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Capitolo 32

Il rapporto obbligatorio

L’obbligazione è un rapporto tra due parti in virtù del quale una di esse (il debitore) ha il

dovere giuridico di tenere un certo comportamento, ovvero di eseguire una prestazione.

Il rapporto obbligatorio è sempre relativo: mentre il diritto reale è infatti opponibile erga

omnes, il diritto di credito può essere fatto valere solo nei confronti del debitore.

Con l’espressione obbligazione naturale si intende quella obbligazione dovuta esclusivamen-te

in virtù di un dovere morale o sociale. Il debitore naturale non può essere in alcun modo costretto ad

adempiere, ma, nel caso in cui decide di adempiere, non può pretendere la restituzione di quanto

corrisposto. L’obbligazione naturale si distingue da quella civile per il fatto che in questo caso il

creditore non dispone di mezzi di coercizione, nei confronti del debitore.

Fonti delle obbligazioni possono essere: il contratto, l’atto illecito, qualunque altro atto o fatto

idoneo a produrle secondo l’ordinamento. Capitolo 33

Gli elementi del rapporto obbligatorio

Elementi del rapporto obbligatorio sono i soggetti e la prestazione.

I soggetti

I soggetti del rapporto obbligatorio devono essere almeno due: il creditore (soggetto attivo) e il

debitore (soggetto passivo). Ciò non toglie che possa verificarsi l’ipotesi in cui vi sia una pluralità di

soggetti, attivi o passivi.

Nel caso di pluralità di soggetti passivi si possono distinguere le obbligazioni parziarie, che si

hanno quando il creditore può pretendere, da ciascun debitore, solo la propria parte di debito, dalle

obbligazioni solidali, che si hanno ,invece, quando il creditore può pretendere l’intera prestazione da

uno qualunque dei condebitore, liberando gli altri. Ovviamente, nei rapporti tra condebitori, il debitore

che ha adempiuto all’intera prestazione ha diritto di agire, tramite l’azione c.d. di regresso, nei

confronti degli altri condebitori affinché ciascuno di questi gli rimborsi la propria parte (nel caso in cui

uno di questi risulti insolvente, la perdita si ripartisce equamente tra tutti i condebitori). Se il titolo o la

legge non dispone diversamente, nei rapporti interni la parte di ciascun condebitore si presume uguale

a quella degli altri. In caso di obbligazione solidale si ha una pluralità di rapporti obbligatori.

Nel caso di pluralità di soggetti attivi (ipotesi comunque poco frequente) l’adempimento nelle

mani di uno dei creditori libera il debitore dall’obbligazione verso gli altri.

Concetto differente è quello di obbligazione indivisibile, che si ha quando, per la particolare

natura dell’oggetto della prestazione (indivisibilità oggettiva) o per espressa scelta delle parti

(indivisibilità soggettiva), si ha l’obbligo, da parte del debitore, di prestare l’intero.

La prestazione 1

La prestazione cui un debitore può essere obbligato può consistere in un dare(ovvero nella

dazione di una somma di denaro, di un oggetto), in un facere (eseguire un opera o un servizio) o in un

non facere (ovvero in un comportamento negativo).

Si distinguono le obbligazioni di risultato, ovvero quelle in cui il debitore si impegna a

raggiungere un determinato risultato, dalle obbligazioni di mezzi, ovvero quelle in cui il debitore si

impegna a mettere in atto un determinato comportamento, senza essere vincolato nel risultato da

raggiungere (ad esempio il medico che presta le cure si impegna a prestare la propria attività, ma non a

garantire la guarigione).

La prestazione si dice infungibile quando è rilevante la persona del debitore che esegue la

prestazione, fungibile nel caso contrario.

La prestazione dovuta deve essere suscettibile di valutazione economica.

