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RAPPORTO GIURIDICO E SITUAZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE

Il rapporto giuridico è una relazione tra due o più persone regolata dal diritto.

Nel disciplinare il rapporto, la norma giuridica stabilisce quale sia l’interesse meritevole di

tutela e tende a consentirne la realizzazione.

Elementi del rapporto giuridico (i soggetti, l’oggetto, il contenuto)

I soggetti sono tanto coloro cui l’ordinamento giuridico riconosce il potere di far valere le

proprie pretese (soggetti attivi), quanto coloro su cui grava il dovere giuridico di tenere un

determinato comportamento (soggetti passivi).

L’oggetto è il bene materiale o immateriali, l’attività umana e più in generale l’utilità a cui si

riferisce il rapporto giuridico.

Il contenuto è il complesso di poteri (situazioni giuridiche attive) e di doveri (situazioni

giuridiche passive) predisposto dal ordinamento giuridico a protezione degli interessi coinvolti

nel rapporto. I SOGGETTI: LE PERSONE FISICHE

Ogni Persona nata viva è considerata soggetto di diritto.

L’idoneità ad essere soggetti di diritti e di obblighi si chiama capacità giuridica (art 1

C.C.). Essa si acquista al momento della nascita e si perde esclusivamente con la morte.

Avere la capacità giuridica significa pertanto essere destinatario delle norme giuridiche,

essere cioè considerato soggetto di diritto, non oggetto, e ricevere quindi protezione

dall’ordinamento.

Diversa dalla capacità giuridica è la capacità di agire, cioè l’idoneità del soggetto a disporre

delle proprie situazioni giuridiche, acquistando ed esercitando diritti o assumendo obblighi.

Una cosa è infatti avere la titolarità di un diritto, altra cosa è poterne disporre (ad es. vendere

l’appartamento, cedere il credito). La capacità di agire presuppone che il soggetto sia in

grado di provvedere validamente alla cura dei propri interessi, ed è indispensabile che egli

abbia raggiunto la necessaria maturità psichica e non sia affetto da patologie che ne possano

menomare le facoltà mentali. La capacità di agire spetta alle persone che hanno raggiunto

la maggiore età, che è fissata al compimento del 18° anno (art 2 C.C.).

La capacità di agire si perde, oltre che con la morte, anche a seguito di una sentenza del

tribunale che accerti lo stato di infermità del soggetto (interdizione o inabilitazione).

GLI INCAPACI DI AGIRE

Si definiscono incapaci i soggetti sprovvisti della capacità di agire. Il codice civile indica i

presupposti che danno luogo all’incapacità. Per tale motivo essa prende il nome di incapacità

legale, da non confondere con l’incapacità naturale.

L’incapacità è disposta (salvo alcuni casi, in cui riveste carattere punitivo) a tutela delle

persone che non sono in grado di rendersi conto del significato e delle conseguenze del proprio

agire. Gli atti da loro compiuti sono ritenuti giuridicamente invalidi (annulabili).

INCAPACITA’ ASSOLUTA E RELATIVA

L’incapacità di agire è assoluta, quando impedisce il compimento di qualsiasi atto, anche

quello apparentemente più innocuo (ad es. l’acquisto o la vendita di beni mobili di scarso

valore economico): i minorenni e gli interdetti

L’incapacità di agire è relativa se vieta al soggetto soltanto il compimento degli atti considerati

più importanti (cosiddetti atti di straordinaria amministrazione, es. l’acquisto o la vendita di

beni immobili): gli inabilitati e i minori emancipati.

GLI INTERDETTI – sono quei soggetti che, benché maggiorenni, si trovano abitualmente in

uno stato di infermità di mente da renderli incapaci di provvedere ai propri interessi (art 414

C.C). L’interdizione è disposta con sentenza dal tribunale quando si rende necessaria per

assicurare ai soggetti adeguata protezione, a conclusione di uno specifico procedimento; per

tale ragione si definisce giudiziale. Essa non va confusa con l’interdizione legale del

condannato, disposta automaticamente dalla legge, con finalità punitive, a carico di chi sia

stato condannato alla pene della reclusione per un periodo non inferiore a 5 anni, oppure alla

pena dell’ergastolo.

