DOMANDE PROCESSI
Domande a risposte lunghe.
1) Disegnare e descrivere il flow-sheet relativo al processo di produzione delle insalate di IV gamma.
Nel caso delle insalate di IV gamma si ha un flow-sheet specifico che contiene solo le operazioni per
produrre questa tipologia di prodotto con la sequenza adatta. Le fasi avvengono in aree diverse dello
stabilimento per evitare cross-contaminazione in quanto si hanno diversi gradi di pulizia del prodotto: la
zona più sporca è quella del ricevimento e dello stoccaggio, si hanno poi la zona di lavaggio e cernita che
caratterizzano la zona di pulitura e poi il risciacquo che è la fase più pulita dove si deve evitare l’incrocio con
il prodotto sporco. Nel diagramma sono presenti due percorsi paralleli in quanto si hanno due categorie di
prodotto: le sfalciate che non necessitano della fase di taglio ma vengono solo lavate e asciugate, mentre le
adulte prevedono la monda e il taglio e il lavaggio con coadiuvanti. Seguono la fase di asciugatura e la
preparazione di mastelle di semi-lavorato e successivamente si ha un ulteriore percorso parallelo: il
prodotto può essere in vassoio e coperto da un film oppure in busto senza vassoio; nel caso di vassoi si
hanno la porzionatura, l’inserimento e il confezionamento verticale, mentre nel caso delle buste si ha un
confezionamento orizzontale. Seguono la pallettizzazione e il trasporto in modo refrigerato. Il processo ha
inizio con il ricevimento della materia prima dove si hanno già punti critici di controllo per poter accettare o
rifiutare la merce e per poter adattare le condizioni di processo alla materia prima; si ha un controllo della
temperatura del mezzo di trasporto e di quella al cuore del prodotto con dei termometri a sonda, vengono
controllati la tracciabilità, il peso e le caratteristiche qualitative con limiti e criteri di accettabilità e si applica
il foglio identificativo del lotto. Avviene poi lo stoccaggio in cella per un tempo breve in quanto si tratta di
un prodotto che va incontro a una degradazione rapida. La fase di cernita può essere svolta in maniera
manuale grazie agli operatori che rimuovono i prodotti non idonei utilizzando un nastro continuo con dei
dislivelli in modo da avere un ribaltamento; questa fase può essere svolta anche in maniera automatica con
l’utilizzo di una selezionatrice ottica. Seguono le fasi di monda e taglio che avvengono solo per le insalate
adulte e che vengono svolte in maniera manuale per poter eliminare le parti non edibili. Il lavaggio deve
essere svolto immediatamente per rimuovere i succhi contenenti enzimi derivanti dalla fase di taglio e che
causerebbero un imbrunimento del prodotto; i CCP sono il tempo di permanenza in vasca del prodotto, la
temperatura dell’acqua che deve essere massimo 12°C e la concentrazione di coadiuvante. I coadiuvanti
vengono utilizzati solo se la materia prima presenta un’elevata carica microbica, soprattutto in estate. Per
questa fase si possono utilizzare lavatrici a barbottaggio con aria compressa in cui si instaurano moti
turbolenti nella vasca per facilitare il contatto con l’acqua e il distacco dello sporco; oppure si può usare
una lavatrice a cascata con sezioni a diversi livelli in modo da avere un ribaltamento del prodotto e una
corretta pulizia. Dopo il lavaggio avviene sempre una fase di sgrondatura su un piano inclinato.
