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Storia dei trattati e politica internazionale - i vari costituzionalismi

Appunti di Storia dei trattati e politica Internazionale per l'esame del professor Micheletta. Gli argomenti trattati sono: il concetto di costituzionalismo, il costituzionalismo americano, la Rivoluzione americana, la Costituzione degli Stati Uniti, gli aspetti fondamentali della Costituzione degli Stati Uniti, il costituzionalismo francese,... Vedi di più

Esame di Politica internazionale docente Prof. L. Micheletta

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ESTRATTO DOCUMENTO

 Art. 3: afferma la sovranità appartenente alla nazione, in contrasto con la concezione del

tempo della sovranità appartenente al re per diritto divino (la Costituzione americana non

parla di sovranità, menziona però il popolo) => vengono aboliti i corpi sociali

 Art. 4 e 5: i diritti imprescrittibili dell’ uomo trovano un limite nella tutela dell' altrui

libertà e del benessere sociale. La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce

agli altri; questi possono essere determinati solo dalla legge

 Art. 6: la legge è l’ espressione della volontà generale, tutti i cittadini hanno diritto di

concorrere alla sua formazione. La legge deve essere uguale per tutti

 Art. 7 e 8: sanciscono l' irretroattività della legge penale e la sua indipendenza dal potere

esecutivo: il cittadino può essere punito solo in virtù di una legge anteriore al delitto. La

Dichiarazione riconosce il principio di legalità nel diritto penale e ammette solo le pene

strettamente necessarie

 Art. 9: riconosce il principio della presunzione d’ innocenza dell’ imputato

 Art. 10 e 11: tutela la libertà di manifestazione del pensiero e delle opinioni. La legge può

intervenire solo per reprimere le manifestazioni che turbano l’ordine pubblico

 Art. 12 e 13: la forza pubblica è necessaria per garantire i diritti dei cittadini => è

istituita per il vantaggio di tutti. Per il mantenimento della forza pubblica è indispensabile

un contributo comune, che viene ugualmente ripartito tra tutti i cittadini in modo

proporzionale.

 Art. 14: i cittadini hanno il diritto di constatare la necessità dal contributo pubblico, di

approvarlo e di controllarne l’ impiego.

 Art. 15: la società ha il diritto di chiedere conto a ogni agente pubblico della sua

amministrazione

 Art. 16: non si ha Costituzione se la garanzia dei diritti non è assicurata e se non vi è la

separazione dei poteri => entrambi gli elementi mancano nell’ antico regime

 Art. 17: la proprietà è un diritto inviolabile e sacro (è il diritto principe della rivoluzione

francese), nessuno può esserne privato, salvo quando la necessità pubblica, legalmente

constatata, lo esiga previa una giusta indennità => lo Stato ha la possibilità di espropriare

i cittadini per tutelare l’ interesse collettivo

 La rivoluzione francese è effettivamente una rivoluzione, determina una profonda

rottura con l’ antico regime.

La Francia struttura le proprie costituzioni non attraverso il principio di stabilità, ma attraverso

quello di modificabilità: secondo i francesi, ogni generazione ha il diritto di porre in essere le

proprie regole.

LA COSTITUZIONE FRANCESE DEL 1791

L’ uguaglianza espressa formalmente dalla Dichiarazione dei diritti dell’ uomo e del cittadino non

viene pienamente realizzata dalla Costituzione del 1791, specialmente per quanto riguarda il

diritto della donna e il diritto di voto. I cittadini, in base al censo, vengono distinti in attivi e passivi;

questi ultimi non hanno il diritto di voto.

La costituzione prevede una monarchia dai poteri limitati, in cui la sovranità appartiene alla

nazione. La costituzione prevede la separazione dei poteri, dove il re compete il solo potere

esecutivo, mentre il potere legislativo è affidato all’ assemblea nazionale legislativa. L’ elezione

dei deputati avveniva a suffragio ristretto su base censitaria.