GLI INABILITATI- vengono dichiarati sempre con sentenza del tribunale, i maggiorenni

infermi di mente il cui stato non sia cosi grave da dar luogo all’interdizione. Possono anche

essere inabilitati coloro che per prodigalità (abitudine a spendere con eccessiva generosità e in

modo disordinato e senza criterio) o per abuso abituale di sostanze alcoliche o stupefacenti

espongono sé o la famiglia a gravi pregiudizi economici, nonché i sordomuti o i ciechi fin dalla

nascita o dalla prima infanzia, purchè non abbiano ricevuto un’educazione sufficiente per

provvedere alla cura dei propri interessi (art 415 C.C).

GLI EMANCIPATI- sono i minorenni con più di 16 anni che abbiano, debitamente

autorizzati dal tribunale e per gravi motivi (art 84 C.C) contratto matrimonio (art. 390 C.C).

IL SISTEMA DI PROTEZIONE DEGLI INCAPACI

Gli incapaci sono assistiti o rappresentati nell’amministrazione dei loro beni e nella cura dei

loro affari da particolari soggetti, i quali agiscono nell’interesse dell’incapace e sotto il

controllo dell’autorità giudiziaria (tribunale e giudice tutelare). Questi istituti di protezione

variano a seconda che si tratti di incapacità relativa o assoluta.

LA PROTEZIONE DEGLI INCAPACI RELATIVI

Gli incapaci relativi (emancipati e inabilitati) pur potendo compiere da soli atti di ordinaria

amministrazione devono essere assistiti da un curatore tutte le volte che gli atti incidano in

maniera rilevante sul patrimonio: ad es. la vendita di un terreno, la donazione (c.d atti di

straordinaria amministrazione).

LA PROTEZIONE DEGLI INCAPACI ASSOLUTI

Gli incapaci assoluti, invece, non partecipano in nessun modo al compimento degli atti

giuridici, ma vengono completamente sostituiti dai rappresentanti legali che agiscono al loro

posto, talvolta dopo essere stati autorizzati dal giudice tutelare (art 374 C.C)o dal tribunale (art

375 C.C). Tutta l’attività giuridica che riguarda gli incapaci assoluti può quindi avvenire abche

a loro insaputa e anche contro la loro volontà, purchè sia compiuta nel loro esclusivo interesse.

Il controllo esercitato dai giudici mira a proteggere l’interesse degli incapaci da possibili abusi

o da errate operazioni dei rappresentanti.

La rappresentanza riguarda esclusivamente gli atti di natura patrimoniale e non quelli di natura

personale, come contrarre matrimonio o riconoscere figli naturali (attività precluse agli

interdetti giudiziali e ai minori di 16 anni).

La rappresentanza degli interdetti spetta al tutore , nominato con la sentenza di interdizione o

di condanna; quella dei minorenni è attribuita dalla legge ad entrambi i genitori.

L’atto compiuto dall’incapace di agire al di fuori delle regole indicate è annullabile.

L’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

Il sistema di protezione dell’incapace, a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 6/2004 che

ha introdotto l’amministrazione di sostegno, è un sistema articolato e flessibile, in grado di

adattarsi alle peculiari esigenze di protezione dell’incapace.

Il sistema si compone essenzialmente di 4 istituti:

• La potestà dei genitori, per i minorenni;

• La tutela, per gli interdetti;

• La curatela, per gli incapaci relativi;

• L’amministrazione di sostegno riguarda coloro che, per effetto di una infermità o di

una menomazione fisica o psichica (non talmente grave da giustificare l’interdizione o

l’inabilitazione ma ugualmente invalidante), si trovano nell’impossibilità anche parziale

o temporanea di provvedere ai propri interessi.

L’istituto è incentrato sulla figura dell’amministratore di sostegno, designato dal giudice

tutelare anche su richiesta dello stesso soggetto beneficiario. L’amministratore può essere tanto

una persona fisica, quanto una persona giuridica o un’associazione.

Il decreto di nomina stabilisce, tra le altre cose, la durata dell’incarico nonché gli atti che

l’amministratore può compiere in sostituzione del beneficiario (al pari del tutore e dei

genitori), e quelli che il beneficiario può compiere solo con l’assistenza dell’amministratore (al

pari degli incapaci relativi).

In questo modo la capacità dell’interessato è ridotta solo del minimo indispensabile, in ordine

ad alcuni atti soltanto, mentre per tutti gli altri atti, di solito anch’essi indicati nel decreto di

nomina, il beneficiario conserva la piena capacità di agire.

L’INCAPACITA NATURALE – l’incapacità di intendere e di volere

Non è un dato legale come la capacità di agire, ma un dato naturale che attiene alle condizioni

psicologiche, fisiche e intellettuali della persona.

