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L'ordinamento giuridico

Significato del termine diritto

La parola diritto ha due significati: oggettivo come universo e sistema di regole e soggettivo come un potere o libertà riconosciuta da un diritto. Una regola serve per prescrivere un comportamento qualificandolo come obbligatorio, vietato o lecito. Le regole si suddividono in: generale che riguardano il comportamento di chiunque si trovi in una determinata situazione e astratta che valgono in ogni situazione che sia eguale a quella prevista. Tutte le regole hanno carattere generale e astratto (codici, leggi, decreti e regolamenti), una regola prevede una conseguenza negativa (sanzione) per chi non la rispetta.

Fonti del diritto

Le fonti del diritto sono tutti quegli atti o fatti idonei a produrre norme giuridiche in un sistema dato. Esistono due tipi di fonti: il precedente giudiziario che consiste nella decisione già avvenuta in un caso analogo a quello in esame e l’atto legislativo testo che contiene regole di diritto. Le regole che disciplinano i modi di produzione degli atti legislativi vengono definite norme di produzione.

Ordinamento giuridico

L'ordinamento giuridico è un universo di regole di diritto prodotte in conformità ad un apparato di fonti. Le regole che entrano a far parte dell’ordinamento sono espressamente formulate tramite atti legislativi ma possono anche derivare da fonti extralegislative.

Fonti del diritto italiano

Le fonti del diritto italiano secondo il Codice Civile sono:

  • Leggi
  • Regolamenti
  • Norme corporative
  • Usi

La prima tra le fonti del diritto però rimane la Costituzione (1947/48). La legge in senso formale è uno specifico atto prodotto secondo procedure previste dalla Costituzione, gli atti legislativi prodotti con procedura diversa hanno forza di legge in senso stretto come il decreto legislativo e il decreto legge. Le convenzioni internazionali sono al livello gerarchico della legge in quanto fonte di diritto internazionale che, a seguito di ratifica, obbligano gli Stati firmatari. I regolamenti sono una fonte subordinata alla legge e sono emanati da Governo, Regioni, Province e Comuni per disciplinare l’esecuzione delle leggi. Le norme corporative trovano fonte nei contratti collettivi. Gli usi sono una fonte di diritto sussidiaria e vengono usati solo quando richiamate da una fonte precedente o in materia non regolata da altre fonti.

L'Unione Europea e il diritto interno

Con l’espansione e la nascita dell’Unione Europea questa può emanare regolamenti che hanno efficacia immediata nel diritto interno degli Stati membri e prevalgono sulle norme statali. Tra gli obiettivi dell’Unione vi è infatti l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri. Le direttive sono comunque applicabili anche se non rispettate quando abbastanza articolate e dettagliate (self-executing).

Entrata in vigore delle norme

Perché una norma sia applicabile essa deve entrare in vigore, che è subordinata a: pubblicazione del testo normativo e la decorrenza della vacatio legis.

Conflitto tra norme

Il conflitto fra più norme può essere risolto nel tempo dallo stesso legislatore il quale, dettando la nuova disciplina, cancelli la preesistente. Prevale comunque sempre la norma più recente perché il diritto muta nel tempo assieme alla società. L’abrogazione di una disposizione normativa può avvenire:

  • Per dichiarazione espressa del legislatore
  • Per incompatibilità tra nuove disposizioni e precedenti
  • Perché la nuova legge regola l’intera materia già regolata dalla legge anteriore

Il primo caso è un’abrogazione espressa, il secondo e il terzo sono tacite. L’abrogazione di una norma può essere richiesta anche attraverso un referendum popolare. Le leggi sono irretroattive in quanto non dispongono che per l’avvenire, una legge può essere retroattiva se disposta con un’espressa previsione o anche risultante dalla disciplina.

Concorrenza tra fonti di diritto

Vi sono poi problemi di concorrenza tra le varie fonti di diritto. Finché le regole prodotte non sono in contrasto, la disciplina si affianca all’altra; in caso di conflitto, prevale quella emanata dal grado superiore (principio gerarchico). In caso di pari grado, si risolverà secondo il criterio cronologico. Nel diritto italiano la gerarchia è: Costituzione e leggi costituzionali – Leggi ordinarie – Regolamenti. Un ultimo caso di conflitto può avvenire per la competenza in ambito di materia.

Norme illegittime

Dire che una norma è illegittima significa rilevare un vizio nella sua formazione che la rende idonea alla funzione che deve svolgere. L’illegittimità non equivale però alla nullità o l’inesistenza. Il problema di accertare l’illegittimità costituzionale delle norme ordinarie può essere sollevato dal giudice alla Corte Costituzionale.

Norme deontologiche e codici di autodisciplina

Oggi esistono norme deontologiche (codici dei professionisti) e dei codici di autodisciplina di imprese e organizzazioni.

Ricerca delle norme

La ricerca delle norme avviene attraverso la codificazione attraverso un determinato Codice. Il Codice Civile è il fondamentale corpo normativo del Diritto Privato.