L'equilibrio precario tra Re e Assemblea si modificò progressivamente a favore di quest'ultima e

da monarchia costituzionale pura si scivolò in breve verso una monarchia parlamentare. Con l'

esautoramento completo di Luigi XVI, dopo l' avvio (aprile 1792) ed il pessimo andamento iniziale

della guerra, l' Assemblea cedette il posto ad una Convenzione Nazionale, eletta per redigere

una nuova Costituzione.

LA COSTITUZIONE FRANCESE DEL 1793

La Costituzione francese del 1793, anche detta Costituzione montagnarda o giacobina, è la carta

costituzionale redatta dalla Convenzione nazionale, assemblea parlamentare eletta a suffragio

universale maschile che, il 21 settembre 1792, proclamò la Repubblica.

Essa si presentava con un preambolo diverso da quello del 1789, ispirato alle idee rousseauiane.

Innanzitutto la sovranità nazionale era sostituita dalla sovranità popolare: ogni cittadino era

titolare del potere attraverso il voto espresso a suffragio universale e diretto. Per la prima volta

nella storia politica moderna, veniva poi introdotto l'istituto del referendum che concedeva alle

comunità municipali di sottoporre ad una consultazione popolare le leggi varate dal corpo

legislativo. I costituenti ripudiarono il principio della separazione dei poteri ed affidarono a quest'

ultimo organo tanto il potere esecutivo quanto il potere legislativo, in quanto espressivo della

volontà del popolo.

La costituzione venne presentata nel 1793, ma fu poi accantonata e non entrò mai in vigore a

partire dal noto decreto del 5 ottobre 1793, che stabilì che il governo sarebbe stato "rivoluzionario

fino alla pace". Incominciò così il periodo del regime del terrore nel quale si contravvenne

sistematicamente alla tutela e al rispetto di quei diritti e quelle libertà sanciti in questa Costituzione

e nella celebre Dichiarazione del 1789.

LA COSTITUZIONE FRANCESE DEL 1795

La Costituzione francese del 1795, detta anche Costituzione dell’ anno III secondo il nuovo

calendario repubblicano. È la carta costituzionale, opera delle vittime scampate alla sanguinosa

tirannide giacobina del Comitato di Salute Pubblica.

La Costituzione è dominata dalla paura degli estremismi, dal pericolo dell’ onnipotenza di un

uomo o di un’ assemblea. Essa è perciò caratterizzata da un contenuto sostanzialmente

“negativo”, volto a controllare e dividere il potere e da una dichiarazione dei doveri (massime di

morale, più che precetti giuridici) accanto a quella dei diritti. Organi fondamentali dello Stato sono

un corpo legislativo bicamerale (Consiglio dei Cinquecento e Consiglio degli Anziani). Le due

Camere non dovevano esprimere sfiducia politica verso i membri dell'esecutivo, il direttorio,

formato da cinque membri nominati dal Consiglio degli Anziani. La magistratura divenne elettiva.

Tale Costituzione ebbe una rilevanza speciale giacché fu il modello di Costituzione che i Francesi

imposero al popolo delle varie repubbliche italiane.

LA COSTITUZIONE FRANCESE DEL 1799

La Costituzione francese del 1799, detta anche Costituzione dell’ anno VIII, è la carta

costituzionale del consolato. Essa consacra il desiderio d'ordine della borghesia e consegna il

potere personale a Napoleone Bonaparte.

Napoleone, dopo il rifiuto del Consiglio dei Cinquecento di rivedere la Costituzione dell' anno III,

prese il potere con il colpo di Stato stabilendo un Consolato provvisorio; elaborò quindi una nuova

Costituzione destinata a garantire un potere esecutivo forte e concentrato nelle sue mani.

Modellata su un potere esecutivo forte, composto di tre consoli, marca una rottura con le

costituzioni precedenti: permette a Napoleone di esercitare il potere personale mantenendo nel

contempo una parvenza di democrazia. L'esecutivo, emarginato durante la rivoluzione, si trovò a

detenere il potere reale, aiutato in ciò dal ruolo del Consiglio di Stato; il potere legislativo era

indebolito dalla frammentazione in tre assemblee: il Senato, il Tribunat e il Corpo legislativo.