Gli atti compiuti dal soggetto incapace di intendere e di volere possono essere annullati (art

428 CC) perché nel momento in cui li ha compiuti, non era in grado di comprendere

razionalmente le conseguenze delle proprie azioni. In tal caso, la norma stabilisce che

l’annullamento possa essere disposto solo se dagli atti compiuti risulta un grave pregiudizio

per l’autore.

Per l’annullamento dei contratti è richiesto l’ulteriore requisito della malafede dell’altro

contraente, il quale deve aver approfittato dello stato di incapacità per far siglare un contratto

per sé vantaggioso.

I SOGGETTI: LE ORGANIZZAZIONI COLLETTIVE

Formazioni per mezzo delle quali più individui mettono insieme le loro risorse per perseguire

scopi di varia natura( ricreativi, culturali, professionali oppure di mero profitto) che altrimenti,

singolarmente, non sarebbero in grado di realizzare.

Esistono 3 tipi principali di organizzazioni private: le associazioni (aventi scopo di lucro o

scopo ideale), le fondazioni e i comitati.

LE ASSOCIAZIONI – si caratterizzano per il prevalere dell’elemento personale. In esse,

quindi, la pluralità degli associati, uniti dall’intento di perseguire un fine comune, costituisce il

nucleo vitale dell’ente e deve sussistere fin dall’inizio.

La costituzione di tale ente deve avvenire sempre tramite un contratto (l’atto costitutivo) in cui

si manifestano le volontà degli associati di costituire l’organizzazione.

LE FONDAZIONI- assume rilievo prioritario l’elemento patrimoniale, cioè la particolare

destinazione impressa a un certo patrimonio. Esse possono anche essere costituite per volontà

di una sola persona.

I COMITATI- sono caratterizzati dalla funzione di raccogliere fondi da destinare a finalità di

interesse pubblico.

L’AUTONOMIA PATRIMONIALE DELLE ORGANIZZAZIONI COLLETIVE

L’ordinamento giuridico distingue il concetto di soggettività giuridica da quello di personalità

giuridica.

La soggettività attiene alla capacità astratta dell’ente di essere soggetto di diritti e centro di

imputazione di rapporti giuridici.

Il carattere della personalità giuridica richiede l’ulteriore requisito della perfetta autonomia

patrimoniale dell’ente, cioè la netta separazione tra il patrimonio collettivo e i patrimoni

personali. La personalità giuridica è attribuita soltanto a quelle organizzazioni che hanno

ottenuto un riconoscimento formale.

Il riconoscimento consegue all’iscrizione in un apposito registro delle persone giuridiche

tenuto presso le prefetture; per le società di capitali è richiesta l’iscrizione nel registro delle

imprese.

Enti non riconosciuti – il riconoscimento può mancare o perché non richiesto (come nel caso

delle associazioni non riconosciute) o perché non previsto (come nel caso delle società di

persone) o ancora perche non concesso.

La mancanza del riconoscimento non impedisce tuttavia all’ente di avere una propria

soggettività e una certa autonomia. Anche gli enti non riconosciuti hanno una capacità

giuridica e una capacità loro propria e del tutto autonoma rispetto ai singoli individui che ne

fanno parte (si pensi ai sindacati, ai partiti politici, alle società di persone). La distinzione

tra enti non riconosciuti e persone giuridiche risiede nel differente grado di autonomia

patrimoniale, cioè di separazione tra il patrimonio comune e i patrimoni individuali. Soltanto

nelle persone giuridiche questa separazione è netta e definitiva (autonomia patrimoniale

perfetta), cosicché da un lato l’ente risponderà dei propri debiti soltanto con il patrimonio

comune e, dall’altro, i creditori particolari dei singoli associati potranno aggredire

esclusivamente i patrimoni personali dei loro debitori, senza poter vantare alcuna pretesa nei

confronti dei beni comuni.

L’OGGETTO DEL RAPPORTO GIURIDICO

Secondo il codice civile (art 810) sono beni le cose che possono formare oggetto di diritti.

Per il codice civile (art 812) è immobile il suolo e tutto ciò che naturalmente o artificialmente è

incorporato al suolo e forma con esso un corpo unico.

Per il trasferimento degli immobili è richiesto l’atto scritto, che deve essere trascritto nei

registri immobiliari (art 2643 CC), per consentire a terzi di venirne a conoscenza.

Tutti gli altri beni non espressamente qualificati come immobili sono mobili (art 812)

Il loro trasferimento può avvenire anche oralmente e non sono previste particolari forme di

pubblicità.