L’asciugatura viene svolta per eliminare l’acqua in eccesso che causerebbe un deterioramento del prodotto
e la proliferazione microbica; si può utilizzare una centrifuga elettrica automatica a batch in cui si ha un
bolo e l’acqua viene allontanata nella sezione esterna. L’operazione è discontinua perché ci deve essere il
tempo di trattamento necessario, si hanno cicli abbastanza veloci perché la rotazione è rapida e si possono
avere danni da impatto meccanico e per questo deve essere calibrata per velocità e tempo. Oppure si può
usare un sistema a tunnel ad aria secca chiuso continuo in cui si ha un nastro trasportatore la cui velocità
regola l’operazione e grazie a cui si danneggia di meno la qualità del prodotto. La fase di raffreddamento
non è sempre presente, è specifica per le insalate di IV gamma e permette di ottenere un abbattimento
finale della temperatura da 12°C a 4°C; per questa fase si utilizza azoto in modo da avere un’evaporazione
istantanea e un raffreddamento rapido. Bisogna regolare la quantità di azoto per evitare danni da freddo. Il
confezionamento può essere svolto con diverse tecnologie: nel caso delle buste si ha una bilancia
multiteste e la confezione viene creata contemporaneamente al confezionamento in atmosfera normale
oppure si possono avere vassoi che vengono riempiti e poi sigillati con una pellicola. Altrimenti è possibile
avere un confezionamento in atmosfera protettiva in vaschette che passano in una campana ermetica dove
viene aspirata l’aria dalla confezione che viene sostituita con la miscela di gas desiderata. Un punto
importante di controllo è il metal detector in quanto grazie a un campo magnetico consente di individuare
la presenza di residui metallici che potrebbero derivare dalla raccolta o dagli impianti all’interno della
confezione; se si ha un’anomalia si blocca la linea e si va a vedere la causa del problema, è un CCP. Avviene
poi la preazione in pallet o cassette della confezione secondaria in maniera manuale per avere un ultimo
controllo visivo dell’etichetta e del contenuto. Vengono svolti controlli a campione per determinare la
presenza di materiali estranei e per fare analisi specifiche in laboratorio. La distribuzione deve avvenire
rispettando la catena del freddo del prodotto e nel modo più rapido possibile in quanto si hanno alimenti
deperibili.
2) Disegnare e descrivere il flow-sheet relativo al processo di produzione dell’albume in polvere.
Il processo di produzione dell’albume in polvere ha inizio con il ricevimento delle uova e con la valutazione
della qualità che viene definita dalla legge: il guscio delle uova non deve presentare incrinatura, la forma,
l’integrità e la pulizia ma anche l’altezza della camera d’aria, l’altezza dell’albume e l’Haugh Unit, ovvero un
indice che tiene in considerazione dell’altezza dell’albume e del peso dell’uovo. Più è elevato il valore,
maggiore è la freschezza delle uova; viene valutata anche la forza del guscio in quanto deve sopportare
lavorazioni meccaniche. Il prodotto viene poi avviato alla lavorazione che prevede l’utilizzo di macchine
veloci e delicate che presentano delle ventose e che pongono le uva su un nastro trasportatore per
consentire l’operazione di cernita, la quale viene svolta dagli operatori che rimuovono le uova danneggiate
o sporche; inoltre, è presente una fase automatizzata per la speratura, la quale consiste nell’osservazione
delle uova con una fonte luminosa per verificare l’integrità del tuorlo e la presenza dell’embrione che deve
essere assente. Segue la fase di sgusciatura che deve essere svolta su uova pulite e asciutte per mantenere
al minimo la contaminazione; proprio per questo è vietato svolgere una centrifugazione o schiacciatura e la
zona sporca deve essere separata dalle successive. La materia prima non deve essere contaminata e nel
caso degli ovoprodotti è permesso svolgere un trattamento di lavaggio con sanitizzanti a cui deve seguire
un’asciugatura indispensabile in modo da garantire la qualità e la salubrità. In questa fase si ha anche la
separazione di tuorlo e albume grazie a una macchina che possiede coppette forate e che raccoglie in modo
diversificato i due componenti; viene svolto un controllo della contaminazione dell’albume con il tuorlo
grazie a una selezionatrice ottica in quanto influenza notevolmente le proprietà tecnologiche del prodotto.