Giurisprudenza

Tra le fonti del diritto non compaiono né le decisioni dei giudici né le opinioni dei giuristi. La giurisprudenza si orienta nell’interpretare e applicare una norma anche attraverso questi casi creando la forza di fatto del precedente.

L'applicazione delle norme giuridiche

Fattispecie

Per indicare la situazione (se) a cui una norma giuridica collega certe conseguenze (allora) si usa il termine di fattispecie. Per ogni fattispecie la norma prevede certe regole di comportamento, questa connessione viene definita come un determinato fatto ha certi effetti o conseguenze giuridiche.

Interpretazione delle disposizioni normative

Le disposizioni normative devono essere interpretate. L’interpretazione di una legge pertanto è compatibile con il testo e viene applicata secondo criteri non arbitrari, ma con un controllo di razionalità. Quando bisogna determinare il significato delle parole del testo in relazione al contesto si parla di interpretazione letterale. Il testo però è un messaggio prescrittivo ed ha una sua ratio (logica) perciò deve essere tenuto conto anche dell’interpretazione logica con la quale si rispetta l’intenzione del legislatore. La ratio è perciò un vincolo per l’interprete solo se intesa in senso funzionale. L’interpretazione può essere estensiva quando la regola ha campo di applicazione più esteso al significato letterale o in caso opposto, restrittiva. L’interpretazione giudiziale viene esercitata per risolvere una controversia. Esistono però anche l’interpretazione dottrinale cioè quelle proposte che vengono avanzate dagli studiosi della materia e autentica cioè fatta dallo stesso legislatore con una o più disposizioni normative.

Il giudice quando interpreta una disposizione tende a individuare un sistema di norme, ciascuna delle quali si presenta come un complesso coordinato in modo da perseguire un unico fine (istituto giuridico). Il criterio dell’interpretazione sistematica prescrive di attribuire un significato che una disposizione può avere posta in relazione con tutte le altre che fanno parte del sistema.

Lacune nell'apparato normativo

Vi sono però lacune lasciate dall’apparato normativo. Il nostro sistema prevede che il giudice possa creare una regola di diritto che riempia il vuoto legislativo, anzitutto usando disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe (analogia legis). Non possono essere applicate per analogia leggi penali e leggi eccezionali. Il ricorso all’analogia rende elastico il sistema normativo ma occorre un criterio che permetta di coprire tutte le lacune attraverso i principi generali dell’ordinamento giuridico (analogia iuris).

Il diritto privato e le sue fonti

Diritto privato e pubblico

La ripartizione fondamentale è tra diritto privato che tutela interessi particolari che sono interessi disponibili e diritto pubblico che sono generali e indisponibili da un singolo interessato né da un gruppo di interessati. La diversa considerazione degli interessi giustifica la diversità degli strumenti adottati. Nel diritto privato un interesse può essere protetto da una norma giuridica a preferenza di un altro che viene sacrificato ma lasciando le parti in una posizione di reciproca uguaglianza. Il diritto privato permette di regolare da sé la soddisfazione dei propri interessi (autonomia privata). Nel diritto pubblico invece almeno uno dei due soggetti si trova in posizione di supremazia riconosciuta da poteri della pubblica autorità.

Codice Civile

Il Codice Civile del 1942 assume una struttura più ampia e complessa del precedente contenendo sei libri:

  • Persona e famiglia
  • Successioni a causa di morte
  • Proprietà
  • Obbligazioni, Titoli di Credito e Illecito Civile
  • Impresa
  • Tutela dei diritti

La Costituzione contiene numerose norme che riguardano i libri del Codice Civile prende quindi rilievo nell’interpretazione di singole norme di diritto privato, essa può essere considerata un deposito di principi fondamentali che valgono come principi generali.

Usi nel diritto privato

Gli usi in campo privatistico si dividono in:

  • Usi normativi sono le consuetudini delle fonti del diritto
  • Usi contrattuali si tratta della prassi contrattuale diffusa nel traffico economico
  • Usi interpretativi modo in cui viene inteso una certa clausola o termine

Equità come fonte di diritto

L’equità non è fonte di diritto come avviene in altre esperienze ma la stessa legge può disporre che il giudice possa o debba risolvere la causa secondo equità delle parti.

Diritto uniforme

Il diritto uniforme si attua per le esigenze di uniformare il diritto interno dei diversi Stati e regolare situazioni che non si esauriscono nel territorio di un singolo Stato. Esiste quindi il diritto internazionale privato le cui linee guida sono:

  • La legge nazionale regola lo stato e la capacità delle persone
  • La legge del luogo regola il possesso e la proprietà
  • La legge indicata dalla volontà delle parti regola le obbligazioni contrattuali a meno che i suoi effetti non siano contrari all’ordine pubblico

Le situazioni giuridiche

Rapporto giuridico

Il rapporto giuridico è una relazione tra due soggetti ciascuno dei quali è investito di una situazione giuridica soggettiva.

Funzione della norma

Funzione primaria della norma è quella di imporre un dovere che è una condotta dovuta, il comportamento opposto viola la norma. La situazione soggettiva di una persona che è tenuta ad un certo comportamento si chiama obbligo. La facoltà è la situazione del soggetto che può lecitamente compiere un atto. Il potere è la situazione del soggetto che può efficacemente compiere un atto.

