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Parte I Capitolo I: L'Italia fra Oriente e Occidente

I popoli migranti in Europa (secolo V)

I popoli migranti lasciano le regioni centro-settentrionali dell'Europa, attraversano la Germania e si congiungono con gli Angli che, spostandosi dall'Elba, varcano la Manica, distruggono le popolazioni locali e fondano il loro regno. I Burgundi, guidati dal loro leggendario capo Iovinus (eletto a Mainz nel 411), si muovono dal centro della Germania e costituiscono nella Gallia meridionale (Francia) un regno indipendente dalle caratteristiche simili a quello visigoto.

I Visigoti, originari del medio Danubio (attuale Ungheria), sotto la pressione degli Unni si spingono in Italia (nel 410 saccheggiano Roma, poi occupano Cosenza dove muore il loro re Alarico I). Risalgono verso la Gallia e si fermano prima a Linguadoca (Francia) e poi a Toledo (Spagna) dove fondano il regno Visigoto con capitale Toledo.

I Franchi si stanziano nella parte centrale dell'attuale Francia dopo aver vinto una serie di fortunate lotte contro i vicini Alemanni. I loro capostipiti furono Meroveo e Clodoveo (quest'ultimo re dal 481 al 511). Fu un regno aggressivo e propenso alla guerra che ebbe grandi fortune. Il loro sovrano Clodoveo converte al cattolicesimo il suo popolo per sancire un'alleanza con la Chiesa di Roma. Sotto la dinastia dei Carolingi, il regno diventa il centro alternativo più potente rispetto a Bisanzio.

Gli Arabi, dopo aver sconfitto nel nord-Africa i Vandali, si affacciano minacciosi sull'Europa. Occupano la penisola iberica ma vengono sconfitti da Carlo Martello nella battaglia di Poitiers (732). Occupano la Sicilia fino all'XI secolo.

Le leggi dei romani e dei barbari in Europa

Le leggi dei romani in Europa furono:

  • Le citazioni: per dare agli operatori del diritto (giudici) gli strumenti idonei per sapere quale fosse il diritto vigente, nel 426 l'imperatore bizantino Teodosio stabilisce che essi devono seguire le indicazioni contenute nelle opere di Papiniano, Gaio, Ulpiano, Paolo e Modestino. Quando i giudici trovano i riferimenti dei loro casi in una di queste opere, possono utilizzarli come sentenze.
  • Codice di Teodosio: nel 529 Teodosio emana questa raccolta di leggi che comprendeva le 12 leggi (costituzioni imperiali) precedenti ma escludeva completamente le iuris (dottrine). La commissione di esperti che scrisse queste leggi era guidata da un tributario. La seconda edizione uscì nel 534: il codice diventa un manuale scolastico per favorire un primo impatto con il diritto. Era diviso per tematiche in 3 parti: persone, cose, azioni.

Le leggi dei barbari in Europa furono:

  • Lex Romana Visigothorum: venne emanata nel 506 dal re dei visigoti Alarico II. Erano consuetudini applicate sulle popolazioni romane conquistate. Erano tramandate in forma orale mentre la Lex Visigotorum era in forma scritta ed era applicabile solo sulla popolazione visigota. Quindi vigeva il principio della personalità del diritto e non quello della territorialità.
  • Lex Romana Burgundionum: erano consuetudini applicate sulle popolazioni romane conquistate. Erano tramandate in forma orale mentre le Leggi burgunde erano in forma scritta ed era applicabile solo sulla popolazione burgunda.

Il regno dei goti in Italia

Nel 476 a Ravenna viene deposto da Odoacre l'ultimo imperatore romano d'Occidente, Romolo Augustolo. Flavio Romolo Augusto (noto con il soprannome dispregiativo di Romolo Augustolo) è considerato tradizionalmente l'ultimo imperatore romano d'Occidente, in quanto dopo la sua deposizione ad opera del re degli Eruli, Odoacre, non fu nominato nessun successore: Odoacre chiese all'Imperatore d'Oriente di unificare i due Imperi sotto il proprio potere e di nominarlo suo rappresentante ad Occidente. Però ad Odoacre non venne conferito l'aspirato titolo di Patrizio dell'Impero (alto funzionario). Così nel 476 crollò l'Impero Romano d'Occidente, non solo per cause esterne (invasioni) ma anche per cause interne (corruzione morale, fiscalismo, militarismo ecc.). Nel 493 muore Odoacre. Diventa re Teodorico dal 493 al 526 (anno di morte). I rapporti nel regno erano disciplinati dalle Magistrature: venivano nominati i Prefetti al Pretorio di Ravenna in Italia e di Arles in Provenza (Francia).