La costituzione del 1799 è quindi un testo tecnico principalmente inteso a definire il ruolo del Primo

Console, detentore del potere decisionale effettivo e, contrariamente alle costituzioni repubblicane

precedenti, non vi si trova traccia di dichiarazione dei diritti e delle libertà (anche se alcuni

diritti sono affermati nelle disposizioni generali).

Bonaparte instaurò il consolato a vita con la Costituzione dell’ anno X che rinforzò

ulteriormente i suoi poteri.

Lo Stato di Napoleone era così uno stato monocratico accentrato, espressione di un regime

dittatoriale personale, che violava in pieno l'articolo 16 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e

del cittadino del 1789. La sua volontà contava più di tutti gli articoli della Costituzione. Per questa

ragione nel 1804 venne nominato imperatore, per portare ordine e autorità seguendo gli

"immortali principi" della Rivoluzione francese.

LA CARTA FRANCESE DEL 1814

La Costituzione francese del 1814 era una Costituzione ottriata (dal francese octroyée: concessa

dal sovrano) da Luigi XVIII, fratello del decapitato Luigi XVI, appena restaurato sul trono di

Francia.

La Carta è divisa in due sezioni, che ne costituiscono parte integrante: un preambolo, in forma di

discorso pronunciato dal sovrano, ove egli dettaglia i presupposti (le cause) che lo hanno spinto al

gran passo; una serie di articoli, che definiscono le responsabilità dei diversi attori dello stato

francese (Re, potere legislativo, nobiltà, Chiesa, esercito). L' atto che il monarca compie, con la

concessione della Carta, è di regolare la propria autorità, altrimenti illimitata. Tale illimitatezza è la

chiave di volta dell'intero Preambolo e, quindi, della Carta.

Tutta l' attenzione portata da Luigi XVIII su diritti e prerogative della corona, è

indispensabile, poiché serve a giustificare tre snodi fondamentali, che distinguono nettamente la

Carta da una costituzione 'giacobina':

 l' autorità non appartiene al popolo ma ad esso viene concessa dal sovrano

 i sudditi non possiedono diritti, in quanto la condivisione dell' autorità è frutto della

benevolenza del sovrano, non una loro prerogativa

 il processo di redazione della Carta è stato affidato a uomini scelti dal re, non a delegati del

popolo

 l' approvazione della Carta è in carico esclusivamente al monarca.

 Restaurazione del vecchio regime dopo la caduta di Napoleone.

Dopo la caduta di Napoleone, dunque, si è avviata un’ analisi della Carta francese del 1814 che

tenta di trovare un equilibrio tra il recupero del sistema dell’ antico regime e le innovazioni

introdotte dalla rivoluzione francese. La rivoluzione ha raggiunto una serie di conquiste che

sarebbe stato impossibile cancellarle. Durante la Restaurazione dunque si afferma la volontà di

equilibrio: la riappacificazione e la conciliazione sono gli elementi fondamentali del preambolo

della costituzione.

Nel preambolo Luigi XVIII afferma che la pace è il primo bisogno “dei nostri sudditi” => non

parla più di cittadini. La rivoluzione è definita funesta, ma per volontà di riconciliazione il sovrano

terrà conto delle idee dei filosofi. La costituzione del 1814 è stata richiesta dal re per ristabilire la

monarchia in Francia dopo la caduta di Napoleone. Nel preambolo il sovrano sottolinea che non ha

alcun problema di legittimità: è il successore della millenaria monarchia in linea diretta, che non si

è mai interrotta => Luigi XVIII dimostra la continuità della monarchia. Per legittimare la

presenza della monarchia, bisogna riunire i tempi antichi e quelli moderni.

Il re afferma che la costituzione deve essere libera e la monarchia deve soddisfare le attese dell’

Europa illuminata. Così come i diritti civili, anche i diritti naturali sono concessi dall’ alto, non

sono più connaturati. La Carta costituzionale è un patto con cui il re scende a compromessi e

concede ai propri sudditi una serie di diritti => visione pubblicistica del diritto.