Seguono le fasi di filtrazione, dezuccheraggio e di standardizzazione del pH in modo da eliminare i residui di
guscio; il dezucherraggio viene svolto con fenomeni di fermentazione attuati da specifici microrganismi o
con trattamenti enzimatici per poter eliminare i residui di zuccheri che causerebbero le reazioni di Maillard
e una perdita della funzionalità delle proteine. Questa operazione rende il processo semicontinuo in quanto
è necessario aspettare il tempo di reazione che abbassa il pH del prodotto che quindi viene riportato a 7,5 o
5-5,5 per avere una costanza nel prodotto finito e proprietà schiumogene e gelificanti specifiche. Avviene
anche l’estrazione del lisozima che viene poi utilizzato come additivo antimicrobico in altri prodotti
alimentari. A questo punto, se l’albume non viene indirizzato direttamente alle fasi successive di
lavorazione deve essere mantenuto congelato o sotto i 4°C per massimo 48 ore. Segue una fase di
concentrazione per consentire l’allontanamento dell’acqua in modo da migliorare l’efficienza
dell’essiccamento e che viene svolta con l’utilizzo di membrane con pori di piccole dimensioni; questa fase
può essere svolta con un’ultrafiltrazione a 5-6 bar e con cui vengono trattenuti anche gli zuccheri e i Sali
oltre all’acqua, oppure con un’osmosi inversa a 20-30 bar trattenendo solo l’acqua ma con costi maggiori e
un maggiore dispendio energetico. Nell’essiccamento le variabili da tenere in considerazione sono la
temperatura dell’aria, la temperatura del prodotto, il tempo di trattamento e la portata; i controlli sono
relativi alla temperatura del prodotto e alla sua umidità. I metodi per effettuare l’essiccamento sono tre:
l’essiccamento spray prevede la nebulizzazione dell’albume con atomizzatori in una camera in cui è
presenta aria calda a 120-130°C; l’evaporazione avviene in modo istantaneo, le temperature del prodotto
vengono mantenute basse e la polvere viene separata dall’aria con sistemi a filtri o a ciclone. L’aria umida
viene deumidifcata e riciclata; il prodotto può essere sottoposto a istantaneizzazione per poter facilitare la
solubilizzazione aumentando la superficie di contatto e creando granelli con porosità. Seguono il
confezionamento e la pastorizzazione a secco. L’essiccamento in strato sottile porta alla produzione di
cristalli gialli di albume, le temperature devono essere al massimo di 50°C, i tempi di trattamento sono
lunghi e il prodotto viene messo su vassoi con aria calda. Infine, la liofilizzazione viene raramente utilizzata,
solo per i prodotti ad alto valore biologico. La pastorizzazione viene svolta per eliminare i patogeni e gli
alteranti dal prodotto e per poter ottenere un miglioramento delle proprietà tecnologiche in quando
l’essiccamento e gli stress meccanici causano una denaturazione parziale delle proteine e grazie a questo
trattamento si ha un recupero di parte della funzionalità. Essa può avvenire a secco in camere termostate in
pastorizzatori ad armadio oppure su vassoi; altrimenti si ha la pastorizzazione a letto fluido con cui però si
ha un minor recupero delle proprietà tecnologiche.
3) Disegnare e descrivere il flow-sheet relativo al processo di produzione del latte pastorizzato.
Durante il processo di produzione del latte pastorizzato è fondamentale il mantenimento della catena del
freddo dalla stalla al consumo finale. La prima fase prevede la mungitura, il raffreddamento e il trasporto
refrigerato in quanto il latte deve essere raffreddato sotto gli 8°C o 6°C per evitare le degradazioni; il
trasporto deve avvenire sotto i 10°C e quando il latte arriva allo stabilimento deve essere portato a una
temperatura inferiore a 6°C. All’accettazione vengono svolti dei controlli sui parametri specifici come il pH,
l’’acidità, il punto crioscopico, gli inibenti, i microrganismi, le proteine e i grassi che stabiliscono il valore
della merce. Segue poi una fase di preriscaldamento in controcorrente con il latte caldo in uscita fino a una
temperatura di 40-50°C per poter facilitare la scrematura e l’omogeneizzazione; in questo modo, si ha un
recupero di calore efficiente. Si hanno poi la scrematura e la standardizzazione del grasso in modo da avere
la quantità desiderata; sulla base della quantità di grasso contenuta, i latti si dividono in diverse tipologie:
scremato <0,5, parzialmente scremato 1,5-1,8 e intero >3,5. La scrematura consiste nella separazione della
crema dal latte scremato con l’utilizzo di una centrifuga a calotte in continuo; la panna viene controllata
con un densimetro per stabilire poi la portata e la densità e può essere riaggiunta al latte scremato o
utilizzata per altre produzioni come quella del burro. Si utilizza un flussimetro per consentire di ottenere un
latte con contenuto di grassi standardizzato. L’omogeneizzazione può essere svolta sulla crema o sul latte
ricostituito e si ha dopo il trattamento di pastorizzazione deve avvenire in sterilità; essa consiste nella
riduzione della dimensione dei globuli di grasso con un trattamento meccanico in modo da aumentare la
superficie specifica con una diversa conformazione della membrana lipoproteica. Si ha il passaggio
attraverso fori di piccole dimensioni 0,1 mm con sforzi di taglio a 50-80°C e con l’utilizzo di pressioni
elevate; l’omogeneizzazione si basa su due fenomeni: la turbolenza in quanto il latte viene fatto passare da
un tubo in fori di piccole dimensioni ad alta pressione creando dei moti turbolenti e aumentando la velocità
del flusso causando una rottura dei globuli; maggiore è la pressione applicata, minori saranno le dimensioni
dei globuli. Inoltre, si hanno fenomeni di cavitazione in quanto il latte viene fatto passare in una valvola per
l’uscita in cui si ha una caduta di pressione causando la formazione di bolle di vapore e la rottura dei
globuli; maggiore è la differenza di pressione, maggiore è il fenomeno di cavitazione. L’omogeneizzazione
può essere svolta a 1 o 2 stadi: nel caso di due stadi si hanno pressioni maggiori e il secondo passaggio
avviene a pressione inferiore per rompere gli aggregati e le condizioni ideali di operazione sono P1/P2 = 0,2.