La legislazione più importante dei Goti è contenuta nell' edictum (o edica) di Teodorico. Nel 553 finisce il regno dei Goti in Italia la quale nell'anno successivo torna sotto il controllo bizantino. L'Edictum è stato attribuito con molti dubbi a Teodorico ma con ogni probabilità è stata scritta da un magistrato. Tra le fonti dell'Edictum campeggiano il Codex teodosiano, opere di Paolo e di Gaio. È indirizzato sia ai romani che ai barbari (per equipararli) ed è di formazione italiana.

La scienza del diritto in Occidente e Oriente

In Oriente ci sono alcune città dotte come Bisanzio (Costantinopoli), Berito (Beirut), Alessandria d'Egitto e Cesarea. Tutte hanno scuole attive e splendide biblioteche. In Occidente, invece, le città sono poche e di modesto livello culturale come per esempio Ravenna, Roma, Toledo, Siviglia. Molte scuole perdono il riconoscimento imperiale poiché Giustiniano sostiene che alcuni uomini inesperti trasmettono ai discepoli una dottrina adulterina. A Siviglia Sant'Isidoro (santo della Chiesa cattolica) scrive l'Etymologiae, corpo e specchio della cultura dell'epoca. Questa summa raccoglie tutte le conoscenze (in ogni materia) dell'epoca. Sant'Isidoro attribuisce al diritto la collocazione nel campo della retorica; sostiene invece che la dialettica sia inutile poiché addestra a discussioni scolastiche e non ai casi della vita. Le città occidentali sono povere di scuola e di cultura giuridica. I frammenti più importanti della legislazione romana vengono raccolti nella Lex Romana Visigothorum.

Le leggi di Giustiniano

Giustiniano vuole restaurare l'autorità dell'Impero sulle terre perdute in Occidente: per fare ciò, si affida a giuristi esperti, guidati da Triboniano, i quali utilizzano raccolte (massae) di materiale legislativo e giurisprudenziale. In Oriente a Bisanzio vi sono le condizioni per un'operazione imponente di recupero dell'età giuridica romana. Giustiniano nel 529 decide di sostituire il Codice teodosiano con uno nuovo. Viene pubblicata la prima edizione del Codice il quale raccoglie leggi precedentemente emanate, ma viene ridimensionato in 12 libri divisi in titoli (non più 16 come prima). Pochi anni prima di morire, Giustiniano emana il Digesto, una raccolta di iura (frammenti del diritto romano) ed è diviso in 50 libri. Altre leggi da lui emanate furono le Institutiones: nonostante fosse un manuale elementare viene promulgato come legge dell'impero. È composto in base al modello di Gaio.

Il testo originale della compilazione di Giustiniano è andato perduto; di esso ricompaiono frammenti tra l'XI e il XII secolo. Irnerio, forse di origini germaniche, nato nel 1050, è stato un giurista medioevale italiano che portò in auge negli studi delle arti liberali nell'Università (di Bologna, in cui era magister e di cui è considerato uno dei fondatori) i testi legislativi giustinianei appena riscoperti e su cui si stava propagando un diffuso interesse. Per questa attività gli viene spesso attribuito il soprannome di lucerna iuris, ovvero lume del diritto. Poco si sa della vita di Irnerio. Si sa che fece parte della corte di Matilde di Canossa, amica del futuro Papa Gregorio VII.

La compilazione di Giustiniano non può essere estesa in Europa Occidentale poiché esso era soggetto a numerose invasioni barbariche che impedivano alle genti della penisola di comprendere la necessità di darsi delle normative. Giustiniano riconquista l'Italia gotica nel 553. L'anno successivo con la Pragmatica Sanzione, su richiesta di Papa Virgilio, Giustiniano espande le leggi in Occidente; l'Italia è l'unica terra d'Occidente in cui sia stata promulgata la compilazione giustinianea. Fuori Italia ci sono regni indipendenti (Visigoti, Burgundi, Franchi); in nessuno di questi regni può essere promulgata la compilazione giustinianea. Nei loro territori sopravvive molto del diritto contenuto nel Codex di Teodosio risalente al 438. Negli anni che precedono la morte, Giustiniano continua a legiferare ed emana diverse leggi. Esse vennero raccolte in un'unica opera chiamata le Novellae constitutiones, note oggi sotto il nome di Novelle giustinianee.