Una categoria intermedia è rappresentata dai beni mobili registrati (art. 815 CC), si tratta di

beni mobili che ricevono un trattamento giuridico per alcuni aspetti simili a quello riservato

agli immobili. LE SITUAZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE

Il contenuto del rapporto giuridico comprende l’insieme delle situazioni di potere e di dovere

rispettivamente riconosciute e imposte dal diritto ai soggetti del rapporto giuridico.

La situazione giuridica attiva più importante è costituita dal diritto soggettivo.

Il diritto soggettivo è il potere che la norma giuridica (diritto oggettivo) attribuisce al soggetto

di tenere o di pretendere che altri tenga un determinato comportamento, per la realizzazione di

un suo interesse.

D :

IRITTI SOGGETTIVI

N (diritti della personalità)

ON PATRIMONIALI

P – attribuiscono al titolare un vantaggio di tipo economico, valutabile in

ATRIMONIALI

denaro. - hanno per oggetto delle cose e attribuiscono al titolare un potere pieno

DIRITTI REALI

(proprietà)o limitato (diritti reali su cosa altrui)su un bene - sono assoluti e immediati

- hanno per oggetto una prestazione di altri soggetti e attribuiscono al

DIRITTI DI CREDITO

titolare (creditore) il potere di pretendere che un altro soggetto determinato (debitore) tenga

un certo comportamento. – relativi e mediati

L’assolutezza del diritto garantisce al titolare un potere che egli può far valere verso tutti (erga

omnes): se sono proprietario di un appartamento ho il potere di escludere chiunque altro dal

godimento e dalla disposizione di quel bene.

Il diritto relativo attribuisce al titolare un potere che egli può esercitare soltanto nei confronti di

uno o più soggetti determinati.

Le situazioni giuridiche passive – vengono qualificate come obbligo (o dovere specifico) e

dovere (dovere generico).

Con obbligo si indica il dovere specifico gravante su uno o più soggetti determinati, di tenere

un certo comportamento, di solito attivo.

Il dovere è il generico comportamento di astenersi dal recare molestia e dalle turbative a cui

sono tenuti tutti i soggetti in corrispondenza di un diritto assoluto altrui.

LA TUTELA GIURISDIZIONALE DEI DIRITTI

Chiunque veda lesa o minacciata una propria situazione giuridica soggettiva può chiedere

tutela al giudice esercitando il diritto di azione.

Il processo civile: l’azione si esercita mediante la proposizione di una domanda giudiziale con

la quale il soggetto (attore) che ritiene violato un proprio diritto soggettivo cita il presunto

trasgressore (convenuto) a comparire di fronte al giudice competente.

Nel corso del processo ciascuna delle parti sostiene le proprie ragioni davanti al giudice

fornendo tutti i mezzi di prova utili a dare fondatezza alla loro pretesa (documenti,

interrogatori, testimonianze, confessioni, giuramenti).

A tal riguardo occorre precisare che l’attore ha l’onere di dimostrare il suo diritto ( onere della

prova) se non vuol veder respinta la sua domanda.

La decisione giudiziale è contenuta in un particolare atto, la sentenza.

Contro la sentenza del giudice di primo grado le parti soccombenti possono ripresentare la

causa dinanzi al giudice di secondo grado (appello). Contro la decisione di appello è possibile

ricorrere alla Corte di Cassazione. I DIRITTI REALI

I CARATTERI DEI DIRITTI REALI

• Assolutezza

• Immediatezza

• Tipicità: i diritti reali costituiscono un numero chiuso, vale a dire sono specificamente

previsti dalla legge, ed è vietato ai privati di elaborarne nuovi tipi.

La proprietà è il diritto reale di contenuto più ampio, comprendente sia il potere di

utilizzazione diretta della cosa (potere di godimento) , sia il potere di trasferire a vario titolo la

proprietà (vendita, donazione, successione) o di costituire dei diritti a favore di terzi (potere di

disposizione).

Quando la proprietà su un bene spetta a più persone si ha la comproprietà.

I diritti reali su cosa altrui hanno un contenuto più limitato. Essi attribuiscono soltanto

determinati poteri su cose di proprietà di altri e si configurano come limitazioni dei poteri

normalmente spettanti al proprietario.

I diritti reali di godimento – consentono al titolare di esercitare sulla cosa appartenente ad

altri determinate facoltà di godimento (ma non di disposizione).

IL DIRITTO DI PROPRIETA’

Art. 832 C.C. La proprietà è il diritto di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed

esclusivo entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico.