Questa fase permette di avere un minor affioramento della parte grassa, migliorare il colore, il sapore, la
cremosità e la digeribilità; lo svantaggio è che si ha un danneggiamento dei globuli lipidici che sono
maggiormente soggetti a ossidazione. Si ha poi l’operazione principale di pastorizzazione che avviene in
continuo con scambio indiretto di calore a 72°C per 15 secondi in modo da consentire la distruzione dei
microrganismi patogeni non sporigeni e una riduzione degli alteranti, una denaturazione del 10-25% delle
sieroproteine e del 10% di acido ascorbico. Gli scambiatori utilizzati prevedono la presenza di un fluido
riscaldante e possono essere a piastre o tubolari. Le variabili che vanno prese in considerazione sono la
temperatura e il tempo di trattamento e si hanno due punti critici di controllo: la valvola di deviazione dopo
la pastorizzazione che permette di rinviare al tank di alimentazione il latte che non ha subito un
trattamento corretto; la pompa di alimentazione che permette di creare una sovrapressione nel prodotto
trattato in modo da evitare contaminazioni con il latte in entrata. La pastorizzazione porta ad avere
modifiche compositive come la denaturazione delle sieroproteine che avviene a 60-65°C e delle caseine a
causa della formazione di complessi tra la BLG e le micelle caseiniche a temperature maggiori di 60°C, la
denaturazione degli enzimi a temperature maggiori di 50°C e dove i più importanti sono la perossidasi
(>80°C), la catalasi (75°C mastite), la fosfatasi (negativa) e la lipasi (endogene o microbiche); si hanno anche
la denaturazione delle vitamine e lo squilibrio del complesso fosfato-calcio. Il confezionamento avviene in
contenitori ermetici subito dopo il trattamento termico e poi vengono svolti controlli sul prodotto finito. La
distribuzione deve essere fatta rispettando la catena del freddo e il trasporto deve avvenire a 0-4°C e
l’esposizione e la vendita a 1-6°C.
4) Disegnare e descrivere il flow-sheet relativo al processo di produzione del latte UHT con metodo
indiretto.
La prima fase prevede la mungitura, il raffreddamento e il trasporto refrigerato in quanto il latte deve
essere raffreddato sotto gli 8°C o 6°C per evitare le degradazioni; il trasporto deve avvenire sotto i 10°C e
quando il latte arriva allo stabilimento deve essere portato a una temperatura inferiore a 6°C.
All’accettazione vengono svolti dei controlli sui parametri specifici come il pH, l’’acidità, il punto
crioscopico, gli inibenti, i microrganismi, le proteine e i grassi che stabiliscono il valore della merce. Segue
poi una fase di preriscaldamento in controcorrente con il latte caldo in uscita fino a una temperatura di 40-
50°C per poter facilitare la scrematura e l’omogeneizzazione; in questo modo, si ha un recupero di calore
efficiente. Si hanno poi la scrematura e la standardizzazione del grasso in modo da avere la quantità
desiderata; sulla base della quantità di grasso contenuta, i latti si dividono in diverse tipologie: scremato
<0,5, parzialmente scremato 1,5-1,8 e intero >3,5. La scrematura consiste nella separazione della crema dal
latte scremato con l’utilizzo di una centrifuga a calotte in continuo; la panna viene controllata con un
densimetro per stabilire poi la portata e la densità e può essere riaggiunta al latte scremato o utilizzata per
altre produzioni come quella del burro. Si utilizza un flussimetro per consentire di ottenere un latte con
contenuto di grassi standardizzato. L’omogeneizzazione può essere svolta sulla crema o sul latte ricostituito
e si ha dopo il trattamento termico deve avvenire in sterilità; essa consiste nella riduzione della dimensione
dei globuli di grasso con un trattamento meccanico in modo da aumentare la superficie specifica con una
diversa conformazione della membrana lipoproteica. Si ha il passaggio attraverso fori di piccole dimensioni
0,1 mm con sforzi di taglio a 50-80°C e con l’utilizzo di pressioni elevate; l’omogeneizzazione si basa su due
fenomeni: la turbolenza in quanto
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