La narrazione delle novelle
La narrazione delle novelle inizia con la brigata che "ragiona nel giardino". Si sviluppa un nuovo ruolo dell'oratoria classica: ludico-divertire e alleviare gli affanni. Si vuole educare attraverso registri narrativi attraverso un genere elegiaco, condizionato da un genere tipico dell'oralità, che consente di sperimentare la varietà nella lingua. Dalla pluralità di voci di vari ceti, si aprono rapporti molteplici e anche le forme di racconto.
Incipit
Inizia il racconto con una sorta di battesimo del tema, dando informazioni fondamentali per la narrazione. "Inizia il Decameron" come titolo solenne che ha una funzione descrittiva ma non così ambiziosa. Si rifà al "Principe Galeotto", riprendendo Dante e la tradizione cortese, e all'Hexaemeron di Sant'Ambrogio, che trattava la creazione del mondo, mentre qui si tratta della distruzione della civiltà, con una sorta di parallelismo in senso opposto. Punta a insegnare con una struttura singolare divisa in giornate accompagnate da rubriche.
L'Hamilton 90 ci dà testimonianza del fatto che Boccaccio curasse nei particolari, anche con il carattere delle varie parti, aiutando il lettore nella lettura.
La struttura delle novelle
Branca riconosce nella struttura delle novelle un climax ascendente. Si contrappongono la novella di Ser Ciappelletto (immagine della malvagità umana) a quella di Griselda (apoteosi della virtù umana). Identifica la struttura con quella dantesca, medievale, con una matrice morale. Rivela una posizione antifrastica, mettendo in contrapposizione due modi narrativi: negativo e positivo. Boccaccio è estremamente libero nella narrazione e questa libertà la ritroviamo nella figura di Dioneo.
La cornice narrativa
La narrazione si struttura all'interno di una cornice che è quella della peste del 1348. Durante l'estate, Firenze è una città devastata dai cadaveri e dalle morti che mietono la popolazione. Si cerca di risollevare le morali nel vivere. L'avvio è dato da un incontro casuale nella chiesa di Santa Maria Novella tra sette giovani donne e tre uomini, persone reali esistenti della Firenze contemporanea. Non sono rivelati i nomi reali ma solo nomi fittizi che hanno eredità nelle opere di Giovanni, dando un effetto di realtà.
La distruzione di Firenze è opposta all'attaccamento alla vita che i giovani hanno. Infatti, Pampinea propone di fuggire e andare nel contado per "conservare la loro vita", dove rinnovano i principi morali della vita cortese. Vi è un archetipo napoletano che si ritrova nella cornice.
Veniva eletto un re o una regina che fissava le regole del vivere quotidiano e delle novelle. La narrazione si svolgeva su un prato tipico.
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Decameron, Boccaccio, Letteratura italiana
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