Limiti al diritto di proprietà:

L’art . 42 della Costituzione, dopo aver precisato che la proprietà può essere pubblica o privata,

afferma che la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge che ne deve determinare i

modi di acquisto e di godimento, nonché i limiti, allo scopo di assicurarne la funzione sociale

e di renderla accessibile a tutti. Il proprietario non potrà usare e abusare del bene a suo

piacimento, ma potrà goderne nei limiti in cui il suo godimento sia giustificato da un interesse

generale.

Il diritto di proprietà, oltre all’assolutezza e all’immediatezza, presenta i seguenti caratteri:

pienezza, elasticità, esclusività, imprescrittibilità.

• La pienezza : il contenuto di poteri e facoltà spettanti al proprietario sulla cosa è il più

ampio tra tutti i diritti reali. Limitazioni a tale pienezza sono ammesse soltanto se

espressamente consentite dal proprietario (mediante la costituzione di diritti reali minori) o

se poste dall’ordinamento giuridico in nome di superiori interessi sociali.

• L’elasticità : consiste nell’attitudine a riprendere automaticamente la primitiva pienezza

una volta venuti a cessare i vincoli che ne limitavano il contenuto.

• L’esclusività : carattere strettamente connesso con quello della pienezza, consiste nella

possibilità per il proprietario di impedire a chiunque di ostacolare l’esercizio dei suoi

poteri sul bene.

• L’imprescrittibilità : a differenza degli altri diritti reali che si estinguono per prescrizione,

cioè per il non esercizio prolungato per un certo periodo di tempo, il non uso del diritto di

proprietà non fa perdere il diritto, e il proprietario può sempre rivendicare la sua cosa (art.

948 CC).

Tuttavia, se al mancato esercizio protratto per un certo lasso di tempo si accompagna il

fatto che un altro soggetto nello stesso lasso di tempo si comporta da proprietario, il diritto

di proprietà nascerà a favore di quest’ultimo soggetto e si perderà in capo al vecchio

proprietario (usucapione).

LIMITI AL DIRITTO DI PROPRIETA’

La necessità di fissare dei limiti al diritto di proprietà risponde all’esigenza di salvaguardare

tanto gli interessi privati (limiti posti nell’interesse privato) in special modo degli altri

proprietari, quanto quelli della collettività ( limiti posti nell’interesse pubblico).

Un limite di carattere generale è contenuto nell’art. 833 CC: esso vieta al proprietario tutti

quegli atti che non hanno altro scopo che quello di nuocere o arrecare molestia ad altri (

divieto degli atti di emulazione). La valutazione della sussistenza di un atto emulativo è

rimessa al giudice che dovrà accertare la ricorrenza di due elementi: da un lato l’assenza di

utilità per il proprietario (elemento oggettivo), dall’altro l’intenzione esclusiva di nuocere o

recare molestia ad altri (elemento soggettivo).

Il carattere emulativo dell’atto deve essere sempre provato.

I LIMITI POSTI NELL’INTERESSE PUBBLICO

Compito di indirizzare la proprietà privata verso la sua funzione sociale.

L’espropriazione- è la limitazione più grave, consistendo in una vendita forzata, mediante la

quale la proprietà del bene viene trasferita coattivamente (contro la volontà del proprietario)

allo Stato o ad altro soggetto, dietro pagamento di una giusta indennità. Si tratta di un istituto

necessario per la realizzazione di opere pubbliche.

Primo presupposto dell’espropriazione è la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera che si

vuole realizzare o dell’uso che si intende fare del bene espropriato.

Tuttavia l’interesse privato deve essere salvaguardato. Per questo l’ordinamento giuridico ha

previsto altri due presupposti per l’espropriazione.

1. Soltanto la legge può individuare i casi in cui l’espropriazione può essere disposta.

2. Il soggetto espropriato ha diritto al pagamento di una indennità di espropriazione .

La requisizione di beni mobili e immobili viene disposta dall’autorità amministrativa quando

ricorrono gravi e urgenti necessità pubbliche, militari o civili.

LIMITI POSTI NELL’INTERESSE PRIVATO

Riguarda soprattutto la proprietà immobiliare e mira a regolare i rapporti di vicinato.

I confini della proprietà - la proprietà immobiliare si estende in linea verticale, nel sottosuolo

e nello spazio sovrastante. Tuttavia il proprietario non può opporsi ad attività di terzi che si

svolgano a tale profondità o a tale altezza che egli non abbia interesse ad escludere. In senso

orizzontale la proprietà immobiliare si estende all’interno dei propri confini.