Inoltre perché un’obbligazione sia validamente assunta occorre che il contenuto della

prestazione sia possibile (l’impossibilità eventualmente eccepita deve comunque essere oggettiva e

non una semplice difficoltà), lecita, determinata o almeno determinabile (nel senso che devono essere

determinati almeno i criteri per giungere alla sua determinazione). Le parti possono anche stabilire che

sia un terzo a determinare l’oggetto della prestazione.

Oggetto dell’obbligazione è la prestazione dovuta. Nel caso di obbligazioni di dare, oggetto è

anche il bene dovuto.

Si distinguono le obbligazioni generiche (quando oggetto della prestazione è una determina-ta

quantità di bene appartenenti ad un determinato genere) dalle obbligazioni specifiche (quando oggetto

della prestazione è un bene determinato). Un obbligazioni generica diviene specifica quando si

perviene alla individuazione delle cose scelte per l’adempimento.

Un obbligazione si dice alternativa, in contrapposizione a quella semplice, quando le

prestazioni previste ad oggetto sono due o più di due, ma il debitore può liberarsi dall’obbligazioni

eseguendone una sola. Salvo pattuizione contraria la scelta spetta al debitore. Con l’esercizio della

facoltà di scelta l’obbligazione diventa semplice. In caso di sopravvenuta impossibilità della

prestazione scelta non imputabile al debitore l’obbligazione si estingue. Nel caso che una delle

prestazioni sia impossibile all’origine o diventi impossibile prima della scelta l’obbligazione si

considera semplice. L’obbligazione alternativa si distingue da quella facoltativa per il fatto che nella

prima si ha una pluralità di prestazioni tra le quali il debitore ha facoltà di scelta, mentre nella seconda,

che è comunque un’obbligazione semplice, il debitore ha facoltà di liberarsi dall’obbligo prestando

cosa diversa da quella pattuita.

Le obbligazioni si dicono pecuniarie quando hanno ad oggetto la dazione di una somma di

denaro. Quando l’obbligazione pecuniaria è a termine (ovvero va adempiuta in un momento successivo

a quello in cui sorge) occorre stabilire se alla scadenza del termine è dovuta la somma inizialmente

fissata (avendo riguardo al suo valore nominale) o se debba tenersi conto del potere d’acquisto del

denaro. Nel nostro ordinamento vige di regola il principio nominalistico (art. 1277 c.c.). Il creditore

può comunque cautelarsi contro le oscillazioni del valore della moneta pattuendo degli interessi o

inserendo nel contratto dal quale l’obbligazione sorge delle clausole che consentono delle variazioni

all’entità della somma da corrispondere in funzione elle modifiche di indici prestabiliti.

La giurisprudenza ha chiarito che il principio nominalistico si applica solamente alle

obbligazioni di valuta, ovvero a quelle obbligazioni il cui oggetto è la dazione di una somma di denaro

prestabilita, mentre non si applica alle obbligazioni di valore, ovvero a quelle obbligazioni in cui la

somma da corrispondere è legata al valore di un determinato bene, valore che può mutare nel tempo.

Tipico debito di valore è l’obbligazione risarcitoria.

Un particolare tipo di obbligazione pecuniaria è quella relativa agli interessi che formano

oggetto di un’obbligazione pecuniaria accessoria che, cioè, si aggiunge ad una prestazione principale

(detta capitale). Gli interessi possono essere:

- convenzionali, quando sono le parti a pattuire, nel titolo costitutivo dell’obbligazione, che il

debitore sia tenuto a pagare al creditore, oltre all’obbligazione principale, anche gli interessi. Il

tasso di interessi da applicare è quello legale, a meno che le parti non pattuiscano per iscritto

un tasso differente; 2

- corrispettivi: quando il credito pecuniario è liquido (ovvero determinato nel suo ammontare) ed

esigibile (ovvero la corresponsione della somma non è sottoposta a termine o condizione) esso

produce automaticamente interessi nella misura del tasso legale, anche se non pattuiti ed

indipendentemente da costituzione in mora del debitore o domanda giudiziale del creditore, a

meno che dalla legge o dal titolo non risulti diversamente;