Parte I Capitolo III: L'Italia verso Occidente

Longobardi in Italia

Dal 533 al 553 i longobardi militano come mercenari nell'esercito del generale bizantino Narsete con l'obiettivo di distruggere il regno degli ostrogoti e riconquistare l'Italia bizantina. Nell 568 (lunedì di Pasqua) Alboino, capo dei longobardi, varca il passo del Friuli a Cividale ed entra nell'Italia del Nord. Con Alboino giungono in Italia un esercito in armi e numerose famiglie con le rispettive parentele. I longobardi occuparono territori omogenei ma solo le campagne; infatti i loro insediamenti sono definiti a "macchia di Leopardo". Si organizzarono in gruppi separati (chiamati fare) sotto il comando di un duca.

Le principali città longobarde organizzate a ducato furono Milano, Brescia, Monza, Verona, Genova, Spoleto e Benevento.

Il regno longobardo

I principali re longobardi furono Alboino (con il quale i Longobardi giunsero in Italia), Clefi (re violento, ucciso da una congiura ordita dalla moglie Rosmunda. Il suo regno durò appena 18 mesi a partire dal 572), Autari (figlio di Clefi, fu eletto dai duchi in quanto alla morte del padre non venne nominato un successore. Autari promosse l'evoluzione del proprio popolo da insieme coordinato di unità militari a stirpe unitaria. Si attribuì il titolo di Flavio, accodandosi a una tradizione che risaliva a Odoacre e Teodorico. Si trattò di una precisa scelta politica, volta ad affermare la legittimità del potere longobardo non solo sulla propria stirpe, ma sulla totalità della popolazione italiana, in larga maggioranza di stirpe latina, richiamando esplicitamente (in chiave anti-bizantina) all'eredità dell'Impero Romano d'Occidente) e Liutprando (il quale accentrò il governo del regno longobardo nelle sue mani, limitando fortemente l'autonomia dei duchi, arricchendo la legislazione e portando avanti con decisione l'integrazione tra la cultura germanica e quella latina in Italia. Accrebbe i possedimenti del regno e contenne il potere del papato).

Il Regno al tempo di Autari era suddiviso in:

  • Regia: erano le terre regie rette da un gastaldo.
  • Curtis ducalis: erano le terre ducali rette dal duca. Il duca ha gli stessi poteri del gastaldo (amministratore regio e/o ducale delegato ad operare in ambito civile, militare e giudiziario. Governava una circoscrizione amministrativa chiamata gastaldia).

Il re è eletto dai duchi e generalmente viene scelto il figlio del re precedente. Il re ha il titolo per esercitare il proprio potere dentro l'ordinamento ducale perché grazie alla donazione dei duchi è diventato titolare di un dominium sulla metà delle terre ducali; il duca ha il titolo per esercitare il proprio potere perché resta dominus delle terre rimanenti. Quindi il rapporto tra re e duchi è spesso contrastante.

I principali organi delle curtis regie, oltre ai gastaldi, erano:

  • Armigeri: erano gli addetti alla difesa del Palatium.
  • L'assemblea: era una composizione formata da tutti gli uomini armati per approvare le decisioni e per eleggere il re.
  • Platium: edificio che ospitava il re ed era la sede della sua servitù, delle sue guardie del corpo e di alcuni gastaldi. Era situato a Pavia: vi si custodiva il tesoro del re e vi fu fondato il tribunale del re.
  • Fideles: erano gli aiutanti del re. Svolgevano ripetutamente una stessa funzione amministrativa.
  • Siniscalco: è il responsabile della cassa regia, cioè amministra il tesoro del re.
  • Maior domus: è il responsabile degli approvvigionamenti e dell'organizzazione delle cucine di corte.
  • Sculdascio: erano gli amministratori di una porzione di territorio (ogni porzione di territorio viene chiamata sculdascia).
  • Decani: erano gli amministratori delle campagne.
  • Gasindi: guerrieri di basso rango, solitamente legati al sovrano da un patto vassallatico: alla sottomissione del nobile corrispondeva una garanzia di protezione regia: un uomo di fiducia del re, era sottratto al diretto controllo del Duca titolare del territorio in cui viveva.

Vi è inoltre chi sostiene che nella curtis regia si sarebbero formate delle colonie privilegiate in base a concessioni (terre di uso comune come per esempio boschi e pascoli) che il re avrebbe fatto al proprio esercito. I concessionari in cambio avrebbero avuto l'obbligo di servire militarmente il re e di essergli fedeli per sempre. Questi insediamenti presero il nome di arimanniae e i membri dell'esercito che possedevano tali terre vennero chiamati arimanni (venivano controllati ai gastaldi).