L’accesso – il proprietario deve permettere l’accesso e il passaggio nel suo fondo a chi voglia

riprendere la sua cosa che vi si trovi accidentalmente, o a chi debba costruire o riparare opere,

o a chi, munito di licenza, intenda esercitarvi la caccia, salvo che il fondo non sia chiuso o vi

siano colture suscettibili di danno.

Le immissioni – l’art 844 : il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di

fumo o di calore, i rumori e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino se non superano

la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.

Altri limiti: distanze tra edifici, l’apertura di luci e vedute che danno sul fondo del vicino,

scarico delle acque piovane (stillicidio), l’utilizzo e lo scolo delle acque esistenti sul fondo.

I MODI DI ACQUISTO DELLA PROPRIETA’

I modi di acquisto della proprietà sono gli atti o i fatti giuridici previsti dalla legge dai quali

sorge il diritto di proprietà in un titolare.

Art 922 CC: Modi di acquisto a titolo originario :sono quelli in cui l’acquisto non dipende in

nulla dal diritto del precedente proprietario né vi si collega. La proprietà si acquista libera da

pesi (vincoli e limitazioni) e da diritti di terzi, risultando del tutto ininfluenti le vicende

traslative relative ai precedenti proprietari (invalidità dell’atto di acquisto, limitazioni nel

godimento per concorrenti diritti di terzi).

Modi di acquisto a titolo derivativo, il diritto dell’acquirente (detto avente causa) si collega

direttamente e in modo inscindibile all’esistenza, all’ampiezza e alle limitazioni del diritto del

soggetto che lo trasferisce (detto dante causa).

I MODI DI ACQUISTO A TITOLO ORIGINARIO

L’occupazine è il modo di acquisto di proprietà delle cose mobili che non appartengono a

nessuno che si attua mediante il semplice impossessamento del bene (art. 923-926 CC).

Oggetto dell’acquisto per occupazione sono soltanto le cose mobili che non siano di proprietà

di alcuno o perché non lo sono mai state o perché sono state intenzionalmente abbandonate.

L’acquisto per occupazione si verifica al momento dell’impossessamento.

L’invenzione è il ritrovamento di cose smarrite (art. 927-930 CC).

L’accessione- il proprietario di una cosa principale acquista la proprietà della cosa accessoria

appartenente ad un diverso soggetto (art. 934 CC).

La proprietà della cosa principale (es un terreno) si espande automaticamente, cioè senza

bisogno di una particolare attività giuridica e addirittura anche contro la volontà del

proprietario, estendendosi alle altre cose che vi accedono(es. piantagioni, costruzioni).

Unione e commistione – si verifica quando cose mobili appartenenti a diversi proprietari si

uniscono o si mescolano in modo tale da non poterle facilmente separare (art 939 CC).

L’unione si ha in caso di congiungimento tra cose mobili che non perdono la loro individualità

(diamante incastrato nel anello), pur potendo divenire inseparabili.

La commistione si ha invece quando le cose vengono unite senza potersi più distinguere.

In questi casi, se il valore delle cose unite o mescolate è grosso modo equivalente, i proprietari

acquistano la comproprietà del nuovo bene. Se invece una delle cose può ritenersi principale in

considerazione del suo maggior valore, il proprietario della cosa principale acquista la

proprietà del tutto (art 940 CC).

La specificazione – si ha quando taluno crea una nuova cosa adoperando una materia

appartenente ad altri (art 940 CC).

L’acquisto della cosa nuova può spettare tanto al proprietario della materia quanto a colui che

ha impiegato la propria opera (specificatore); ciò dipende dal fatto che il valore della materia

superi notevolmente o meno quello della manodopera. Ovviamente, colui che è divenuto

proprietario della nuova cosa è tenuto a indennizzare l’altro.

LA TUTELA DELLA PROPRIETA’

A difesa del diritto di proprietà sono dedicate 4 azioni particolari: azione di rivendicazione,

azione negatoria, azione di regolamento di confini, azione per apposizione di termini.

Le azioni che tutelano la proprietà sono denominate petitorie.

Con l’azione di rivendicazione il proprietario rivendica la cosa da chiunque la possiede o la

detiene (art 948 CC).

L’azione di rivendicazione ha il duplice scopo di accertare la titolarità del bene e consentire al

legittimo proprietario di recuperarlo.

L’azione di rivendicazione non si prescrive, cioè non si perde se non la si esercita per un certo

periodo di tempo (salvi tuttavia gli effetti dell’acquisto della proprietà da parte di altri per

usucapione).