- compensativi: in alcuni casi, stabiliti dalla legge, i crediti pecuniari producono interessi (detti

appunto compensativi) indipendentemente dalla loro esigibilità. Secondo la giurisprudenza

hanno tale natura anche gli interessi sulle somme dovute a titolo di indennizzo o risarcimento

danni, computati dal giorno in cui sorge il diritto al risarcimento del danno o dell’indennizzo;

- moratori: tali interessi sono dovuti dal debitore in mora (ovvero in ritardo nel pagamento) nella

misura del tasso legale ed indipendentemente dal fatto che fossero dovuti in precedenza o che il

creditore provi di aver subito un danno. Se prima della mora erano dovuti interessi

convenzionali ad un tasso superiore a quello legale, gli interessi moratori saranno computati

con il tasso convenzionale.

In linea di principio il nostro ordinamento vieta l’anatocismo, ovvero la capitalizzazione degli

interesse dovuti affinché questi producano ulteriori interessi. Gli interessi possono essere capitalizzati

solo qualora siano scaduti da più di sei mesi ed intervenga, al riguardo, o una convenzione tra le parti o

una domanda giudiziale del creditore volta ad ottenere il pagamento sia degli interessi scaduti che di

quelli computati sugli interessi scaduti. Capitolo 34

Modificazione dei soggetti dell’obbligazione

Modificazioni dal lato attivo

1 – La cessione

Si parla di cessione del credito sia per indicare il contratto con il quale il creditore (cedente)

pattuisce con un terzo (cessionario) il trasferimento in capo a quest’ultimo del suo diritto verso il

debitore (ceduto), sia per indicare l’effetto di tale contratto.

Qualunque credito può formare oggetto di cessione a meno che non abbia carattere strettamente

personale o la cessione sia stata convenzionalmente esclusa dalle parti.

Non è necessario, per il perfezionamento della cessione, del consenso del debitore ma a questi

tale contratto deve essergli notificato per avere efficacia nei suoi confronti.

Se la cessione viene effettuata per estinguere un debito del cedente nei confronti del cessionario

tale cessione può avvenire pro solvendo o pro soluto. Nel primo caso la liberazione del cedente dalla

sua obbligazione con il cessionario avverrà solo nel momento in cui il debitore ceduto adempia alla

propria obbligazione. Nel secondo caso il cessionario libera immediatamente il cedente dalla propria

obbligazione accollandosi il rischio di insolvenza del debitore ceduto. Salvo diversa pattuizione la

cessione si presume contratta pro solvendo.

2 – La surrogazione

La surrogazione è una figura particolare di sostituzione dal lato attivo in quanto questa avviene

con l’esecuzione della prestazione in favore del creditore originario e con il sorgere dell’obbligazione

nei confronti di un altro soggetto attivo. La differenza con la cessione sta proprio nel fatto che in

questa la prestazione non è ancora stata adempiuta.

La surrogazione può avvenire per volontà del creditore (quando questi, ricevuto il pagamento

da un terzo dichiara espressamente di farlo subentrare nei suoi diritti nei confronti del debitore), per

volontà del debitore (ad esempio quando questi per adempiere all’obbligazione prende a mutuo una

1 .

somma di denaro vincolandosi con un altro soggetto) o nelle ipotesi previste dall’art. 1203 c.c

1 Art. 1203 Surrogazione legale

La surrogazione ha luogo di diritto nei seguenti casi:

1) a vantaggio di chi, essendo creditore, ancorché chirografario, paga un altro creditore che ha diritto di essergli preferito in ragione dei

suoi privilegi, del suo pegno o delle sue ipoteche; 3

Modificazioni dal lato passivo

La sostituzione del soggetto passivo del rapporto obbligatorio può realizzarsi mediante le figure

della delegazione passiva, dell’espromissione e dell’accollo. A differenza delle modificazioni dal lato

passivo, per il debitore non è indifferente la persona del debitore, sicché la sostituzione del debitore

non è possibile senza l’espressa volontà del creditore. In mancanza di questa il precedente debitore non

viene liberato ed il nuovo soggetto passivo si aggiunge ad esso.

