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Ingegneria gestionale - Università degli Studi di Palermo

Controllo di gestione e valutazione dei costi aziendali

Claudio Scimeca - Riccardo Scimeca

Capitolo 1

La contabilità generale vista sino ad ora nel bilancio aziendale si focalizza sull'operato complessivo annuale di un'impresa. Nasce allora l'esigenza di una contabilità analitica che studi nel dettaglio il lavoro delle singole unità organizzative, così da capire quali reparti aziendali hanno conseguito i risultati sperati e quali invece hanno fallito. Solitamente le aziende elaborano strategie quinquennali; il controllo di gestione pone degli obiettivi di breve periodo che assicurino il rispetto dei piani strategici in atto, monitorando gli scostamenti dagli obiettivi preposti. La contabilità analitica analizza i costi e ricavi conseguiti in un dato periodo. Attenzione però al fatto che per costi s'intendono equivalenti monetari del valore di utilizzo di una risorsa, e dunque per un bene di durata pluriennale non è l'acquisto che genera un costo, ma il suo utilizzo. Allo stesso modo un ricavo che non si concretizza nel periodo in esame non si configura come entrata monetaria.

Con il controllo di gestione può dunque valutarsi l'efficienza (valore output/valore input) e l'efficacia (valore degli scambi output/valore target di output) avvenuti con l'ambiente. Gli obiettivi principali del controllo di gestione sono riassunti nello schema in figura.

Termini chiave

  • Oggetto di costo: Bene di cui si vuole determinare il costo.
  • Cost driver: Qualsiasi fattore che funge da attivatore di costo per un bene.
  • Centro di costo: Unità contabile minima di raggruppamento e controllo dei costi. Generalmente coincide con un'unità organizzativa che svolge una specifica attività.
  • Catena del valore: Indica quella trasformazione del valore di un prodotto che l'azienda deve riuscire a conferire a un bene che vuole vendere, in quanto il vantaggio competitivo di un'azienda dipende dal valore percepito dai clienti e attribuito ai suoi prodotti.

Le attività di un'impresa possono suddividersi in primarie e di supporto. Tra le primarie annoveriamo le attività operative (trasformazione degli input), attività logistiche in entrata e uscita (gestione magazzino e scorte e distribuzione), attività di marketing e servizi (installazione dei prodotti, fornitura ricambi). Tra le attività di supporto ricordiamo la gestione del personale, la sezione ricerca & sviluppo, attività d'infrastruttura (movimenti finanziari, supporto legale, rapporti con gli enti pubblici) e attività di approvvigionamento.

Al variare dei cost drivers un oggetto di costo può comportarsi in maniera differente; se il costo di un bene varia proporzionalmente rispetto ai suoi attivatori di costo, allora si parla di costo variabile, altrimenti fisso. Può accadere che dei costi siano variabili rispetto a un cost driver, fissi rispetto ad un altro. Nei costi variabili il costo unitario è costante. I costi possono altresì essere semivariabili, ossia dipendenti da una combinazione di costi fissi e variabili. Si parla inoltre di tipici costi a gradino, di quei beni che si ottengono da risorse acquistabili solo in quantità discrete. Se i segmenti orizzontali diventano molto piccoli, allora i costi a gradino possono valutarsi come costi variabili.

Il costo origine identifica la natura di un oggetto di costo; quando tra di questi vi è una relazione biunivoca (di natura fisica, logica, etc.) allora si parla di costi diretti. Quando invece non è possibile attribuire un dato costo origine a un solo prodotto, ad esempio l'ammortamento di una macchina multiprodotto, allora si parla di costi indiretti. Si noti come non è possibile che esistano costi indiretti variabili, poiché per natura l'ipotesi di costo variabile implica una diretta proporzionalità tra cost driver e oggetto di costo.

Si osservi il grafico assumendo che non ci siano rimanenze, ossia che il volume di produzione sia esattamente uguale al volume delle vendite. La retta dei costi totali è naturalmente caratterizzata da un termine noto pari al totale dei costi fissi, e coefficiente angolare pari al costo variabile unitario. La retta dei ricavi ha invece termine noto nullo e coefficiente angolare pari al prezzo di vendita. Il volume per cui si verifica l'uguaglianza tra costi e ricavi dice si volume di pareggio o volume di break even. Si trova che: CF = VB. Definiamo margine di contribuzione unitario m e complessivo M. Il margine di contribuzione è indice del guadagno ottenuto per singolo pezzo.

Sulla base del margine di contribuzione possiamo disegnare il diagramma che si vede a fianco. In questo caso il volume reddito – volume di pareggio si ha in corrispondenza di un costo monetario pari ai costi fissi. Per conoscere il volume necessario per ottenere un dato profitto basta considerare che: P = 0 ⇔ V0. Nel diagramma è esattamente pari al segmento verticale che, in corrispondenza di V0, unisce la retta dei costi fissi alla retta del margine di contribuzione complessivo.

Nel caso in cui un'impresa sia multiprodotto la situazione si complica. In questo caso possiamo calcolare dei valori medi ponderati di prezzo e costo unitario, una volta determinato il volume equivalente: ∑ ∑, ; ; ;. Questi indici possono essere usati per disegnare un diagramma reddito – volume identico al precedente sostituendo i valori con quelli medi ponderati. Si ponga però attenzione al fatto che tale grafico rispecchierà la reale situazione aziendale solo per quel dato mix di prodotti; se cambiano le proporzioni tra i volumi di produzione dei diversi prodotti, cambieranno i valori di p, c e vm.

L'utilizzo degli indici medi ponderati risolve il problema dei costi fissi indiretti: non è infatti possibile calcolare dei volumi di break even per ogni i-esimo prodotto, perché i costi fissi non si riferiscono al singolo prodotto. Per dato mix di produzione possiamo però calcolare il suo valore medio ponderato. Definiamo un ulteriore parametro, indice della distanza dalla zona di perdita, chiamato margine di sicurezza e calcolabile tramite la relazione: MS /% 100. Per conoscere invece quanto il reddito è sensibile rispetto alla variazione dei ricavi si utilizza la leva operativa LO: 100/%. ⟶ $% !/& 100/%.

Dove i pedici ed scandiscono i valori iniziali e finali, e sta ugualmente per volume iniziale. Al crescere di V (cioè con volumi di produzione molto al di sopra del volume di pareggio) l'effetto leva diminuisce.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RiccardoScimeca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Abbate Lorenzo.
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