Con l’azione negatoria il proprietario agisce per far dichiarare l’inesistenza di diritti affermati

da altri sulla cosa (art 949 CC).

L’onere probatorio è per questa azione meno gravoso. In questo caso spetterà al altro di

provare l’esistenza del suo diritto.

Con l’azione di regolamento di confini i proprietari di fondi confinanti chiedono che sia

stabilito giudizialmente il confine tra i due fondi (art 950).

L’azione presuppone che vi sia incertezza del confine tra i fondi. Ogni mezzo di prova è

ammesso. In mancanza di altri elementi, il giudice si attiene al confine delineato dalle mappe

catastali.

Con l’azione per apposizione di termini i proprietari di fondi confinanti chiedono che siano

apposti o ristabiliti a spese comuni i segnali di confine quando questi manchino o siano

divenuti irriconoscibili (art 951).

A differenza dell’azione precedente, in questo caso non vi è incertezza sul confine.

Oltre che con le azioni petitorie, il diritto di proprietà può essere tutelato anche mediante le

azioni possessorie e le azioni di nunciazione.

La proprietà riceve anche una protezione penale: reati di furto, appropriazione indebita, rapina,

usurpazione, invasione di terreni o di edifici.

I DIRITTI REALI SU COSA ALTRUI

Diritti reali che attribuiscono poteri meno ampi di quelli riconosciuti al proprietario (diritti

reali minori). Essi si esercitano su cose che appartengono ad altri e presuppongono una

limitazione dei poteri del proprietario.

La presenza del diritto reale minore riduce il potere del proprietario, ma non lo esclude del

tutto (nuda proprietà). Al proprietario permangono soltanto alcune facoltà, ad esempio il

potere di disposizione, mentre altre, come il potere di godimento, rimangono limitate, di solito

per volontà dello stesso proprietario, a vantaggio di un altro soggetto. Si ha per cosi dire la

scomposizione del contenuto della proprietà nelle varie facoltà di cui si compone con

attribuzione di talune di esse a soggetti diversi dal proprietario.

Il nudo proprietario può vendere, donare il bene su cui ha costituito il diritto di usufrutto a

favore di un terzo, ma non potrà esercitare la facoltà di godimento di cui si è privato a favore

dell’usufruttuario.

Il diritto reale di godimento perdura per tutto il tempo stabilito e si lega alla cosa stessa,

seguendone le vicende giuridiche. Se la cosa viene venduta ad altri, il diritto reale potrà essere

fatto valere nei confronti del nuovo proprietario (caratteristica detta diritto di seguito).

Diritti reali di godimento

D :

IRITTI REALI MINORI Diritti reali di garanzia (responsabilità patrimoniale del debitore)

I DIRITTI REALI DI GODIMENTO

I diritti reali di godimento su cosa altrui assicurano al titolare il potere di esercitare

direttamente su una cosa di proprietà di altri determinate facoltà di godimento (ma non di

disposizione).

Essi vengono solitamente costituiti mediante un contratto (o anche per testamento) con il quale

il proprietario si spoglia di alcuni dei suoi poteri trasferendoli ad altri, solitamente in cambio di

un corrispettivo in denaro.

Talvolta la costituzione del diritto reale prescinde dalla volontà dei soggetti ed è disposta dalla

legge (l’usufrutto dei genitori esercenti la potestà sui beni dei figli minori).

Possono infine acquistarsi per effetto dell’usucapione.

Le cause di estinzione dei diritti reali di godimento:

• Il decorso del termine, quando questo è fissato;

• La prescrizione, cioè il non aver esercitato il diritto per 20 anni;

• La confusione o la consolidazione che si verifica quando il diritto reale minore e la

proprietà , per effetto di un determinato atto, vengono a riunirsi nella stessa persona;

• La rinunzia da parte del titolare , la quale comporta il dispiegarsi della pienezza del

diritto del proprietario sulla cosa;

• Il perimento della cosa su cui il diritto è costituito;

I diritti reali di godimento sono: l’usufrutto, l’uso e l’abitazione, la superficie, l’enfiteusi e

le servitù prediali.

L’USUFRUTTO

L’usufrutto è il diritto di godere della cosa altrui e di trarne ogni utilità, con l’obbligo di

rispettarne la destinazione economica (artt 978- 1020).

Con la costituzione del usufrutto il proprietario del bene resta spogliato del suo potere di

godimento (nudo proprietario) ma non di quello di disposizione.

