazione orientata ai bassi costi e

Focalizzazione orientata alla differenziazione :le

aziende con qs strategia dominano i mercati di

dimensioni ridotte di cui spesso i competitori con

raggio d’azione più ampio non riescono a soddisfare pienamente i bisogni.


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Economia Aziendale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Corso di Economia Aziendale, Airoldi, Brunetti, Coda. Gli argomenti trattati in particolare sono: l'attività economica, la centralità delle persone e delle società umane, i bisogni e il loro soddisfacimento, i beni, la produzione economica di beni e redditi.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Magnani Giacomo.

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