La capitale del regno longobardo fu per molti anni incerta tra Milano, Monza e Pavia (alla fine vinse Pavia). La monetazione entrò in circolo solo in fase avanzata del regno. Ai tempi di Liutprando ci fu un tentativo di riunificare la curtis regia e quella ducalis nelle civitates, ma tale progetto fallì.

Le leggi longobarde

Per quanto riguarda le leggi, i principali Editti longobardi furono di:

  • Rotari (643): L'Editto di Rotari fu la prima raccolta scritta delle leggi dei longobardi e venne promulgato da re Rotari. L'Editto, scritto in latino e in longobardo, raccoglie in modo organico le antiche leggi del popolo longobardo. Si basa sul principio della personalità della legge (l'editto fu valido solo per la popolazione di origini longobarde); la popolazione romana soggetta al dominio longobardo rimase invece regolata dal diritto romano (basato sul Digesto).
  • Grimoaldo (668)
  • Liutprando (713): il suo Edica si stacca dalle consuetudini longobarde poiché il sovrano si sta progressivamente convertendo al cattolicesimo: di conseguenza si avvicina maggiormente al diritto romano.
  • Rachi (745)
  • Astolfo (750)

Restaurazione Impero d'Occidente: il Sacro Romano Impero

Pipino il Breve, figlio di Carlo Martello e padre di Carlo Magno, divenne re dei Franchi dal 754 al 768. Il padre Carlo Martello spartì il suo regno tra i 3 figli e a Pipino spettarono la Borgogna e la Provenza. Con Pipino il Breve fu avviata la cosiddetta "riforma monetaria carolingia", che riguardò anche la fondazione delle zecche (officine che producono moneta). Nel 774 i franchi (carolingi) si sostituiscono ai longobardi nel governo del regno longobardo (che però conserva il proprio nome). Nella notte di Natale dell'800 Carlo Magno re dei franchi dal 764 all'814 si fa incoronare imperatore del Sacro Romano Impero, a Roma, da Papa Leone III. Carlo Magno divide l'impero in distretti territoriali locali, il cui governo viene affidato a persone di fiducia del sovrano. Una parte di questi distretti sono organizzati in contee e vengono affidate ai conti che rappresentano il sovrano. All'interno delle contee nascono i primi feudi. Il conte risiede in città dove incontra il potere concorrente del vescovo. Dirige le sedute del suo tribunale (Placitum) in campagna e ogni sua sentenza è detta placitum. Nelle campagne incontra il potere concorrente dei signori feudali. Nel feudo il potere è distribuito in forma piramidale. Al vertice vi è un signore (re o altro senior) e in posizione subordinata vi è un vassallo il quale deve al signore fedeltà, obbedienza e aiuto militare. Il signore, in cambio, deve al vassallo aiuto e protezione. Il signore concede al vassallo una terra (beneficium), la giurisdizione sugli abitanti della terra (iurisdictio), mentre il vassallo ha il potere di escludere ogni ingerenza del signore in terra feudale. Presto Carlo Magno si scontra con il Papa. Secondo l'imperatore l'impero è ministerium e come ogni patrimonio ha un valore ed è divisibile fra gli eredi. Secondo il Papa l'imperium è pubblico, quindi inalienabile, indivisibile e non ha un valore patrimoniale. Dopo la morte di Carlo Magno e del suo successore Ludovico il Pio, l'impero entra in crisi. Il successore Lotario I, nell'885 con il Trattato di Verdun divide l'impero con i fratelli Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico. L'unità dell'Impero verrà ricostituita nel 881 sotto Carlo III il Grosso (re dei Franchi e ultimo discendente della dinastia carolingia).

Le nuove leggi del Regno d'Italia (Regno Longobardo)

Le leggi sono divise in capitoli e perciò sono detti Capitularia (Capitolari). Sono leggi orali. I Capitularia erano il principale strumento di governo utilizzato dai re carolingi e regolavano moltissime questioni, dalla vita pubblica a quella privata, sia laica che ecclesiastica. I Capitularia si dividono in:

  • Capitularia per se scribenda: erano capitolari destinati a regolare materie di diritto pubblico e avevano vigore per tutti gli abitanti dell'impero.
  • Capitularia ad leges addenda: i capitolari civili erano destinati a complemento delle varie leggi nazionali.
  • Capitularia missorum: erano capitolari destinati a impartire istruzione ai missi dominici, quando questi si recavano nelle province in rappresentanza del governo centrale. I missi dominici erano funzionari inviati quali rappresentanti del sovrano nelle varie parti dell'impero.
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Scienze giuridiche IUS/19 Storia del diritto medievale e moderno

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