Non sempre le norme giuridiche impongono un comportamento. L’onere determina un risultato solo attraverso un determinato comportamento. La soggezione senza essere obbligato un soggetto subisce la conseguenza di un potere altrui con un determinato comportamento.

Diritto soggettivo

Il diritto soggettivo può essere:

  • L’attribuzione di un potere (pretendere o impedire)
  • Lo scopo immediato e diretto che tutela l’interesse del soggetto

Si parla di diritto soggettivo quindi quando la legge attribuisce a un soggetto un potere per la tutela primaria e diretta del proprio interesse.

Interesse legittimo

Si parla quindi di interesse legittimo quando al titolare dell’interesse viene garantita una protezione mediata. Chi agisce per la tutela deve rivolgersi anziché al giudice ordinario, agli organi della giurisdizione amministrativa.

Diritti assoluti e relativi

I diritti assoluti sono fatti valere verso chiunque e sono la proprietà, i diritti reali e i diritti che proteggono la persona. I diritti relativi si fanno valere solo nei confronti di determinati soggetti e sono i diritti di credito e i diritti non patrimoniali.

Titolarità di un diritto o obbligo

La relazione di appartenenza di un diritto o di un obbligo a un soggetto viene definita titolarità. Il titolo può essere acquistato a titolo originario senza dipendere dalla posizione di un precedente titolare (es. usucapione), o a titolo derivativo dove l’esistenza e i limiti dipendono dal titolare precedente. Si seguono quindi due principi: nessuno può trasmettere a un’altra persona più di quello che ha e se viene meno l’alienante viene meno anche il titolo dell’acquirente. Il termine successione ha però ambito più vasto in quanto si riferisce ai diritti e agli obblighi.

Estinzione di un diritto o obbligo

Diversi fatti possono determinare l’estinzione di un diritto o obbligo. Un diritto può cessare per rinunzia del titolare purché si tratti di un diritto disponibile, la proprietà di un bene può cessare per abbandono (occupazione). I diritti fondamentali si acquisiscono alla nascita o con lo sviluppo delle capacità naturali di intendere e di volere e si estinguono con la morte del titolare. Il tempo diviene rilevante ai fini dell’estinzione di diritti nella prescrizione e decadenza.

Interessi diffusi

Vi sono interessi che sono riferibili a intere categorie o classi sociali e che vengono chiamati quindi interessi diffusi nella società. La lesione degli interessi diffusi permette la legittimazione ad agire e il contenuto della tutela, cioè la possibilità di sacrificare interessi individuali a favore dell’interesse diffuso.

Acquisto di un diritto soggettivo

L’acquisto di un diritto soggettivo si collega talvolta alla fattispecie complessa a formazione progressiva, da ciò possono quindi nascere aspettative legittime le quali richiedono una qualche protezione proprio perché presenta alcune premesse dell’acquisto del diritto. L’aspettativa di fatto si fonda invece su eventualità future rispetto alle quali nessuna fattispecie è formata.

I fatti e gli atti giuridici

Fatto giuridico

Fatto giuridico indica in generale ogni fatto al quale una norma giuridica collega un qualsiasi effetto. Con la parola fatto si indica qualsiasi avvenimento che abbia rilevanza giuridica. I fatti giuridici vengono distinti nei puri fatti oggettivi e negli atti giuridici per ogni comportamento lecito o illecito, che la legge prende in considerazione in quanto imputabile ad una persona come sua propria azione. Un atto è quindi lecito quando una norma collega effetti giuridici ad una condotta lecita. Si è di fronte a un fatto illecito quando un comportamento viene in considerazione proprio perché contrario a una norma, ne consegue perciò una sanzione.

Azione giuridicamente illecita

Un’azione è giuridicamente illecita quando è in contrasto con una prescrizione normativa e perciò lede gli interessi protetti dalla norma violata. La categoria dell’illecito penale comprende tutti quei comportamenti lesivi di un bene la cui tutela è un interesse generale e che una norma prevede come fattispecie di reato. L’illecito amministrativo sono violazioni a norme poste a tutela di quegli interessi di ordine generale. Sono atti illeciti di diritto privato tutte le azioni contrarie a regole che proteggono interessi particolari. L’illecito civile lede direttamente un interesse particolare e provoca un pregiudizio per il soggetto leso, la conseguenza è perciò la responsabilità civile e cioè l’obbligo di risarcire il danno cagionato. L’illecito può essere contrattuale come l’inadempimento dell’obbligazione oppure extracontrattuale riguardante qualunque fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto.

Atti di autonomia

Gli atti di autonomia permettono a chi li compie di disporre dei propri interessi. I principali, come il contratto, il testamento, il matrimonio, la procura, sono infatti dichiarazioni o manifestazioni di volontà di uno o più soggetti. Sono dunque atti di autonomia quelli con cui i soggetti ottengono i...

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Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paolo.imola93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pellicanò Aldo Alessandro.
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