L’ art. 5 prevede la libertà di culto, ma l’ art. 6 indica la Chiesa cattolica come la religione

nazionale. Nella costituzione del 1830 l’ art. 6 scomparirà.

Di primaria importanza sono gli articoli sulla forma di governo (artt. 13 – 23). Questo gruppo di

articoli si apre con l’ affermazione che la persona del re è inviolabile e sacra. Il potere esecutivo

viene esercitato dal re, mentre quello legislativo dal re, dalla Camera dei deputati e dalla Camera

dei pari (pari nei confronti del re; vengono nominati dallo stesso sovrano, il numero dei

rappresentanti di questa camera è illimitato). Le deliberazioni delle camere erano segrete; uno

degli elementi più importanti delle rivoluzione americana e francese fu proprio la pubblicità, che

consentì l’ opinione pubblica di esprimersi. La Camera dei deputati veniva eletta dai rappresentanti

del popolo, ma solo chi aveva un determinato reddito poteva essere eletto e poteva votare => erano

oggettivamente in pochi.

Per quanto riguarda la legge fiscale, la Carta costituzionale prevedeva che nessuna imposta poteva

essere stabilita senza il previo consenso delle due camere: qualsiasi contributo doveva essere deciso

da chi doveva pagarlo => influenza della tradizione anglosassone (“no taxation without

reppresentation”).

Il potere giudiziario non è un potere autonomo, ma appartiene al monarca, il quale, però, non ne

risponde. La giurisdizione viene svolta dal sovrano attraverso i giudici. I giudici sono nominati dal

re e sono inamovibili, evitando così intromissioni del parlamento e garantendo il corretto

svolgimento del potere giudiziario. Inoltre l’ inamovibilità rende impossibile l’ istituzione di

tribunali speciali, che erano molto diffusi durante il droit intermediaire e la rivoluzione francese. La

Carta mantiene l’ ordine giudiziario napoleonico e quindi anche la giurisdizione commerciale.

Anche la giuria viene conservata, mentre la pena della confisca viene abolita => centralità della

proprietà.

La costituzione contiene alcune norme compromissorie: l’ art. 68 stabilisce che rimane in vigore

il Codice civile e le leggi esistenti che non siano in contrasto con la Carta => le leggi ordinarie

rimangono in vigore finché non vengono derogate dalla costituzione. La forza costituzionale della

Carta del 1814 non è chiara, il rapporto tra legge e costituzione è ancora promiscuo. La Carta serve

a definire gli assetti costituzionali, a legittimare la figura del re e a trovare un nuovo equilibrio per

partecipare alla vita politica. All’ epoca non esistono partiti, il mondo è ancora diviso per censi. La

costituzione prevede che la nobiltà antica riprenda i propri titoli, mentre quella nuova che li

conserva. Ma insieme ai nobili, anche i borghesi partecipano con il re alla creazione dei nuovi

assetti costituzionali. Il loro scopo è riequilibrare la società, trovare un equilibrio tra la nobiltà e la

borghesia, per decidere quanti parteciperanno alla vita politica francese.

Nel 1830 verrà promulgata una nuova costituzione francese.

I due principali modelli costituzionali sono quello inglese e americano, che prevedono l’

equilibrio dei poteri, e quello francese, che sotto l’ influenza della rivoluzione, opta per la

separazione dei poteri. A differenza degli americani, i giuristi e i filosofi francesi non considerano

la costituzione come un testo fermo: sostengono infatti, che ogni generazione ha il diritto e il dovere

di cambiare il testo costituzionale, adattandolo alle loro esigenze. Quest’ idea da origine alla

frenesia costituzionale francese.


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ninkasi

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia dei trattati e politica Internazionale per l'esame del professor Micheletta. Gli argomenti trattati sono: il concetto di costituzionalismo, il costituzionalismo americano, la Rivoluzione americana, la Costituzione degli Stati Uniti, gli aspetti fondamentali della Costituzione degli Stati Uniti, il costituzionalismo francese, l’Assemblea Nazionale, la Rivoluzione francese, il costituzionalismo belga, il costituzionalismo italiano, lo Statuto Albertino.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninkasi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Micheletta Luca.

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