1 – La delegazione passiva

Si ha delegazione quando una persona (delegante) ordina o invita un’altra persona (delegato) ad

eseguire o a promettere un determinato pagamento a favore di un terzo soggetto (delegatario).

Si distinguono la delegazione di pagamento (delegatio solvendi) dalla delegazione a promettere

(delegatio promittendi). La prima si ha quando il delegante invita il delegato ad effettuare senz’altro un

pagamento al delegatario (es. l’assegno bancario). Nella seconda il delegante ordina al delegato di

assumersi l’obbligo di effettuare successivamente un determinato pagamento al delegatario.

2 – L’espromissione

Con tale termine si indica quel contratto con il quale un soggetto si obbliga spontaneamente nei

confronti del creditore promettendo l’adempimento, da parte sua, della prestazione cui è obbligato il

debitore. L’elemento differenziale tra l’espromissione e la delegazione sta appunto nella spontaneità

dell’iniziativa del terzo. Come la delegazione, anche l’espromissione può essere cumulativa

(adpromissio) nel senso che il terzo ed il debitore rimangono vincolati in solido, o liberatoria o privati-

va nel caso in cui, dichiarando espressamente il terzo di voler liberare il debitore originario, il terzo

rimane l’unico soggetto obbligato nei confronti del creditore.

3 – L’accollo

L’accollo è un contratto tra il debitore (accollato) ed un terzo (accollante) con il quale

quest’ultimo assume a proprio carico l’onere di procurare il pagamento al creditore (accollatario). Si

distinguono due specie di accollo:

- l’accollo semplice o interno, che si ha quando le parti non intendono attribuire al creditore

alcun diritto verso l’accollante; in questo caso questi si impegna esclusivamente nei confronti

dell’accollato;

- l’accollo esterno, si ha invece quando l’accordo tra accollante ed accollato si presenta come un

contratto a favore del creditore; in questo caso il creditore può, con atto unilaterale aderire al

contratto e pretendere direttamente dall’accollante l’adempimento del suo credito. Questo tipo

di accollo può essere a sua volta cumulativo, quando il debitore originario resta obbligato in

solido con l’accollante, e liberatorio o privativo, quando il debitore viene liberato e rimane

obbligato esclusivamente l’accollante. In questo caso occorre una dichiarazione espressa del

creditore o che tale liberazione sia condizione espressa dell’accordo tra questi e l’accollante.

Capitolo 35

L’estinzione dell’obbligazione

Il tipico fatto estintivo dell’obbligazione è l’adempimento. In alcuni casi però il legislatore ha

previsto che, nonostante l’obbligazione non sia stata adempiuta, non si configuri l’inadempimento (per

il quale l’ordinamento prevede alcuni meccanismi di tutela del diritto del creditore, meccanismi che

saranno esaminati più avanti) bensì si verifica l’estinzione dell’obbligazione. Ciò si verifica

2) a vantaggio dell'acquirente di un immobile che, fino alla concorrenza del prezzo di acquisto, paga uno o più creditori a favore dei quali

l'immobile è ipotecato (2866);

3) a vantaggio di colui che, essendo tenuto con altri o per altri al pagamento del debito (754 e seguenti), aveva interesse di soddisfarlo

(1299, 2871);

4) a vantaggio dell'erede con beneficio d'inventario (484 e seguenti), che paga con danaro proprio i debiti (490) ereditari;

5) negli altri casi stabiliti dalla legge (756, 1259, 1762, 1776, 1780, 1796, 1949). 4


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Balestra Luigi.

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