L’usufruttuario potrà servirsi della cosa, concederla in locazione, appropriarsi dei frutti naturali

e civili da essa prodotti. Se non gli viene espressamente vietato dal titolo costitutivo, egli può

anche cedere il proprio diritto di usufrutto, per un certo tempo o per tutta la sua durata (art 980)

Il diritto del usufruttuario, benché di contenuto ampio e generale, è però limitato sotto due

diversi profili:

• Deve esercitarsi nel rispetto della destinazione economica impressa al bene dal

proprietario.

• È un diritto temporaneo, essendo fissata dalla legge una durata massima. Esso non può

eccedere la vita dell’usufruttuario, se persona fisica, o il termine di 30 anni se è

costituito a favore di una persona giuridica (art 979).

La vita del usufruttuario costituisce il limite temporale ultimo della durata del diritto. Ne

consegue che estinguendosi con la morte del suo titolare, l’usufrutto non può essere trasmesso

agli eredi. Una possibilità di trasmissione mortis causa dell’usufrutto sussiste. Essa si verifica

nell’ipotesi in cui il diritto sia stato ceduto e il cessionario muoia quando è ancora in vita il

primo usufruttuario: in questo caso gli eredi del cessionario vengono ad acquistare l’usufrutto

per tutto il periodo che resta fino alla morte del primo usufruttuario.

L’obbligo fondamentale che grava sull’usufruttuario è quello di restituire i beni al proprietario

al termine dell’usufrutto. L’usufruttuario è tenuto a redigere a sue spese l’inventario dei beni e

a prestare idonea cauzione per prendere possesso della cosa, nonché ad usare nell’esercizio del

suo diritto la diligenza del buon padre di famiglia.

Non è tenuto a restituire il bene nello stesso stato in cui si trovava all’inizio del periodo di

sfruttamento, ma in quello conseguente al suo godimento.

L’USO E ABITAZIONE

L’uso è il diritto di servirsi di una cosa altrui e, se fruttifera, di raccogliere i frutti per

soddisfare i bisogni propri e della propria famiglia (art 1021).

L’abitazione è il diritto di abitare una casa altrui insieme alla propria famiglia (art 1022).

L’uso e l’abitazione sono diritti reali del tutto simili all’usufrutto salvo alcune eccezioni ma di

ambito più limitato. Si tratta di diritti personalissimi, cioè strettamente legati alla persona del

loro titolare; cioè spiega perché non si possono cedere, dare in locazione a terzi.

SUPERFICIE

La superficie è il diritto di fare o di mantenere una costruzione al di sopra o al di sotto del

suolo altrui (artt 952-956).

La superficie costituisce una deroga al principio dell’accessione immobiliare, cioè di quel

particolare modo di acquisto della proprietà a titolo originario secondo cui tutto ciò che insiste

sul suolo appartiene al proprietario del suolo stesso.

La costituzione della superficie può essere fatta per un tempo determinato o in perpetuo.

Essa consente al suo titolare di costruire sopra o sotto il fondo altrui e di divenire proprietario

della costruzione. Sullo stesso fondo vengono ad incidere due proprietà distinte: quella del

suolo, che resta del proprietario concedente, e quella della costruzione (detta proprietà

superficiaria), che appartiene al superficiario.

Esiste anche un’altra ipotesi di superficie che si costituisce con la alienazione della proprietà

della costruzione già esistente separatamente dalla proprietà del suolo (art 952).

In questo caso il superficiario, oltre ad acquistare la proprietà superficiaria della costruzione,

viene anche ad acquistare il diritto di superficie sul suolo su cui la costruzione insiste.

ENFITEUSI

L’enfiteusi è il diritto che un soggetto (enfiteuta) ha di godere un fondo altrui con l’obbligo

di migliorarlo e di pagare al concedente (proprietario) un canone periodico (art 957-977).

È il più ampio diritto reale di godimento su cosa altrui. Assicura al titolare lo stesso potere di

godimento del proprietario e prerogative cosi importanti da poter ritenere che con la

concessione di tale diritto il proprietario rischi di perdere la sua proprietà. All’enfiteuta viene

riconosciuto il diritto di chiedere l’affrancazione(riscatto) del fondo e diventare cosi


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto privato con particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: il rapporto giuridico e le situazioni giuridiche oggettive, gli elementi del rapporto giuridico: i soggetti, l'oggetto e il contenuto; il sistema di protezione degli incapaci, la protezione degli incapaci relativi, la protezione degli incapaci assoluti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in consulenza aziendale e giuridica
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Scaglione Francesco.

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